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Chiesa di San Giovannello

Rettoria gotica del 1380 in Piazza del Precursore, già basilica paleocristiana del IV secolo e poi sinagoga ebraica della Giudecca.
Aggiornato in data 9 Maggio 2026 da Alessandro Calabrò
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Chiesa di San Giovannello

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ChiesaChiesa di San Giovannello
Facciata quattrocentesca della chiesa di San Giovannello su Piazza del Precursore, con portale gotico e rosone
Facciata quattrocentesca su Piazza del Precursore. Foto di Alessandro Calabrò, luglio 2023.
Dati identificativi
Denominazione canonicaChiesa di San Giovanni Battista
Denominazione popolareSan Giovannello
DedicazioneSan Giovanni Battista (titolare)
TipologiaRettoria, prima parrocchia di Siracusa dopo la Cattedrale
DiocesiArcidiocesi di Siracusa
Codice BeWeB14798
WikidataQ3670355
Coordinate37°03'34,9" N – 15°17'49" E (37,05966 – 15,29669)
Ubicazione
IndirizzoPiazza del Precursore
QuartiereOrtigia, rione Giudecca
ComuneSiracusa
Dati storici
Origine paleocristianaIV secolo (vescovo Germano)
Fase sinagogaleMeschita Judeorum fino al 1492
Ricostruzione gotica1380-1385 (testamento di Pandolfina Capici)
StileGotico catalano siciliano
Distruzione del tetto11 gennaio 1693 (terremoto del Val di Noto)
Stato attuale
CultoRiaperto nel 2015 – Messe regolari il sabato
RettoreDon Flavio Cappuccio
ConfraternitaConfraternita dell'Immacolata
Restauri PNRR2024-2025 (pacchetto diocesano da 3 milioni di euro)
Apertura visiteTutti i giorni 10.00-17.00
CaratteristicaEdificio a cielo aperto dopo il 1693

La Chiesa di San Giovanni Battista, comunemente nota come San Giovannello, è un edificio di culto cattolico del centro storico di Siracusa, situato in Piazza del Precursore, nel rione Giudecca dell'isola di Ortigia. La storia del sito è stratificata su almeno tre fasi distinte: una basilica paleocristiana del IV secolo voluta dal vescovo Germano, l'uso come sinagoga ebraica (Meschita Judeorum) durante il medioevo fino all'editto di espulsione del 1492, e la ricostruzione cristiana in forme gotiche compiuta fra il 1380 e il 1385 grazie al lascito testamentario di Pandolfina Capici. La chiesa è storicamente designata prima post episcopalem, ovvero prima dopo la Cattedrale, titolo onorifico riconfermato dal vicario generale dell'arcidiocesi nel 1781. Dopo i danni del terremoto del 1693, l'edificio rimase privo di copertura, condizione conservata fino a oggi che ne fa una rara testimonianza di chiesa medievale a cielo aperto. Riaperta al culto nel 2015 dopo un secolo di chiusura, è oggi rettoria della Parrocchia di San Giovanni Battista all'Immacolata.

Toponomastica e ubicazione

Posizione e accesso

L'edificio si affaccia sulla Piazza del Precursore, nel cuore della Giudecca, l'antico quartiere ebraico di Ortigia compreso fra via Maestranza, via della Giudecca, via Alagona e via Larga. L'accesso alla navata centrale si trova circa 1,5 metri al di sotto del livello stradale attuale, dislivello superato da sei gradini di discesa: questa quota anomala è interpretata da diversi studiosi come traccia archeologica della precedente fase sinagogale, in coerenza con la tradizione liturgica ebraica del Salmo 130 (De profundis clamavi ad Te, Domine).

Il titolo "prima post episcopalem"

La chiesa porta il titolo onorifico di prima post episcopalem, che le riconosce il primo rango cerimoniale fra le chiese siracusane subito dopo la Cattedrale Metropolitana della Natività di Maria Santissima. La denominazione, attestata fin dal medioevo, fu riconfermata ufficialmente nel 1781 dal vicario generale della diocesi monsignor A. Casaccio. Il titolo è riportato anche dalla descrizione standard della categoria Wikimedia Commons dedicata all'edificio.

La Piazza del Precursore

L'intitolazione della piazza al "Precursore", titolo cristologico di San Giovanni Battista, è successiva alla cristianizzazione definitiva dell'edificio dopo il 1492. Sulla piazza si affaccia, oltre alla chiesa, la casa del pittore caravaggesco siracusano Mario Minniti.

