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| Identità | |
| Denominazione attuale | Chiesa di Santa Maria della Misericordia e dei Pericoli |
|---|---|
| Denominazione storica | Madonna dei Pericoli (1583) |
| Denominazione comune | Chiesa dei Cappuccini |
| Stato | Parrocchia (dal 1957) |
| Religione | Cattolicesimo |
| Ordine | Frati Minori Cappuccini (OFM Cap.) |
| Diocesi | Arcidiocesi di Siracusa |
| Cronologia | |
| Arrivo dei Cappuccini | 10 giugno 1549 |
| Trasferimento alle Latomie | 13 marzo 1582 |
| Completamento | 1583 |
| Terremoto del Val di Noto | 9-11 gennaio 1693 |
| Soppressione post-unitaria | 17 ottobre 1866 |
| Ritorno dei frati | 13 giugno 1919 / 28 novembre 1931 |
| Erezione a parrocchia | 1957 |
| Restauri | 2003-2006 / 2026-2027 |
| Architettura | |
| Stile | Conventuale cappuccino con elementi fortificati spagnoleschi |
| Pianta | Longitudinale a navata unica |
| Copertura | Volta a botte con archivolti |
| Materiali | Pietra iblea calcarenitica |
| Campanile | A vela |
| Ubicazione | |
| Indirizzo | Piazza Cappuccini 2, 96100 Siracusa |
| Quartiere | Akradina (zona Grottasanta) |
| Contatti | |
| Telefono | 0931 36723 |
| parrocchiacappuccinisr@gmail.com | |
| Funzioni speciali | |
| Sepolture nobiliari | Cripta con Borgia, Gargallo, Solariega, Distefano, Diamante (Marchesi di Terresena) |
| Tomba devozionale | Suor Chiara di Mauro (dal 1999, Cappella di Santa Rita) |
| Biblioteca | Innocenziana (~30.000 volumi) |
La Chiesa di Santa Maria della Misericordia e dei Pericoli, comunemente nota come Chiesa dei Cappuccini, è una chiesa parrocchiale cattolica di Siracusa, sede della comunità dei Frati Minori Cappuccini. Il complesso conventuale, edificato fra il 1582 e il 1583 in cima alla Latomia dei Cappuccini, sorge in piazza Cappuccini al numero civico 2, all’estremità nord-est dell’antico tessuto urbano dell’Akradina, oggi nel quartiere di Grottasanta. La denominazione attuale fu adottata nel 1957 con l’erezione a parrocchia: «della Misericordia» richiama la chiesa rurale dove i Cappuccini si stabilirono per la prima volta a Siracusa nel 1549, fuori le mura presso il Teatro Greco; «dei Pericoli» è il titolo originario della chiesa attuale del 1583, con cui i frati si protessero simbolicamente dalle incursioni piratesche di quel tempo.
L’edificio si caratterizza per l’integrazione tra struttura conventuale di tipologia cappuccina, ispirata alle Costituzioni dell’Ordine del 1536, e apparato difensivo proprio della tradizione spagnola del Cinquecento: alta cinta muraria, profondo fossato, due ponti levatoi e una piccola tenenza di artiglieria furono predisposti dal Real Governo nel 1604 per fronteggiare le incursioni dei pirati barbareschi. La chiesa, a navata unica con copertura a volta a botte, ospita opere d’arte di rilievo, fra cui la pala dell’altare maggiore raffigurante la Madonna dei Pericoli tradizionalmente attribuita a Mattia Preti e oggi più recentemente a fra Domenico da Palermo, l’altare maggiore in legno con intarsi di madreperla e tartaruga, le statue di Sant’Antonio di Padova e San Lorenzo da Brindisi, il pulpito ligneo settecentesco. Numerose lapidi sepolcrali nella cripta conservano i nomi di personaggi della nobiltà siracusana, fra cui i Borgia del Casale, i Gargallo, i Distefano, gli Isturiz e i Marchesi di Terresena.
