Tempio di Apollo

Tempio greco dorico arcaico di Ortigia
Aggiornato in data 23 Dicembre 2025 da Alessandro Calabrò

Il Tempio di Apollo di Ortigia, noto anche come Apollonion, è un tempio greco di ordine dorico risalente all’epoca arcaica, i cui resti monumentali sorgono presso l’ingresso dell’isola di Ortigia, nel centro storico di Siracusa. Considerato il più antico tempio dorico in pietra dell’Occidente greco (inizi VI secolo a.C.), era dedicato al dio Apollo come attestato da un’iscrizione greca incisa sul crepidoma orientale. Nel corso dei secoli l’edificio fu rifunzionalizzato più volte (basilica cristiana, moschea islamica, chiesa normanna, ecc.), divenendo un monumento stratificato unico nel suo genere. Oggi il sito è parte del patrimonio mondiale UNESCO (incluso dal 2005 nel sito “Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica”) ed è un simbolo identitario di Siracusa, fruibile come area archeologica all’aperto integrata nel contesto urbano ortigiano.

Tempio di Apollo di Ortigia
Ruderi del Tempio di Apollo di Ortigia, con la chiesa di San Paolo sullo sfondo
Ruderi del Tempio di Apollo a Ortigia; sullo sfondo, la chiesa di San Paolo Apostolo.
DenominazioneApollonion (nome antico)
LuogoIsola di Ortigia, Siracusa (SR), Sicilia
Coordinate37°03′50″N 15°17′35″E
DedicazioneApollo
TipologiaTempio greco dorico periptero (rovine)
UNESCO“Siracusa e Pantalica” (dal 2005)
TutelaRegione Siciliana (Parco Archeologico di Siracusa)
FruizioneArea all’aperto, visibile dall’esterno (accesso interno non consentito)

Localizzazione e contesto urbano

Il tempio sorge presso l’estremità settentrionale di Ortigia, nei pressi dell’istmo che collega l’isola alla terraferma, in corrispondenza dell’odierno Largo XXV Luglio (già piazza Emanuele Pancali). Attorno ai ruderi si estende uno spazio pubblico pedonale con aiuole e un marciapiede rialzato a semicerchio che funge da belvedere sul monumento. Sul lato ovest si tiene il caratteristico mercato all’aperto di Ortigia, e tutto intorno sorgono edifici storici e attività commerciali locali, a testimonianza dell’integrazione del tempio nella vita quotidiana odierna.

La tutela del sito è affidata alla Regione Siciliana tramite la Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa, ed esso ricade nel Parco Archeologico di Siracusa. L’area archeologica è inoltre inserita dal 2005 nel sito seriale UNESCO “Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica”, a garanzia della sua conservazione come patrimonio dell’umanità. Attualmente il Tempio di Apollo è fruibile solo dall’esterno: un basso recinto protegge i resti, visibili gratuitamente a ogni ora senza bisogno di biglietto. Non è consentito camminare all’interno del perimetro, ma il monumento si può osservare agevolmente da tutti i lati. Il percorso pedonale attorno è pianeggiante e dotato di scivoli, risultando accessibile anche a persone con mobilità ridotta. Sul posto sono installati pannelli informativi bilingui, validati dalla Soprintendenza, che descrivono la storia e l’architettura del tempio.

Storia

Il Tempio di Apollo fu edificato in epoca greca arcaica, probabilmente agli inizi del VI secolo a.C. (circa 600–580 a.C.), durante un periodo di prosperità per Siracusa (fondata dai Corinzi nel 734 a.C.). È con ogni probabilità il primo grande edificio templare in pietra costruito dai Greci in Sicilia, un modello pionieristico per l’architettura sacra della Magna Grecia. Come attesta l’iscrizione dedicatoria incisa sul basamento orientale, il tempio era dedicato ad Apollo, dio della luce e delle arti. La presenza di questa dedica ha permesso di identificare con certezza la divinità titolare del santuario, correggendo precedenti attribuzioni errate (fino al Settecento alcuni eruditi lo ritenevano il tempio di Artemide, interpretando un passo di Cicerone poi riconsiderato). Il Tempio di Apollo rimase in funzione come luogo di culto pagano per tutta l’epoca classica e per parte dell’età imperiale romana: evidenze archeologiche indicano una frequentazione del santuario almeno fino al IV secolo d.C., prima del tramonto dei culti antichi.

