Casa dei i tre tocchi

Edificio storico rurale ed ex masseria padronale di Siracusa.
Aggiornato in data 10 Marzo 2026 da Alessandro Calabrò
Questa voce concerne l’edificio storico e l’ex tenuta agricola situati in prossimità di Contrada Arenella. Per la residenza urbana della medesima famiglia, si veda Palazzo Giaracà (Ortigia). Per il sito reale in cui si svolsero gli eventi diplomatico-militari del 1943, si veda Armistizio di Cassibile (C.da Santa Teresa Longarini).
Casa dei Tre Tocchi
Facciata principale della Casa dei Tre Tocchi
Il prospetto sud-occidentale dell’edificio prospiciente la Strada Provinciale 106 (Stato dei luoghi: febbraio 2026. Foto: Alessandro Calabrò, founder Aretusapedia).
Dati identificativi
Denominazione storicaTenuta “La Piana”
Classificazione PRGMasseria c.da Arenella
Nomi alternativi (Folclore)Casa dei Tre Tocchi, Casa delle Tre Sorelle
Ubicazione esattaStrada Ognina (S.P. 106), Contrada Arenella, Siracusa
TipologiaMasseria agricola e villa di villeggiatura
Dati storici e logistici
Epoca di edificazioneXVIII – XIX secolo
Proprietari storiciFamiglia Chindemi, Famiglia Giaracà (Emanuele Giaracà)
Amministratore fiduciarioGiovanni Criscione (Fattore)
Destinazione d’uso originariaAgrumeto intensivo, frantoio oleario, ritiro estivo
Stato attuale e vincolistica
Condizioni strutturaliRudere in dissesto statico (sito Urbex)
Tutela urbanisticaPRG Comune di Siracusa, Art. 101 (Tutela architettonica)

La Casa dei Tre Tocchi (identificata storicamente dai proprietari come tenuta “La Piana”, e ascritta negli atti urbanistici comunali come Masseria c.da Arenella) è un edificio storico rurale e residenziale situato nel territorio extraurbano a sud di Siracusa. Posizionata in aderenza al margine della Strada Provinciale 106 (Strada Ognina), la struttura fu edificata tra il XVIII e il XIX secolo per fungere da dimora di villeggiatura per la borghesia siracusana e da polo logistico per l’amministrazione del feudo agricolo. Appartenuta a esponenti delle famiglie Chindemi e Giaracà, la villa si trova in stato di abbandono e di dissesto strutturale.

Nel secondo dopoguerra, in seguito alla dismissione della tenuta, l’edificio ha generato un fenomeno di folclore urbano, originando leggende metropolitane e riti superstiziosi legati alla viabilità stradale limitrofa. Tale fenomeno ha sovrascritto la toponomastica storica con l’esonimo contemporaneo “Casa dei Tre Tocchi”, rendendo la struttura una meta per la pratica dell’esplorazione urbana (Urbex), sebbene essa sia interdetta all’accesso e soggetta ai vincoli di conservazione previsti dagli strumenti urbanistici vigenti.

Inquadramento Storico e Toponomastico

Le Famiglie Chindemi e Giaracà

L’edificazione della struttura si inquadra nelle dinamiche di investimento fondiario della borghesia siracusana del XIX secolo. La proprietà appartenne inizialmente alla famiglia Chindemi, transitando per asse ereditario alla famiglia Giaracà. Tra i proprietari storicamente documentati figura Emanuele Giaracà (1825-1881), nipote dello storico e politico Salvatore Chindemi. Uomo di vasta cultura, Giaracà fu un intellettuale, un fine poeta e un patriota liberale profondamente inserito nella vita pubblica; a testimonianza del suo fervore letterario, in occasione del ritorno dello zio in Sicilia dopo lo sbarco dei Mille, compose per lui un’ode di 215 endecasillabi. L’edificio di Contrada Arenella fu utilizzato esclusivamente come ritiro stagionale estivo; la residenza stanziale della famiglia era situata in Ortigia, presso il monumentale Palazzo Giaracà prospiciente la Marina.

Ricostruzione digitale dell'aspetto originario della masseria
Elaborazione grafica del prospetto originario de “La Piana”. È visibile la torretta centrale di avvistamento, in seguito crollata, originariamente posizionata sulla copertura a falde.

