Palazzo Montalto

Palazzo medievale di Ortigia, documentato dall’iscrizione del 1397, oggi spazio culturale comunale.
Aggiornato in data 13 Settembre 2026 da Alessandro Calabrò
Palazzo storicoPalazzo Montalto
Facciata principale di Palazzo Montalto (Palazzo Mergulese-Montalto) su Piazzetta dei Mergulensi, Ortigia (Siracusa)
Il prospetto principale con il portale e le finestre del piano nobile.
DenominazionePalazzo Montalto
Altri nomiPalazzo Mergulese-Montalto; Palazzo Mergulensi
LocalitàSiracusa, Ortigia, rione Spirduta
IndirizzoVia dei Mergulensi 4, 96100 Siracusa
Coordinate37.061632° N, 15.294443° E
Datazione1397, secondo l’iscrizione del prospetto; trasformazioni successive
CommittenzaMacciotta Mergulense
ArchitetturaGotico chiaramontano; loggia e altre parti trasformate in epoche successive
LivelliPiano terra, piano nobile e sottotetto
ProprietàComune di Siracusa
DestinazioneSpazio culturale ed espositivo
TutelaNotifica del 9 ottobre 1909, posizione 19/SR nell’elenco regionale dei vincoli architettonici
CatalogazioneCatalogo generale dei beni culturali, scheda 1900169119

Palazzo Montalto, conosciuto anche come Palazzo Mergulese-Montalto, è una residenza nobiliare medievale situata nel rione della Spirduta, a Ortigia. La lapide collocata sopra il portale ne riferisce la costruzione a Macciotta Mergulense e all’anno 1397. Il nome attuale deriva dalla famiglia Montalto, alla quale l’edificio passò successivamente. Il prospetto conserva un portale ogivale, un’edicola con iscrizione e stemmi e tre finestre del piano nobile, una bifora, una trifora e una monofora, con cornici scolpite e trafori differenti. Catalogo MiC, pp. 4-5 e 24-33.

La storia del palazzo comprende il frazionamento della proprietà, gli impieghi assistenziali dell’Ottocento, un lungo periodo di dissesti e riparazioni e l’acquisizione comunale. Il restauro esteso all’intero edificio, svolto tra il 2004 e il 2012, ha preceduto il suo impiego come sede di mostre e iniziative culturali. La destinazione espositiva è documentata anche da concessioni comunali per singoli eventi. Catalogo MiC, pp. 34-36; Comune di Siracusa, determina 147/2025.

Ubicazione e trasformazioni della Spirduta

Il Comune di Siracusa indica l’ingresso in via dei Mergulensi, al civico 4. Il Catalogo generale dei beni culturali registra la variante «Via dei Montalto, 4» e colloca l’immobile nel centro storico di Ortigia, nella Spirduta. Le denominazioni conservano il riferimento alle famiglie associate alla storia della casa. Nella documentazione catastale ottocentesca riportata dal catalogo ricorrono anche la contrada e la via di San Giacomo. Scheda del Comune; Catalogo MiC, pp. 2-3 e 8.

Palazzo Montalto e la piazzetta antistante a Ortigia, Siracusa
Palazzo Montalto e lo spazio antistante nel rione della Spirduta.

L’assetto dello spazio intorno al palazzo è il risultato di trasformazioni successive. La costruzione della scuola elementare comportò la demolizione di diverse unità immobiliari del rione. Il catalogo fa risalire una prima elaborazione del progetto all’ingegnere Luigi Mauceri, nel 1891, e registra la deliberazione del Consiglio comunale del 29 gennaio 1908, con l’approvazione del progetto dell’Ufficio tecnico. L’edificio scolastico fu completato nel 1928 e inaugurato l’anno seguente. Questi interventi cambiarono il rapporto tra il palazzo medievale e il tessuto edilizio circostante. Catalogo MiC, pp. 11-13.

Un’ulteriore trasformazione avvenne negli anni Sessanta del Novecento con le demolizioni dell’adiacente Palazzo Gaetani. Le notizie raccolte nel catalogo, riferite al periodo fra il 1963 e il 1967, descrivono anche l’alterazione di un passaggio coperto, o dammuso, e del ronco che da questo si sviluppava. La ricostruzione dei collegamenti più antichi con il cortile Montalto appartiene agli studi sulla consistenza originaria del complesso. Catalogo MiC, pp. 16-18.

La costruzione del 1397 e l’iscrizione

La principale testimonianza sulla fondazione è l’iscrizione in caratteri gotici inserita nell’edicola del prospetto. Il Catalogo generale la descrive come una lastra rettangolare di marmo di Carrara, con profilo modanato, introdotta da una piccola croce e con le parole separate da gruppi di tre punti. Il nome vi compare nella forma «Maciocta»; la notizia storica della stessa scheda lo rende come Macciotta Mergulense. Le varianti Maciotta e Mergulese ricorrono nella bibliografia sul palazzo. Catalogo MiC, pp. 4 e 32-33; Cassataro, pp. 6-8.

