Piazza San Giuseppe

Piazza storica nel quartiere della Giudecca a Ortigia
Aggiornato in data 16 Settembre 2026 da Alessandro Calabrò

Piazza San Giuseppe è uno spazio urbano di Ortigia, all’estremità sud-occidentale del rione Giudecca, dove il quartiere ebraico incontra quello della Turba. Al centro, isolata su tutti e quattro i lati e rialzata su un basamento, sorge la chiesa di San Giuseppe, costruita nel Settecento dalla congregazione dei maestri falegnami; intorno si dispongono l’ex convento di San Domenico, oggi Stazione dei Carabinieri, l’ex monastero di Santa Maria in Aracoeli con la chiesa che ospita il Museo del Mare, il palazzo Midiri-Cardona sede del Museo dei Pupi, altri palazzi civili e il moderno palazzo Pupillo. La piazza porta i segni di una storia lunga: prima nota come piano di San Fantino, dal nome della chiesa di rito greco che vi sorgeva, poi intitolata a San Giuseppe, per un periodo dell’Ottocento chiamata piazza Savonarola, oggi in gran parte occupata dalla sosta. È attraversata dalle processioni del Patrocinio di Santa Lucia e di San Sebastiano, conserva quattro lapidi commemorative fra Otto e Novecento ed è stata inserita dalla Regione Siciliana fra le location siracusane di Malèna di Giuseppe Tornatore.

Ampia piazza pavimentata in basole scure con al centro la chiesa barocca isolata, palazzi storici sui lati, auto e furgoni parcheggiati e i tavolini di un bar
L’invaso della piazza, largo circa sessanta metri per cinquanta, con la chiesa isolata al centro. Foto di Alessandro Calabrò, 2026.

Il nome e la forma

Dal piano di San Fantino a piazza Savonarola

Il nome più antico documentato è quello della chiesa greca che occupava l’area della chiesa attuale. Vito Amico, nel Lexicon topographicum siculum pubblicato fra il 1757 e il 1760, scrive che il monastero di Aracoeli fu costruito «in S. Fantini, uti appellant, area ad austrum», nell’area di San Fantino, come la chiamano, a mezzogiorno, e che nella chiesa di San Giuseppe «ad S. Fantini aream» si riunivano gli artigiani. Nella traduzione ottocentesca di Gioacchino Di Marzo la formula diventa «la piazza di s. Fantino».

Nel lessico siracusano di quei secoli «piano» indica lo spiazzo davanti a una chiesa, e il passaggio di nome è registrato da Giuseppe Maria Capodieci nel 1813, quando racconta uno scavo compiuto «nel piano, prima detto di S. Fantino, e ora di S. Giuseppe». Nel 1867, come mostrano gli atti municipali, il progetto di demolire la chiesa mirava proprio ad «ampliare la piazza retrostante». Alla fine dell’Ottocento lo spazio prese un nome laico: la polizza assicurativa stipulata dalla congregazione dei falegnami il 10 febbraio 1894 colloca la chiesa «nella Piazza Savanarola», cioè piazza Savonarola, denominazione coerente con il clima anticlericale del periodo e con le due lapidi risorgimentali collocate in quegli stessi anni. Il ritorno al nome attuale non è documentato con precisione. Sul cantonale della chiesa sopravvive ancora, dipinta e ormai quasi illeggibile, una vecchia targa toponomastica.

Misure, vie, orientamento

L’invaso misura circa sessantadue metri per cinquantaquattro; la chiesa, al centro, occupa un rettangolo di circa ventidue metri per diciotto e lascia libero uno spazio di venti metri davanti alla facciata, che guarda a est, otto metri sul retro, undici a nord e venti a sud. La pavimentazione è in basole di pietra, senza marciapiedi rialzati: la piazza si sviluppa a raso con le strade che vi confluiscono.

Sboccano nella piazza sette vie: via del Teatro, che arriva da via Roma passando davanti al Teatro Comunale, e la pedonale via Atanasio all’angolo di nord-ovest; via della Giudecca e via Larga, che scende verso il Lungomare, agli angoli di nord-est; via Galileo Galilei a sud-est; vicolo Sant’Anna e via Gaetano Zummo a sud-ovest. Diverse portavano nell’Ottocento i nomi classicheggianti imposti dopo l’Unità, ancora leggibili su alcune targhe in pietra: via del Teatro e via Larga formavano un unico asse detto via Principessa Margherita, via della Giudecca era via Giudeca, vicolo Sant’Anna era via Iceta, via Zummo era via Empedocle, la vicina via Logoteta era via Imera.

