Mario Adorno

Avvocato siracusano (1773–1837), coinvolto nei fatti del colera e fucilato in piazza Duomo.
Aggiornato in data 16 Febbraio 2026 da Alessandro Calabrò
Mario Adorno (Siracusa, 1773 – Siracusa, 18 agosto 1837) è stato un avvocato e patriota siciliano, attivo tra Palermo e Siracusa. Figura centrale nelle vicende siracusane dell’estate 1837, segnate dall’epidemia di colera e dai tumulti popolari contro il governo borbonico, fu accusato di essere tra i promotori della rivolta e di aver alimentato la credenza nel cosiddetto “veleno di Stato”. Arrestato in seguito all’intervento repressivo del ministro Del Carretto, fu fucilato in Piazza del Duomo insieme al figlio Carmelo.
Mario Adorno
Lapide commemorativa dedicata a Mario Adorno (Siracusa)Lapide commemorativa in Piazza Duomo
Nascita1773, Siracusa
Morte18 agosto 1837, Siracusa
Causa morteFucilazione
ProfessioneAvvocato
Figli notiCarmelo (giustiziato), Gaetano, Giuseppe

Profilo biografico

Formazione e attività professionale

Figlio di Giovanni Adorno, Mario nacque a Siracusa nel 1773. Esercitò la professione di avvocato sia a Palermo che nella città natale, guadagnandosi la reputazione di oratore facondo e uomo di legge stimato. Le fonti storiche indicano una sua partecipazione, seppur non dettagliata nelle modalità, ai moti risorgimentali del 1820-1821, elemento che testimonia un precoce orientamento liberale e antiborbonico.

Il ruolo nell’emergenza del 1837

L’attività pubblica di Adorno raggiunse il culmine nell’estate del 1837, quando Siracusa fu colpita da una violenta epidemia di colera. In un contesto di panico collettivo e vuoto di potere, Adorno assunse ruoli di responsabilità nelle istituzioni d’emergenza cittadine. Fu membro della commissione di sessanta cittadini istituita dal sindaco Emanuele Francica Pancali per gestire l’ordine pubblico e fece parte della giunta ristretta incaricata dal giudice Francesco Mistretta di indagare sulle cause del contagio.

I fatti del 1837

L’accusa del “veleno” e il manifesto

Durante l’epidemia, si diffuse tra la popolazione la convinzione che il morbo non fosse di origine naturale, ma frutto di un “veleno” diffuso da agenti governativi per punire il dissenso politico. Adorno divenne uno dei principali sostenitori di questa tesi e promotore dell’inchiesta contro presunti “untori”, tra cui funzionari di polizia e cittadini stranieri come Giuseppe Schwentzer. Il 21 luglio 1837 venne diffuso un proclama rivolto “I Siracusani ai fratelli siciliani”, attribuito alla stesura di Adorno e firmato dal sindaco Pancali. Il testo definiva il colera “non asiatico, ma borbonico”, trasformando l’emergenza sanitaria in un atto di accusa politica che contribuì a infiammare gli animi e a saldare la protesta sociale con le rivendicazioni autonomiste siciliane.

La rivolta e la repressione

La situazione precipitò il 6 agosto, quando la folla assalì le carceri uccidendo diversi sospettati di “veneficio”. La risposta del governo borbonico fu immediata: il 10 agosto le truppe comandate dal marchese Francesco Saverio Del Carretto occuparono Siracusa per ristabilire l’ordine con la legge marziale. Venne istituita una Commissione Militare per giudicare i rivoltosi.

Arresto, processo ed esecuzione

L’arresto e la Corte Marziale

Con l’arrivo dell’esercito, Mario Adorno fu individuato come uno dei capi della cospirazione. Secondo le memorie familiari, fu arrestato insieme ai figli (Carmelo, Gaetano e Giuseppe) in una casa di via Annafilattina. Deferito alla corte marziale presieduta dal maggiore Grazia, Adorno affrontò un interrogatorio il 16 agosto, durante il quale tentò un’articolata autodifesa legale durata oltre un’ora, assumendo su di sé le responsabilità nel tentativo di scagionare i familiari e gli altri imputati.

L’esecuzione in Piazza Duomo

La condanna a morte fu emessa per cospirazione contro la sicurezza dello Stato. Il 18 agosto 1837, Mario Adorno fu condotto in Piazza del Duomo insieme al figlio Carmelo e ad altri condannati. Le cronache dell’epoca riportano che assistette con stoicismo alla fucilazione del figlio prima di essere a sua volta giustiziato. La sua morte divenne un simbolo del martirio risorgimentale siracusano.

