Corrado Avolio

Aggiornato in data 17 Maggio 2026 da Alessandro Calabrò
PersonaggioCorrado Avolio
Busto in marmo di Corrado Avolio, garibaldino e dialettologo siciliano, scolpito da Giuseppe Fortunato Pirrone nel 1937 e collocato nei Giardini Pubblici di Noto

Busto in marmo di Corrado Avolio, opera di Giuseppe Fortunato Pirrone (1937), Giardini Pubblici di Noto. Foto di Ivan Ruggiero, CC BY-SA 4.0.
NascitaSiracusa, 16 febbraio 1843
MorteNoto, 1 settembre 1905 (62 anni)
PadreGiuseppe Avolio (Noto, n. 1814), chirurgo e ufficiale medico di stanza a Siracusa
MadreFrancesca Giordano
ConiugeGrazia Avolio, cugina (sposata a Noto il 21 luglio 1862)
FigliSette: Concetta (1863), Elettra Carmela (1865), Ferruccio (1866), Cornelia (1869), Silvia (1870), Sesto (1872), Settimio Severo (1874)
CasataAvolio, antica famiglia patrizia di Noto e Siracusa, imparentata con gli Adorno; «Corte degli Avolio» nel quartiere Duomo di Ortigia
FormazioneMaestro privato S. Bova; Collegio dei Gesuiti di Noto; laurea in Farmacia all’Università di Catania (1863)
AttivitàFarmacista, dialettologo, glottologo, demopsicologo, garibaldino
Opera principaleIntroduzione allo studio del dialetto siciliano. Tentativo d’applicazione del metodo storico-comparativo (Noto, Zammit, 1882)
OnorificenzeMedaglia d’Argento e di Bronzo al Valor Militare (Battaglia di Milazzo, 20 luglio 1860)

Corrado Avolio (Siracusa, 16 febbraio 1843 – Noto, 1 settembre 1905) fu un farmacista, garibaldino, dialettologo, glottologo e demopsicologo siciliano. A diciassette anni combatté con Giuseppe Garibaldi nella Battaglia di Milazzo del 20 luglio 1860 nel battaglione di Nicola Fabrizi, meritando una medaglia d’argento e una di bronzo al valor militare. Studioso autodidatta, è considerato il fondatore della dialettologia siciliana scientifica grazie all’Introduzione allo studio del dialetto siciliano. Tentativo d’applicazione del metodo storico-comparativo, pubblicata a Noto nel 1882: pioniere nell’applicazione della teoria del sostrato al siciliano, vi inquadrò per primo il dialetto isolano nella linguistica romanza europea, aprendo la strada metodologica a Luigi Pirandello, che lo cita nella propria tesi di laurea sul dialetto di Girgenti discussa a Bonn nel 1891. La sua raccolta Canti popolari di Noto, del 1875, documenta seicentocinquantasei componimenti della tradizione orale del Val di Noto. Mantenne fitto carteggio con i maggiori filologi europei del tempo, da Graziadio Isaia Ascoli a Michele Amari, da Francesco D’Ovidio ad Adolf Mussafia, da Anton Gaspary a Henri Schneegans, da Pio Rajna a Giuseppe Pitrè.

