Corpo di San Vincenzo martire

Corpo santo catacombale traslato a Siracusa nel 1746 e custodito nell altare maggiore della Chiesa di San Martino Vescovo, oggetto di culto popolare ininterrotto.
Aggiornato in data 9 Maggio 2026 da Alessandro Calabrò

Questa voce riguarda il «corpo santo» di San Vincenzo martire, reliquia catacombale estratta dalle Catacombe di San Callisto a Roma e custodita nella Chiesa di San Martino a Siracusa. Per il santo agiograficamente noto Vincenzo di Saragozza (martire di Valencia, 304), si veda Vincenzo di Saragozza. Per altri corpi santi attribuiti a San Vincenzo martire in Italia, si veda la sezione Omonimi.

ReliquiaCorpo di San Vincenzo martire
Urna reliquiario del corpo di San Vincenzo martire sotto la mensa dell'altare della navata sinistra nella Chiesa di San Martino a Siracusa, Ortigia.

L’urna con il corpo di San Vincenzo martire esposta sotto la mensa dell’altare della navata sinistra nella Chiesa di San Martino Vescovo (Ortigia, Siracusa). Sopra l’altare, nicchia con statua di santo vescovo.
Identificazione
Tipologia«Corpo santo» catacombale (corpus ex coemeteriis)
Nome convenzionaleSan Vincenzo martire
ProvenienzaCatacombe di San Callisto, Roma
(Via Appia Antica, Roma)
Traslazione
Anno1746
AcquirenteSac. Ambrogio Noto
(parroco di San Martino, 1719–1762)
Autorità emittenteSacra Congregazione delle Indulgenze e Sacre Reliquie
(Custode delle Reliquie del Cardinale Vicario di Roma)
PonteficeBenedetto XIV (Prospero Lambertini)
Arcivescovo di SiracusaMatteo Trigona (1732–1747)
Collocazione
LuogoChiesa di San Martino Vescovo
Via San Martino 1, Ortigia, Siracusa
AltareAltare della navata sinistra dedicato a San Raffaele Arcangelo e San Vincenzo Martire
Costruzione altare1762–1794
(a cura del parroco Orazio Bignardelli)
Urna attualeCassa di vetro 1896–1921
(a cura del parroco Concetto Caracò)

Il corpo di San Vincenzo martire è una reliquia di tipo «corpo santo» (corpus ex coemeteriis) custodita nella Chiesa di San Martino Vescovo a Siracusa, in Ortigia. Si tratta di uno scheletro estratto dalle Catacombe di San Callisto a Roma e acquistato nel 1746 dal sacerdote Ambrogio Noto, parroco di San Martino dal 1719 al 1762. Il corpo è esposto in una cassa di vetro sotto la mensa dell’altare della navata sinistra della chiesa, dedicato congiuntamente a San Raffaele Arcangelo e a San Vincenzo Martire, e costruito tra il 1762 e il 1794 dal parroco Orazio Bignardelli, successore del Noto. La fonte documentale decisiva è il libretto storico-artistico della parrocchia redatto da mons. Giuseppe Salonia nel 1981.

Identificazione e questione storiografica

La reliquia non è identificata con nessun san Vincenzo della tradizione agiografica: non si tratta di Vincenzo di Saragozza (diacono e martire di Valencia sotto Diocleziano, †304), né di Vincenzo Ferrer (domenicano spagnolo, 1350–1419), né di Vincenzo de’ Paoli (fondatore dei Lazzaristi, 1581–1660). Il corpo di Siracusa è, secondo la storiografia moderna sulle reliquie catacombali, un martire anonimo dei primi secoli cristiani ai cui resti fu assegnato in sede di autentica il nome devozionale di «Vincenzo». Questa prassi, diffusa tra XVII e XVIII secolo, rientra nel fenomeno dei «corpi santi» estratti dalle catacombe romane e distribuiti dalla Santa Sede alle chiese cattoliche d’Europa.