La Gestione della Tenuta “La Piana” e il Fattore Criscione

La documentazione d’archivio e le memorie familiari attestano che la tenuta agricola era denominata “La Piana”, in riferimento alla morfologia orografica dei terreni. In merito al vissuto nell’ambiente originario, smentendo le successive stratificazioni folcloristiche, la ricercatrice e discendente ottantenne della famiglia, Maria Luisa Palermo, ha riassunto l’esperienza della dinastia dichiarando testualmente alla stampa locale nel febbraio 2026: «Solo ricordi felici lì».

L’organizzazione della masseria prevedeva la delega della conduzione agricola a personale stipendiato. I documenti individuano nel fattore Giovanni Criscione l’amministratore fiduciario incaricato della gestione dei braccianti e della cura dell’esteso agrumeto. Il fattore Criscione risiedeva stabilmente in una dépendance situata nel retroterra della proprietà, separata dall’edificio padronale da un cortile di servizio. Questo dettaglio smentisce definitivamente l’idea di una tenuta abbandonata a se stessa o propizia a isolamenti forzati.

Architettura, Struttura e Pertinenze Estese

Il complesso presenta una tipologia architettonica che unisce i volumi funzionali di una masseria agricola agli elementi decorativi tipici delle ville neoclassiche.

La facciata su Strada Ognina
La facciata longitudinale lungo la S.P. 106. Sono visibili i balconcini al piano nobile, la tamponatura delle aperture inferiori e un segnale stradale retroverso infisso nel terreno. (Alessandro Calabrò, founder Aretusapedia)

Facciate, Portali e Targa Viaria

L’edificio si sviluppa longitudinalmente in aderenza alla carreggiata della S.P. 106. Le murature portanti sono in conci squadrati di calcarenite (pietra giuggiulena). Sull’angolo sud-occidentale del muro di cinta è posizionata una formella in marmo con l’iscrizione incisa in nero: “STRADA OGNINA”. In prossimità della targa si trova una porta d’ingresso secondaria con arco a tutto sesto, attualmente murata e recante in superficie una rozza croce in legno.

Il prospetto principale è suddiviso in due livelli. Il pianterreno presenta al centro un portale d’ingresso con arco a sesto ribassato e modanature in pietra. Sopra la chiave di volta è collocato un oculo ellittico cieco provvisto di un’inferriata a losanghe. Le aperture del piano stradale risultano tamponate da conci in laterizio e cemento. Il primo piano è caratterizzato da cinque porte-finestre rettangolari, dotate di balconi in pietra aggettanti supportati da mensole decorate e protetti da ringhiere in ferro battuto.

In origine, la copertura a falde era sormontata centralmente da una torretta di avvistamento, andata completamente distrutta e crollata a causa di cedimenti strutturali nel corso del Novecento.

Interno con volta a botte e graffiti
Ambiente al pianterreno, ex frantoio, coperto da volta a botte in pietra calcarea. Sulle pareti sono rilevabili graffiti urbex contemporanei. (Alessandro Calabrò, founder Aretusapedia)

Interni Padronali, Affreschi e Frantoio Interno

Il pianterreno era destinato alle attività lavorative ed era provvisto di coperture a volta a botte realizzate con conci di pietra incastrati a secco. In uno dei vani operava un frantoio interno con un’ampia macina circolare in pietra (parzialmente visibile sotto i detriti), utilizzato per l’estrazione a freddo dell’olio d’oliva e ricordato dai discendenti come luogo in cui i bambini della famiglia amavano giocare.

Il primo piano, riservato all’uso residenziale, presentava pareti rifinite con modanature in stucco e soffitti decorati da affreschi policromi di gusto neoclassico. Il tema iconografico storicamente documentato consisteva in raffigurazioni di angeli, amorini e putti dai colori tenui. L’intero apparato decorativo è andato irrimediabilmente perduto a seguito del crollo definitivo delle coperture.

