![]() Portale principale (prospetto sud) della chiesa, con i quattro gradini in pietra calcarea. Foto di Alessandro Calabrò, 2026. | |
| Dati identificativi | |
| Denominazione | Chiesa di San Tommaso Apostolo |
|---|---|
| Altre denominazioni | San Tommaso ad Ortigia, San Tommaso vecchio |
| Tipologia | Chiesa cattolica medievale |
| Indirizzo | Via Vincenzo Mirabella / Ronco San Tommaso 21, Ortigia, Siracusa |
| Quartiere | Rione Spirduta |
| Coordinate | 37°03′45,9″ N, 15°17′37,8″ E |
| Dati storici | |
| Fondazione | 1199 |
| Voluta da | Vescovo Lorenzo di Siracusa (1188-1201) |
| Stile | Tardo-normanno con elementi proto-gotici |
| Dedicazione | Tommaso apostolo |
| Diocesi | Arcidiocesi di Siracusa |
| Stato attuale | |
| Status | Chiusa al culto regolare dal 17 settembre 1937 |
| Tutela | Monumento Nazionale (Ministero della Cultura) |
| Gestione | Parrocchia di San Pietro al Carmine |
| Visitabilità | Aperture straordinarie (Le Vie dei Tesori, tour guidati, ricorrenze) |
| Voto Google Maps | 4,6/5 (9 recensioni al 2026) |
| Identificativi | |
| Wikidata | Q55191297 |
| ICCD | 17925 |
| BeWeB | 88329 |
| OpenStreetMap | way/176792425 |
La Chiesa di San Tommaso Apostolo è un piccolo edificio sacro medievale eretto nel 1199 nel rione Spirduta di Ortigia, l’isola storica di Siracusa. Voluta dal vescovo Lorenzo, costituisce uno dei rari esempi superstiti di architettura tardo-normanna in città e uno dei pochi cantieri siciliani della stessa fase rimasti estranei alla campagna di restauri puristi di primo Novecento, condotta da Giuseppe Patricolo e Francesco Valenti su edifici analoghi di Palermo. Pianta a navata unica con abside semicircolare orientata a est, prospetto austero in conci di calcare bianco di Siracusa, due portali (uno principale a tutto sesto e uno laterale ogivale, oggi murato) e quattro feritoie strette riconducono allo stilema delle chiese fortificate del XII secolo, mentre l’arco trionfale a sesto acuto del presbiterio è considerato la prima manifestazione del gotico a Siracusa. La parrocchia titolare è stata trasferita al Pantheon il 17 settembre 1937; l’edificio originario, dichiarato Monumento Nazionale, oggi non è aperto al culto regolare e si visita solo in occasioni straordinarie.
Storia
Il contesto della fondazione (1199)
Dopo le devastazioni dei terremoti del 1140 e del 1169, che colpirono pesantemente l’isola di Ortigia, i vescovi normanni e svevi avviarono un’ampia opera di ricostruzione e di riapertura al culto delle chiese danneggiate o profanate durante la lunga dominazione musulmana. In questo quadro si colloca la fondazione della chiesa di San Tommaso, attribuita dalle fonti al vescovo Lorenzo, in carica dal novembre 1192 fino al 1201 e successore in cattedra del prelato inglese Riccardo Palmer (Richard Palmer), già artefice del rinnovamento del coro del Duomo aretuseo.
La data tradizionalmente accettata, attestata anche dalla targa istituzionale collocata accanto al prospetto sud, è il 1199: l’anno cade in piena fase di transizione politica, dopo la morte di Costanza d’Altavilla (1198) e nella minore età di Federico II di Svevia. La cronologia coincide con la presenza in Sicilia dell’Ordine dei Cavalieri Templari, attivo nell’isola dal gennaio 1144 grazie alla bolla di Celestino II.

I terremoti, i Gargallo e il rifacimento del soffitto
L’edificio resistette ai sismi del XII secolo, al terremoto del 1542 e al cataclisma del Val di Noto del 1693, che a Siracusa causò il crollo di gran parte degli edifici di culto. Dopo quest’ultimo evento il soffitto quattrocentesco, descritto dalle fonti come “mensolone di legno con decorazione policroma”, venne sostituito dall’attuale soffitto a cassettoni; in quegli stessi decenni si data anche il tamponamento del portale ogivale settentrionale.