Con l’affermarsi del Cristianesimo, tra il V e il VI secolo d.C. il tempio venne trasformato in chiesa. In questa fase tardo-antica furono effettuate modifiche strutturali: la scalinata frontale orientale fu riutilizzata come accesso alla nuova basilica cristiana e venne aperta una grande porta al centro della parete della cella (tracce ancora visibili sulla pietra). Durante la dominazione islamica della Sicilia (IX–XI secolo) l’edificio fu invece adattato a moschea. Risalirebbe a questo periodo un’iscrizione in arabo scolpita sulle strutture superstiti del tempio, probabilmente una formula coranica collocata in corrispondenza del mihrab (la nicchia di preghiera rivolta alla Mecca). Benché frammentaria, questa iscrizione conferma la riconversione dell’antico santuario al culto di Allah, rara testimonianza di epigrafia islamica su un tempio greco.

Con la conquista normanna di Siracusa (1086), il luogo tornò ad essere chiesa cristiana: i Normanni vi fondarono la Chiesa del Salvatore, sfruttando e ampliando le strutture preesistenti. In epoca normanna i muri perimetrali della cella vennero sopraelevati per ricavare un’aula a tre navate, e sul lato occidentale fu aperto l’ingresso principale con un elegante portale ad arco ogivale (ancora oggi ben conservato). Questo portale goticheggiante, visibile tra i ruderi, costituiva l’accesso monumentale della Chiesa del Salvatore in epoca medievale. Per oltre quattro secoli, dunque, l’Apollonion continuò ad essere utilizzato come luogo di culto cristiano, subendo aggiunte architettoniche sovrapposte alla struttura greca originaria.

In età moderna le vicende belliche e urbanistiche ne cambiarono nuovamente il destino. Nel 1562, durante il governo spagnolo di Carlo V, i ruderi del tempio furono inglobati nelle fortificazioni cittadine: si edificò una caserma militare (detta Quartiere Vecchio) sulle strutture antiche, demolendo la preesistente chiesa normanna (di cui tuttavia alcune parti rimasero visibili esternamente). Poco più di un secolo dopo, nel 1664, nell’area adiacente alla caserma fu costruita una piccola chiesa dedicata alla Madonna di Tutte le Grazie, ulteriore segno di continuità d’uso religioso del luogo. Nei secoli successivi l’intero isolato dell’antico tempio si ritrovò circondato e parzialmente coperto da edifici civili e militari; ciononostante almeno due colonne doriche originarie restavano ancora in vista, inglobate in una casa privata. Viaggiatori del Grand Tour, come il francese Dominique Vivant Denon (1778), descrivono l’emozione di una visita “clandestina” ai ruderi: per vedere i capitelli antichi bisognava entrare nell’abitazione di un certo signor Daniele (in contrada Salibra) e sbirciare nella camera da letto, dove due colonne del tempio affioravano dalle pareti, interrate per oltre metà della loro altezza e così vicine che i capitelli quasi si toccavano. Durante alcuni lavori per una cisterna, il proprietario aveva rinvenuto anche altri fusti di colonna nel pavimento. Questi aneddoti settecenteschi confermano che, nonostante le sovrapposizioni di chiese, caserme e case, parte dell’antico Apollonion era sopravvissuto nascosto nelle strutture successive, alimentando la curiosità erudita.

Riscoperta, scavi e restauri

A partire dalla fine del Settecento si intensificarono i tentativi di riportare alla luce il tempio. Nel 1779 il governo borbonico promosse un primo scavo esplorativo, interpretando correttamente la natura dei ruderi (sebbene all’epoca si ritenesse ancora che fossero i resti del tempio di Diana). Nella seconda metà dell’Ottocento l’archeologo barone Saverio Landolina segnalò ufficialmente la presenza del tempio “sepolto” all’interno della caserma (attorno al 1858–1860). Nel 1864 fu demolita la chiesetta seicentesca della Madonna delle Grazie, primo passo concreto per sgombrare l’area. Scavi sporadici si susseguirono nella seconda metà dell’800, mentre cresceva l’interesse pubblico verso il monumento.

