Chiesa di Santa Maria della Concezione

Chiesa monastica benedettina di Ortigia, ricostruita da Pompeo Picherali dopo il terremoto del 1693.
Aggiornato in data 15 Maggio 2026 da Alessandro Calabrò
ChiesaChiesa di Santa Maria della Concezione
Facciata in pietra calcarea della chiesa di Santa Maria della Concezione su via Roma, con portale architravato barocco, finestrone centrale e coronamento mosso.

La facciata della chiesa su via Roma. Foto di Alessandro Calabrò, 2026.
Dati identificativi
DenominazioneChiesa di Santa Maria della Concezione
Altri nomiChiesa delle Monache; Chiesa della Concezione; Santa Maria dei Miracoli (denominazione amministrativa del Comune di Siracusa)
ClassificazioneChiesa sussidiaria
DiocesiArcidiocesi di Siracusa
DedicazioneImmacolata Concezione di Maria
Tipologia storicaChiesa monastica benedettina femminile
Localizzazione
IndirizzoVia Roma 33, angolo via del Crocifisso
ComuneSiracusa (Ortigia – rione Maestranza)
Coordinate37°03′37″N 15°17′40″E
Dati storici
Fondazione del monastero1169 (fuori le mura), per concessione di Guglielmo II il Buono e del vescovo Riccardo Palmeri
Trasferimento in Ortigia1320, vescovo Pietro Montecateno (Moncada)
Aggregazione di Santa Margherita1402, vescovo Tommaso Erbes O.S.B.
Posa della prima pietra1651, vescovo Giovanni Antonio Capobianco (vescovo dal 22 marzo 1649)
Benedizione17 marzo 1658
ArchitettoMichelangelo Bonamici (Buonamici)
Ricostruzione settecentesca1703–1749, capomastro Antonio Almirana, supervisione Pompeo Picherali
Affreschi della volta1786–1787, Sebastiano Lo Monaco (Catania, ca. 1750 – Sortino, ca. 1800)
Soppressione del monastero3 novembre 1866 (R.D. attuativo della legge 7 luglio 1866, n. 3036)
Restauro recente2012–2019, Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa (€ 818.418,76)
Identificativi
WikidataQ94984797
BeWeB CEIscheda 9234

La chiesa di Santa Maria della Concezione, nota anche come chiesa delle Monache o, nella denominazione amministrativa del Comune, Santa Maria dei Miracoli, è la chiesa annessa all’ex monastero benedettino femminile della Concezione, in via Roma 33 a Siracusa, nel rione Maestranza di Ortigia. Riedificata tra il 1651 e il 1658 dal vescovo Giovanni Antonio Capobianco su progetto dell’architetto lucchese Michelangelo Bonamici, fu danneggiata dal terremoto del Val di Noto del 1693 e ricostruita nel corso del Settecento sotto la direzione di Pompeo Picherali, con il capomastro Antonio Almirana. Conserva un ciclo di affreschi della volta di Sebastiano Lo Monaco (1786–1787) e tele di Onofrio Gabrieli e Agostino Scilla, in un assetto tardobarocco fra i più integri di Ortigia.

Storia

Le origini e il monastero medievale (1169–1320)

L’origine del monastero femminile benedettino risale al 1169, quando re Guglielmo II il Buono e il vescovo Riccardo Palmeri ne autorizzarono la fondazione fuori le mura di Siracusa. La comunità seguiva la regola di San Benedetto in regime di clausura suburbana. Intorno al 1196 il monastero ricevette privilegi da Costanza I d’Altavilla, regina di Sicilia e imperatrice; nel decennio successivo (1215 ca.) ulteriori conferme da Federico II di Svevia e dalla moglie Costanza d’Aragona, che assicurarono rendite ed esenzioni.

Le scorrerie di masnadieri e le incursioni piratesche resero insostenibile la permanenza fuori le mura. Nel 1320 il vescovo Pietro Montecateno (talvolta indicato come Moncada, canonico della Cappella Regia di Palermo) trasferì le claustrali entro le mura di Ortigia, in un nuovo monastero edificato con elemosine raccolte presso la popolazione.

