Palazzo Bonanno

Palazzo nobiliare barocco della famiglia Bonanno in via della Maestranza, Ortigia.
Aggiornato in data 16 Marzo 2026 da Alessandro Calabrò
Palazzo Bonanno
Facciata di Palazzo Bonanno in via della Maestranza a Ortigia: portale arcuato con bugne, balcone con inferriata bombata in ferro battuto e stemma araldico della famiglia Bonanno nel timpano spezzato

Il portale di Palazzo Bonanno su via della Maestranza 33. Sopra l’arco, il balcone principale con inferriata bombata e il timpano spezzato con lo stemma Bonanno. Foto: Aretusapedia.
Dati identificativi
DenominazionePalazzo Bonanno (già Bonanno Landolina)
TipologiaPalazzo nobiliare
StileBarocco siciliano (su preesistenze sveve)
IndirizzoVia della Maestranza 33, angolo via dei Quattro Santi Coronati
Coordinate37°03′39.4″N, 15°17′42.8″E
QuartiereOrtigia – rione Maestranza
Dati storici
CommittenzaFamiglia Bonanno, principi di Linguaglossa
PreesistenzeCasa Sveva (XIII secolo)
CostruzioneFine XVII – inizio XVIII secolo
Rifacimentoca. 1700 (attr. Vincenzo Carciolo)
Ricostruzione1762 (arch. Luciano Alì)
Ultimo intervento1804 (data nel cortile)
Stato attuale
ProprietàPrivata (eredi Verga Siena, dal 1939)
CondizioneRestaurato (ricostruito post-1943)
UsoResidenziale, ricettivo, ristorazione
Codice MiBACT1900115109
TutelaSito UNESCO (dal 2005)

Palazzo Bonanno è un palazzo nobiliare settecentesco in stile barocco situato in via della Maestranza 33, angolo via dei Quattro Santi Coronati, nel quartiere della Maestranza a Ortigia, centro storico di Siracusa. Edificato dalla famiglia Bonanno — aristocratici di origini pisane, feudatari di Belvedere e principi di Linguaglossa, insigniti della Grandezza di Spagna — tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo sui resti di una casa-torre sveva del XIII secolo, il palazzo fu ricostruito nella sua forma attuale nel 1762 dall’architetto Luciano Alì. Danneggiato dai bombardamenti del 1943 e fedelmente ricostruito, fu a lungo sede dell’Azienda Autonoma per il Turismo della Provincia di Siracusa. Oggi ospita, nel suo cortile con loggia ad arcate, il Cortile Verga Ortigia.

Storia

Preesistenze medievali e la Casa Sveva

L’area su cui sorge Palazzo Bonanno conserva tracce di un edificio più antico, risalente all’età sveva (XIII secolo), probabilmente coevo al cantiere di Castel Maniace (1232-1240). Lo studioso Giuseppe Agnello identificò all’interno del complesso i resti di una cosiddetta “Casa Sveva”: una finestrella a feritoia e le tracce di una porta ogivale nel prospetto interno, attestate su una corte. Agnello descrisse due ambienti terreni contigui, disposti con diversa orientazione, coperti da volte a crociera con costoloni poggianti su capitelli pensili. L’ambiente minore misurava circa 5 × 4 metri, quello maggiore 8,10 × 6,15 metri. Lungo la parete est si apriva una porta archiacuta; la parete nord, priva di aperture, fungeva da muro divisorio tra i due vani. Il piano superiore, di impronta settecentesca, aveva già disperso ogni traccia medievale ai tempi delle indagini di Agnello. Il confronto architettonico più immediato è con Palazzo Bellomo, anch’esso di impianto federiciano.

La ristrutturazione seguita al terremoto dell’11 gennaio 1693 coinvolse in modo massiccio via della Maestranza, l’antica Mastrarua, centro economico e commerciale della Siracusa medievale. Quasi tutti gli edifici che oggi si affacciano sulla strada con i loro prospetti barocchi sorgono su preesistenze medievali e aragonesi-catalane, delle quali rimangono tracce — monofore, scale a cielo aperto, bifore, loggiati — nei cortili interni. La Casa Sveva, inglobata nel nuovo palazzo, è uno di questi casi.