La trascrizione del catalogo, con le interruzioni di riga ricomposte, è: «hac: mergulensis: maciocta: palacia: struxit: cui: siracusano: virtutum: copia: luxit: anno: milleno: trecenteno: nonageno: septeno: mundo: verbo: veniente: supremo:». Il testo attribuisce a Maciocta Mergulense la costruzione, ne celebra le virtù e indica il 1397 attraverso la sequenza latina che esprime mille, trecento, novanta e sette. La data identifica la fase trecentesca ricordata dalla lapide; il palazzo conservato comprende anche interventi posteriori. Catalogo MiC, pp. 32-33.

La classificazione del nucleo medievale come gotico chiaramontano è adottata dal catalogo. Nella letteratura descrittiva compare anche il riferimento al gotico catalano o mediterraneo. Il carattere dell’edificio è riconoscibile soprattutto nel disegno del portale e delle aperture del piano nobile, nell’intaglio della pietra e nell’associazione fra iscrizione e apparato araldico. L’architetto della costruzione trecentesca non è identificato nelle fonti qui citate. Catalogo MiC, p. 4; Scarfì, pp. 32-33.

I Montalto e le trasformazioni fra Cinquecento e Settecento

Il passaggio dalla famiglia Mergulense ai Montalto è ricordato dalla bibliografia storica, ma la sua precisa data e il titolo giuridico non sono stabiliti dalla documentazione pubblicata nella relazione di Laura Cassataro. Enrico Mauceri, nel 1909, riferiva che la casa era passata ai Montalto e che questi l’avevano restaurata nel Quattrocento. Il nome doppio Mergulese-Montalto mantiene memoria delle due fasi proprietarie. Cassataro, p. 7; Mauceri, p. 88.

Una tradizione distinta riguarda un cippo calcareo conservato a Palazzo Bellomo. Il manufatto, realizzato dopo il terremoto del 1693, ricorda una concessione di una stalla nella Spirduta a Filippo Montalto, attribuita alla regina Costanza d’Aragona e datata 29 marzo 1365. La tradizione presenta un problema cronologico, perché la morte della regina è fissata al 1363; riguarda inoltre una stalla e precede la data della costruzione incisa sul prospetto. Il cippo documenta la memoria con cui la famiglia sosteneva l’antichità dei propri possessi nel quartiere. Il passaggio del palazzo del 1397 ai Montalto rimane una vicenda da distinguere da questa testimonianza. Catalogo MiC, pp. 4 e 6-7; Cassataro, p. 8; Treccani, Costanza d’Aragona.

Il catalogo colloca nel XVI secolo la cessione di parte dei locali a est del cortile. Ai successivi proprietari attribuisce un ampliamento che occupò una porzione della corte e interruppe il collegamento con il percorso viario. La residenza originaria venne così progressivamente condizionata dai frazionamenti e dalle costruzioni contigue. Per la scala e la loggia, la stessa fonte riferisce modifiche conseguenti ai danni del terremoto del 1693: la scala esterna fu ricavata all’interno della struttura e la loggia cambiò orientamento. Catalogo MiC, pp. 5-7.

Un atto notarile del 1 dicembre 1734, riportato nella scheda di catalogo, riguarda la vendita di materiali da parte di Giacinta Montalto Sigona Scammacca, moglie e procuratrice di Alberto Montalto, a Valerio Bugliarello. I materiali erano distribuiti in due magazzini di Alberto; uno si trovava a piano terra della grande casa nella Spirduta. Il documento descrive due porte, una sul lato dell’ingresso principale e l’altra verso il cortile. La notizia permette di riconoscere l’uso dei locali inferiori come depositi e il loro rapporto sia con la strada sia con gli spazi interni. Catalogo MiC, p. 8, richiamo al volume notarile 11782 dell’Archivio di Stato di Siracusa.

Gli ambienti e gli usi assistenziali nell’Ottocento

Una descrizione della distribuzione interna è contenuta nella relazione dell’architetto camerale Salvatore Alì del 22 maggio 1811, allegata al rivelo di Antonio Montalto Grimaldi, barone di Milocca, e trascritta nel Catalogo generale. Al piano inferiore la casa aveva un’entrata con scala, un «Catojo» e cinque officine, alcune affacciate all’esterno e altre interne e poco illuminate. Il piano superiore comprendeva una sala, cinque stanze e una piccola cucina. Il documento presenta dunque una casa che univa spazi di abitazione, vani di lavoro e locali di servizio. Si tratta della consistenza descritta nel 1811, precedente alle modifiche e ai restauri successivi. Catalogo MiC, p. 8, relazione Salvatore Alì nei Riveli delle rendite urbane.

Durante l’epidemia di colera del 1837 il palazzo fu utilizzato come ospedale provvisorio. Emilio Bufardeci ricorda la scelta nelle sue Memorie storiche del 1868, indicando «la casa Montalto, situata nel centro del paese». Nel suo racconto la collocazione dell’ospedale divenne argomento di polemica nel clima di paure, sospetti di avvelenamento e conflitti politici che accompagnò l’epidemia. Bufardeci riferisce le contestazioni di chi giudicava incoerente imporre il cordone sanitario e contemporaneamente collocare i malati nel centro abitato. La sua testimonianza aggiunge il contesto civile alla notizia dell’uso sanitario della casa. Bufardeci, p. 120; Catalogo MiC, p. 9.

