![]() La chiesa di San Paolo Apostolo dal piazzale di via dell’Apollonion. Foto: Aretusapedia. | |
| Dati identificativi | |
| Denominazione | Chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo |
|---|---|
| Ubicazione | Via dell’Apollonion 17, Ortigia, Siracusa |
| Coordinate | 37°03′50″N 15°17′36″E |
| Quartiere | Ortigia – rione Graziella |
| Diocesi | Arcidiocesi di Siracusa |
| Parrocchia | San Paolo Apostolo (dal 1987) |
| Parroco | Don Rosario Lo Bello |
| Dati storici | |
| Fondazione (tradizione) | IV secolo (vescovo Germano) |
| Costruzione attuale | 1653 |
| Facciata | XIX secolo |
| Architetto facciata | Giuseppe Di Bartolo |
| Committente facciata | Arc. Luigi Mallia dei Marchesi di Torreforte |
| Erezione parrocchia | 1987 |
| Dati architettonici | |
| Stile | Barocco (struttura); neoclassico-eclettico (facciata) |
| Pianta | Navata unica rettangolare |
| Copertura | Volta a botte con stucchi geometrici |
| Dimensioni | Circa 20 × 8 m |
La chiesa di San Paolo Apostolo è un edificio di culto cattolico situato in via dell’Apollonion 17, sull’isola di Ortigia, nel centro storico di Siracusa. La struttura attuale, in stile barocco, risale al 1653 e sorge a ridosso dell’area archeologica del Tempio di Apollo, su un banco roccioso rialzato di circa sei metri rispetto al piano stradale. Dal 1987 è sede di una parrocchia autonoma dell’arcidiocesi di Siracusa.
La dedicazione a san Paolo di Tarso rimanda al cosiddetto «Triduo paolino»: secondo gli Atti degli Apostoli (28, 11-12), durante il viaggio verso Roma l’apostolo sostò a Siracusa per tre giorni. L’iscrizione latina «HIC OLIM SYRACUSIS TRIDUO MANENTIS», incisa sul portale d’ingresso, commemora questo episodio. Una tradizione agiografica attribuisce al vescovo Germano (metà del IV secolo) l’erezione della prima chiesa sul sito, benché dell’edificio paleocristiano originario non resti traccia.
Nel quartiere della Graziella — lo storico rione dei pescatori ortigiani — la chiesa ha assunto nei secoli un ruolo di riferimento per la comunità marinara, tanto da essere nota con il soprannome popolare di «chiesa dei pescatori». La facciata visibile oggi, di gusto neoclassico-eclettico, fu ridisegnata nell’Ottocento dall’architetto Giuseppe Di Bartolo su committenza dell’arcidiacono cavaliere Luigi Mallia dei Marchesi di Torreforte.
Denominazione e ubicazione
La denominazione canonica è «Parrocchia di San Paolo Apostolo», come registrata negli annuari della CEI e nei documenti dell’arcidiocesi di Siracusa. Nelle fonti storiche e nella manualistica di storia dell’arte l’edificio compare più semplicemente come «Chiesa di San Paolo» o «Chiesa di San Paolo Apostolo». Alcune guide turistiche utilizzano impropriamente la qualifica di «basilica», titolo che non risulta riconosciuto da alcuna fonte istituzionale: tanto la scheda del Comune di Siracusa quanto l’arcidiocesi parlano esclusivamente di «chiesa» o «parrocchia». In ambito popolare è diffuso l’appellativo «chiesa dei pescatori», derivato dalla simbiosi tra l’edificio e la comunità marinara del rione Graziella.
La chiesa sorge nel settore nord-orientale di Ortigia, nel cuore del rione Graziella, all’incrocio tra due degli assi viari più antichi della polis greca: via Dione (l’antico decumano maggiore) e via Resalibera (il decumano minore). L’indirizzo corrisponde a via dell’Apollonion 17 — un asse viario noto in passato come via Diana — con coordinate 37°03′50″N, 15°17′36″E. La posizione rialzata su un banco roccioso consente all’edificio di affacciarsi direttamente sull’area archeologica del Tempio di Apollo, il più antico tempio dorico in pietra della Sicilia, il cui recinto sacro (temenos) si estende ai piedi della chiesa.