Nei primi decenni del ’900, grazie a progetti di acquisizione e alla graduale demolizione delle case civili addossate al tempio, tornarono visibili ampi tratti dell’antica struttura. Il soprintendente Paolo Orsi fu tra i più tenaci sostenitori della liberazione dell’Apollonion: già nel 1922 lo definiva “il più vetusto non solo di Siracusa, ma della Sicilia” e sollecitava le istituzioni a completarne lo scavo. L’operazione decisiva avvenne negli anni Trenta: tra il 1933 e il 1943 l’area fu definitivamente sgomberata dalle strutture moderne residue e Giuseppe Cultrera diresse scavi sistematici che riportarono integralmente alla luce la pianta del tempio. Contestualmente furono eseguiti i primi restauri sul monumento: alcune colonne e muri furono consolidati o rialzati (operazioni di anastilosi) per preservare le strutture superstiti. Dal secondo dopoguerra in poi, il Tempio di Apollo si presenta come oggi lo vediamo: un insieme di rovine a cielo aperto, consolidato e valorizzato, testimonianza tangibile di oltre 2500 anni di storia stratificata.

Architettura

Impianto e dimensioni

L’architettura del Tempio di Apollo colpisce per le dimensioni e le peculiarità tecniche, nonostante oggi ne rimangano in piedi solo alcuni elementi. La pianta originaria era quella di un tempio periptero esastilo: un rettangolo di circa 58 × 24 metri impostato su un crepidoma a gradini in pietra calcarenitica locale, circondato da colonne su tutto il perimetro. Vi erano 6 colonne sui lati corti (fronte e retro) e 17 colonne sui lati lunghi, per un totale di 42 colonne perimetrali (contando i corner condivisi). Le colonne doriche avevano proporzioni massicce e tozze, tipiche dell’architettura arcaica, ed erano monolitiche (ricavate ciascuna da un singolo blocco di pietra). Si stima che raggiungessero circa 8 metri di altezza con il capitello. L’intercolunnio era insolitamente stretto e non del tutto regolare: la distanza tra una colonna e l’altra era di poco superiore a un diametro di colonna, e i triglifi del fregio non risultavano perfettamente allineati agli assi delle colonne sottostanti, in deroga alle proporzioni canoniche sviluppatesi in seguito. Questa maglia colonnare molto fitta riflette una fase sperimentale: i costruttori adottarono interassi ridotti per sostenere meglio il peso dell’architrave lapideo, sacrificando la regolarità modulare che diventerà tipica del dorico classico.

Un elemento di straordinario interesse è la presenza di un doppio colonnato sul lato frontale orientale. Oltre alle 6 colonne frontali esterne, immediatamente dietro di esse ve n’era un’altra fila di 6 colonne allineate, a formare un portico profondo. Questa soluzione enfatizzava la facciata principale (est) e accresceva la monumentalità dell’accesso, costituendo di fatto un atrio monumentale. Dietro le colonne frontali si apriva il pronao (vano antistante la cella), delimitato lateralmente da due muri perimetrali detti “ante”; all’estremità interna del pronao, fra le ante, erano collocate altre 2 colonne “in antis”, situate appena prima della soglia della cella. Dunque la sequenza per chi entrava risultava imponente: un primo colonnato di 6 colonne sul fronte esterno, subito seguito da un secondo colonnato di 6 colonne interne al pronao, e infine, più arretrate, altre 2 colonne tra le ante a inquadrare l’ingresso della cella. Questo schema, che accentuava la profondità prospettica e la sacralità della soglia, trova paralleli in altri templi arcaici siciliani (ad esempio il Tempio C di Selinunte, anch’esso dotato di un pronao insolitamente profondo) e rappresenta un tentativo pionieristico di aumentare l’imponenza scenografica del prospetto principale.

Dettaglio delle colonne doriche monolitiche del Tempio di Apollo, con capitelli in parte ricostruiti
Due colonne doriche monolitiche del Tempio di Apollo, parzialmente reintegrate durante i restauri novecenteschi.

