![]() Illustrazione dell’esplosione del siluro che distrusse il motopeschereccio Nova Margherita il 12 marzo 1952. Fonte: raccolta Antonio Randazzo. | |
| Dati dell’evento | |
| Tipo | Disastro marittimo |
|---|---|
| Data | Mercoledì 12 marzo 1952 |
| Ora | Intorno alle 16:00 |
| Luogo | Rada di Massoliveri, tra l’imboccatura del Porto Grande e Capo Murro di Porco, Siracusa |
| Causa | Esplosione di un siluro inesploso della seconda guerra mondiale durante operazioni di recupero |
| Bilancio | |
| Vittime | 9 morti |
| Sopravvissuti | 1 (Sebastiano Veneziano) |
| Imbarcazione | |
| Nome | Nova Margherita (anche “Nuova Margherita” nelle fonti recenti) |
| Tipo | Motopeschereccio |
| Comandante | Francesco Bandiera |
| Contesto | |
| Appalto | Recupero residuati bellici nel Porto Grande di Siracusa |
| Ditta appaltatrice | Impresa Aniello Castaldi, Napoli |
La tragedia della Nova Margherita fu un disastro marittimo avvenuto nel pomeriggio del 12 marzo 1952 nella rada di Massoliveri, lungo la costa meridionale di Siracusa, tra l’imboccatura del Porto Grande e Capo Murro di Porco. Il motopeschereccio Nova Margherita, impegnato nel recupero di residuati bellici della seconda guerra mondiale dai fondali del porto, esplose dopo che un siluro inesploso, impigliato nelle reti, detonò urtando uno scoglio. Morirono nove dei dieci membri dell’equipaggio. L’unico superstite, Sebastiano Veneziano, riportò gravi ferite e non parlò mai pubblicamente dell’accaduto fino alla morte, avvenuta nel 1980.
L’evento scosse l’opinione pubblica nazionale e provocò un lutto collettivo nella città di Siracusa, dove circa 40.000 persone parteciparono ai funerali. La vicenda giudiziaria che ne seguì, con un processo arrivato fino alla Corte di Cassazione contro l’impresa appaltatrice, si concluse senza risarcimento per le famiglie delle vittime a causa del fallimento della ditta.
Contesto storico
Il Porto Grande nel dopoguerra
Durante la seconda guerra mondiale, il Porto Grande di Siracusa e le acque circostanti furono teatro di intensi bombardamenti aerei, attacchi navali e operazioni di sommergibili. Lo sbarco alleato in Sicilia del 10 luglio 1943 (Operazione Husky) ebbe in Siracusa uno degli obiettivi principali dell’8ª Armata britannica al comando del generale Montgomery. Il porto fu catturato intatto nel primo giorno dell’invasione e divenne un nodo logistico per l’avanzata alleata.
Gli anni di guerra lasciarono sul fondale del porto e delle acque antistanti una grande quantità di ordigni inesplosi: siluri, bombe, proiettili di ogni calibro, oltre a relitti di navi e aerei. Un’operazione di bonifica condotta in tempi recenti dai palombari dello SDAI di Augusta ha portato al recupero di 845 ordigni bellici nei soli fondali compresi tra il Castello Maniace e l’imboccatura del porto, a profondità tra i 5 e i 30 metri.
La nave ospedale California
Tra i relitti presenti nel Porto Grande vi era la nave ospedale California, originariamente il piroscafo passeggeri britannico Aurania (13.060 tonnellate di stazza lorda), requisita dalla Regia Marina nel 1940 con 770 posti letto. Nella notte tra il 10 e l’11 agosto 1941, alla fonda e a luci spente nella rada di Siracusa, la California fu colpita da un aerosilurante britannico e si adagiò su un fondale di circa 10 metri. Dopo un tentativo di recupero fallito e una forte mareggiata nell’ottobre 1941, la nave affondu00f2 completamente. I siracusani la chiamavano “a spitalera”.
Nella ricostruzione della tragedia del 1998, il siluro recuperato dalla Nova Margherita viene collegato al contesto bellico di quegli anni: un ordigno rimasto nei fondali fangosi del porto insieme ai residui degli attacchi aerei e delle operazioni militari che avevano interessato la zona.
L’appalto di bonifica e le restrizioni alla pesca
Nel dopoguerra, la presenza di ordigni inesplosi impediva ai pescatori siracusani di spingersi al largo per calare le reti. Il recupero dei residuati bellici fu appaltato a un’impresa privata di Napoli, la ditta Aniello Castaldi (riportata anche come “Amelio-Castaldi” in alcune fonti, probabile confusione nella trasmissione del nome). L’impresa reclutò mezzi nautici e personale della marineria locale, che con rischio personale effettuavano il lavoro di recupero dal fondo del mare di bossoli, siluri e altro materiale bellico.