Origini e famiglia

Corrado Avolio nacque a Siracusa il 16 febbraio 1843, figlio di Giuseppe Avolio (Noto, 1814), chirurgo e ufficiale medico militare di stanza nella città aretusea al tempo della sua nascita (il Dizionario Biografico Treccani riporta in alcune voci il nome del padre come Corrado, indicando il chirurgo: probabile omonimia con il prozio sacerdote o errore tipografico), e di Francesca Giordano. Gli Avolio erano antica famiglia patrizia netina, ma con radici siracusane di rilievo: nel quartiere Duomo di Ortigia sopravviveva fino al secondo conflitto mondiale la cosiddetta Corte degli Avolio, complesso medievale con portale gotico e bassorilievo di San Michele Arcangelo nella chiave di volta, posto fra via Roma, via Consiglio Reginale e via Landolina (un tempo via Gioberti); il palazzo originario fu distrutto dai bombardamenti del 1943 e poi demolito, ma il portale e l’arco gotico sono ancora visibili. La famiglia Avolio, descritta dalle fonti coeve come «nobile e potente, ricca di senatori del regno, magistrati illustri e nobili antichi», si imparentò con il casato genovese Adorno, attraverso la discendenza di Giorgio Adorno, patrizio genovese e Cavaliere di Malta stabilitosi in Sicilia nel Cinquecento; il ramo Adorno-Avolio resterà attivo fino al Novecento con Corrado Adorno Avolio, padre del filosofo Francesco Adorno (1921-2010). Fra gli antenati documentati figurano il sacerdote don Corrado Avolio (1800-1836) e il notaio don Vincenzo Avolio (1780-1824).

La famiglia rientrò a Noto durante l’infanzia di Corrado, che vi compì gli studi prima presso il maestro privato S. Bova e poi al Collegio dei Gesuiti di Noto: nella sua successiva Guida di Noto Avolio avrebbe criticato l’impianto formativo gesuitico per la sottovalutazione delle scienze. Iscritto alla Facoltà di Farmacia dell’Università di Catania, vi conseguì la laurea nel 1863.

Garibaldino a Milazzo (1860)

Nel maggio del 1860, a diciassette anni e ancora studente, in seguito ai moti siciliani che seguirono lo sbarco di Marsala, Corrado si arruolò volontario nel battaglione di Nicola Fabrizi, formatosi dopo lo sbarco dello stesso Fabrizi a Pozzallo il 1 giugno 1860 con una ventina di volontari della Legione Italica e cresciuto fino a circa trecento uomini con il nome di «Cacciatori del Faro». Avolio prese parte alla Battaglia di Milazzo del 20 luglio 1860, schierato all’ala destra del dispositivo garibaldino accanto al battaglione lombardo a guardia della strada di Messina. Per il comportamento tenuto in azione gli furono conferite la medaglia d’argento e la medaglia di bronzo al valor militare. Dopo la presa della piazza, Fabrizi fu nominato comandante militare e civile di Messina con il colonnello Abele Damiani come capo di stato maggiore. Conclusa la campagna, Avolio fece ritorno a Noto e a Catania per portare a termine gli studi di farmacia.

Carriera professionale: la farmacia, la scuola e l’insegnamento mancato

Conseguita la laurea nel 1863, Avolio aprì a Noto un esercizio farmaceutico che gli garantì per tutta la vita il reddito principale; il figlio Ferruccio Avolio, nato nel 1866, gli sarebbe poi succeduto nella professione. Parallelamente, fino al 1900, fu insegnante incaricato di Scienze naturali alla Scuola Normale femminile di Noto, posizione che ricoprì sempre come supplente, e svolse le funzioni di soprintendente delle scuole elementari di Noto. Tentò più volte di ottenere una cattedra universitaria di filologia romanza, ma le candidature fallirono per quelle che le sue lettere coeve definiscono «insuperabili difficoltà burocratiche», nonostante l’appoggio dichiarato di Michele Amari, Graziadio Isaia Ascoli e Francesco D’Ovidio. Sul piano familiare, il 21 luglio 1862 sposò a Noto la cugina Grazia Avolio; ebbero sette figli (Concetta, Elettra Carmela, Ferruccio, Cornelia, Silvia, Sesto e Settimio Severo, con nomi che riflettono la passione classica del padre).