Elementi costruttivi e tecniche

L’interno del tempio era articolato e maestoso. Attraverso la porta frontale (di cui restano gli stipiti, riadattati in epoca bizantina) si accedeva alla cella, il grande ambiente sacro centrale. La cella era suddivisa longitudinalmente in tre navate da due file di colonne interne: originariamente vi erano due colonnati di 7 colonne ciascuno disposti lungo l’asse della cella. Si ipotizza che queste colonne interne fossero disposte su due livelli sovrapposti (esistendo quindi un piano superiore interno, simile a una galleria), creando una sorta di matroneo. Tali colonne, di diametro inferiore rispetto a quelle del peristilio, sostenevano la travatura del tetto e spartivano lo spazio in una navata centrale e due navatelle laterali, quasi prefigurando la pianta di una basilica.

In fondo alla cella, in posizione assiale, si trovava l’adyton: un vano posteriore chiuso su tre lati e aperto solo verso la cella, destinato probabilmente a custodire l’immagine del dio o il tesoro votivo. L’adyton – caratteristico nei templi sicelioti arcaici – occupava nel nostro tempio la parte posteriore, speculare al pronao frontale. Sebbene la struttura portante fosse interamente in pietra, la copertura dell’edificio era ancora in gran parte in legno, con tegole e rivestimenti in terracotta.

Un particolare costruttivo notevole testimonia l’ingegno dei progettisti: un tratto originale di architrave, ancora in loco su due colonne adiacenti, presenta una singolare sezione a “L” rovesciata. In pratica, il blocco monolitico di calcare (lungo circa 3,3 m e profondo 2,15 m) fu scavato nella faccia inferiore, asportandone un grosso volume, così da alleggerirne il peso. Nell’incavo ricavato correva probabilmente una robusta trave lignea, inserita a rinforzo dell’architrave in pietra. È un espediente tecnico straordinario: l’architetto del tempio (il cui nome, Cleomene, è ricordato dall’iscrizione) concepì un compromesso innovativo, combinando pietra e legno in un sistema misto. Questo accorgimento, unito alla ridotta distanza tra le colonne, dimostra la prudenza dei costruttori nell’affrontare le sfide strutturali poste dall’uso della pietra in quell’epoca di sperimentazione.

I resti architettonici rivelano inoltre decorazioni di pregio. Frammenti di sima (gronda) e di acroteri in terracotta policroma sono stati rinvenuti e oggi sono esposti nel Museo Archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa. Questi elementi, riccamente dipinti, ornavano la parte alta del tempio celando le parti lignee e costituiscono una delle prime testimonianze di ceramica architettonica decorativa nella Sicilia arcaica. Ciò conferma che il Tempio di Apollo doveva presentare un aspetto vivacemente policromo, con tetto e abbellimenti fittili variopinti in contrasto con il candore della pietra.

Attorno all’edificio sacro vi era infine il recinto sacro (temenos): resti del muro di peribolo sono tuttora visibili lungo i lati sud e ovest dell’area, realizzati in grossi blocchi squadrati. In aderenza al fianco ovest del tempio si notano anche i ruderi di una torre e di un tratto murario in blocchi: sono identificati come parte di una fortificazione di probabile età bizantina, addossata al tempio quando l’area fu riutilizzata a scopi difensivi. Questi elementi “estranei” completano il quadro degli elementi peculiari del sito, dove le diverse epoche hanno lasciato tracce architettoniche sovrapposte.

Murature e basamento del Tempio di Apollo di Ortigia, con blocchi di pietra arenaria squadrati
Parti del basamento e delle strutture murarie del Tempio di Apollo, in blocchi squadrati di pietra arenaria locale.

Iscrizioni e testimonianze

Sul crepidoma orientale (il gradino superiore della base frontale) corre la celebre iscrizione dedicatoria in caratteri greci arcaici, lunga circa 8 metri, incisa al momento della costruzione del tempio. Nonostante l’usura, il testo è stato ricostruito dagli epigrafisti ed è tradotto in italiano sui pannelli e nelle guide ufficiali. L’iscrizione recita: «Kleomene, figlio di Knidieidas, fece (questo tempio) per Apollo ed elevò i colonnati: (è) opera bella». Si tratta dunque di una dedica celebrativa in cui l’artefice – con ogni probabilità l’architetto progettista o il capocantiere – rivendica con orgoglio la costruzione del tempio e l’innalzamento delle sue colonne in pietra, lodandone la bellezza. Una simile firma autografa è eccezionale nel contesto greco: quasi unica nel suo genere, poiché raramente gli edifici sacri riportavano il nome di chi li edificò. La presenza del nome di Cleomene e di suo padre Knidieidas (forse esponenti dell’élite corinzia della Siracusa arcaica) indica che già i contemporanei consideravano il tempio un progetto innovativo e prestigioso. Inoltre, l’iscrizione è stata fondamentale per l’attribuzione cultuale del monumento: grazie ad essa non vi sono dubbi che fosse dedicato ad Apollo.