Tra Sette e Ottocento la famiglia Gargallo, di origine catalana e radicata a Lentini dal XV secolo, assunse il patronato dell’edificio: alla famiglia si devono i restauri di età moderna e la lapide del Sepulcrum Gargallorum nel pavimento.
L’antiquario, archeologo e sacerdote siracusano Giuseppe Maria Capodieci (1742-1828), autore degli Antichi monumenti di Siracusa (vol. II, pp. 147-148), fu priore di San Tommaso nel periodo successivo al sisma del 1693, e ne lasciò la prima descrizione storico-artistica a stampa.
Documenti del primo Novecento e trasferimento al Pantheon (1937)
Documenti dell’Archivio di Stato di Siracusa testimoniano un contenzioso del 27 aprile 1909, quando l’autorità diocesana negò al privato Michele Piazza una richiesta di concessione in enfiteusi del fabbricato e dei locali annessi. Una nota della Soprintendenza ai Monumenti di Siracusa del 24 ottobre 1915, indirizzata al Regio Economato di Palermo, segnalò opere abusive realizzate ai confini della chiesa, in particolare un terrazzino in legno e ferro appoggiato alla cupola dell’abside.
Il 17 settembre 1937 il titolo parrocchiale di San Tommaso Apostolo venne trasferito dalla chiesa medievale alla nuova Chiesa di San Tommaso al Pantheon, edificio neoclassico progettato dall’architetto Gaetano Rapisardi dal 1919 in piazza della Vittoria, originariamente concepito come Monumento ai Caduti della Prima guerra mondiale. Da quel momento la chiesa medievale di via Mirabella perse la funzione liturgica regolare e attraversò un lungo periodo di chiusura, durante il quale fu privata di buona parte degli arredi e delle opere d’arte mobili.
Il riconoscimento di Monumento Nazionale e i restauri novecenteschi
L’edificio è stato dichiarato Monumento Nazionale dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (oggi Ministero della Cultura). La denominazione del dicastero colloca il decreto in un intervallo compreso tra il 1974 e il 1998, ma gli estremi normativi precisi non risultano pubblicati online e sono conservati nell’archivio cartaceo della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa.
Negli anni del riconoscimento sono stati eseguiti restauri di consolidamento imposti da impellenti esigenze statiche. Durante questi lavori, sotto la rimozione di intonaci più recenti, è stato riportato alla luce un affresco databile attorno al 1200, raffigurante un Crocifisso con la Vergine e san Giovanni Apostolo, sottostante a un altro lacerto noto come Crocifisso miracoloso. Nel 2025 la chiesa non risulta inclusa tra le cinque chiese della Diocesi di Siracusa beneficiarie dei fondi PNRR Cultura per il restauro e il consolidamento antisismico (Cattedrale, Spirito Santo, San Giovanni Battista e altre due chiese di Augusta), nonostante lo status di Monumento Nazionale.
Le aperture contemporanee (2015-2026)
Per gran parte del Novecento la chiesa restò chiusa. Le riaperture moderne sono il prodotto di iniziative episodiche di associazionismo culturale e di pastorale di prossimità.
- 27 febbraio 2015, primo riferimento giornalistico documentato: la Mirabella Social Street organizza un pranzo di vicinato in via Mirabella; padre Giuseppe Lombardo, parroco del Carmine (deceduto il 18 luglio 2019), mette a disposizione la chiesa, mentre il FAI offre supporto per le visite. È la prima testimonianza pubblica della custodia del Carmine sull’edificio.
- 28 novembre 2015, l’associazione Liberi di Costruire tiene in chiesa la presentazione del libro di Paolino Uccello Santi, erboristi e piante magiche, primo evento culturale ospitato nei locali dopo decenni.
- 3 gennaio 2016, l’associazione Templari Oggi pubblica la propria pagina su San Tommaso nella sezione “Chiese in cui siamo presenti”.