Gli elenchi del catasto borbonico del 1843, richiamati dal catalogo, indicano ancora la proprietà Montalto e ricordano altri possessi della famiglia nel quartiere. Nel 1854 furono accolte nel palazzo le Figlie della Carità, insediate a Siracusa durante l’episcopato di Angelo Robino. Cassataro, rinviando alla storia del monachismo di Nunzio Agnello, ricorda il loro successivo trasferimento nella Casa degli Esercizi. Le fonti citate attestano questa destinazione assistenziale, senza descrivere una sistemazione completa dei locali in convento, cappella o orfanotrofio. Catalogo MiC, p. 10; Cassataro, cronologia, pp. 11-12.

Tutela, proprietà frazionata e progetti del Novecento

Le difficoltà di conservazione sono documentate già nel 1873. Una lettera del direttore del Museo Archeologico al prefetto, datata 21 luglio, segnalava la caduta di elementi dal prospetto. Il carteggio, riassunto dal catalogo, proseguì fino alla comunicazione del sindaco del 15 settembre 1874 sulle riparazioni eseguite. A questa fase appartiene il rafforzamento delle murature con catene e capochiave a Y. Nel 1912 furono sostituiti con quattro catene a piastra quadrata e tirante interno in legno. Catalogo MiC, pp. 10-11 e 36.

Nel 1909 la magistratura siracusana impose al proprietario, il cavaliere Arezzo della Targia, lavori di restauro. L’elenco regionale dei vincoli architettonici riporta per Palazzo Montalto la notifica del 9 ottobre 1909, posizione 19/SR. Nello stesso anno si colloca la protesta di Achille Adorno ricordata da Cassataro: il suo foglio del 23 settembre denunciava il mancato intervento sul palazzo. La vicenda appartiene al dibattito sulla conservazione all’inizio del secolo. Catalogo MiC, p. 12; Elenco regionale dei vincoli; Cassataro, cronologia.

Una possibile destinazione culturale era stata discussa molto prima del recupero recente. Con deliberazione del 6 novembre 1928 il Comune si impegnò a mettere a disposizione il palazzo per gli uffici, il museo e la biblioteca dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Il progetto, secondo il catalogo, rimase irrealizzato. Il documento testimonia un primo tentativo di associare la conservazione dell’edificio a una funzione istituzionale. Catalogo MiC, p. 12.

In una lettera del 24 novembre 1930 Paolo Orsi distingueva i lavori già eseguiti a spese dello Stato sulla parte monumentale da quelli ancora necessari nelle adiacenze, di competenza dei proprietari. Tra le urgenze indicava la riparazione dei muri della scala, della volta che sosteneva la loggetta del cortile e della sua copertura. Il successivo carteggio del 1932 registra le difficoltà nel raggiungere un accordo fra i proprietari per gli interventi. La manutenzione della facciata e quella delle altre parti del complesso seguivano così percorsi amministrativi e finanziari differenti. Catalogo MiC, pp. 13-15.

La compresenza di usi abitativi e di servizio emerge anche dai documenti quotidiani. Nel 1931 una proprietaria protestò contro la chiusura di una stalla-rimessa dell’androne, affittata a due cocchieri, descrivendo le attività che si svolgevano intorno all’ingresso. Nel 1946 un abitante lamentò i fumi del fabbro che lavorava nell’androne, privi di un’apposita canna fumaria. Queste lettere, regestate nel catalogo, restituiscono un edificio ancora abitato e utilizzato, con problemi di compatibilità fra funzioni differenti. Catalogo MiC, pp. 14 e 16.

Una comunicazione del 26 febbraio 1942 dell’ispettore onorario ai monumenti Agati conferma che l’immobile apparteneva a più proprietari. La quota principale, comprendente il piano nobile, era di Bianca Ciancico, moglie di Sebastiano Pupillo. Nel 1945 Luigi Bernabò Brea sottoscrisse una proposta per destinare Palazzo Montalto alla sede provinciale dell’Associazione del Turismo Siciliano, prospettandone il ripristino a spese dell’associazione. Anche in questo caso il catalogo documenta una richiesta di destinazione, distinta dall’uso effettivamente realizzato. Catalogo MiC, p. 15.

Dissesti, consolidamenti e acquisizione comunale

Nel 1962 la Soprintendenza intervenne sul paramento lapideo del prospetto e sostituì alcune catene. Il catalogo registra poi puntellamenti lignei, conclusi entro il 1963, presso gli spigoli del cortile, il cantonale orientale della facciata e gli archi della volta a crociera del vestibolo. Nel 1971, dopo una ricognizione tecnica sugli edifici dissestati di Ortigia, il Comune fece costruire tre contrafforti in pietrame e blocchi di tufo. Sostituivano i sostegni lignei, giudicati insufficienti, in presenza di lesioni e rigonfiamenti del rivestimento della facciata. Catalogo MiC, pp. 16-18 e 35-36.

