Patrick Brydone, A Tour through Sicily and Malta (1773)
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Aretusapedia Libri. Patrick Brydone, Viaggio in Sicilia e a Malta, millesettecentosettantatré. Tredici minuti di ascolto. Buon ascolto.
Nel giugno millesettecentosettanta un viaggiatore scozzese illuminista arriva a Siracusa in feluca da Catania. Cerca le rovine della città di Archimede e trova un mucchio di macerie. In ventiquattr'ore di sosta visita Latomie, Orecchio di Dionisio, Fonte Aretusa, Castello Maniace. Annota lavandaie come ninfe degradate, eremiti cappuccini con la moneta presa alle pinzette, una tartaruga marina mancata, un istrice catturato dentro l'Orecchio. La lettera dodicesima di Brydone è il primo grande ritratto inglese del declino settecentesco di Siracusa, e fissa per due secoli il topos europeo del crollo dei potenti.
La feluca lascia Catania il trentuno maggio millesettecentosettanta con vento favorevole. Per quasi trenta miglia la rotta costeggia le lave nere dell'Etna che scendono al mare. Alla foce del Simeto i contadini raccolgono ambra che portano a Catania e che gli artigiani lavorano in croci, rosari, santini. Brydone aveva comprato qualche pezzo nella sosta catanese, e nella lettera dodicesima dedica un excursus settecentesco all'origine dell'ambra, se gomma o bitume, citando l'Accademia delle Scienze di Parigi. Passarono in vista di Augusta, e poco prima dell'arrivo a Siracusa il pilota ordina silenzio: una tartaruga marina dorme sul pelo dell'acqua. Due marinai si tuffano, l'animale fa un tonfo e sparisce; gli altri alzano le spalle e dicono pazienza. Brydone annota la parola in italiano: è il suo primo contatto con la lingua siciliana.
Verso sera, la feluca passa di fronte alle rovine. Il viaggiatore vede mura sbrecciate, colonne abbattute, vigneti che spuntano da edifici un tempo monumentali. La frase che entra nella memoria europea del Grand Tour è di tre righe: come sono caduti i potenti, questa fiera città che competeva con Roma stessa è ora ridotta a un mucchio di macerie, e ciò che ne resta non merita il nome di città. Il Tour di Brydone trasmette questa immagine a quattro decadi di viaggiatori inglesi e tedeschi che troveranno Siracusa nella stessa decadenza romantica.
Patrick Brydone, nato a Coldingham nella contea di Berwick nel millesettecentotrentasei e morto nel milleottocentodiciotto, formato all'Università di Edimburgo, era uno scrittore di viaggi scozzese e uomo di scienza dell'Illuminismo britannico. Le iniziali F R S che compaiono sul frontespizio dell'edizione di New York milleottocentotredici significano Fellow della Royal Society: Brydone fu eletto socio della società scientifica più prestigiosa d'Europa per i suoi studi sull'elettricità atmosferica e sulle misurazioni barometriche.
Negli anni dal millesettecentosessantasette al millesettecentosettantuno svolse la funzione di tutor itinerante per giovani aristocratici nel Grand Tour. Il viaggio in Sicilia documentato nel libro fu compiuto tra il maggio e il luglio millesettecentosettanta in compagnia di William Fullarton di Fullarton, suo allievo, e di un certo signor Glover. Il destinatario delle lettere, William Beckford di Somerly nel Suffolk, da non confondere con l'omonimo figlio autore di Vathek, era un ricco proprietario terriero amico di Brydone. Brydone dichiara nell'avviso iniziale di non aver mai pensato di pubblicare le lettere, composte per divertire gli amici e aiutare la memoria; le diede alle stampe nel millesettecentosettantatré a Londra in due volumi perché si era esaurita una pubblicazione concorrente. La fortuna fu immediata: il libro fu tradotto in francese, tedesco e italiano entro pochi anni, e divenne lettura obbligata per gli aristocratici diretti in Sicilia.