Il contesto dei «corpi santi» catacombali

Il fenomeno dei «corpi santi» prende avvio dalla riscoperta accidentale delle catacombe romane nel 1578, con l’individuazione della catacomba dei Giordani sulla via Salaria Nuova. Nei due secoli successivi, migliaia di scheletri furono estratti dai loculi delle catacombe cristiane di Roma, riconosciuti per convenzione come appartenenti a martiri in virtù di segni convenzionali individuati in sede di scavo (palme graffite, monogrammi cristologici, balsamari in vetro erroneamente interpretati come «vasi del sangue»), ricomposti, rivestiti e distribuiti alle chiese di tutto il mondo cattolico.

Organo competente per il rilascio delle autentiche era la Sacra Congregazione delle Indulgenze e Sacre Reliquie, istituita da Clemente IX con breve del 6 luglio 1669. La figura operativa era il Custos Reliquiarum et Sacrorum Coemeteriorum, dipendente dal Cardinale Vicario di Roma, che controllava gli scavi, identificava i corpi e firmava l’authenticum in forma di pergamena sigillata. Il corpo viaggiava in una cassa sigillata accompagnato da un ecclesiastico delegato, con il documento di autentica inseparabile dalla reliquia per tutto il percorso.

Al momento della traslazione del corpo a Siracusa era in carica come Custode delle Reliquie Marcantonio Boldetti (Roma, 1663 – 1749), canonico di Santa Maria in Trastevere, che ricoprì l’incarico per quarantanove anni dal 1700 al 1749 sotto Clemente XI, Innocenzo XIII, Benedetto XIII, Clemente XII e Benedetto XIV. Boldetti, autore delle Osservazioni sopra i cimiteri de’ santi martiri, ed antichi cristiani di Roma (1720), fu di fatto colui che certificò la maggioranza dei corpi santi distribuiti in Italia nel Settecento. È molto probabile che l’autentica del corpo di San Vincenzo di Siracusa del 1746 sia stata firmata direttamente da lui, tre anni prima della sua morte.

La traslazione del 1746

Il parroco Ambrogio Noto

La fonte documentale diretta della traslazione è il testo di mons. Giuseppe Salonia, parroco di San Martino dal 17 agosto 1941, che nella sua opera La Basilica paleocristiana di San Martino Vescovo in Siracusa (ed. Parrocchia di San Martino, 1981) scrive, nella sezione delle brevi biografie dei parroci succedutisi:

«Nel 1719 fu nominato Paroco il Sac. Ambrogio Noto S. Theol. Dr. ed Esaminatore sinodale, insigne per pietà e dottrina e molto stimato. […] Acquistò nel 1746 il Corpo di S. Vincenzo Martire trasportato a Siracusa dalle Catacombe romane di S. Callisto. Morì colpito da paralisi il 22 febbraio 1762 all’età di 73 anni, dopo 43 anni di lodevole servizio pastorale, e fu sepolto nella vicina Chiesa di Gesù e Maria, come si legge nel registro dei Defunti di S. Martino (pag. 237). Il Capodieci ci trascrive di lui una iscrizione funebre.»

Ambrogio Noto era sacerdote Dottore in Sacra Teologia ed esaminatore sinodale; partecipò al Sinodo diocesano del 1727 indetto dall’arcivescovo di Siracusa Mons. Marini. Il verbo «acquistò» indica la prassi ordinaria settecentesca per i corpi santi: la reliquia veniva concessa dietro domanda formale e con pagamento delle spese di estrazione, trasporto e autentica; non si trattava dunque di donazione pontificia gratuita, ma di una procedura amministrativa regolata dal Vicariato di Roma.

Il rito di accoglienza

La cronaca della cerimonia di accoglienza del corpo a Siracusa nel 1746 non è reperibile nelle fonti online consultate. La prassi settecentesca delle translationes solemnes dei corpi santi è tuttavia ben documentata per casi analoghi, coevi e geograficamente affini.