Non risultano altre iscrizioni greche sul tempio, né fonti letterarie antiche che lo descrivano dettagliatamente; i riferimenti classici sono indiretti (Cicerone, come accennato, cita solo una statua di Apollo rubata ai Siracusani). Per la fase medievale invece resta un’iscrizione araba scolpita nel periodo islamico: frammenti di tale testo sono stati identificati su un tratto superstite del muro ovest. Da quel poco che ne rimane, pare trattarsi di un breve testo in caratteri cufici, forse una formula religiosa dedicatoria legata alla funzione di moschea. È un reperto di enorme interesse, poiché testimonia la metamorfosi dell’Apollonion in luogo di culto islamico ed è un raro esempio di epigrafe araba incisa su un tempio greco.

Anche il portale ogivale normanno può essere considerato una “iscrizione” di tipo architettonico: sopra di esso infatti sopravvive uno stemma o simbolo scolpito, probabilmente riconducibile alla corporazione dei maestri quartarari (artigiani bottai) che ebbero in cura la Chiesa del Salvatore durante il Medioevo. Ogni epoca, in definitiva, ha lasciato un suo segno: scritte devozionali, simboli o riadattamenti che fanno del Tempio di Apollo un palinsesto storico unico nel suo genere.

Conservazione, gestione e valorizzazione

Il recupero, il restauro e la conservazione del Tempio di Apollo costituiscono una pagina importante dell’archeologia siracusana. Dopo gli scavi degli anni ’30–’40, il tempio è stato più volte oggetto di interventi di restauro per consolidare le strutture antiche. Ad esempio, le due colonne doriche oggi visibili in piedi sul lato sud-orientale sono in parte ricostruite: durante i restauri del Novecento i frammenti originari sono stati integrati con porzioni di nuova fattura (riconoscibili dalla superficie più liscia) e dotati di armature interne in ferro per garantirne la stabilità. Col passare del tempo, tuttavia, anche questi restauri risentono dell’usura: nel 2019 si è verificato il distacco di un piccolo frammento da un capitello ricostruito, rivelando l’armatura metallica sottostante. L’episodio ha suscitato preoccupazione ma ha confermato che a staccarsi era materiale moderno (non antico), evidenziando comunque la necessità di nuove cure conservative.

Nel secondo dopoguerra l’area archeologica è rimasta all’aperto e in uno stato sostanzialmente statico: l’erosione del calcare, la crescita di vegetazione infestante e piccoli atti di vandalismo (scritte o rifiuti gettati dall’esterno) costituiscono problemi ricorrenti. Per lungo tempo la manutenzione ordinaria del sito – pulizia, diserbo e raccolta rifiuti – è dipesa dall’iniziativa volontaria: dal 2008 al 2023 l’associazione culturale Nuova Acropoli ha “adottato” il Tempio di Apollo con una convenzione gratuita, intervenendo mensilmente per curarne il decoro. Nel marzo 2025 l’accordo non è stato rinnovato dall’associazione per sopraggiunti impegni su altri fronti. In sua sostituzione si sono mobilitati comitati civici locali (ad esempio il “Comitato Attivisti Siracusani”), che hanno effettuato iniziative di pulizia straordinaria, spesso in sinergia con il Comune. La Soprintendenza, dal canto suo, effettua controlli periodici sullo stato delle strutture e, quando necessario, dispone protezioni aggiuntive (come le reti fissate su alcune superfici murarie per evitare crolli di materiale).