Storia

La Giudecca medievale

La piazza si trova al margine del quartiere che per secoli ospitò la comunità ebraica siracusana, compreso fra le attuali via della Giudecca, via Galilei, via della Maestranza e il lungomare. Le fonti locali ricordano sinagoghe e istituzioni comunitarie nell’area dell’attuale chiesa di San Filippo Apostolo e presso San Giovannello. Con l’editto di espulsione del 1492 gli ebrei lasciarono la Sicilia e molti edifici furono riconvertiti; la fisionomia del rione cambiò progressivamente.

I greci e la chiesa di San Fantino

Nel 1453, dopo la caduta di Costantinopoli, il Senato di Siracusa concesse a sacerdoti greci profughi la chiesa di San Fantino, che sorgeva dove oggi è la chiesa di San Giuseppe, perché vi officiassero secondo il rito greco. Serafino Privitera, che nel 1879 racconta l’episodio, aggiunge che i greci «ivi stettero lunghissimo tempo, e comunicavano con quelli di Palermo e degli altri luoghi di Sicilia», e in nota ricorda che nel 1685 il cappellano greco Beniamino Xhimarra, mentre da Siracusa si trasferiva a Palermo, fu catturato dai turchi e ridotto in schiavitù, per essere poi riscattato e reintegrato nel suo ufficio. La concessione fu confermata con lettere viceregie il 29 marzo 1562 e durò fino al 1674, quando alla chiesa fu assegnata una rendita annua di cinque onze «per sussidio dei sacerdoti greci che la coltivavano».

Il terremoto del 1693

Il terremoto dell’11 gennaio 1693 colpì duramente questa parte di Ortigia. San Fantino fu distrutta o ridotta, secondo un documento del 1752, ad essere «abitabile in meno, che la metà»; il convento di San Domenico perse gran parte delle strutture, conservando uno dei chiostri; la chiesa di Sant’Anna fu ricostruita e completata nel 1727. Negli atti della prima visita pastorale del vescovo Asdrubale Termini, condotta fra il 1695 e il 1697, si legge l’ordine di recarsi alla chiesa di San Fantino per dare degna sepoltura al corpo di un arcivescovo greco che si diceva giacere sotto le macerie.

Il Settecento e la chiesa dei falegnami

La congregazione dei maestri falegnami, che aveva ottenuto l’area di San Fantino nel 1683 «per un altra fabricarsene più magnifica in onor del S. Patriarca», nel 1752 chiese al Senato la licenza di intervenire sui resti della chiesa greca. Ne nacque un edificio nuovo, costruito fra il 1754 e il 1773 e ultimato nel 1775, di pianta ottagonale, isolato su un alto basamento: da allora la chiesa ordina lo spazio della piazza, che si dispone tutta intorno a essa.

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giuseppe.

Soppressioni e Ottocento

Dopo la legge del 7 luglio 1866 sulla soppressione delle corporazioni religiose, i grandi complessi che delimitavano l’area cambiarono destinazione. Il convento di San Domenico, fondato nel 1222, fu espropriato e destinato a usi civili e poi militari, funzione che conserva ancora oggi come Stazione Carabinieri, con ingresso al civico 6 della piazza. L’ex monastero di Aracoeli ospitò dal 1869 i congregati dell’Annunziatella, poi scuole femminili, un comando militare, scuole elementari e dal 1885 un asilo diretto dalle suore di Carità.

Nello stesso anno il Municipio dispose la demolizione della chiesa di San Giuseppe, insieme al monastero dell’Annunziata, per ricavare l’area di una piazza più ampia: i confrati falegnami si opposero e la spuntarono, mentre il monastero fu abbattuto. Su dove sorgesse esattamente le fonti divergono: la guida del Touring del 1999 lo dà demolito per fare la piazza, mentre la guida tedesca di Theodor Gsell-Fels, che nel 1877 scriveva «Teatro: via Roma, sul luogo del monastero dell’Annunziata», e la scheda del portale turistico validata dalla Soprintendenza lo collocano dove sorse il Teatro Comunale, i cui lavori cominciarono nel 1872. Il 12 gennaio 1893 e il 3 giugno 1894 furono collocate le due lapidi risorgimentali che ancora si leggono sugli edifici della piazza.