La situazione raggiunse anche il Parlamento. Nell’interrogazione 4-10737, pubblicata negli atti della seduta della Camera del 23 luglio 1974, il deputato Bandiera denunciò l’abbandono e i crolli interni e sollecitò provvedimenti di tutela e acquisizione. L’atto testimonia l’attenzione politica verso il rischio di perdita del monumento in quella fase. Un successivo intervento di consolidamento strutturale è registrato dal catalogo nel 1976. Camera dei deputati, pp. 16108-16109; Catalogo MiC, p. 35.

All’inizio degli anni Ottanta l’amministrazione comunale avviò le iniziative per acquisire il complesso. Nell’estate del 1984 la Soprintendenza ai Beni Ambientali, Architettonici e Artistici della Sicilia Orientale diresse lavori di restauro e consolidamento. Il catalogo delimita una campagna dall’8 giugno 1984 al 20 gennaio 1988: comprendeva il consolidamento di parte del prospetto con iniezioni, il collegamento delle pareti longitudinali mediante tiranti in acciaio, interventi di rinforzo e la sistemazione dell’area laterale e di un edificio adiacente per ricavare strutture accessorie alla grande sala. Catalogo MiC, pp. 18-19 e 35.

La cronologia pubblicata da Laura Cassataro cita il decreto di espropriazione n. 48355 del 24 maggio 1988 e la sua trascrizione del 10 dicembre 1994, al n. 4791. La relazione documenta ancora, alla fine degli anni Novanta, la durata e le difficoltà del recupero, espresse anche nel titolo Storia di un restauro infinito. Il Catalogo generale e la scheda comunale identificano oggi il Comune di Siracusa come proprietario. Cassataro, pp. 11-14; Catalogo MiC, p. 2.

La campagna di restauro del 2004-2012

Il 17 aprile 2003 la Soprintendenza di Siracusa pubblicò un bando per lavori di restauro e consolidamento, con gara fissata al 4 giugno. Il Catalogo generale registra fra il 2004 e il 2012 la campagna che interessò globalmente Palazzo Montalto. Le operazioni riguardarono insieme la stabilità delle strutture, la protezione dell’edificio e il recupero delle superfici decorate. Soprintendenza, bando del 2003; Catalogo MiC, pp. 34-35.

Sulle fondazioni furono eseguiti consolidamenti, ispessimenti e un reticolo di aerazione; le murature furono risanate e rafforzate, con ispessimenti di alcune parti. Nei solai si consolidarono le travi esistenti, utilizzate anche come tiranti, e furono introdotte travi in legno lamellare. L’impalcato venne ancorato alle murature, mentre il rifacimento delle coperture comprese la sostituzione delle capriate degradate. Queste lavorazioni sono descritte nelle singole voci del catalogo, che consentono di distinguere il consolidamento strutturale dal trattamento del prospetto. Catalogo MiC, p. 34.

Le superfici lapidee furono pulite con metodi chimici e meccanici; per le parti scolpite la scheda registra anche la microsabbiatura. Nelle zone decoese si intervenne con incollaggi e iniezioni di resina epossidica, integrazioni in malta su perni e inserimento di nuovi conci in luogo di quelli mancanti o fortemente degradati. Vennero rifatte stuccature e trattati gli elementi metallici dei restauri precedenti per contrastarne la corrosione. La campagna comprese infine la rimozione dei tre contrafforti lapidei addossati alla facciata. Catalogo MiC, pp. 34-35.

La scheda ministeriale, aggiornata nel 2020, registra un buono stato di conservazione del complesso e lo collega al restauro ultimato nel 2012. È una valutazione riferita alla documentazione catalografica e al recupero descritto, da distinguere dalle condizioni dei singoli ambienti e dalle modalità di apertura stabilite per gli eventi successivi. Catalogo MiC, p. 34.

Impianto, strutture e testimonianze precedenti

Il palazzo si sviluppa su piano terra, piano nobile e sottotetto. Il catalogo descrive una pianta composita a L ribaltata, caratterizzata dal vestibolo al livello inferiore e dalla loggia a quello superiore. Le murature continue sono in parte intonacate e in parte lasciate a vista negli interni; il prospetto principale è rivestito da conci squadrati di calcarenite a superficie liscia, disposti in corsi orizzontali. Le pareti comprendono strutture a sacco in calcare. Il terreno di appoggio è costituito dall’alternanza di strati calcarei e marnosi attribuiti alla Formazione del Monte Carrubba. Catalogo MiC, pp. 20-21.

Gli orizzontamenti riuniscono solai lignei e volte in muratura. Il salone di rappresentanza del piano nobile e alcuni ambienti inferiori hanno solai con orditura primaria e secondaria e assito di tavole; una parte del vestibolo presenta una volta a crociera. Nelle strutture della scala sono catalogate volte a botte sotto le rampe e volte a crociera in corrispondenza dei pianerottoli. Il tetto principale è a capanna, con capriate e manto di coppi in laterizio; la copertura della loggia è a una falda. Catalogo MiC, pp. 21-23.

