Chiesa di Santa Rita

Aggiornato in data 18 Aprile 2026 da Alessandro Calabrò
Chiesa di Santa Rita
Facciata della Chiesa di Santa Rita da Cascia, Corso Gelone 93, Siracusa: fronte bianco a vela rivestito in lastre di pietra calcarea iblea con decorazione a foglie in rilievo, portale centrale sormontato da statua bronzea della santa e grande finestra verticale
La facciata a vela della Chiesa di Santa Rita affacciata su corso Gelone, nel tratto alto del centro moderno di Siracusa. Fronte in pietra calcarea iblea con decorazione a foglie stilizzate in rilievo; nicchia centrale con la statua bronzea della santa e grande vetrata verticale.
Nome completoChiesa parrocchiale di Santa Rita da Cascia (detta anche Tempio di Santa Rita)
UbicazioneCorso Gelone 93, 96100 Siracusa (SR)
Coordinate37°04′21.4″N 15°16′54.4″E (37.0726, 15.2818)
QuartiereGelone, al confine tra le aree storiche di Neapolis e Tiche, nei pressi del Presidio Ospedaliero Umberto I
DiocesiArcidiocesi di Siracusa, Vicariato Urbano
DedicazioneSanta Rita da Cascia (1371 o 1381 ca. – 22 maggio 1457), monaca agostiniana
Ricorrenza principale22 maggio, festa di santa Rita (benedizione delle rose)
StileArchitettura post-conciliare del secondo Novecento, pianta basilicale a navata unica voltata
RettoriaIstituita nel 1959
Erezione canonica1° agosto 1988 (decreto RPG 135, arcivescovo Calogero Lauricella)
ParrocoMons. Giuseppe «Pippo» Sudano (dal 2011)
Contatti0931 66151 — 0931 461121 (fax) — rita.santa@virgilio.it
Fermata busCorso Gelone (Chiesa S. Rita), linee AST urbane

La chiesa parrocchiale di Santa Rita da Cascia, nota localmente come Tempio di Santa Rita, è una chiesa novecentesca di Siracusa, centro cittadino del culto della «santa degli impossibili». Si trova al civico 93 di corso Gelone, arteria centrale della Siracusa moderna, nel tratto alto del corso in prossimità del Presidio Ospedaliero Umberto I. L’edificio sorge al confine tra le aree storiche di Neapolis e Tiche, in un contesto urbano residenziale-commerciale formatosi nella fase di espansione post-bellica disciplinata dai Piani Regolatori redatti fra il 1956 e il 1970 dall’urbanista Vincenzo Cabianca.

La parrocchia fu istituita il 1° agosto 1988 con decreto RPG 135 dell’arcivescovo Calogero Lauricella, nell’ambito del riordino diocesano seguito al nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983; l’edificio, però, era operativo come rettoria già dal dicembre 1959, anno in cui Monsignor Alfio Inserra (1927-2011) ne assunse la direzione pastorale, conservandola per cinquantadue anni fino alla morte. Proprio l’8 dicembre 1959 vi nacque il gruppo scout ASCI Siracusa 4° (oggi AGESCI Siracusa 10°), tuttora attivo nei locali parrocchiali. Al medesimo anno si fa tradizionalmente risalire la storia di Santa Rita come riferimento pastorale autonomo, dapprima come chiesa succursale dipendente da una delle parrocchie storiche del centro, poi come parrocchia a pieno titolo nell’assetto diocesano rivisto nel 1988. L’attuale parroco e rettore del Tempio è Mons. Giuseppe «Pippo» Sudano, subentrato a Inserra dopo la sua scomparsa.

La chiesa, edificio di dimensioni generose in stile post-conciliare, si presenta con una facciata a vela rivestita in pietra calcarea iblea e arricchita da una fitta decorazione a foglie stilizzate in leggero rilievo. Una statua bronzea di santa Rita, in abito agostiniano, occupa la nicchia centrale sopra il portale, mentre una vetrata verticale illumina l’interno a navata unica. Nel presbiterio domina un grande crocifisso ligneo scolpito di richiamo sandamianiano nella sagoma, posto davanti a un dipinto absidale a sfondo solare. Oltre all’aula principale, la chiesa custodisce una serie di cappelle laterali, cicli pittorici novecenteschi, un altorilievo del Figliol prodigo e alcune memorie significative della storia cittadina novecentesca, tra cui la lapide del sottotenente Lino Giovanni, morto in prigionia nel campo sovietico di Oranki nel 1943.

Contesto urbano e topografia

La chiesa si affaccia sul lato orientale di corso Gelone, al civico 93. Il corso è l’asse nord-sud della Siracusa moderna: prolunga verso nord corso Umberto I dal Foro Siracusano e si innesta, al termine, sul viale Teracati e sul viale Teocrito verso la zona del Santuario della Madonna delle Lacrime e del Parco Archeologico della Neapolis. Nelle fonti cartografiche l’area in cui sorge la chiesa è generalmente indicata come Gelone o, in senso più ampio, come parte di Neapolis; secondo ricostruzioni storiche (Antonio Randazzo) il corso costituiva anche il limite occidentale dell’antico quartiere di Tiche, per cui la chiesa si trova sulla linea di confine tra le due aree urbane e toponomastiche.

La fisionomia del quartiere è conseguenza diretta dell’espansione urbana del secondo Novecento. Nel 1953 venne inaugurato, all’angolo tra corso Gelone e via Testaferrata, il monoblocco del Presidio Ospedaliero Umberto I, trasferito dalla sede storica di Ortigia; l’insediamento ospedaliero fece da catalizzatore per la saturazione edilizia degli anni successivi, con palazzi di cinque-otto piani a uso residenziale e piano terra commerciale, e per la trasformazione di corso Gelone nell’arteria del nuovo centro. I Piani Regolatori del 1956 e del 1970, redatti dall’architetto e urbanista Vincenzo Cabianca, disciplinarono gli assetti di questa fase.

Nelle immediate vicinanze della chiesa si trovano il Santuario della Madonna delle Lacrime (a circa 350 metri, secondo le distanze riportate sulla scheda GCatholic), la chiesa parrocchiale di San Luca (a 130 metri, istituita nel 1988 presso lo stesso ospedale Umberto I), il Parco Archeologico della Neapolis con il Teatro greco e l’Orecchio di Dionisio, la Piazza della Vittoria con i resti del Santuario di Demetra e Kore, il Foro Siracusano e, in direzione sud, il ponte per Ortigia. La fermata AST più vicina, contrassegnata sulle paline «Corso Gelone (Chiesa S. Rita)» e catalogata nei sistemi di trasporto come «Gelone Ovest 3», porta il nome stesso della chiesa ed è servita dalle principali linee urbane del corso (nel sistema attuale principalmente le linee 122 e 125, in passato anche le storiche 1, 2, 3, 4, 11, 12, 21, 22, 23).