Il Novecento

Il secolo lasciò ferite. Negli anni Cinquanta il palazzo nobiliare dei Danieli-Barresi fu demolito e sostituito dal palazzo Pupillo, un edificio moderno che il Fondo Ambiente Italiano ha definito una «scellerata demolizione» e la cui costruzione, secondo la storia ufficiale del Teatro Comunale, determinò «gravi problemi statici» all’edificio accanto: il teatro chiuse nel 1957 e riaprì il 26 dicembre 2016. La storia ufficiale del teatro parla di cinquantaquattro anni di chiusura, conteggio che non torna con il 1957 e lascia supporre una data di chiusura definitiva successiva. La chiesa di San Giuseppe, chiusa dal terremoto del 13 dicembre 1990, restò inaccessibile per oltre trent’anni ed è tornata al culto nell’autunno del 2022.

La piazza oggi

Il piano di gestione predisposto nel 2005 per la candidatura di Siracusa e Pantalica al patrimonio mondiale elencava fra gli interventi previsti una nuova pavimentazione per piazza Duomo e piazza San Giuseppe e il recupero del rione della Giudecca, e registrava fra i restauri già finanziati con la legge 433 del 1991 quello della chiesa di San Giuseppe.

Lo spazio è oggi in gran parte occupato dalla sosta, con stalli riservati ai residenti e ricorrenti polemiche sulla sosta irregolare. Nel 2014 un lettore di un giornale locale descriveva i residenti «soffocati dalle auto parcheggiate in quella che piazza non lo è più»; nel marzo 2017 un’ordinanza istituì il divieto di sosta permanente nel tratto fra i civici 2 e 3 ed eliminò tre stalli per moto fra il fianco della chiesa e l’ex istituto nautico, sostituendoli con uno stallo per residenti; nel maggio 2026 una segnalazione denunciava che perfino lo stallo riservato ai Vigili del Fuoco veniva occupato da veicoli di una rimessa privata, con una strettoia tale da «inibire persino il transito in sicurezza dei pedoni». La piazza resta però anche uno spazio di eventi: dal 2018 ospita parte del San Martino Puppet Fest, che vi allestisce un villaggio medievale con spettacoli di pupi e cantastorie, e nelle Giornate FAI di primavera del 2021 è stata al centro di un itinerario dedicato ai suoi edifici, dal chiostro duecentesco di San Domenico ai due musei.

Gli edifici

Chiesa di San Giuseppe

Facciata barocca della chiesa di San Giuseppe in piazza San Giuseppe a Siracusa, con la scalinata in pietra.
La facciata della chiesa di San Giuseppe, isolata al centro della piazza.

Costruita fra il 1754 e il 1773 per la congregazione dei maestri falegnami sull’area della chiesa greca di San Fantino, è l’unico edificio sacro di Ortigia che si possa girare tutt’intorno. Ha pianta centrale a ottagono regolare, unica fra le chiese settecentesche dell’isola, con aula coperta da una pseudovolta a padiglione in canne e gesso, presbiterio, abside semicircolare e cripta sepolcrale sotto l’ingresso. La facciata, in pietra bianca di Priolo, è divisa in due ordini di paraste corinzie e conserva due stemmi coronati, uno sul portale con il richiamo al versetto della Genesi Ite ad Joseph e uno sul finestrone con le parole fervorosa devotio populi; le nicchie sono rimaste senza statue e il coronamento manca perché il fastigio crollò in epoca imprecisata. La scalinata curvilinea davanti al portale fu costruita nel 1948.

All’interno si conservano gli stucchi tardo barocchi, le cantorie dorate con gli organi, il simulacro ligneo settecentesco di San Giuseppe con il Bambino, fatto eseguire a Napoli e giunto in città nel 1733, e una copia del Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio. Sulla copia le attribuzioni divergono: le schede turistiche e il catalogo ministeriale la assegnano a Mario Minniti, mentre la letteratura caravaggesca, dal contributo di Santi Luigi Agnello del 1991 fino ai cataloghi delle mostre del 2004 e 2005, la riconosce come opera giovanile di Raffaele Politi, eseguita alla fine del Settecento.

Chiusa dal terremoto del 1990, restaurata con i fondi della legge 433 del 1991 e restituita al culto nell’autunno del 2022, è oggi una rettoria dipendente dalla parrocchia di San Martino Vescovo. La cripta dei confrati è stata aperta al pubblico per la prima volta nella Settimana Santa del 2025.

Ex convento e chiesa di San Domenico

Sul lato orientale della piazza, di fronte alla facciata della chiesa, si allunga il complesso domenicano fondato nel 1222. L’ex chiesa presenta una facciata barocca a due ordini con paraste, portale con frontone spezzato e cartiglio, coronata da un timpano triangolare: è l’unico edificio della piazza con questo profilo, e sulla sua facciata è murata la lapide a Vincenzo Statella. Il terremoto del 1693 danneggiò gravemente il complesso, di cui resta il chiostro duecentesco; nel 1496 vi si erano celebrati i funerali di Giovanni de Carderas, governatore della Regia Camera, il cui sepolcro in alabastro si conserva oggi alla Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, mentre la Madonna della Neve di Antonello Gagini è passata in Cattedrale. Dopo la soppressione il convento divenne caserma e ospita la Stazione Carabinieri di Ortigia. Nel 2021 la delegazione locale del FAI segnalò che novecentomila euro destinati al restauro del convento erano rimasti inutilizzati.