L’aggregazione di Santa Margherita (1393–1402)

Nel 1393 la dama siracusana Giacoma Bonaventura fondò un secondo monastero benedettino femminile dedicato a Santa Margherita. Nel 1402, sotto il vescovo Tommaso Erbes O.S.B., i due cenobi furono fusi: le claustrali di Santa Margherita confluirono nella Concezione, che assunse il governo congiunto del patrimonio fondiario. La tradizione storiografica colloca intorno al 1542 il crollo della chiesa trecentesca per un evento sismico, dato non confermato da fonti documentarie dirette.

Epigrafe lapidea D.O.M. collocata sopra il portale d'ingresso, all'interno di una cornice modanata in pietra calcarea.
L’epigrafe D.O.M. sopra il portale, con la data che segna il completamento della facciata. Foto di Alessandro Calabrò, 2026.

La ricostruzione seicentesca di Bonamici (1651–1658)

Il vescovo Giovanni Antonio Capobianco (1617–1673), pastore della diocesi dal 22 marzo 1649, promosse la ricostruzione integrale della chiesa, affidata all’architetto lucchese Michelangelo Bonamici, che il Dizionario Biografico degli Italiani ipotizza possa coincidere con Francesco Buonamici (architetto attivo a Malta al servizio dei Cavalieri) o essere un suo parente. La posa della prima pietra avvenne nel 1651 e i lavori furono ultimati nel 1656 con la realizzazione dei quattro altari laterali in marmo, dedicati alla Madonna della Lettera, a San Benedetto, a Santa Lucia e ai Santi Innocenti. La benedizione solenne della chiesa ricostruita fu celebrata il 17 marzo 1658. Il nuovo edificio si presentava con cupola, ricordata dalle fonti come la più alta di Siracusa, campanile e sacrestia.

Il terremoto del 1693 e la ricostruzione settecentesca

Le due scosse del 9 e dell’11 gennaio 1693, del terremoto del Val di Noto, colpirono duramente la chiesa, abbattendo la cupola seicentesca, il campanile e la sacrestia. La fabbrica monastica avviò la ricostruzione nel 1703: capomastro fu Antonio Almirana, mentre la direzione architettonica venne assunta da Pompeo Picherali (1670–1743), fra i protagonisti del tardobarocco siracusano, che mantenne in larga parte il disegno seicentesco di Bonamici. La cantoria delle monache in controfacciata è datata 1703 nel cantiere generale. I lavori della facciata si protrassero per buona parte del Settecento e furono completati nel 1749, data leggibile nell’epigrafe lapidea sopra il portale d’ingresso.

Volta a botte unghiata della chiesa con riquadri affrescati a colori e medaglioni in stucco bianco, raffiguranti la gloria mariana e scene allegoriche.
La volta a botte affrescata da Sebastiano Lo Monaco di Sortino fra il 1786 e il 1787. Foto di Alessandro Calabrò, 2026.

Gli affreschi di Sebastiano Lo Monaco (1786–1787)

Fra il 1786 e il 1787 il pittore Sebastiano Lo Monaco (Catania, ca. 1750 – Sortino, ca. 1800), che secondo il Dizionario Biografico degli Italiani sarebbe stato allievo di Ludovico Svirech e di Matteo Desiderato di Sciacca (a sua volta formatosi a Roma con Mariano Rossi), decorò ad affresco la volta a botte unghiata. Il programma iconografico, descritto dallo stesso DBI, prevede al centro la Gloria dell’Immacolata Concezione, ai lati figure allegoriche, alle estremità una scena con San Benedetto – coerente con la dedicazione benedettina – e nei riquadri minori scorci paesaggistici. Lo Monaco vi applicò un’arditata tecnica di sotto in su. Per la stessa chiesa l’artista realizzò anche una Madonna a olio, oggi perduta.

Le soppressioni postunitarie e il passaggio in Prefettura (1866–1878)

Con la legge 7 luglio 1866 n. 3036 (le leggi eversive) e il decreto generale di attuazione (n. 3070 del 21 luglio 1866) il monastero della Concezione venne soppresso. La maggioranza delle monache scelse di lasciare il cenobio. Le reliquie di Santa Lucia custodite nel monastero – velo, veste e scarpette – furono traslate nella Cappella di Santa Lucia in Cattedrale, dove sono tuttora conservate sotto la cura della Deputazione.

