Galleria Regionale di Palazzo Bellomo

Museo regionale d’arte medievale e moderna in un palazzo gotico-catalano del XIII secolo a Ortigia.
Aggiornato in data 16 Marzo 2026 da Alessandro Calabrò
Galleria Regionale di Palazzo Bellomo
Facciata gotica di Palazzo Bellomo su via Capodieci a Ortigia: portale ogivale, conci squadrati in pietra calcarea e bifore catalane al piano superiore

Il prospetto principale di Palazzo Bellomo su via Capodieci. Nella parte bassa i conci grezzi del XIII secolo, in alto le bifore gotico-catalane del XV secolo.
Dati identificativi
DenominazioneGalleria Regionale di Palazzo Bellomo (già Palazzo Bellomo e Parisio)
TipologiaMuseo regionale – palazzo nobiliare medievale
StileGotico-catalano su impianto svevo (XIII–XV secolo)
IndirizzoVia Capodieci 14-16, Siracusa (Ortigia)
Coordinate37°03′27.4″N, 15°17′40.9″E
Dati storici
CostruzioneXIII secolo (età federiciana)
AmpliamentoXV secolo (fase gotico-catalano, famiglia Bellomo)
CommittenzaCorona sveva (fase originaria); famiglia Bellomo (ampliamento)
Proprietà storicaBellomo (1365–1695), Salonia (1695–1725), Monastero S. Benedetto (1725–1866), Stato italiano (dal 1901)
Restauri1905–1942 (S. Agati); 1958 (E. Fortuna); 1976; 1991–1993 (post-sisma)
Stato attuale
ProprietàRegione Siciliana – Assessorato Beni Culturali
UsoMuseo d’arte medievale e moderna
Museo dal1940 (Galleria Regionale dal 1958)
TutelaSito UNESCO (dal 2005, parte del centro storico di Siracusa)

Palazzo Bellomo è un palazzo gotico-catalano di origine sveva situato in via Capodieci 14-16, nel centro storico di Ortigia a Siracusa. Costruito nel XIII secolo come casa-torre difensiva e ampliato nel XV secolo dalla famiglia Bellomo, dal 1940 ospita un museo d’arte medievale e moderna, noto dal 1958 come Galleria Regionale di Palazzo Bellomo. L’edificio conserva una delle più rare testimonianze di architettura federiciana integra a Siracusa ed è parte del sito UNESCO dal 2005.

Storia

Origini sveve e la casa-torre del XIII secolo

Le strutture più antiche di Palazzo Bellomo risalgono all’età di Federico II di Svevia (secondo quarto del XIII secolo). L’edificio originario era una casa-torre in pietra calcarea con muri in conci squadrati grezzi, alti circa 7-8 metri, tipica delle costruzioni difensive dell’epoca. Al piano terra si conservano le volte a crociera e piccole monofore gotiche. Il confronto stilistico con il Castello Maniace e altri edifici federiciani conferma la datazione, in assenza di documenti fondativi espliciti.

La famiglia Bellomo (1365–1695)

La prima notizia certa sul palazzo risale al 1365, quando un membro della famiglia Bellomo — casata nobiliare catalano-aragonese giunta in Sicilia al seguito di Federico II d’Aragona — ne acquisì la proprietà. I Bellomo trasformarono la casa-torre in dimora signorile, commissionando nel XV secolo un ampliamento in stile gotico-catalano: fu innalzato un secondo piano con bifore e trifore a colonnine in pietra, logge e scale esterne. L’intervento raddoppiò l’altezza del prospetto su via Capodieci, con un netto marcapiano che separa la fase sveva da quella catalana.

La famiglia esercitò cariche nella Camera Reginale (il governo vicereale della Regina, istituito nel 1364) e mantenne il possesso del palazzo per oltre tre secoli. I Bellomo mantennero un ruolo di primo piano nella vita politica e sociale siracusana per tutto il periodo aragonese. Nel tardo Seicento la famiglia era in decadenza: nel 1695 il sacerdote Mario Salonia, imparentato con i Bellomo, acquistò l’immobile.

Dal monastero allo Stato (1725–1901)

Nel 1725 la nipote di Salonia, Dorotea, vendette il palazzo al Monastero benedettino di San Benedetto, che accorpò l’edificio al contiguo complesso conventuale (il cosiddetto Palazzo Parisio). Da questo momento le fonti riferiscono il complesso come “Palazzo Bellomo e Parisio”. L’uso conventuale comportò modifiche interne ma non alterò la struttura medievale.