Recentemente si è passati dalla sola tutela alla programmazione di un restauro strutturale. Nel 2024 il Tempio di Apollo è stato inserito in un piano finanziato dal Fondo Sviluppo e Coesione, con 2,3 milioni di euro destinati al consolidamento e restauro del monumento. L’intervento, approvato dall’Assessorato regionale ai Beni Culturali, mira a salvaguardare le antiche pietre dall’umidità e dal degrado atmosferico e a migliorare la fruizione in sicurezza del sito. Si prevedono trattamenti sulle superfici lapidee, la stabilizzazione di parti instabili (come i capitelli restaurati decenni fa) e probabilmente l’installazione di un nuovo sistema di illuminazione e di pannellistica. L’Assessore regionale ha sottolineato che questo progetto rappresenta non solo un’azione di tutela, ma anche un’opportunità di rilancio turistico ed economico locale, dato che preservare i beni culturali significa valorizzare l’attrattiva di Siracusa. Oltre a questo stanziamento, il Tempio di Apollo beneficia anche della sorveglianza costante derivante dalla sua posizione centrale: ogni degrado viene subito segnalato dall’opinione pubblica e dagli organi di stampa, a testimonianza dell’affetto della cittadinanza per questo simbolo cittadino.

Ruolo culturale e turistico

Il Tempio di Apollo riveste un ruolo centrale nella fruizione culturale e turistica di Siracusa. Essendo situato all’ingresso di Ortigia, è spesso la prima tappa per i visitatori che iniziano la scoperta della città antica. Di giorno i ruderi dorici – con due colonne possenti ancora in piedi – offrono uno scenario suggestivo e facilmente accessibile: non di rado le guide turistiche autorizzate si fermano qui con i gruppi per introdurre la storia di Siracusa antica. Il sito infatti rientra in tutti i principali itinerari turistici della città ed è segnalato su mappe e audioguide. Pur essendo delimitata da una bassa recinzione, l’area archeologica consente al pubblico di ammirare i resti da pochi metri di distanza, apprezzandone i dettagli architettonici e scattando foto ricordo.

Nelle ore serali, una sobria illuminazione artistica valorizza le colonne e le mura antiche, rendendo il tempio un punto focale anche della passeggiata notturna in Ortigia. Attorno all’area si sviluppa un contesto vivace: il mercato di Ortigia, con le sue bancarelle di prodotti tipici, si svolge ogni mattina a pochi passi dai resti (rinnovando in un certo senso la vocazione millenaria della piazza come luogo di scambio pubblico). Locali, bar e ristoranti nelle vie adiacenti traggono beneficio dalla presenza del monumento, che funge da attrattore per il turismo culturale. Pur non essendo un sito a pagamento, il Tempio di Apollo genera un indotto significativo: le migliaia di turisti che lo visitano annualmente contribuiscono poi all’economia locale, frequentando il mercato e le attività circostanti. In alcune occasioni l’area antistante è stata utilizzata come cornice per eventi culturali e manifestazioni all’aperto (ad esempio presentazioni o piccoli concerti, sempre al di fuori del perimetro protetto), sfruttando il fascino del monumento come sfondo scenografico.

Il forte valore simbolico dell’Apollonion per Siracusa fa sì che ogni intervento sul sito diventi oggetto di dibattito pubblico. La stampa locale segue con attenzione sia le problematiche (come il degrado, gli atti vandalici o la presenza di rifiuti lanciati incivilmente all’interno) sia le iniziative positive (progetti di restauro, accordi di gestione e cura). Ad esempio, quando nel 2025 si è interrotta la convenzione con i volontari, la notizia ha stimolato discussioni su come garantire la cura del luogo, evidenziando la necessità di fondi strutturali per la manutenzione ordinaria. Analogamente, l’annuncio dei finanziamenti per il restauro è stato accolto con favore dalla comunità siracusana e dalle associazioni di categoria, che vedono nel rilancio del patrimonio culturale un volano per tutto il centro storico. In ambito didattico, il Tempio di Apollo è spesso protagonista di attività educative: scuole e università organizzano visite guidate sul posto, e sono stati realizzati anche laboratori di archeologia simulata per studenti, in cui si spiegano le tecniche di costruzione dei templi greci. La vicinanza con il Museo “Paolo Orsi” (che conserva reperti provenienti dal tempio) permette inoltre di integrare la visita al sito con la visione dei materiali originali, offrendo un quadro più completo che arricchisce l’esperienza culturale dei visitatori.