Ex monastero di Santa Maria in Aracoeli e Museo del Mare

Sul lato meridionale sorge l’ex monastero di Santa Maria in Aracoeli, fondato nel 1559 dalla nobildonna Benigna Platamone, vedova del barone Montalto di Canicattini, sul sito della più antica chiesa di Santa Margherita; Vito Amico ne colloca la costruzione «nell’area di san Fantino a mezzogiorno». Dopo la soppressione fu ceduto nel 1869 ai congregati dell’Annunziatella, poi divenne scuola femminile, comando militare, scuola elementare e asilo, e nel Novecento sede dell’istituto nautico, oggi trasferito altrove; al civico 13 ha sede una scuola paritaria. L’ex chiesa del monastero, che si affaccia su via Gaetano Zummo al numero 7, subito dietro la piazza, ospita dal 2001 il Museo del Mare, dedicato alla storia marinara siracusana; del vecchio edificio sacro, molto rimaneggiato durante la seconda guerra mondiale, resta il portale interno con fregio barocco.

Chiesa di Sant’Anna

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Sant’Anna.

Poco oltre l’angolo di sud-ovest, lungo il vicolo omonimo, sorge la chiesa di Sant’Anna, fondata nel 1604 da Lucrezia Gaudio in memoria del figlio Geronimo, ricostruita dopo il terremoto e completata nel 1727. Conserva una cripta ipogea a lungo usata come ossario. Nella stessa chiesa fu sepolto, nel gennaio 1787, il capomastro Carmelo Bonaiuto detto Carancino, la cui mano è tradizionalmente riconosciuta nel cantiere della chiesa di San Giuseppe. Sconsacrata, ospitò attività sociali ed è oggi chiusa, in attesa dei restauri finanziati e più volte messi in discussione.

Palazzo Midiri-Cardona e il Museo dei Pupi

All’angolo di nord-est, fra la piazza e via Logoteta, sorge il palazzo Midiri-Cardona, che il FAI segnala per «il portale bugnato a meandro, copia esatta del disegno dell’architetto Tarquinio Ligustri dei primi del Seicento». Il palazzo ospita gli uffici comunali del centro storico e, sul fronte verso la piazza, il Museo Aretuseo dei Pupi della famiglia Vaccaro-Mauceri, con ingresso da via della Giudecca 78. È probabilmente la «casa del Sig. Cardona» che Capodieci indica come riferimento per gli scavi del 1810.

Palazzo Pupillo e gli altri edifici

Sul lato occidentale si alza il palazzo Pupillo, costruito negli anni Cinquanta al posto del settecentesco palazzo Danieli-Barresi. Completano il fronte della piazza palazzi civili sette e ottocenteschi, fra cui quello ai civici 27 e 28 che porta la lapide a Renato Randazzo, esercizi di vicinato, una rimessa e alcune strutture ricettive.

Lapidi e memorie

Lapide a Vincenzo Statella

Sulla facciata dell’ex chiesa di San Domenico è murata la lapide dedicata a Vincenzo Statella (Spaccaforno, oggi Ispica, 1825 – Monte Croce di Custoza, 1866), tenente colonnello del 2º reggimento Granatieri di Sardegna, medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Il testo, posto dai commilitoni il 12 gennaio 1893, ricorda che, «nella mente pregiato nelle armi valoroso», fu ferito a Roma nel 1849, che «esule e povero giurò la vita al patrio riscatto», che combatté «a Milazzo a Messina al Volturno» e che a Custoza, «da tenente colonnello al 2 granatieri, tra mille trafitture di imperiali ulani, fortunato glorioso suggellava colla morte il voto degli eroi». La chiusa, «per la patria tutto», è il motto che ne riassume la vicenda.

Lapide a Renato Randazzo

Facciata di un palazzo in piazza San Giuseppe a Siracusa, con la lapide marmorea dedicata a Renato Randazzo tra i civici 27 e 28.
La lapide a Renato Randazzo, ai civici 27 e 28 della piazza.