Storia

Prospettiva della Chiesa di Santa Rita vista frontalmente da corso Gelone con la pensilina del bus in primo piano
La chiesa vista dal marciapiede opposto di corso Gelone, con la pensilina dell’autobus AST «Corso Gelone (Chiesa S. Rita)» e gli edifici residenziali del tratto alto del corso.

Dalla rettoria del 1959 alla parrocchia del 1988

La storia pastorale di Santa Rita come luogo di culto autonomo inizia nel dicembre 1959, quando il giovane sacerdote Alfio Inserra, ordinato sacerdote a Francofonte l’8 aprile 1951 da Mons. Ettore Baranzini e in seguito laureato in teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma nel 1953, fu incaricato della cura d’anime nel nuovo tempio sorto lungo il corso. In quella stessa data — l’8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione — fu fondato nei locali annessi il gruppo scout ASCI Siracusa 4°, che iniziò ufficialmente la sua attività proprio sotto la guida di Inserra, dando il via a una tradizione pastorale educativa che prosegue senza interruzioni fino ai giorni nostri. L’arcivescovo di Siracusa, al momento della fondazione della rettoria, era Mons. Ettore Baranzini (in carica dal 1933 al 1968), il cui nome è tuttora ricordato nella lapide commemorativa posta all’interno della chiesa come riferimento di origine del tempio.

L’erezione canonica della parrocchia avvenne invece quasi trent’anni più tardi, il 1° agosto 1988, con il decreto RPG 135 emesso dall’arcivescovo Mons. Calogero Lauricella (1973-1989) in applicazione del nuovo Codex Iuris Canonici del 1983. La data si inserisce nell’ondata coordinata di riordino territoriale che interessò l’Arcidiocesi tra il 1986 e il 1989: in quella fase furono istituite formalmente quasi tutte le parrocchie moderne della città (tra cui San Paolo Apostolo, Maria Madre di Dio a Santa Panagia, Maria SS. Addolorata a Grottasanta, San Luca all’ospedale Umberto I, Maria SS. della Misericordia e dei Pericoli, Santa Lucia al Sepolcro, Sacra Famiglia), molte delle quali operavano di fatto come rettorie o chiese succursali già da decenni. Per Santa Rita, come per diverse altre, il 1988 segna la formalizzazione giuridica di una realtà pastorale ben avviata sin dalla fine degli anni cinquanta.

Gli anni di Mons. Alfio Inserra (1959-2011)

Mons. Alfio Inserra (Francofonte, 4 agosto 1927 – Siracusa, 17 dicembre 2011) è stato una figura di rilievo del clero e del giornalismo cattolico siracusano del secondo Novecento. Oltre a guidare Santa Rita per cinquantadue anni, canonico penitenziere della Cattedrale, nel 1983 fondò con Mons. Sebastiano Gozzo il settimanale diocesano Cammino, del quale fu direttore per ventinove anni. La sede storica della redazione gravitò per decenni nell’orbita della parrocchia. Inserra fondò anche la sezione siracusana dell’UCSI (Unione cattolica della stampa italiana) nel 1996, fu delegato regionale della FISC per la Sicilia, sedette nel consiglio di amministrazione del quotidiano Avvenire e fu corrispondente de L’Osservatore Romano.

Nella parrocchia Inserra avviò anche numerose opere educative e sociali, tra cui la Scuola Mediterranea per Assistenti Sociali e varie scuole materne, elementari e medie parrocchiali, contribuendo a radicare la chiesa nel tessuto del quartiere. La Giunta comunale di Siracusa approvò all’unanimità l’intitolazione di una via a suo nome nel 2016, su proposta del Settore servizi demografici datata 17 maggio di quell’anno; l’inaugurazione, voluta simbolicamente il 24 gennaio 2019 (festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti), fu celebrata alla presenza del sindaco Francesco Italia e del sindaco di Francofonte Daniele Lentini, con Messa presieduta dal vicario generale Mons. Sebastiano Amenta. La via dedicata a Inserra si trova nel quartiere Epipoli, come prima traversa a sinistra di via Enrico Di Luciano, nei pressi dell’Ospedale Rizza.

La consacrazione dell’edificio sotto Giuseppe Costanzo

Lapide della consacrazione della Chiesa di Santa Rita a Siracusa: marmo bianco con iscrizione in lettere dorate, ritratto di Mons. Alfio Inserra e frammenti antichi di affreschi murati
Parete della controfacciata con la lapide marmorea della consacrazione dell’edificio, che ricorda il parroco Mons. Alfio Inserra, l’arcivescovo consacrante Mons. Giuseppe Costanzo, l’arcivescovo Ettore Baranzini quale figura di riferimento della fondazione e il richiamo al Beato Papa Giovanni XXIII. A sinistra, frammenti antichi di affreschi provenienti dal cantiere, murati a memoria del sito. A destra, il ritratto in cornice dorata rettangolare di Mons. Inserra, primo rettore e parroco della chiesa.

La lapide marmorea collocata in controfacciata ricorda la consacrazione solenne dell’edificio, avvenuta tra la fine del Novecento e i primi anni Duemila sotto l’arcivescovo Mons. Giuseppe Costanzo (1989-2008). L’iscrizione menziona Inserra come parroco in carica, cita a posteriori Mons. Ettore Baranzini come arcivescovo dell’origine della chiesa e richiama il «Beato Papa Giovanni XXIII», beatificato da Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000: indizio che colloca la consacrazione dopo quella data. Sotto la lapide sono esposti alcuni frammenti antichi di affreschi — probabilmente recuperati nel corso dei lavori — murati a testimonianza del legame materiale dell’edificio con il sito.

Mons. Giuseppe Sudano (dal 2011)

Dopo la scomparsa di Inserra, il 17 dicembre 2011, la guida della parrocchia è stata affidata a Mons. Giuseppe Sudano, indicato sulla stampa locale anche come «don Pippo Sudano». La sua opera si è caratterizzata per il consolidamento delle principali attività pastorali e per un rinnovato protagonismo civico della parrocchia: nel 2016, in occasione del Giubileo straordinario della Misericordia, l’arcivescovo Mons. Salvatore Pappalardo (2008-2020) concesse alla chiesa la facoltà di ospitare le celebrazioni giubilari con possibilità di lucrare l’indulgenza straordinaria, in coincidenza con i giorni della festa patronale di maggio; nel 2022 l’arcivescovo Mons. Francesco Lomanto presiedette personalmente la Messa solenne della festa, segnando il ritorno alla normalità dopo le restrizioni legate alla pandemia.