Storia

La basilica paleocristiana del vescovo Germano (IV secolo)

Le origini del sito risalgono al IV secolo, quando il vescovo siracusano Germano avrebbe edificato una basilica paleocristiana destinata a diventare la prima post episcopalem. La cronotassi episcopale di Siracusa colloca Germano subito dopo Cresto I, attestato al Concilio di Arles del 314. Lo storico cinquecentesco Cristoforo Scobar attribuisce a Germano la costruzione delle chiese di San Paolo, San Pietro e San Foca, in una campagna di edificazione che fa di Siracusa una delle prime sedi cristiane organizzate dell'Italia meridionale. È plausibile che il vescovo Germano sia il presule siracusano di cui le fonti documentano la partecipazione al Concilio di Sardica del 343-344. Una tradizione storiografica più tarda, riportata dal parroco quattrocentesco Anguillara e ripresa da Capodieci e Privitera, indica come anno di consacrazione della prima chiesa il 363; gli studi recenti di Angela Scandaliato e Nuccio Mulè precisano tuttavia che la chiesa "consacrata nello mezzo della chitate allo Precursore" della tradizione corrisponde verosimilmente al sito dell'attuale Chiesa di San Filippo Apostolo, mentre il sito di San Giovannello accoglieva nel medioevo la sinagoga.

La fase medievale e l'uso come sinagoga (Meschita Judeorum)

Durante il periodo arabo-bizantino e fino al 1492 il sito ospitò la principale sinagoga della Giudecca siracusana, designata Meschita Judeorum. La denominazione "meschita", di origine ebraico-araba, riflette la prassi degli ebrei siciliani che chiamarono i propri luoghi di culto con il termine arabo per "moschea" in segno di adattamento all'ambiente arabo-normanno. La comunità ebraica di Siracusa, parlante giudeo-arabo (arabo scritto in caratteri ebraici), è descritta da Henri Bresc nella sintesi Arabi per lingua, ebrei per religione (Mesogea, 2001) come "arabi per lingua, ebrei per religione". Le stime sulla popolazione ebraica medievale siracusana variano da 2.000 abitanti (Scandaliato) a 5.000 (Lagumina, ripreso da Wikipedia).

La preesistenza sinagogale è documentata da un atto rogato il 22 gennaio 1496 dal notaio Nicolò Vallone, oggi conservato presso l'Archivio di Stato di Siracusa nel registro 10232, carte 213r-v, 214r. Si tratta di un contratto dotale che descrive un immobile situato "in vinella que est retro ecclesiam que de presenti est intitulata Sancti Johannis Abbattiste que primo erat mishyta Iudeorum", ovvero nel vicolo dietro la chiesa oggi intitolata a San Giovanni Battista, "che prima era la sinagoga dei giudei". Il documento, riscoperto e pubblicato da Angela Scandaliato (2002 e 2014), ha definitivamente identificato la Meschita Judeorum di Siracusa con il sito di San Giovannello, ribaltando un'ipotesi precedente che la collocava sotto la Chiesa di San Filippo Apostolo. Come sintetizzano Scandaliato e Mulè nel saggio del 2014, "il paradosso è che la chiesa ritenuta Sinagoga, cioè San Filippo Apostolo, è sempre stata chiesa, mentre San Giovanni Battista, ritenuta sempre chiesa, si è rivelata alla luce di un eccezionale documento del notaio Vallone del 1496 la meschita judeorum".

La ricostruzione gotica e il lascito di Pandolfina Capici (1380-1385)

Rosone trecentesco della facciata della chiesa di San Giovannello a Siracusa
Il rosone della facciata, descritto dalle guide come "un rosone che sembra un merletto". Foto di Alessandro Calabrò, luglio 2023.

L'edificio gotico oggi visibile fu eretto fra il 1380 e il 1385 grazie a un lascito testamentario di Pandolfina Capici (Capece nelle grafie alternative). Serafino Privitera, nella Storia di Siracusa antica e moderna del 1879 (vol. II, p. 99), riferisce la donazione del 1380; le indagini archivistiche recenti di Scandaliato e Mulè rinvengono il testamento autografo del 10 luglio 1385, in cui la testatrice "legavit ad opus maragmatis Sancti Johannis Baptiste de Siracusis uncias auri tres" (legava all'opera della fabbrica di San Giovanni Battista di Siracusa tre once d'oro). La data del 1385 vale dunque come terminus post quem per la trasformazione del sito da sinagoga a chiesa cristiana sotto la nuova titolarità del Battista. Lo studio di Marco Monterosso sui feudi e le famiglie nobili siracusane identifica la testatrice come Pandolfina Capici, vedova di Francesco Mohac.