La scala principale interna, adiacente alla parte meridionale del vestibolo, è descritta a due rampe con invito e struttura su volta. A sud della loggia compare inoltre una scala di servizio a due rampe disposte a L. Nella catalogazione delle pavimentazioni figurano basole nel vestibolo, cotto nella loggia e ammattonati nei vani e nel salone di rappresentanza. Questi dati descrivono la consistenza architettonica rilevata, senza fornire le misure necessarie a valutare un percorso accessibile fra i livelli. Catalogo MiC, pp. 23-24.

Tra le preesistenze il catalogo segnala, in un vano a piano terra attiguo al vestibolo, fondazioni di edifici medievali con orientamento diverso da quello del palazzo, a circa un metro e mezzo sotto il calpestio. Registra inoltre la volta di sostegno della prima rampa della scala originaria, frammenti di cornici, un capitello figurato e fogliato e un frammento marmoreo di figura maschile ammantata nel prospetto principale. Questi elementi attestano la presenza di strutture precedenti e materiali inseriti nelle murature. Catalogo MiC, p. 19.

Il portale, l’edicola e gli stemmi

Il portale principale è ogivale e formato da conci disposti intorno all’arco. Una cornice a bastone ne segue il profilo e termina in girali con motivi fogliati. Il prospetto è articolato orizzontalmente dalla cornice che segue la linea dei davanzali del piano nobile; l’alternanza fra parete, aperture e cornici ne determina la composizione. Il paramento lapideo presenta anche le integrazioni conseguenti alle diverse campagne di riparazione. Catalogo MiC, pp. 24-25 e 34-36; Cassataro, pp. 9-10.

Sopra l’ingresso, l’edicola raccoglie la lapide di fondazione entro una struttura scolpita con colonnine tortili, capitelli e mensole. Nella lunetta compare una grande M gotica, riferita dal Catalogo generale al cognome Mergulensi. L’emblema della famiglia, con quattro «merguli», ossia merli, ricorre in diversi punti: nell’edicola, nella cornice dei davanzali, nella bifora e nella trifora. La ripetizione dell’arma associa l’apparato decorativo all’identità del casato. Catalogo MiC, pp. 25 e 32-33.

Il catalogo distingue da questo emblema gli scudi con un fiore a quattro petali, definito rosa. Nel vestibolo descrive uno scudo con rosa su un cartiglio sormontato da elmo piumato, collocato nella chiave dell’arco. Sulla parete orientale è registrato anche uno stemma retto da un angelo frontale con le ali aperte, racchiuso da due fasci di alloro. La composizione era giudicata molto erosa e di lettura incompleta. La varietà e la diversa collocazione di questi elementi richiedono di considerarli singolarmente, senza assegnare indistintamente tutti gli stemmi a un unico casato. Catalogo MiC, pp. 31-33.

Le finestre del piano nobile

La sequenza delle aperture, osservando la facciata da sinistra verso destra, comprende una bifora, una trifora e una monofora. Le prime due sono suddivise da colonnine e presentano più archi all’interno della cornice superiore; la terza ha una luce unica. Ogni finestra possiede un disegno decorativo distinto. La relazione Cassataro segnala modifiche della monofora e ricorda anche le piccole aperture del sottotetto come elementi aggiunti rispetto alla composizione originaria. Cassataro, pp. 9-10; Catalogo MiC, pp. 26-31.

La bifora ha una colonnina centrale tortile in marmo, su base modanata, e capitelli fogliati. Le cornici esterne sono ad arco acuto e comprendono una fascia a denti di sega, una cornice a bastone con terminazione a girale e una rosetta. Nella parte superiore si apre un traforo quadrilobato inscritto in un cerchio. Il catalogo distingue il marmo della colonnina e del relativo capitello dal calcare impiegato per le cornici e gli altri elementi del contorno. Catalogo MiC, pp. 27-29.

La trifora è suddivisa da due colonnine tortili. I capitelli e le semicolonnine laterali partecipano a un insieme di elementi figurati e fogliati; le cornici presentano motivi vegetali, parti intagliate a punta di diamante e terminazioni a girale. Il traforo superiore consiste in una stella a sei punte racchiusa in un cerchio, identificata dal catalogo come stella di David. La decorazione differisce quindi sia nel motivo del traforo sia nel trattamento delle fasce rispetto alla bifora vicina. Catalogo MiC, pp. 29-31.

Per la monofora il catalogo registra cornici modanate, un motivo a doppio lobo con fiore centrale e un rilievo zoomorfo su peduccio. Le trasformazioni subite dall’apertura rendono la sua storia diversa da quella delle due finestre suddivise da colonnine. La relazione Cassataro discute l’ipotesi che la luce attuale derivi dalla modifica di una precedente bifora, mantenendola nel campo della ricostruzione architettonica. Catalogo MiC, pp. 26-27; Cassataro, p. 10.

