Arsenale greco di Siracusa

Complesso archeologico e cantiere navale dell’età greca nel Porto Piccolo di Siracusa.
Aggiornato in data 22 Dicembre 2025 da Alessandro Calabrò

L’Arsenale greco di Siracusa, noto anche come arsenale dionigiano, è un complesso archeologico situato nel quartiere Santa Lucia di Siracusa, lungo via Arsenale e in prossimità del Porto Piccolo (antico porto Lakkios, o porto Marmoreo). Costruito in epoca greca classica dal tiranno Dionisio I (IV secolo a.C.), fungeva da cantiere navale militare per la flotta siracusana (con circa 160 ricoveri coperti per triremi) ed è considerato uno dei più grandi arsenali del mondo antico.

Arsenale greco di Siracusa
Veduta generale dell'area archeologica dell'arsenale greco di Siracusa
Veduta generale dell’area archeologica dell’arsenale greco di Siracusa.
DenominazioneArsenale greco di Siracusa (Arsenale dionigiano)
UbicazionePorto Piccolo (Lakkios), Siracusa
Coordinate37.0697° N, 15.2901° E
TipoArsenale navale militare (cantiere e ricovero per triremi)
Strutture connesseTerme di Dafne (VI secolo d.C.)
StatoArea recintata; resti archeologici a vista, non aperta al pubblico
TutelaSoprintendenza BB.CC. di Siracusa (Regione Siciliana)

Localizzazione e inquadramento

L’area archeologica dell’arsenale greco si trova sulla costa settentrionale del Porto Piccolo di Siracusa. In età antica il complesso sorgeva a ridosso del litorale, mentre oggi risulta arretrato di circa 50 metri rispetto alla linea di riva, a causa di interramenti e modifiche della costa avvenuti nei secoli. L’area è delimitata da una recinzione metallica lungo via Arsenale e si presenta su un livello leggermente inferiore rispetto alla strada. La denominazione “arsenale greco” (o arsenale dionigiano) distingue questo sito dagli arsenali di epoca moderna della città e da altri arsenali storici della Sicilia (ad esempio quello di Taranto): in questo contesto ci si riferisce esclusivamente al cantiere navale dell’epoca greca siracusana.

Storia

L’arsenale navale siracusano fu costruito per volontà del tiranno Dionisio I il Vecchio nei primi anni del IV secolo a.C., nel contesto dei preparativi bellici contro Cartagine successivi alla pace del 405 a.C. Secondo lo storico Diodoro Siculo, Dionisio fece allestire simultaneamente oltre duecento navi da guerra e riparò le centodieci unità già esistenti; inoltre fece edificare, lungo tutto l’arco del Porto Lakkios, circa 160 grandi capannoni per il ricovero a secco delle imbarcazioni (νεώσοικοι, ossia “navalia”), la maggior parte capaci di ospitare due triremi ciascuno. L’arsenale risultante era uno dei più vasti del Mediterraneo antico, al punto che lo stesso Dionisio dovette realizzarne un secondo in aggiunta, per soddisfare tutte le esigenze della flotta. In posizione adiacente all’arsenale il tiranno fece erigere anche la sua cittadella fortificata sull’istmo di Ortigia (sbarrato da un muro con torri), così da controllare strategicamente sia l’arsenale sia l’accesso all’isola di Ortigia.

Nei decenni successivi, l’arsenale rimase il centro nevralgico della marina militare siracusana. I successori di Dionisio I, tra cui il figlio Dionisio II e poi il tiranno Gerone II, continuarono a utilizzare e potenziare la struttura per la costruzione e il ricovero delle navi da guerra. Attorno al 240 a.C., sotto il governo di Gerone II, nei cantieri dell’arsenale fu realizzata la celebre nave Syrakosia (nota anche come “Siracusia”), un’enorme quinquereme da trasporto ideata da Archimede: per le sue dimensioni straordinarie, solo il Porto Grande di Siracusa e il porto di Alessandria d’Egitto potevano accoglierla. Nel 212 a.C., durante l’assedio romano di Siracusa, la città cadde sotto il dominio della Repubblica romana (venendo annessa come provincia di Sicilia) e il ruolo militare dell’arsenale venne meno. Non si hanno indicazioni di un suo utilizzo strategico in epoca romana, benché i porti siracusani continuassero ad essere attivi per scopi commerciali e logistici.