Il libro raccoglie trentotto lettere datate tra il quattordici maggio millesettecentosettanta e il rientro a Napoli alla fine di luglio. Le prime cinque coprono Napoli, lo Stromboli, lo Stretto di Messina, Taormina. Le lettere sesta-undicesima sono il cuore scientifico del libro, con l'ascensione dell'Etna il ventisette e ventotto maggio in compagnia del canonico Giuseppe Recupero e la polemica geologica che diverrà famosa in Europa. La lettera dodicesima è Siracusa, dal trentun maggio al due giugno. La tredicesima è il tentativo di proseguire verso Capo Passero su sparronara maltese, con soste forzate per il vento. Le lettere successive coprono Malta, Agrigento, il viaggio terrestre verso Palermo, la lunga sezione palermitana e il ritorno via mare a Napoli.
La carrozza prestata dal Conte Gaetani, erudito locale, porta i viaggiatori dalla locanda improvvisata di Ortigia fuori le mura, in quella che era stata Neapolis. Lì sono le grandi cave di pietra che gli abitanti chiamano Latomie, e che Brydone descrive come l'esperienza più memorabile della sua visita. Il piano della cava è circa trenta metri sotto il livello del terreno, racchiuso da pareti di calcare bianco. Il fondo, irrigato dalla rugiada e protetto dai venti, è coperto di terra fertile, e vi crescono aranci, cedri, bergamotti, melograni, fichi, di grandezza e qualità rare. Ulivi che escono direttamente dalla roccia senza terra visibile sotto.
In una caverna laterale, sotto una sporgenza di roccia, Brydone vede una figura immobile: un uomo anziano con lunga barba bianca che gli arriva alla cintura. Il vecchio volto rugoso e i radi capelli grigi lo dichiaravano membro di un'altra epoca. Un eremita cappuccino del convento sulla rupe, vestito con il saio, corona di grani al collo e crocifisso, ha scelto di passare il resto della vita nella Latomia in preghiera. Brydone lascia qualche moneta sulla roccia. Annota poi, con ironia volterriana, che i cappuccini non toccano denaro per voto. Salvano le loro coscienze troppo delicate raccogliendo le monete con un paio di pinzette, e portandole al mercato nel sacco o nel cappuccio. L'ha visto fare più di una volta.
Brydone trascrive il nome popolare Orecchio di Dionisio senza riferirne la paternità a Caravaggio. La leggenda vuole che il pittore lombardo, in fuga a Siracusa nel milleseicentootto, abbia coniato il battesimo del grande antro acustico, ma Brydone lo prende come dato culturale acquisito, segno che già a metà Settecento il nome era patrimonio comune dei ciceroni siracusani. È un'enorme caverna scavata nella roccia dura, in forma di orecchio umano. L'altezza perpendicolare è di circa ottanta piedi, e la lunghezza dell'enorme orecchio non è inferiore a quattrocentocinquanta. Un timpano scavato in alto, una cameretta dove il tiranno si nascondeva, un foro per portare l'orecchio. Dionisio fece uccidere tutti gli operai dopo la costruzione per custodirne il segreto, e usò la grotta come padiglione spia, condannando o assolvendo i prigionieri in base alle conversazioni che riusciva a origliare dall'alto.
I viaggiatori non poterono salire al timpano perché ormai inaccessibile, ma misurarono l'eco: prodigiosa, di gran lunga superiore a qualsiasi altra caverna mai vista. Nei fori delle pareti notarono ancora le tracce di piombo e ferro delle catene dei prigionieri. Durante la visita sorpresero un povero giovane istrice che era venuto a bere; le guide rivendicarono la cattura come una nobile preda.
Brydone arrivava a Ortigia con la certezza ciceroniana di trovare una grande sorgente di acqua dolce affacciata sul mare, e così fu, salvo che per le grandi quantità di pesci che essa conteneva, le quali sembrano averla abbandonata. La scena è memorabile: il viaggiatore scozzese trova un numero di ninfe, immerse fino alle ginocchia nella fontana, intente a lavare i loro panni. Lo scherzo erudito è inevitabile: i compagni temevano la sorte di Atteone e di Alfeo. Ma se queste erano del seguito di Diana, non sono affatto schive come erano una volta. Un uomo non sceglierebbe volentieri di correre il rischio di essere mutato in cervo o in fiume per la migliore di loro. Le lavandaie come ninfe degradate sono la prima documentazione letteraria inglese della vita quotidiana di Ortigia settecentesca.