Le istruzioni operative prevedevano che, nel caso di recupero di ordigni di elevata potenzialità, gli equipaggi dovessero portarsi al largo e abbandonarli in acque profonde, tagliando le reti se necessario. Un’ordinanza della Capitaneria di Porto di Siracusa, secondo la ricostruzione del 1998, avrebbe imposto la presenza di un artificiere su ogni imbarcazione impegnata nel recupero. La ditta appaltatrice, per risparmiare, avrebbe tenuto a terra soltanto uno o due artificieri per tutte le barche impiegate.

La tragedia del 12 marzo 1952
Il recupero del siluro
Nel pomeriggio di mercoledì 12 marzo 1952, sotto un cielo plumbeo e piovoso, l’equipaggio della Nova Margherita recuperò un siluro inesploso dai fondali fangosi del Porto Grande. Secondo le procedure, avrebbero dovuto tagliare le reti e abbandonare l’ordigno al largo. L’equipaggio scelse di non farlo: le reti erano in canapa, costose e lunghe da rifare, tessute a mano dalle mogli e dalle madri dei pescatori, e avevano un valore economico e affettivo che i marinai non intendevano sacrificare.
La decisione fu di trasportare il siluro fino alla piccola insenatura sabbiosa di Massoliveri, dove un artificiere della ditta avrebbe dovuto intervenire per il disinnesco. L’artificiere, però, non era a bordo.
L’esplosione
Intorno alle ore 16, nella rada di Massoliveri, il siluro detonò. Secondo le fonti, l’ordigno esplose dopo aver urtato uno scoglio. La violenza della deflagrazione fu tale da ridurre in brandelli l’imbarcazione e il suo equipaggio e provocare il crollo di un ampio tratto della scogliera circostante. Il boato fu avvertito in tutta la città.
La memoria personale di Armando Carrubba, testimone indiretto, colloca l’esplosione alle “16 e qualcosa” e descrive uno spostamento d’aria capace di scaraventare una persona contro un muro. Dalla marina, subito dopo il boato, Carrubba vide una pilotina e vari pescherecci dirigersi verso l’imboccatura del porto.

Le vittime
L’equipaggio della Nova Margherita era composto da dieci persone, tutte di Siracusa. Nove persero la vita:
- Francesco Bandiera – comandante dell’imbarcazione. Il suo corpo fu ritrovato il giorno dopo incastrato in una fenditura della scogliera, a una certa altezza rispetto al livello del mare. Le cronache del tempo descrivono la sua fede nuziale contorta e conficcata nella carne.
- Sebastiano Bordato
- Egidio Cappuccio
- Angelo Cappuccio
- Angelo Romeo
- Salvatore Lentinello
- Francesco Mincella – trasportato in condizioni disperate all’ospedale civile di Siracusa, morì alle prime luci dell’alba del 13 marzo, alla presenza del padre Luigi Mincella. All’obitorio fu composto accanto ai resti del fratello Angelo.
- Angelo Mincella
- Corrado Caldarella – il suo corpo, trovato “perfettamente intatto” il 15 marzo vicino al motore dell’imbarcazione proiettato a distanza dall’esplosione, fu recuperato da un palombaro della Marina Militare e portato all’obitorio del cimitero dopo il riconoscimento dei familiari.
Una fonte del 2022 riporta “Salvatore Mincella” al posto di Angelo Mincella: si tratta con ogni probabilità di un errore di trasmissione, poiché l’elenco consolidato nelle fonti più antiche e nelle commemorazioni ufficiali riporta costantemente Angelo.

Il superstite
L’unico sopravvissuto fu Sebastiano Veneziano, trent’anni al momento dell’esplosione. Ricoverato in condizioni gravissime, le cronache dell’epoca riportano un lento miglioramento nei giorni successivi, ma ferite permanenti: la perdita di un occhio, fratture alla mandibola e al piede, uno stato di choc profondo. Le fonti commemorative lo ricordano come un uomo che non parlò mai pubblicamente di quanto accaduto quel 12 marzo. Morì nel 1980 per cause naturali, trent’anni dopo la tragedia.
Soccorsi e recupero dei corpi
La notizia dell’esplosione gettò Siracusa nella costernazione. La folla si radunò davanti all’ospedale civile in attesa di notizie; parenti e cittadini occuparono la marina. Armando Carrubba, figlio del capo guardia sanitaria marittima, ha raccontato come il telefono della stazione sanitaria squillò e il padre fu prelevato da un’auto per raggiungere il luogo della tragedia.
Il recupero dei corpi avvenne in tre fasi distinte:
- Resti e corpi recuperati quasi immediatamente in mare nelle ore successive all’esplosione.