Va distinta dalla Basilica di San Paolo Apostolo di Palazzolo Acreide (SR), edificio del XVIII-XIX secolo inserito nei siti UNESCO del Val di Noto, che è una costruzione di ben altra scala e rilevanza monumentale.
Storia
La sosta dell’apostolo Paolo a Siracusa
Il legame tra Siracusa e l’apostolo Paolo di Tarso poggia sul racconto degli Atti degli Apostoli. Nel capitolo 28, versetti 11-12, l’evangelista Luca narra che, durante il viaggio verso Roma come prigioniero, Paolo salpò da Malta su una nave alessandrina recante l’insegna dei Dioscuri (Castore e Polluce), approdò a Siracusa e vi rimase tre giorni. La tradizione erudita locale ritiene che la nave abbia attraccato presso il porto Lakkio (Laccius), il bacino portuale greco che si trovava a breve distanza dal sito della chiesa.
Questo episodio — il cosiddetto «Triduo» — ha avuto un peso specifico nella storia ecclesiastica della città: per secoli i vescovi siracusani lo hanno invocato per rivendicare l’apostolicità della propria sede, in accesa competizione con Palermo e Messina per il primato di antichità cristiana in Sicilia. L’iscrizione lapidea sulla facciata — «HIC OLIM SYRACUSIS TRIDUO MANENTIS» — non è un semplice ornamento decorativo, ma un documento epigrafico che sancisce nella pietra la rivendicazione di primato della Chiesa siracusana.
Fondazione attribuita al vescovo Germano
Secondo la tradizione agiografica, riportata dalla Cronotassi dei vescovi di Siracusa e ripresa dallo storiografo cinquecentesco Cristoforo Scobar, il vescovo Germano (metà del IV secolo, attorno al 343-344 d.C.) fece edificare una chiesa dedicata a san Paolo, insieme ad altri luoghi di culto ortigiani quali San Giovanni Battista, San Pietro e San Foca. Il Comune di Siracusa conferma che «un’antica memoria» attribuisce a Germano la fondazione di San Paolo Apostolo.
Non esistono documenti coevi a supporto di questa datazione: le informazioni derivano interamente da cronache medievali e moderne, mai corroborate da reperti. Dell’ipotetico edificio paleocristiano non rimane alcun resto identificabile sotto le attuali strutture secentesche, sebbene gli studi di Lucia Acerra sull’architettura religiosa di Ortigia ipotizzino l’esistenza di fondamenta più antiche sotto la pavimentazione.
Dall’epoca araba alla riconversione normanna
Le vicende del sito tra il periodo tardo-antico e il XVII secolo restano oscure per mancanza di fonti dirette. Il vicino Tempio di Apollo, nei secoli, fu convertito in chiesa bizantina, moschea islamica e chiesa normanna: una sequenza di trasformazioni tipica dei luoghi sacri ortigiani. Con la conquista araba di Siracusa nell’878, molte chiese dell’isola vennero convertite in moschee; con la successiva riconquista normanna (XI secolo) gli edifici sacri tornarono al culto cristiano. Non si dispone di documenti specifici su San Paolo in queste fasi, ma la continuità insediativa del sito — in posizione dominante rispetto all’antico santuario pagano — rende plausibile un uso ininterrotto dello spazio sacro.
La ricostruzione del 1653
La chiesa nella forma attuale risale al 1653, data attestata concordemente dalle fonti comunali e dall’annuario ecclesiastico. L’edificio precedente venne interamente ricostruito nelle forme del barocco siciliano, con l’adozione di una pianta ad aula unica rettangolare conforme ai dettami post-tridentini dell’architettura controriformata: un’unica navata, senza navate laterali, concepita per dirigere lo sguardo dei fedeli verso il tabernacolo dell’altare maggiore e per favorire l’ascolto della predicazione.