- 15-24 settembre 2017, la chiesa è inserita per la prima volta nel circuito di Le Vie dei Tesori, in occasione del debutto del festival a Siracusa: aperture il venerdì, sabato e domenica dalle 10:00 alle 17:30, biglietto a 2 €. La rapertura giornaliera è descritta come opera di “un gruppo di giovani appassionati di beni culturali”.
- 2018, la chiesa non è inclusa nel programma siracusano del festival, che pure registra 10.326 presenze totali.
- 13-29 settembre 2019, Le Vie dei Tesori la riconferma per tre fine settimana consecutivi.
- 27 marzo 2019, un articolo di Laura Cassataro su Libertà Sicilia denuncia il degrado di via Dione, via Campisi e via Mirabella e segnala che “la chiesa normanna di San Tommaso meriterebbe un restauro”.
- 2020-2023, la chiesa non risulta in alcun programma pubblico di Vie dei Tesori, FAI o Giornate Europee del Patrimonio.
- 29 marzo 2024 (Giovedì Santo), l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Cavalieri e Dame) celebra in San Tommaso l’Ufficio delle Tenebre, antico rito pasquale con il tradizionale candelabro a quindici bracci (“la Saetta”).
- 13-29 settembre 2024, la chiesa rientra nuovamente nel programma di Le Vie dei Tesori per il terzo anno documentato.
- 28 dicembre 2025 / 4 gennaio 2026, l’associazione Secret Siracusa avvia una serie regolare di passeggiate guidate “San Pietro, San Tommaso e i vicoli della Spirduta” che includono l’edificio fra le tappe.
Architettura

Pianta e impianto generale
La chiesa si presenta a navata unica, con abside semicircolare estradossata sia all’interno sia all’esterno, orientata a est secondo la tradizione canonica medievale. È coperta da un tetto a capanna, di proporzioni modeste, e isolata su tre lati da spazi pubblici (ronchi e vicoli del rione Spirduta), condizione che ne ha favorito la conservazione strutturale e la lettura volumetrica. La tipologia, aula a navata unica con unica abside, è la più rara fra le grandi fondazioni regie normanne di Sicilia ed è invece tipica di edifici minori, vescovili o monastici, dell’ultima fase del XII secolo: il termine di paragone più diretto è la palermitana San Giovanni degli Eremiti (1142-1148), di cui San Tommaso costituisce una versione semplificata, priva di cupole e di presbiterio triabsidato. Alcune fonti più recenti parlano impropriamente di tre navate, descrizione legata a partizioni interne di rifacimento più che all’impianto originario.
Materiali e prospetti
I muri perimetrali sono in conci squadrati di calcare bianco di Siracusa, oggi in più punti rivestiti da intonaco e segnati da estese tracce di umidità di risalita. I cantonali angolari conservano la pietra a vista, riconoscibile per la dimensione regolare dei conci. La chiesa è illuminata da quattro finestre strette e profonde a feritoia, dello stesso tipo delle aperture difensive impiegate nelle fabbriche siciliane dell’ultimo Normanno: scelta che conferisce all’interno un carattere austero e penombrato e che richiama il lessico dell’ecclesia munita normanna (Cattedrale di Catania, Cefalù), pur senza prevedere a San Tommaso un effettivo camminamento di ronda.
I due portali
Sopravvivono due portali, riconducibili a due fasi costruttive distinte:
- il portale principale, sul prospetto rivolto a sud su via Mirabella: arco a tutto sesto in pietra calcarea modanata, con portone in legno scuro a doppio battente, sormontato al centro da un piccolo cartiglio scolpito e affiancato da due medaglioni circolari a rilievo. L’ingresso è preceduto da una scalinata di quattro gradini in pietra calcarea;
- il portale settentrionale, tipologicamente ogivale, di gusto tardo-gotico catalano, oggi murato: presenta una cornice modanata in pietra chiara e una piccola croce scolpita in chiave d’arco. Su questo portale, secondo la tradizione locale, sono ancora leggibili sui piedritti due croci patenti di tipo cavalleresco-templare, dalle quali la chiesa deve la propria fortuna nella divulgazione di area “templare”.