Ai civici 27 e 28 una lapide ricorda il grecista e latinista Renato Randazzo, preside del liceo classico Tommaso Gargallo, al quale è intitolata la delegazione siracusana dell’Associazione Italiana di Cultura Classica che bandisce ogni anno il Certamen Latinum Syracusanum. Il testo recita: «In questa avita dimora nacque visse morì Renato Randazzo, docente umanista scrittore. Amò Siracusa. Onorò la cultura del Paese. La municipalità deliberò il segno di memoria perenne. 1994».

Lapide a Gaetano Fuggetta

Una terza lapide, murata su un edificio della piazza e posta il 3 giugno 1894 dalla società di mutuo soccorso fra i militari in congedo di Siracusa, onora Gaetano Fuggetta, decorato di medaglia d’oro al valor militare per il comportamento tenuto a Custoza nel 1866: «cimentando con ostinata intrepidezza la vita, con pochi valorosi trasse in salvo due cannoni, per la morte dei difensori lasciati a discrezione del nemico». Ferito due volte, secondo l’epigrafe dimostrò «che la fortuna, non il valore, venne meno alle armi italiane nelle supreme battaglie dell’indipendenza nazionale».

La lapide dei caduti di Adua

La quarta lapide, posta il 1º marzo 1905, ricorda i siracusani caduti nella battaglia di Adua del 1896: Alberto Storaci, Giuseppe Lanza e Sebastiano Mazzarella. Il repertorio delle lapidi commemorative cittadine assegna a piazza San Giuseppe quattro epigrafi e solo quattro, queste e le tre precedenti; per la lapide di Adua e per quella a Gaetano Fuggetta, però, l’edificio esatto non è specificato dalle fonti.

Sotto il selciato: i sepolcri del 1810

Il 6 febbraio 1810 Giuseppe Maria Capodieci scoprì nella piazza, nello spazio rivolto verso la casa del signor La Ferla e quella del signor Cardona, «due interi Sepolcri, non già incavati nel vivo sasso, ma coverti da tutti i lati di lastre di terra cotta», simili a quelli trovati fuori le mura, che fece trasportare nel museo cittadino. Ne osservò altri e concluse che il luogo dovesse essere «di qualche antichissimo cimitero; poiché in tutto il divisato piano si osservano ossa umani atterrati». Un secolo dopo, nel 1921, Paolo Orsi condusse in piazza uno scavo regolare, pubblicato nelle Notizie degli scavi di antichità del 1925: da allora «Piazza S. Giuseppe» è una voce ricorrente nella letteratura archeologica internazionale sulla Siracusa arcaica, con ceramica riferita alla prima generazione della colonia. Nel 1813, aggiunge lo stesso Capodieci, un condotto antico fu trovato «nella locanda di S. Giuseppe».

Processioni e feste

La piazza è tappa di due processioni cittadine. Quella dell’ottava del Patrocinio di Santa Lucia, in maggio, percorre «via Roma, via del Teatro, piazza S. Giuseppe, via della Giudecca» prima di rientrare in piazza Duomo; quella di San Sebastiano, l’ultima domenica di gennaio, arriva da via Maestranza e via della Giudecca e prosegue verso via Roma e piazza Minerva. La festa dell’Immacolata tocca di norma via della Giudecca, in adiacenza, ma nel 2022 ebbe la piazza come punto di partenza e di arrivo, perché il simulacro fu ospitato nella chiesa di San Giuseppe appena riaperta. Il 19 marzo 2023, per la prima volta dopo decenni, il simulacro di San Giuseppe è tornato in processione dalla chiesa di San Benedetto fino alla propria chiesa.

La piazza nelle guide

La guida monografica del Touring Club Italiano Siracusa e provincia, pubblicata nel 1999, dedica alla piazza un paragrafo che ne riassume la formazione: «L’attuale assetto di questa zona è il risultato di pesanti modifiche apportate nel XIX secolo ai vasti complessi dei monasteri medievali che occupavano l’area». La guida ricorda che il Teatro comunale, inaugurato nel 1897 su progetto di Giuseppe Damiani Almeyda, sorse «dopo lo smantellamento del monastero benedettino», e che prima di allora le manifestazioni musicali cittadine si tenevano in una struttura mobile di legno allestita nel palazzo del Senato, voluta nel 1735 dall’Accademia degli Aretusei «perché la terra di Epicarmo avesse un teatro adatto». Sulla piazza aggiunge che la sua creazione «ha comportato la demolizione del monastero della SS. Annunziata e la trasformazione dei monasteri Aracoeli e dei Domenicani», e che del convento domenicano, «un tempo detto regius per la sua maestosità», restano la chiesa e uno dei chiostri, mentre il resto «fu trasformato in caserma nel 1866».

