Porta Urbica di Siracusa

Porta greca delle mura dionigiane di Ortigia, scoperta da Giuseppe Voza nel 1977-1978.
Aggiornato in data 18 Maggio 2026 da Alessandro Calabrò
ArcheologiaPorta Urbica di Siracusa
Panoramica dell'area archeologica della Porta Urbica di Siracusa con i blocchi calcarei in conca al di sotto del livello stradale, lungo via XX Settembre a Ortigia.

L’area archeologica della Porta Urbica in via XX Settembre. Foto di Alessandro Calabrò, 2026.
Dati identificativi
DenominazionePorta Urbica di Siracusa
Altri nomiPorta urbica di Ortigia; Porta dionigiana di Ortigia
TipologiaPorta urbica greca con basamento di due torri quadrangolari
StatoSito archeologico a cielo aperto, recintato, non visitabile internamente
Localizzazione
IndirizzoVia XX Settembre, Ortigia, 96100 Siracusa
QuartiereOrtigia – rione Graziella
Coordinate37°03′49″N 15°17′30″E (37,063681; 15,291719)
Dati archeologici
DatazioneFine V – inizi IV secolo a.C. (età dionigiana)
InquadramentoMura dionigiane di Ortigia, coeve della fortificazione dell’Epipoli (402–397 a.C.)
MaterialeBlocchi calcarei locali squadrati
Dimensioni delle torriCirca 8,35 metri di lato ciascuna
Scoperta1977–1978, durante lavori di canalizzazione
Direzione degli scaviGiuseppe Voza (Soprintendenza ai Beni Culturali)
Pubblicazione scientificaVoza, Kokalos XXVI–XXVII, 1980–1981
Tutela
VincoloArcheologico diretto ex art. 10 D.lgs. 42/2004
GestioneParco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa
Sito UNESCO«Siracusa e le Necropoli rupestri di Pantalica» (2005)
Identificativi
WikidataQ17651474
Google Knowledge Graph/g/1q67mrvbm

La Porta Urbica di Siracusa, detta anche Porta urbica di Ortigia, è il sito archeologico in via XX Settembre, nel rione Graziella di Ortigia, che conserva i resti del basamento di una porta greca con due torri quadrangolari, datata alla fine del V – inizi IV secolo a.C. e ricondotta all’imponente sistema di fortificazioni promosso da Dionisio I. Scoperta nel 1977–1978 durante lavori di canalizzazione e scavata sotto la direzione di Giuseppe Voza, è la sola testimonianza superstite a vista delle mura dionigiane sull’isola di Ortigia.

Storia degli scavi

Pannello informativo in plexiglas con il titolo «Fortificazioni greche di Ortigia» e disegno tecnico con la sezione prospettica della Porta Urbica.
Il pannello informativo della Soprintendenza con la sezione prospettica della porta.

I resti della Porta Urbica vennero alla luce nel corso di lavori di canalizzazione di servizi pubblici condotti tra il 1977 e il 1978 nella sede stradale di via XX Settembre. La scoperta, di rilievo eccezionale, indusse la Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa a sospendere i lavori e ad avviare un cantiere archeologico diretto da Giuseppe Voza, all’epoca Soprintendente di Siracusa e Ragusa. I rapporti scientifici di scavo furono pubblicati nei volumi successivi di Kokalos a cura della Soprintendenza (Voza, Kokalos XXVI–XXVII, 1980–1981, pp. 674–693). Lo scavo confermò che la via E–O individuata nel 1964 dagli scavi diretti da Gianni Vinicio Gentili e Paola Pelagatti sul tessuto urbano arcaico di Ortigia trovava nella porta uno dei suoi accessi monumentali.

Architettura e descrizione tecnica

Vista ravvicinata dei blocchi squadrati in calcare bianco della soglia della Porta Urbica di Siracusa, con accenno di gradino in pietra a destra.
I blocchi squadrati della soglia, in calcare locale.

La porta si componeva di un passaggio centrale fiancheggiato da due torri quadrangolari simmetriche, di pianta circa 8,35 metri di lato ciascuna. La tecnica costruttiva si basa su blocchi calcarei squadrati di grandi dimensioni, posati a secco, secondo la tradizione muraria greca delle colonie d’Occidente. Le fonti dello scavo ipotizzano la presenza di due cancelli in successione, secondo lo schema della porta a tenaglia usato nelle fortificazioni dionigiane dell’Eurialo e dell’Epipoli.