Brydone non crede al mito dell'origine peloponnesiaca della Fonte. La leggenda voleva che il fiume Alfeo, sceso sotto terra presso Olimpia, riemergesse a Siracusa dopo cinquecento o seicento miglia sotto il mare. Questo, come molti miracoli moderni, era probabilmente un trucco dei sacerdoti: i sacerdoti di Diana, custodi della Fonte, avevano ogni interesse a tenere in piedi la storia per i pellegrini. Brydone cita anche, a poca distanza, un'altra sorgente, chiamata Occhi di Zilica, oggi Occhio della Zillica, risorgiva di acqua dolce nel mare nella zona della Marina.
L'anfiteatro è descritto in forma di ellisse molto eccentrica, e molto in rovina; ma il teatro è così intero, che la maggior parte dei gradini è ancora al suo posto. Entrambi sono nella zona di Neapolis. Brydone aggiunge che il teatro siracusano è piccolo a confronto di quello di Taormina che ha appena visto. I sepolcri della Necropoli Grotticelle attiravano la sua curiosità per la tomba di Archimede, cercata tra le sepolture eleganti, ma non trovata. Brydone ricorda con commozione che Cicerone era stato il primo a ritrovare la tomba, riconoscendola dalla figura della sfera inscritta nel cilindro che Archimede aveva chiesto di porvi. Il monumento era andato perduto dagli ingrati concittadini, anche prima dei tempi in cui Cicerone fu questore di Sicilia. Le Catacombe sono liquidate in due righe: di poco inferiori a quelle di Roma o Napoli, e nello stesso stile.
Il tempio dorico di Athena, oggi inglobato nella Cattedrale, è descritto come quasi intero, con un solo dettaglio critico che diverrà topos del gusto neoclassico in arrivo: hanno costruito di recente una nuova facciata, ma temo che non abbiano migliorato la semplicità dell'antico; è piena di timpani spezzati, e secondo me in cattivo stile. La facciata barocca settecentesca firmata da Andrea Palma è bocciata dall'occhio illuminista di Brydone. È la prima recensione architettonica internazionale del Duomo di Siracusa, e anticipa di un secolo la riscoperta dorica del Novecento.
Ortigia, l'unica parte rimasta di Siracusa, era anticamente un'isola; spesso così denominata da Virgilio, Cicerone, e molti degli storici greci e latini. In età successive, probabilmente per le rovine di questa potente città, lo stretto che la separava dal continente fu riempito, ed era ormai una penisola da molte età. L'attuale re di Spagna, che all'epoca della visita era Carlo Terzo già re di Napoli e Sicilia, aveva fatto eseguire i lavori di rettifica del canale e il rafforzamento del Castello Maniace. La descrizione delle fortificazioni è puntigliosa: quattro porte, glacis, controscarpe, fossato pieno di acqua di mare, una quantità impressionante di feritoie. Poi cala l'ironia: difeso da un immenso numero di feritoie, ma neanche un singolo pezzo di artiglieria. Una sola batteria di sei piccoli pezzi serviva solo a salutare le navi in entrata e uscita dal porto. I nobili di Siracusa avevano poi armato delle barche da pesca nei fossati della fortezza per il proprio divertimento.
Tre pagine prima della lettera siracusana, è documentata la scena di Catania che innescò una delle polemiche più discusse dell'illuminismo europeo. Il canonico Giuseppe Recupero, naturalista catanese ospite di Brydone, lo condusse a un pozzo dei Benedettini dove in sezione erano visibili sette colate di lava sovrapposte. La lava più profonda, secondo Recupero, doveva essere stata depositata almeno quattordicimila anni prima. Subito dopo, Recupero confidò a Brydone che la sua storia naturale lo metteva in difficoltà col Vescovo: Mosè gli pesa addosso come piombo, e gli toglie ogni zelo per la ricerca, perché in coscienza non se la sente di rendere la sua montagna così giovane come il profeta rende il mondo. La pubblicazione di questa confidenza nel millesettecentosettantatré propose di fatto un'età della Terra incompatibile con i sei millenni della cronologia biblica usseriana. Brydone precedeva di un quarto di secolo il trattato Teoria della Terra di James Hutton del millesettecentoottantotto, e di mezzo secolo i Principi di Geologia di Charles Lyell del milleottocentotrenta. Samuel Johnson polemizzò con i calcoli; gli ambienti ecclesiastici italiani citarono il passaggio come prova del pericolo dei philosophes; Recupero fu costretto a moderare la propria Storia naturale e generale dell'Etna, pubblicata postuma nel milleottocentoquindici; Goethe ne discusse nel suo Viaggio in Italia.