Il pozzo agricolo interno
L’imboccatura a base quadrata del pozzo artesiano (profondità misurata: 20 metri). L’apertura è attraversata da due putrelle in ferro. Dall’alto pende la catena in metallo originaria. (Alessandro Calabrò, founder Aretusapedia)

Il Pozzo Artesiano e le Pertinenze Agricole

All’interno di un vano di servizio parzialmente sventrato situato al pianterreno è presente un antico pozzo artesiano a base quadrata, adoperato per l’approvvigionamento idrico. Le misurazioni strumentali ne attestano l’esatta profondità in 20 metri. L’imboccatura a raso pavimento è intersecata da due putrelle in ferro fortemente ossidate, installate per limitare il rischio di caduta. Dall’orditura superstite del tetto crollato pende verso l’orifizio una catena in metallo a maglie larghe, elemento residuo del preesistente sistema di pescaggio a carrucola.

Pertinenze Esterne: Giardino Arabo e Dépendance

L’area retrostante l’edificio fungeva da zona di transito verso il vasto agrumeto produttivo ricco di aranci, limoni, fichi, mandorli e ulivi. La documentazione storica riporta l’esistenza in loco di un curato “giardinetto arabo” dotato di fontana centrale, all’interno del quale era situata una pergola impiegata dal poeta Emanuele Giaracà come spazio d’elezione per la lettura dei classici durante i pomeriggi afosi.

Il cortile di collegamento tra la villa e la dépendance abitata dal fattore Criscione è delimitato da un arco a sesto ribassato in massicci blocchi di pietra. Il passaggio è oggi ostruito da un cancello metallico arrugginito sormontato da matasse di filo spinato e da antiestetiche integrazioni in mattoni forati in laterizio. In stretta aderenza al pilastro dell’antico arco è stato infisso un palo elettrico in calcestruzzo armato provvisto di scatola di derivazione in PVC grigio.

Folclore, Mitologia Urbana e Varianti della Leggenda

Con il progressivo disuso dell’immobile, la struttura è divenuta l’oggetto di un proliferare di narrazioni folcloristiche prive di qualsivoglia fondamento storico, le quali hanno associato il sito a superstizioni legate strettamente alla viabilità limitrofa.

Cortiletto esterno e portale d'ingresso
L’arco in pietra del cortile di servizio, sbarrato dal cancello in metallo. Sono visibili i forati in laterizio e il palo elettrico. (Alessandro Calabrò, founder Aretusapedia)

Il Rito Autoveicolare dei “Tre Tocchi”

La superstizione locale prescrive l’esecuzione di una pratica apotropaica obbligatoria da parte dei conducenti in transito sulla S.P. 106. La consuetudine impone l’obbligo di suonare il clacson per tre volte consecutive (o, in alternativa, intimare ai passeggeri di battere tre colpi sui finestrini) al passaggio davanti al rudere. Secondo la credenza urbana, l’omissione di tale gesto causerebbe anomalie meccaniche fatali, lo spegnimento dei fari o incidenti stradali. Da tale rito performativo deriva l’esonimo contemporaneo “Casa dei Tre Tocchi”. Sulla questione, la signora Maria Luisa Palermo ha inquadrato oggettivamente tale pratica automobilistica, definendola «un semplice inquinamento acustico».

Le Quattro Varianti Principali del Mito

Il sostrato narrativo della maledizione si articola nel tempo in quattro varianti principali, accumulatesi per stratificazione orale:

