![]() Ritratto di Saverio Landolina Nava. Incisione, Rijksmuseum Amsterdam. | |
| Dati anagrafici | |
| Nome completo | Saverio Landolina Nava |
|---|---|
| Nascita | 17 febbraio 1743, Catania |
| Morte | 1814, Siracusa |
| Famiglia | Nobile famiglia siracusana |
| Carriera | |
| Professione | Archeologo, antiquario |
| Carica | Regio Custode delle Antichità dei Valli di Demone e Noto |
| Nomina | 13 aprile 1803 |
| Predecessore | Gianfrancesco Paternò di Biscari |
| Successore | Mario Landolina (figlio, nominato Pro Custode nel 1803) |
| Riconoscimenti accademici | |
| Accademie | Accademia di Scienze e Lettere di Napoli (1780) Accademia di Gottinga |
| Scoperte principali | |
| Venere Landolina | 7 gennaio 1804, Orti Bonavia, Siracusa |
| Papiro siracusano | Rilavorazione della carta, 1781 |
Saverio Landolina Nava (Catania, 17 febbraio 1743 – Siracusa, 1814) fu un archeologo e antiquario italiano. Nominato Regio Custode delle Antichità dei Valli di Demone e Noto nel 1803, è ricordato principalmente per la scoperta della Venere Landolina il 7 gennaio 1804 e per aver posto le basi del Museo Archeologico di Siracusa. Riprese inoltre nel 1781 la tecnica di lavorazione della carta di papiro, avvalendosi delle piante cresciute lungo il Fiume Ciane, dando avvio a una tradizione artigianale ancora viva nella città.
Origini e formazione
Nato a Catania il 17 febbraio 1743 da una nobile famiglia siracusana (i genitori si trovavano temporaneamente in città), Saverio Landolina crebbe e si formò a Siracusa, città alla quale rimase profondamente legato per tutta la vita. Suo zio, il vescovo Sebastiano Landolina di Midia, riconobbe le eccezionali doti intellettuali del nipote e si occupò personalmente della sua istruzione, affidandolo al prestigioso seminario di Monreale, noto per l’insegnamento della letteratura classica e delle scienze.
Terminati gli studi monrealesi, Landolina fece ritorno a Siracusa, dichiarando di non volerla scambiare «con nessun’altra città del mondo». Il suo carattere era notoriamente riservato e schivo: egli stesso scrisse di sé che «lo studio è il mio solo svago per sollevare le serie occupazioni, invece della conversazione, per la quale non sono inclinato». Nonostante l’apparente modestia, i contemporanei lo riconoscevano come uno studioso di straordinaria cultura e precisione.
Il papiro siracusano

A partire dal 1780 Landolina ottenne dal governo borbonico la custodia e la conservazione delle piante di papiro (Cyperus papyrus) che crescevano spontaneamente lungo le sponde del Fiume Ciane e dell’Anapo — l’unico luogo in Europa in cui questa pianta cresce in modo così rigoglioso da formare vere e proprie foreste fluviali. I pescatori erano soliti tagliare quelle canne, rischiando di compromettere la risorsa.
Nel 1781, sulla scorta delle indicazioni contenute nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, Landolina riuscì a fabbricare i primi fogli di carta papirace usando le tecniche dell’antico Egitto. Fu il primo, in età moderna, a riprendere questa lavorazione. Il risultato gli valse ampia notorietà nel mondo letterario europeo, contribuendo a fare del papiro uno dei simboli identitari di Siracusa. La tradizione artigianale che ne derivò è ancora oggi attiva nella città.
Le Memorie intorno all’antica carta del papiro siracusano rinnovata dal cav. Saverio Landolina Nava, scritte dal presidente Francesco di Paola Avolio, furono pubblicate nel 1991 a cura di Corrado Basile nei Quaderni dell’Associazione Istituto Internazionale del Papiro di Siracusa.
Regio Custode delle Antichità
Il 13 aprile 1803 Landolina fu nominato Regio Custode delle Antichità dei Valli di Demone e Noto, succedendo a Gianfrancesco Paternò di Biscari. La carica, istituita dai Borboni per tutelare il patrimonio antiquario della Sicilia orientale, lo poneva al vertice della gestione e della conservazione dei beni archeologici nell’area siracusana e circostante.
Come segretario Landolina scelse lo storico Giuseppe Maria Capodieci, al quale è dedicata una delle strade di Ortigia. Fin dal 1803 nominò Pro Custode il figlio Mario, avviandolo alla medesima carriera antiquaria. Nel ruolo di Regio Custode, Landolina condusse sistematiche campagne di recupero di reperti: vasi, lucerne, iscrizioni, monete e una scultura di Asclepio di notevole pregio contribuirono ad arricchire le raccolte.
La scoperta della Venere Landolina