Le guide più antiche, invece, ignoravano del tutto questo angolo di Ortigia: né i Baedeker né i Murray dell’Otto e primo Novecento la nominano, e la stessa Guida d’Italia del Touring dedicata alla Sicilia, nell’edizione del 1953, non la include nell’itinerario dell’isola.

La piazza nel cinema

Piazza San Giuseppe e via Larga figurano nel registro dei Luoghi dell’Identità e della Memoria della Regione Siciliana, nella sezione dedicata ai luoghi del racconto filmico, fra le location siracusane di Malèna, girato da Giuseppe Tornatore nel 2000 fra Siracusa, Noto, Scicli e Porto Empedocle; nella stessa scheda compaiono piazza Duomo, via Nizza, via Picherali, via Landolina e l’Arcivescovado. Il confronto fra fotogrammi e luoghi consente di identificare due scene girate proprio qui, davanti alla chiesa: quella in cui Nino Scordia, tornato dalla guerra, chiede notizie della moglie, e quella in cui alcuni ufficiali tedeschi avvicinano le ragazze del posto. Per via Larga, invece, nessuna scena risulta identificata: la strada compare solo negli elenchi cumulativi.

Nell’ottobre del 2020 la piazza è stata chiusa al traffico e alla sosta per un’intera giornata, il 23, per le riprese di Leonora addio di Paolo Taviani, con inversione del senso di marcia in via Larga e accesso agli stalli dei residenti dalla sola via della Giudecca. Le fonti non precisano quali immagini siano poi entrate nel film.

La piazza e Vittorini

Le biografie di Elio Vittorini collegano questo angolo di Ortigia alla sua giovinezza: nel 1922 il primo innamoramento fu per una studentessa dell’Istituto Rizza che abitava «in fondo a via Roma, nei pressi di piazza San Giuseppe», figlia di un colonnello. La piazza non compare però fra le tappe del Parco Letterario a lui dedicato, inaugurato nel 2003, né risulta nominata dentro i suoi romanzi.

La vita della piazza

Per secoli lo spazio ha funzionato come luogo di relazione del rione: qui si incontravano gli abitanti della Giudecca, si tenevano annunci e piccole cerimonie, si radunavano le confraternite. La presenza contemporanea di un convento domenicano, di un monastero femminile, di una chiesa di maestranza e di botteghe artigiane ha prodotto per lungo tempo una vita comunitaria fitta, fatta di mutuo soccorso e di reti di vicinato. Il FAI, presentando la piazza nel 2021, la definiva il luogo «che creava socialità, incontro, scambio e dialogo».

Oggi vi si affacciano presìdi di natura diversa: la Stazione dei Carabinieri nell’ex convento, il Museo Aretuseo dei Pupi nel palazzo Midiri-Cardona, il Museo del Mare nell’ex chiesa di Aracoeli poco dietro, gli uffici comunali del centro storico, alcuni esercizi di vicinato e strutture ricettive. È una compresenza che mantiene la piazza in uso quotidiano oltre il flusso turistico, in un’isola che ha visto scendere la popolazione residente a circa tremila abitanti.

Come si raggiunge

La piazza dista poco meno di quattrocento metri a piedi da piazza Duomo e altrettanti da piazza Archimede, quattrocentocinquanta dalla Fonte Aretusa, settecentocinquanta dal Castello Maniace, ottocento dal Tempio di Apollo e poco meno di un chilometro dal ponte Umbertino. Il parcheggio Talete si trova a circa un chilometro, quello del Molo Sant’Antonio a un chilometro e quattrocento metri.

Le fermate più vicine della linea circolare che serve Ortigia con minibus elettrici sono quella del Largo della Gancia, a poco più di duecento metri, e quella del Lungomare, a duecentocinquanta. Dal 2026 la zona a traffico limitato di Ortigia è attiva dal lunedì al sabato dalle 11 alle 15.30 e dalle 17 alle 2, la domenica e nei festivi dalle 10 alle 2; le operazioni di carico e scarico sono ammesse solo negli orari liberi e per non più di trenta minuti. I titolari di contrassegno europeo per disabili entrano senza permesso e possono comunicare la targa alla Polizia municipale anche dopo l’ingresso, entro quarantotto ore, al numero verde 800 632328.

Accessibilità

Rilevazione dell’agosto 2026. Il Comune di Siracusa non ha ancora adottato il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche: l’atto di indirizzo del Consiglio comunale risale al febbraio 2024 e le audizioni preliminari sono state avviate nella primavera del 2026.