  1. L’eccidio dei Baroni: La narrazione più cruenta attribuisce la villa ai Baroni di Fontane Bianche. A seguito di un’irruzione, dei ladri in cerca di un tesoro avrebbero ucciso i baroni, decapitando la piccola figlia e occultandone la testa in fondo al pozzo di 20 metri. Nelle notti di luna piena, l’eco del pianto della bambina e il suo volto si rifletterebbero nelle acque interne alla dimora.
  2. La prigionia delle Tre Sorelle: Variante che genera il toponimo alternativo “Casa delle Tre Sorelle”. Postula l’esistenza di tre figlie nobiliari segregate nell’edificio perché ritenute talmente brutte da non poter mai trovare marito. Morte zitelle, in vecchiaia e in solitudine, la loro maledizione esigerebbe dai passanti quel saluto (i tre tocchi) negato loro in vita.
  3. Il suicidio nel pozzo: Leggenda dal sapore gotico che riporta la reclusione dell’unica figlia vedova del cavaliere proprietario, al fine di ostacolarne la relazione con un militare di ventura. La donna si sarebbe tolta la vita per inedia (o gettandosi nel pozzo) per la disperazione. Il padre, distrutto, avrebbe maledetto chiunque passasse senza bussare devotamente alla dimora.
  4. L’incidente in motorino degli anni ’80: Sviluppatasi negli anni Ottanta del Novecento, questa variante si pone come origine moderna del rito legato ai veicoli. Coinvolge gruppi di giovani diretti ai festini serali alla guida dei ciclomotori dell’epoca (le fonti orali specificano i modelli Piaggio Sì, Ciao e Bravo). Il racconto narra di un giovane scettico che si rifiutò di suonare il clacson per ossequiare la leggenda. La narrazione popolare si divide in due esiti per l’omissione: una versione “lieve” che riferisce dell’esplosione dello pneumatico posteriore e di una caduta con sole escoriazioni; una “variante mortale” che descrive la caduta in un campo vicino culminata nel decesso del giovane pilota.

Demistificazione Enciclopedica (Debunking)

L’esame della documentazione archivistica e storiografica smentisce l’intero impianto narrativo delle leggende, evidenziando insormontabili incongruenze logiche e anacronismi storici.

La Smentita dell’Eccidio: Il Patriottismo di Emanuele Giaracà

L’identificazione dei proprietari con feudatari tirannici trucidati da rivoluzionari (Variante 1) è storicamente infondata. Durante i moti del 1848, la famiglia Giaracà-Chindemi si era schierata apertamente a favore dell’Unità d’Italia e delle classi subalterne. L’analisi biografica descrive Emanuele Giaracà come un patriota di salda ideologia liberale. Risulta illogico un assalto punitivo ai danni di una famiglia vertice del movimento progressista cittadino. Negli archivi prefettizi e penali non è registrato alcun evento relativo a rivolte, omicidi plurimi o suicidi all’interno della tenuta. Le dichiarazioni di Maria Luisa Palermo abbattono definitivamente il mito gotico: «Mai, nella mia famiglia, ho sentito parlare di fantasmi. […] Libero spazio alle leggende, ai rituali, alla goliardia. Ma per me quella casa resta il luogo delle estati felici. Quando passo da lì non suono: sorrido e ricordo».

Il Debunking Logico sulle Tre Sorelle

Sulla leggenda delle tre zitelle segregate perché sgradevoli d’aspetto (Variante 2), l’analisi sociologica solleva un’obiezione ineccepibile. Nel contesto storico dell’Ottocento, per le figlie appartenenti a un ceto nobiliare e latifondista come i Giaracà, l’aspetto fisico costituiva un fattore irrilevante ai fini matrimoniali. I matrimoni erano esclusivamente contratti di potere, patrimonio e alleanza; risulta pertanto socio-economicamente inverosimile che tre ereditiere restassero nubili e venissero isolate fino a morirne di stenti.

Il Falso Storico dell’Armistizio di Cassibile

Alcune pubblicazioni telematiche associano erroneamente la Casa dei Tre Tocchi come sede per la firma dell’Armistizio di Cassibile (3 settembre 1943), generando confusione topografica a causa della vicinanza territoriale. I verbali ufficiali dell’Allied Force Headquarters (AFHQ) documentano categoricamente che l’atto di resa tra il generale Giuseppe Castellano e il generale Walter Bedell Smith fu siglato all’interno di una tenda militare eretta in un campo di ulivi in Contrada Santa Teresa Longarini, a diversi chilometri di distanza dalla S.P. 106. La tenuta “La Piana” non ospitò alcun negoziato bellico.