I resti conservati corrispondono ai filari più bassi delle torri, alla soglia e a una breve porzione del paramento murario adiacente; l’elevato in alzato è andato perduto in epoca antica o medievale, presumibilmente in concomitanza con la trasformazione di Ortigia in cittadella fortificata bizantina e successivamente normanno-sveva. La quota di calpestio originaria è oggi visibile alcuni decimetri al di sotto del livello stradale moderno.

Dettaglio dei gradini in pietra squadrata della soglia della Porta Urbica di Siracusa, ancora in posto sulla quota di calpestio originaria.
I gradini della soglia, ancora in situ sulla quota antica.

Funzione urbana

La Porta Urbica costituiva l’ingresso monumentale principale alla fortezza di Ortigia da nord, lungo l’asse che collegava la città bassa di Acradina al cuore religioso e civile dell’isola. Dalla porta si dipartiva una strada in direzione est–ovest, individuata negli scavi del 1964 da Pelagatti, che dopo poche decine di metri si biforcava:

  • verso il Tempio di Apollo (Apollonion), il più antico tempio dorico monumentale dell’Occidente greco;
  • verso il Tempio di Atena (Athenaion), oggi inglobato nella struttura della Cattedrale di Siracusa.

Il sistema di accessi era completato dalle altre porte minori che si aprivano lungo il perimetro fortificato di Ortigia, fra cui la cosiddetta Porta Aretusa (presso l’omonima fonte Aretusa): nel 212 a.C., dopo aver forzato l’Esapilo della cinta dell’Epipoli, Marcello penetrò in Ortigia grazie al tradimento dell’iberico Merico, custode di una delle porte (Livio XXV, 24)

Inquadramento nelle fortificazioni dionigiane

Le mura dionigiane di Siracusa, attribuite all’iniziativa militare di Dionisio I il Vecchio (tiranno 405–367 a.C.) e in particolare alla grande campagna di fortificazione del 402–397 a.C., costituiscono uno dei più estesi sistemi difensivi del mondo greco. Diodoro Siculo (Biblioteca storica, XIV, 18, 1–8) ricorda l’impiego di sessantamila operai e seimila paia di buoi, con un architetto per ogni stadio di muro e un capomastro per ogni pletro affiancato da duecento manovali; il circuito, sviluppato fra il 402 e il 397 a.C., raggiunse i ventisette chilometri, di cui ventuno per le sole mura dell’Epipoli. L’opera principale, le mura dell’Epipoli con il Castello Eurialo, racchiudeva l’intero pianoro a nord-ovest della città; un secondo anello difendeva Acradina, e il nucleo più interno cingeva Ortigia. La Porta Urbica di via XX Settembre è la sola porta dionigiana superstite riconosciuta sull’isola, e per questo costituisce un riferimento topografico cardine per la ricostruzione del circuito murario urbano.

La motivazione strategica del programma di Dionisio I fu la minaccia cartaginese: dopo le devastanti campagne di Annibale di Giscone e Imilcone contro le città greche di Sicilia orientale fra il 409 e il 405 a.C., Siracusa avviò la ricostruzione e l’ampliamento delle proprie difese per resistere a un eventuale assedio. L’assedio di Imilcone del 397 a.C., condotto fin sotto le mura dionigiane appena ultimate, fu respinto: la peste decimò l’esercito cartaginese e Dionisio sferrò il contrattacco che salvò la città.

Altre porte greche di Siracusa

La denominazione «Porta Urbica» è impiegata per antonomasia per questo monumento; nell’antichità Siracusa contava numerose porte, fra cui:

  • Porta Scea (Scala Greca), scavata da Paolo Orsi nel 1893;
  • Hexapylon (Esapilo), sulla fronte settentrionale presso Targia;
  • Trypilon, sul fronte d’attacco del Castello Eurialo, scavata da Orsi nei primi del Novecento;
  • Porta Elorina, sul versante meridionale, in direzione di Eloro;
  • Porta Temenite, sul fronte settentrionale di Acradina;
  • Porta Saccaria (o Aretusa), presso la fonte omonima in Ortigia;
  • Porta a dipylon presso il viale Epipoli, individuata da Gianni Vincenzo Gentili.