L’abside e il cornicione
L’abside semicircolare è l’elemento che meglio conserva l’aspetto originario tardo-normanno. È costruita in pietre conce, percorsa da una sobria cornice modanata che la attraversa per tutta la larghezza e racchiude una finestra a feritoia profondamente strombata, aperta in pieno centro all’altezza dell’imposta del semicatino. La cornice è più asciutta di quelle degli edifici guglielmini di Palermo (Magione, Monreale) e priva delle arcate intrecciate cieche tipiche del repertorio regio: è una scelta coerente con il rango vescovile e le dimensioni contenute della fabbrica. La copertura interna del catino è in muratura, mentre la nave centrale presenta il soffitto piano a cassettoni lignei post-1693.
Interno e arco trionfale
L’interno, di pianta rettangolare e atmosfera austera, ospita una stratificazione di interventi che testimoniano le diverse dominazioni passate da Ortigia: l’arco trionfale del presbiterio è a sesto acuto, dato considerato dalla critica architettonica (Giuseppe Michele Agnello, 2014) come la prima manifestazione dell’architettura gotica a Siracusa. Si conservano capitelli di tipo normanno nelle paraste, una cappella laterale ad arco acuto di gusto aragonese-catalano, lievi tracce di affreschi medievali sulle pareti e, in posizione mediana, un pellicano affrescato in chiave eucaristica, iconografia barocca del Cristo che sacrifica sé stesso per nutrire i fedeli, retaggio delle ridipinture post-1693. Sotto un altare laterale, i restauri novecenteschi hanno riportato in luce un affresco di fine XII e inizi XIII secolo con il Crocifisso, la Vergine e san Giovanni Apostolo.
Il pavimento, in quadrotti di pietra calcarea, è interrotto in alcuni punti dalle lapidi sepolcrali sopravvissute. Le opere d’arte mobili più rilevanti che la chiesa conservava in passato risultano oggi in gran parte trasferite altrove, a seguito della perdita del titolo parrocchiale del 1937.
Le quattro fasi costruttive
La fabbrica si articola in quattro fasi cronologiche distinte:
- Fase I, 1199: dedica del vescovo Lorenzo. Aula unica con abside semicircolare estradossata a est, quattro feritoie, portale principale a tutto sesto, arco trionfale a sesto acuto proto-gotico. Lessico tardo-normanno con accenti svevi anticipati.
- Fase II, prima metà del XIII secolo: portale ogivale settentrionale con croce scolpita e croci patenti sui piedritti. Compatibile con un riassetto in epoca sveva o angioina.
- Fase III, post-1693: rifacimento del soffitto con cassettoni in sostituzione del mensolone ligneo policromo quattrocentesco; tamponamento del portale settentrionale; alterazioni interne in chiave barocca (pellicano eucaristico).
- Fase IV, XX-XXI secolo: dichiarazione di Monumento Nazionale, restauri di consolidamento statico, recupero dell’affresco con Crocifisso, Vergine e san Giovanni.
La chiesa rappresenta una delle pochissime fabbriche tardo-normanne di Sicilia non sottoposte al restauro purista di primo Novecento condotto da Giuseppe Patricolo (1880-1885) e Francesco Valenti (1920-1935) sui contemporanei palermitani: a San Tommaso le sovrastrutture barocche e ottocentesche sono in parte sopravvissute, garantendo una stratigrafia post-medievale meno alterata di quella di San Cataldo o San Giovanni degli Eremiti.
Sepolture e memoria
Il beato Andrea Xueres
La chiesa fu, per parte del XIX e del XX secolo, luogo di custodia delle reliquie del beato Andrea Xueres (talvolta scritto Sciueres o Suarez), religioso domenicano dell’Ordine dei Predicatori, di famiglia maltese o di origine maltese radicata a Siracusa. Entrato nel convento di San Domenico in Ortigia, fu priore del convento di San Domenico in Bologna nel biennio 1430-1432 e ambasciatore del Senato di Siracusa presso la regina Maria d’Aragona. Tornato in Sicilia per malattia, vi morì il 25 dicembre 1431; nel 1478 il primo miracolo a lui attribuito, la guarigione di una bambina muta dall’età di dieci anni, sancì l’inizio del culto.
