
| Intitolazione | Sant’Anna e Immacolata Concezione |
| Stato | Sconsacrata, chiusa al pubblico |
| Proprietà | Arcidiocesi di Siracusa |
| Gestione | Comune di Siracusa |
| Stile | Barocco siciliano |
| Fondazione | 1604 |
| Ricostruzione | 1727 (famiglia Requisenz) |
| Superficie | ~300 m² |
| Cripta | Ossario ipogeo (~100 mummie) |
| Restauro | €780.677 stanziati (2019), mai avviato |
La chiesa di Sant’Anna è un edificio religioso oggi sconsacrato di Siracusa, situato in via Gaetano Giulio Zummo, nel quartiere storico della Turba a Ortigia. Le sue origini risalgono al XVII secolo, ma l’aspetto attuale deriva dalla ricostruzione settecentesca successiva al terremoto del 1693. La chiesa, a navata unica con facciata semplice e portale barocco, è dotata di una cripta ipogea che in passato ebbe funzione cimiteriale. Utilizzata come luogo di culto minore per secoli, nel Novecento ha accolto attività sociali prima di cadere in disuso. Oggi versa in stato di abbandono ed è chiusa al pubblico.
Storia
Le origini della chiesa di Sant’Anna risalgono al XVII secolo. Una lapide marmorea, collocata nel vestibolo, attesta che Lucrezia Gaudio nel 1604 fece costruire e dotare la cappella in memoria del figlio Geronimo, qui sepolto, secondo gli atti del notaio Giacomo Maso del 1604 e 1607.
La primitiva costruzione subì gravi danni con il terremoto del 1693, che devastò gran parte della Sicilia sud-orientale. La ricostruzione avvenne nel 1727 ad opera della nobile famiglia Requisenz, che restituì al tempio un aspetto tipicamente settecentesco. Sul portale in pietra fu incisa l’iscrizione in latino che consacrava la chiesa a Sant’Anna e all’Immacolata Concezione.
Durante questa fase rifiorì la vita religiosa locale. Il 30 gennaio 1718, mentre i lavori erano in corso o appena conclusi, fu fondata al suo interno la Congregazione di Sant’Anna, associazione laicale di mutuo soccorso istituita con atto notarile di G. Polizzi. Nello stesso periodo la chiesa si arricchì di beni provenienti da istituti religiosi soppressi: la campana proveniva dalla chiesa e convento di San Giovanni di Dio, mentre arredi sacri giunsero dal soppresso monastero di Montevergine in Ortigia.
Come molte chiese storiche siracusane, Sant’Anna ebbe anche funzione funeraria. Prima dell’emanazione dell’Editto di Saint-Cloud del 1804, che vietava le sepolture nei centri abitati, la cripta sottostante fu utilizzata come ossario per religiosi e membri di famiglie notabili. Negli anni Sessanta del Novecento vennero rinvenuti corpi mummificati, stimati in circa un centinaio, disposti lungo le pareti ipogee secondo un uso simile a quello delle catacombe dei Cappuccini.
Dopo l’Ottocento, la chiesa rimase attiva come luogo di culto minore all’interno del patrimonio dell’Arcidiocesi di Siracusa. Nel corso del XX secolo la sua funzione religiosa si ridusse progressivamente fino alla cessazione delle celebrazioni e alla chiusura definitiva al culto.
Architettura e arte
La chiesa di Sant’Anna presenta un’architettura sobria e compatta, tipica di un edificio religioso urbano di piccole dimensioni, ma arricchita da elementi barocchi. La facciata, oggi in gran parte priva di intonaco e con porzioni di muratura mista a vista, è impostata su un fronte rettangolare sormontato da un frontone triangolare. Al centro del frontone si apre un oculo circolare incorniciato da una cordonatura a rilievo, oggi murato e privo di infissi, che in origine completava l’asse verticale della facciata.