Tutela e gestione

Il monumento è sottoposto a vincolo archeologico diretto ai sensi dell’articolo 10 del D.lgs. 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio). La gestione è in capo al Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, che cura anche i siti del Castello Eurialo, della Neapolis e del Tempio di Apollo. Le mura dionigiane, di cui la Porta Urbica è elemento qualificante, fanno parte del sito UNESCO «Siracusa e le Necropoli rupestri di Pantalica», iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale il 17 luglio 2005.

Stato di conservazione e interventi di manutenzione

Blocchi calcarei superstiti del paramento laterale della Porta Urbica di Siracusa, visti dal marciapiede sopraelevato.
I blocchi del paramento laterale visti dal marciapiede sopraelevato.

L’area archeologica è recintata con ringhiera metallica verde ed è esposta agli agenti atmosferici, senza coperture protettive: la differenza con altri scavi urbani di Siracusa (per esempio il padiglione dell’Artemision in piazza Minerva) è evidente. Per questa ragione il sito risulta periodicamente invaso da vegetazione infestante e da depositi di rifiuti. Negli ultimi anni si sono susseguite campagne di pulizia volontaria condotte da cittadini e associazioni di volontariato. Le cronache locali documentano un primo intervento volontario alla fine del 2013, la richiesta pubblica del comitato Giovani per Siracusa (vicepresidente Annalisa Romano) del 20 novembre 2014, un articolo di denuncia nella primavera 2015, e in particolare della grande pulizia del 9 agosto 2018: oltre trenta volontari riuniti dalle associazioni Rifiuti Zero Siracusa, Sicilia Turismo per Tutti, ValorAbile, Ross protezione civile e Cooperativa sociale Tandem rimossero in tre ore circa cinquanta metri cubi di vegetazione e tre sacchi di rifiuti, con il supporto di IGM Rifiuti Industriali e la partecipazione del consigliere comunale Francesco Burgio. Nel novembre 2019 l’Ufficio Ambiente del Comune rimosse un graffito spray dalla fioriera perimetrale; nel 2020 intervenne la ditta Tekra su mandato dell’assessore Andrea Buccheri. Sul perimetro è presente un pannello informativo in plexiglas con il titolo «Fortificazioni greche di Ortigia» e una sezione prospettica della porta; lo stato di leggibilità è ridotto per l’esposizione al sole.

Accessibilità

Accessibilità motoria

L’area archeologica è chiusa al pubblico e non è visitabile internamente; può essere osservata dall’esterno, attraverso la ringhiera perimetrale, da via XX Settembre. Il marciapiede pedonale che costeggia l’area è continuo e in lastre lapidee, con tratti di larghezza idonea al transito di una sedia a rotelle ma puntuati da dislivelli e gradini di raccordo agli ingressi dei palazzi adiacenti. L’osservazione richiede di posizionarsi sul marciapiede sopraelevato rispetto alla quota dei resti, con visuale dall’alto. Non sono presenti panche di sosta accessibili nelle immediate vicinanze.

Accessibilità visiva

La visione dei resti dall’esterno è agevolata dall’illuminazione naturale diurna; al tramonto la zona, schermata dai palazzi circostanti, è in penombra. Non sono presenti pannelli informativi in braille, audioguide dedicate, né riproduzioni tattili dei resti. Il pannello informativo perimetrale è in caratteri di dimensione media e contrasto ridotto per l’invecchiamento del supporto. Per persone con disabilità visiva è opportuno predisporre una guida di accompagnamento.

Accessibilità uditiva

Trattandosi di un’area a cielo aperto in zona urbana, l’ambiente è caratterizzato dal rumore di traffico veicolare moderato di via XX Settembre. Non sono attivati audio-tour né visite in LIS (Lingua dei Segni Italiana) sul posto; eventuali richieste possono essere indirizzate al Parco Archeologico di Siracusa.

Accessibilità cognitiva

L’unico apparato informativo permanente è il pannello in plexiglas, redatto in italiano con linguaggio tecnico-archeologico; non sono al momento disponibili materiali in lettura facilitata, in linguaggio semplice o con pittogrammi. La comprensione del sito è affidata alla conoscenza pregressa o alla guida turistica.