L'identità della donatrice è oggetto di indagine ancora aperta. Una donna così denominata è ricordata come figlia di Mariano Capizzi, stratigoto di Messina nel biennio 1334-1335 e proprietario del casale di Milocca portatogli in dote dalla moglie Serena de Aspello; suo fratello Giacomo donò il casale ai Cassinesi di San Martino delle Scale il 4 febbraio 1363. La famiglia Capici/Capece era di origine napoletana, con rami trasferiti in Sicilia nel Trecento al servizio della Camera Reginale.

L'editto del 1492 e la riconversione cristiana

L'editto di espulsione degli ebrei dai regni di Spagna, emanato a Granada il 31 marzo 1492 da Ferdinando II d'Aragona e Isabella di Castiglia, fu reso esecutivo in Sicilia il 18 giugno 1492 dal Senato di Palermo, con termine ultimo per la partenza fissato al 12 gennaio 1493. La comunità ebraica siracusana dovette scegliere fra esilio e conversione; chi optava per l'esilio poteva portare con sé soltanto il vestito indosso, alcune vettovaglie, una coperta di lana, due paia di lenzuola e tre tarì in denaro. A Siracusa, sotto il vescovo Dalmazio, una parte della popolazione si convertì, restando come neofiti; altri praticarono cripto-giudaismo subendo l'azione dell'Inquisizione. La riconversione del sito a chiesa cristiana fu completata entro pochi anni: il documento Vallone del 1496 attesta già la denominazione di ecclesia.

Il terremoto del 1542 e quello del 1693

L'edificio subì un primo significativo danno con il terremoto del 1542, in occasione del quale fu effettuata una ricostruzione parziale che riusò materiali della preesistente sinagoga, comprese pietre con iscrizioni ebraiche reincastonate nell'abside. Il terremoto del Val di Noto dell'11 gennaio 1693, il sisma più forte registrato nel Mediterraneo nell'ultimo millennio, provocò il crollo del tetto e di parte della facciata superiore. La parte inferiore della facciata, con il portale gotico quattrocentesco, restò intatta, mentre la parte alta fu ricostruita in muratura informale, con il rosone reincastonato in cornici lapidee scolpite. Nel corso del XVIII secolo le pareti interne furono decorate con stucchi barocchi, in seguito rimossi.

Settecento, Ottocento e attestazione del 1781

Il 1781 segna un passaggio amministrativo significativo: il vicario generale dell'arcidiocesi monsignor A. Casaccio ribadisce ufficialmente il titolo di prima post episcopalem, riconfermando il primato cerimoniale dell'edificio. Le descrizioni di Logoteta (1786), del canonico Giuseppe Maria Capodieci negli Annali manoscritti (1806) e di Serafino Privitera nella Storia di Siracusa antica e moderna (1879) collocano la chiesa fra i monumenti significativi del patrimonio religioso siracusano.

Novecento: chiusura, secondo conflitto mondiale, riusi laici

L'ultimo matrimonio celebrato prima della chiusura prolungata risale al 1915. Nel corso della Seconda guerra mondiale, e in particolare con i bombardamenti del 1945, l'edificio subì ulteriori danni che ne compromisero la stabilità. Una nuova chiusura per problemi statici risale al 1961: per circa cinquant'anni, dal 1961 al 2010, il sito rimase fuori dal culto e fu utilizzato come sede di concerti, spettacoli teatrali, mostre, convegni, ricevimenti matrimoniali laici. Nel 2010 un finanziamento del Genio Civile di Siracusa permise i primi consolidamenti che resero possibile la riapertura. Nel 2014 il sito divenne sede della Parrocchia di San Giovanni Battista all'Immacolata, con funzione di rettoria.

La riapertura del 2015

Interno a tre navate della chiesa di San Giovannello a Siracusa, privo di copertura dopo i danni del terremoto del 1693
L'interno a tre navate, a cielo aperto dal terremoto del 1693, con le colonne ottagonali e gli archi ogivali. Foto di Alessandro Calabrò, luglio 2023.