La Cappella di Santa Rita, posta a sinistra dell’ingresso, custodisce dal novembre 1999 le spoglie di Suor Chiara di Mauro (Siracusa 1890-1932), terziaria francescana e mistica le cui stigmate e fenomeni mistici le valsero il titolo di «Padre Pio al femminile». Adiacente al complesso conventuale si estende la Latomia dei Cappuccini, antica cava di pietra del VI secolo a.C. estesa per circa ventitremila metri quadrati, ricordata da Tucidide per avervi rinchiuso, nel 413 a.C., circa settemila prigionieri ateniesi della spedizione siciliana, ceduta dall’Università municipale ai Cappuccini nel 1582 e per secoli utilizzata come orto e giardino del convento. Il complesso è oggi anche sede del postulato interprovinciale dell’Ordine per l’Italia meridionale e della Biblioteca Provinciale Innocenziana, intitolata al venerabile Innocenzo Marcinò da Caltagirone, eletto Ministro Generale dei Cappuccini nel 1643.
Storia

Arrivo dei Cappuccini a Siracusa (1549)
L’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, riforma del francescanesimo riconosciuta da papa Clemente VII con la bolla Religionis zelus del 3 luglio 1528, giunse in Sicilia nel 1533, con prima fondazione a Messina. Il 1° novembre 1535 fu eretta l’unica Provincia siciliana dell’Ordine.
I frati Cappuccini giunsero a Siracusa il 10 giugno 1549, accolti dall’arcivescovo Girolamo Beccadelli di Bologna, palermitano, arcivescovo di Siracusa dal 1541 al 1560.
Si stabilirono inizialmente fuori le mura, presso il Teatro Greco, dove edificarono il primo convento accanto a una preesistente chiesa rurale dedicata a Santa Maria della Misericordia. L’aria malsana della zona, spesso paludosa, costrinse i religiosi all’abbandono dopo alcuni anni di permanenza.
Trasferimento alle Latomie (1582-1583)
Il 13 marzo 1582 i frati si stabilirono in cima alle latomie cittadine, sull’area che assumerà successivamente il nome di Latomia dei Cappuccini, ceduta loro dall’Università municipale di Siracusa. La nuova chiesa e il convento furono completati nel 1583 e dedicati alla Madonna dei Pericoli, in stile spagnolesco, caratteristico della tradizione vicereale del tempo. Il complesso fu costruito anche con funzione difensiva, in considerazione della sua posizione esposta sulla costa orientale dell’Akradina e della frequenza delle incursioni piratesche barbaresche del periodo: alta cinta muraria perimetrale, profondo fossato scavato nella roccia, ponte levatoio in più punti.
Nel 1604 il Real Governo concesse ai frati una piccola tenenza di artiglieria, con un piccolo cannone collocato sulla loggia del convento, e furono costruiti due ponti levatoi, uno davanti alla chiesa e uno all’ingresso del convento. La concessione di artiglieria a un convento, atto eccezionale del Vicereame spagnolo, faceva del complesso un presidio militare ausiliario, inserito nel sistema di difesa costiera siciliano organizzato dall’ingegnere fiorentino Camillo Camilliani con il piano del 1583-1584. Il convento di Siracusa è uno dei rari casi documentati in Sicilia di concessione di artiglieria a un’istituzione religiosa, e l’unico noto con doppio ponte levatoio.
Provincia cappuccina di Siracusa (1574)
Il convento di Siracusa fece parte, dal 1574, della Provincia cappuccina di Siracusa, corrispondente al Val di Noto e una delle tre Province siciliane dell’Ordine. Patroni della Provincia siracusana erano Santa Lucia vergine e martire e la Madonna delle Grazie. Nel corso dei secoli la Provincia arrivò a contare trentanove conventi.
Epoca spagnola, capitoli e personaggi (1602-1866)
Tra il 1602 e il 1866 il convento di Siracusa ospitò ventun Capitoli Provinciali dell’Ordine.
Venerabile Innocenzo Marcinò da Caltagirone
Tra le figure di rilievo che vi si formarono o vi furono elette si ricorda il venerabile Innocenzo Marcinò da Caltagirone (Caltagirone 1589-1655), che svolse a Siracusa parte della propria formazione filosofica e teologica, vi insegnò ebraico nel pubblico liceo dal 1617 e vi fu eletto Ministro Provinciale di Siracusa nel 1635 durante un capitolo provinciale tenuto in questo stesso convento; sarà poi eletto Ministro Generale dell’intero Ordine Cappuccino il 22 maggio 1643. La biblioteca conventuale di Siracusa è a lui intitolata. Fu dichiarato Venerabile da papa Benedetto XVI il 3 aprile 2009.