Il lessico architettonico del nuovo edificio fu sobrio e misurato, privo degli eccessi plastici del barocco leccese o catanese, ma ricco di partiture geometriche e attento all’uso della luce. La struttura insiste con tutta probabilità sulle fondazioni dell’edificio precedente, sfruttando il solido banco roccioso che determina il dislivello con la piazzetta sottostante.
Il terremoto del 1693
L’11 gennaio 1693 il terremoto del Val di Noto devastò gran parte delle chiese di Ortigia. Per San Paolo Apostolo non esistono cronache che documentino danni di rilievo: nelle fonti settecentesche non si fa menzione di ricostruzioni maggiori, a differenza di quanto accadde per edifici vicini come Sant’Agata (venduta all’asta) o Santo Stefano (totalmente demolita). L’assenza di queste menzioni suggerisce che l’edificio abbia resistito al sisma meglio di altre chiese del quartiere. Le modifiche architettoniche barocche visibili all’interno della navata sono strutturalmente compatibili con i cantieri di restauro post-sismico, ma l’entità degli eventuali interventi non è documentata.
Il rifacimento della facciata nell’Ottocento
Nell’Ottocento la facciata fu radicalmente ridisegnata per volontà dell’arcidiacono cavaliere Luigi Mallia dei Marchesi di Torreforte, nobile ed ecclesiastico, eminente esponente dell’alta società siracusana. Il Marchese Mallia impiegò le proprie sostanze personali — le fonti le definiscono «sue largizioni» — per finanziare il nuovo prospetto.
Il progetto venne affidato all’architetto Giuseppe Di Bartolo (noto nelle fonti accademiche anche come Giuseppe Di Bartolo Morselli), originario di Terranova di Sicilia (oggi Gela), attivo nel panorama dell’eclettismo e del neoclassicismo della Sicilia sud-orientale. Di Bartolo fu autore, nel 1863, del Teatro Comunale di Vittoria, un edificio di impronta monumentale con ordini di colonne e medaglioni. L’intervento sulla chiesa di San Paolo innestò sulla scocca barocca secentesca un apparato neoclassico: colonne corinzie, timpani sovrapposti, rosone e targhe lapidee celebrative. Due iscrizioni marmoree incassate nella facciata documentano la committenza con precisione notarile.
Erezione a parrocchia e restauri contemporanei
Nel 1987 l’arcidiocesi di Siracusa eresse la parrocchia autonoma di San Paolo Apostolo. In precedenza l’edificio era filiale di un’altra parrocchia ortigiana. Nel corso del XX e XXI secolo sono stati eseguiti lavori di restauro conservativo: consolidamento delle strutture murarie, pulitura degli interni, ricollocazione di quattro tele storiche nella navata. La chiesa non ha mai subito sconsacrazione né conversione ad altri usi.
L’11 marzo 2022, in occasione della ricorrenza tradizionale dell’approdo di san Paolo, l’arcivescovo di Siracusa Francesco Lomanto ha celebrato la messa nella chiesa alla presenza della comunità parrocchiale, con una processione nelle vie del rione Graziella.
Architettura
Esterno

La facciata, frutto dell’intervento ottocentesco del Di Bartolo, si presenta con linee sobrie arricchite da un portale monumentale. Al piano inferiore si apre un grande arco a tutto sesto, incorniciato da colonne in stile corinzio con capitelli a foglie d’acanto. Le colonne reggono due timpani sovrapposti: quello inferiore, spezzato secondo un classico espediente manierista, ospita al centro una targa marmorea con l’iscrizione «HIC OLIM SYRACUSIS TRIDUO MANENTIS». Il timpano superiore ha forma semicircolare e funge da cerniera visiva tra il registro inferiore e la parte alta della facciata.
Al di sopra del portale si apre un rosone circolare, chiuso da una vetrata policroma con l’effigie di san Paolo Apostolo. A differenza dei rosoni medievali traforati in pietra, l’oculo della chiesa è interamente tamponato da un moderno vetro policromo iper-figurativo, probabilmente risalente ai restauri novecenteschi.