Lo stile di Brydone fonde quattro registri. Antropologico-aneddotico nei ritratti di pescatori, eremiti, lavandaie, cappuccini. Scientifico-illuminista nelle misurazioni barometriche e nei calcoli geologici al pozzo di Catania. Ironico-volterriano nella batteria senza cannoni del Maniace, nelle nobiltà che pescano nei fossati, nei miracoli ridotti a trucchi sacerdotali. Eulogistico-classicista nella contrapposizione tra Siracusa antica e Siracusa moderna decaduta, ravvivata da citazioni latine di Cicerone e Virgilio e dal biblico richiamo al crollo dei potenti.
La lettera dodicesima di Brydone consolida in Europa il nome Orecchio di Dionisio come tappa obbligata del viaggio in Sicilia, anticipando di un secolo il turismo romantico ottocentesco. La descrizione delle Latomie del Paradiso come giardino sotterraneo diventa formula ricorrente nelle guide. L'osservazione sulla facciata barocca del Duomo segna l'introduzione del gusto neoclassico nella critica architettonica siracusana, anticipando di centocinquant'anni la riscoperta del tempio dorico sottostante. La descrizione di Siracusa come città ridotta a un mucchio di macerie influenza il topos del declino siciliano per gran parte dell'Ottocento europeo, fino a Goethe, Maupassant, Maeterlinck.
Oggi i luoghi della lettera siracusana sono quasi tutti visitabili. La Latomia del Paradiso e l'Orecchio di Dionisio sono nel Parco Archeologico della Neapolis e mantengono l'aspetto di giardino sotterraneo descritto da Brydone, con aranci, melograni, fichi e ulivi che escono dalla roccia. La Fonte Aretusa è in Ortigia, presso la piazza omonima; le lavandaie sono scomparse all'inizio del Novecento. Il Duomo conserva la facciata di Andrea Palma criticata da Brydone, oggi rivalutata dalla critica come capolavoro tardobarocco. Il Castello Maniace è visitabile come museo. L'Occhio della Zillica è ancora indicato dai pescatori come la risorgiva di acqua dolce in mare. Resta il libro.
Il libro completo, citazioni e bibliografia su aretusapedia punto it, alla voce libri. Buon proseguimento.
Sinossi. Nel giugno 1770 un viaggiatore scozzese illuminista arriva a Siracusa in feluca da Catania. Cerca le rovine della città di Archimede e trova "un mucchio di macerie". In ventiquattr'ore di sosta visita Latomie, Orecchio di Dionisio, Fonte Aretusa, Castello Maniace; annota lavandaie come ninfe degradate, eremiti cappuccini con la moneta presa alle pinzette, una tartaruga marina mancata, un istrice catturato dentro l'Orecchio. La lettera dodicesima di Brydone è il primo grande ritratto inglese del declino settecentesco di Siracusa, e fissa per due secoli il topos europeo del crollo dei potenti, "how are the mighty fallen", come scrive Brydone citando il Secondo Libro di Samuele.
1. La sera in cui Patrick Brydone vede Siracusa per la prima volta
La feluca lascia Catania il trentuno maggio 1770 con vento favorevole. Per quasi trenta miglia la rotta costeggia le lave nere dell'Etna che scendono al mare. Alla foce del Simeto i contadini raccolgono ambra che portano a Catania e che gli artigiani lavorano in croci, rosari, santini; Brydone aveva comprato qualche pezzo nella sosta catanese, e nella lettera dodicesima dedica un excursus settecentesco all'origine dell'ambra, se gomma o bitume, citando l'Académie di Parigi. Passarono in vista di Augusta, situata sulla piccola isola che gli antichi chiamavano Chersonesus, e poco prima dell'arrivo a Siracusa il pilota ordina silenzio: una tartaruga marina dorme sul pelo dell'acqua. Due marinai si tuffano, l'animale fa un tonfo e sparisce; gli altri alzano le spalle e dicono «pazienza». Brydone annota la parola in italiano: è il suo primo contatto con la lingua siciliana.
Verso sera, la feluca passa di fronte alle rovine: «Soon after this, the remains of the great Syracuse appeared». Il viaggiatore vede mura sbrecciate, colonne abbattute, vigneti che spuntano da edifici un tempo monumentali. La frase che entra nella memoria europea del Grand Tour è di tre righe: «how are the mighty fallen! This proud city, that vied with Rome itself, is now reduced to a heap of rubbish; for what remains of it deserves not the name of a city». Il Tour di Brydone trasmette questa immagine a quattro decadi di viaggiatori inglesi e tedeschi che troveranno Siracusa nella stessa decadenza romantica.