La famiglia Bonanno

I Bonanno (o Bonanni) sono una famiglia nobile di origini pisane, giunta in Sicilia al seguito di Giacomo II d’Aragona nel XIII secolo. Stabilitasi a Palermo, la casata annoverò Giovan Giacomo di Bonanno, gran cancelliere del Regno di Sicilia nel 1285, e Matteo, ambasciatore della città al re Martino nel 1396. I Bonanno si ramificarono a Caltagirone, Catania, Noto e Siracusa, accumulando feudi e baronie: Canicattì, Ravanusa, Montalbano, il principato di Roccafiorita, il principato di Cattolica, la ducea di Misilmeri, la contea di Vicari. Il titolo di principi di Linguaglossa fu attribuito a Orazio Bonanno il 6 giugno 1625. Nel 1708, Filippo V di Spagna conferì ai Bonanno la Grandezza di Spagna di prima classe.

Il ramo siracusano, feudatario di Belvedere e delle contrade limitrofe, edificò il palazzo su via della Maestranza come propria dimora. La casata espresse figure di rilievo nella vita della città: monsignor Gaetano Maria Bonanno (1728-1806) fu vescovo di Siracusa; don Michele Bonanno di Linguaglossa-Cannizzaro ricoprì la carica di sindaco tra il 1896 e il 1897. Nella seconda metà del XVIII secolo, Giovanbattista Bonanno — secondogenito del principe di Linguaglossa — acquisì per matrimonio con Saveria Landolina il vasto feudo di Maeggio (quasi 400 ettari tra oliveto, vigneto, pascolo e seminativo), commissionando nel 1781 allo stesso architetto Luciano Alì il progetto di una villa di campagna. L’edificio, di 32 × 22 metri su due piani, comprendeva al piano terra rimesse per le carrozze e magazzini, al piano superiore gli ambienti abitativi dei proprietari con una balconata affacciata sulla campagna. Dietro la villa si estendeva un’area di circa 3.000 mq con locali per la lavorazione dei prodotti agricoli, un grande ovile e locali per la produzione di latticini. La villa di Maeggio è oggi in stato di abbandono, considerata tra i capolavori dell’architettura rurale siciliana del Settecento.

Il terremoto del 1693 e la ricostruzione barocca

Il devastante terremoto del Val di Noto del 1693 danneggiò gravemente le strutture preesistenti. La ricostruzione di Palazzo Bonanno si inserì nel più ampio programma di rinnovamento di via della Maestranza, trasformata da asse commerciale medievale a scenografica via nobiliare barocca. Un primo intervento di rifacimento è attribuito all’architetto Vincenzo Carciolo intorno al 1700. La ricostruzione completa avvenne nel 1762, come attesta la data incisa sull’arcata del portone, per mano dell’architetto Luciano Alì (Siracusa, 1736-1820), tra i maggiori architetti del secondo Settecento siracusano, autore del progetto di Palazzo Beneventano del Bosco e co-progettista della chiesa di Santa Lucia alla Badia. Nel 1785 Alì divenne Caput magister regiarum fabricarum, il titolo di Architetto della Città di Siracusa. Un’ulteriore campagna di lavori è documentata dalla data 1804, visibile nel cortile interno.

Passaggi di proprietà e vicende moderne

Il palazzo ospitò tra i suoi muri personaggi di rilievo internazionale: Vittorio Amedeo II di Savoia, re di Sicilia, e l’imperatore di Germania Guglielmo II Hohenzollern, che soggiornò a Siracusa tra il 1889 e il 1913. Il Kaiser fu ospite anche nella tenuta di Tremilia, possedimento della famiglia Bonanno dal 1806 (acquistato da Giuseppe Bonanno dalla Mensa vescovile di Siracusa). A Tremilia i Bonanno fecero costruire due mulini idraulici (1819 e 1856) e produssero vino di qualità; il complesso comprendeva preesistenze di grande valore archeologico, tra cui sezioni dell’acquedotto greco, porzioni delle fortificazioni dionigiane e i resti della chiesa paleocristiana di San Pietro ad Baias (VI secolo). Per la tenuta fu progettata una villa neogotica dal celebre architetto prussiano Karl Friedrich Schinkel, l’unico progetto completo che Schinkel portò a termine durante il suo viaggio in Italia.