La sommità della facciata è coronata da un frontone triangolare sormontato da una croce. Ai lati dell’ingresso sono collocate due lapidi marmoree. Quella di sinistra reca una dedica sacra: «Alla Gloria di Dio ottimo massimo, al culto della Beatissima Vergine Maria assunta in Cielo. Questo principe tempio è sagro». Quella di destra attesta la committenza: «La pietà dell’arcidiacono cavaliere Luigi Mallia dei Marchesi di Torreforte. Questo prospetto su disegno dell’artista concittadino Giuseppe Di Bartolo di sue largizioni dell’anno…».
L’intero edificio è rialzato su pochi gradini rispetto al piazzale, delimitato da una ringhiera in ferro battuto. Il fianco sinistro della struttura confina direttamente con l’area di scavo del Tempio di Apollo, creando un contrasto visivo tra la pietra calcarea barocca e gli scabri blocchi dorici dell’antico santuario greco.
Interno

L’interno si sviluppa in una navata unica rettangolare di circa venti metri per otto, coperta da una volta a botte decorata con bassorilievi geometrici in stucco. Le pareti, di colore chiaro (avorio tendente all’ocra), non presentano navate laterali: gli altari — due per lato — sono ricavati in nicchie scavate direttamente nelle pareti e incorniciate da modanature e stucchi di impronta secentesca. Queste rientranze murarie, scandite da archi e cornici, ospitano le pale d’altare e i dipinti devozionali.
In fondo alla navata si eleva il presbiterio, rialzato su un gradino basso. L’altare maggiore, di linee barocche semplici, è sormontato da una nicchia absidale semicircolare che custodisce la statua lignea di san Paolo Apostolo, raffigurato a tutto tondo con gli attributi tradizionali. Sopra la nicchia, un rilievo in stucco reca la scritta «Gloria in Excelsis Deo».
L’illuminazione naturale entra dal rosone frontale e da alcune finestre laterali poco appariscenti; nelle ore pomeridiane il rosone inonda la navata di luce policroma. La pavimentazione è in marmo con disegni geometrici moderni. L’ambiente è sobrio e raccolto: non sono presenti cappelle laterali autonome, coro ligneo, cantorie né organi a canne storici. Un semplice organo elettrico è collocato lateralmente.
Opere d’arte e arredi

La chiesa custodisce quattro dipinti sacri di scuola siciliana, ricollocati nella navata dopo un restauro conservativo documentato dalla scheda comunale. Sono opere di autori per lo più anonimi, databili tra il XVI e il XVIII secolo, che riflettono le devozioni popolari del quartiere e le committenze ecclesiastiche locali:
- Sant’Isidoro Agricola che trova l’acqua (XVIII secolo, anonimo) — il santo patrono dei contadini è raffigurato con attributi agresti in un paesaggio rurale.
- San Mauro Abate (XVI secolo, anonimo) — la tela più antica tra quelle conservate nella chiesa, collocata su uno degli altari laterali.
- Madonna delle Grazie fra i Santi Sebastiano e Rocco (inizi XVII secolo, scuola di Pietro Novelli, attribuita a Calogero De Bernardis) — la presenza dei santi protettori contro le epidemie indica una commissione legata ai frequenti flagelli pestilenziali che colpirono la Sicilia orientale tra Cinquecento e Seicento.
- Sant’Agnese con Costanza, figlia dell’imperatore Costantino (XVIII secolo, anonimo) — soggetto raro nell’iconografia siciliana, che suggerisce legami devozionali con tradizioni di matrice imperiale.
Nella nicchia absidale è collocata una statua lignea di San Paolo Apostolo (XIX secolo), scolpita a tutto tondo: è la principale immagine sacra della chiesa e il fulcro visivo dell’intera navata. Sulla parete destra della navata si conserva un crocifisso devozionale in legno e cartapesta (XVII-XVIII secolo), un esempio della scultura devozionale siciliana tipicamente legata alle processioni della Settimana Santa e alle pratiche penitenziali.