In età tardoantica, parte dell’area dell’arsenale fu riutilizzata per nuove costruzioni. Tra il VI e il VII secolo d.C. fu impiantato sul suo lato occidentale un piccolo complesso termale noto come Terme di Dafne (o “bagni di Dafne”), i cui resti sono stati ritrovati presso il limite dell’area portuale. Alcuni studiosi ipotizzano – senza prove conclusive – che proprio in questi bagni, nel 668 d.C., sia stato assassinato l’imperatore bizantino Costante II, secondo il racconto dello storico Teofane. L’arsenale navale, invece, era probabilmente già in decadenza dopo la fine dell’età classica e fu definitivamente abbandonato in seguito alla conquista araba di Siracusa nell’878 d.C. In epoca medievale la zona dell’antico arsenale venne sfruttata come cava di pietra: i blocchi ancora in situ delle strutture superstiti furono estratti e reimpiegati altrove nei secoli successivi.

Resti archeologici

L’area conserva evidenti tracce in negativo dell’imponente impianto originario. Il pianoro roccioso presenta una serie di profondi incassi rettangolari paralleli, che costituivano le corsie di alaggio per tirare in secco le triremi. Tali canali allineati, un tempo aperti direttamente sul mare, accoglievano le carene delle navi da guerra; ai loro lati sorgevano gli ampi capannoni lignei (i neosoikoi) che coprivano e proteggevano le imbarcazioni e le attrezzature di bordo. Nel banco di roccia, attorno agli incassi, si notano inoltre numerosi fori e incavi quadrangolari, interpretabili come alloggiamenti per pali di legno e per i macchinari di sollevamento utilizzati nelle operazioni di costruzione e riparazione navale. In alcuni punti affiorano le basi “in negativo” di pilastri squadrati, ricavate anch’esse nella roccia, che fungevano da appoggio per le strutture portanti dei capannoni e per gli argani impiegati nel traino delle imbarcazioni. Sono riconoscibili anche tracce di un’antecedente cava di pietra (latomia) sul fondo di alcuni incassi, dove sono visibili i segni di taglio e distacco dei blocchi.

Resti delle corsie di alaggio scavate nella roccia all'interno dell'arsenale greco di Siracusa
L’area archeologica dell’arsenale greco di Siracusa: si notano le corsie di alaggio parallele scavate nella roccia (incassi per il rimessaggio delle triremi).

Delle strutture in muratura dell’arsenale, invece, non rimane nulla: i capannoni navali ormai in disuso furono smantellati e perfino i blocchi di fondazione vennero estratti per essere reimpiegati altrove, così che oggi l’impianto sopravvive quasi soltanto come impronta nel banco roccioso. Non si conservano elevati murari in situ, e quanto restava delle strutture lignee è andato perduto nel tempo.

Sul lato occidentale dell’area archeologica, al di sotto delle fondamenta di un edificio moderno, sussistono i resti delle citate Terme di Dafne, esplorati a suo tempo dall’archeologo Giuseppe Cultrera.

Pilastroni in cemento armato di un palazzo moderno costruito sopra i ruderi delle terme di Dafne a Siracusa
I resti tardoantichi delle terme di Dafne risultano oggi inglobati e parzialmente danneggiati dai pilastri di un edificio residenziale del dopoguerra, costruito sull’area archeologica.