La riapertura definitiva al culto avvenne il 7 giugno 2015. La cerimonia coincise con il primo matrimonio celebrato nella chiesa dopo un secolo di chiusura: gli sposi furono Natale Calafiore e Melania Arangio, l'allestimento fu curato dalla wedding planner Valentina Barrile dell'agenzia Sicilianozze, con un apparato floreale di peonie pesca e arancio, lampadari floreali sospesi e sedie dorate. Il giorno successivo, lunedì 8 giugno, si tenne un corteo per le vie del quartiere e la messa solenne di riapertura alle 10.30. Il rettore don Flavio Cappuccio dichiarò all'Arcidiocesi: "Gli abitanti della Giudecca si sono veramente impossessati della chiesa: hanno collaborato tutti, falegnami e operai, per sistemare l'area presbiterale", citando dal Vangelo secondo Luca 3,4: "Preparate le vie del Signore, raddrizzate i suoi sentieri".

Restauri PNRR (2024-2025)

La chiesa è inclusa nel pacchetto di restauro PNRR varato dall'Arcidiocesi di Siracusa nel 2024, che destina complessivamente tre milioni di euro a cinque chiese: la Cattedrale, la Chiesa dello Spirito Santo e San Giovannello a Siracusa, la Chiesa Madre di Maria Santissima Assunta e la Chiesa di San Sebastiano ad Augusta. La tipologia degli interventi prevede manutenzione straordinaria e adeguamento antisismico, gestiti dall'Ufficio Tecnico della Curia siracusana, con scadenza di rendicontazione al 31 dicembre 2025. Il primo cantiere del pacchetto è stato avviato nel luglio 2025 presso la Chiesa dello Spirito Santo.

Architettura

Stile: gotico catalano siciliano

La chiesa è inquadrata stilisticamente nel gotico catalano siciliano della fine del Trecento, importato in Sicilia con la dominazione aragonese e con la presenza della Camera Reginale di Siracusa. Lucia Trigilia, in Siracusa in età catalana, colloca l'edificio nella stagione della "fioritura dello stile gotico catalano" e ne riconosce affinità con altri edifici contemporanei dell'isola, come Palazzo Mergulese-Montalto (1397) e Palazzo Abela-Danieli. La sintassi è quella di un gotico sobrio, distinto dal più decorato gotico chiaramontano sviluppato dai conti di Modica. La parte inferiore della facciata, integra dal XIV secolo, è realizzata in conci di pietra calcarea iblea ben squadrati e lavorati. Per uno studio architettonico monografico si rimanda a Lucia Trigilia, Siracusa: quattro edifici religiosi (San Giovanni alle Catacombe, Santa Lucia al Sepolcro, San Giovanni Battista, San Giuseppe). Analisi e rilievi (Ediprint, Siracusa 1990).

Facciata

La facciata si compone di tre elementi storicamente disallineati sull'asse verticale: il portale ogivale gotico nella parte inferiore, il rosone scolpito reincastonato nella parte mediana e l'apice della facciata. Il disallineamento è conseguenza dei rifacimenti post-1693, che obbligarono a ricollocare il rosone in una posizione diversa da quella originaria. Il portale è in pietra calcarea finemente lavorata, con apertura ad arco a sesto acuto. Il rosone, descritto dalle guide locali come "un rosone che sembra un merletto", presenta una traceria scolpita di cui le pubblicazioni accessibili non riportano le dimensioni metriche. Sul lato sinistro della facciata si elevano due celle campanarie, oggi senza copertura: ospitavano due campane di datazione compresa fra il IX e il XX secolo. La maggiore fu fusa durante la Prima guerra mondiale per la requisizione metalli; la minore fu prestata nel 1920 alla vicina Chiesa di Santa Maria della Concezione e da oltre un secolo non ne è documentato il rientro.

Pianta e interno

L'interno è organizzato in pianta a croce latina con tre navate separate da colonne ottagonali in conci di pietra ben squadrati, sovrapposti, con foglie scolpite agli angoli sommitali dei capitelli. Le basi delle colonne appoggiano su una cornice aggettante che funge da plinto. Tre arcate ogivali per lato delimitano le navate. Le dimensioni metriche della chiesa non sono riportate dalle pubblicazioni accessibili e richiederebbero la consultazione del rilievo della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa.

Abside

L'abside è racchiusa fra due lati piani in conci squadrati sovrapposti, sormontati da un arco semicircolare imponente, ornato da una cornice scolpita nella pietra viva. La descrizione integrata del Comune di Siracusa, della Smart Education UNESCO Sicilia e di altre fonti turistiche segnala che è proprio quest'arco a definire visivamente il presbiterio e a conferire all'insieme la percezione di maestosità. Sotto l'arco era originariamente collocato l'altare maggiore dedicato al Precursore.

