| Dati anagrafici | |
| Nascita | 22 agosto 1825, Siracusa |
|---|---|
| Morte | 5 gennaio 1881, Siracusa (Ortigia) |
| Professione | Educatore, poeta, patriota |
| Carriera | |
| Istituto | Preside del Liceo-Ginnasio Gargallo (dal 1877) |
| Insegnamento | Storia e italiano (dal 1865) |
| Famiglia | |
| Padre | Angelo Giaracà, capitano di marina |
| Madre | Nunzia (Carmela) Chindemi |
| Zio e tutore | Salvatore Chindemi (1808-1874) |
| Figli | Francesco (avvocato), Severino, Luigi (1872-1913, poeta), Enrico (onorevole) |
| Opera principale | |
| Opera | Pochi versi (1862, 1874) |
Emanuele Giaracà (Siracusa, 22 agosto 1825 – Siracusa, 5 gennaio 1881) è stato un educatore, poeta e patriota italiano. Preside del Liceo-Ginnasio Gargallo di Siracusa dal 1877, fondatore di un rinomato istituto privato di educazione, partecipante ai moti del 1848, autore di versi lodati da Niccolò Tommaseo, Luigi Settembrini e Mario Rapisardi. Nipote e allievo dello storico e patriota Salvatore Chindemi, è autore del saggio critico Il prof. Chindemi e le memorie storiche di Emilio Bufardeci (1869). Alla sua morte Siracusa decreta il lutto cittadino. Il Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani) gli dedica una voce.
Origini e formazione
Nasce a Siracusa il 22 agosto 1825 nella casa di via Ruggero Settimo a Ortigia, da Angelo Giaracà, capitano di marina morto prematuramente, e da Nunzia (o Carmela) Chindemi, sorella dello storico Salvatore Chindemi. La morte del padre lascia la famiglia in gravi difficoltà economiche. Lo zio Chindemi assume il ruolo di tutore e figura paterna, trasmettendo al nipote la passione per le antichità classiche e coinvolgendolo nell’attività politica liberale. Ha due fratelli: Salvatore (avvocato) e Saverio.
Un altro maestro di Giaracà è Giuseppe Xibilia, educatore innovativo morto di colera nel 1854, a cui Giaracà dedicherà una monografia.
Nel 1837, dopo i disordini legati al colera che costano a Siracusa la perdita del rango di capoluogo, si trasferisce a Noto per seguire il fratello Salvatore. Durante il soggiorno notino compone i primi versi: i sonetti «A mia madre» e «Il giorno dei morti» (1845), permeati di nostalgia per la città natale.
Il trasferimento a Noto e i primi versi
Nel 1837, anno della rivolta antiborbonica e dell’epidemia di colera che devasta Siracusa, il dodicenne Emanuele si trasferisce a Noto per seguire il fratello maggiore Salvatore, avvocato nel capoluogo provvisorio della provincia. La separazione dalla città natale segna i suoi primi componimenti: i sonetti A mia madre e Il giorno dei morti (1845), che esprimono una nostalgia per Siracusa destinata a diventare cifra costante della sua poesia. A Noto il giovane Giaracà entra in contatto con la vita intellettuale della piccola capitale, dove il fratello Saverio si lega ai movimenti patriottici. Lo zio Chindemi, in esilio dopo la condanna a morte del 1849, resta il punto di riferimento a distanza: la sua influenza si avverte nella formazione classica del nipote e nella scelta di dedicarsi all’insegnamento come forma di impegno civile.
Attività patriottica
Nel 1848-1849 partecipa attivamente all’insurrezione siciliana. Il 6 gennaio 1849 viene eletto segretario del Circolo Patriottico fondato dallo zio Chindemi a Siracusa, insieme a Luigi Spagna, Sebastiano Nicastro ed Emanuele De Benedictis. Dopo il fallimento della rivoluzione perde l’impiego presso l’intendenza di Noto; i fratelli Salvatore e Saverio vengono processati; lo zio Chindemi, condannato a morte, fugge in esilio. Nel 1851 Giaracà redige circolari segrete come programmi politici per i patrioti e pubblica articoli e poesie su fogli politici, rivelando posizioni moderate ma ferme per l’indipendenza nazionale.