Nel 1822, alla morte di Giuseppe Bonanno, l’abolizione del maggiorascato portò al frazionamento del patrimonio tra otto eredi, avviando il declino economico della casata. Nel 1939 il palazzo fu acquistato da Giuseppina e Vito Verga. Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943, l’edificio subì danni significativi dai bombardamenti alleati: le strutture lignee del tetto andarono distrutte e parti dei piani superiori crollarono. L’ala sud fu ricostruita con integrazioni in cemento armato (travi, pilastri, solai), mentre al piano terra si conserva la componente originaria più consistente con la muratura perimetrale portante e le volte composte. L’aspetto esterno fu fedelmente ripristinato seguendo i disegni originali.

Negli anni del dopoguerra, parte del palazzo divenne sede dell’Azienda Autonoma per il Turismo della Provincia di Siracusa. Al piano terra si affacciavano attività commerciali destinate a segnare la memoria del quartiere: la farmacia Siena al civico 35 (il cui titolare era genero di Vito Verga), la pasticceria Marciante ai civici 41/43 e la falegnameria del maestro Aprile al civico 45. La pasticceria, fondata alla fine dell’Ottocento dal capostipite Eugenio Marciante e specializzata in Occhi di Santa Lucia, Cuccìa e Cassatella Siracusana, fu portata avanti dal figlio Ernesto e poi dai fratelli Valerio e Giuseppe fino al 2020; dal 2021 Giuseppe ha riaperto con il nome “Amandorla Marciante” in via Amalfitania 10.

L’Arena Verga e il Cine Teatro Verga

Prima della trasformazione in spazi commerciali, l’area adiacente al palazzo ospitava un grande giardino di aranci e limoni, con palme, ficus e aiuole fiorite. Il giardino sopravvisse ai bombardamenti del 1943, ma fu poi abbattuto in assenza di vincoli di protezione. Negli anni Cinquanta l’area fu convertita nell’Arena Verga, un cinema all’aperto accessibile dalla via dei Santi Coronati, dove i ragazzi del quartiere assistevano alle proiezioni dalle rovine ancora visibili del palazzo. D’inverno l’arena ospitava il “festavallu” (baracche per il carnevale); nei locali sottostanti i gelataie siracusani preparavano il gelato.

Sullo stesso sito Vito Verga fece costruire il Cine Teatro Verga, una sala con oltre 1.500 posti che ebbe grande successo. Dopo la morte di Verga, il cinema passò al dottor Mimmo Costa di Trapani, imprenditore cinematografico siciliano, e fu successivamente venduto alla Provincia di Siracusa, che avrebbe dovuto trasformarlo in centro culturale: il progetto non fu mai realizzato e la struttura rimase chiusa. Tra il 1959 e il 1968, il fotografo Pippo Iacono — uno dei testimoni visivi più significativi della Siracusa del Novecento — ebbe il suo studio negli stessi locali che oggi ospitano il Cortile Verga.

Il 2 aprile 2018 gli eredi Verga Siena apposero sulla facciata una targa con la denominazione “Palazzo Verga Siena”, senza intervento della Soprintendenza. Il palazzo resta storicamente e ufficialmente noto come Palazzo Bonanno Landolina.

Architettura

Facciata su via della Maestranza

La costruzione si sviluppa su due ordini architettonici. Il portale centrale è arcuato, di ispirazione cinquecentesca, con bugne alternate: nell’arco superiore le bugne si uniscono alla cornice formando un ventaglio decorativo, mentre la bugna centrale funge da mensola per il balcone soprastante, sorretto da un architrave. Il portale immette nell’androne voltato a crociera, attraverso il quale si intravede il cortile interno.

