Versione testuale dell'audio (numeri scritti in lettere per la pronuncia).
Lettera intorno ad un antico papiro siracusano, milleottocentosei.
Sinossi.
Nel milleottocentosei il canonico Giuseppe Logoteta, prefetto della Pubblica Biblioteca e Museo di Siracusa, scrive da Napoli al marchese Giuseppe Maria Danieli per annunciare l'imminente commento a un papiro siracusano del quinto secolo che documenta una concessione di Odoacre re dei Goti nel territorio di Siracusa.
Sezione uno. Il papiro siracusano: cosa Logoteta descrive.
Il documento si trovava conservato nella Casa dei Teatini di san Paolo a Napoli e fu pubblicato per la prima volta dall'abate Gaetano Marini nell'opera I Papiri Diplomatici, stampata a Roma dalla Stamperia di Propaganda nel milleottocentocinque, sotto il numero ottantadue. Logoteta lo descrive come scritto, cito, in papiro molto delicato di libbre, fine citazione, in cattivo stato di conservazione, mancante nel principio e con molte lacune.
Il contenuto riguarda una donazione del re Odoacre al funzionario Pierio per la somma di seicentonovanta soldi. Di questa cifra Pierio aveva incassato soltanto seicentocinquanta soldi: quattrocentocinquanta sopra le rendite di beni siti nel territorio siracusano e duecento sopra i beni di Malta in Dalmazia. Per i restanti quaranta soldi, con l'aggiunta di diciotto silique, il re assegna nuovi fondi: diciotto soldi sopra il fondo Emiliano, quindici, insieme alle diciotto silique, sopra il fondo Dubli, e sette sopra il fondo Putaxia. Tutti questi fondi erano ugualmente posti nel territorio siracusano e compresi nella cosiddetta Massa Piramitana.
L'atto fu sottoscritto a Ravenna per il re da Andromaco, Maestro degli Uffici. Gli agenti di Pierio si recarono poi davanti al Magistrato di Siracusa con il Cartario, chiedendo il decreto di consegna corporale dei poderi e obbligandosi al pagamento dei carichi fiscali. Per Logoteta, scrive testualmente, l'illustrazione di questo Diploma sarà per apportare gran lume alla storia civile di cotesta nostra patria sotto l'epoca assai oscura dei Goti.
Sezione due. Giuseppe Logoteta: il canonico-prefetto della Biblioteca e Museo di Siracusa.
Logoteta firma la lettera con il titolo ufficiale di Prefetto della Pubblica Biblioteca e Museo di Siracusa, incarico che lo collocava al vertice delle due principali istituzioni culturali della città a inizio Ottocento. Nella nota autobiografica posta in apertura cita le proprie opere precedenti: i Commentari sugli Apostoli della antichissima Chiesa di Siracusa, le Ricerche sopra l'Anfiteatro di Siracusa, le Osservazioni sopra l'Anello Nuziale e la dissertazione Sugli Scrittori Ecclesiastici Siracusani.
Tutte erano apparse, dice Logoteta, sotto i fausti auspici dei signori Danieli. L'autore ricorda anche l'elogio funebre da lui recitato per il conte Gregorio Danieli e l'orazione funebre per Brigida Danieli marchesa di Bagni, nata Beneventano dei baroni di Bosco. Riconosce inoltre il magistero di Gregorio Danieli, chierico regolare teatino, suo maestro nella Storia Sacra.
La cifra che emerge è quella di un erudito ecclesiastico inserito nelle reti antiquarie del Mezzogiorno borbonico, in costante rapporto con i Teatini e con il circolo dei Danieli. Il viaggio a Napoli del milleottocentosei è occasione di scoperta bibliografica. Scrive Logoteta: la mia venuta in questa Capitale, la più bella senza fallo, la più amena, la più ricca, la più colta di tutta Italia.
Sezione tre. La cornice: una lettera erudita al Marchese Danieli.
La Lettera segue il modulo dell'epistola dedicatoria settecentesca, indirizzata al signor Giuseppe Maria Danieli dei conti di san Lorenzo, marchese di Backi e barone di Cannicattini. Il marchese era discendente di una famiglia siracusana che, secondo Logoteta, oltre due secoli addietro si era diramata a Napoli.
Centrale nel racconto è la figura di Francesco Danieli, storiografo del Regno e segretario dell'Accademia Ercolanese. Fu lui a presentare il papiro all'abate Marini, dopo averlo trascritto, scrive Logoteta, per il suo zelo di contribuire all'ingrandimento delle lettere e per promuovere sempre e per ogni via la gloria di codesta sua patria d'origine. La casa Danieli a Napoli è descritta come un liceo di amena e di grave letteratura, di eleganza non meno che di gentilezza, frequentato dai forestieri i più colti che vi giungevano d'ogni parte d'Europa.
Logoteta dichiara di aver fatto stampare la lettera con un duplice scopo: diffondere la notizia tra gli amici interessati nella gloria di codesta nostra patria e, scrive, obbligare al Pubblico la mia fede per il Commento che ho promesso. L'opuscolo funziona quindi come annuncio editoriale di un'opera maggiore, che Logoteta promette di scrivere, scrive, allorché, piacendo a Dio benedetto, mi sarò colà restituito.
Sezione quattro. Il contesto storico: il Museo di Siracusa attorno al milleottocentosei.