Nella guida di Dario Scarfì i trafori delle tre aperture sono letti in rapporto a motivi islamici, ebraici e cristiani. È un’interpretazione simbolica della decorazione. La compresenza delle forme descritte può essere osservata e discussa sul piano storico-artistico; la loro lettura religiosa, da sola, non documenta l’appartenenza confessionale di Macciotta Mergulense né un suo programma personale di rappresentazione delle tre fedi. Scarfì, pp. 32-33.

Il cortile, la loggia e le fasi architettoniche

Il vestibolo, il cortile, la scala e la loggia organizzano la distribuzione fra ingresso, ambienti inferiori e piano di rappresentanza. La corte ha subito le occupazioni e le modifiche connesse al frazionamento della proprietà; anche il percorso della scala e l’orientamento della loggia sono stati trasformati. La descrizione dell’interno richiede pertanto di distinguere l’impianto della residenza medievale dalle forme assunte nelle fasi successive. Catalogo MiC, pp. 5-7 e 19-24.

La loggia presenta tre arcate e sostegni di linguaggio classicista. Il Catalogo generale classifica colonne e semicolonne come di ordine toscano, a fusto liscio e in calcare. Nello studio di Armando Antista sull’architettura civile siracusana fra Quattrocento e Cinquecento, la loggetta Montalto è esaminata in rapporto alla diffusione di modanature classiche. Lo studioso considera possibile che la sua realizzazione abbia comportato modifiche alla scala e all’accesso, il cui portale presenta un taglio obliquo. La proposta riguarda la lettura delle trasformazioni del complesso e mantiene aperta la ricostruzione delle fasi intermedie. Catalogo MiC, pp. 31-32; Antista, p. 437 e nota a p. 443.

Lo stesso studio mette il portale trecentesco di Palazzo Montalto fra i precedenti locali utili per comprendere il repertorio delle aperture nei palazzi siracusani successivi. L’edificio conserva così testimonianze utili sia allo studio del gotico civile del Trecento sia a quello delle modifiche introdotte nel corso dei secoli. Il salone di rappresentanza, il vestibolo e la loggia sono documentati dal catalogo attraverso strutture, pavimentazioni, mensole e apparati araldici, oltre alla più conosciuta facciata. Antista, p. 435; Catalogo MiC, pp. 20-33.

Palazzo Montalto nelle descrizioni storiche

L’interesse per il palazzo è documentato nelle guide siracusane dell’Ottocento. Giuseppe Maria Capodieci, nelle Tavole delle cose più memorabili della storia di Siracusa del 1821, include i portoni e le finestre Montalto fra le architetture gotiche ancora osservabili in città. Il passo si trova in una ricognizione degli edifici che potevano interessare i viaggiatori e gli studiosi, accanto alle più note antichità greche. La testimonianza colloca quindi Palazzo Montalto nel repertorio monumentale siracusano già prima delle iniziative di tutela di fine secolo. Capodieci, p. 35.

Giuseppe Politi, in Siracusa pei viaggiatori, pubblicato nel 1835, richiama porte, finestre e peristili gotici sparsi per la città e indica nella facciata di Palazzo Montalto l’esempio «Il più ricco, il più nobile». Il giudizio esprime il rilievo assegnato al prospetto nella descrizione artistica della Siracusa dell’epoca. Politi, p. 32.

Enrico Mauceri, nel volume Siracusa e la valle dell’Anapo del 1909, ricorda la casa dei Mergulense, il successivo passaggio ai Montalto e i restauri quattrocenteschi. La sua attenzione si concentra sulle finestre e sull’edicola con l’iscrizione del 1397. Il volume affianca al racconto storico fotografie di particolari del palazzo attribuite a Brogi, che documentano l’aspetto del monumento prima delle grandi campagne di consolidamento del secondo Novecento. Mauceri, p. 88 e illustrazioni del volume.

Alla storia e alla consistenza dell’edificio è dedicata la monografia di Paolo Giansiracusa e Vincenzo Cannarella del 1986, largamente richiamata dal Catalogo generale dei beni culturali. La relazione di Cassataro affronta invece il rapporto fra conoscenza del palazzo e vicende del suo recupero, raccogliendo una cronologia degli interventi e testimonianze fotografiche. Più recentemente, gli studi sull’architettura civile siracusana hanno discusso la loggia e le modifiche della distribuzione interna nel confronto con altri palazzi della Sicilia orientale. Catalogo MiC, riferimenti bibliografici; Cassataro; Antista.

Mostre, iniziative culturali e informazioni di visita

La destinazione contemporanea è quella di spazio culturale comunale, utilizzato per iniziative e mostre temporanee. Fra gli eventi documentati figura la collettiva Sicilia. Miti ed eroi, organizzata dall’Associazione Maestranza Ortigia con il patrocinio del Comune e curata da Federica Bordone e Ornella Fazzina. La cronaca del 20 dicembre 2022 ne annunciava l’apertura per il 21 dicembre e la conclusione il 16 marzo 2023, con attività collaterali quali laboratori, presentazioni di libri e conferenze. SiracusaNews, 20 dicembre 2022.