Nel 1693, il sisma del Val di Noto del 9-11 gennaio (magnitudo stimata 7,3-7,4) distrusse quasi interamente il convento. La ricostruzione, che riproponeva nelle linee essenziali l’edificio del 1583, fu portata avanti rapidamente. Sotto la chiesa, in occasione della ricostruzione, furono scavate le catacombe per la sepoltura dei religiosi, mentre nel vestibolo d’ingresso, con pavimento ribassato rispetto alla navata, furono ricavate le cripte per le sepolture comuni e dei frati. Le tecniche post-sismiche siciliane privilegiarono volte finte in canna e gesso o in legno intonacato, più leggere e flessibili di quelle in pietra, particolarmente adatte alla scelta cappuccina di umiltà costruttiva.
La soppressione post-unitaria (1866)
Con il Regio Decreto Luogotenenziale 7 luglio 1866 n. 3036, recante norme sulla soppressione delle congregazioni religiose dopo l’Unità d’Italia, il 17 ottobre 1866 tutti i frati furono espulsi e l’intero complesso passò al Demanio dello Stato. Per circa sessantacinque anni l’edificio fu utilizzato per usi civili e profani: osteria, sanatorio, ospizio. Numerose suppellettili e arredi originali andarono dispersi nel periodo demaniale. La Latomia attigua fu separata amministrativamente dal convento e diventò proprietà demaniale.
Il ritorno dei frati (1919-1932)
I Cappuccini tornarono a Siracusa il 13 giugno 1919, ospitati in un ospizio messo a disposizione dall’arcivescovo Luigi Bignami (Milano, 28 giugno 1862 – Siracusa, 27 dicembre 1919), arcivescovo metropolita di Siracusa dal 1905, già prevosto della Basilica di San Lorenzo a Milano. Bignami morirà solo sei mesi dopo l’accoglienza dei frati, lasciando la sede vacante fino al 1921. La proprietà del convento fu riacquisita il 28 novembre 1931, in seguito ai Patti Lateranensi del 1929, sotto il successore Giacomo Carabelli. La riapertura ufficiale del convento si tenne il 17 luglio 1932.
Erezione a parrocchia (1957) e restauri
Nel 1957 la chiesa, fino ad allora dedicata semplicemente alla Madonna dei Pericoli, fu eretta a parrocchia con il nuovo titolo composito di «Santa Maria della Misericordia e dei Pericoli», recuperando ed unendo entrambi i titoli storici delle due sedi cappuccine siracusane: quello della Misericordia, della prima sede del 1549 fuori le mura, e quello dei Pericoli, della sede attuale del 1583.
Tra il 2003 e il 2006 si svolse un primo ciclo di restauri che riportarono l’intera struttura conventuale all’antico aspetto, includendo il ripristino dell’antico fossato perimetrale, il consolidamento delle murature, il restauro degli intonaci e degli apparati decorativi della chiesa.
Un secondo intervento è stato avviato nel novembre 2023, con un finanziamento complessivo di 750.000 euro stanziato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’ambito del programma per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e storico, su iniziativa parlamentare dell’on. Luca Cannata (FdI). Il 10 dicembre 2025 sono stati aggiudicati i lavori di restauro, risanamento conservativo e recupero strutturale per 530.056,25 euro più IVA. Il cantiere, della durata prevista di 420 giorni, è stato avviato nei primi mesi del 2026 con conclusione attesa nei primi mesi del 2027.
Architettura
Tipologia cappuccina
L’architettura del complesso si inserisce nella tradizione tipologica dell’Ordine dei Cappuccini, codificata nelle Ordinazioni di Albacina del 1529 e nelle Costituzioni del 1536. I principi di base sono la somma povertà, l’umiltà costruttiva e l’uniformità transalpina del modello: navata unica, soppressione del portale monumentale, soppressione dell’abside scenografica, riduzione del percorso luminoso a inizio (ingresso) e arrivo (altare). Il cantiere era affidato a frati architetti interni all’Ordine (i fratres operarii), con la direzione di un frate progettista che imponeva il modello uniforme; in Sicilia operavano fra l’altro frati architetti come Padre Paolo da Catania e Padre Buonaventura da Troina.