Sopra il portale si apre il balcone principale, dotato di una inferriata bombata (cosiddetta “a petto d’oca”) in ferro battuto, sormontato da un timpano spezzato che ospita al centro lo stemma araldico della famiglia Bonanno. Ai lati del portale si aprono due coppie di aperture arcuate, un tempo occupate da esercizi commerciali, sopra le quali si trovano altrettanti balconi con inferriate bombate in ferro battuto, coronati da travoni lisci. I balconi panciuti e le grandi sagome geometriche tra l’uno e l’altro caratterizzano il prospetto secondo un linguaggio barocco definito “espressivo”.

Lo stemma araldico

Lo stemma della famiglia Bonanno è scolpito in altorilievo sul timpano spezzato del portale. Lo scudo, in campo d’oro, racchiude un gatto nero passante — simbolo dell’arma dei Bonanno, di medievali origini pisane. Lo scudo è circondato da volute e sormontato dalla corona di Principe; nella parte sommitale campeggia una fenice di nero sulla sua immortalità di rosso (una fenice che risorge dalle fiamme), che costituisce il cimiero. Il mantello araldico è in velluto scarlatto foderato di ermellino. Sull’arco del portone è inciso il motto di famiglia: Neque sol per diem neque luna per noctem, tratto dal Libro dei Salmi (121, 6) nella versione della Vulgata: una promessa di protezione divina costante, giorno e notte.

Androne, cortile e loggiato

L’androne d’ingresso è coperto da un’ampia volta a crociera. Oltre il vestibolo si apre il cortile interno, del quale rimane integro un solo lato: quello orientale, con una loggia ad arcate che immette nelle abitazioni del primo piano. Il loggiato — colonnato antico che corre lungo l’ala est — è considerato uno degli elementi architettonicamente meglio conservati dell’intero complesso. Vi si accede attraverso un elegante scalone laterale ornato da grandi blasoni marmorei. Imponenti fregi sovrastano i balconi interni.

Del grande cortile originario è sopravvissuta solo una parte limitata, che resta un pregevole esempio di barocco siracusano. Il cortile reca la data 1804, relativa a lavori di sistemazione successivi alla costruzione settecentesca.

Ospiti illustri

Palazzo Bonanno accolse tra le sue mura ospiti di primo piano della scena europea. Vittorio Amedeo II di Savoia, re di Sicilia dal 1713 al 1720, vi soggiornò durante il breve periodo del dominio sabaudo sull’isola. L’imperatore di Germania Guglielmo II Hohenzollern frequentò Siracusa in più occasioni tra il 1889 e il 1913, e fu ospitato sia nel palazzo di via della Maestranza sia nella tenuta di Tremilia, residenza di campagna della famiglia Bonanno. Il 4 settembre 2014, un incendio devastante distrusse gran parte della villa di Tremilia: le strutture lignee del tetto arsero, il parco-giardino sul lato ovest fu distrutto e porzioni del piano superiore e delle volte crollarono.

Via della Maestranza e contesto urbano

Via della Maestranza è una delle arterie storiche di Ortigia, sviluppata in direzione est-ovest dalla piazza Archimede al belvedere San Giacomo, affacciato sul mare. Nel Medioevo era nota come Mastrarua — la “via maestra” dei tempi catalani — e ospitava botteghe artigiane e attività commerciali. Nel 1437 la regina Maria di Castiglia decretò leggi di espropriazione per trasformare le vecchie case e botteghe fatiscenti in palazzi signorili. A partire dal Seicento divenne il luogo di residenza più ricercato dall’aristocrazia siracusana. La ricostruzione seguita al terremoto del 1693 trasformò la strada in una quinta scenografica barocca, con facciate decorate e portali monumentali che gareggiavano in magnificenza con la vicina Piazza Duomo.

Palazzo Bonanno si inserisce in questa sequenza di dimore nobiliari accanto a Palazzo Zappata-Gargallo, Palazzo Spagna, Palazzo Ardizzone, Palazzo Romeo-Bufardeci, Palazzo Danieli-Rizza, Palazzo Impellizzeri e Palazzo Impellizzeri-Vianisi. L’intera area rientra nel sito UNESCO “Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica”, iscritto alla World Heritage List nel 2005.