Il precedente diocesano più prossimo è la traslazione del corpo di Sant’Urbano martire a Palazzolo Acreide, avvenuta sedici anni dopo quella di Siracusa: il 9 agosto 1762, con l’arrivo della reliquia in città dal cimitero romano di Santa Ciriaca, si tenne una «solenne processione» di accoglienza verso la Basilica di San Sebastiano, dove il corpo fu collocato nella cappella del Sacro Cuore. Parallelismo più antico è la traslazione del corpo di San Celestino a Pontremoli, il 7 settembre 1732, ottenuto dal canonico Luc’Antonio Dosi tramite il cardinale Albani, accolto con processione di tutti i canonici presieduta dal vescovo di Brugnato Leopoldo Lomellini e deposto sotto la mensa di un altare laterale della Concattedrale.

In entrambi i casi, come di prassi nelle translationes dei corpi santi settecentesche, il rituale comprendeva la verifica dell’autentica romana, la rottura del sigillo del Custode delle Reliquie, la processione pubblica attraverso la città con la cassa recata dal clero, la celebrazione solenne e la deposizione sub altari con benedizione del vescovo diocesano. È verosimile che una cerimonia analoga abbia accolto anche il corpo di San Vincenzo nella Chiesa di San Martino a Siracusa nel 1746, sotto l’autorità dell’arcivescovo Matteo Trigona; la cronaca specifica potrebbe essere conservata nei registri parrocchiali dell’epoca o nei manoscritti di Capodieci presso la Biblioteca Alagoniana.

Le Catacombe di San Callisto

Particolare del volto del corpo di San Vincenzo martire nell'urna della Chiesa di San Martino a Siracusa.

Particolare del volto del corpo di San Vincenzo martire. Dalmatica diaconale bianca con clavi dorati, mani giunte, anello al dito.

Le Catacombe di San Callisto, sulla Via Appia Antica a Roma, furono tra i cimiteri paleocristiani più utilizzati per le estrazioni di corpi santi nel periodo del loro massimo fiorire. Il complesso si estende per 15 ettari su quattro livelli e venne scoperto da Giovanni Battista De Rossi a metà Ottocento, ma già nei secoli precedenti era accessibile per l’estrazione autorizzata di reliquie da parte del Vicariato di Roma. Il cimitero, legato alla figura del papa Callisto I († 222), ospita la celebre «Cripta dei Papi» con le sepolture di nove pontefici del III secolo e della martire Cecilia.

Il medesimo «serbatoio» di San Callisto fornì a Siracusa anche i corpi di San Benedetto e Santa Vittoria, entrambi custoditi nella Cattedrale Metropolitana. La triplice provenienza dalle stesse catacombe, tutti nomi devozionali ricorrenti nel repertorio dei corpi santi, suggerisce l’esistenza di un canale di approvvigionamento privilegiato tra la diocesi aretusea e il Custode delle Reliquie romano nella prima metà del XVIII secolo.

L’altare e l’urna

L’altare del corpo santo (1762–1794)

Urna reliquiario del corpo di San Vincenzo martire sub altari nella Chiesa di San Martino a Siracusa.

L’urna esposta sub altari, sotto la mensa dell’altare della navata sinistra edificato dal parroco Orazio Bignardelli tra il 1762 e il 1794. Sul marmo della base è parzialmente leggibile l’iscrizione latina di identificazione.

Al parroco Ambrogio Noto, morto nel 1762, successe Orazio Bignardelli, parroco di San Martino dal 18 marzo 1762 al 1794. Secondo la ricostruzione di Salonia, fu proprio Bignardelli a realizzare un nuovo altare in pietra dedicandolo congiuntamente a San Raffaele Arcangelo e San Vincenzo Martire, e a collocarvi l’urna con il corpo santo. La dedicazione congiunta all’Arcangelo Raffaele e al corpo catacombale riflette la prassi settecentesca di accoppiare un titolare celeste a un titolare martirologico nella costruzione di nuovi altari laterali.

La fonte di Salonia indica l’altare come sito nel lato «di destra» della chiesa: si tratta della convenzione liturgica tradizionale, che qualifica i lati dell’edificio sacro dal punto di vista del celebrante rivolto verso l’assemblea (lato dexter = lato del Vangelo = navata sinistra per il visitatore che entra). La verifica sul posto conferma infatti che l’urna si trova oggi sotto l’altare della navata sinistra, coerentemente con questa lettura.