Nel dicembre 2020, in piena emergenza sanitaria, la parrocchia concesse in comodato d’uso al Comune di Siracusa quattro aule al piano terra dell’edificio per ospitare ottantuno alunni (una classe IV e tre classi V) dell’Istituto Comprensivo Paolo Orsi, garantendo le distanze di sicurezza richieste dal protocollo: la benedizione degli spazi riconvertiti a uso didattico fu impartita da Mons. Sudano. Negli anni successivi la parrocchia ha continuato a ospitare iniziative di solidarietà, tra cui raccolte di giocattoli usati per la Croce Rossa Italiana (2021), ed è stata sede di funerali di figure pubbliche cittadine.

Architettura

La facciata

Dettaglio della facciata della Chiesa di Santa Rita di Siracusa: statua bronzea della santa in nicchia sopra il portale e grande finestra verticale
Dettaglio della facciata: la statua bronzea di santa Rita in abito agostiniano, ospitata nella nicchia centrale sopra il portale; sopra di essa, la grande vetrata verticale incorniciata da elementi in pietra rossastra. Tutto attorno è visibile la fitta decorazione a foglie stilizzate del rivestimento.

La facciata della chiesa è un esempio di architettura sacra post-conciliare nel contesto urbano siracusano. Il fronte, sviluppato in altezza, termina in un coronamento a vela dal profilo semicircolare che sostituisce il classico timpano tradizionale e allude, nella sua geometria, a una tenda o a un padiglione protettivo, profilo che rientra nella tradizione dell’architettura sacra post-conciliare italiana, dopo opere di riferimento come la Chiesa dell’Autostrada del Sole di Giovanni Michelucci (1960-64). Il rivestimento è costituito da lastre di pietra calcarea iblea di colore bianco-paglierino, disposte a corsi orizzontali; su questa superficie chiara si distende, con densità crescente verso il basso, una fitta decorazione a rilievo costituita da piccoli elementi di forma affusolata, assimilabili a foglie stilizzate o gocce, che conferiscono alla parete un effetto vibratile di luce e ombra visibile soprattutto nelle ore del tramonto.

Al centro si apre il portale ligneo, preceduto da una breve gradinata e incorniciato da un pronao architravato sostenuto da pilastri in pietra rossa. Sopra il portale, in corrispondenza della mensola di copertura, è collocata in nicchia aperta una statua bronzea di santa Rita nella consueta iconografia agostiniana: abito nero, velo coprente, mani giunte al petto, lievemente inclinata. Più in alto, la grande finestra verticale a maglie rettangolari garantisce l’ingresso diretto della luce del sole fino al fondo della navata; la finestra è incorniciata da elementi in pietra rossastra che la riquadrano rendendola l’elemento centrale del prospetto. La sommità della facciata è coronata da una croce di ferro sorretta da un’antenna sottile, mentre un paio di catene pendenti dalla parete superiore sono probabili residui dei lavori di manutenzione.

Sul lato meridionale della chiesa, dove il volume architettonico gira lungo una strada secondaria, si apre un ingresso laterale monumentale costituito da un pronao in calcestruzzo a quattro pilastri massicci, con un’iscrizione in stile di lapide votiva («Io sono il Signore tuo Dio, non avrai altro Dio all’infuori di me»), che conduce a un portone ligneo in posizione più rialzata rispetto al sagrato principale. Lo stile del pronao è brutalista, con superfici di cemento trattate a bugnato rustico e angoli squadrati, in contrasto con la levità della facciata principale.

Impianto interno

Interno della Chiesa di Santa Rita a Siracusa: navata unica vista verso il presbiterio, con volta a botte, vetrate laterali policrome e crocifisso ligneo sul fondo
Veduta della navata principale verso il presbiterio: impianto basilicale a navata unica con volta a botte, scandita lateralmente da paraste rivestite in mosaico grigio. In alto si aprono le vetrate verticali, a due a due, con motivi geometrici gialli e bianchi. Nell’arco trionfale in fondo è visibile, contro la parete absidale affrescata, il grande crocifisso ligneo scolpito di richiamo sandamianiano.

L’interno dell’edificio si svolge su una pianta basilicale a navata unica di notevole sviluppo longitudinale, chiusa da un’abside semicircolare. Le pareti laterali presentano paraste rivestite in mosaico di tessere grigie quadrate, che incorniciano altrettanti ambienti poco profondi destinati alle cappelle secondarie. La copertura è a volta a botte, di colore bianco, sostenuta da un cornicione continuo: una soluzione che recupera modelli tradizionali ma con linguaggio moderno, privo di decorazioni a stucco o di ornamenti figurativi sulla volta stessa.

La luce zenitale è garantita da una sequenza di vetrate verticali disposte su entrambi i lati della navata in gruppi regolari, a reticolo geometrico giallo e bianco: la policromia è semplice, non figurativa, e produce all’interno un effetto di luce diffusa morbida che predilige il colore caldo. Il pavimento è in granito terrazzato di grana minuta tipico dell’edilizia italiana del dopoguerra, alternato da fasce più chiare in corrispondenza dei passi architettonici. I banchi, moderni, sono in legno chiaro con inginocchiatoio imbottito; la capienza è estesa dalle sedie accatastate ai lati che vengono disposte durante le ricorrenze più affollate.

Interno della Chiesa di Santa Rita a Siracusa: controfacciata vista dall'altare con arco contenente la raggiera del sole e la vetrata verticale che illumina la navata
Controfacciata vista dal presbiterio: al centro, in corrispondenza dell’ingresso, campeggia la raggiera solare in listelli lignei dorati che incornicia, sul culmine dell’arco, il disco centrale rosso; dietro, la grande vetrata verticale filtra la luce esterna. Il motivo cristologico del sole raggiante — simbolo biblico di Cristo «sole di giustizia» — ricorre simmetricamente nell’abside opposta.

Un elemento iconografico distintivo dell’aula è la raggiera solare, presente sia in controfacciata, in corrispondenza dell’ingresso principale, sia nell’abside dietro l’altare. Si tratta di due composizioni simmetriche: fasci radiali di listelli lignei dorati convergono verso un disco centrale rosso, richiamando il sole raggiante che nelle Scritture simboleggia Christus sol iustitiae (Malachia 3,20). Dalla controfacciata si gode una vista panoramica sull’intera navata; l’organo è posto in alto, in una cantoria laterale sinistra aggettante sopra il presbiterio, con canne di alluminio a vista disposte secondo il tipico schema moderno a ventaglio.

Il presbiterio e il crocifisso ligneo

Presbiterio della Chiesa di Santa Rita a Siracusa con crocifisso ligneo sandamianiano, altare in marmo rosso e affresco absidale a sfondo solare
Il presbiterio: altare in marmo rosso di Sicilia a monolite, scalinata curva rivestita dello stesso materiale, grande crocifisso ligneo a rilievo su pannello sagomato a richiamo del crocifisso di San Damiano, sospeso davanti alla parete absidale. Sullo sfondo, l’affresco absidale a sole raggiante con disco rosso centrale; a sinistra, la cantoria dell’organo sopra il presbiterio.