2. Chi era Patrick Brydone, F.R.S.
Patrick Brydone (1736-1818), nato a Coldingham nella contea di Berwick, formato all'Università di Edimburgo, era uno scrittore di viaggi scozzese e uomo di scienza dell'Illuminismo britannico. Le iniziali F.R.S. che compaiono sul frontespizio dell'edizione di New York 1813 (l'edizione consultata per la presente scheda) significano Fellow of the Royal Society: Brydone fu eletto socio della società scientifica più prestigiosa d'Europa per i suoi studi sull'elettricità atmosferica e sulle misurazioni barometriche.
Negli anni 1767-1771 svolse la funzione di travelling tutor per giovani aristocratici nel Grand Tour. Il viaggio in Sicilia documentato nel libro fu compiuto fra il maggio e il luglio 1770 in compagnia di William Fullarton di Fullarton (suo allievo) e di un certo "Mr. Glover"; per parte dell'itinerario si unirono Mr. Hamilton, futuro Cavaliere del Bagno, e Lord Fortrose, poi Conte di Seaforth. Il destinatario delle lettere, William Beckford di Somerly nel Suffolk (da non confondere con l'omonimo figlio autore di Vathek), era un ricco proprietario terriero amico di Brydone, suo patrono.
Nell'Advertisement iniziale Brydone dichiara di non aver mai pensato di pubblicare le lettere, composte «for the amusement of his friends, and as an assistance to his memory»; le diede alle stampe nel 1773 a Londra in due volumi perché si era esaurita una pubblicazione concorrente, la traduzione di Forster delle Reise durch Sicilien und Großgriechenland del barone Riedesel. La fortuna fu immediata: il libro fu tradotto in francese, tedesco e italiano entro pochi anni, e divenne lettura obbligata per gli aristocratici diretti in Sicilia.
3. La struttura epistolare: trentotto lettere e un viaggio
Il libro raccoglie trentotto lettere datate fra il quattordici maggio 1770 e il rientro a Napoli alla fine di luglio. Le prime cinque coprono Napoli, lo Stromboli, lo Stretto di Messina, Taormina; le lettere sesta-undicesima sono il cuore scientifico del libro, con l'ascensione dell'Etna il ventisette e ventotto maggio in compagnia del canonico Giuseppe Recupero e la polemica geologica che diverrà famosa in Europa. La lettera dodicesima è Siracusa, dal trentun maggio al due giugno. La tredicesima è il tentativo di proseguire verso Capo Passero su sparronara maltese, con soste forzate per il vento. Le lettere successive coprono Malta, Agrigento, il viaggio terrestre verso Palermo, la lunga sezione palermitana e il ritorno via mare a Napoli.
4. Latomie del Paradiso: il "giardino sotterraneo"
La carrozza prestata dal Conte Gaetani — Brydone trascrive «Count Gaetano» — porta i viaggiatori dalla locanda improvvisata di Ortigia fuori le mura, in quella che era stata Neapolis. Lì sono le grandi cave di pietra che gli abitanti chiamano Latomie, e che Brydone descrive come l'esperienza più memorabile della sua visita.
«The Latomie now makes a noble subterraneous garden, and is indeed one of the most beautiful and romantic spots I ever beheld». Il piano della cava è circa trenta metri sotto il livello del terreno, racchiuso da pareti di calcare bianco «hewn out of a rock as hard as marble, and of a concretion of shells, gravel, and other marine bodies»; il fondo, irrigato dalla rugiada e protetto dai venti, è coperto di terra fertile, e vi crescono aranci, cedri, bergamotti, melograni, fichi, di grandezza e qualità rare; ulivi che escono direttamente dalla roccia, senza terra visibile sotto, in scene «very uncommon and pleasing».