L’opera dialettologica

Canti popolari di Noto (1875)

Il debutto editoriale di Avolio come studioso del dialetto avvenne nel 1875 con i Canti popolari di Noto, pubblicati nella città iblea presso la tipografia Zammit. La raccolta è organizzata in tre parti: la prima, intitolata Studio comparativo del sottodialetto di Noto con la lingua italiana, rappresenta la genesi della successiva opera dialettologica; la seconda è il corpus dei seicentocinquantasei componimenti popolari raccolti dalla tradizione orale netina; la terza ospita in appendice un importante testo di siciliano antico, preceduto da introduzione e seguito da un saggio sulla traduzione italiana e da note folkloriche. I canti sono distribuiti per categorie tematiche: canti d’amore (lodi, dichiarazioni, promesse, serenate), di gelosia, di abbandono, di lontananza, di sventura, di sdegno e ingiuria, di carcere e mafia, ninne nanne. Trascritti dalla viva voce di contadini, pescatori e artigiani del Val di Noto, segnano il passaggio di Avolio dall’interesse letterario per la poesia popolare allo studio scientifico del dialetto. La raccolta si colloca nella stagione d’oro della folkloristica siciliana, accanto alle ricerche di Lionardo Vigo (1857, 1870-1874), Salvatore Salomone Marino (1867) e Giuseppe Pitrè (1870-1871); Avolio collaborò inoltre dal 1869 al 1881 alla rivista Nuove Effemeridi Siciliane diretta da Pitrè e Salomone Marino, ospitando porzioni dello Studio comparativo. L’opera ha conosciuto la ristampa anastatica di Sala Bolognese nel 1970, le edizioni curate da Antonino Buttitta a Palermo nel 1974 per l’Assemblea Regionale Siciliana e nel 2006 per la Fondazione Ignazio Buttitta.

Introduzione allo studio del dialetto siciliano (1882)

L’opera maggiore di Avolio è l’Introduzione allo studio del dialetto siciliano. Tentativo d’applicazione del metodo storico-comparativo, uscita a Noto presso la tipografia di Francesco Zammit nel 1882, in duecentosessantasette pagine. Si tratta della prima trattazione scientifica complessiva del siciliano, costruita sulla linguistica romanza ascoliana e diretta a portare lo studio del dialetto fuori dalla fase empirica e dilettantistica del primo Ottocento. Avolio vi applicò per primo al siciliano la teoria del sostrato, analizzò sistematicamente gli influssi greci, arabi, francoprovenzali, catalani, castigliani e francesi sulla lingua isolana, e pubblicò in appendice un corpus di testi antichi della letteratura siciliana: i cosiddetti Codici sciclitani (XII-XIII secolo), la Canzone di Stefano Protonotaro (XIII secolo), la Quaedam profetia (XIV secolo), la Vita di lo beato Corrado (XV secolo). Le edizioni novecentesche dell’opera includono la ristampa di Palermo del 1975 con introduzione di Tullio De Mauro, le ristampe di Sala Bolognese del 1984 e di Forni del 1993, e la riedizione di Palermo del 2009.

Saggio di toponomastica siciliana (1898)

Sviluppo organico delle riflessioni avviate nell’articolo Di alcuni sostantivi locali nel siciliano uscito nel 1888 sull’Archivio Storico Siciliano, il Saggio di toponomastica siciliana apparve nei Supplementi periodici dell’Archivio Glottologico Italiano, fascicolo VI del 1898, alle pagine 71-118 (l’editore lo data anche 1899 in alcune copie). Vi si stabilisce un metodo rigoroso per lo studio dei toponimi siciliani fondato sulla loro pronuncia e uso dialettali documentati, evitando spiegazioni etimologiche arbitrarie. Lo studio è stato ristampato a Siracusa nel 1937 e nel 1988.