Il terremoto del 1693 aveva causato danni contenuti al palazzo, le cui mura medievali resistettero meglio rispetto ai vicini edifici barocchi. Con le leggi eversive del 1866 sulla soppressione degli ordini religiosi, l’immobile passò al demanio statale. Nel 1901 il Ministero dell’Istruzione (Divisione Belle Arti) ne acquisì formalmente la titolarità.

Restauri e trasformazione in museo

A partire dal 1905 l’architetto Sebastiano Agati avviò un restauro filologico che proseguì fino al 1942, rimuovendo gli intonaci ottocenteschi e ripristinando le strutture medievali originarie (muratura a conci grezzi, volte a crociera). Nel 1940 il palazzo accolse le prime collezioni museali. Nel 1948 aprì al pubblico la prima esposizione permanente.

Nel 1958 l’architetto Enzo Fortuna condusse nuovi lavori di ammodernamento (impianti, illuminazione, scale) e il museo assunse la denominazione ufficiale di Galleria Regionale. Nel 1976 seguì un restauro conservativo delle opere d’arte. Dopo il terremoto del 13 dicembre 1990, tra il 1991 e il 1993 furono eseguiti interventi antisismici e di consolidamento strutturale. Nel 2005 il palazzo è stato incluso nel sito UNESCO “Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica”.

Architettura

Esterno

La facciata principale su via Capodieci è composta da un basamento di conci rettangolari di pietra locale con disposizione a scarpa nella parte inferiore. Fino al primo impalcato (7-8 m di altezza) si riconoscono i conci originali del XIII secolo; sopra è impostata la porzione quattrocentesca, più regolare. Sul livello basso si aprono due monofore gotiche: quella di destra, più piccola, fu tamponata nel XV secolo (riconoscibile dal diverso tipo di conci).

Il portale centrale è ad arco ogivale. Sopra l’archivolto compare un medaglione in marmo con lo stemma dei Bellomo (un gatto passante con fenice alata), posto nel Quattrocento. Al secondo piano si aprono le bifore e trifore in stile catalano con colonnine sottili. Il prospetto esterno presenta un forte contrasto: nella parte bassa pietra grezza chiara, nella parte alta pietra liscia interrotta da eleganti bifore. Le facciate non presentano ornamenti barocchi, e la severità medievale è ancora leggibile nei conci squadrati e nel marcapiano scolpito.

Interni

L’ingresso monumentale conduce a un vestibolo a volta a crociera (5,55 × 5,45 m) coperto da un’alta volta stellata. I costoloni convergono in una chiave centrale su cui è scolpita l’aquila sveva, simbolo federiciano che indica l’importanza del palazzo. I quattro pilastri angolari hanno capitelli a mensola con piramidi rovesciate.

Dal vestibolo si accede al cortile interno porticato. Una scala scoperta con rampe decorate da lastre traforate (XIV secolo) conduce alla loggia del piano nobile. Le pareti del piano terra conservano tracce di sedili in muratura alla base delle monofore e piccole nicchie incassate. Il piano superiore è adibito a sale espositive. Non rimangono affreschi medievali e il soffitto ligneo del primo piano è un rifacimento successivo.

Il Cortile della Palma

Il cortile tardo-barocco, costruito come ampliamento del complesso museale, prende il nome dalla palma secolare al suo centro. Alle pareti sono murate numerose lapidi e stemmi marmorei provenienti da edifici siracusani demoliti, tra cui lo stemma reale spagnolo del XVII secolo e altri blasoni nobiliari.

La collezione museale

La Galleria Regionale di Palazzo Bellomo — definita il “Bargello siracusano” — ospita circa 270 opere tra dipinti e sculture, dall’età paleocristiana al XIX secolo, provenienti da chiese, conventi e collezioni private della Sicilia orientale. L’esposizione si sviluppa su 5 sale al piano terreno e 13 al primo piano, con percorso cronologico.

Piano terra: sculture e carrozze

Le sale 1-4 accolgono sculture dall’età bizantina al XVI secolo e carrozze dei secoli XVIII e XIX, tra cui due berline settecentesche (una vescovile e una nobiliare). Sono esposti frammenti architettonici, stemmi e opere di scuola gaginiana.