Il 6 gennaio 1849 Giaracà viene eletto segretario del Circolo Patriottico fondato dallo zio Chindemi insieme a Luigi Spagna, Sebastiano Nicastro e Emanuele De Benedictis. In questo ruolo redige circolari politiche e mantiene i contatti tra i patrioti siracusani. Con il fallimento della rivoluzione e la restaurazione borbonica, perde l’impiego all’intendenza di Noto. Il fratello Salvatore viene processato; lo zio fugge sotto condanna a morte. Giaracà rientra a Siracusa nel 1851, dove pubblica articoli e poesie patriottiche sui giornali politici locali, in un clima di sorveglianza poliziesca che rende pericoloso qualsiasi accenno alla causa nazionale.
Carriera educativa
Per sostenere la famiglia in difficoltà, apre a Siracusa un istituto privato di educazione che diventa rinomato, attirando le menti più brillanti della gioventù siracusana. La sua casa si trasforma in punto di ritrovo per i giovani intellettuali della città. Fra i suoi allievi figura Giuseppe Aurelio Costanzo (Melilli, 1841 – Roma, 1913), poeta di gusto classico-romantico che la voce del Dizionario Biografico degli Italiani descrive come profondamente influenzato dalla formazione ricevuta presso il «convitto del poeta Emanuele Giaracà».
Nel 1860 viene nominato professore nel ginnasio siracusano; nel 1861, quando l’Accademia di Studi diventa Ginnasio, ne assume la reggenza. Dal 1865 è professore titolare di storia e italiano. Nel 1877 viene nominato preside del Liceo-Ginnasio Gargallo, carica che ricopre fino alla morte. Insegna le opere di Dante, Foscolo e Leopardi, usando la letteratura come strumento di formazione civica e politica. Giaracà crede che l’educazione trascenda l’ambito accademico e debba puntare alla formazione della persona completa: intellettuale, morale, politica. È consigliere comunale fino al 1880.
L’istituto privato e il metodo pedagogico
Prima di ottenere la cattedra pubblica, Giaracà apre un istituto educativo privato a Siracusa che si guadagna una reputazione di eccellenza. Il metodo didattico — descritto da Mario Rapisardi come quello di un educatore che trattava «con uguale cordialità figli di nobili e figli di artigiani» — riflette i principi democratici assorbiti dallo zio Chindemi. La scuola diventa un luogo di formazione patriottica mascherata, dove la lettura di Dante, Foscolo e Leopardi serve ad accendere nei giovani il sentimento nazionale.
Nel 1860, dopo la liberazione della Sicilia, la riforma scolastica trasforma l’Accademia di Studi in Ginnasio (1861), poi in Liceo (1865), intitolato a Tommaso Gargallo nel 1866. Giaracà ottiene la reggenza, poi la titolarità (1865) della cattedra di storia e italiano. Nel 1877 il Ministero lo nomina preside del Liceo-Ginnasio Gargallo, la più antica istituzione scolastica di Siracusa, ruolo che ricopre fino alla morte.
Consigliere comunale
Accanto all’attività scolastica, Giaracà partecipa alla vita amministrativa della città come consigliere comunale di Siracusa, carica che mantiene fino al 1880. La sua presenza nel consiglio è coerente con la visione dello zio Chindemi: l’intellettuale deve agire dentro le istituzioni, non limitarsi alla protesta.
Opere
Raccolte poetiche
- Poesie (Siracusa, 1861). Prima raccolta, con tensione patriottica e lirismo.
- Pochi versi (Napoli, 1862, con prefazione di A. Tari; edizione ampliata Napoli, 1874, con prefazione di Vittorio Imbriani). Opera principale.
- Armonie (Roma, 1884, postuma, a cura di F. Guardione).
- Nuovi scritti (Palermo, 1918, postuma, a cura di F. Guardione, con due canti inediti).
Composizioni singole
- «A mia madre» e «Il giorno dei morti» (sonetti, 1845).
- «Le rovine di Siracusa» (1850): grido di indignazione contro il regime borbonico, con echi leopardiani e richiami alla tradizione classica. Tradotta in francese (Torino, 1865).
- «Siracusa e Roma» (ottave): speranza che l’unità nazionale porti alla rigenerazione degli italiani.
- «Storia di un cieco» (endecasillabi sciolti): denuncia della brutalità militare borbonica.
- Lirica di 215 endecasillabi per il ritorno dello zio Chindemi a Palermo (1860).
- «Carmelina»: racconto su seduzione e sventura.