In una caverna laterale, sotto una sporgenza di roccia, Brydone vede una figura immobile: «an aged man, with a long flowing white beard that reached down to his middle. His old wrinkled face and scanty grey locks pronounced him a member of some former age». Un eremita cappuccino del convento sulla rupe, vestito con il saio, corona di grani al collo e crocifisso, ha scelto di passare il resto della vita nella Latomia in preghiera. Brydone lascia qualche moneta sulla roccia. Annota poi, con ironia volterriana, che i cappuccini non toccano denaro per voto, ma «save their too tender consciences, and preserve their vows unbroken, by the simple device of lifting it with a pair of pincers, and carrying it to the market in their sack or cowl». L'ha visto fare più di una volta.
5. L'Orecchio di Dionisio: prima descrizione inglese di un nome già celebre
Brydone trascrive il nome popolare Ear of Dionysius senza riferirne la paternità a Caravaggio: la leggenda vuole che il pittore lombardo, in fuga a Siracusa nel 1608, abbia coniato il battesimo del grande antro acustico, ma Brydone lo prende come dato culturale acquisito, segno che già a metà Settecento il nome era patrimonio comune dei ciceroni siracusani.
«The ear of Dionysius is no less a monument of the ingenuity and magnificence, than of the cruelty of that tyrant. It is a huge cavern cut out of the hard rock, in the form of the human ear. The perpendicular height of it is about eighty feet, and the length of this enormous ear is not less than four hundred and fifty». La descrizione tecnica è seguita dal racconto della funzione: un timpano scavato in alto, una cameretta dove il tiranno si nascondeva, un foro per portare l'orecchio. Dioniso fece uccidere tutti gli operai dopo la costruzione per custodirne il segreto, e usò la grotta come padiglione spia, condannando o assolvendo i prigionieri in base alle conversazioni che riusciva a origliare dall'alto.
I viaggiatori non poterono salire al timpano perché ormai inaccessibile, ma misurarono l'eco: «The echo in the ear is prodigious; much superior to any other cavern I have seen». Nei fori delle pareti notarono ancora le tracce di piombo e ferro delle catene dei prigionieri. Durante la visita sorpresero «a poor young porcupine, who had come here to drink», che le guide rivendicarono come «a noble prize». Brydone aggiunge che nelle vicinanze si trovavano caverne dove si estraeva il nitrato di potassio per la polvere da sparo, fonte di reddito moderno della Latomia.
6. Fonte Aretusa: le ninfe lavandaie e il prete di Diana
«As the celebrated fountain of Arethusa has ever been looked upon as one of the greatest curiosities of Syracuse, you may believe, we were not a little impatient to examine it». Brydone arrivava a Ortigia con la certezza ciceroniana di trovare una grande sorgente di acqua dolce affacciata sul mare, e così fu, «except with regard to the great quantities of fish it contained, which seem now to have abandoned it».
La scena è memorabile: il viaggiatore scozzese trova «a number of nymphs, up to the knees in the fountain, busy washing their garments». Lo scherzo erudito è inevitabile, con riferimento al mito di Atteone trasformato in cervo dopo aver sorpreso Diana al bagno: «we dreaded the fate of Acteon and Alpheus; but if these were of Diana's train, they are by no means so coy as they were of old; and a man would hardly choose to run the risk of being changed either into a stag or a river for the best of them». Le lavandaie come ninfe degradate sono la prima documentazione letteraria inglese della vita quotidiana di Ortigia settecentesca, una donna di Ortigia che porta i panni a sciacquare nella sorgente che fu di Diana.
Brydone non crede al mito dell'origine peloponnesiaca della Fonte. La leggenda voleva che il fiume Alfeo, sceso sotto terra presso Olimpia, riemergesse a Siracusa dopo cinquecento o seicento miglia sotto il mare. «This, like many modern miracles, was probably a trick of the priests»: i sacerdoti di Diana, custodi della Fonte, avevano ogni interesse a tenere in piedi la storia per i pellegrini. Brydone cita anche, a poca distanza, un'altra sorgente: «it is called Occhi di Zilica, and by some Alpheus», risorgiva di acqua dolce nel mare nella zona della Marina, ancor oggi indicata come Occhio della Zillica.
7. Anfiteatro, Teatro Greco, sepolcri: la prima descrizione critica
«The amphitheatre is in the form of a very eccentric ellipse, and is much ruined; but the theatre is so entire, that most of the gradini or seats still remain». Brydone visita entrambi nella zona di Neapolis, e cita in latino Cicerone — «Quarta autem est urbs (says Cicero) quae quia postrema aedificata est, Neapolis nominatur, quam ad summam theatrum est maximum» — per fissare il rapporto fra topografia antica e ruderi visibili. Aggiunge che il teatro siracusano è piccolo a confronto di quello di Taormina che ha appena visto.