Suggerimenti

L’inserimento del sito in un percorso pedonale dedicato alle mura dionigiane di Ortigia, con pannelli aggiornati in più lingue, sezione tattile e una versione in lettura facilitata, gioverebbe alla fruizione del monumento e alla sua riconoscibilità nel circuito UNESCO.

Galleria

Una selezione delle altre fotografie del sito, da scorrere lateralmente.

Fonti

  • Voza, Giuseppe. «Attività della Soprintendenza alle antichità della Sicilia orientale». Kokalos, vol. XXVI–XXVII, 1980–1981, pp. 674–693 (relazione sullo scavo della Porta Urbica del 1977–1978).
  • Beste, Heinz-Jürgen – Mertens, Dieter – Ortisi, Salvatore. Die Mauern von Syrakus: das Kastell Euryalos und die Befestigung der Epipolai. Sonderschriften des DAI Rom, vol. 18. Wiesbaden, Reichert, 2015.
  • Mertens, Dieter. Città e monumenti dei Greci d’Occidente: dalla colonizzazione alla crisi di fine V secolo a.C. Roma, L’Erma di Bretschneider, 2006.
  • Karlsson, Lars. Fortification Towers and Masonry Techniques in the Hegemony of Syracuse, 405–211 B.C. Acta Instituti Romani Regni Sueciae 49. Stoccolma, 1992 (con sezione dedicata alle torri di Ortigia).
  • Drögemüller, Hans-Peter. Syrakus: zur Topographie und Geschichte einer griechischen Stadt. Heidelberg, Carl Winter Universitätsverlag, 1969.
  • Cavallari, Francesco Saverio – Holm, Adolf – Cavallari, Christian. Topografia archeologica di Siracusa. Palermo, Tipografia del Giornale di Sicilia, 1883.
  • Mirabella, Vincenzo. Dichiarazioni della pianta delle antiche Siracuse. Napoli, 1613.
  • Pelagatti, Paola – Voza, Giuseppe. «Ortigia. Topografia urbana di età arcaica». Kokalos, 1973.
  • Piazza, Pietro. «Breve excursus sulla ricerca archeologica a Siracusa dopo Drögemüller». In: Siracusa: archeologia e identità, 2018.
  • Conferenza UNESCO. «Syracuse and the Rocky Necropolis of Pantalica – inscription on the World Heritage List, 2005». Consulta online.
  • Wikidata. «Porta Urbica di Siracusa (Q17651474)». Consulta online.
  • Wikipedia. «Mura di Siracusa». Consulta online.
  • Wikipedia. «Dionigi I di Siracusa». Consulta online.
  • Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai. Sito ufficiale.
  • Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei beni culturali e del paesaggio, articolo 10.

Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 15 maggio 2026.

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Indirizzo
Via XX Settembre, Ortigia, Siracusa
Quartiere / Zona
Ortigia – rione Graziella
Epoca / Secolo
Fine V – inizi IV secolo a.C. (età dionigiana, Dionisio I 405–367 a.C.); scoperta archeologica nel 1977-1978 a cura di Giuseppe Voza, pubblicata in Kokalos XXVI–XXVII 1980–1981.
Accessibilità
🦽 Motoria – Sito recintato, non visitabile internamente; osservabile dal marciapiede pedonale di via XX Settembre, in piano.
👁️ Visiva – Visione dall’alto attraverso ringhiera, nessun supporto braille o tattile, pannello informativo a contrasto ridotto.
👂 Uditiva – Ambiente urbano con traffico moderato, nessun audio-tour né visite LIS in servizio fisso.
🧠 Cognitiva – Solo pannello tecnico in italiano; assenti materiali in linguaggio semplice o lettura facilitata.
Orari o note pratiche

Sito archeologico a cielo aperto, recintato e non visitabile internamente. Osservazione libera dal marciapiede di via XX Settembre, in qualsiasi orario.

Gestione: Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro. PEC parcoarcheologico.siracusa@legalmail.it.

Vincolo: archeologico diretto ex art. 10 D.lgs. 42/2004. Le mura dionigiane fanno parte del sito UNESCO «Siracusa e le Necropoli rupestri di Pantalica» (2005).