Di questo piccolo complesso termale (forse a carattere privato) sono stati individuati diversi ambienti: tra essi due sale absidate e i locali dei praefurnia, con sospensurae e tubuli nelle murature, elementi tipici dell’impianto di riscaldamento. Le terme di Dafne, databili attorno al VI secolo d.C. con eventuali rifacimenti di epoca bizantina, rappresentano un unicum a Siracusa, essendo tra le poche architetture di età romano-bizantina visibili in città. Negli anni ’50, dopo la loro scoperta, venne costruito un palazzo residenziale sopra i ruderi: i pilastri in cemento dell’edificio furono infissi tra le strutture antiche, causando danni e distruzioni parziali al sito archeologico. Tale intervento, realizzato malgrado l’importanza del ritrovamento, ha di fatto “ingabbiato” i resti delle terme sotto la struttura moderna, rendendone difficoltosa la fruizione e la tutela.

Studi, scoperte e ricerche

L’ubicazione dell’arsenale siracusano fu a lungo oggetto di discussione tra gli eruditi moderni. Nel XVIII secolo, ad esempio, lo studioso Vincenzo Mirabella ipotizzò che l’arsenale navale di Dionisio I si trovasse all’interno del Porto Grande (dalla zona di Sant’Antonio fino ai Pantanelli), mentre il gesuita Bonanni lo collocò più a ovest, presso un luogo detto “Male Imposta”. Nel 1816 Giuseppe Maria Capodieci, nella sua opera Antichi monumenti di Siracusa, riferisce queste opinioni discordanti e riporta anche il parere del geografo seicentesco Filippo Cluverio, secondo cui un arsenale navale non avrebbe potuto trovarsi ai Pantanelli in tempo di guerra, essendo quella una posizione malsana e poco sicura. All’epoca alcuni ipotizzavano persino l’esistenza di due arsenali distinti (uno nel Porto Piccolo e uno nel Porto Grande), ma tale idea non è confortata da evidenze: le fonti antiche – Diodoro in primis – paiono riferirsi all’arsenale collocato lungo il Porto Lakkios, ossia nell’area dove i resti sono stati effettivamente rinvenuti.

Il riconoscimento archeologico del sito avvenne gradualmente tra Ottocento e primo Novecento. La presenza di strutture antiche nell’area venne segnalata e descritta in varie pubblicazioni dell’epoca, ma non risultano documentati scavi sistematici dell’arsenale in senso stretto, anche a causa dell’utilizzo della zona in epoca contemporanea: fino alla metà del ’900 un binario ferroviario litoraneo attraversava l’area lungo via Arsenale, ostacolando indagini estensive. Nel 1879, durante lavori lungo l’ex tracciato ferroviario, venne rinvenuto nei pressi delle terme di Dafne un piccolo tesoretto di epoca tardoantica: tra le monete e gli oggetti recuperati spicca un anello d’oro massiccio, che lo storico Bryce D. Lyon ipotizzò potesse essere appartenuto all’imperatore bizantino Costanzo II (figlio di Costante II), presente a Siracusa nel VII secolo.

Le ricerche subacquee condotte negli anni ’60 hanno confermato la topografia generale dell’antico Porto Lakkios e la linea di costa in età greca. In particolare, gli studi di Georgios Kapitän (1967–1968) rilevarono che il livello del mare nel periodo greco era più basso di circa 3–5 metri rispetto ad oggi, un dato coerente con la posizione attuale dei resti dell’arsenale (oggi non più sulla riva). Nel frattempo, negli anni ’50 l’archeologo Giuseppe Cultrera esplorò e descrisse dettagliatamente l’area delle terme di Dafne, documentando i resti del piccolo impianto tardoantico e richiamandone il valore storico. In tempi più recenti sono apparsi studi e note di valorizzazione riguardanti questo settore minore (ad esempio in riviste divulgative locali come Hermes-Sicily), ma manca ancora una monografia estesa sull’intero complesso. Le informazioni essenziali sono comunque confluite in schede di sintesi validate dagli organi competenti (ad esempio a cura della Soprintendenza nel portale Siracusa Turismo).