Questioni familiari e genealogiche

Discendenza diretta: i figli

Le fonti documentano tre figli maschi presenti al momento dell’arresto:
  • Carmelo Adorno: Arrestato e fucilato insieme al padre il 18 agosto 1837.
  • Gaetano Adorno (detto Puma): Sopravvissuto agli eventi, divenne cancelliere e autore, nel 1869, dell’opera Mario Adorno e le false accuse del sac. Emilio Bufardeci, scritta per difendere la memoria paterna dalle ricostruzioni storiche ritenute diffamatorie.
  • Giuseppe Adorno: Citato tra gli arrestati dalla memorialistica di Bufardeci.

Distinzione tra i due “Gaetano Adorno”

La storiografia locale evidenzia spesso la necessità di non confondere due figure omonime attive nello stesso periodo:
  • Gaetano Adorno “Puma”: Figlio di Mario, polemista e difensore della memoria familiare.
  • Gaetano Adorno Zappalà (1803-1879): Figlio di Corrado Adorno (ramo collaterale), fu il primo sindaco di Siracusa post-unitaria (1861-1865) e promotore della realizzazione del “Passeggio Adorno” alla Marina.

Legami con Edoardo Di Giovanni

Esiste un legame di parentela documentato tra la famiglia Adorno e il politico e massone Edoardo Di Giovanni (1875–1979). La madre di quest’ultimo, Matilde Adorno, è indicata dalle fonti come discendente (nipote o pronipote) di Mario Adorno. Edoardo Di Giovanni rivendicò spesso questa eredità, citando il bisnonno come fonte di ispirazione patriottica e iniziatica.

Appartenenza massonica

Mario Adorno è storicamente identificato come esponente della Carboneria e della Massoneria siracusana. Gli atti della Commissione Militare borbonica lo definirono “spirito turbolento e settario”, indicandolo come capo della “setta” locale (termine utilizzato per le logge segrete). La storiografia massonica successiva lo annovera tra i “Martiri del Pensiero e della Libertà”, attribuendogli il ruolo di guida politica nella strategia insurrezionale che intendeva sfruttare il malcontento popolare per rovesciare il regime.

Memoria e toponomastica

La città di Siracusa ha dedicato al patriota Via Mario Adorno, situata nel centro storico di Ortigia. Nel 2010, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, è stata inaugurata una lapide commemorativa nel giardino dell’Arcivescovado in Piazza Duomo, luogo dell’esecuzione.

Timeline

  • 1773: Nascita a Siracusa, da Giovanni Adorno.
  • 1820-1821: Partecipazione ai moti carbonari.
  • Giugno 1837: Scoppio dell’epidemia di colera a Siracusa.
  • Luglio 1837: Adorno entra nella commissione cittadina e promuove l’inchiesta sul “veneficio”.
  • 21 luglio 1837: Diffusione del manifesto “I Siracusani ai fratelli siciliani”.
  • 6 agosto 1837: Sommosse popolari e assalto alle carceri.
  • 10 agosto 1837: Ingresso delle truppe di Del Carretto e inizio della repressione.
  • 16 agosto 1837: Interrogatorio di Adorno davanti alla Commissione Militare.
  • 18 agosto 1837: Fucilazione di Mario e Carmelo Adorno in Piazza Duomo.
  • 1869: Pubblicazione della memoria difensiva del figlio Gaetano Adorno Puma.

Fonti e bibliografia essenziale

  • Francesco Brancato, ADORNO, Mario, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 1, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1960. (accesso: 15 febbraio 2026)
  • Emilio Bufardeci, Le funeste conseguenze di un pregiudizio popolare, Tipografia Eredi Botta, Firenze, 1868. (accesso: 15 febbraio 2026)
  • Gaetano Adorno Puma, Mario Adorno: le false accuse del sac. Emilio Bufardeci, Tipografia di Antonino Pulejo, Siracusa, 1869. (accesso: 15 febbraio 2026)
  • Pierpaolo Martucci, Panico sociale e violenza in tempo di pandemia. Il caso del colera nell’Italia meridionale, in Rassegna Italiana di Criminologia, 4/2020. (accesso: 15 febbraio 2026)
  • Antonio Randazzo, Adorno Mario – Personaggi storici Siracusa, raccolta documentaria locale. (accesso: 15 febbraio 2026)
  • Concetto Gilè, Piazza Duomo a Siracusa, teatro di morte durante la sanguinosa tirannide borbonica, Libertà Sicilia, 4 maggio 2018. (accesso: 15 febbraio 2026)

Scheda aggiunta da il [DATA].

Fonti

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