La condizione a cielo aperto

La chiesa è oggi priva di copertura. La condizione, conseguente al crollo del tetto durante il terremoto del 1693, non è mai stata sanata da una ricostruzione integrale: nel XVIII secolo furono aggiunti soltanto stucchi barocchi alle pareti, mai una copertura completa. Lo stato a cielo aperto rende l'edificio un caso piuttosto raro nel panorama del patrimonio religioso italiano e ne determina anche le specifiche condizioni di accessibilità ai visitatori.

Opere d'arte e arredi

Altari originari

La distribuzione liturgica originaria prevedeva cinque altari: l'altare maggiore dedicato al Precursore, sotto l'arco absidale, e quattro altari laterali consacrati a Santa Maria della Speranza, San Bartolomeo Apostolo, Sant'Antonio di Padova e alla Sacra Famiglia. Tre delle opere già presenti sugli altari laterali furono trasferite, dopo la chiusura, nella vicina Chiesa di San Filippo Apostolo, dove sono tuttora visibili. La pala della Madonna della Speranza è stata trasferita alla Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, dove è oggi conservata: la chiesa ne espone una riproduzione fotografica.

Tele e statue trasferite a San Filippo Apostolo

Sulla parete della navata sinistra di San Filippo Apostolo si trova oggi la tela settecentesca raffigurante la Sacra Famiglia con san Giovanni Battista, Zaccaria ed Elisabetta, opera di autore anonimo, già appartenuta alla chiesa di San Giovanni Battista. Il soggetto iconografico, che riunisce le due famiglie del Battista e di Cristo, è coerente con la titolarità della chiesa di provenienza.

Nella navata destra di San Filippo, sopra il fonte battesimale moderno, è esposta la grande tela settecentesca raffigurante Sant'Antonio di Padova, anch'essa di autore anonimo, già conservata sull'altare omonimo di San Giovannello. Sul terzo altare del transetto destro di San Filippo si trova infine la statua quattrocentesca di Sant'Antonio di Padova, di artista ignoto, anch'essa proveniente da San Giovanni Battista. Le pubblicazioni accessibili non indicano datazioni, dimensioni o autori più precisi delle tre opere.

La Madonna della Speranza al Palazzo Bellomo

La Madonna della Speranza, già pala dell'altare laterale corrispondente, è oggi conservata presso la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo a Siracusa. Le pubblicazioni online non riportano autore, datazione e dimensioni precise: per dati certi è necessaria la consultazione della guida Electa Galleria Regionale di Palazzo Bellomo o della scheda OA del Ministero della Cultura.

Iscrizioni ebraiche superstiti

Due iscrizioni ebraiche frammentarie testimoniano la fase sinagogale dell'edificio. La prima è murata nella parte superiore dell'abside, riutilizzata come materiale di reimpiego nella ricostruzione successiva al terremoto del 1542. La trascrizione e la traduzione sono opera di Moshe Ben-Simon, coordinatore della sezione Judaica dell'associazione Siracusa Terzo Millennio, con integrazione filologica di Cesare Colafemmina, epigrafista ebraico dell'Università di Bari, e furono pubblicate in Cesare Colafemmina, "Nota epigrafica" in Angela Scandaliato, Nuccio Mulè, La sinagoga e il bagno rituale degli ebrei di Siracusa, Giuntina, Firenze 2002, pp. 130-133. La lettura integrata recita:

"[Questo è l'ingresso] alla sinagoga di Siracus[a, sia costruita e] consolidata in giustizia e verità."

La lingua dell'iscrizione è il giudeo-arabo, ovvero arabo scritto in caratteri ebraici, in linea con la cultura linguistica dell'ebraismo siciliano medievale. Una seconda iscrizione frammentaria si trova murata presso la Casa Bianca, palazzo medievale adiacente in via Giovan Battista Alagona 52, che ospita uno dei più antichi miqweh d'Europa, scoperto nel 1989 dalla marchesa Amalia Danieli durante restauri. Il bagno rituale, scavato nella roccia con cinque vasche di 140 centimetri di profondità (tre disposte a trifoglio centrale e due laterali) alimentate da una sorgente a 18-20 metri sotto il piano stradale, è oggi visitabile come parte del Residence Hotel "Alla Giudecca".