Nel milleottocentosei Siracusa è ancora lontana dalla riorganizzazione museale ottocentesca. La Pubblica Biblioteca e il Museo che Logoteta dirige rappresentano la prima istituzione cittadina dedicata alla conservazione del patrimonio antiquario, in un periodo nel quale il Regno di Napoli vive la breve esperienza giuseppina e poi murattiana.
Il documento attorno a cui si costruisce la lettera proviene dall'archivio dei Teatini di san Paolo a Napoli, custodi delle carte siracusane attraverso una rete religiosa che includeva canonici regolari, chierici teatini e prelati locali. Logoteta annuncia un programma di indagine multidisciplinare sul papiro, dichiarando di voler chiarire, scrive, molti punti relativamente alla legislazione, ai magistrati, ai titoli, alla numismatica, alla lapidaria, ai costumi e agli usi che erano in osservanza presso di noi Siracusani dentro il quinto secolo.
L'orizzonte è quello dell'antiquaria erudita: spiegare le formule del diploma, come Actores, Provincia Sicilia, Syracusano territorio, fundus Aemilianus, pars fundi Dubli, fundi Putaxiae, Magister officiorum, solidi, siliquae, viri sublimes, Comites et vicedomini, significava per Logoteta ricostruire l'amministrazione tardoantica della Sicilia bizantina e gotica. La domanda decisiva che pone è anche tecnica: la carta papiracea del quinto secolo scritta a Siracusa proveniva dall'Egitto o veniva lavorata in città, lungo il fiume Anapo dove, scrive, la pianta del Papiro germoglia in grande abbondanza?
Sezione cinque. Fazello, Bonanni, Pigonati, Biscari: la tradizione antiquaria citata.
La discussione sulla Massa Piramitana permette a Logoteta di richiamare l'intera tradizione antiquaria siciliana. Il Piano dell'Aguglia, identificato come la grande tenuta agricola corrispondente alla massa tardoantica, era già stato descritto da Tommaso Fazello nel De rebus siculis e da Giacomo Bonanni nelle Antiche Siracuse, mentre Andrea Pigonati lo aveva disegnato nei suoi rilievi del porto e delle coste siracusane.
Logoteta aggiunge poi le Relazioni di tutte le antiche Fabbriche rimaste nel littorale di Siracusa del canonico Schiavo, il Viaggio per l'Antichità di Sicilia del principe di Biscari Ignazio Paternò Castello, e infine la propria opera Le Siracusane antiche illustrate. La piccola bibliografia in nota traccia la genealogia degli studi antiquari sul territorio siracusano da metà Cinquecento fino al primo Ottocento.
Francesco Danieli aveva osservato che il Piano dell'Aguglia, scrive, porzione del feudo rustico confinante col mare e con la penisola Tapso, è appellato Bigeni, nome che ricondusse all'antico Belligenus di Tito Livio. Lo storico romano, narrando la conquista di Siracusa da parte di Marcello, ricordava la donazione di quaranta iugeri allo spagnolo Merico nell'agro Belligeno. Logoteta accoglie l'identificazione e annota: ancor oggi le migliori terre e le più stimate quelle siano del feudo Bigeni, onde si abbiano ad intendere le parole di Livio per quem illectus.
A questa rete antiquaria Logoteta aggancia anche il Patrimonium Ecclesiae Ravennatis in Sicilia, documentato da una carta del quattrocentoquarantaquattro pubblicata da Jean Mabillon, riedita da Benedetto Bacchini, ripresa da monsignor Giovanni di Giovanni nel Codex Diplomaticus Siciliae e infine illustrata da Marini stesso. La citazione di Gregorio Magno, scrive il santo pontefice, Patrimonium Ecclesiae Ravennatis, quod in Sicilia constitutum est, ita dicitur diminutum, apre il discorso sulla continuità fondiaria tra età tardoantica e gotica.
Sezione sei. Eredità: Logoteta in dialogo con Capodieci, Titanio, Avolio.
La Lettera intorno ad un antico papiro siracusano si colloca alla testa di una stagione di studi antiquari siracusani che nei decenni successivi vedrà protagonisti gli autori già presenti nella biblioteca digitale di Aretusapedia. Giuseppe Maria Capodieci pubblicherà gli Antichi monumenti di Siracusa, riprendendo la tradizione di Fazello, Bonanni e Mirabella. Antonino Titanio darà alle stampe i suoi studi epigrafici e numismatici. Corrado Avolio lavorerà più tardi sulle tradizioni locali e il lessico siciliano.
Logoteta intercetta lo snodo cruciale tra la grande antiquaria settecentesca di Bonanni e Mirabella e la nuova erudizione ottocentesca che si occuperà di Siracusa con metodi più sistematici. Il papiro odoacriano del fondo Emiliano, del fondo Dubli e del fondo Putaxia diventa così un piccolo laboratorio metodologico: nello stesso testo convivono diplomatica, paleografia, geografia storica, topografia rurale, filologia liviana e patrologia.
La promessa di un commento più ampio resta nel testo come orizzonte. Scrive Logoteta: tutto il di più che potrà aggiungersi per un giusto Commentario sarà il frutto dell'ozio che io sospiro di presto venirmi a godere costì tra i miei libri. L'opuscolo del milleottocentosei si chiude così con il ritorno a Siracusa, alla biblioteca e al museo che attendono il prefetto. La data della firma, il dodici di febbraio milleottocentosei a Napoli, fissa nel tempo l'inizio di un programma che Logoteta affida ai posteri.