![]() L’edicola della Madonna della Pietà sul cantonale tra Via dell’Amalfitania e Via Cavour. Foto di Alessandro Calabrò, 2026. | |
| Dati identificativi | |
| Tipo | Edicola votiva a nicchia |
|---|---|
| Dedica | Madonna della Pietà (Madre della Misericordia) |
| Indirizzo | Cantonale tra Via dell’Amalfitania e Via Cavour |
| Quartiere | Bottari |
| Dati architettonici | |
| Materiale | Pietra calcarea, marmo (altorilievo) |
| Coronamento | Timpano con stemma nobiliare coronato |
| Chiusura | Sportello in legno e vetro (originale); cancelletto in ferro battuto |
| Datazione | XV secolo (iscrizione) |
| Illuminazione | Elettrica |
| Catalogazione | |
| Libro di riferimento | Romano, 1991 |
| Studio specifico | Tuccitto, 2004 |
L’edicola votiva della Madonna della Pietà è una nicchia devozionale del XV secolo situata sul cantonale tra Via dell’Amalfitania e Via Cavour, nel quartiere Bottari a Ortigia, Siracusa. Custodisce un altorilievo in marmo raffigurante la Pietà (la Madonna che sorregge il corpo del Cristo morto). L’edicola sorge di fronte al punto dove un tempo si trovava la gogna cittadina, segnato da una colonna di granito egizio ancora visibile incastrata nello stesso cantonale: una contrapposizione tra la misericordia religiosa e la punizione temporale che secondo gli studiosi fu del tutto intenzionale.
Ubicazione
L’edicola si trova all’inizio di Via dell’Amalfitania, nel punto in cui la strada incrocia Via Cavour (l’antica Via dei Bottari), a pochi passi da Piazza Archimede. La via prende il nome dalla colonia di mercanti amalfitani che in epoca medievale vi risiedeva, trafficando nel porto raggiungibile dalla vicina Porta Marina. Prima dell’insediamento amalfitano, la strada era intitolata a Santo Stefano, dalla confraternita religiosa che vi aveva sede. Il popolo la chiamava anche a calata guvirnaturi, perché vi si trovava il palazzo del governatore spagnolo. In epoca greca, il tracciato corrispondeva al decumano minore della griglia ortogonale di Ortigia.
L’incrocio era uno dei nodi commerciali più importanti della città. Il quartiere Bottari, che prende il nome dai fabbricanti di botti (bottai) che vi lavoravano, ospitava le corporazioni artigianali legate al porto: bottai, cordari, fabbri, carpentieri navali e vasai. Nel 1409 il porto di Siracusa fu dichiarato “scala franca” (porto franco), esentando le merci in transito dalle gabelle doganali e attirando un massiccio afflusso di mercanti catalani che si insediarono nella zona, lasciando un’impronta duratura sull’architettura e sulla toponomastica. A pochi metri dall’edicola, in Via Cavour 28-30, sorge Palazzo Abela, uno dei più antichi edifici sopravvissuti al terremoto del 1693, con bifore e trifore gotico-catalane che testimoniano la presenza aragonese nel quartiere.
Architettura

La nicchia è incassata nella parte alta del cantonale in pietra calcarea che separa le due strade. All’interno si trova un altorilievo in marmo poggiante su due volute scolpite, raffigurante la scena della Pietà. Una riquadratura in pietra definisce i contorni della nicchia. La parte superiore è protetta da un frontone di forma trapezoidale; in origine l’edicola era completata da uno sportello in legno e vetro e da un cancelletto in ferro battuto.
Sopra la nicchia è scolpito uno stemma nobiliare di forma ovale, sormontato da una corona. La sua presenza indica il giuspatronato di una famiglia patrizia siracusana che finanziò la costruzione e la manutenzione dell’edicola, marchiando lo spazio urbano con il proprio scudo araldico: una pratica diffusa nell’urbanistica tardomedievale del Regno di Sicilia, dove le grandi famiglie nobiliari erigevano edicole votive nei punti nevralgici della città. L’edicola è dotata di illuminazione elettrica. Al di sotto della nicchia è collocata una targa che ne riporta la datazione al XV secolo.
Lo stato dell’edicola nel primo Novecento è documentato da una fotografia storica del 25 marzo 1921, appartenente alla collezione privata di Pietro Caso. Michele Romano, nel censimento del 1991, la descrisse come una delle edicole più antiche tra quelle censite a Ortigia.