La cassa di vetro (1896–1921)

L’urna attualmente visibile è il frutto di un rifacimento ottocentesco-novecentesco. Nella sua cronaca il parroco Concetto Caracò, in carica a San Martino dal 31 gennaio 1896 al 16 novembre 1921, elenca tra le opere realizzate durante il suo parrocato, in parte a proprie spese, anche «la cassa di vetro di San Vincenzo» (Salonia, p. 31). La cassa, in legno intagliato e dorato con pareti vetrate, è coerente con la tipologia delle capsae vitreae tardo-ottocentesche utilizzate nelle chiese siciliane per l’esposizione dei corpi santi: cornice in legno con intarsi dorati a foglia, vetri laterali e frontale, base poggiata sulla mensa in marmo o su basamento lapideo.

L’iscrizione marmorea

Vista laterale dell'urna reliquiario del corpo di San Vincenzo martire nella Chiesa di San Martino a Siracusa.

Vista laterale dell’urna. Sul marmo della base corre un’iscrizione latina parzialmente leggibile che identifica la reliquia e la sua provenienza.

Sul marmo della base dell’urna è incisa un’iscrizione in caratteri capitali latine, parzialmente leggibile, che identifica la reliquia secondo la formula canonica delle autentiche pontificie del XVIII secolo. I frammenti visibili (CORPUS S… COEMET. S… CATA[CUMBIS]…) autorizzano la ricostruzione nei termini tipici del formulario in uso presso la Sacra Congregazione delle Indulgenze e Sacre Reliquie:

CORPUS S. VINCENTII MARTYRIS
EX COEMET. S. CALLISTI
[IN] CATACUMBIS VIAE APPIAE
HIC DEPOSITUM ANNO DOMINI MDCCXLVI

L’espressione ad catacumbas Viae Appiae era usata nel latino ecclesiastico settecentesco proprio per indicare le catacombe di San Callisto, che storicamente davano il nome alla zona (ad catacumbas «presso le cave/grotte»). Una trascrizione integrale e certa dell’epigrafe richiede l’ispezione diretta del manufatto in condizioni di luce radente. Il testo dell’iscrizione funebre del parroco Ambrogio Noto è invece conservato, secondo Salonia, tra i cinquantaquattro volumi manoscritti degli Annali dell’erudito Giuseppe Maria Capodieci (1749–1828) presso la Biblioteca Alagoniana di Siracusa.

Iconografia

Mani del corpo di San Vincenzo martire nell'urna della Chiesa di San Martino a Siracusa.

Le mani del corpo, con l’anello al dito. Le fasce dorate (clavi) ai polsi della dalmatica indicano l’abito diaconale tipico dei corpi santi catacombali.

Il corpo è adagiato su un cuscino damascato rosso all’interno della cassa di vetro, e rivestito secondo l’iconografia tipica dei corpi santi catacombali siciliani:

  • Dalmatica bianca in seta, tunica breve e semilunga con maniche larghe, paramento liturgico proprio dei diaconi. La dalmatica è l’attributo standard dei corpi santi identificati per convenzione come diaconi martiri, sul modello del più noto san Vincenzo di Saragozza. Di converso, la sua scelta in sede di rivestimento orienta la lettura devozionale del corpo verso quella tipologia martiriale.
  • Clavi dorati ai polsi e al busto, fasce di passamaneria d’oro che costituivano l’ornamento standard della dalmatica diaconale barocca.
  • Drappo rosso damascato a motivi floreali che avvolge il corpo dalla cintola in giù, simbolo cromatico del sangue del martirio.
  • Anello al dito della mano sinistra, visibile nei dettagli ravvicinati.
  • Volto conservato: il teschio risulta ricoperto da una maschera di cera dipinta a imitazione dell’incarnato, con tratti somatici, occhi, bocca socchiusa, barba e baffi, modellati secondo la consuetudine dei corpi santi esposti in epoca settecentesca e restaurati nei secoli successivi.