Accessibilità

Accessibilità motoria

La fruizione del Tempio di Apollo avviene interamente dall’esterno, ma lo spazio pubblico circostante è facilmente accessibile. Il livello stradale attorno all’area archeologica è pianeggiante e la passerella rialzata che funge da belvedere presenta rampe d’accesso e un ampio spazio di manovra; il percorso esterno attorno al tempio è quindi percorribile anche da persone in sedia a rotelle o con passeggini. Non vi sono gradini né ostacoli rilevanti per raggiungere i punti di osservazione, e la visuale sui resti è ampia e priva di barriere. Pur non essendo consentito entrare tra le rovine, il monumento si può ammirare da tutti i lati direttamente dalla pubblica via.

Accessibilità visiva

Per i visitatori con disabilità visiva il Tempio di Apollo presenta sia limiti che qualche ausilio indiretto. Sul posto non risultano percorsi tattili né modelli tridimensionali che consentano un’esplorazione autonoma ai non vedenti, né sono presenti trasposizioni in Braille delle informazioni. L’esperienza diretta per chi ha disabilità visive è dunque limitata dall’impossibilità di toccare i reperti e dall’assenza di supporti sensoriali specifici. Sono però disponibili pannelli informativi bilingui con testi a caratteri piuttosto grandi, fotografie e disegni ricostruttivi: questi materiali, se fruiti con l’assistenza di un accompagnatore vedente, possono aiutare i visitatori ipovedenti a comprendere meglio il monumento attraverso spiegazioni verbali. In calce ai pannelli ufficiali è presente un codice QR che, se scansionato con uno smartphone, rimanda al portale web dedicato al sito UNESCO di Siracusa e Pantalica, dove si trovano informazioni aggiuntive e risorse virtuali sul Tempio di Apollo (contenuti fruibili anche tramite tecnologie assistive come i lettori di schermo). Inoltre, il Comune di Siracusa ha attivato un servizio sperimentale di audiodescrizione telefonica per alcuni luoghi d’interesse, incluso il Tempio di Apollo: chiamando un numero dedicato, i visitatori possono ascoltare una descrizione guidata del sito, pensata per facilitare la visita alle persone con disabilità visiva.

Pannello informativo bilingue sul Tempio di Apollo di Siracusa, con codice QR in basso a destra per approfondimenti online
Pannello informativo bilingue presente presso il Tempio di Apollo; in basso a destra è visibile un codice QR che rimanda al portale informativo ufficiale.

Accessibilità uditiva

I visitatori sordi o ipoudenti possono apprezzare il Tempio di Apollo senza particolari impedimenti, poiché la visita si basa sugli aspetti visivi. Non vi sono elementi sonori o audio-installazioni sul posto che possano penalizzare chi ha disabilità uditiva. Le informazioni sul tempio sono fornite attraverso testi scritti sui pannelli e tramite l’osservazione diretta delle strutture. Pertanto, chi non sente può fruire del sito autonomamente leggendo i pannelli informativi bilingui in loco. Non risultano servizi specifici come interpreti in Lingua dei Segni o sistemi di segnaletica visiva, ma trattandosi di un’area archeologica all’aperto priva di audio, l’assenza di tali accorgimenti non compromette l’esperienza di visita. In caso di tour guidati, la presenza di interpreti LIS dipende dagli organizzatori, ma il sito di per sé offre un’esperienza completa attraverso la sola dimensione visiva.

Accessibilità cognitiva

Allo stato attuale il Tempio di Apollo non dispone di adattamenti specifici per visitatori con disabilità cognitive o disturbi dell’apprendimento. I pannelli informativi presenti utilizzano un linguaggio tecnico-divulgativo standard, non semplificato, e non sono previste versioni “easy to read” né supporti visivi come pittogrammi per facilitare la comprensione a chi abbia esigenze cognitive particolari. Non sono presenti inoltre installazioni interattive o percorsi semplificati. Ciononostante, la natura stessa del luogo – un sito archeologico all’aperto – permette una fruizione libera su diversi livelli di approfondimento: anche senza comprendere tutti i dettagli storici, il visitatore può apprezzare visivamente la monumentalità dei resti. Una piena comprensione del contesto da parte di persone con disabilità cognitive può comunque essere favorita dalla mediazione di accompagnatori (educatori, familiari o guide) in grado di tradurre le informazioni in forma più accessibile. In futuro, negli interventi di valorizzazione del sito, si potrebbero prevedere materiali semplificati o percorsi dedicati per rendere il monumento fruibile a un pubblico più ampio.