I sepolcri della Necropoli Grotticelle attiravano la sua curiosità per la tomba di Archimede: «We searched amongst the sepulchres, several of which are very elegant, for that of Archimedes; but could see nothing resembling it». Brydone ricorda con commozione che Cicerone era stato il primo a ritrovare la tomba, riconoscendola dalla figura della sfera inscritta nel cilindro che Archimede aveva chiesto di porvi, ma che il monumento era andato perduto «by his ungrateful countrymen, even before the time that Cicero was questor of Sicily». Le Catacombe sono liquidate in due righe: «little inferior either to those of Rome or Naples, and in the same style».
8. Tempio di Minerva (Duomo) e Tempio di Diana (Apollo)
Il tempio dorico di Athena, oggi inglobato nella Cattedrale, è descritto come «almost entire», con un solo dettaglio critico che diverrà topos del gusto neoclassico in arrivo: «They have lately built a new facade to it; but I am afraid they have not improved on the simplicity of the antique. It is full of broken pediments, and I think in a bad style». La facciata barocca settecentesca firmata da Andrea Palma è bocciata dall'occhio illuminista di Brydone come «bad style». È la prima recensione architettonica internazionale del Duomo di Siracusa, e anticipa di un secolo la riscoperta dorica del Novecento.
Il Tempio di Apollo non è chiaramente identificato. Brydone parla genericamente del «tempio di Diana» presso la Fonte Aretusa, e altrove ricorda «A few fine columns of that of Jupiter Olympius, still remain» riferendosi all'Olimpieion sulla sponda dell'Anapo. Il tempio dorico arcaico di piazza Pancali — il più antico tempio dorico della Sicilia — non è esplicitamente citato; doveva essere a quell'epoca quasi del tutto inglobato in costruzioni civili e militari.
9. Castello Maniace: la batteria senza cannoni
«Ortigia, the only remaining part of Syracuse, was anciently an island; it is often denominated such by Virgil, Cicero, and many of the Greek and Latin historians. In later ages, and probably by the ruins of this mighty city, the strait that separated it from the continent was filled up, and it had now been a peninsula for many ages; till the present king of Spain, at a vast expence, cut through the neck of land that joined it to Sicily». Il «present king of Spain» è Carlo III, già re di Napoli e Sicilia, che aveva fatto eseguire i lavori di rettifica del canale e il rafforzamento del Castello Maniace.
La descrizione delle fortificazioni è puntigliosa: quattro porte, glacis, controscarpe, fossato pieno di acqua di mare, una quantità impressionante di feritoie. Poi cala l'ironia: «defended by an immense number of - embrasures - but not so much as one single piece of artillery». Una sola batteria di sei piccoli pezzi serviva solo a salutare le navi in entrata e uscita dal porto. I nobili di Siracusa avevano poi armato delle barche da pesca nei fossati della fortezza, «for their amusement». L'osservazione su una fortezza temibile che non ha cannoni e su nobili che pescano nei fossati è il quadro brydoniano dell'amministrazione borbonica della Sicilia: orgogliosa di forme antiche svuotate.
Brydone non menziona il Castello Eurialo. È quasi certo che i viaggiatori, fermi due o tre giorni a Siracusa e con mobilità limitata, non si spinsero sulle alture di Epipoli a vedere la più imponente fortezza greca occidentale.
10. La polemica geologica di Catania che attraversa tutta Europa
Per capire il Tour di Brydone non basta la lettera siracusana. Tre pagine prima, è documentata la scena di Catania che innescò una delle polemiche più discusse dell'illuminismo europeo. Il canonico Giuseppe Recupero, naturalista catanese ospite di Brydone, lo condusse a un pozzo dei Benedettini dove in sezione erano visibili sette colate di lava sovrapposte. La lava più profonda, secondo Recupero, doveva essere stata depositata almeno quattordicimila anni prima.