Le sue spoglie hanno seguito una sequenza articolata di traslazioni, ricostruita dalle fonti devozionali contemporanee:
- sepoltura iniziale in fossa comune nella chiesa di San Domenico in Ortigia (post 1431);
- nel 1614, ricognizione canonica e collocazione delle ossa in urna lignea nella nuova sacrestia del convento;
- dopo la soppressione napoleonica del 1809 del convento domenicano, traslazione alla chiesa della Madonna del Rosario;
- successivamente, traslazione alla chiesa di San Tommaso Apostolo, dove le reliquie rimasero per gran parte del XIX-XX secolo;
- tardo Novecento: con la chiusura di San Tommaso, custodia nel tesoro della Cattedrale di Siracusa;
- giugno 2010: dopo i restauri, traslazione alla Chiesa di San Filippo Apostolo nella Giudecca, dove le reliquie sono attualmente venerate nel paliotto dell’altare maggiore.
Il Sepulcrum Gargallorum
Una lapide marmorea policroma a intarsio, ancora leggibile sul pavimento, ricorda il Sepulcrum Gargallorum: la sepoltura della famiglia Gargallo, di origine catalana e radicata a Lentini dal XV secolo, dove ne è capostipite documentato Antonino Gargallo, castellano di Leontinoi. Trasferitasi a Siracusa nel XVI secolo, ammessa all’Ordine di Malta dal 1650, la famiglia conseguì il titolo di Marchesi di Castel Lentini il 19 gennaio 1797. Vi sono inumati gli antenati anteriori alla scissione settecentesca tra il ramo dei Baroni di Priolo e quello dei Marchesi di Castel Lentini.
Il legame con la famiglia si limita al patronato esercitato sulla chiesa fra Sette e Ottocento e alle inumazioni degli antenati nel pavimento; il discendente più noto, il poeta e latinista Tommaso Gargallo (1760-1843), fondatore di Priolo Gargallo e traduttore italiano di Orazio, non è invece sepolto qui ma nella Chiesa dell’Angelo Custode di Priolo Gargallo.
I cavalieri Templari e la simbologia: tra tradizione locale e prudenza accademica
L’attribuzione di San Tommaso a un legame diretto con l’Ordine dei Cavalieri Templari è una tradizione divulgativa locale, ricorrente nelle schede turistiche del Comune di Siracusa, di SiracusaTurismo, di EtnaPortal e di Antonio Randazzo, fondata sulla presenza di croci patenti scolpite sui piedritti del portale settentrionale e sulla cronologia 1199, prossima alla fase di massima espansione mediterranea dell’Ordine.
La storiografia accademica non documenta, però, San Tommaso fra i possedimenti dell’Ordine. Kristjan Toomaspoeg (Università del Salento), massima autorità accademica sui Templari nel Mezzogiorno e in Sicilia (autore di Le patrimoine des grands ordres militaires en Sicile 2001 e La fine dei Templari in Sicilia 2008), non cita la chiesa tra gli insediamenti dell’Ordine. Nel territorio di Siracusa, le proprietà templari documentate si limitano al casale di Magrentino, donato da Gualtiero da Caltagirone con atto di Federico II del 1229. Le chiese templari accertate della Sicilia orientale (San Nicolò “do Templo” a Scordia, Sant’Andrea, Sant’Elia e San Leonardo del Tempio a Lentini, San Bartolomeo della domus) non comprendono alcun edificio di Ortigia.
Le croci patenti dei piedritti sono riconducibili a una matrice cavalleresca generica e potrebbero essere coerenti con un patronato laico di area cavalleresca o con una sistemazione duecentesca successiva alla fondazione vescovile, piuttosto che con una titolarità diretta dell’Ordine: è la lettura prudenziale offerta dagli storici dell’architettura siracusana, in attesa di un confronto stilistico fine con altre croci coeve (Carmine di Piazza Armerina, Erice Matrice, San Giovanni Battista del Tempio a Trapani).