Il portale in pietra calcarea, datato 1727 (incisione visibile sopra la nicchia sovrastante), è l’elemento architettonico di maggiore pregio. L’architrave reca la dedica latina che consacrava l’edificio a Sant’Anna e all’Immacolata Concezione. Le forme, sobrie ma eleganti, appartengono al linguaggio tardo-barocco diffuso a Siracusa nel primo Settecento. Sopra il portale si apre una nicchia barocca incorniciata da volute, oggi priva di statua, che reca ancora tracce decorative e la data 1727.
Il portone ligneo, realizzato con tavole disomogenee e rattoppi successivi, è in stato precario ma conserva testimonianze storiche. Sulla superficie è ancora leggibile il simbolo scout dell’AGESCI con la scritta “SR 1”, memoria dell’uso come sede del gruppo Siracusa 1 negli anni Sessanta e Settanta. Rispetto alle condizioni documentate nel 2023, le foto del 2025 mostrano un lieve intervento superficiale: la parte sinistra del battente, prima molto chiara, appare oggi uniformemente scura, segno di una stesura di impregnante o vernice, senza che ciò abbia modificato la struttura degradata del portone.
Al di sopra del portale si apre una finestra rettangolare con cornice in pietra, oggi priva di vetri e con infissi lignei deteriorati, che un tempo illuminava la navata. Sul lato destro della facciata è addossata la torre campanaria a vela, in muratura barocca, con almeno due fornici destinati alle campane (oggi mancanti). Pur ridotta nelle dimensioni, la torretta costituisce l’unico elemento emergente del complesso e ne segnala la funzione cultuale.
L’interno, oggi non accessibile, aveva un impianto a navata unica con vestibolo. Sopra il vestibolo si eleva il volume del campanile, visibile anche dall’interno come corpo sporgente. La superficie complessiva era di circa 300 m², comprensiva di ambienti laterali che fungevano probabilmente da sacrestia e locali di servizio. Il pavimento era rivestito da maioliche di Caltagirone settecentesche, che decoravano l’aula con motivi policromi. Alle pareti si trovavano altari laterali e arredi devozionali, oggi non più conservati: parte proveniva dal monastero di Montevergine e dalla chiesa di San Giovanni di Dio, trasferiti in epoca di soppressioni religiose, ma successivamente dispersi o rimossi.
Cripta
Sotto il pavimento della chiesa di Sant’Anna si estende una cripta ipogea, scavata nella roccia calcarea di Ortigia e accessibile dal vestibolo d’ingresso. Si tratta di un ambiente sotterraneo che occupa l’area corrispondente alla navata e si prolunga probabilmente verso i vicoli retrostanti, in particolare il Vicolo Sant’Anna.
La cripta fu destinata sin dalle origini a funzione funeraria: al centro del soffitto era presente un lucernario (oggi chiuso) che consentiva di calare i resti mortali, secondo un uso diffuso negli ossari monastici dell’epoca. Prima dell’Editto di Saint-Cloud del 1804, che vietò le sepolture all’interno dei centri abitati, questo ipogeo accolse i corpi di religiosi e di membri di famiglie notabili della città.
Negli anni Sessanta del Novecento, durante esplorazioni dell’ambiente, furono rinvenuti numerosi corpi mummificati, stimati in circa un centinaio, disposti lungo le pareti della cripta. Le condizioni di conservazione ricordano pratiche funerarie analoghe a quelle delle catacombe dei Cappuccini di Palermo, con i corpi collocati ordinatamente negli spazi ipogei.
Uso contemporaneo e vicende recenti
Nel corso del Novecento la chiesa di Sant’Anna perse gradualmente la sua funzione liturgica e venne sconsacrata. Nonostante la chiusura al culto, l’edificio continuò a essere utilizzato per scopi sociali: fino ai primi anni Settanta fu sede del gruppo scout AGESCI “Siracusa 1”, uno dei primi attivi in città. Ancora oggi, sul portone ligneo, è visibile il giglio scout con la sigla “SR 1”, testimonianza di quel periodo.