Il presbiterio, sopraelevato rispetto al pavimento della navata da una scalinata curva in marmo rosso di Sicilia, è occupato al centro da un altare monolitico nello stesso materiale, rivolto verso l’assemblea secondo le disposizioni liturgiche del Messale di Paolo VI (1969). Al lato destro è collocato l’ambone in marmo e, dietro di esso, un piccolo leggio mobile per la proclamazione delle letture. La sede presidenziale, in legno rosso imbottito, si affaccia frontalmente verso i fedeli.

L’elemento focale del presbiterio è il monumentale crocifisso ligneo, sospeso davanti alla parete absidale a circa tre metri di altezza. Si tratta di una scultura novecentesca a rilievo su pannello ligneo sagomato, con Cristo scolpito al centro, in una conformazione che richiama la tipologia del celebre Crocifisso di San Damiano (XII secolo) venerato da san Francesco intorno al 1205 e oggi conservato nella Basilica di Santa Chiara ad Assisi. Rispetto al prototipo — un’icona dipinta su tavola con Cristo vivente e personaggi attorno —, l’opera della chiesa siracusana conserva il carattere di Cristo vittorioso (con gli occhi aperti e privo di segni di agonia) e la sagoma caratteristica a tre pannelli, ma è interamente plasmata a bassorilievo ligneo senza le figure laterali dipinte dell’originale. Il modello, nato in ambito francescano, è ricorrente nelle chiese italiane post-conciliari — anche in contesti non francescani come questo — per la sua valenza teologica di sintesi fra passione e risurrezione.

Sul fondo, la parete absidale ospita un grande affresco astrale di artista non identificato: sul piano neutro dominano un sole raggiante arancio-giallo con disco rosso centrale, ripreso simmetricamente alla raggiera della controfacciata, e grandi pennellate geometriche che evocano fiamme, fuochi sacrificali, messe in movimento dall’irruzione della luce pasquale. L’accostamento fra crocifisso ligneo arcaicizzante e sfondo astratto moderno produce un forte contrasto cromatico e simbolico.

Cappelle, altari e opere d’arte

La cappella del Sacro Cuore di Gesù

Cappella del Sacro Cuore di Gesù nella Chiesa di Santa Rita a Siracusa: statua policroma, altare in marmo rosso, crocifisso ligneo e scritta rossa 'Sacro Cuore di Gesù confido in te'
Cappella del Sacro Cuore di Gesù: statuetta devozionale policroma posta su mensola, con sotto la scritta votiva «Sacro cuore di Gesù confido in te»; altare laterale in marmo rosso della stessa pietra impiegata nel presbiterio, accanto al quale è collocato a terra un crocifisso processionale ligneo scuro con stelo alto.

Sulla parete destra della navata si apre la cappella del Sacro Cuore di Gesù, uno degli altari laterali principali della chiesa, tradizionalmente frequentato per le devozioni individuali. La cappella è arredata con una statuetta policroma del Sacro Cuore in gesso dipinto di tipologia devozionale ottocentesca, posta su una piccola mensola alla parete, con un crocifisso processionale ligneo scuro a stelo alto collocato a terra accanto all’altare. La scritta votiva Sacro cuore di Gesù confido in te, in caratteri rossi applicati direttamente sul muro, riprende l’invocazione tradizionale della devozione al Sacro Cuore diffusa da santa Margherita Maria Alacoque (XVII secolo) e canonizzata dal culto moderno di Cristo Re. L’altare laterale in marmo rosso, con tovaglia di pizzo bianco, presenta la stessa tipologia dell’altare maggiore e della scalinata presbiterale, segno di un progetto di arredo unitario.

La cappella della Madonna

Cappella della Madonna nella Chiesa di Santa Rita a Siracusa: statua mariana in gesso dipinto, drappo azzurro di fondo, altare con tovaglia bianca
Cappella della Madonna: statua mariana monocroma in materiale chiaro (gesso o marmo artificiale color avorio), con la mano destra raccolta al petto e la sinistra leggermente scostata verso l’esterno; alle spalle, un drappo azzurro di raso fa da sfondo; sotto, l’altare con tovaglia bianca decorata a ricamo e ancore simboliche. Ai piedi, un piccolo crocifisso incorniciato e un’icona tradizionale.

Simmetrica alla cappella del Sacro Cuore, sulla parete sinistra della navata si apre la cappella della Madonna. Al centro, rialzata su un piedistallo e incorniciata da un drappo azzurro di raso, è venerata una statua mariana a grandezza quasi naturale in materiale chiaro monocromo (gesso o marmo artificiale color avorio), con la mano destra raccolta al petto e la sinistra leggermente scostata verso l’esterno, in un’iconografia riconducibile alla tipologia della Regina Pacis, diffusa nel secondo Novecento con varie repliche devozionali. Sul piccolo altare, coperto da una tovaglia bianca con ricami ad ancore simboliche (iconografia della spes nostra, cfr. Eb 6,19), sono deposti normalmente fiori freschi e rose durante i mesi mariani. La cappella è punto di ritrovo preferenziale durante le novene mariane e la festa dell’Immacolata dell’8 dicembre, data significativa perché coincide anniversariamente con la nascita della rettoria (1959).

La cappella agostiniana

Cappella agostiniana con scultura dorata di monaca (santa Monica o Madonna Addolorata) su parete a mosaico grigio e altare in marmo
Cappella agostiniana: scultura bronzea dorata raffigurante una figura femminile velata in atteggiamento raccolto (probabilmente santa Monica, madre di Sant’Agostino, o una Vergine Addolorata), fissata a parete contro il rivestimento a mosaico grigio; sotto, altare in marmo rosso con tovaglia bianca. Sulla sinistra, un crocifisso astile in metallo.

Una cappella laterale affacciata sul lato destro della navata ospita una figura femminile in bronzo dorato appesa a parete, nell’iconografia della monaca velata in atteggiamento raccolto. L’identificazione, suggerita dal contesto dedicatorio della chiesa, potrebbe essere santa Monica (Tagaste c. 332 – Ostia 387), madre di Sant’Agostino e figura dell’Ordo Sancti Augustini al quale apparteneva anche santa Rita. In alternativa, la figura potrebbe rappresentare una Madonna Addolorata; mancando sulla scultura attributi chiaramente riconoscibili, l’identificazione precisa resta da accertare. La scultura si staglia contro il rivestimento a mosaico di tessere grigie del fondale, mentre l’altare sottostante, in marmo rosso come nelle altre cappelle, presenta la stessa tovaglia bianca semplice. Il piccolo crocifisso astile in metallo sulla sinistra è normalmente usato per le processioni all’interno della chiesa.