Piano primo: la pinacoteca

Il capolavoro più celebre della collezione è l’Annunciazione di Antonello da Messina (1474), dipinto su tavola proveniente dalla chiesa dell’Annunziata di Palazzolo Acreide, opera del periodo maturo del maestro che fonde la tradizione fiamminga con la prospettiva geometrico-luminosa italiana. Tra le altre opere figurano lavori di Antonello Gagini, Francesco Laurana, Mario Minniti, Guglielmo Borremans e una delle più ricche collezioni siciliane di icone di “madonneri” cretesi-veneziani (XVI-XVIII secolo).

Di proprietà della galleria è il Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio (1608), prima opera siciliana del pittore, dipinta durante il suo soggiorno siracusano nell’autunno 1608 dopo la fuga da Malta. L’opera è stata più volte oggetto di discussione sulla collocazione definitiva, contesa tra il museo, la chiesa di Santa Lucia alla Badia e la chiesa di Santa Lucia al Sepolcro.

Arti decorative

Le sale 10-18 sono dedicate alle arti decorative: argenti sacri, paramenti e arredi liturgici, gioielli, ceramiche policrome (sala 15) e presepi (sala 12) in cera, legno, stucco e cartapesta. Completano la collezione terrecotte, miniature, mobili e statue lignee provenienti da chiese e conventi sconsacrati di Siracusa e della Sicilia orientale.

Accessibilità

Accessibilità motoria

L’ingresso principale presenta un gradino. All’interno, il piano terra è percorribile con difficoltà a causa delle soglie storiche e del pavimento irregolare. Il primo piano è raggiungibile tramite scala; la presenza di un ascensore è da verificare in loco.

Accessibilità visiva

Non risultano percorsi tattili, pannelli in Braille o audioguide dedicate a visitatori non vedenti o ipovedenti.

Accessibilità uditiva

Nessuna barriera specifica. Non risultano dispositivi di amplificazione o sottotitolatura per contenuti multimediali.

Accessibilità cognitiva

Le didascalie delle opere sono in italiano. Non risultano percorsi semplificati o materiali in linguaggio facile da leggere (Easy Read).

Fonti

  • Agnello, Giuseppe. L’architettura sveva in Sicilia. Roma, 1935, pp. 137–139.
  • Comune di Siracusa. «Galleria Regionale di Palazzo Bellomo». Sito ufficiale. Consulta online.
  • Catalogo generale dei Beni Culturali. «Galleria Regionale di Palazzo Bellomo – Siracusa». Consulta online.
  • Randazzo, Antonio. «Palazzo Bellomo». Monumenti medievali di Siracusa, antoniorandazzo.it. Consulta online.
  • Randazzo, Antonio. «Palazzo Bellomo-Parisio». Palazzi di pregio di Siracusa, antoniorandazzo.it. Consulta online.
  • Randazzo, Antonio. «Galleria Regionale di Palazzo Bellomo». Musei, Biblioteche e Archivi, antoniorandazzo.it. Consulta online.
  • Wikipedia. «Museo di palazzo Bellomo». Consulta online.
  • Regione Siciliana – Assessorato Beni Culturali. «Servizio Galleria Regionale Palazzo Bellomo». Consulta online.
  • Ministero della Cultura. «Galleria regionale di Palazzo Bellomo». Consulta online.

Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 16 Marzo 2026.

Tabella dei Contenuti

Indirizzo
Via Capodieci 14-16, Siracusa (Ortigia).
Quartiere / Zona
Ortigia – rione Maestranza
Epoca / Secolo
Impianto svevo (XIII secolo); ampliamento gotico-catalano (XV secolo); restauri XX secolo.
Accessibilità
🦽 Motoria – Gradino all’ingresso; piano terra con soglie e pavimento irregolare; primo piano via scala.
👁️ Visiva – Nessun percorso tattile, pannello Braille o audioguida dedicata.
👂 Uditiva – Nessuna barriera specifica; assenti dispositivi di amplificazione.
🧠 Cognitiva – Didascalie solo in italiano; assenti percorsi semplificati o Easy Read.
Orari o note pratiche

Orari di apertura
Martedì – Sabato: 9:00 – 19:00 (ultimo ingresso 18:30)
Domenica e festivi: 9:00 – 13:00
Lunedì: chiuso

Biglietti
Intero: € 10,00
Ridotto: € 5,00 (18-25 anni, docenti)
Gratuito: under 18, guide turistiche, disabili con accompagnatore, giornalisti
Prima domenica del mese: ingresso gratuito

Contatti
Tel: +39 0931 69511
Email: gall.bellomo@regione.sicilia.it