Sul piano della custodia, dal 3 gennaio 2016 la chiesa risulta inserita nella sezione “Chiese in cui siamo presenti” dell’associazione Templari Oggi. Dal 2024 l’elenco aggiornato delle sedi dell’associazione non comprende più Siracusa, mentre la scheda dedicata alla chiesa è rimasta online senza ulteriori aggiornamenti; la custodia ordinaria dell’edificio resta in capo alla parrocchia di San Pietro al Carmine.
Curiosità
- Il rione storico in cui sorge la chiesa è detto la Spirduta, dal verbo dialettale spirdìrisi (“perdersi”), per i vicoli stretti e tortuosi che lo caratterizzano. Il toponimo è documentato dal 1365.
- La toponomastica locale conserva il Ronco San Tommaso, vicolo cieco che borda il prospetto orientale dell’edificio e che dà l’indirizzo civico della chiesa (n. 21).
- L’edificio è circondato su tre lati da spazi pubblici: condizione rara per Ortigia, dove la maggior parte delle chiese è incastrata nel tessuto compatto delle case-corte.
- Davanti al prospetto sud si apre lo slargo che ospita il palazzo Abela-Danieli (via Mirabella 23), edificio quattrocentesco con portale gotico-catalano scampato al terremoto del 1693.
- La voce Wikidata Q55191297 dedicata alla chiesa è stata creata il 25 giugno 2018 da AlessioBot a partire dai dati di Wiki Loves Monuments 2018 (codice WLM 19I7540068); a oggi non esiste una voce di Wikipedia in alcuna lingua.
- La chiesa è recensita su Google Maps con un punteggio medio di 4,6/5 stelle su 9 recensioni; la scheda non risulta ancora rivendicata da un gestore ufficiale.
Confronto con altre chiese medievali di Ortigia
Nel quadro delle chiese medievali superstiti di Ortigia, San Tommaso si distingue come unica testimonianza datata con precisione al periodo strettamente tardo-normanno (1199). Si confronta utilmente con:
- la Chiesa di San Pietro Apostolo (“la più antica”), di origine paleocristiana (326 d.C., vescovo Germano), oggetto di rifacimenti tra il VII secolo e l’inizio del Quattrocento, con capitelli di età normanna riusati;
- la Chiesa di San Giovannello in piazza del Precursore, ricostruita intorno al 1380 in forme gotiche su preesistenze rasate dal sisma del 1169;
- la Chiesa di San Filippo Apostolo in piazza San Filippo, edificio settecentesco (1742) sorto sull’area di una precedente sinagoga, con tre livelli ipogei (cripta, labirinto e mikveh); custodisce dal giugno 2010 le reliquie del beato Xueres;
- la Cappella Sveva dell’Arcivescovado, della prima metà del XIII secolo, posteriore di circa trent’anni a San Tommaso e legata al cantiere del Castello Maniace;
- la Chiesa di San Martino Vescovo, con abside e colonne del XII secolo e portale ogivale del 1338 di matrice catalano-aragonese.
Sul piano regionale, la pianta di San Tommaso, aula unica con abside semicircolare a est, illuminata da finestre a feritoia, si confronta in modo diretto con la palermitana San Giovanni degli Eremiti (1142-1148), di cui rappresenta la versione siracusana, vescovile e priva di cupole.
Accessibilità
Accessibilità motoria
L’ingresso al portale principale è preceduto da quattro gradini in pietra calcarea dal profilo arrotondato dall’usura, di altezza stimata 15-18 cm ciascuno (totale 60-70 cm di dislivello), privi di rampa di compensazione e di corrimano: la chiesa risulta inaccessibile a chi utilizza sedia a rotelle in autonomia e impegnativa per persone con difficoltà di deambulazione. Il portale ogivale del prospetto laterale è murato e dunque non percorribile come ingresso alternativo.