Dopo l’abbandono da parte degli scout l’ex chiesa rimase inutilizzata per anni. Negli anni Ottanta e Novanta furono avanzate ipotesi di riuso a vocazione comunitaria: i progetti prevedevano la sistemazione di una cappella dedicata a Sant’Anna nei locali della cripta, l’adattamento dell’aula a sala per assemblee e incontri di quartiere, l’attivazione di un doposcuola pomeridiano gratuito e altre iniziative di solidarietà a beneficio delle famiglie del rione Turba. Queste proposte, tuttavia, non furono mai realizzate.
La chiesa è di proprietà dell’Arcidiocesi di Siracusa, ma la gestione degli interventi è affidata al Comune di Siracusa in qualità di soggetto attuatore dei progetti di recupero. Nel 2019 il Comune ha ottenuto un finanziamento di 780.677,98 euro nell’ambito del “Patto per il Sud” destinato alla manutenzione straordinaria e all’adeguamento dell’edificio per la creazione di un centro di accoglienza a carattere sociale. Il piano di spesa prevedeva circa 492 mila euro per lavori edilizi, 65 mila per impianti di climatizzazione, 36,6 mila per arredi, oltre a somme dedicate a smaltimento materiali, imprevisti e costi di progettazione.
L’obiettivo dichiarato era recuperare l’immobile storico per restituirlo alla comunità ortigiana, evitando riconversioni a fini turistici o commerciali. Tuttavia, a fronte di lunghi ritardi burocratici e dell’assenza di cantieri, nel 2022 la Regione Siciliana annunciò l’intenzione di revocare il finanziamento, denunciando l’inadempienza del Comune.
Stato di conservazione e restauri
Nel 2025 la chiesa di Sant’Anna si presenta in condizioni di forte degrado e rimane chiusa al pubblico. L’accesso è interdetto da barriere e cartelli di pericolo, e le funzioni religiose sono cessate da decenni.
La facciata conserva il portale settecentesco ma l’intonaco è in gran parte caduto, con ampie porzioni annerite e la muratura a vista. La finestra sopra il portale è priva di vetri, con infissi lignei ormai compromessi. Il portone ligneo appare deteriorato e deformato: rispetto al 2023, le foto del 2025 mostrano solo un lieve intervento di copertura nella parte sinistra del battente, che ha reso più uniforme la colorazione senza modificarne lo stato complessivo di degrado.
All’interno, non accessibile, si segnalano infiltrazioni dai tetti a tegole che hanno compromesso intonaci e strutture, con rischio per il pavimento in maiolica. La torre campanaria mostra lesioni e parti mancanti, mentre vegetazione spontanea cresce lungo le sommità murarie.
Il finanziamento del 2019 (780.677,98 € dal “Patto per il Sud”) destinato alla rifunzionalizzazione dell’edificio non ha portato all’apertura di alcun cantiere. Alla fine del 2022 la Regione Siciliana ha annunciato la revoca dei fondi a causa dell’inerzia amministrativa. L’ex deputato Vincenzo Vinciullo, promotore dello stanziamento, dichiarò che «in questi lunghissimi sei anni la chiesa poteva essere demolita e ricostruita almeno sei volte, come accaduto per il ponte di Genova».
La vicenda è stata ripresa dalla stampa locale come esempio delle difficoltà nella gestione del patrimonio siracusano: la frase «Siracusa piange, Ortigia non ride» è stata usata per sintetizzare lo stato di abbandono, anche nel cuore di un centro storico dichiarato Patrimonio UNESCO.
Accessibilità
Accessibilità motoria
La chiesa di Sant’Anna è oggi inaccessibile, poiché l’ingresso principale è chiuso dal portone ligneo originario. L’osservazione è possibile solo dall’esterno, lungo via Gaetano Giulio Zummo, una strada stretta ma pianeggiante. L’assenza di marciapiedi regolari e la pavimentazione in basolato possono creare difficoltà a chi cammina con ridotta mobilità o utilizza ausili come bastone o deambulatore. Per chi si muove in carrozzina non vi sono rampe né spazi di manovra dedicati, ma il fronte della facciata è raggiungibile direttamente dalla strada senza gradini o dislivelli significativi.