Accessibilità motoria

La piazza è pianeggiante e si sviluppa a raso con le vie circostanti, senza gradini né marciapiedi rialzati; la pavimentazione in basole di pietra presenta però fughe e irregolarità che rendono faticosa la manovra di una carrozzina. L’accesso alla chiesa di San Giuseppe resta precluso a chi non può salire scale: la gradinata principale conta otto o nove alzate e i portali laterali tre o cinque, senza rampe né pedane. Uno stallo riservato alle persone con disabilità è mappato sul lato meridionale della piazza, a pochi metri dall’angolo della chiesa; altri si trovano in via Larga e sul Lungomare. Lo spazio libero è ridotto dalla sosta, che occupa tre lati, e dai tavolini dei locali; le cronache locali documentano con regolarità occupazioni irregolari che restringono i passaggi pedonali. Nella piazza non ci sono servizi igienici pubblici: i più vicini si trovano verso largo Aretusa.

Accessibilità visiva

Non arrivano in piazza percorsi tattili: il tracciato esistente in Ortigia collega largo Aretusa a piazza Duomo ed è interrotto in più punti dai dehors. Mancano mappe tattili, targhe in braille o a caratteri ingranditi e audioguide. Per chi ha un residuo visivo il contrasto fra le facciate chiare e il basolato scuro aiuta l’orientamento, mentre l’illuminazione è quella stradale ordinaria e non valorizza i profili degli edifici. Gli ostacoli principali sono mobili: automobili e furgoni in sosta anche a ridosso del sagrato, motorini appoggiati ai gradini, tavolini, paletti, cassonetti e cartelli.

Accessibilità uditiva

Non esistono sistemi a induzione magnetica né segnalazioni visive alternative a quelle sonore. L’assenza di pannelli informativi con testi scritti rende difficile ricavare notizie storiche o di orientamento senza supporti esterni; le visite guidate che periodicamente interessano la piazza e la chiesa sono narrate soltanto a voce.

Accessibilità cognitiva

Manca ogni segnaletica di orientamento: nessun pannello con pittogrammi, nessuna mappa semplificata, nessun testo in lettura facilitata. Gli unici testi visibili sono le lapidi ottocentesche, in italiano aulico e senza spiegazioni. La chiesa non ha orari fissi di apertura e i due musei affacciati sulla piazza hanno orari propri e stagionali, il che rende difficile programmare una visita: un punto informazioni si trova a una sessantina di metri, all’inizio di via della Giudecca.

Suggerimenti

Un pannello informativo davanti alla chiesa, con testo ad alto contrasto, versione in braille e codice per l’ascolto, colmerebbe insieme il vuoto informativo e quello sensoriale. Una mappa tattile della piazza con l’indicazione dei principali edifici aiuterebbe l’orientamento di chi non vede. Sul fronte della mobilità servirebbero la segnalazione e il rispetto effettivo dello stallo riservato, il divieto di sosta davanti al sagrato e una pedana amovibile su uno dei portali laterali della chiesa, la cui scalinata è più bassa di quella principale. Un’illuminazione che disegni i profili delle facciate migliorerebbe infine la fruizione serale anche per chi è ipovedente.