La cappella di san Pio da Pietrelcina

Cappella di san Pio da Pietrelcina nella Chiesa di Santa Rita con statua policroma del santo e grande tela della Crocifissione
Cappella dedicata a san Pio da Pietrelcina: statua policroma del santo cappuccino a grandezza naturale, con saio marrone e mani raccolte al petto, su piedistallo marmoreo affiancato da colonnine tornite in legno con vasi di piante ornamentali. Alla parete, una tela della Crocifissione di ambito siciliano del XVII-XVIII secolo, con Cristo, la Vergine e san Giovanni; sulla destra un leggio con pannello esplicativo.

Uno spazio devozionale autonomo, ricavato in un angolo della navata laterale, è dedicato a san Pio da Pietrelcina (1887-1968), canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2002 e inserito stabilmente nell’iconografia devozionale post-conciliare italiana. La statua, a grandezza naturale, lo ritrae nell’abito cappuccino marrone e scuro, con le mani raccolte al petto e il volto segnato, secondo un’iconografia molto diffusa nelle botteghe devozionali italiane. Ai lati sono disposte colonnine tornite in legno con vasi di piante ornamentali che arricchiscono l’atmosfera devozionale.

Sulla parete alle spalle è appesa una tela della Crocifissione di ambito siciliano meridionale collocabile per tipologia e maniera tra XVII e XVIII secolo, con Cristo in croce, la Vergine Maria dolente sulla sinistra e san Giovanni Evangelista sulla destra. L’opera, di autore ignoto e stilisticamente compromessa dal tempo, mostra una vicinanza al gusto tardo-manierista o controriformistico siciliano. Un piccolo leggio con pannello esplicativo, posto accanto alla cappella, funge da supporto catechetico e di preghiera per i fedeli.

L’altorilievo ligneo del Figliol prodigo

Altorilievo ligneo del Figliol prodigo nella Chiesa di Santa Rita a Siracusa: tre pannelli in legno scolpito con figura in ginocchio, figura giacente a terra e testo biblico
Altorilievo ligneo del Figliol prodigo, collocato sopra l’area del confessionale: composizione a tre pannelli sovrapposti che raffigura il figlio pentito in ginocchio, con il volto nascosto fra le mani, e in basso una seconda figura umana giacente e denudata (probabilmente lo stesso figlio nella sua condizione di degradazione morale prima del pentimento, secondo la chiave di lettura «era morto ed è tornato in vita» di Lc 15,24); sul pannello destro è riportato il testo biblico «Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te, non sono più degno di essere chiamato tuo figlio» (Lc 15,21).

Tra le opere d’arte della chiesa, in una zona laterale dedicata alle confessioni, è collocato un altorilievo ligneo a tre pannelli raffigurante la parabola del Figliol prodigo (Lc 15,11-32). L’opera, di fattura novecentesca riconducibile ad artista locale non ancora identificato, mostra sul pannello centrale la figura del figlio minore pentito, inginocchiato e rannicchiato, con il volto nascosto fra le mani in atteggiamento di pianto e vergogna. Ai piedi della composizione è scolpita una seconda figura umana giacente, priva di abiti: secondo l’interpretazione iconografica più convincente, si tratta dello stesso figlio prima del pentimento, reso nella sua condizione di degradazione morale e spirituale (secondo la chiave di lettura «era morto ed è tornato in vita» di Lc 15,24). Sul pannello destro è scolpito a lettere capitali, con tratto contemporaneo, il testo esatto del versetto 21 del capitolo: «Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te, non sono più degno di essere chiamato tuo figlio».

La collocazione dell’altorilievo in corrispondenza dello spazio dedicato alle confessioni non è casuale: la parabola del figliol prodigo è infatti la lettura evangelica tradizionalmente privilegiata dalla pastorale del sacramento della Riconciliazione post-conciliare, che nel Rito di Riconciliazione (1973) propone esplicitamente il brano come testo proclamato nella celebrazione comunitaria. L’opera funge quindi da supporto catechetico visivo per i fedeli che si accostano al sacramento.

Il ciclo di tele novecentesche

Ciclo di tele novecentesche nella Chiesa di Santa Rita a Siracusa: scena familiare, Ultima Cena stilizzata, figura di profeta/apostolo su sfondo di città in pietra
In una cappella laterale, un ciclo di tele figurative novecentesche rappresenta scene evangeliche e agiografiche con un linguaggio moderno semplificato: a sinistra una scena familiare di gruppo, al centro una versione fortemente stilizzata dell’Ultima Cena con calice e ostie al centro della tavola, a destra una figura di profeta o apostolo vestito di bianco su sfondo di città mediterranea in pietra calcarea.

Uno degli ambienti laterali più ampi della chiesa, dotato di una certa autonomia spaziale, ospita un ciclo di tele figurative novecentesche di grandi dimensioni, disposte in sequenza contro la parete in mosaico grigio. Le opere sono riconducibili a un progetto pittorico unitario, probabilmente commissionato a un pittore locale nella seconda metà del Novecento. Si distinguono in particolare tre pannelli:

  • Una scena familiare (sulla sinistra) con figure adulte e giovani disposte in gruppo, in un’ambientazione semplificata, che evoca forse la Sacra Famiglia o un’Annunciazione del ritorno; lo stile è figurativo-riduttivo, con attenzione al disegno dei volti e alle masse cromatiche solide.
  • Una versione stilizzata dell’Ultima Cena (al centro), con Cristo e gli apostoli disposti attorno a una tavola circolare su cui sono deposti pane, calice e ostie; i volti sono intenzionalmente astratti o appena delineati, in una soluzione iconografica che richiama l’iconostasi bizantina più che il realismo occidentale.
  • Una figura di profeta o apostolo vestito di bianco, a braccia aperte (sulla destra), in piedi su uno sfondo urbano realizzato in pietra calcarea giallastra — probabile allegoria della missione cristiana nel mondo o della stessa città di Siracusa.

L’artista al momento non è stato identificato; il linguaggio si colloca nella pittura religiosa italiana della seconda metà del Novecento, con un impianto figurativo semplificato e un uso essenziale del colore.

Una tela antica in attesa di restauro

Tela antica conservata nella Chiesa di Santa Rita a Siracusa: dipinto degradato con scena drammatica, probabilmente una Deposizione di Cristo, in attesa di restauro
Tela antica — probabilmente una Deposizione o un Compianto su Cristo morto — in stato di conservazione gravemente compromesso, esposta in attesa di un intervento di restauro. Si riconoscono a stento una croce reclinata in diagonale, alcune figure dolenti e il corpo di Cristo.