Un dipinto ottocentesco del pittore Francesco Paolo Priolo raffigura san Paolo alla Cava dei Cordari (oggi Latomia del Paradiso), nel Parco Archeologico della Neapoli siracusana. L’opera testimonia la persistenza iconografica del culto paolino nella produzione artistica locale, proiettando l’episodio apostolico nel paesaggio archeologico della città.
La chiesa e il quartiere Graziella
La storia della chiesa di San Paolo Apostolo è inscindibile da quella del rione Graziella, il quartiere dei pescatori che per secoli ha occupato il settore settentrionale di Ortigia. L’area, un labirinto di viuzze strette con cortili angusti, piccoli magazzini per le reti e modeste abitazioni, era in passato conosciuta come «contrada di San Paolo». La chiesa ha funzionato per generazioni come baricentro religioso e aggregativo di una comunità segnata da dure condizioni di vita: povertà endemica, analfabetismo diffuso e un’attività lavorativa — la pesca artigianale — ad alto rischio fisico.
Le barche dei pescatori siracusani portavano nomi votivi — «Sebastiano padre», «Tre fratelli», «Mare Jonio» — e venivano regolarmente benedette dal clero paolino. Le tradizioni del mestiere si tramandavano rigidamente da padre in figlio: il periodo di addestramento dei giovani mozzi sulle barche a remi e a vela era un rito di passaggio che coinvolgeva l’intera comunità del rione.
Il legame tra la parrocchia e la marineria siracusana riaffiora nei momenti di lutto collettivo. Il 12 marzo 1952 il peschereccio Nova Margherita esplose nelle acque di Massoliveri, a sud di Siracusa, a causa di un siluro inesploso recuperato dai fondali: dieci pescatori morirono. La chiesa di San Paolo è stata negli anni il luogo delle messe commemorative per le vittime, come documentano le celebrazioni del sessantaseiesimo anniversario nel marzo 2018.
Un aspetto di interesse antropologico è il legame tra il culto di san Paolo e la tradizione dei Ciarauli: guaritori magico-religiosi diffusi nella Sicilia sud-orientale (Palazzolo Acreide, Solarino e la Siracusa rurale), nati in specifiche notti dell’anno, ritenuti immuni dal veleno dei serpenti. Il nesso con l’apostolo rimanda all’episodio biblico del morso della vipera a Malta (Atti 28, 3-6), da cui Paolo uscì illeso per grazia divina. La chiesa della Graziella fungeva da ricettacolo urbano di queste credenze agro-pastorali, come documentato dalle collezioni del museo etnografico della «Stanza re Picciriddi» di Siracusa, dove si conserva tra l’altro un antico boccaccio contenente una vipera sotto olio, reperto devozionale legato al culto paolino.
Agli inizi del XX secolo, in concomitanza con l’esigenza di emancipazione del rione, fu istituita presso la parrocchia una scuola serale per decreto regio, destinata all’alfabetizzazione e alla formazione professionale dei pescatori. La chiesa ospita una mostra permanente di paramenti e abiti della Confraternita religiosa dei Carmelitani, prova dell’intreccio tra ordini e associazioni laicali nel tessuto devozionale ortigiano.
Culto e ricorrenze
La parrocchia di San Paolo Apostolo è retta da don Rosario Lo Bello, in carica dal 27 settembre 2017. Le funzioni liturgiche si svolgono con regolarità e la chiesa è aperta al culto durante le celebrazioni. La parrocchia dispone di un recapito istituzionale di posta elettronica (parrocchiasanpaoloortigia@gmail.com) per le comunicazioni pastorali.
La data dell’11 marzo è commemorata dalla comunità parrocchiale come anniversario dell’approdo dell’apostolo a Siracusa, sebbene il calendario liturgico ufficiale celebri la festa dei Santi Pietro e Paolo il 29 giugno. Nel marzo 2022 la celebrazione ha visto la partecipazione dell’arcivescovo di Siracusa Francesco Lomanto, con processione nelle vie del quartiere Graziella: un segno della perdurante valenza simbolica dell’edificio nella vita religiosa della città.