Stato Attuale, Urbex e Tutela Urbanistica

Portale principale murato con scritte rosse
La tamponatura in muratura del portale d’ingresso principale, recante l’avviso a vernice rossa: “NON ENTRARE PERICOLO CROLLO”. (Alessandro Calabrò, founder Aretusapedia)

Il Degrado Strutturale e i Vandalismi Contemporanei

I rilievi condotti nel febbraio 2026 documentano un livello di dissesto statico severo e irreversibile. Dopo un effimero tentativo di restauro avviato da nuovi acquirenti privati, la struttura è stata devastata da un violento incendio che ne ha accelerato il declino. Le coperture originarie sono inesistenti, lasciando il complesso a cielo aperto. I pochi solai in legno intermedi sopravvissuti, descritti nei rilievi Urbex come “fracidi” (marci), pendono a gravissimo rischio di collasso. Sebbene i proprietari abbiano sigillato il portone e i varchi principali della facciata con blocchi di laterizio e cemento nel tentativo di inibire l’esplorazione urbana (Urbex), la messa in sicurezza è di fatto puramente fittizia. I rilievi fotografici dimostrano infatti che un vecchio cancello in ferro secondario, situato nell’area dell’antico cortiletto, è rimasto completamente spalancato, offrendo una via d’accesso comoda e diretta all’interno del rudere. L’intero corpo di fabbrica è inoltre soggetto a un forte assedio botanico da parte di arbusti, edera e liane spinose che occludono i restanti ingressi originari.

Le superfici murarie presentano estesi sfregi dovuti al vandalismo grafico. I visitatori hanno adibito le pareti a scenografie macabre riproducendo teschi, pentacoli, croci rovesciate, finti conteggi dei giorni come in prigione e preghiere intere (come il “Liberaci dal male”). La mappatura dei graffiti in situ e le trascrizioni documentano con precisione le seguenti iscrizioni a bomboletta spray:

  • Sulla muratura grigia di occlusione del portale principale campeggia a lettere rosse l’avviso: “NON ENTRARE PERICOLO CROLLO”.
  • Sulla parete intonacata prospiciente la S.P. 106, accanto a un cartello metallico divelto, figura in nero il tag: “69 SAVONE”.
  • Sui muri del vano frantoio sono leggibili la frase in rosso “QUESTA NOTTE A FARLO” e il frammento nero “NON SCOR[…] UNA […] 5 VOLTE VIV[…]”.
  • In altri scomparti dell’edificio si registrano frasi farneticanti in francese come “la terre de Mes enfants”, la dicitura criptica “padre chiuso a tuo padre” e le immancabili firme di passaggio come “Fabio e Gianluca” o “Fabio 2693”.

La Mancata Demolizione: L’Art. 101 del PRG di Siracusa

La perdurante presenza del rudere nel tessuto paesaggistico, al netto del suo stato pericolante, è garantita dalla legislazione vincolistica del Piano Regolatore Generale (PRG) del Comune di Siracusa.

Nelle specifiche Norme Tecniche di Attuazione (alla voce “Masserie e fari”), la struttura è censita e rubricata come “Masseria c.da Arenella” e parimenti identificata nei registri comunali come “Villa Giaracà” lungo Strada Ognina. Tale immobile ricade interamente sotto la disciplina dell’Articolo 101, che ne impone la Tutela architettonica a salvaguardia dell’impianto originario. Questo severo vincolo legale impedisce l’abbattimento totale e vieta l’edificazione ex-novo di villette o complessi moderni sull’area di sedime, autorizzando esclusivamente metodici interventi di restauro conservativo, circostanza che ha mantenuto l’immobile in stato di sospesa fatiscenza monumentale.

Accessibilità

Il seguente rapporto tecnico inerente l’accessibilità fisica, sensoriale e neurologica dell’edificio è redatto in conformità alle condizioni di rovina attestate nel mese di febbraio 2026. Il sito costituisce proprietà privata, è strutturalmente inagibile ed è legalmente interdetto al pubblico. L’avvicinamento e l’ingresso sono classificati a rischio infortunistico estremo.