Articoli filologici e lettere ad Amari

Oltre alle opere maggiori, Avolio firmò una serie di articoli filologici di valore. Nel 1885 pubblicò sull’Archivio Storico Siciliano La schiavitù domestica in Sicilia nel sec. XVI; nel 1886 le sue lettere filologiche sul Rebellamentu di Sichilia, testo capitale per la conoscenza del Vespro siciliano, furono pubblicate nel terzo volume della Storia del Vespro Siciliano di Michele Amari nell’edizione milanese (pp. 504-522); nello stesso anno apparve sulla Miscellanea Caix-Canello (Firenze) il saggio La questione delle rime nei poeti siciliani del secolo XIII. Seguirono Del valore del diagramma CH nel vecchio siciliano (1890) e Le rime nei canti popolari e nei proverbi siciliani e loro dissonanze (1892-1893), entrambi sull’Archivio Storico Siciliano e sull’Archivio Glottologico Italiano. Postumo nel 1907 uscì il profilo Giuseppe Melodia sull’Archivio Storico Siciliano. Contributo decisivo è il chiarimento dell’etimologia di Cielo d’Alcamo, l’autore del Contrasto «Rosa fresca aulentissima»: Avolio dimostrò che la forma «Cielo» andava ricostruita come «Celi», a sua volta riduzione di «Cheli», diminutivo di «Micheli» (Michele).

Vocabolari incompiuti

Negli ultimi anni Avolio lavorava a due grandi imprese lessicografiche rimaste incompiute per la malattia. Il primo, il Vocabolario etimologico del siciliano con particolare riguardo all’antico, prendeva le mosse dal lessico siciliano-latino e latino-siciliano-spagnolo di Lucio Cristofaro Scobar del 1519-1520, e ne aveva già completato la schedatura integrale dei lemmi, con riscontri con altre lingue romanze e ipotesi etimologiche latine, ma quasi nessuna voce era stata sviluppata nella spiegazione del significato. Il secondo, un Vocabolario dialettale scientifico siciliano-italiano, era stato compilato fino alla lettera Ra-. Entrambi sono studiati come manoscritti da Antonia G. Mocciaro nel saggio Per una storia della ricerca etimologica in Sicilia. Il vocabolario etimologico siciliano manoscritto di Corrado Avolio, edito a Pisa nel 1981.

I Codici Sciclitani

In appendice all’Introduzione del 1882 Avolio pubblicò due testi conosciuti come Codici Sciclitani, originariamente rinvenuti dal notaio Giuseppe Di Lorenzo il 15 marzo 1653 nell’archivio del Castello Triquestre di Scicli e ritrovati da Avolio stesso nel 1878 in un volume di centootto pagine conservato nell’archivio dell’Arciconfraternita di Santa Maria La Nova di Scicli, alle pagine 102 e 104. Le due memorie furono inizialmente trascritte fra il maggio e il luglio 1880 da Guglielmo Pinsero e pubblicate dal canonico Corrado Sbano in articoli sul giornale diocesano, prima della loro definitiva collocazione nell’opera di Avolio. Il primo testo narra l’apparizione della Madonna «in una nuvola fulgente come il sole» in aiuto degli sciclitani e dei Normanni contro i Saraceni dell’emiro «Balicani» sbarcato in Quaresima del 1091 a Donnalucata; il secondo riferisce la scoperta del simulacro della Madonna della Pietà in un venerdì del marzo 1111. Avolio li definì «due cimeli del più antico siciliano che io conosca» e l’autenticità dei manoscritti fu inizialmente sostenuta anche dal filologo tedesco Wilhelm Kupsch e, in tempi più recenti, dallo storico ispicese Melchiorre Trigilia, che li ripubblicò nel 1990 nella trascrizione originale. La critica filologica successiva, da Michele Catalano (1940) a Giuseppe Cusimano (1949), da don Ignazio La China (2016) a Salvo Micciché e Stefania Fornaro (2018) e a Elio C. Militello e Giuseppe Barone, li ha giudicati a maggioranza falsi tardivi, prodotti alcuni secoli dopo le date dichiarate e privi di documenti coevi a corroborazione.