- Il corpo del comandante Bandiera, rinvenuto all’alba del 13 marzo incastrato in una fenditura della scogliera.
- Il corpo di Corrado Caldarella, trovato il 15 marzo a distanza dal punto dell’esplosione, vicino al motore proiettato dalla deflagrazione, recuperato dai palombari della Marina Militare.
In mare, l’albero maestro del peschereccio rimase emergente come indicatore del punto esatto dell’esplosione. Lungo la spiaggia e la scogliera di Massoliveri si sparsero relitti e fasciami del motopeschereccio.
Un mancato coinvolto
Giovanni Garofalo, motorista, aveva lavorato ai motori della Nova Margherita nei due giorni precedenti la tragedia. Per ragioni personali scelse di sbarcare e si imbarcò su un altro peschereccio, l’Unione primo, impegnato nello stesso tipo di operazioni di recupero. Garofalo ha raccontato di aver incrociato la Nova Margherita in uscita verso Massoliveri e di aver poi udito il boato dell’esplosione mentre si trovava a Ortigia. La sua testimonianza, riportata dalla stampa locale nel 2022, fornisce un dato ulteriore sulla rotta del peschereccio nell’area portuale nelle ore precedenti il disastro.

I funerali e il lutto cittadino
Il sindaco (indicato come “sindaco Greco” nella cronaca dell’epoca, ma il riferimento presenta ambiguità documentarie) emanò un manifesto con l’invito alla giornata di lutto cittadino e l’indicazione dei funerali a cura del Comune alle ore 16 del venerdì, con partenza dall’ospedale civile.
Il giornalista Aldo Carratore, inviato del quotidiano La Sicilia, descrisse nei suoi servizi del 13 e 15 marzo la dimensione del lutto: circa 40.000 persone parteciparono al corteo funebre, preceduto dalla corona del Comune, la prima delle 51 corone offerte da enti pubblici e privati.
Il quartiere della Graziella, in Ortigia, dove molte delle famiglie dei marinai vivevano, divenne il centro emotivo della città: donne in pianto davanti ai ritratti dei marinai, tavoli con fiori e candele, stanze povere trasformate in catafalchi domestici. Carrubba ha ricordato il venditore di giornali in bicicletta che in quei giorni “fece gli straordinari”, con foto e nomi delle vittime in prima pagina; il giornale costava 25 lire.
La notizia ebbe risonanza nazionale: La Tribuna Illustrata di Roma dedicò alla tragedia un fascicolo nel numero del 23-30 marzo 1952, con illustrazioni di Vittorio Pisani.

Il processo e la questione delle responsabilità
La tragedia non fu ascritta alla sola fatalità. Tre fattori, tutti documentati nella ricostruzione del 1998, delineano una catena di responsabilità:
- L’ordine operativo di abbandonare gli ordigni pericolosi in acque profonde, che l’equipaggio disattese per non perdere le reti.
- L’incentivo economico contrario: le reti in canapa erano costose, lunghe da rifare e avevano un valore affettivo in quanto tessute a mano in famiglia.
- L’assenza dell’artificiere a bordo, che la ditta appaltatrice avrebbe dovuto garantire ma che, per risparmiare, teneva a terra in numero insufficiente.
Le famiglie delle vittime intentarono causa contro l’impresa Castaldi. Il procedimento giudiziario arrivò fino alla Corte di Cassazione, ma la ditta dichiarò fallimento prima che la sentenza potesse essere eseguita, rendendo di fatto impossibile qualsiasi risarcimento per le famiglie dei nove pescatori morti.
Memoria e commemorazioni
La memoria della tragedia della Nova Margherita si è mantenuta viva attraverso iniziative associative e momenti istituzionali:
- 1997 – Inaugurazione del Monumento ai Caduti del Mare a Porta Marina, nell’area del Porto Grande. La struttura, composta da un’ancora, una stele e una recinzione con catene, divenne il luogo di riferimento per le cerimonie dedicate ai caduti in mare, con una lapide specifica per le vittime del peschereccio.
- 2018 – In occasione del 66º anniversario, fu collocata una lapide con i nomi dell’equipaggio nell’area del monumento, “alla marina sotto i gradoni” della Camera di Commercio di Siracusa. La cerimonia fu organizzata dall’Associazione Nazionale Marinai d’Italia (delegazione di Siracusa, commissario Pasquale Aliffi) e dall’Associazione Volontari della Stella Maris.
- 2022 – Per il 70º anniversario, l’Associazione Marinai d’Italia e la Stella Maris organizzarono una cerimonia con autorità civili, militari e religiose, alla presenza dell’arcivescovo e del comandante della Capitaneria di Porto. Fu inaugurato un pannello informativo per rendere più visibile il luogo del monumento. Parteciparono anche studenti dell’Istituto Nautico Ferraris–Ferrara Arezzo della Targia di Siracusa.