Esterno

La chiesa appare con la sobria facciata caratteristica dei conventi cappuccini, integrata da elementi tipici delle fortezze del Cinquecento. La facciata principale presenta il portale d’ingresso in pietra iblea locale, sovrastato da una grande meridiana, motivo tradizionale dell’architettura cappuccina italiana del periodo. Le meridiane delle chiese cappuccine avevano funzione pratica (scandire le ore canoniche), simbolica (il sole come immagine di Cristo) ed educativa (memento mori sulla fugacità della vita). Il sommo della facciata è caratterizzato da una croce in pietra. La chiesa è dotata di un piccolo campanile a vela, anch’esso elemento tipico dell’edilizia conventuale dell’Ordine.
La loggia settecentesca sulla parte sinistra del complesso fu utilizzata in epoca spagnola anche per funzioni difensive: vi era stato collocato il piccolo cannone della tenenza di artiglieria del 1604 e fungeva da postazione di vedetta sulla costa. La parte bassa della facciata è priva di aperture, in quanto si affaccia sull’antico fossato difensivo, oggi in parte ripristinato dopo i restauri 2003-2006. Il muro di cinta perimetrale racchiude il complesso e si affaccia su Piazza Cappuccini, oggi in parte adibita a parcheggio pubblico.
Interno

L’interno presenta pianta longitudinale a navata unica, coperta da volta a botte con archivolti decorativi, illuminata da una grande finestra sopra il portale e da finestre piccole strombate sulle pareti laterali. La pavimentazione è realizzata con motivi a chevron in marmi bianco e nero, secondo la tradizione delle chiese siracusane post-1693.
Sui lati della navata si aprono cinque altari (quattro laterali, due per lato, e l’altare maggiore) e due cappelle poste vicino all’ingresso, una per parte: a sinistra la Cappella di Santa Rita, a destra la Cappella di Gesù Cristo in croce, originariamente intitolata ai Magi. Sopra l’arco trionfale è collocato un bassorilievo con lo stemma araldico dell’Ordine cappuccino, costituito da due braccia incrociate (quella di Cristo e quella di San Francesco) sotto la croce.
Il presbiterio è separato dalla navata da tre arcate, la centrale più ampia, inquadrate da colonne con alta base che sorreggono un architrave con timpano romano spezzato. Un’iscrizione sopra l’arco centrale riporta i simboli dell’Ordine francescano. Il timpano è arricchito da un cartiglio con stemma cappuccino.
Opere d’arte
Altare maggiore e pala della Madonna dei Pericoli
L’altare maggiore è realizzato in legno con intarsi di madreperla e tartaruga, esempio significativo della manifattura cappuccina di pregio diffusa nel Sei e Settecento siciliani. La tecnica, sviluppata internamente all’Ordine, era influenzata dalla presenza spagnola e dall’artigianato trapanese del corallo e della madreperla. Il tabernacolo ligneo, della stessa epoca (XVII-XVIII secolo), è uno splendido esempio di artigianato cappuccino, con intarsi e statuette laterali raffiguranti i Santi Pietro e Paolo e figure femminili allegoriche, e nicchia centrale con la Vergine Immacolata.
La pala dell’altare maggiore raffigura la Madonna dei Pericoli, opera della seconda metà del XVII secolo. La pala è stata tradizionalmente attribuita al Cavaliere Calabrese Mattia Preti (Taverna 1613 – La Valletta 1699), uno dei più importanti pittori del Seicento meridionale; tuttavia i cataloghi più aggiornati delle opere di Preti non includono la pala siracusana, mentre ne registrano opere a Palermo (Galleria di Palazzo Abatellis), Messina (Museo Regionale e Chiesa di San Giovanni di Malta), Catania, Ragusa e Scicli. La rilettura critica più recente attribuisce dunque l’opera a fra Domenico da Palermo, frate cappuccino pittore della seconda metà del Seicento, sebbene la sua produzione non sia stata oggetto di catalogazione sistematica. Il titolo della «Madonna dei Pericoli» richiama l’iconografia tradizionale della Madonna della Misericordia, con la Vergine in piedi con mantello protettivo aperto a difesa dei fedeli, in una versione di gusto barocco-spagnolesco coerente con l’epoca della committenza.