Ai margini dell’area dei cicli pittorici novecenteschi è esposta una tela antica in stato di conservazione compromesso, il cui soggetto iconografico è ancora parzialmente leggibile: al centro si intuisce una croce reclinata in diagonale, con una figura rossovestita che la sorregge, e accanto un corpo di Cristo morto in primo piano; sullo sfondo si stagliano altre figure dolenti e una lancia appena visibile. L’identificazione del soggetto oscilla fra una Deposizione dalla croce (con Cristo che viene adagiato a terra) e un Compianto sul Cristo morto con il Calvario alle spalle.

L’opera, di dimensioni circa 150×190 cm, mostra i segni tipici di un lungo soggiorno in ambiente umido o mal illuminato: estese aree annerite, aloni, sollevamenti della pellicola pittorica, fori di vecchie chiodature. La maniera è riconducibile all’ambito siciliano del XVII-XVIII secolo con possibili suggestioni caravaggesche (il forte contrasto chiaroscurale, l’uso del rosso in primo piano); un cartiglio didattico posto accanto alla tela, solo parzialmente leggibile, sembra indicare una formula di dono come «Dono del… Concetto F.», suggerendo che l’opera possa essere stata offerta alla parrocchia in anni relativamente recenti. L’opera necessiterebbe di un intervento di restauro conservativo.

La lapide commemorativa del sottotenente Lino Giovanni

Lapide commemorativa del sottotenente Lino Giovanni morto a Oranki nel 1943, con teca sotto per cimeli
Lapide in ricordo del sottotenente Lino Giovanni, morto in prigionia nel campo di concentramento sovietico di Oranki e sepolto in una fossa comune (1919-1943): «I fratelli qui posero». Sotto, una teca vetrata un tempo destinata a custodire cimeli o un tricolore commemorativo.

Tra le memorie civili ospitate nella chiesa è collocata, in una parete laterale, la lapide marmorea in ricordo del sottotenente Lino Giovanni, soldato italiano nato nel 1919 e morto nel 1943 nel campo di concentramento sovietico di Oranki, nell’oblast’ di Gor’kij (l’odierna Nižnij Novgorod). Il campo di Oranki, attivo dal 1941 al 1947, fu uno dei principali lager del sistema GULag destinati a prigionieri di guerra, tra cui migliaia di soldati italiani dell’ARMIR catturati durante la ritirata di Russia (dicembre 1942 – gennaio 1943). Migliaia di essi morirono per fame, freddo e malattie nei primi mesi di prigionia e furono sepolti in fosse comuni ai piedi delle mura del campo.

L’iscrizione, sobria, recita: «In ricordo del S. Ten. Lino Giovanni, morto in prigionia in Russia e sepolto in una fossa comune sotto le mura di Oranki — 1919-1943 — I fratelli qui posero». Sotto la lapide è collocata una teca vetrata con fondo azzurro, destinata presumibilmente a custodire un cimelio personale del caduto, oggi vuota. La presenza della memoria in una chiesa di nuova fondazione testimonia il ruolo della parrocchia come punto di raccoglimento per la comunità del quartiere, in particolare per le famiglie dei caduti della seconda guerra mondiale, in un tempo in cui molti rimpatriati italiani dall’URSS erano tornati solo negli anni ’50 e i familiari dei dispersi avevano trovato nelle chiese uno spazio per il loro lutto collettivo.

La dedicazione e il culto di santa Rita

Santa Rita da Cascia

Santa Rita (Margherita Lotti, Roccaporena di Cascia, 1371 o 1381 ca. – Cascia, 22 maggio 1457) è la monaca agostiniana alla quale la chiesa è dedicata. La sua vicenda biografica, come attestata dalle fonti agiografiche secentesche e riorganizzata dalla storiografia moderna, prevede un matrimonio con Paolo Mancini — terminato tragicamente con l’assassinio del marito —, la morte prematura dei due figli, una lunga resistenza prima dell’ingresso nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena a Cascia, e circa quarant’anni di vita religiosa, segnati nel 1432 dal celebre stigma della spina, ferita frontale rimasta aperta fino alla morte. Beatificata nel 1627 da Urbano VIII e canonizzata il 24 maggio 1900 da Leone XIII, è venerata come santa degli impossibili e patrona delle cause disperate, delle donne sposate infelici, delle vittime di violenza coniugale e delle madri addolorate. Il suo corpo, ancora oggi parzialmente conservato (viso, mani e piedi mummificati), riposa in urna d’argento e cristallo nella Basilica di Santa Rita a Cascia, consacrata nel 1947.

Sul piano iconografico, la santa è rappresentata con l’abito agostiniano nero e il velo, spesso con un crocifisso fra le mani, una rosa o un mazzo di rose (per il miracolo delle rose fiorite in gennaio richieste alla cugina morente), a volte le api bianche (legate a una tradizione infantile) e la caratteristica spina in fronte. In Sicilia la devozione a Rita è documentata sin dal primo Novecento, con particolare intensità a Palermo, dove la chiesa di Sant’Agostino — gestita dall’Ordine Agostiniano dal 1921 — è divenuta santuario diocesano nel 1988 ed è popolarmente detta anche «chiesa di Santa Rita». In siciliano la santa è affettuosamente denominata «aggiustamariti», per la reputazione di intercedere nelle crisi matrimoniali e familiari. A Siracusa il centro del culto ritiano è il tempio di corso Gelone, pur essendo la parrocchia affidata al clero diocesano e non a religiosi agostiniani.

La festa del 22 maggio

La ricorrenza liturgica del 22 maggio, dies natalis di santa Rita, è la festa principale della parrocchia e uno degli appuntamenti devozionali tradizionali della città. Il programma, consolidato su più decenni e ricostruibile dalle cronache della stampa locale (2014, 2016, 2018, 2022, 2024), si articola in una novena preparatoria, una vigilia e il giorno della festa.

La novena, dal 12 al 20 maggio, prevede ogni sera alle ore 18:00 il Rosario con coroncina a santa Rita e catechesi tematiche sulla famiglia, seguite alle 19:00 dalla Messa. Ogni giorno della novena è idealmente dedicato a una categoria specifica di intenzioni: anziani, madri in attesa, vedove e vedovi, membri della Compagnia di Santa Rita (confraternita locale), malati, comunità etniche, famiglie, genitori che hanno perso un figlio, consacrati e consacrate. Durante tutta la novena la statua della santa viene esposta all’esterno sul sagrato di corso Gelone, per consentire la preghiera dei fedeli indipendentemente dagli orari di apertura della chiesa.