La collocazione sub altari, sotto la mensa dell’altare dedicato, riprende il modello archeologico delle antiche sepolture dei martiri nelle basiliche paleocristiane romane e trova la sua legittimazione scritturale nel libro dell’Apocalisse (6,9): «Vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa». La disposizione era prescritta dalla Sacra Congregazione per l’esposizione delle reliquie catacombali traslate.

Il culto

Nelle fonti online disponibili non risulta documentata una festa liturgica propria del corpo di San Vincenzo martire presso la parrocchia di San Martino, né una processione cittadina dedicata al santo. Il corpo è soggetto a venerazione statica in situ, nella cassa di vetro visibile ai fedeli. Per le chiese italiane che custodiscono un «San Vincenzo martire» di provenienza catacombale la data liturgica era in genere assegnata al 22 gennaio, festa del martirologio romano di San Vincenzo di Saragozza, principale titolare del nome.

Corpi santi a Siracusa

Il corpo di San Vincenzo martire non è l’unica reliquia catacombale conservata a Siracusa. La Cattedrale metropolitana, già Duomo di Siracusa, custodisce i corpi santi di San Benedetto e Santa Vittoria, anch’essi provenienti dalle Catacombe di San Callisto, con nomi tipici del repertorio devozionale settecentesco. La ricorrenza della provenienza dalla medesima catacomba romana per tre diverse reliquie siracusane (San Martino, Duomo) indica l’esistenza di un canale privilegiato di concessione tra la diocesi aretusea e il Vicariato di Roma nel periodo compreso tra fine Seicento e metà Settecento.

In altre località della Sicilia, «San Vincenzo martire» come nome attribuito a un corpo santo catacombale è documentato anche ad Acate (Ragusa), donato da papa Clemente XI nel 1700 al principe di Biscari Vincenzo Paternò Castello in corrispondenza onomastica fra donatario e reliquia; a Geraci Siculo (Palermo); in altre chiese di Baucina e Milazzo. Si tratta in tutti i casi di corpi distinti e anonimi, ricorrentemente ribattezzati con il medesimo nome devozionale.

La Chiesa di San Martino Vescovo

La Chiesa di San Martino Vescovo, dove è custodita la reliquia, è considerata una delle chiese più antiche di Siracusa: l’abside e l’impianto basilicale a tre navate sono tradizionalmente attribuiti al periodo paleocristiano-bizantino (VI secolo), con ampliamenti e rifacimenti nel periodo normanno (XII secolo) e tardogotico (XIV–XV secolo). Il portale d’ingresso, in pietra calcarea di stile aragonese-catalano, reca l’anno MCCCXXXVIII (1338) inciso sotto il monogramma cristologico IHS XHS. La chiesa è attestata per la prima volta in un documento ufficiale al sinodo diocesano del gennaio 1389 presieduto dall’arcivescovo Tomaso de Herbes. Parrocchia dal 1452, è retta dall’arcidiocesi di Siracusa. Oltre al corpo di San Vincenzo, custodisce un crocifisso ligneo del XVI secolo donato dai Cavalieri di Malta nel 1530 e un fonte battesimale datato 1588; il celebre polittico trecentesco del «Maestro di San Martino» è oggi esposto al Museo Regionale di Palazzo Bellomo di Ortigia.

Fonti storiche e archivistiche

La fonte primaria è il libretto storico-artistico pubblicato dalla parrocchia:

  • Giuseppe Salonia, La Basilica paleocristiana di San Martino Vescovo in Siracusa. Notizie storico-artistiche, ed. Parrocchia di San Martino, Siracusa, 1981 (prefazione di Corrado Piccione, nota introduttiva di Paolo Giansiracusa del 27 dicembre 1981), pp. 29–32. Consulta online.