Il 7 gennaio 1804 Landolina portò alla luce, in un ninfeo degli Orti Bonavia (poi Giardino Spagna) di Siracusa, una statua marmorea di Venere destinata a diventare una delle opere più celebrate dell’antichità classica nel dibattito artistico europeo. La scultura, che da lui prese il nome di Venere Landolina, è una copia romana del II secolo d.C. di un originale ellenistico riconducibile, per stile, a modelli rodii o dell’Asia Minore — che a loro volta si rifacevano alla tradizione di Prassitele, il primo scultore greco ad aver raffigurato Afrodite completamente nuda.
La statua è acefala e priva della mano destra, che originariamente velava il seno. Si tratta di una Venere pudica Anadiomene (dal greco «colei che emerge»): Afrodite è raffigurata in piedi, nuda, nell’atto di emergere dall’acqua o prepararsi a un bagno, con la mano sinistra che trattiene un ricco himation drappeggiato davanti al pube. La collocazione originaria era probabilmente il ninfeo di un importante edificio termale.
La statua è conservata nel Settore D del Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi di Siracusa, dedicato alla Siracusa ellenistica e romana.
Guy de Maupassant e la Venere Landolina
Nel 1885 lo scrittore francese Guy de Maupassant visitó Siracusa nel corso di un tour siciliano. Rimasto folgorato dalla statua, la descrisse nel suo Viaggio in Sicilia come «la più meravigliosa e seducente forma umana» mai vista, definendola «la perfetta espressione della bellezza possente, sana e semplice». La testimonianza di Maupassant contribuì in modo significativo alla fama europea della Venere Landolina.
La fondazione del Museo Archeologico di Siracusa

Nel corso del suo mandato come Regio Custode, Landolina gettò le basi di quello che sarebbe diventato il Museo Archeologico di Siracusa, ampliando la collezione già raccolta dal vescovo Alagona. Le raccolte, accresciute sistematicamente con i reperti rinvenuti nelle campagne di scavo, costituirono il nucleo originario di un museo pubblico destinato a custodire la memoria materiale della città.
Il museo nella sua sede attuale — inaugurato nel 1988 nel parco di Villa Landolina, di fronte al Santuario della Madonnina delle Lacrime — è noto sia come Museo Regionale Paolo Orsi (dal nome dell’archeologo che compì i principali studi sulla città) sia come Museo di Villa Landolina, poiché sorge su una parte del territorio che porta il nome della famiglia dell’insigne siracusano. Il complesso museale, tra i principali in Europa per estensione degli spazi espositivi, si articola su tre corpi poligonali attorno a un ambiente centrale e fu progettato dagli architetti Vincenzo Cabianca e Franco Minissi.
Relazioni europee e opere scritte
Nonostante il carattere riservato, Landolina coltivò un’estesa rete di corrispondenza internazionale, intrattenendo rapporti con alcune delle personalità più eminenti della cultura europea del suo tempo: il diplomatico e storico dell’arte Dominique Vivant Denon, il teologo danese Frederik Münter, il letterato tedesco Hans Heinrich Bossler Bartels e il filologo classico di Gottinga Christian Gottlob Heyne. Fu lo scrittore napoletano Pietro Napoli Signorelli, suo amico, a fargli ottenere nel 1780 l’elezione a socio dell’Accademia di Scienze e Lettere di Napoli e dell’Accademia di Gottinga.
Come il principe di Biscari Ignazio Paternò Castello aveva fatto per l’area catanese, Landolina guidò il pittore e viaggiatore francese Jean Houel durante la tappa siracusana del suo celebre Grand Tour. Molta della sua corrispondenza è conservata nella Biblioteca Alagoniana di Siracusa, dove rappresenta una fonte di primaria importanza per lo studio della vita culturale siracusana e dei suoi interlocutori europei.
Il profilo intellettuale di Landolina era tuttavia contraddistinto da una singolare avversione alla pubblicazione. Schivo dal rendere pubblici i risultati delle sue ricerche, lasciò la maggior parte degli scritti inediti. Tra i lavori dati alle stampe si ricordano uno studio su Nino Pollio e una monografia sull’attività vulcanica nei pressi di Niscemi.
Il figlio Mario Landolina
Saverio Landolina nominò il figlio Mario Pro Custode Regio delle antichità già a partire dal 1803, formandolo alla propria attività fin da giovane. Mario gli succedette nella carica di Regio Custode e proseguì l’attività paterna diventando a sua volta archeologo, numismatico e commendatore gerosolimitano, continuando a contribuire alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio antiquario siracusano.
Eredità e memoria
La memoria di Saverio Landolina Nava è perpetuata a Siracusa in diversi modi. Una via della città porta il suo nome. Il museo che egli contribuì a fondare è universalmente noto anche come Museo di Villa Landolina. La tradizione della lavorazione artigianale del papiro, da lui rilanciata nel 1781, è rimasta un elemento identitario della cultura siracusana fino ai giorni nostri.
La Venere Landolina — la sua scoperta più celebre — è oggi uno dei simboli di Siracusa e uno dei capolavori più visitati del Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi, oggetto di studi e ammirazione internazionale sin dal XIX secolo.
Fonti
- Avolio, Francesco di Paola. Memorie intorno all’antica carta del papiro siracusano rinnovata dal cav. Saverio Landolina Nava. A cura di Corrado Basile. Quaderni dell’Associazione Istituto Internazionale del Papiro di Siracusa, VI. Siracusa, 1991.
- Capodieci, Giuseppe Maria. Il diario del Cavalier Saverio Landolina. Archivio Storico Siracusano – Società Siracusana di Storia Patria. Consulta online.
- Randazzo, Antonio. «Landolina Saverio». Personaggi storici siracusani. Consulta online.
- Randazzo, Antonio. «Landolina Saverio». 800 Siracusano – Personaggi storici. Consulta online.
- «Saverio Landolina». Wikipedia – L’enciclopedia libera. Consulta online.
- «Venere Landolina». Wikipedia – L’enciclopedia libera. Consulta online.
- «Saverio Landolina Nava fondatore del Museo Archeologico di Siracusa» (1957). In Invito alla lettura. Consulta online.
Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 25 marzo 2026.