Per il 24 marzo 2024 fu annunciata la riapertura con Viaggio in Sicilia, mostra itinerante realizzata dal Centro Internazionale di Studi sul Barocco, a cura di Lucia Trigilia, riallestita con il Comune e l’associazione culturale Opera. La presentazione indicava il 5 giugno come termine dell’esposizione e l’ingresso gratuito. Queste condizioni riguardavano il programma della mostra. SiracusaNews, 21 marzo 2024.

Le attività nell’area del palazzo comprendono anche appuntamenti delle Feste Archimedee. La concessione comunale per l’occupazione di suolo pubblico dal 3 al 6 luglio 2024 include lo spazio antistante Palazzo Montalto, destinato a tavoli e sedie nell’ambito della manifestazione. Il documento riguarda quindi l’area esterna. Comune di Siracusa, concessione per Feste Archimedee 2024.

La determina comunale n. 147 del 7 aprile 2025 autorizzò la Fondazione Sant’Angela Merici a utilizzare il palazzo per la mostra pittorica Arte in Vento, dal 22 maggio al 3 giugno 2025, con ingresso gratuito. Il servizio di portierato era posto a carico dell’organizzatore. L’atto documenta il ricorso alla concessione degli spazi per una specifica iniziativa espositiva. Comune di Siracusa, determina 147/2025.

L’indirizzo da utilizzare per raggiungere il palazzo è via dei Mergulensi 4. Giorni di apertura, orari, ambienti visitabili, eventuali prenotazioni e condizioni d’ingresso vanno verificati nel programma dell’iniziativa in corso e presso il Comune o l’organizzatore. Gli orari annunciati per le esposizioni del 2022, 2024 e 2025 appartengono a quei singoli eventi. Palazzo Montalto sul sito del Comune di Siracusa.

Accessibilità

Accessibilità motoria

La scheda comunale indica l’accesso da via dei Mergulensi, ma non descrive le misure delle soglie, le larghezze di passaggio, i dislivelli, i servizi igienici o gli eventuali collegamenti accessibili fra i piani. La presenza delle scale storiche è documentata dalla catalogazione architettonica; le fonti consultate non permettono di stabilire quali ausili o percorsi alternativi siano disponibili durante ciascun evento. La fruibilità degli spazi effettivamente aperti va verificata con il Comune o con l’organizzatore, precisando il percorso e gli ambienti che si intendono visitare. Scheda comunale; Catalogo MiC, pp. 23-24.

Accessibilità visiva

Le informazioni comunali consultate non descrivono dotazioni permanenti come mappe a rilievo, testi in Braille o ad alto contrasto, audiodescrizioni e percorsi tattili. Questa mancanza di informazioni pubblicate non consente di stabilire quali supporti siano presenti o possano essere forniti per una determinata mostra. Prima della visita è utile verificare con l’organizzatore la disponibilità di descrizioni delle opere e degli ambienti, materiali digitali accessibili e modalità di orientamento o accompagnamento. Le condizioni di illuminazione dipendono anche dall’allestimento e non sono quantificate dalle fonti citate. Scheda comunale.

Accessibilità uditiva

La documentazione pubblica consultata non specifica la disponibilità di sistemi a induzione magnetica, interpretariato in LIS, sottotitoli o trascrizioni dei contenuti sonori. Per mostre multimediali, incontri e visite guidate questi servizi devono essere verificati nel programma della singola iniziativa. La presenza di pannelli scritti in un allestimento non permette di dedurre l’accessibilità di eventuali interventi parlati o materiali audiovisivi. Scheda comunale.

Accessibilità cognitiva

Le fonti comunali consultate non descrivono percorsi in linguaggio facile, materiali di preparazione alla visita, segnaletica semplificata o modalità di accoglienza dedicate. La loro disponibilità va verificata con gli organizzatori dell’evento. Possono essere richieste informazioni anticipate sul percorso, sugli ambienti aperti e sulle attività previste, così da valutare l’esperienza in relazione alle esigenze della persona. Scheda comunale.

Suggerimenti

Per le mostre temporanee si propone di affiancare al programma una scheda che descriva il percorso dalla strada alle sale aperte e i supporti disponibili. Una descrizione audio del prospetto, dell’epigrafe e delle tre finestre, accompagnata da testi accessibili e da una presentazione in linguaggio facile, potrebbe facilitare la conoscenza del palazzo. Per incontri e contenuti audiovisivi si suggerisce di prevedere trascrizioni o sottotitoli.