La vigilia del 21 maggio si apre alle 18:45 con un corteo di ragazzi che portano la «fiaccola del perdono e della pace»; alle 19:00 viene celebrata la Messa della vigilia; alle 20:00 ha luogo la consegna delle rose alle famiglie. Nella stessa giornata si svolge la tradizionale marcia della pace organizzata dal gruppo scout AGESCI Siracusa 10° lungo corso Gelone, con arrivo in parrocchia; nella marcia del 2022 partecipò il sindaco Francesco Italia insieme al delegato di quartiere per Grottasanta.

Il 22 maggio le celebrazioni iniziano con le Messe mattutine alle 7:00, 8:00 e 9:00, proseguono con la Messa solenne delle 10:30 (nel 2024 presieduta dal vicario generale Mons. Sebastiano Amenta, nel 2022 dall’arcivescovo Francesco Lomanto), il Rosario delle 11:30 e la grande supplica e benedizione delle rose delle 12:00, cuore tradizionale della festa. Le celebrazioni pomeridiane (Messe alle 18:00, 19:00 e 20:15) prevedono ulteriori benedizioni delle rose.

La benedizione delle rose, simbolo iconografico centrale del culto ritiano, ricorda l’episodio agiografico del roseto che sarebbe fiorito in pieno gennaio per intercessione della santa, in risposta al desiderio di una rosa espresso dalla cugina morente. La tradizione popolare attribuisce alle rose benedette particolari virtù intercessorie: molti fedeli le conservano a casa per tutto l’anno o le portano sul luogo di lavoro e sui letti dei malati. La cronaca di SiracusaOggi del 2014 segnala la consuetudine di numerose devote di indossare la tipica veste in tessuto modesto come testimonianza del proprio voto a santa Rita, usanza comune alla devozione agostiniana di area meridionale.

Confraternite e associazioni devozionali

Il culto ritiano a Santa Rita è sostenuto da alcune realtà associative attive in parrocchia. La Compagnia di Santa Rita, confraternita o pia unione locale, è formalmente citata nelle intenzioni della novena ed è presumibilmente composta in prevalenza da donne adulte votate alla santa. Durante le celebrazioni di maggio intervengono anche i volontari dell’UNITALSI (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), che curano l’accoglienza dei malati e dei fedeli in difficoltà di movimento, l’accesso al sagrato e la distribuzione delle rose.

La parrocchia oggi

Il Vicariato Urbano e l’assetto pastorale

La parrocchia è parte del Vicariato Urbano dell’Arcidiocesi di Siracusa, una delle quattro circoscrizioni pastorali della diocesi (gli altri vicariati sono Augusta-Melilli, Lentini e Palazzolo-Floridia). Nel Vicariato Urbano, che comprende tutte le parrocchie del Comune di Siracusa, Santa Rita affianca altre realtà di rilievo come la Basilica della Madonna delle Lacrime, la Cattedrale della Natività di Maria in Ortigia, San Giovanni Battista all’Immacolata, Sacro Cuore di Gesù, San Luca e San Paolo Apostolo. L’arcivescovo in carica dal 2020 è Mons. Francesco Lomanto, subentrato a Mons. Salvatore Pappalardo.

Orari delle celebrazioni

Le Sante Messe sono celebrate con il seguente orario (in vigore dalla primavera 2025):

  • Lunedì-venerdì: ore 8:30 e 19:00
  • Sabato (anche prefestiva): ore 8:30 e 19:00
  • Domenica e solennità: ore 10:00, 12:30, 19:00

Nel periodo invernale l’orario serale è tradizionalmente anticipato alle 18:00, pratica comune alle parrocchie siciliane. Le confessioni si tengono in genere prima delle Messe festive e su richiesta; l’adorazione eucaristica è promossa in alcune giornate specifiche del calendario pastorale. Il rito celebrato è quello romano.

Il settimanale “Cammino” e la tradizione giornalistica

Tra gli elementi più caratteristici della storia recente della parrocchia figura il suo legame con il settimanale diocesano Cammino, fondato nel 1983 da Mons. Alfio Inserra insieme a Mons. Sebastiano Gozzo. Per decenni la redazione ha avuto base nei locali parrocchiali, e l’orientamento giornalistico del settimanale ha rispecchiato la sensibilità sociale ed ecclesiale del parroco fondatore, attento in particolare ai temi della cultura, della carità pastorale e della comunicazione di servizio pubblico. Cammino è tuttora attivo come uno dei principali settimanali cattolici della Sicilia, con edizione stampata e online.

Il gruppo scout AGESCI Siracusa 10

Nato l’8 dicembre 1959, lo stesso giorno della rettoria, come ASCI Siracusa 4° (Associazione Scautistica Cattolica Italiana), il gruppo fu fondato da un nucleo di giovani guidati da Mons. Inserra. Nel 1974, in seguito alla fusione nazionale fra ASCI (maschile) e AGI (femminile) che diede origine all’AGESCI (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani), la realtà siracusana confluì nel nuovo gruppo AGESCI Siracusa 10°, che raccolse anche le componenti femminili dell’AGI Siracusa 1°. Il gruppo è articolato, secondo lo schema scout, in quattro branche: il Branco della Rupe Felice (Lupetti e Coccinelle), il Reparto «Aldo La Porta» (Esploratori e Guide, intitolato a un giovane del gruppo scomparso durante un Grande Gioco nei primi anni), la Comunità Rover e Scolte «Martin Luther King», e la Comunità Capi. Gli incontri si svolgono di regola il sabato dalle 15:30 alle 19:15 nei locali della parrocchia.

Dopo la morte di Mons. Inserra, nel 2011, il gruppo è stato ufficialmente intitolato a lui (il fazzolettone scout azzurro bordato di rosso è ormai identificativo). AGESCI Siracusa 10° ha partecipato a diverse route nazionali (1975, 1986, 2014) e ai Jamboree Mondiali Scout di Inghilterra (2007), Svezia (2011) e Giappone (2015); regolarmente organizza la marcia della pace cittadina del 21 maggio in occasione della festa di santa Rita. Il gruppo è anche attivo in iniziative di servizio caritativo del quartiere (raccolte di giocattoli, banchi alimentari, accoglienza migranti).

Giubileo della Misericordia 2016 e opere sociali recenti

Nel 2016, in occasione del Giubileo straordinario della Misericordia indetto da papa Francesco, la chiesa fu designata come luogo giubilare di pellegrinaggio per la città di Siracusa: i fedeli potevano lucrare l’indulgenza giubilare anche recandosi a Santa Rita nei giorni della festa patronale (22 maggio 2016).

Accessibilità

La chiesa si trova direttamente su corso Gelone, con ingresso a livello del marciapiede preceduto da una breve gradinata di tre gradini in pietra calcarea. Non risulta documentata la presenza di una rampa fissa per persone in sedia a rotelle all’ingresso principale; l’ingresso laterale sul pronao monumentale è anch’esso sopraelevato di alcuni gradini. Per l’accesso di persone con disabilità motorie è dunque consigliabile contattare preventivamente la parrocchia al numero 0931 66151.