Voci correlate

Fonti

  • Amico, Vito. Lexicon topographicum siculum. Palermo, 1757-1760, voce Syracusae, pp. 189-190; edizione italiana a cura di Gioacchino Di Marzo, Dizionario topografico della Sicilia, Palermo, 1856, vol. II, p. 510.
  • Capodieci, Giuseppe Maria. Antichi monumenti di Siracusa. Siracusa, 1813, tomo I, § 46, pp. 177-178 (i sepolcri del 6 febbraio 1810); tomo II, pp. 355-356. Consulta l’edizione digitalizzata su Aretusapedia.
  • Capodieci, Giuseppe Maria. Tavole delle cose più memorabili della storia di Siracusa. Messina, 1821, p. 3. Consulta l’edizione digitalizzata su Aretusapedia.
  • Privitera, Serafino. Storia di Siracusa antica e moderna. Napoli, 1879, vol. II, p. 123.
  • Agnello, Nunzio. Il monachismo in Siracusa. Siracusa, 1891.
  • Giansiracusa, Paolo. Ortygia. Illustrazione dei quartieri della città medievale. Siracusa, 1981.
  • Acerra, Lucia. Architettura religiosa in Ortigia. Siracusa, Ediprint, 1995.
  • Regione Siciliana, Centro regionale per l’inventario e la catalogazione. Scheda di catalogo A n. 1900115116, chiesa di San Giuseppe, 1990, revisione 2019 (contiene la polizza assicurativa del 1894 con la denominazione «Piazza Savanarola» e gli atti sulla mancata demolizione del 1867). Consulta online.
  • Catalogo generale dei beni culturali, approfondimento Siracusa: chiesa di San Giuseppe, a cura di Margherita Recupero, 2021. Consulta online.
  • Regione Siciliana, registro dei Luoghi dell’Identità e della Memoria, sezione luoghi del racconto filmico, scheda su Malèna (2000).
  • Fondo Ambiente Italiano, scheda Piazza San Giuseppe, 27 nei Luoghi del Cuore, e materiali delle Giornate FAI di primavera del 5 e 6 giugno 2021.
  • Teatro Massimo Città di Siracusa, Storia del Teatro comunale di Siracusa (la chiusura del 1957 e la riapertura del 26 dicembre 2016).
  • Comune di Siracusa, schede dei luoghi (Palazzo Midiri-Cardona, Museo del Mare) e area tematica sulla zona a traffico limitato, ordinanze n. 189 del 30 marzo 2026 e n. 292 dell’8 maggio 2026.
  • Guida Siracusa Wiki (rete.comuni-italiani.it), pagina Lapidi Commemorative e schede delle singole epigrafi: alla piazza sono assegnate quattro lapidi, dedicate a Vincenzo Statella (1893), Gaetano Fuggetta (1894), ai caduti della guerra d’Africa (1905) e a Renato Randazzo (1994).
  • Touring Club Italiano. Siracusa e provincia. Milano, 1999, pp. 59-60.
  • Gsell-Fels, Theodor. Unter-Italien und Sicilien, vol. II. Lipsia, 1877, sezione «Syrakus» (il teatro «sul luogo del monastero dell’Annunziata»).
  • Orsi, Paolo. Relazione dello scavo di piazza San Giuseppe (1921), in Notizie degli scavi di antichità, 1925, pp. 317-319.
  • Comune di Siracusa. Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica. Piano di gestione, 2005, pp. 172-173.
  • Crovi, Raffaele. Il lungo viaggio di Vittorini. Una biografia critica. 1998, p. 29; Madeddu, Anselmo. Vittorini da Robinson a Gulliver. 1997, p. 38.
  • Comune di Siracusa, ordinanza sulla viabilità per le riprese di Leonora addio, ottobre 2020.
  • Sicilia in Rete, schede sull’ex chiesa di San Domenico e sull’ex monastero di Santa Maria di Aracoeli.
  • Stampa locale: SiracusaOggi (6 aprile 2014, 5 settembre 2014, 15 marzo 2017, 28 maggio 2021, 11 novembre 2022), SiracusaNews (15 luglio 2014, 27 febbraio 2017), Siracusa Press (13 novembre 2021, 30 maggio 2026), I Fatti Siracusa (3 giugno 2021).
  • Archivio fotografico Aretusapedia: rilievi fotografici di Alessandro Calabrò, novembre 2025 e agosto 2026.

Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 19 novembre 2025.

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Indirizzo
Piazza San Giuseppe, Siracusa
Quartiere / Zona
Ortigia – rione Giudecca
Epoca / Secolo
Impianto medievale del quartiere ebraico; assetto barocco dal XVIII secolo con trasformazioni tra XIX e XX secolo.
Accessibilità
♿ Motoria: Piazza pianeggiante in basolato lavico senza marciapiedi o gradini rilevanti, ma con fughe e irregolarità; scalinata della chiesa priva di rampe, area parzialmente occupata da auto e tavolini, assenti posti auto riservati nelle immediate vicinanze.🦯 Visiva: Assenza di percorsi o mappe tattili e di scritte in Braille; orientamento difficile per non vedenti totali, qualche contrasto cromatico utile per ipovedenti, illuminazione standard non studiata apposta e presenza di veicoli e arredi come possibili ostacoli.🦻 Uditiva: Nessun ausilio per persone sorde o ipoacusiche, mancano sistemi a induzione e segnalazioni visive alternative; assenti anche pannelli informativi scritti che possano fornire spiegazioni storiche o orientative.🧠 Cognitiva: Mancanza di segnaletica turistica, mappe semplificate e simboli universali; le uniche scritte sono le lapidi storiche in italiano e latino, senza traduzioni o testi facilitati, e possono risultare difficili per chi ha bisogni di comprensione specifici.
Orari o note pratiche

Accesso libero e gratuito tutto il giorno; spazio in parte adibito a parcheggio e tavoli di locali, con ZTL di Ortigia che limita l’accesso ai veicoli in alcune fasce orarie. La piazza può ospitare eventi religiosi e culturali (processioni, festival dei pupi) che modificano temporaneamente circolazione e sosta.