Fra il 1869 e il 1878 l’ex monastero fu trasformato in Palazzo della Provincia, sede della Prefettura storica, con ingressi da via Roma 4 e da via Maestranza. La tradizione storiografica locale riconduce il progetto all’architetto Gaetano Avolio, con direzione lavori dell’ingegnere Luigi Schisano; le decorazioni in noce sarebbero state affidate alla ditta D’Aquino, gli interventi sulla pietra a Salvatore Agati e Luciano Patania. L’aula consiliare allestita nell’antico monastero rimase attiva fino agli anni Settanta del Novecento. La chiesa fu affidata alla Congregazione dei Sacerdoti, che ne assicurò la continuità del culto. Durante i bombardamenti del 1943 il complesso riportò danni.

Il restauro della Soprintendenza (2012–2019)

Dopo decenni di chiusura intermittente per ragioni statiche e conservative, la chiesa fu oggetto di un restauro pluriennale curato dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa. Il bando «Lavori di recupero e restauro della chiesa di Santa Maria della Concezione», di categoria OG 2 e di importo pari a 818 418,76 €, fu aggiudicato nel 2012; il cantiere si concluse entro il settembre 2019, in tempo per la riapertura al pubblico nell’edizione di Le Vie dei Tesori. Nel 2025 l’ex Palazzo della Provincia di via Maestranza è entrato in una nuova fase di riconversione, con destinazione a centro di formazione dell’ITS Archimede: lavori avviati a fine gennaio e completati ad agosto 2025, importo di 4 304 965,75 € di fondi PNRR, immobile concesso dal Libero Consorzio Comunale all’ITS in comodato quindicennale a canone zero.

Architettura

Facciata della chiesa vista dal basso: portale architravato, epigrafe del 1749, finestrone centrale e coronamento mosso a volute laterali.
La facciata in pietra calcarea, scandita su due ordini con coronamento mosso. Foto di Alessandro Calabrò, 2026.

Esterno e facciata

La chiesa si affaccia su via Roma, all’angolo con via del Crocifisso, in uno dei tratti più stretti del rione Maestranza. La facciata, in conci di pietra calcarea iblea di colore giallastro, si articola su due ordini sovrapposti separati da un cornicione modanato. L’ordine inferiore è scandito da un portale architravato a timpano spezzato, sormontato dall’epigrafe lapidea con la sigla D.O.M. e la data 1749; ai lati del portale, paraste lisce a tutta altezza si raccordano al cornicione. L’ordine superiore presenta un finestrone centrale incorniciato da volute e si conclude con un coronamento mosso a profilo curvilineo, tipico del tardobarocco siciliano. Un secondo portale, di servizio, si apre su via del Crocifisso: vi è collocato un gruppo scultoreo della Madonna fra angeli, in pietra calcarea bianca di autore anonimo, proveniente dal parlatorio del monastero e trasferito in questa posizione dopo il 1870.

Interno

L’interno presenta pianta quadrangolare a navata unica con cappelle laterali poco profonde e abside rettangolare. La copertura è una volta a botte unghiata, scandita da arconi trasversali e finestrata da lunette, decorata dal ciclo affrescato di Lo Monaco entro cornici in stucco bianco e dorato. Le pareti, intonacate di bianco, sono scandite da colonne corinzie in marmo siciliano, su alti basamenti, che reggono una trabeazione continua sotto l’imposta della volta. Sopra i due portali laterali della navata si aprono due piccoli balconcini in stucco e legno dorato, traforati a gelosia, riservati alle monache di clausura per assistere alle funzioni. Il pavimento, opera tarda della fabbrica, è in ceramica maiolicata siciliana settecentesca, tradizionalmente attribuita a manifattura di Caltagirone, con composizioni floreali policrome e una rosa dei venti centrale.

Cantoria sopraelevata in controfacciata, in legno e stucco bianco con decori dorati, mosse a tre arcate concave-convesse e custodia dell'organo a canne.
La cantoria delle monache, impostata nel 1703 e ultimata nel 1706. Foto di Alessandro Calabrò, 2026.

La cantoria delle monache

In controfacciata si sviluppa la cantoria delle monache, datata 1703 nelle cartelle del cantiere settecentesco. Si tratta di una struttura sospesa a tre campate, con balaustra mossa a profilo concavo-convesso, in legno intagliato e dorato su fondo bianco, chiusa anteriormente da una grata di ferro lavorata di gusto barocco. Le monache di clausura vi accedevano dal piano superiore del monastero, attraverso il corridoio comunichino, partecipando al canto liturgico restando invisibili ai fedeli. Al centro è alloggiata la cassa lignea dipinta dell’organo; lo strumento attuale non risulta documentato negli atti pubblici reperibili.