La controversia storiografica sulla preesistenza sinagogale

La tesi della preesistenza della Meschita Judeorum sul sito dell'attuale chiesa è sostenuta dalla maggioranza della letteratura accademica recente, in particolare dagli studi di Angela Scandaliato, Nuccio Mulè, Cesare Colafemmina, Henri Bresc, Moshe Ben-Simon e Shlomo Simonsohn, e si fonda su tre evidenze convergenti: l'atto notarile Vallone del 22 gennaio 1496, le iscrizioni ebraiche reincastonate, la quota di calpestio sotto il livello stradale. Il rettore della chiesa ha tuttavia espresso, in un'intervista pubblicata da La Civetta di Minerva il 30 ottobre 2017, una posizione contraria, negando la fase sinagogale dell'edificio e chiedendo alle guide turistiche di non presentare la tesi durante la manifestazione "Le vie dei tesori". La posizione del rettore non è corredata da apparato critico nelle fonti accessibili, mentre la tesi sinagogale dispone di documentazione archivistica ed epigrafica solida. Il volume di Scandaliato e Mulè La chiesa di San Filippo Apostolo e il battistero di San Giovanni nella Giudecca di Siracusa. Il ritorno della Memoria (Giuntina, 2021), con contributi di Paolo Giansiracusa e Moshe Ben Simon, è la sintesi più aggiornata del dibattito.

Vita liturgica e culturale

Liturgia ordinaria

La chiesa è sede di celebrazioni liturgiche regolari il sabato pomeriggio, con orari che variano fra le 18.00 e le 19.00 in base alla stagione. L'edificio è retto dalla Parrocchia di San Giovanni Battista all'Immacolata, con sede in Piazza Francesco Corpaci 5, sotto la guida di don Flavio Cappuccio (telefono 0931 67017, email parrocchiaimmacolatasr@gmail.com). Vi è attiva la Confraternita dell'Immacolata, che cura la processione dell'8 dicembre con la statua di Santa Maria Immacolata.

Festa di San Giovanni Battista

La festa patronale del titolare ricorre il 24 giugno (Natività di San Giovanni Battista), con vigilia il 23 giugno. La chiesa celebra la messa solenne nel giorno della festa, momento di particolare partecipazione della comunità del rione Giudecca.

Visite e accessi

L'edificio è oggi aperto alle visite tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.00, con ingresso gratuito; per visite guidate è disponibile il numero +39 366 4890028. La chiesa è inoltre inserita stabilmente nei programmi di "Le vie dei tesori": in passato, durante l'edizione 2017, era stata segnalata come luogo non accessibile a persone con disabilità motorie, condizione confermata dalle barriere architettoniche descritte nella sezione dedicata.

Accessibilità

Accessibilità motoria

Il quartiere Giudecca e la Piazza del Precursore sono raggiungibili senza barriere significative dalle vie principali di Ortigia. L'ingresso della chiesa è tuttavia preceduto da alcuni gradini in pietra, che limitano l'accesso a persone in sedia a rotelle e con ridotta capacità deambulatoria. Una volta superato l'ingresso, la navata centrale si trova circa 1,5 metri al di sotto del piano stradale, dislivello superato da sei gradini interni privi di rampa o sollevatore. La condizione a cielo aperto comporta inoltre l'esposizione diretta agli agenti atmosferici, condizione da considerare per chi pianifica una visita. La manifestazione "Le vie dei tesori" ha esplicitamente segnalato negli anni passati la non accessibilità a persone disabili.

Accessibilità visiva

Non sono presenti mappe tattili della pianta, targhe in braille all'ingresso o sugli elementi notabili (rosone, portale, abside, iscrizioni ebraiche), né codici QR collegati ad audiodescrizioni delle opere e dell'apparato architettonico. La fruibilità per persone cieche o ipovedenti è di conseguenza limitata, condizione particolarmente sentita per un edificio che presenterebbe importanti elementi tattili (capitelli con foglie scolpite, conci squadrati della facciata, traceria del rosone) potenzialmente accessibili.

Accessibilità uditiva

Dati non ancora rilevati. Non sono note dotazioni come sistemi a induzione magnetica per apparecchi acustici, sottotitolazione delle celebrazioni o materiali in lingua dei segni italiana. Contribuisci alla mappatura dell'accessibilità di questo luogo attraverso il modulo di segnalazione di Aretusapedia.

Accessibilità cognitiva

Non sono presenti pannelli informativi in linguaggio facile da leggere, percorsi di visita strutturati per persone con disabilità cognitive o disturbi dello spettro autistico, né materiali multimediali semplificati. La complessità storica del sito (stratificazione paleocristiana, sinagogale, gotica) richiederebbe supporti narrativi dedicati per essere compresa da pubblici neurodivergenti.