Conservazione, tutela e valorizzazione

Lo stato di conservazione del sito è precario e per lungo tempo l’area è rimasta in condizioni di abbandono. L’arsenale greco all’aperto è stato per decenni escluso dai circuiti di visita e invaso da vegetazione infestante: fino a pochi anni fa i profondi incassi risultavano colmati di terra e rifiuti, coperti da erbe alte e arbusti che rendevano i resti archeologici poco visibili e di difficile lettura. Anche le adiacenti terme di Dafne hanno sofferto a lungo l’incuria: dopo la costruzione del palazzo sovrastante, il sito termale non fu mai reso fruibile al pubblico ed è rimasto inaccessibile e semisepolto fino a tempi molto recenti. Attualmente l’area archeologica è delimitata lungo il perimetro da una recinzione metallica, ma non vi sono coperture protettive sopra i resti – esposti agli agenti atmosferici – né sistemi noti di videosorveglianza. La competenza istituzionale ricade sotto la Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa (Regione Siciliana) e, in linea teorica, anche sotto il Parco Archeologico di Siracusa istituito nel 2019 (che però al momento concentra la gestione sui monumenti della Neapolis). In pratica la tutela ordinaria e la manutenzione spettano alla Soprintendenza regionale, con il supporto del Comune di Siracusa per gli aspetti di decoro urbano.

Negli ultimi anni si sono susseguite alcune iniziative di pulizia e valorizzazione su base volontaria. In particolare, il 4 luglio 2015 un gruppo di militari statunitensi della base NAS di Sigonella, insieme a numerose associazioni locali (Italia Nostra, Sicilia Turismo per Tutti, Giovani per Siracusa, ecc.) e agli assessorati comunali, ha partecipato a una giornata di bonifica dell’area dell’arsenale greco. Nell’operazione sono state rimosse sterpaglie, rifiuti e vegetazione secca dall’intero perimetro, incluse le strutture delle terme di Dafne. L’iniziativa, rientrante nel programma di “buon vicinato” (Community Relations), si è conclusa con l’impegno delle autorità locali a inserire il sito nei percorsi turistici della città. Negli anni successivi (2015–2020) varie associazioni siracusane hanno continuato a promuovere attività di sensibilizzazione e piccoli interventi periodici per mantenere fruibile il sito, arrivando anche all’installazione di un cancello di ingresso e all’organizzazione delle prime visite guidate sperimentali in occasione di eventi culturali locali.

Ulteriori azioni di volontariato si sono svolte tra il 2022 e il 2024, coinvolgendo gruppi di cittadini autorizzati dalla Soprintendenza. Questi interventi hanno consentito nuove pulizie straordinarie e aperture eccezionali al pubblico, in particolare nella zona delle terme di Dafne. Ad esempio, il 27 ottobre 2024 è stata aperta per un giorno l’area sotterranea delle terme dopo un intervento di pulizia volontaria, permettendo ai cittadini di visitare per la prima volta i resti inglobati sotto il palazzo. Tali aperture dimostrative hanno suscitato interesse e richiamato l’attenzione sul valore storico di questo sito “minore”, evidenziando la necessità di interventi di consolidamento e di illuminazione per una fruizione stabile. Fino ad ora, però, non sono stati attuati progetti strutturali di restauro o di valorizzazione su larga scala, né risultano stanziamenti finanziari dedicati: l’arsenale greco rimane di fatto uno dei “monumenti dimenticati” di Siracusa, in attesa di misure di recupero che ne consentano un’apertura continuativa al pubblico.

Accessibilità

L’area archeologica dell’arsenale greco non è aperta regolarmente al pubblico. La zona è chiusa da cancelli e reti metalliche e i resti sono osservabili solo dall’esterno, ad esempio affacciandosi dal marciapiede di via Arsenale o da punti elevati circostanti. Non esistono né biglietteria né orari di visita ufficiali, e mancano pannelli informativi o segnaletica turistica sul posto, trattandosi di un luogo fuori dai circuiti abituali. L’accesso all’interno è normalmente possibile soltanto in occasione di visite guidate straordinarie o eventi organizzati previa autorizzazione della Soprintendenza. Inoltre, la fruizione autonoma risulta ostacolata dalla morfologia stessa del sito: l’area si trova a una quota più bassa rispetto alla strada e presenta terrapieni e dislivelli non attrezzati che ne rendono difficoltoso l’attraversamento.