Altare maggiore con pala dell'Immacolata in cornice dorata, grande raggiera dorata in stucco con monogramma mariano e balconcini-grate laterali con gelosie dorate per le monache di clausura.
L’altare maggiore con la grande raggiera mariana e i balconcini-grate laterali. Foto di Alessandro Calabrò, 2026.

L’abside, la raggiera mariana e le grate di clausura

L’abside, di pianta rettangolare e copertura a catino lunettato, accoglie l’altare maggiore in marmi mischi policromi, con dossale incorniciato da due paraste corinzie. Al di sopra del dossale si apre una grande raggiera dorata in stucco, al cui centro compare il monogramma mariano; l’elemento riprende la simbologia immacolatista della donna vestita di sole di Apocalisse 12, 1. Ai due lati dell’abside si aprono i caratteristici balconcini a grata con gelosie dorate, tipici dell’architettura monastica barocca siciliana, che consentivano alle monache di assistere alla celebrazione eucaristica dal coro retrostante senza essere viste. Sotto uno dei balconcini è alloggiato il comunichino, lo sportello attraverso cui le claustrali ricevevano la comunione.

Opere d’arte

Pala dell'altare maggiore raffigurante l'Immacolata Concezione tra angeli e putti, all'interno di una cornice intagliata barocca dorata.
La pala dell’altare maggiore, attribuita ad Agostino Scilla. Foto di Alessandro Calabrò, 2026.

La pala dell’altare maggiore di Agostino Scilla

L’altare maggiore custodisce la pala dell’Immacolata con il Padre Eterno, attribuita dal Dizionario Biografico degli Italiani a Agostino Scilla (Messina, 1629 – Roma, 1700), pittore caravaggesco e naturalista. La tela è una replica con interventi di aiuti della composizione originale eseguita per la chiesa di Santa Chiara di Messina, e si data al periodo del soggiorno siracusano di Scilla presso il vescovo Capobianco, attorno al 1658. La cornice lignea intagliata e dorata fa parte dell’apparato seicentesco dell’altare.

Altare laterale con pala raffigurante una scena di martirio o strage, cornice intagliata, iscrizione superiore e paliotto in marmi mischi policromi.
Uno degli altari laterali con tela attribuita a Onofrio Gabrieli. Foto di Alessandro Calabrò, 2026.

Il ciclo di Onofrio Gabrieli

Tre dei quattro altari laterali ospitano tele attribuite al messinese Onofrio Gabrieli (Gesso, Messina, 2 aprile 1619 – Gesso, 26 settembre 1706), formatosi nell’ambiente caravaggesco siciliano. Il Dizionario Biografico degli Italiani documenta espressamente per la chiesa la sua Madonna della Lettera; la critica locale gli riferisce per analogia stilistica anche il Martirio di Santa Lucia (tradizionalmente datato 1665) e la Strage degli Innocenti. La quarta tela laterale, dedicata a San Benedetto, è di autore non documentato. La storiografia divulgativa ha talvolta riferito alcune di queste tele a Mario Minniti, collaboratore siracusano di Caravaggio: la datazione del cantiere capobianchiano (1651–1658) e la morte di Minniti nel 1640 rendono cronologicamente insostenibile tale attribuzione, che la critica moderna ha scartato in favore di Gabrieli.

Stucchi, cornici e arredi lignei

Le cornici degli altari laterali sono in stucco bianco con dorature parziali, modellate da maestranze locali del Settecento secondo schemi ad alette mosse, volute e cartelle. I paliotti degli altari sono in marmi mischi policromi a tarsia di produzione siciliana settecentesca, con riquadrature a rosone o a fiori centrali. Una bussola lignea intagliata protegge il portale d’ingresso. Gli stuccatori, il progettista del restauro del 2012 e i registri dell’organo non sono al momento documentati nelle fonti pubblicate.

Il monastero, la Provincia e l’ITS

Il monastero benedettino della Concezione rimase per oltre sette secoli la principale comunità monastica femminile di Siracusa, in regime di clausura stretta secondo la regola di San Benedetto. Con la soppressione del 1866 i beni passarono al demanio dello Stato. L’edificio claustrale, di vaste dimensioni e con ingressi indipendenti da via Roma 4 e via Maestranza, fu adattato a Palazzo della Provincia / Prefettura storica fra il 1869 e il 1878, su progetto di Gaetano Avolio, e mantenne questa funzione fino agli anni Settanta del Novecento. Da non confondere con l’attuale Prefettura di Siracusa, ospitata dal 1957 nel palazzo Cassa di Risparmio Rapisarda in piazza Archimede.