Pannello informativo sul Tempio di Apollo, con testo descrittivo in italiano e inglese
Uno dei pannelli informativi installati presso il Tempio di Apollo, con testi descrittivi in italiano e inglese a cura della Soprintendenza di Siracusa.

Cronologia essenziale

  • Inizi VI sec. a.C.: Costruzione dell’Apollonion, primo tempio dorico in pietra di Siracusa e di Sicilia, dedicato al dio Apollo.
  • 212 a.C.: Conquista romana di Siracusa; il tempio rimane in uso durante l’età romana e tardo-antica, probabilmente fino al IV secolo d.C. (fine dei culti pagani).
  • V–VI sec. d.C.: Età tardo-romana e bizantina: il tempio viene convertito in chiesa cristiana, con riutilizzo della scalinata orientale e apertura di una grande porta centrale nella cella.
  • IX–XI sec.: Periodo di dominazione islamica; l’edificio è adattato a moschea, con incisione di un’iscrizione in arabo (in parte conservata) sui muri antichi.
  • XI–XII sec.: Età normanna; trasformazione in Chiesa del Salvatore, con sopraelevazione dei muri perimetrali e aggiunta del portale ogivale tuttora esistente sul lato ovest.
  • 1562: Il tempio, già in rovina, è inglobato nelle fortificazioni spagnole di Carlo V; si costruisce una caserma (Quartiere Vecchio) riutilizzando le strutture antiche.
  • 1664: Costruzione di una nuova chiesa della Madonna di Tutte le Grazie sul lato sud dell’area, addossata alla caserma spagnola.
  • 1778: Il viaggiatore francese Vivant Denon visita i resti nascosti del tempio all’interno di una casa privata (famiglia Daniele), descrivendo due colonne doriche inglobate nei muri dell’abitazione.
  • 1779: Primo tentativo di scavo in epoca borbonica per mettere in luce l’Apollonion, all’epoca ritenuto erroneamente il tempio di Diana.
  • 1858–1864: Riscoperta ottocentesca: le rovine all’interno del “Quartiere Vecchio” vengono identificate ufficialmente; nel 1864 è demolita la chiesetta seicentesca, avviando la liberazione del tempio.
  • 1912–1930: Acquisizione e demolizione graduale degli edifici civili sull’area; l’archeologo Paolo Orsi promuove la completa liberazione del monumento (cantieri avviati nei primi anni ’30).
  • 1933–1943: Scavi sistematici e primi restauri a cura di Giuseppe Cultrera; si completa la messa in luce del tempio e si consolidano colonne e strutture emergenti.
  • 2005: Il Tempio di Apollo viene inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO come parte del sito seriale “Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica” (criteri ii, iii).
  • 2008–2023: Convenzione di volontariato con l’associazione Nuova Acropoli per la cura periodica del sito; nel 2019 un distacco di frammenti da un capitello restaurato evidenzia la necessità di nuovi interventi conservativi.
  • 2024: Approvato un finanziamento di 2,3 milioni di euro (FSC) per il consolidamento e il restauro del Tempio di Apollo, con avvio dei lavori in programma.
  • 2025: Prosegue la tutela istituzionale; il tempio resta visitabile dall’esterno e simbolo identitario di Siracusa, in attesa dell’apertura del cantiere di restauro programmato.

Fonti e bibliografia essenziale

Scheda aggiunta da il 22 dicembre 2025.

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Fonti
    • Vedi “Fonti e bibliografia essenziale”

Tabella dei Contenuti

Indirizzo
Largo XXV Luglio (Piazza Emanuele Pancali), Siracusa
Quartiere / Zona
Ortigia – rione Graziella
Epoca / Secolo
inizi del VI secolo a.C. (età arcaica).
Accessibilità
Motoria: Percorso esterno pianeggiante con rampe e ampio spazio di manovra; fruizione solo dall’esterno dietro recinzione.
Visiva: Assenti percorsi tattili, modelli e Braille; pannelli bilingui con testi leggibili e QR verso portale UNESCO; disponibile audiodescrizione telefonica comunale (sperimentale).
Uditiva: Fruizione principalmente visiva; pannelli testuali in loco, senza installazioni audio indispensabili.
Cognitiva: Nessun supporto “easy to read” o pittogrammi; pannelli con linguaggio tecnico-divulgativo, comprensione facilitabile con mediazione di accompagnatori/guide.
Orari o note pratiche