Uso contemporaneo

Dopo un accurato restauro condotto dagli eredi Verga Siena, che ha riportato l’edificio alle condizioni storiche, il palazzo ha assunto una destinazione mista. Il cortile ospita dal 2015 circa il Cortile Verga Ortigia, locale gestito da Massimiliano Gazzè e dalla sua compagna, che nel 2025 ha celebrato dieci anni di attività. Il loggiato al primo piano è stato convertito in struttura ricettiva (Loggiato Verga, a cura di Bed & Bros Ortigia), con l’Appartamento dello Stemma (dal 2023) e le suite Carrara e Bardiglio (dal 2024) allestiti negli ambienti storici dell’ala est. Nel giugno 2025 il cortile ha ospitato la mostra fotografica “Siracusa e Siracusani – Pippo Iacono Fotografo”, curata dalla Fototeca Siracusana in collaborazione con la famiglia Siena, celebrando il decennale del locale e l’opera del fotografo che in quegli stessi spazi ebbe il suo studio.

Accessibilità

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Fonti

  • Agnello, Giuseppe. L’architettura sveva in Sicilia. Roma, 1935, pp. 137–139.
  • Agnello, Giuseppe. I Vermexio. Firenze, 1959.
  • Cassataro, Luciano. «La casa Mergulese-Montalto: un’opera d’arte puntellata». I Siracusani, anno IV, n. 22, nov.–dic. 1999, p. 17.
  • Randazzo, Antonio. «Palazzo Bonanno». Palazzi di pregio di Siracusa, antoniorandazzo.it. Consulta online.
  • Randazzo, Antonio. «Palazzo Bonanno Landolina». Palazzi di pregio di Siracusa, antoniorandazzo.it. Consulta online.
  • Randazzo, Antonio. «Castello Bonanno – Tremilia». Palazzi di pregio di Siracusa, antoniorandazzo.it. Consulta online.
  • Randazzo, Antonio. «Famiglia Bonanno». Nobili siracusani, antoniorandazzo.it. Consulta online.
  • Randazzo, Antonio. «Luciano Alì». Personaggi storici di Siracusa, antoniorandazzo.it. Consulta online.
  • Catalogo generale dei Beni Culturali. «Palazzo Bonanno Landolina – Siracusa». Scheda 1900115109. Consulta online.
  • Catalogo generale dei Beni Culturali. «Siracusa – Via della Maestranza». Consulta online.
  • Siracusa Post. «La “villa” dei Bonanno a Maeggio». Consulta online.
  • Wikipedia. «Bonanno (famiglia siciliana)». Consulta online.
  • Suruq. «Massimiliano Gazzè e il Cortile Verga: dieci anni di visione e bellezza». Consulta online.
  • Siracusa Press. «Siracusa e siracusani: in mostra le immagini d’archivio di Pippo Iacono». Consulta online.

Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 16 Marzo 2026. Ultimo aggiornamento: 16 Marzo 2026.

Tabella dei Contenuti

Indirizzo
Via della Maestranza 33, angolo via dei Quattro Santi Coronati, Siracusa (Ortigia).
Quartiere / Zona
Ortigia – rione Maestranza
Epoca / Secolo
Impianto medievale (XIV–XV secolo); rifacimento barocco di Vincenzo Carciolo (ca. 1700, XVIII secolo); restauri XIX–XX secolo.
Accessibilità
🦽 Motoria – Portone con gradino; cortile interno con pavimentazione irregolare in pietra lavica.
👁️ Visiva – Nessun supporto tattile o segnaletica in rilievo.
👂 Uditiva – Nessuna barriera specifica.
🧠 Cognitiva – Assenza di pannelli informativi o segnaletica dedicata.
Orari o note pratiche

Palazzo Bonanno è una residenza privata. Il cortile interno è visibile dal portone su via della Maestranza 33. Il piano nobile non è accessibile al pubblico.

All’interno del complesso opera il B&B Loggiato Verga (gestito da Bed & Bros), con ingresso dal cortile.