Accessibilità motoria

Il terreno interno dell’arsenale è grezzo e irregolare, con roccia affiorante, fossati e vegetazione spontanea; sono assenti camminamenti pavimentati, rampe o percorsi accessibili. In assenza di allestimenti, l’ingresso risulta precluso ai visitatori con disabilità motoria o mobilità ridotta. Allo stato attuale, persone in carrozzina o con deambulatori possono osservare il sito solo dall’esterno, lungo il perimetro stradale. I marciapiedi adiacenti presentano le tipiche criticità urbane (larghezza non omogenea, presenza di ostacoli come pali, traffico veicolare nelle vicinanze) e la differenza di quota tra la strada e l’area archeologica impedisce una discesa in sicurezza senza strutture dedicate (come rampe o passerelle). Qualora fossero organizzate aperture guidate, l’accesso di persone con mobilità ridotta richiederebbe appositi accorgimenti (passerelle antisdrucciolo, accompagnamento), che attualmente non sono disponibili.

Accessibilità visiva

Non sono presenti supporti specifici per non vedenti o ipovedenti, come mappe tattili, iscrizioni Braille o segnaletica ad alto contrasto. Dal marciapiede esterno, la linearità della recinzione può offrire un riferimento fisico per l’orientamento, ma la comprensione dei dettagli archeologici è difficoltosa per chi ha un ridotto residuo visivo: i resti sul terreno sono minuti, in parte coperti dalla vegetazione e visibili solo attraverso le maglie della recinzione. In condizioni di luce sfavorevole o nelle ore serali, la percezione del sito diminuisce ulteriormente, poiché manca un’illuminazione dedicata che metta in risalto gli elementi archeologici. Un’eventuale visita da parte di non vedenti o ipovedenti richiederebbe pertanto la mediazione di guide specializzate, in assenza di percorsi tattili o audiodescrizioni sul posto.

Accessibilità uditiva

Il sito non dispone di installazioni o servizi dedicati ai visitatori sordi o ipoacusici. Non vi sono pannelli informativi testuali, video in Lingua dei Segni Italiana (LIS) né supporti audiovisivi sottotitolati. In assenza di materiali scritti sul luogo, una persona sorda può fruire del sito solo aderendo a visite guidate con interprete LIS o con guide in grado di comunicare nella lingua dei segni. Il contesto urbano esterno, inoltre, è piuttosto rumoroso per via del traffico, il che può rendere più difficoltosa la comunicazione per chi utilizza apparecchi acustici o legge il labiale durante le spiegazioni dal vivo.

Accessibilità cognitiva

L’area dell’arsenale greco non presenta alcuna segnaletica semplificata o pannelli illustrativi che spieghino in modo immediato la natura del sito. A un visitatore privo di conoscenze pregresse, il luogo può apparire semplicemente come uno spazio incolto con affioramenti di roccia, senza indicazioni sulle strutture presenti né sul loro significato storico. Questa carenza di informazioni accessibili penalizza soprattutto i visitatori con disabilità cognitive o con bassa familiarità nei contesti archeologici, rendendo difficile orientarsi e comprendere il valore dell’area. Anche per il pubblico generico, l’assenza di mappe, testi brevi o simboli visivi comporta il rischio di fraintendimenti. Solo tramite programmi educativi dedicati o visite accompagnate si potrebbe migliorare l’accessibilità cognitiva del sito, ma attualmente tali strumenti non risultano predisposti.