Dopo decenni di sottoutilizzo, nel 2025 l’ala monastica di via Maestranza è stata oggetto di lavori di adeguamento per ospitare il centro di formazione dell’ITS Archimede, finanziati dal PNRR con 4 304 965,75 € e affidati al Libero Consorzio Comunale di Siracusa in comodato quindicennale a canone zero. L’apertura è prevista entro la fine del 2025. La chiesa, oggi distinta dall’ala formativa, è gestita dall’Arcidiocesi di Siracusa come chiesa sussidiaria.

Culto e uso attuale

La chiesa è ufficialmente classificata come chiesa sussidiaria dell’Arcidiocesi di Siracusa. Secondo il manifesto diocesano in vigore, vi si celebra una messa feriale alle 8:00; non sono in calendario celebrazioni festive vespertine, riservate ad altre chiese di Ortigia. La chiesa ospita l’Adorazione Eucaristica quotidiana negli orari 8:30–12:00 e 16:00–18:00, e l’Adorazione Vocazionale ogni giovedì alle 21:00, promossa dal Seminario Arcivescovile, dal Centro Diocesano Vocazioni, dall’Ufficio Pastorale Giovanile e dall’associazione «Con Gesù nella notte».

Dal 2019 la chiesa è inserita stabilmente nel circuito Le Vie dei Tesori. Nell’edizione 2025 le visite si sono svolte nei fine settimana (venerdì, sabato e domenica) del periodo settembre–novembre, dalle 10:00 alle 17:30, con biglietto singolo a 3 €, abbonamento a quattro visite a 10 € e a dieci visite a 18 €. La durata media della visita guidata è di venti minuti. La chiesa è dichiarata accessibile alle persone con disabilità dal circuito, con assistenza concordata.

Accessibilità

Accessibilità motoria

L’ingresso principale di via Roma è preceduto da un breve vestibolo a livello strada; dal vestibolo all’aula liturgica si scendono tre gradini in pietra. Non è presente una rampa permanente. Per visitatori con sedia a rotelle è opportuno coordinare l’accesso in anticipo, contattando il Settore Beni Culturali del Comune di Siracusa (0931 464657 / 463762, politicheculturali@comune.siracusa.it) o, durante le aperture, lo sportello informativo di Le Vie dei Tesori (091 8421309). All’interno la navata è in piano, con pavimento liscio in ceramica; le panche lasciano un corridoio centrale ampio. L’abside è sopraelevata di due gradini. Non sono presenti servizi igienici accessibili all’interno della chiesa. I parcheggi accessibili più vicini sono al parcheggio Talete (a circa 700–800 m, dieci minuti a piedi), capolinea della navetta perimetrale di Ortigia attiva 24 ore (gestione SAIS, in servizio dal 5 luglio 2024).

Accessibilità visiva

L’illuminazione naturale è discreta nelle ore mattutine grazie al finestrone della facciata e alle lunette della volta; nelle altre fasce orarie l’illuminazione artificiale è soffusa e privilegia gli altari. Non sono presenti pannelli informativi in braille, audioguide dedicate, né mappe tattili. Le didascalie storiche, quando presenti, sono in caratteri di dimensione contenuta e contrasto medio. Per persone con disabilità visiva è utile concordare in anticipo una visita guidata con descrizioni verbali, contattando il Settore Beni Culturali del Comune o gli operatori di Le Vie dei Tesori.

Accessibilità uditiva

L’acustica interna è marcatamente riverberante per via della volta unica e dell’assenza di tessuti fonoassorbenti. Non risulta installato un sistema a induzione magnetica per apparecchi acustici. Le visite guidate non sono al momento dotate di interpretariato in LIS (Lingua dei Segni Italiana); il servizio è attivabile solo su richiesta preventiva.

Accessibilità cognitiva

L’apparato informativo permanente è essenziale: un pannello cartaceo all’interno della bussola di ingresso fornisce notizie storico-artistiche di base, in lingua italiana. Non sono al momento disponibili materiali in lettura facilitata, in linguaggio semplice o con pittogrammi. Le visite guidate del circuito Le Vie dei Tesori presentano contenuti in linguaggio divulgativo accessibile a un pubblico non specialistico.