Lo slargo antistante è pavimentato con basolato in pietra calcarea bianca di Siracusa (tipico di Ortigia, diverso dai sampietrini lavici di matrice catanese), con lastre rettangolari di formato variabile, fughe larghe e superficie irregolare in più punti, scivolosa in caso di pioggia. Ronco San Tommaso e via Vincenzo Mirabella rientrano nella Zona a Traffico Limitato dell’isola di Ortigia, in vigore dal 1° aprile 2026 con orari 11:00-15:30 e 17:00-02:00 dal lunedì al sabato e 10:00-02:00 la domenica. La chiesa si raggiunge a piedi attraverso vicoli stretti, pendenze leggere (mai superiori al 4-5%) e selciato non sempre regolare.
Per i veicoli al servizio di persone titolari di contrassegno disabili, l’ingresso in ZTL è consentito senza pass speciale, con obbligo di comunicare il transito alla Polizia Municipale entro 48 ore al numero verde 800 632328 o all’indirizzo ufficiogestioneztl@comune.siracusa.it. Nelle immediate adiacenze della chiesa non risultano stalli di sosta riservati: gli stalli H più vicini sono mappati dal Comune di Siracusa lungo Riva Nazario Sauro, Largo Aretusa, Piazza Pancali e via Cavour. Dal 2026 il Parcheggio Talete è riservato ai residenti dell’isola; turisti e visitatori usano in alternativa il Molo Sant’Antonio, Riva Nazario Sauro o l’area Von Platen, distanti tra 450 e 1.300 metri.
Il bus navetta gratuito Linea 110 del Comune di Siracusa percorre il perimetro di Ortigia con servizio H24, con frequenza media di 10 minuti dalle 7:00 alle 23:00. Le fermate utili per la chiesa sono Riva della Posta e Largo Amedeo di Savoia, da cui si raggiunge via Mirabella a piedi in circa 5 minuti. La chiesa non dispone di servizi igienici accessibili interni; il bagno accessibile più vicino segnalato da Village For All è quello del Bar del Duomo (Piazza Duomo, 350 metri, dotato di rampa).
La fruibilità interna è in ogni caso condizionata dalla chiusura ordinaria dell’edificio: gli ingressi avvengono solo durante eventi straordinari, e non è prevista assistenza dedicata a persone con disabilità motoria.
Accessibilità visiva
L’edificio è segnalato all’esterno da una targa istituzionale in caratteri sans-serif neri su fondo bianco con cornice scura, di buon contrasto cromatico e a un’altezza leggibile da posizione eretta; la targa riporta tuttavia le sole indicazioni essenziali (“Chiesa San Tommaso, Anno 1199”) e non dispone di traduzione in braille, di QR code in nero ad alto contrasto né di codici di lettura accessibile.
Non sono presenti pannelli informativi tattili, mappe a rilievo, audio guide dedicate o audioradio descrittive, né nelle aree esterne né durante le aperture straordinarie. La pavimentazione esterna offre una transizione percepibile con il bastone bianco fra l’asfalto delle aree limitrofe (Corso Matteotti, piazza Archimede) e il basolato calcareo del rione Spirduta, ma non è integrata in un percorso podotattile LOGES: la chiesa non risulta inserita in alcun itinerario accessibile pubblicato dal Comune o da Village For All, né nelle mappe tattili installate dall’associazione Sicilia Turismo per Tutti (Cattedrale, Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, Parco Archeologico della Neapolis, Museo del Papiro).
I quattro gradini all’ingresso costituiscono un punto di rischio per chi ha disabilità visiva, perché non sono evidenziati da fascia di contrasto cromatico sul bordo né da segnalazione tattile a pavimento. Le decorazioni scolpite (medaglioni laterali, croci sui piedritti, cornice modanata del portale ogivale, croce in chiave d’arco) e le feritoie alte non sono descritte da alcun supporto verbale o tattile e restano dunque inaccessibili a chi non vede.
Per chi visita Ortigia con un accompagnatore, conviene contattare in anticipo la Sezione UICI di Siracusa (via Grottasanta 99, telefono 0931 441456, email uicsr@uici.it) per concordare modalità di descrizione assistita o per attivare un volontario in occasione di una delle aperture straordinarie.