Ai lati della pala sono collocate due tele del medesimo periodo (XVII secolo), raffiguranti Sant’Agata e Santa Lucia, vergini e martiri siciliane di particolare devozione locale, di autore non identificato.
Nelle nicchie ai lati dell’altare maggiore si conservano due statue lignee policrome raffiguranti Sant’Antonio di Padova e San Lorenzo da Brindisi, due dei santi fondamentali della tradizione francescana. La statua di San Lorenzo da Brindisi non è anteriore al 1881, anno della sua canonizzazione da parte di papa Leone XIII, ed è verosimilmente fine ottocentesca o novecentesca; quella di Sant’Antonio potrebbe risalire all’epoca della costruzione della chiesa o a una fase successiva. Il pulpito, settecentesco, è in legno intagliato con baldacchino e si sviluppa addossato a una colonna del lato sinistro della navata; è stato definito dalla letteratura locale «insigne documento della scultura lignea siciliana».
Cappella di Santa Rita

La Cappella di Santa Rita si apre sul lato sinistro dell’ingresso della chiesa. È coperta da una piccola volta e dispone di un altare in marmo policromo con tarsie geometriche, tipico della tradizione barocca siciliana del Seicento e Settecento. Sull’altare si trovano un tabernacolo ligneo in noce e un’immagine devozionale di Padre Pio da Pietrelcina; nella nicchia arcuata sopra l’altare è collocata la statua lignea policroma di Santa Rita da Cascia, raffigurata in abito agostiniano nero con croce e libro.
Sulla parete destra della cappella è esposto un grande dipinto a olio raffigurante San Giuseppe con il Bambino Gesù, ambientato in un giardino fiorito. La pavimentazione antistante l’altare presenta una decorazione policroma a raggera nera con vertice convergente verso l’altare. Sulla parete sinistra è collocata la tomba di Suor Chiara di Mauro.
Tomba di Suor Chiara di Mauro

Sulla parete sinistra della Cappella di Santa Rita è collocata la tomba di Suor Chiara di Mauro (al secolo Adelaide Di Mauro, Siracusa 5 luglio 1890 – Siracusa 13 settembre 1932), terziaria francescana e mistica siracusana di particolare venerazione popolare, conosciuta come «Padre Pio al femminile» per le stigmate e i fenomeni mistici. Il sepolcro è realizzato in marmo bianco lavorato, con iscrizione frontale che recita «Serva di Dio Suor Chiara di Mauro Terziaria Francescana Siracusa 1890 1932»; sopra l’arca è collocata una vetrata istoriata raffigurante un santo francescano in saio con bastone pastorale e libro.
Le spoglie di Suor Chiara conobbero tre collocazioni successive prima di essere custodite ai Cappuccini. Alla morte, avvenuta il 13 settembre 1932 nel Villino Romano di viale Tunisi 5, fu prima sepolta nel cimitero comunale di Siracusa, in un loculo di proprietà del signor Atanasio. Il 19 aprile 1956 la salma fu rimossa dal loculo originario e il 26 aprile 1956 trasferita nella cappella di famiglia del fratello Corrado, sempre presso il cimitero comunale. La traslazione finale ai Cappuccini avvenne nel novembre 1999, motivata dalla volontà di facilitare la venerazione popolare e l’accesso dei fedeli alla causa di beatificazione, allora ritenuta in fase conclusiva. La causa, aperta dall’Arcidiocesi di Siracusa con decreto dell’arcivescovo Calogero Lauricella il 16 luglio 1983 e dotata del nihil obstat della Congregazione delle Cause dei Santi del 17 marzo 1983, era rimasta arrestata alla fase diocesana nel 1997 sotto l’arcivescovo Giuseppe Costanzo. Il 19 maggio 2021, sotto l’arcivescovo Francesco Lomanto, è stata costituita per atto notarile l’Associazione Amici di Suor Chiara di Mauro, eretta canonicamente, con scopo principale la ripresa della causa.