Suggerimenti

L’apertura del circuito Le Vie dei Tesori potrebbe favorire l’introduzione di una rampa rimovibile per l’accesso motorio, di didascalie con caratteri ad alto contrasto e di materiali in lettura facilitata. Una versione tattile della pianta della chiesa e dell’altare maggiore sarebbe utile per le visite di pubblico con disabilità visiva.

Galleria

Una selezione delle altre fotografie della chiesa, da scorrere lateralmente.

Fonti

  • Conferenza Episcopale Italiana. «Chiesa della Concezione, Siracusa». BeWeB – Beni Ecclesiastici in Web, scheda 9234. Consulta online.
  • Wikidata. «Santa Maria della Concezione (Q94984797)». Consulta online.
  • Trigilia, Lucia (a cura di). Annali del Barocco in Sicilia/4. Pompeo Picherali architettura e città XVII–XVIII secolo. Roma, Gangemi, 1998.
  • Trigilia, Lucia. Siracusa. Architetture, città, paesaggio. Lombardi Editori, 1996.
  • Privitera, Serafino. Storia di Siracusa antica e moderna, 2 voll. Napoli, Tipografia di A. Morelli, 1879. Consulta online.
  • Capodieci, Giuseppe Maria. Antichi monumenti di Siracusa. Siracusa, 1816.
  • Susinno, Francesco. Le vite de’ pittori messinesi (manoscritto 1724), edizione critica a cura di Valentino Martinelli. Firenze, Le Monnier, 1960.
  • Treccani. «Sebastiano Monaco». Dizionario Biografico degli Italiani. Consulta online.
  • Treccani. «Pompeo Picherali». Enciclopedia Treccani. Consulta online.
  • Treccani. «Onofrio Gabrieli». Dizionario Biografico degli Italiani. Consulta online.
  • Treccani. «Agostino Scilla». Dizionario Biografico degli Italiani. Consulta online.
  • Wikipedia in inglese. «Francesco Buonamici (architect)». Consulta online.
  • Comune di Siracusa. «S. Maria dei Miracoli». Vivere il Comune – Luoghi. Consulta online.
  • Wikipedia. «Chiese di Siracusa». Consulta online.
  • Balarm. «Le visite alla chiesa della Concezione – Le Vie dei Tesori 2019». Consulta online.
  • Le Vie dei Tesori. «Edizione Siracusa 2025». Consulta online.
  • Siracusa News. «L’ex Prefettura di via Maestranza all’ITS Archimede». Consulta online.
  • Arcidiocesi di Siracusa. Manifesto orari messe e adorazione. Curia Arcivescovile, Piazza Duomo 5, Siracusa.
  • Wikipedia. «Benedetto Lavecchia Guarnieri». Consulta online.

Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 15 maggio 2026.

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Tabella dei Contenuti

Indirizzo
Via Roma 33 (angolo via del Crocifisso), Siracusa (Ortigia – rione Maestranza)
Quartiere / Zona
Ortigia – rione Maestranza
Epoca / Secolo
Monastero medievale: fondazione 1169 (XII secolo); chiesa attuale: ricostruzione barocca di Francesco Bonamici 1650–1658 (XVII secolo); ricostruzione settecentesca 1703–1749 con direzione di Pompeo Picherali (XVIII secolo); affreschi della volta 1786–1787 di Sebastiano Lo Monaco.
Accessibilità
🦽 Motoria – Quattro gradini in marmo all’ingresso, navata in piano; servono accordi preventivi per la rampa.
👁️ Visiva – Illuminazione mattutina discreta, nessun supporto braille o tattile, visite descrittive su richiesta.
👂 Uditiva – Ambiente molto riverberante, niente induzione magnetica né LIS in servizio fisso.
🧠 Cognitiva – Apparato informativo essenziale, visite guidate in linguaggio divulgativo.
Orari o note pratiche

Chiesa sussidiaria dell’Arcidiocesi di Siracusa, aperta in coincidenza con celebrazioni e visite culturali. Orari variabili stagionalmente: si consiglia di verificare in prossimità della visita.

Le Vie dei Tesori: visite guidate periodiche (autunno e festività natalizie); referente storica suor Lucia.

Contatti: Settore Beni Culturali del Comune di Siracusa, tel. 0931 464657. Arcidiocesi di Siracusa, tel. 0931 64472.