Accessibilità visiva
Non esistono supporti per persone ipovedenti o non vedenti, come percorsi tattili, mappe tattili o iscrizioni in braille. La facciata, pur riconoscibile per alcuni elementi architettonici, non è avvicinabile in sicurezza per un’esplorazione tattile. L’illuminazione stradale è presente, ma non mirata a valorizzare l’edificio. Non ci sono contrasti visivi studiati per facilitare l’orientamento.
Accessibilità uditiva
Non sono disponibili ausili per ipoacusici o persone sorde. Mancano avvisi visivi o testuali che possano sostituire eventuali segnalazioni sonore, e sul luogo non vi è segnaletica che illustri la storia o lo stato dell’edificio.
Accessibilità cognitiva
Non vi è alcuna segnaletica esplicativa. L’assenza di pannelli descrittivi rende difficile la comprensione del sito per persone con disabilità cognitive o con scarsa familiarità con il patrimonio storico. L’unico elemento testuale visibile è l’iscrizione latina sull’architrave del portale, priva di traduzione.
Suggerimenti
La fruizione esterna potrebbe essere migliorata con l’installazione di un pannello informativo chiaro e multilingue, corredato da simboli universali e testi semplificati. L’aggiunta di QR code collegati a contenuti audio o video renderebbe l’edificio più accessibile a persone non vedenti o sorde. Una descrizione tattile o una piccola mappa in rilievo potrebbe integrare l’esperienza. Per la mobilità motoria basterebbe un breve tratto di pavimentazione regolare davanti alla facciata per consentire la sosta in sicurezza anche a chi utilizza la carrozzina.
Voci correlate
- Piazza San Giuseppe
- Chiesa di San Francesco di Paola
- Chiesa di San Salvatore (Santa Teresa d’Ávila)
- Chiesa di Gesù e Maria
Fonti e bibliografia essenziale
- Iscrizione lapidea (1604–1607) – Lapide fondativa in latino conservata nel vestibolo della chiesa (“Questa cappella fu fundata et dotata da Lucrezia Gaudio per suo figlio…”), che documenta l’atto di fondazione secentesco.
- Lucia Acerra, Architettura religiosa in Ortigia, Siracusa: Ediprint, 1995. Studio monografico sulle chiese di Ortigia, con riferimenti anche alla chiesa di Sant’Anna
- Paolo Giansiracusa, Ortygia 2 – Illustrazione dei quartieri della città medievale, Siracusa, 1981. Pubblicazione con cenni storici sui quartieri di Ortigia, tra cui il rione Turba e la chiesa di Sant’Anna.
- Ignazio Caloggero, Sicilia in Rete (portale heritage). Scheda “Chiesa di S. Anna” con descrizione sintetica (ubicazione, iscrizione, ricostruzione del 1727).
- Libertà Sicilia, articolo “Siracusa. 780mila euro al Comune di Siracusa per il restauro della chiesa di Sant’Anna in Ortigia”, 5 ottobre 2019.
- Libertà Sicilia, articolo “Siracusa. Ex chiesa Sant’Anna in Ortigia, dopo 6 anni in bilico finanziamento di 780 mila euro: «Regione pronta a revocare»”, 6 dicembre 2022.
- SiracusaOggi.it (testata online), articolo “Ex chiesa di Sant’Anna, la Regione revoca finanziamento? Vinciullo: «Colpa del Comune»”, 6 dicembre 2022, cronaca locale con dettagli sullo stato dell’immobile e sulle dichiarazioni di Enzo Vinciullo.
- Archivio fotografico Aretusapedia – Rilievi fotografici 2023 e 2025 a cura di Alessandro Calabrò, documentazione sullo stato di conservazione della chiesa.
Scheda redatta da Alessandro Calabrò il 17 novembre 2025.