Per approfondimenti sono rilevanti:

  • I manoscritti degli Annali di Giuseppe Maria Capodieci (1749–1828) in cinquantaquattro volumi, conservati presso la Biblioteca Alagoniana di Siracusa (Piazza Duomo 5), contenenti la trascrizione dell’iscrizione funebre del parroco Noto.
  • L’Archivio Parrocchiale di San Martino (Via San Martino 1), che conserva il Registrum Privilegiorum et Rerum Apostolicarum libri, il registro dei Defunti (dove a p. 237 è annotata la morte di Ambrogio Noto nel 1762) e verosimilmente l’autentica originale della reliquia firmata dal Custode delle Reliquie nel 1746.
  • L’Archivio Storico Diocesano di Siracusa (Piazza Duomo 5), per i verbali delle visite pastorali degli arcivescovi Matteo Trigona (1732–1747) e Francesco Testa (1748–1754).
  • Lucia Acerra, Architettura religiosa in Ortigia. Viaggio nella città invisibile, Ediprint, Siracusa, 1995.

Omonimi

Il nome «San Vincenzo martire» è frequentemente attribuito a corpi santi catacombali conservati in chiese diverse; non si tratta dunque della medesima persona storica ma di scheletri distinti ricorrentemente identificati con lo stesso nome devozionale. Tra questi:

  • Corpo di San Vincenzo martire ad Acate (Ragusa), conservato nella Chiesa di San Vincenzo, donato da papa Clemente XI nel 1700 a Vincenzo Paternò Castello, principe di Biscari.
  • Corpo di San Vincenzo martire a Geraci Siculo (Palermo).
  • Corpo di San Vincenzo martire a Torino, presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza (Cottolengo).
  • Corpi santi omonimi documentati a Cusago (Milano), Torrecuso (Benevento) e in varie chiese di Napoli.

La reliquia di Siracusa non deve inoltre essere confusa con i santi storicamente documentati che portano il nome Vincenzo:

Collegamenti esterni

Fonti

  • Salonia, Giuseppe. La Basilica paleocristiana di San Martino Vescovo in Siracusa. Notizie storico-artistiche. Siracusa, Parrocchia di San Martino, 1981. Consulta online. Fonte primaria per la datazione della traslazione (1746), l’identità del parroco Ambrogio Noto, la provenienza dalle Catacombe di San Callisto, la costruzione del nuovo altare da parte del parroco Orazio Bignardelli e la realizzazione della cassa di vetro da parte del parroco Concetto Caracò.
  • Capodieci, Giuseppe Maria. Antichi Monumenti di Siracusa. Siracusa, Tipografia Pulejo, 1813 (manoscritti originali conservati nella Biblioteca Alagoniana, 54 volumi).
  • Boldetti, Marcantonio. Osservazioni sopra i cimiteri de’ santi martiri ed antichi cristiani di Roma. Roma, Maria Salvioni, 1720. Fonte primaria sull’operato del Custode delle Reliquie del Cardinale Vicario.
  • Acerra, Lucia. Architettura religiosa in Ortigia. Viaggio nella città invisibile. Siracusa, Ediprint, 1995 (ISBN 9788872600467).
  • Privitera, Serafino. Storia di Siracusa antica e moderna. 2 voll. Napoli, 1879.
  • Koudounaris, Paul. Heavenly Bodies: Cult Treasures & Spectacular Saints from the Catacombs. Londra, Thames & Hudson, 2013.
  • Di Liddo, Isabella. Corpi santi e urne reliquiario in Italia meridionale tra Seicento e Settecento. Progetto PRIN 2017, Università di Bari.
  • Ghilardi, Massimiliano. «Paolino e gli altri martiri. Il culto dei “corpi santi” nella prima età moderna». Academia.edu.
  • Decreta authentica Sacrae Congregationis Indulgentiis Sacrisque Reliquiis praepositae (1668–1882). Roma, Typis Polyglottae S.C. de Propaganda Fide, vari anni.
  • Delehaye, Hippolyte. Les origines du culte des martyrs. Bruxelles, Société des Bollandistes, 1933.
  • «Corpo santo». Wikipedia. Consulta online.
  • «Chiesa di San Martino (Siracusa)». Wikipedia. Consulta online.
  • «Catacombe di San Callisto». Wikipedia. Consulta online.
  • «Matteo Trigona». Wikipedia. Consulta online.
  • «Marcantonio Boldetti». Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani. Consulta online.

Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 24 aprile 2026.

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