Prosa e saggistica
- Il prof. Chindemi e le memorie storiche di Emilio Bufardeci (Tipografia Pulejo, Siracusa, 1869). Saggio critico che intreccia le biografie dei tre intellettuali.
- L’Assedio di Siracusa, ovvero il libro XIV delle Guerre Puniche di G. Silio Italico (Siracusa, 1878). Versione poetica bilingue latino-italiano, estratto dalla Cronaca del R. Liceo-Ginnasio Gargallo.
- Cenno necrologico del dott. Giacomo Monterosso (1855).
- Monografia su Giuseppe Xibilia (suo maestro, morto di colera nel 1854).
- Lo sgombro delle truppe borboniche da Siracusa nel 1860 (pubblicato postumo nella Rassegna storica del Risorgimento, V, 1918).
Poesie principali
La composizione più celebre è Le rovine di Siracusa (1850), un’esortazione ai siracusani a ricordare le antiche glorie della città. Il poema, tradotto in francese nel 1865, circola anche fuori dalla Sicilia e viene letto come un manifesto del patriottismo locale: la memoria delle grandezze greche e romane diventa strumento di resistenza contro la marginalizzazione imposta dal governo borbonico. Siracusa e Roma, in ottave, collega le speranze di unificazione nazionale al destino della città. Storia di un cieco, in endecasillabi sciolti, denuncia la ferocia dei soldati borbonici con un realismo raro nella poesia siciliana del tempo. Nel 1860 compone una lirica di 215 endecasillabi dedicata allo zio Chindemi, che sta finalmente tornando dall’esilio, e Lo sgombro delle truppe borboniche da Siracusa, cronaca in versi della liberazione.
Prosa
- Carmelina. Racconto di seduzione e sventura, tra i pochi testi narrativi dell’autore.
- Il prof. Chindemi e le memorie storiche di Emilio Bufardeci (Tipografia Pulejo, Siracusa, 1869). Monografia che intreccia le biografie dei tre intellettuali siracusani.
- Cenno necrologico del dott. Giacomo Monterosso (1855).
Traduzione
- Libro XIV delle Guerre Puniche di Silio Italico (Siracusa, 1878). Traduzione in versi italiani dell’episodio sull’assedio romano di Siracusa. I critici contemporanei notano una certa libertà rispetto al testo originale, bilanciata da un forte accento sull’antica grandezza siracusana che trasforma la traduzione in un atto di orgoglio civico.
Fortuna critica
I versi di Giaracà ricevono giudizi positivi dalle maggiori voci letterarie del tempo. Niccolò Tommaseo li definisce «commendevoli per facilità non languida e per temperanza di sentimenti civili». Luigi Settembrini vi trova «argomenti nobili, poesia dell’anima, dire schietto, sentimenti generosi». Mario Rapisardi lo chiama «artista gentile, candida figura di galantuomo, impareggiabile esempio di educatore e di padre».
Lo zio Salvatore Chindemi, in una lettera dell’11 ottobre 1859, loda lo stile del nipote: «ti lodo ancor di più per la bellezza della forma, stile facile, disinvolto, benché fatigato, ch’è gran pregio, limpida frase, lingua pura ed elegante, e per quella difficile facilità che è virtù grandissima».
Raffaele Barbiera gli riconosce un’«influenza patriottica e letteraria salutare» sulla città, paragonando i professori come lui a «lampade che si consumano per accenderne altre».
Lo stile di Giaracà è classicheggiante con elementi romantici e toni satirici ispirati a Giuseppe Parini e Giuseppe Giusti, inseriti nel repertorio canonico dei temi e delle intonazioni risorgimentali.
Mario Rapisardi, che lo conosce di persona, lo descrive come «gentile artista, candida figura di galantuomo, incomparabile esempio di educatore e di padre». Raffaele Barbiera, critico letterario, scrive che Giaracà «esercitò nella sua città natia un’influenza patriottica e letteraria salutare». Luigi Settembrini e Niccolò Tommaseo lodano i suoi scritti per «nobili argomenti» e «generosi sentimenti». Il giudizio più penetrante resta quello dello zio Chindemi, che riconosce nel nipote «bellezza della forma, stile facile e disinvolto» e «quella difficile facilità che è virtù grandissima».
L’allievo più celebre di Giaracà è Giuseppe Aurelio Costanzo, poeta di gusto classico-romantico intriso di sentimenti risorgimentali, che dopo la morte del maestro si fa promotore della sua opera e ne perpetua l’influenza nella cultura siracusana di fine Ottocento.