Rete scientifica europea

Il carteggio di Avolio, oggi in parte conservato nel Fondo Tullio De Mauro della Rete Italiana di Cultura Popolare, documenta una fitta rete di rapporti epistolari con i maggiori filologi, romanisti, storici e demologi italiani ed europei del secondo Ottocento. Tra i corrispondenti documentati figurano Graziadio Isaia Ascoli, fondatore dell’Archivio Glottologico Italiano nel 1873, sulla cui rivista Avolio avrebbe pubblicato regolarmente; Michele Amari, storico del Vespro siciliano; Francesco D’Ovidio, romanista napoletano, con cui mantenne uno scambio fitto sul Contrasto di Cielo d’Alcamo; Alessandro D’Ancona, letterato pisano; il viennese Adolf Mussafia (1835-1905), in carteggio anche con Gaston Paris, Paul Meyer, Ascoli, D’Ancona e Karl Bartsch; i tedeschi Anton Gaspary, Emil Böhmer e Henri Schneegans, che nel 1888 pubblicò a Strasburgo presso Trübner i Laute und Lautentwicklung des sicilianischen Dialectes, prima classificazione scientifica dei dialetti siciliani in sei aree (costa orientale, costa occidentale, parte centrale, sud-orientale, area di Messina, area montana), appoggiandosi per le aree non direttamente conosciute sui testi folklorici di Pitrè, Salomone Marino, Vigo e Avolio; il filologo romanzo Francesco Novati; Pio Rajna; il demologo Giuseppe Pitrè, fondatore degli studi folklorici siciliani; Salvatore Guastella e Antonino Traina, lessicografo siciliano. Lo studio del materiale epistolare ha permesso a Carmelo Sgroi, nel saggio L’opera e l’anima di Corrado Avolio dalle lettere dei suoi amici (1952), di restituire l’immagine di uno studioso periferico per posizione accademica ma centrale per relazioni e influenza nella linguistica italiana ed europea del secondo Ottocento.

Avolio e Pirandello

Il giovane Luigi Pirandello discusse il 21 marzo 1891 all’Università di Bonn, sotto la cattedra di filologia romanza di Wendelin Foerster, la tesi Laute und Lautentwickelung der Mundart von Girgenti («Suoni e sviluppi fonetici del dialetto di Girgenti»), pubblicata nello stesso anno a Halle. Nel suo lavoro lo scrittore agrigentino, allora ventitreenne, applicava al dialetto di Girgenti lo stesso metodo storico-comparativo aperto dall’Introduzione netina di Avolio del 1882, che fu opera di riferimento per chiunque allora studiasse i dialetti siciliani. La tesi di Pirandello è stata ripubblicata in edizione critica dal Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani nel 2024, a cura di Michele Loporcaro e Luca Pesini.

Malattia e morte

Dal 1900 Avolio fu colpito da una paralisi progressiva che lo costrinse ad abbandonare insegnamento, esercizio della farmacia e ricerca, lasciando incompiuti i due vocabolari etimologici a cui stava lavorando. Morì a Noto il 1 settembre 1905, a sessantadue anni; la morte fu giudicata «prematura» dagli amici filologi che gli sopravvissero. Il luogo esatto della sepoltura nel cimitero di Noto non risulta documentato pubblicamente.

Memoria

A Noto gli sono intitolate via Corrado Avolio e una sezione della Villa Comunale (Giardini Pubblici), in cui sorge il suo busto in marmo opera dello scultore netino Giuseppe Fortunato Pirrone (Borgetto, 1898 – Roma, 1978), realizzato nel 1937 nell’ambito di un ciclo di quattro busti di concittadini illustri commissionati dall’amministrazione comunale: insieme al busto di Avolio dello stesso anno furono realizzati quello di Giuseppe Cassone (1937) e quelli di Giovanni Aurispa e Rocco Pirri (1938). Il monumento sorge accanto a quello dedicato a Matteo Raeli, di fronte al Belvedere San Corrado, sotto la Chiesa dell’Ecce Homo, e fa parte della collezione studiata da Floridia Santaniello e Vincenzo Scalia nei contributi del 2002-2003 del Museo civico di Noto.