Accessibilità uditiva
La chiesa, non aperta al culto regolare, non ospita celebrazioni liturgiche nelle quali si possa porre il tema dell’impianto a induzione magnetica per portatori di apparecchi acustici. Durante le visite straordinarie del festival Le Vie dei Tesori e dei tour di operatori privati attivi sul rione Spirduta non risulta prevista traduzione in Lingua dei Segni Italiana (LIS), sottotitolazione in tempo reale dei contenuti orali né distribuzione di trascrizioni cartacee dei commenti.
Il progetto “Siracusa e Noto anche nella Lingua dei Segni”, curato dall’Associazione Guide Turistiche di Siracusa con Sicilia Turismo per Tutti ed ENS Siracusa, propone dieci percorsi tematici accessibili in LIS sui monumenti dell’isola, ma San Tommaso non è incluso tra le tappe abituali. È possibile richiedere una visita in LIS personalizzata contattando ENS Siracusa (via Augusto Murri 20, telefono 0931 33567, email siracusa@ens.it) con preavviso.
L’assenza di pannelli scritti o di un sistema QR con video in LIS sull’edificio rende difficile la fruizione anche da osservatore esterno: per ottenere informazioni storiche occorre consultare a parte fonti online o cartacee. La targa istituzionale fornisce il solo dato della datazione, senza cornice esplicativa. Sotto il profilo acustico ambientale lo slargo davanti alla chiesa è generalmente silenzioso, lontano dai flussi turistici principali, e questo facilita la comunicazione orale e l’uso di app di trascrizione automatica del parlato per chi le utilizzi come supporto.
Accessibilità cognitiva
La targa esterna riporta esclusivamente nome dell’edificio e anno di fondazione: un’informazione essenziale, breve e di lettura immediata, ma del tutto priva di contesto storico. Manca un pannello informativo in linguaggio piano (easy-to-read), corredato da pittogrammi, mappe semplificate o icone d’uso, che permetta a chi ha disabilità intellettive, disturbi specifici dell’apprendimento o difficoltà di lettura di orientarsi sull’oggetto e sul percorso.
L’ambiente urbano del rione Spirduta è di per sé disorientante, il toponimo stesso significa “perdersi”, e non esistono cartelli di orientamento semplificati, segnaletica per immagini o mappe per la chiesa o per il percorso pedonale che la collega ai punti di riferimento di Ortigia (piazza Archimede, piazza Duomo, Tempio di Apollo). Le visite guidate disponibili sono in linguaggio standard: non risultano percorsi narrativi adattati a persone con disabilità cognitiva, né schede dedicate del Comune in versione easy-to-read.
Per chi pianifica la visita conviene affidarsi a una persona di riferimento e identificare in anticipo, su mappa, lo slargo davanti al palazzo Abela-Danieli come punto di arrivo. La Linea 110 del bus navetta del Comune costituisce un riferimento orientativo costante: percorre Ortigia con frequenza fissa, è gratuita e permette di ritrovare il filo del percorso in caso di smarrimento.
Suggerimenti
Sarebbero auspicabili: l’installazione di una fascia cromatica antiscivolo sul bordo dei quattro gradini, l’aggiunta di un pannello informativo bilingue (italiano e inglese) con braille e QR code per audio descrizione, la pubblicazione di una versione easy-to-read della scheda del Comune, l’inclusione della chiesa in un itinerario Sicilia Turismo per Tutti con mappa tattile e, durante le aperture straordinarie, la previsione di almeno una visita guidata in LIS l’anno, in collaborazione con ENS Siracusa.
Fonti
- Acerra, Lucia. Architettura religiosa in Ortigia. Viaggio nella città invisibile. Lombardi Editori, Siracusa, 1995. ISBN 9788872600467.
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- Agnello, Giuseppe Michele. L’architettura normanna a Siracusa. Una proposta d’interpretazione, in G. Musotto e L. Pepi (a cura di), Il bagno ebraico di Siracusa e la sacralità delle acque nelle culture mediterranee, Atti del seminario (Siracusa, 2-4 maggio 2011), Officina di Studi Medievali, Palermo, 2014. Consulta online.
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Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 30 Aprile 2026.