  • Disabilità motorie (Grado di accessibilità: 0%): Accesso interdetto a soggetti su sedia a rotelle o provvisti di ausili ortopedici. L’area è priva di parcheggi e confina a raso con la S.P. 106, sprovvista di marciapiedi protetti. Mentre la facciata principale risulta murata, un cancello laterale in ferro è perennemente aperto e consente un ingresso privo di ostacoli fisici verticali; tuttavia, la pavimentazione interna originaria non esiste più, soppiantata da uno spesso e irregolare strato di detriti lapidei crollati, frammenti fittili, legno tarlato e liane spinose, che annullano meccanicamente la trazione delle ruote e impediscono l’appoggio saldo delle stampelle. Le scale in pietra interne, ingombre di macerie, si affacciano su solai inesistenti.
  • Disabilità visive (Rischio Vitale): L’ambiente si configura come una trappola architettonica mortale per l’utenza cieca o ipovedente. Sono assenti percorsi tattili e riferimenti ambientali. La minaccia suprema è costituita dal pozzo cartesiano profondo 20 metri collocato in uno degli ambienti: privo di coperture o di cordoli perimetrali rialzati intercettabili dal bastone bianco (il cui uso è già inibito dall’incastro costante tra le pietre a terra), l’orifizio è solcato da putrelle in ferro arrugginito che ne fanno un fatale ostacolo d’inciampo. Persistono minacce non rilevabili ad altezza volto, come catene penzolanti, liane di rovo e travature lignee sfibrate in precario equilibrio. Per gli ipovedenti, l’assenza dei tetti provoca violenti abbagliamenti solari alternati a zone d’ombra profonda, azzerando la percezione stereoscopica delle buche nel terreno.
  • Disabilità uditive (Deficit di Sicurezza Ambientale): La condizione di rudere espone le persone sorde o ipoacusiche a rischi passivi non gestibili. L’assenza di indicatori visivi d’emergenza sottrae all’utente la capacità essenziale di percepire i rumori premonitori che precedono un crollo statico (lo slittamento di conci di pietra, la frizione della calcarenite, lo scricchiolio e lo snervamento delle travi in legno compromesse), azzerando di fatto i tempi di reazione necessari alla fuga. Inoltre, l’acustica distorta e fortemente riverberante creata dalle murature sventrate, documentata dagli esploratori urbani, provoca disorientamento e fastidiosi feedback acustici in coloro che fanno uso di impianti cocleari.
  • Disabilità cognitive (Ecosistema Iperstimolante Avverso): L’ambiente è causa di patogenesi stressogena. L’assenza totale di planimetrie leggibili, percorsi coerenti e sistemi di Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) impedisce la strutturazione di mappe mentali per l’orientamento interiore (wayfinding nullo). L’alta densità di inquinamento visivo dato dalle stratificazioni vandaliche (scritte imperative come “PERICOLO CROLLO”, pentacoli, teschi), combinata alla macabra suggestione della mitologia locale, agisce da potente elemento scatenante. Questo ecosistema ostile, che richiede un estenuante sforzo cognitivo continuo per mappare ogni potenziale pericolo a terra e in alto, catalizza ansia acuta, claustrofobia e disorientamento per le persone neurodivergenti o con ipersensibilità sensoriale.

Fonti e Bibliografia

  • Documentazione archivistica e Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore Generale (PRG) del Comune di Siracusa: stralcio Articolo 101 relativo alla “Tutela architettonica” dei beni extraurbani, schedatura ufficiale: Masseria c.da Arenella / Villa Giaracà (S.P. 106 Strada Ognina).
  • Dichiarazioni biografiche, ricostruzioni dell’assetto logistico quotidiano e testimonianze orali rilasciate dalla ricercatrice e discendente della dinastia, la signora ottantenne Maria Luisa Palermo (virgolettati relativi al vissuto familiare, ai “ricordi felici” e all’inquinamento acustico).
  • Registri dell’estimo e memorie storiografiche sulle tenute agrumicole dell’Ottocento aretuseo inerenti l’amministrazione fiduciaria del fattore Giovanni Criscione (Fondo Famiglia Giaracà).
  • Annali del Risorgimento e archivi prefettizi relativi alla biografia politica e all’impegno patriottico liberale di Emanuele Giaracà e di Salvatore Chindemi.
  • Rilievi topografici originali della U.S. Army e dispacci diplomatici dell’Allied Force Headquarters (AFHQ) datati settembre 1943, certificanti il vero sito della firma dell’Armistizio di Cassibile in Contrada Santa Teresa Longarini.
  • Estrazione visiva, mappatura diagnostica del fenomeno Urbex e trascrizioni fonetiche tratte da documentazioni amatoriali (2017-2026), a cura della Redazione di Aretusapedia.
  • Sopralluogo tecnico sull’accessibilità a cura di Alessandro Calabrò.
Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 23 febbraio 2026.