Ogni 13 settembre, anniversario del dies natalis, si celebra nella chiesa una Santa Messa solenne in suffragio di Suor Chiara, presieduta più volte dall’arcivescovo Lomanto. Il 13 settembre 2023, in coincidenza con il novantunesimo anniversario, il Comune di Siracusa ha intitolato a Suor Chiara la scalinata che conduce alla grotta di Grottasanta, luogo delle sue rivelazioni mistiche. Nel 2025, in occasione del novantatreesimo anniversario, è stata presentata in anteprima a Grottasanta il docufilm Suor Chiara Di Mauro. La monaca santa di Siracusa.
Cappella di Gesù Cristo in croce
Sul lato destro dell’ingresso si apre la cappella simmetrica a quella di Santa Rita, oggi denominata Cappella di Gesù Cristo in croce. In origine era intitolata ai Magi e custodiva una rappresentazione dell’Adorazione dei Magi. La cappella è oggi dedicata al culto della Passione di Cristo, e copertura a volta a crociera; al suo interno trovano posto i fonti battesimali della parrocchia.
Pala laterale e statue

Lungo le pareti della navata sono collocate pale laterali di soggetto religioso, inserite in elaborate cornici architettoniche in pietra iblea locale con timpano superiore e laterali rilievi a forma di croce. Le opere sono di scuola siciliana del XVII e XVIII secolo, di autori non identificati.
Una statua lignea policroma di San Francesco d’Assisi in saio cappuccino con cordiglio a tre nodi, a braccia aperte e con le stigmate visibili alle mani, è collocata in nicchia bordata da cornice in pietra iblea con timpano. Sul mobile sottostante, in legno settecentesco intagliato, sono custoditi gli arredi liturgici minori. Una statua del Sacro Cuore di Gesù in nicchia chiude l’ala destra della navata.
La cripta e le sepolture nobiliari

La chiesa conserva numerose lapidi sepolcrali di personaggi illustri sepolti nelle catacombe e nella cripta, secondo l’uso che vide nei secoli XVII-XIX la nobiltà siracusana scegliere il convento dei Cappuccini come luogo di estrema dimora. La motivazione era duplice: devozione francescana e umiltà davanti alla morte (la sepoltura «con il saio» era ritenuta atto di pietà che secondo la pietà popolare abbreviava il purgatorio) e prestigio della Provincia siracusana dell’Ordine.
Giovanni Solariega de Isturiz
La prima sepoltura nobiliare documentata è quella di Giovanni Solariega de Isturiz, deceduto nel 1699, figlio del governatore della piazza di Siracusa di età vicereale. La sua sepoltura, due anni dopo l’inizio della ricostruzione post-terremoto, segna l’inizio della tradizione delle sepolture nobiliari nel convento.
Famiglia Borgia Capece Minutolo
Tra le sepolture più rilevanti figurano quelle dei Borgia del Casale, famiglia di origini spagnole stabilitasi a Siracusa. Il sepolcro fu fatto costruire da Giuseppe Borgia Distefano, marchese del Casale (1770-1861), in onore della madre Gaudenzia Distefano Xibilia, ultima della linea Distefano e baronessa di Cutalia. Il cognome composto «Borgia Capece Minutolo» con cui il sepolcro è ricordato deriva dalle nozze di Giuseppe con Maddalena Capece Minutolo di Sangro. Anche il figlio Rinaldo Borgia vi fu sepolto, accanto alla nonna Gaudenzia. Il monumento è di gusto neoclassico, con obelisco nero a base piramidale, urna in marmo bianco e iscrizione commemorativa.
Marchese di Terresena
Tra le sepolture compare anche un marchese di Terresena: il titolo fu portato dalla famiglia Diamante (Mario Grimaldi Diamante, morto a Siracusa il 5 novembre 1795) e successivamente da Lucia Grimaldi, patrizia monegasca della famiglia Grimaldi, sposa di Tommaso Gargallo nel 1798: due famiglie ricorrenti nelle sepolture cappuccine.