Morte e onori
Emanuele Giaracà muore il 5 gennaio 1881 nella sua casa di Ortigia, all’età di 55 anni. Siracusa decreta il lutto cittadino. La sua biografia viene scritta da Paolo Rio, preside, poeta e giornalista.
La notizia della scomparsa provoca un lutto cittadino. Siracusa piange il suo educatore: i professori del Liceo Gargallo, i colleghi del Ginnasio, gli alunni passati e presenti accompagnano la salma per le strade di Ortigia. La stampa locale dedica lunghi necrologi a colui che per trent’anni aveva formato la classe dirigente siracusana. Paolo Rio, futuro preside del Liceo Scientifico Corbino, scrive una biografia che fissa nella memoria collettiva l’immagine di Giaracà come «il maestro per eccellenza di Siracusa».
Le opere postume — Armonie e Nuovi scritti — vengono curate dai figli e dagli allievi, che ne assicurano la circolazione nell’ambiente letterario siciliano di fine Ottocento.
Famiglia e discendenti
I figli ereditano la passione per gli studi classici e letterari:
- Francesco Giaracà, avvocato.
- Luigi Giaracà (1872-1913), educatore e poeta a sua volta.
- Enrico Giaracà, esponente politico, capo della tradizionale destra agraria siracusana durante il fascismo. Nel 1924, in occasione della visita di Mussolini a Siracusa, organizza accoglienze entusiastiche. Committente del Palazzo Giaracà di Levante negli anni Venti.
- Severino Giaracà.
La famiglia Giaracà fa parte dell’élite imprenditoriale siracusana. Possiede il Palazzo Giaracà di Levante a Ortigia, in stile umbertino, costruito nei primi del Novecento su probabile progetto dell’architetto Carlo Sada, con base bugnata in calcarenite chiara, portali e finestre ad arco, fascia marcapiano, intonaco rosa con paraste corinzie agli angoli e loggia angolare con colonne sul lato nord. Oggi ospita l’Hotel Palazzo Giaracà e appartamenti residenziali. L’edificio più antico, progettato dall’architetto Carlo Sada (autore della Camera di Commercio di Siracusa), risale ai primi anni Novanta dell’Ottocento. Sulla Strada Provinciale 106 ad Arenella, tra Siracusa e Fontane Bianche, sorge la Villa dei Tre Tocchi, masseria settecentesca della famiglia, celebre per la leggenda delle tre sorelle morte in solitudine. L’archeologo Pietro Piazza ha chiarito che i Giaracà non erano i Baroni di Fontane Bianche (titolo appartenente alla famiglia Loffredo Pulejo Gutkowski). La discendente Maria Luisa Giaracà ha testimoniato ricordi felici legati alla casa, smentendo le leggende.
Toponomastica e intitolazioni
- Via Emanuele Giaracà a Siracusa (a sinistra di Piazza Pancali, vicino al mercato).
- 10° Istituto Comprensivo «E. Giaracà» (dal 2000/2001), sede in Via Gela 22, Siracusa.
- Biblioteca del Liceo Scientifico «Orso Mario Corbino» intitolata a lui.
- Lapide commemorativa sulla casa natale in via Ruggero Settimo, Ortigia.
- X Istituto Comprensivo «E. Giaracà» di Siracusa, scuola attiva dal dopoguerra, di cui fu preside l’ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.
- Biblioteca del Liceo Scientifico «Orso Mario Corbino», intitolata a Giaracà.
Fonti
- Voce «Emanuele Giaracà». Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani. Consulta online.
- Randazzo, Antonio. «Giaracà Emanuele». antoniorandazzo.it. Consulta online.
- Randazzo, Antonio. «Giaracà Emanuele – Personaggi storici». antoniorandazzo.it. Consulta online.
- «La storia di Emanuele Giaracà, un grande siracusano». I Fatti Siracusa, 2020. Consulta online.
- «Altro che fantasmi: vi racconto la Casa dei Tre Tocchi». Intervista a Maria Luisa Giaracà. Siracusa News, febbraio 2026. Consulta online.
- «Chi era costui? – Emanuele Giaracà». chieracostui.com. Consulta online.
- Voce «Giuseppe Aurelio Costanzo». Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani. Consulta online.
- Voce «Emanuele Giaracà». Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani. Consulta online.
Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 09 aprile 2026.