Fonti e bibliografia

  1. Ministero della Cultura, Catalogo generale dei beni culturali, Palazzo Montalto, scheda architettonica 1900169119, compilazione 1992, aggiornamento 2020. Scheda di catalogo e scheda integrale, 61 pagine. Notizie storiche pp. 4-19; strutture pp. 19-24; decorazioni ed epigrafe pp. 24-33; conservazione e restauri pp. 34-36. I documenti d’archivio menzionati nel testo sono citati attraverso i regesti e le trascrizioni del catalogo. Dati testuali rielaborati con attribuzione secondo la licenza CC BY 4.0 indicata per i metadati.
  2. Comune di Siracusa, Palazzo Montalto, scheda del luogo: localizzazione, ingresso e destinazione culturale.
  3. Regione Siciliana, Elenco dei vincoli architettonici della provincia di Siracusa, posizione 19/SR, Palazzo Montalto, notifica del 9 ottobre 1909.
  4. Laura Cassataro, Palazzo Mergulese-Montalto. Storia di un restauro infinito, s.d., 14 pagine; storia e apparato architettonico pp. 6-10, cronologia pp. 11-14. Copia digitale ospitata nel sito di Antonio Randazzo.
  5. Giuseppe Maria Capodieci, Tavole delle cose più memorabili della storia di Siracusa avanti Gesù Cristo, Messina, Giuseppe Fiumara, 1821, p. 35.
  6. Giuseppe Politi, Siracusa pei viaggiatori, ovvero Descrizione storica, artistica, topografica delle attuali antichità di Ortigia, Acradina, Tica, Napoli, ed Epipoli che componevano l’antica Siracusa, Siracusa, Giuseppe Pulejo, 1835, p. 32.
  7. Emilio Bufardeci, Le funeste conseguenze di un pregiudizio popolare. Memorie storiche, Firenze, Eredi Botta, 1868, p. 120.
  8. Enrico Mauceri, Siracusa e la valle dell’Anapo, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1909, collana «Italia artistica», 47, p. 88 e fotografie del palazzo nel volume.
  9. Armando Antista, Alcune considerazioni sull’architettura civile a Siracusa e negli Iblei fra XV e XVI secolo, «Lexicon», speciale 2, 2021, pp. 433-444, in particolare pp. 435, 437 e 443. DOI: 10.17401/lexicon.s.2-antista.
  10. Dario Scarfì, Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica, collana «I tesori d’Italia e l’UNESCO», Sagep, 2021, pp. 32-33. ISBN 9788863737516. Copia digitale pubblicata dal Comune di Siracusa.
  11. Treccani, Costanza d’Aragona, regina di Sicilia, per la cronologia biografica della sovrana.
  12. Camera dei deputati, VI legislatura, Atti parlamentari, seduta del 23 luglio 1974, pp. 16108-16109, interrogazione Bandiera 4-10737.
  13. Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Siracusa, Lavori di restauro e consolidamento di Palazzo Montalto in Siracusa, estratto del bando del 17 aprile 2003.
  14. SiracusaNews, Siracusa, “Sicilia. Miti ed eroi”, da mercoledì una collettiva d’arte, 20 dicembre 2022.
  15. SiracusaNews, “Viaggio in Sicilia”, domenica Palazzo Montalto apre le sue porte per una mostra sul Barocco, 21 marzo 2024.
  16. Comune di Siracusa, concessione di occupazione temporanea del suolo pubblico per le Feste Archimedee 2024, attività dal 3 al 6 luglio 2024, p. 2, spazio antistante Palazzo Montalto.
  17. Comune di Siracusa, determina di concessione/autorizzazione n. 147 del 7 aprile 2025, mostra Arte in Vento della Fondazione Sant’Angela Merici, 22 maggio-3 giugno 2025.
  18. Paolo Giansiracusa, Vincenzo Cannarella, Palazzo Montalto in Siracusa: analisi e ricerche intorno ad una costruzione trecentesca, Noto, Treesse, 1986, 130 pp., SBN CFI0052570. Monografia di approfondimento richiamata dal Catalogo generale dei beni culturali.

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Tabella dei Contenuti

Indirizzo
Via dei Mergulensi 4, 96100 Siracusa (Ortigia). Il Catalogo generale dei beni culturali riporta anche Via dei Montalto 4.
Quartiere / Zona
Ortigia, rione Spirduta
Epoca / Secolo
fine XIV secolo (1397)
Accessibilità
Motoria: La documentazione comunale indica l’accesso da via dei Mergulensi, senza descrivere dislivelli, larghezze di passaggio, servizi igienici e collegamenti accessibili fra i piani. Verificare con il Comune o con l’organizzatore la fruibilità degli ambienti aperti per il singolo evento.
Visiva: Le fonti comunali consultate non descrivono dotazioni permanenti come mappe tattili, Braille, testi ad alto contrasto o audiodescrizioni. Verificare i supporti disponibili per la mostra e le modalità di orientamento o accompagnamento.
Uditiva: La disponibilità di LIS, sottotitoli, trascrizioni e sistemi a induzione magnetica non è specificata nelle fonti consultate e va verificata per la singola iniziativa.
Cognitiva: Le fonti consultate non descrivono materiali in linguaggio facile, percorsi semplificati o accoglienza dedicata. Chiedere all’organizzatore informazioni sul percorso, sugli spazi aperti e sui supporti disponibili.
Orari o note pratiche

Aperture, orari, spazi visitabili, prenotazioni e condizioni d’ingresso dipendono dall’iniziativa ospitata. Consultare il programma aggiornato del Comune di Siracusa o dell’organizzatore. Gli orari e la gratuità documentati per singole mostre non costituiscono condizioni di apertura permanenti.