Cronologia essenziale

  • 404 a.C. – Dionisio I avvia la costruzione dell’arsenale navale lungo il Porto Lakkios, facendo edificare circa 160 neosoikoi (capannoni navali) capaci di ospitare oltre 200 navi in totale.
  • Inizi IV sec. a.C. – Completamento dell’arsenale dionigiano, che diviene uno dei maggiori complessi navali del Mediterraneo antico.
  • Fine IV – III sec. a.C. – L’arsenale è al centro della flotta siracusana; Dionisio II e poi Gerone II lo utilizzano per costruire e alloggiare le navi da guerra della città.
  • c. 240 a.C. – Archimede progetta la gigantesca nave Syrakosia per Gerone II: viene costruita nell’arsenale siracusano.
  • 212 a.C. – Assedio e caduta di Siracusa per mano dei Romani; la città diventa parte della provincia di Sicilia. L’arsenale perde la sua funzione militare primaria sotto il dominio romano.
  • VI sec. d.C. – Terme di Dafne: realizzazione di un piccolo impianto termale nella zona occidentale dell’arsenale (struttura tardo-romana, con possibili rifacimenti di epoca bizantina).
  • 668 d.C. – L’imperatore bizantino Costante II viene assassinato a Siracusa; le fonti lo collocano nei “bagni di Dafne”, identificati da alcuni studiosi con le terme di Dafne dell’arsenale.
  • 878 d.C. – Conquista araba di Siracusa; l’arsenale, già in disuso, viene definitivamente abbandonato. In epoche successive l’area è utilizzata come cava, spogliando i resti strutturali superstiti.
  • 1816 – G. M. Capodieci pubblica Antichi monumenti di Siracusa: discute le ipotesi sulla posizione dell’arsenale greco e confuta le tesi precedenti, citando le fonti antiche.
  • 1879 – Rinvenimento di un tesoretto tardoantico lungo l’ex tracciato ferroviario presso l’area: tra i reperti un anello d’oro massiccio, forse appartenuto all’imperatore Costanzo II (figlio di Costante II).
  • Anni 1950–60 – Scavi di Giuseppe Cultrera nelle terme di Dafne; successivamente viene costruito un palazzo residenziale sopra i resti termali, con grave impatto sul sito archeologico.
  • 1967–68 – Ricerche subacquee di G. Kapitän nel Porto Piccolo: confermata la localizzazione dell’arsenale dionigiano e una linea di costa greca più arretrata di 3–5 m rispetto all’attuale.
  • 4 luglio 2015 – Pulizia straordinaria dell’arsenale greco: volontari (Marines di Sigonella e associazioni locali) bonificano l’area archeologica da vegetazione e rifiuti.
  • 2015–2020 – Iniziative periodiche di sensibilizzazione da parte di associazioni siracusane (es. Sicilia Turismo per Tutti, Giovani per Siracusa) per mantenere fruibile il sito; installazione di un cancello e prime visite guidate sperimentali in occasione di eventi culturali.
  • 27 ottobre 2024 – Apertura eccezionale al pubblico delle terme di Dafne dopo un intervento di pulizia volontaria: i cittadini possono visitare per la prima volta i resti sotto il palazzo.
  • 2025 – Stato attuale: il sito dell’arsenale greco resta chiuso in attesa di valorizzazione; la Soprintendenza e le associazioni locali annunciano progetti di recupero e fruizione accessibile (in fase di definizione).

Fonti e bibliografia essenziale

Scheda aggiunta da il 22 dicembre 2025.

Fonti
  • Vedi “Fonti e bibliografia essenziale”

Tabella dei Contenuti

Indirizzo
Via Arsenale, Siracusa
Quartiere / Zona
Santa Lucia
Epoca / Secolo
Età greca classica (inizi IV secolo a.C., ca. 404 a.C.); riusi tardoantichi (VI–VII secolo d.C.).
Accessibilità
Motoria: Area recintata e non accessibile; osservazione dall’esterno. Assenti rampe e camminamenti interni, terreno irregolare e dislivelli.
Visiva: Nessun ausilio dedicato (percorsi tattili, mappe, Braille, segnaletica ad alto contrasto); lettura dei resti difficile dall’esterno e senza illuminazione dedicata.
Uditiva: Assenti pannelli informativi, video LIS e supporti audiovisivi; fruizione soprattutto tramite visite guidate, con rumore urbano di fondo.
Cognitiva: Mancano segnaletica e pannelli esplicativi; comprensione non facilitata e dipendente da spiegazioni esterne o visite accompagnate.
Orari o note pratiche