Suggerimenti

Il restauro PNRR in programma rappresenta un'occasione per integrare nella riapertura una rampa o un sollevatore per superare il dislivello d'ingresso, una mappa tattile della pianta a tre navate, segnaletica in braille per gli elementi architettonici notabili (portale, rosone, abside, iscrizioni ebraiche), codici QR audio multilingue per le opere d'arte trasferite a San Filippo e Palazzo Bellomo, un pannello in linguaggio facilitato sulla complessa stratificazione storica del sito. La presenza di una comunità ebraica oggi rinata a Siracusa, e l'inclusione del miqweh di Casa Bianca negli itinerari del European Association for Jewish Heritage, rendono particolarmente significativa l'eventuale traduzione dei contenuti accessibili anche in ebraico.

Fonti

Fonti istituzionali e cataloghi

  • Conferenza Episcopale Italiana. Beni Ecclesiastici in Web (BeWeB), scheda «Chiesa di San Giovanni Battista» (codice 14798). Consulta online.
  • Wikidata. Chiesa di San Giovannello (Q3670355). Consulta online.
  • Wikimedia Commons. Category: San Giovanni Battista (Syracuse). Consulta online.
  • Comune di Siracusa. Chiesa di San Giovannello. Consulta online.
  • Arcidiocesi di Siracusa. Parrocchia di San Giovanni Battista all'Immacolata. Consulta online.
  • Arcidiocesi di Siracusa. «Matrimonio a San Giovannello dopo 100 anni», 8 giugno 2015. Consulta online.
  • OpenStreetMap, Nominatim. Piazza del Precursore, Siracusa. Consulta online.

Wikipedia

Stampa locale e cronaca

  • Puglisi, Federica. «A San Giovannello ritornano i matrimoni dopo un secolo». Giornale di Sicilia, 7 giugno 2015. Consulta online.
  • Maiolino, Alessandro. «Siracusa: la Chiesa di San Giovannello riapre al culto». Siracusa Times, 8 giugno 2015. Consulta online.
  • «La Chiesa di San Giovanni Battista dopo 100 anni riapre per nuovi sì». Sicilia e Donna, 11 luglio 2015. Consulta online.
  • «"San Giovannello era una sinagoga". Il parroco: "Non è vero"». La Civetta di Minerva, 30 ottobre 2017. Consulta online.
  • «Il gioiello medievale nell'antico quartiere ebraico: visite alla Chiesa del Giovannello di Siracusa». Balarm, 2019. Consulta online.
  • Acerra, Lucia. «Anche in Ortigia molte tracce della Siracusa medievale». I Fatti Siracusa, 2020. Consulta online.
  • «Cinque chiese della Diocesi di Siracusa al restauro con i fondi PNRR». Siracusa Oggi, 30 giugno 2025. Consulta online.
  • «Fondi PNRR per 5 chiese della diocesi di Siracusa: al via lavori di restauro e consolidamento antisismico». Siracusa Press, 2024. Consulta online.

Studi locali e portali turistici

  • «Chiesa di San Giovannello (San Giovanni Battista, ex sinagoga)». EtnaPortal. Consulta online.
  • «Chiesa di San Giovannello, scheda 154». Siracusa Turismo. Consulta online.
  • «La Giudecca and the Basilica of San Giovannello». Smart Education UNESCO Sicilia. Consulta online.
  • «Chiesa di San Giovanni Battista o Giovannello». La Sicilia in Rete. Consulta online.
  • «La Giudecca e il Quartiere Ebraico». UNESCO Siracusa Pantalica. Consulta online.
  • «Chiesa di San Giovannello». Religiana. Consulta online.
  • «Visit Jewish Italy – Siracusa». Consulta online.
  • «Chiesa di San Giovannello». Italyscapes.