- 2025 – Il Monumento ai Caduti del Mare fu riqualificato e reinaugurato il 29 aprile nella sua collocazione a Porta Marina.
La cerimonia commemorativa annuale prevede una messa nella Chiesa di San Paolo in Ortigia e un momento di raccoglimento presso il monumento.
Il problema del nome: Nova o Nuova Margherita
Le fonti oscillano tra due grafie del nome dell’imbarcazione: “Nova Margherita” (senza la “u”), forma prevalente nelle ricostruzioni che dichiarano di riprendere cronache d’epoca, e “Nuova Margherita”, forma usata nelle commemorazioni più recenti dalla stampa locale e dagli ambienti associativi. Non è emerso un documento di registro navale (matricola, compartimento, denominazione ufficiale iscritta nel 1952) che chiuda la questione. Le due varianti vanno trattate come entrambe attestate, con una lieve prevalenza della grafia “Nova” nelle fonti storiche più strutturate.
Questioni documentarie aperte
La ricostruzione della tragedia si basa in larga parte su un testo di Italo Formosa pubblicato nel 1998 sulla rivista I Siracusani, che a sua volta riprende i servizi del giornalista Aldo Carratore su La Sicilia del 13 e 15 marzo 1952. Si tratta di una fonte secondaria che incorpora testi presentati come primari. Restano aperti diversi punti:
- La data: la cronaca del 1998 indica con sicurezza il 12 marzo 1952, con orario intorno alle 16 e una cronologia coerente nei giorni successivi (13-15 marzo). Alcuni articoli commemorativi recenti riportano l’11 marzo, ma la versione del 12 marzo risulta più documentata.
- Il sindaco: le cronache menzionano il “sindaco Greco” come firmatario del manifesto di lutto cittadino, ma gli elenchi disponibili dei sindaci di Siracusa indicano Vincenzo Greco come sindaco fino al 1950 e non chiariscono chi amministrasse la città nel marzo 1952.
- La ditta appaltatrice: le fonti oscillano tra “Impresa Amelio-Castaldi” e “impresa di Napoli Aniello Castaldi”. I due nomi “Amelio” e “Aniello” potrebbero essere stati confusi nella trasmissione, oppure “Amelio-Castaldi” potrebbe essere una ragione sociale con più soci.
- Documentazione primaria mancante: non risultano consultabili online il registro navale e la matricola del peschereccio, gli atti dell’appalto di bonifica, gli estremi del procedimento giudiziario (tribunale, numero, sentenza), né i dati di stato civile delle vittime (età, professioni, domicili, luoghi di sepoltura).
Fonti
- Formosa, Italo. «Siracusa in lutto». I Siracusani, anno III, n. 12, marzo-aprile 1998. Ripubblicato con documentazione fotografica su antoniorandazzo.it.
- Carratore, Aldo. Servizi su La Sicilia, 13 e 15 marzo 1952. Riportati integralmente nella pubblicazione di Formosa (1998).
- Pagina «Nova Margherita tragedia», raccolta di materiali, elenco vittime, foto e testimonianze. antoniorandazzo.it – marineria siracusana.
- Carrubba, Armando. «Sessantadue anni fa una tragedia siracusana», testo e foto con citazioni su luogo, ora, dinamica percepita e circolazione della stampa.
- Associazione Nazionale Marinai d’Italia. Marinai d’Italia, numero aprile-maggio 2018, sezione “Siracusa”, resoconto commemorazione 66° anniversario. Consulta online (PDF).
- Associazione Nazionale Marinai d’Italia. Marinai d’Italia, giugno 2022, sezione “Siracusa – In ricordo del Nuova Margherita”. Consulta online (PDF).
- «Siracusa, 70° anniversario della tragedia del ‘Nuova Margherita’». Siracusa Press, 10 marzo 2022. Consulta online.
- Cammaroto, Emanuele. «Tragedia del ‘Nuova Margherita’: Siracusa commemora le vittime». ilsicilia.it, 12 marzo 2022. Consulta online.
- «12.3.1952, la tragedia del peschereccio “Nuova Margherita”». La Voce del Marinaio, marzo 2020. Consulta online.
- Stella Maris di Siracusa. «66° anniversario della Tragedia del Peschereccio Siracusano Nuova Margherita», 23 marzo 2018. Consulta online.
- La Tribuna Illustrata (Roma), fascicolo 23-30 marzo 1952. Illustrazioni di Vittorio Pisani sulla tragedia del motopeschereccio Nova Margherita a Siracusa.
- «California (nave ospedale)», voce enciclopedica. Sezione su attacco e affondamento nella rada di Siracusa (1941). Wikipedia.
Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 12 marzo 2026.