La Pietà
L’immagine sacra custodita nell’edicola raffigura la Pietà: la Madonna seduta che sorregge sulle ginocchia il corpo morto di Cristo, appena deposto dalla croce. Il pannello ritrae la scena del Calvario con più figure. L’iconografia della Pietà (Vesperbild nella tradizione tedesca in cui ha origine) si diffuse in Sicilia tra il Quattrocento e il Cinquecento, arrivando sull’isola dall’Europa centrale e venendo reinterpretata con caratteri propri dalle maestranze locali.
L’edicola e la gogna
Lo stesso cantonale che ospita l’edicola conserva, incastrata nella muratura alla base, una colonna di granito egizio. Secondo la tradizione orale, confermata da numerosi anziani del rione e documentata dallo studioso Carmelo Tuccitto nel 2004, quel punto era il sito dell’antica gogna di Siracusa.
La gogna non era destinata ai responsabili di delitti di sangue, che venivano rinchiusi nelle segrete del Castello Maniace. Lo strumento di Via Cavour era riservato ai reati di natura economica e morale: debitori insolventi, falliti nullatenenti e donne accusate di adulterio. Il condannato veniva legato con corde alla colonna — che il popolo chiamava pileri, dal francese pilier — con un cartello al petto che dettagliava la natura della colpa e un anello metallico al collo detto appunto “gogna”.
Per i debitori, il rituale prevedeva un’umiliazione ulteriore. La folla circondava il condannato gridando «Runa ‘u culu! Runa ‘u culu!» (mostra il deretano). Il fallito era costretto a denudarsi e a percuotere le proprie nudità contro un lastrone di marmo liscio posizionato ai piedi della colonna, detto balata (dall’arabo balath, lastra). Da questa pratica sono nate espressioni dialettali ancora in uso: ridducirisi o’ lastricu (ridursi sul lastrico, cioè essere un fallito) e l’imprecazione «Ti voiu virìri c’ ‘o culu ‘n terra!». Tuccitto rintracciò un parallelo con il gergo parigino di epoche analoghe, dove per indicare una bancarotta si usava l’espressione «Montrer son cul» (mostrare il sedere).
La collocazione dell’edicola della Madre della Misericordia proprio di fronte alla gogna ha un significato deliberato, come osservato da Tuccitto: l’immagine della Madonna invita alla compassione verso chi, macchiatosi di una colpa, subisce la condanna. L’autorità religiosa esortava al perdono, quella temporale imponeva la punizione. Tuccitto chiuse il suo saggio del 2004 citando un proverbio raccolto da un anziano del quartiere: «Pigghia cchiù muschi lu meli ca lu feli!» (prende più mosche il miele che il fiele), a sancire la superiorità popolare della misericordia sulla vendetta.
Nel settembre 2017, un intervento di ripavimentazione stradale ha coperto l’incrocio con asfalto bituminoso, seppellendo il pavimento storico e lo spazio della gogna. La testata giornalistica “I Fatti Siracusa” denunciò l’episodio come uno sfregio al patrimonio, avvenuto nel silenzio della Soprintendenza ai Beni Culturali.
Accessibilità
Accessibilità motoria
L’edicola è collocata in alto sul cantonale dell’edificio, visibile dall’incrocio tra le due strade. Il punto è raggiungibile su strada lastricata senza gradini.
Accessibilità visiva
Una targa è presente sotto l’edicola con la datazione. Non sono presenti pannelli descrittivi o supporti tattili. L’altezza della nicchia rende difficile l’osservazione ravvicinata del dettaglio scultoreo.
Accessibilità uditiva
Nessuna barriera specifica.
Accessibilità cognitiva
La targa fornisce un’informazione minima. Non è presente segnaletica che spieghi il rapporto tra l’edicola e la colonna della gogna, un dato storico di grande interesse che rischia di passare inosservato.
Fonti
- Romano, Michele. Le edicole votive di Siracusa. Emanuele Romeo Editore, collana “Pentapolis”, 1991.
- Tuccitto, Carmelo. «La Gogna a Siracusa – Origine di alcuni detti popolari dialettali». I Siracusani, anno IX, n. 51, settembre-ottobre 2004. Consulta online.
- Maiorca, Salvatore. Gente d’Ortigia. (Pagine su Via Amalfitania). Consulta online.
- «Qui c’era la gogna di Siracusa, all’incrocio di via Amalfitania con via Cavour». I Fatti Siracusa, agosto 2017. Consulta online.
- «Violentato con l’asfalto l’angolo di Ortigia, tra Via Amalfitania e Via Cavour, dove un tempo c’era la gogna». I Fatti Siracusa, settembre 2017. Consulta online.
- Randazzo, Antonio. «Edicole votive di Ortigia». Archivio documentale e fotografico. Consulta online.
Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 2 aprile 2026.