Subito dopo, Recupero confidò a Brydone che la sua storia naturale lo metteva in difficoltà col Vescovo: «Moses hangs like a dead weight upon him, and blunts all his zeal for inquiry; for that really he has not the conscience to make his mountain so young as that prophet makes the world». La pubblicazione di questa confidenza nel 1773 propose di fatto un'età della Terra incompatibile con i sei millenni della cronologia biblica usseriana, precedendo di un quarto di secolo la Theory of the Earth di James Hutton (1788) e di mezzo secolo i Principles of Geology di Lyell (1830). Samuel Johnson polemizzò; gli ambienti ecclesiastici italiani citarono il passaggio come prova del pericolo dei philosophes; Recupero fu costretto a moderare la propria Storia naturale e generale dell'Etna, postuma nel 1815; Goethe ne discusse nell'Italienische Reise. Per qualche decennio Catania-Siracusa è un nodo del dibattito europeo fra geologia moderna e cronologia biblica.
11. Lo stile: quattro registri in una sola lettera
Lo stile di Brydone fonde quattro registri: antropologico-aneddotico nei ritratti di pescatori, eremiti, lavandaie, cappuccini; scientifico-illuminista nelle misurazioni barometriche e nei calcoli geologici al pozzo di Catania; ironico-volterriano nella batteria senza cannoni del Maniace, nelle nobiltà che pescano nei fossati, nei miracoli ridotti a trucchi sacerdotali; eulogistico-classicista nella contrapposizione fra Siracusa antica e Siracusa moderna decaduta, ravvivata da citazioni latine di Cicerone e Virgilio e dal biblico «how are the mighty fallen» del Secondo Libro di Samuele.
12. Eredità siracusana: cosa lascia il *Tour* alla Siracusa che verrà
La lettera dodicesima di Brydone consolida in Europa il nome «Orecchio di Dionisio» come tappa obbligata del viaggio in Sicilia, anticipando di un secolo il turismo romantico ottocentesco. La descrizione delle Latomie del Paradiso come «giardino sotterraneo» — subterraneous garden — diventa formula ricorrente nelle guide. L'osservazione sulla facciata barocca del Duomo come «bad style» segna l'introduzione del gusto neoclassico nella critica architettonica siracusana, anticipando di centocinquant'anni la riscoperta del tempio dorico sottostante. La menzione degli «Occhi di Zilica» — oggi Occhio della Zillica — è una delle prime in lingua inglese di questa risorgiva marina. La descrizione di Siracusa come città «ridotta a un mucchio di macerie» influenza il topos del declino siciliano per gran parte dell'Ottocento europeo, fino a Goethe, Maupassant, Maeterlinck.
Oggi i luoghi della lettera siracusana sono quasi tutti visitabili. La Latomia del Paradiso e l'Orecchio di Dionisio sono nel Parco Archeologico della Neapolis e mantengono l'aspetto di giardino sotterraneo descritto da Brydone, con aranci, melograni, fichi e ulivi che escono dalla roccia. La Fonte Aretusa è in Ortigia, presso la piazza omonima; le lavandaie sono scomparse all'inizio del Novecento. Il Duomo conserva la facciata di Andrea Palma criticata da Brydone, oggi rivalutata dalla critica come capolavoro tardobarocco. Il Castello Maniace è visitabile come museo. L'Occhio della Zillica è ancora indicato dai pescatori come la risorgiva di acqua dolce in mare. Resta il libro.
Edizione consultata: Patrick Brydone, A Tour through Sicily and Malta. In a Series of Letters to William Beckford, Esq. of Somerly in Suffolk, from P. Brydone, F.R.S., New York, Evert Duyckinck, stamperia J. C. Totten, 1813, in-12, pp. 296. Sezione siracusana: Lettera XII, pp. 105-119. Sezione etnea con polemica geologica: Lettere VII-XI, pp. 52-105. Frontespizio originale dell'edizione 1813 ai ff. iniziali del PDF.
Prima edizione: Londra, W. Strahan e T. Cadell, 1773, due volumi.
Pubblico dominio: il Tour è di pubblico dominio in Italia, Stati Uniti, Regno Unito ed Europa. Brydone morì nel 1818; la regola italiana dei settant'anni post mortem auctoris è stata superata nel 1888.
Trascrizione integrale a cura di Aretusapedia: testo selezionabile, ricercabile, compatibile con VoiceOver e screen reader. PDF con copertina, colofone e licenza Creative Commons. Accuratezza dichiarata: ~97–98%.
Il testo originale di A Tour through Sicily and Malta di Patrick Brydone è di pubblico dominio.
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L'audio-riassunto narrato e la sintesi testuale in dodici sezioni sono opere derivate originali.