A Siracusa, dove Avolio nacque, la memoria istituzionale è oggi affidata principalmente alla persistenza della Corte degli Avolio nel quartiere Duomo di Ortigia, con il suo portale gotico e l’arco superstiti dopo le distruzioni del 1943. La principale monografia critica resta il volume di Carmelo Sgroi (Catania, 1893-1952), Corrado Avolio. Dialettologo, demopsicologo e glottologo siciliano, edito a Noto nel 1927 come estratto dall’Annuario 1925-1926 dell’Istituto Magistrale di Noto, integrato dal successivo L’opera e l’anima di Corrado Avolio dalle lettere dei suoi amici uscito nell’Archivio Storico per la Sicilia Orientale nel 1951. La voce dell’Enciclopedia Italiana Treccani redatta da Bruno Migliorini nel 1930 sintetizzava il giudizio canonico: «Benché in qualche parte oggi sorpassati, i suoi lavori restano fondamentali per lo studio del dialetto siciliano antico e moderno». La successiva voce del Dizionario Biografico degli Italiani, redatta da Giorgio Piccitto nel 1962, ne consolida la collocazione storiografica. Sulla figura di Avolio sono tornati nel Novecento e nel Duemila Antonia G. Mocciaro con il saggio Per una storia della ricerca etimologica in Sicilia. Il vocabolario etimologico siciliano manoscritto di Corrado Avolio (Pisa, 1981), Salvatore C. Trovato dell’Università di Catania, e Giovanni Ruffino dell’Università di Palermo, direttore dell’Atlante Linguistico della Sicilia e autore dell’Introduzione allo studio della Sicilia linguistica del 2018. Il Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani di Palermo, fondato nel 1951, conserva e prosegue la tradizione della ricerca dialettologica aperta dall’Introduzione netina del 1882.

Fonti

  • Antonio Borrelli, voce AVOLIO, Corrado, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana: treccani.it.
  • Bruno Migliorini, Avòlio, Corrado, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1930: treccani.it.
  • Carmelo Sgroi, Un carteggio inedito di G.I. Ascoli e le sue relazioni con Corrado Avolio, in Rivista della Società Filologica Friulana, 3, 1922.
  • Carmelo Sgroi, Corrado Avolio. Dialettologo, demopsicologo e glottologo siciliano, Noto, 1927 (estratto dall’Annuario 1925-1926 dell’Istituto Magistrale di Noto).
  • Carmelo Sgroi, L’opera e l’anima di Corrado Avolio dalle lettere dei suoi amici, in Archivio Storico per la Sicilia Orientale, anno IV, serie IV, fasc. 2-3, Catania, 1952.
  • Antonia G. Mocciaro, Per una storia della ricerca etimologica in Sicilia. Il vocabolario etimologico siciliano manoscritto di Corrado Avolio, Pisa, 1981.
  • Corrado Avolio, Canti popolari di Noto, Noto, 1875 (ristampe Bologna 1970, Palermo 1974 e 2006).
  • Corrado Avolio, Introduzione allo studio del dialetto siciliano. Tentativo d’applicazione del metodo storico-comparativo, Noto, Uff. Tip. di Fr. Zammit, 1882, 267 pp. (ristampa Palermo 1975, introduzione di Tullio De Mauro).
  • Corrado Avolio, Saggio di toponomastica siciliana, in Supplementi periodici dell’Archivio Glottologico Italiano, fasc. VI, 1898, pp. 71-118.
  • Corrado Avolio, La schiavitù domestica in Sicilia nel sec. XVI, in Archivio Storico Siciliano, n.s. X, 1885, pp. 45-71.
  • Corrado Avolio, Lettere filologiche sul Rebellamentu di Sichilia, in M. Amari, Storia del Vespro Siciliano, vol. III, Milano, 1886, pp. 504-522.
  • Luigi Pirandello, Laute und Lautentwickelung der Mundart von Girgenti, Halle, 1891 (rist. Centro Studi Filologici e Linguistici Siciliani, 2024).
  • Wikipedia: Corrado Avolio; Codici Sciclitani.
  • Wikidata: Q15803905.
  • Rete Italiana di Cultura Popolare, Fondo Tullio De Mauro: reteitalianaculturapopolare.org.

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