All’interno, la navata è pianeggiante e consente un’ampia libertà di movimento per carrozzine e passeggini, con corsia centrale larga e passaggi laterali tra i banchi. Il presbiterio è invece sopraelevato e raggiungibile solo tramite la scalinata curva. Non risulta al momento documentata l’installazione di un sistema a induzione magnetica (loop auricolare) per gli apparecchi acustici, né di segnaletica in Braille o di percorsi tattili per persone non vedenti o ipovedenti. Sul sagrato e in prossimità dell’edificio sono presenti parcheggi a pagamento lungo corso Gelone e nelle traverse (via Catania, via Tisia, via Piave), con tariffa oraria comunale. Il parcheggio scambiatore Von Platen, con navetta per il centro, dista circa 400 metri. La fermata bus AST «Corso Gelone (Chiesa S. Rita)» (catalogata anche come «Gelone Ovest 3») è immediatamente antistante la chiesa ed è servita dalla maggior parte delle linee urbane; la fermata dal lato opposto è denominata «Gelone Est 3 (Ospedale Umberto I)». I bagni sono disponibili nei locali parrocchiali, previa richiesta, ma non risultano certificati come accessibili ai sensi del DPR 503/1996.

Informazioni pratiche

Indirizzo: Corso Gelone 93, 96100 Siracusa (SR)
Coordinate: 37°04′21.4″N 15°16′54.4″E
Telefono: 0931 66151
Fax: 0931 461121
Email: rita.santa@virgilio.it
Facebook: Chiesa Santa Rita Siracusa
Parroco e rettore: Mons. Giuseppe «Pippo» Sudano
Diocesi: Arcidiocesi di Siracusa, Vicariato Urbano
Festa principale: 22 maggio (novena 12-20 maggio, vigilia 21 maggio)
Bus urbani: fermata AST «Corso Gelone (Chiesa S. Rita)»

Informazioni ancora da precisare

Alcuni dati storici sulla chiesa restano da precisare con pubblicazioni o fonti d’archivio. Un edificio di culto intitolato a Santa Rita era già operativo nel dicembre 1959, data di istituzione della rettoria; l’attuale configurazione architettonica — in particolare l’aula post-conciliare con pianta basilicale — è verosimilmente frutto di un cantiere successivo, non pienamente documentato nelle fonti consultate e non censito nelle raccolte del Ministero della Cultura sulle architetture del secondo Novecento. Restano da chiarire anche l’identità dell’architetto progettista, la data precisa della consacrazione (ipotizzabile tra il 2000 e il 2008 sulla base della lapide commemorativa interna, che richiama il «Beato» Papa Giovanni XXIII beatificato nel 2000) e gli autori delle principali opere d’arte custodite (crocifisso ligneo del presbiterio, affresco absidale, ciclo di tele novecentesche, altorilievo del Figliol prodigo, statua bronzea di facciata). Per un approfondimento si possono consultare l’Archivio Storico dell’Arcidiocesi di Siracusa (piazza Duomo 5) e la raccolta storica del settimanale Cammino.

Fonti

  • Arcidiocesi di Siracusa, Annuario degli enti — Parrocchia Santa Rita, arcidiocesi.siracusa.it (aggiornamento 12 agosto 2022).
  • Arcidiocesi di Siracusa, Elenco delle parrocchie — decreti di erezione canonica, PDF diocesano (consultato 2025).
  • GCatholic.org, scheda Chiesa Santa Rita, Church ID 49389, gcatholic.org.
  • OpenStreetMap, Way 307906858 — Chiesa di Santa Rita, openstreetmap.org.
  • Siracusa News, UCSI ricorda monsignor Alfio Inserra, parroco di Santa Rita cofondatore del settimanale Cammino, siracusanews.it.
  • Libertà Sicilia, Siracusa, Santa Rita da Cascia: al via le celebrazioni per la santa degli impossibili, 13 maggio 2024, libertasicilia.it.
  • SiracusaOggi, Festa di Santa Rita: benedizione delle rose nella parrocchia di corso Gelone, siracusaoggi.it.
  • SiracusaOggi, Rose per Santa Rita: i giorni della festa in corso Gelone tra rose e Giubileo, 2016, siracusaoggi.it.
  • SiracusaOggi, Quando il nuovo ospedale di Siracusa era l’Umberto I — Correva l’anno 1953, siracusaoggi.it.
  • Arcidiocesi di Siracusa, Una via intitolata a Mons. Inserra per celebrare san Francesco di Sales, 24 gennaio 2019, arcidiocesi.siracusa.it.
  • Chiese di Sicilia, Siracusa — Una via dedicata a Mons. Alfio Inserra, chiesedisicilia.org.
  • ScoutWiki, Siracusa 10 AGESCI, scoutwiki.org.
  • Gruppo Scout AGESCI Siracusa 10, siracusa10.it.
  • Moovit, Fermata Corso Gelone (Chiesa S. Rita), moovitapp.com.
  • QdS, Siracusa, quattro aule dell’Istituto Paolo Orsi ospitate dalla parrocchia di Santa Rita, qds.it.
  • Libertà Sicilia, Siracusa: donare i giocattoli usati per beneficenza alla chiesa Santa Rita, libertasicilia.it.
  • DinDonDan, Orari messe — Santa Rita Siracusa, dindondan.app.
  • Siracusa Turismo, Linee bus urbani, siracusaturismo.net.
  • Antonio Randazzo, Il quartiere Tiche di Siracusa, antoniorandazzo.it.
  • La Civetta di Minerva, La rendita e la speculazione a Siracusa dal 1953 al 1980, 27 luglio 2019, lacivettapress.it.
  • Censimento nazionale delle architetture italiane dal 1945 a oggi, Scheda Basilica Madonna delle Lacrime, MiC ID 5502, censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it.
  • N. Del Re, voce Rita da Cascia, in Bibliotheca Sanctorum, vol. XI, Città Nuova/Istituto Giovanni XXIII, Roma 1968, coll. 212-218.
  • L. Scaraffia, voce Rita da Cascia, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 87, Treccani, Roma 2016, treccani.it.
  • L. Lolli (a cura di), Il processo di beatificazione di santa Rita del 1626, Il Formichiere, Foligno 2023.
  • Portale del Santuario di Santa Rita a Cascia, santaritadacascia.org.
  • BCE CEI, L’architettura e l’arte sacra nell’immediato post Concilio, 13 novembre 2023, bce.chiesacattolica.it.

Scheda redatta da Alessandro Calabrò il 18 aprile 2026, con fotografie originali dell’autore e ricerca bibliografica integrata.