La chiesa rientra nel progetto del «Cammino Paolino», un itinerario devozionale e turistico che intende collegare Palazzolo Acreide, Solarino e Siracusa — i tre centri della provincia legati al culto dell’apostolo — ispirandosi al modello del Cammino di Santiago de Compostela. Il percorso, concepito anche come itinerario ecologico a impatto zero, individua nella chiesa di San Paolo Apostolo la tappa finale del pellegrinaggio sull’isola di Ortigia.
Accessibilità
Accessibilità motoria
L’ingresso è sopraelevato rispetto al piano stradale tramite una scalinata in pietra di pochi gradini, priva di rampa alternativa: una barriera per persone in carrozzina o con mobilità ridotta. L’interno è pianeggiante, con navata centrale ampia che consente un discreto transito. Non sono presenti ascensori, servoscala o piattaforme elevatrici. Non risultano parcheggi riservati nelle immediate vicinanze; la collocazione nel centro storico, con strade strette e lastricate, rende difficoltoso l’avvicinamento con veicoli.
Accessibilità visiva
Non sono disponibili percorsi tattili, mappe in rilievo o iscrizioni in braille. L’illuminazione naturale dal rosone offre una luce moderata nelle ore diurne; le superfici chiare delle pareti e i contrasti cromatici con il pavimento possono fornire un orientamento minimo a chi conserva residuo visivo. La mancanza di riferimenti tattili o segnaletica dedicata limita l’autonomia delle persone cieche o ipovedenti.
Accessibilità uditiva
Non risultano installati sistemi a induzione magnetica per protesi acustiche, né sono previsti avvisi luminosi paralleli a quelli sonori. Le funzioni religiose si svolgono con comunicazione esclusivamente verbale, senza traduzione in lingua dei segni o sottotitolazione.
Accessibilità cognitiva
Non è presente segnaletica con pittogrammi o pannelli descrittivi semplificati. Le iscrizioni presenti nell’edificio sono in latino, di difficile comprensione per chi presenta bisogni di facile lettura. La pianta a navata unica consente un orientamento intuitivo dello spazio interno.
Suggerimenti
L’installazione di una rampa amovibile all’ingresso, la predisposizione di pannelli tattili e in braille, l’adozione di sistemi di amplificazione con induzione magnetica e la creazione di materiale informativo in linguaggio chiaro migliorerebbero l’inclusività del sito senza alterarne la struttura storica.
Fonti
- Lucia Acerra, Architettura religiosa in Ortigia, Siracusa, EDIPRINT, 1995.
- Giuseppe Maria Capodieci, Antichi Monumenti di Siracusa, Vol. I e Vol. II, Siracusa, Stamperia di D. Francesco M. Pulejo, 1813.
- Comune di Siracusa, Chiesa di San Paolo Apostolo, scheda istituzionale (aggiornamento 06/02/2024).
- CEI – BeWeB, Parrocchia di San Paolo Apostolo – Siracusa, 1987, Annuario Ecclesiastico.
- Arcidiocesi di Siracusa, Storia della Chiesa di Siracusa, Cronotassi dei vescovi.
- Antonio Randazzo, Chiesa di San Paolo Apostolo e Ortigia dal Medioevo ad oggi, antoniorandazzo.it.
- Massimo Puglisi, La Chiesa di San Paolo Apostolo nel quartiere dei pescatori, itSiracusa, aprile 2021.
- Cammino Siracusa, La visita di San Paolo rivive ancora tra i siracusani, marzo 2022.
- I Fatti Siracusa, Il percorso di San Paolo da Palazzolo ad Ortigia, aprile 2020.
- CityMap Sicilia, Chiesa di San Paolo Apostolo (Siracusa), guida on-line.
- Progetto Storia dell’Arte, trascrizione epigrafica delle iscrizioni di facciata.
Voci correlate
- Tempio di Apollo
- Chiesa di San Pietro
- Elenco dei Vescovi di Siracusa
- Basilica Santuario di Santa Lucia al Sepolcro
- Tragedia della Nova Margherita