Bibliografia critica

  • Scandaliato, Angela; Mulè, Nuccio; Colafemmina, Cesare. La sinagoga e il bagno rituale degli ebrei di Siracusa. Firenze, Giuntina, 2002. ISBN 9788880571582. (Con "Nota epigrafica" di Cesare Colafemmina sull'iscrizione dell'abside, pp. 130-133.) Consulta online.
  • Scandaliato, Angela; Mulè, Nuccio. «Le chiese di San Giovanni Battista e San Filippo Apostolo nella Giudecca di Siracusa: una rilettura delle fonti», in Il bagno ebraico di Siracusa e la sacralità delle acque nelle culture mediterranee (atti del seminario, Siracusa, 2-4 maggio 2011), a cura di G. Musotto e L. Pepi. Palermo, Officina di Studi Medievali, 2014, pp. 285-332. Consulta online.
  • Scandaliato, Angela; Mulè, Nuccio. La chiesa di San Filippo Apostolo e il battistero di San Giovanni nella Giudecca di Siracusa. Il ritorno della Memoria. Firenze, Giuntina, 2021. ISBN 9788880578994.
  • Scandaliato, Angela. La Meschita Judeorum a Siracusa. Consulta online.
  • Bresc, Henri. Arabi per lingua, ebrei per religione. L'evoluzione dell'ebraismo siciliano in ambiente latino dal XII al XV secolo. Mesogea, 2001 (rist. Messina, 2011). Consulta online.
  • Trigilia, Lucia. Siracusa: quattro edifici religiosi. Analisi e rilievi. Siracusa, Ediprint, 1990. ISBN 8872600111.
  • Trigilia, Lucia. Siracusa in età catalana. Università di Catania, IRIS.
  • Trigilia, Lucia. Siracusa. Distruzioni e trasformazioni urbane dal 1693 al 1942. Roma, 1985.
  • Privitera, Serafino. Storia di Siracusa antica e moderna. 2 voll. Napoli, Stamperia Fibreno, 1878-1879.
  • Mirabella Alagona, Vincenzo. Dichiarazione della pianta delle antiche Siracuse. Napoli, 1613.
  • Capodieci, Giuseppe Maria. Annali di Siracusa. Manoscritti, 16 voll., 1806 (Biblioteca Alagoniana, Siracusa).
  • Pirro, Rocco. Sicilia Sacra. Palermo, 1641.
  • Agnello, Giuseppe. L'architettura aragonese-catalana in Siracusa. Tivoli, Collezione Meridionale, 1942.
  • Lagumina, Giuseppe e Bartolomeo. Codice diplomatico dei giudei di Sicilia. Palermo, 1884-1909.
  • Simonsohn, Shlomo. The Jews in Sicily. Brill, Leiden-Boston, 2000, vol. II, doc. 1018.
  • Renda, Francesco. La fine del giudaismo siciliano. Palermo, Sellerio, 1993.
  • Pagnano, Giuseppe. «La Giudecca di Siracusa», in Architettura Judaica in Italia: ebraismo, sito, memoria dei luoghi. Palermo, 1994, pp. 62-71.
  • AA.VV. Italia judaica. Gli ebrei in Sicilia sino all'espulsione del 1492, atti del V convegno internazionale, Palermo. Roma, 1995.

Documenti d'archivio

  • Notaio Nicolò Vallone, atto del 22 gennaio 1496, Archivio di Stato di Siracusa, registro 10232, carte 213r-v, 214r: testimonianza sulla preesistenza della mishita Iudeorum nel sito della chiesa.
  • Mons. A. Casaccio, vicario generale dell'Arcidiocesi di Siracusa, attestazione del titolo prima post episcopalem, 1781.
  • Testamento di Pandolfina Capici, 10 luglio 1385, citato in Cesare Gaetani, Privilegi di Siracusa, manoscritti della Biblioteca Alagoniana di Siracusa.
Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò l'8 maggio 2026.

Tabella dei Contenuti

Indirizzo
Piazza del Precursore, Ortigia, Siracusa.
Quartiere / Zona
Ortigia – rione Giudecca
Epoca / Secolo
Origine paleocristiana IV secolo (vescovo Germano); fase sinagogale medievale; ricostruzione gotica 1380-1381 (lascito Pandolfina Capice); danni 1693 (XVII secolo).
Accessibilità
🦽 Motoria – Gradini all’ingresso e dislivello interno di 1,5 m senza rampa, esposizione meteo per assenza di tetto.
👁️ Visiva – Nessuna mappa tattile, targa in braille o codice QR audio per gli elementi notabili.
👂 Uditiva – Dati non rilevati: dotazioni di induzione magnetica e LIS non documentate.
🧠 Cognitiva – Stratificazione storica complessa senza pannelli in linguaggio facile.
Orari o note pratiche

Messe regolari ogni sabato pomeriggio (orario 18.00-19.00 secondo stagione). Festa patronale il 24 giugno (Natività di San Giovanni Battista) con vigilia il 23.

Sede della Parrocchia di San Giovanni Battista all’Immacolata, Piazza Francesco Corpaci 5, 96100 Siracusa, tel. 0931 67017, parrocchiaimmacolatasr@gmail.com. Rettore: don Flavio Cappuccio. Confraternita dell’Immacolata.

Visite occasionali nell’ambito di Le vie dei tesori e di altri programmi culturali.