Famiglia Gargallo
La famiglia Gargallo, di origine catalano-aragonese trasferitasi a Siracusa nel Cinquecento, fu fra i più generosi benefattori dell’Ordine cappuccino siciliano. Tra i Gargallo sepolti nel convento il personaggio principale è il barone Giuseppe Gargallo (1725-1802, II Barone di Priolo, padre di Filippo I Marchese di Castel Lentini e nonno del poeta Tommaso), sepolto secondo le fonti dei Cappuccini il 18 dicembre 1801 nell’umile saio francescano. Nel 1804 i suoi eredi fecero costruire in suo onore l’altare in marmo dedicato all’interno della chiesa, con l’iscrizione «Sepulcrum Gargallorum» a memoria di tutti i membri illustri della famiglia sepolti nel convento. Tommaso Gargallo (1760-1843), il celebre poeta marchese di Castel Lentini, non è invece sepolto ai Cappuccini: i suoi resti furono traslati nel 1845 alla chiesa parrocchiale di Priolo, da lui stesso fondata.
Latomia dei Cappuccini

Adiacente al complesso conventuale e in parte sottostante, la Latomia dei Cappuccini è una vasta cava di calcare biocalcarenitico del Plio-Pleistocene, con superficie di circa 23.000 metri quadrati e profondità delle pareti tra i 30 e i 40 metri. La pietra estratta è ricca di fossili marini (Litholamni, Briozoi, Pectinidi, Clipeastridi), tanto che già Senofane di Colofone (VI-V secolo a.C.) vi notò le «impronte di pesci e di foche», deducendone che la Sicilia era un tempo coperta dal mare.
Antichità: gli Ateniesi del 413 a.C.
La latomia fu utilizzata dal VI secolo a.C. come cava di pietra per le costruzioni urbane di Siracusa (templi, mura, abitazioni). Tucidide, nel libro VII delle Storie, racconta che gli Ateniesi sconfitti nella spedizione siciliana del 413 a.C. al fiume Asinaro, nella Guerra del Peloponneso, vi furono rinchiusi: dei circa dodicimila prigionieri catturati, circa settemila furono concentrati in queste cave per circa settanta giorni. La razione giornaliera era di una cotila d’acqua e due di grano. Tucidide narra che i prigionieri «stipati in folla tra le pareti a picco di quella cava angusta, in principio patirono la sferza del sole bruciante… con i mucchi di cadaveri che crescevano lì presso, gettati alla rinfusa l’uno sull’altro».
Età medievale
Nell’827 d.C., durante l’invasione musulmana della Sicilia, l’esercito aghlabide del comandante Asad ibn al-Furat utilizzò la latomia come accampamento durante l’assedio di Siracusa. Asad morì l’anno successivo per pestilenza, probabilmente dovuta alle acque della vicina palude Lisimelia.
Età cappuccina (1582-1866)
Nel 1582 l’Università municipale di Siracusa cedette la latomia ai Cappuccini perché vi costruissero sopra il convento fortificato. I frati la utilizzarono per quasi tre secoli come orto e giardino, scavando pozzi, cisterne e impianti di irrigazione tuttora visibili, e piantando agrumi, melograni, fichi e olivi. La latomia divenne fondamentale per l’autosufficienza alimentare del convento in caso di assedio.
Il Grand Tour (XVIII-XIX secolo)
Nel periodo del Grand Tour la latomia divenne tappa obbligata per i viaggiatori europei. Patrick Brydone, autore di A Tour through Sicily and Malta (1773), la descrisse come «un elegante giardino sprofondato nel terreno e indubbiamente uno dei luoghi più belli e romantici che io abbia mai visto. Sono interamente circa cento piedi sottoterra e sono incredibilmente vasti». Vivant Denon, nel suo Voyage en Sicile del 1788 (visita del 2 maggio 1778), scrisse che «da lì andammo ai Cappuccini, il giardino piantato in una cava di pietra ha un effetto scenico misterioso. È una galleria sinuosa senza piano, dove limoni e aranci a ciuffi sono piantati tra ripide rupi o sotto volte intagliate, erose dal tempo, ora simili a rocce sospese»; descrisse anche una camera acustica simile all’Orecchio di Dionisio. Jean Houël, incisore di fine Settecento, dichiarò che «i luoghi di Siracusa che più affascinano sono le latomie». Guy de Maupassant, in La Vie errante (1885), la definì «la più curiosa delle latomie, un vasto, profondo giardino diviso da volte, archi ed enormi rocce, e racchiuso da bianche scogliere».
Documentazione fotografica e teatro novecentesco
Tra fine Ottocento e primi Novecento, dopo la confisca demaniale del 1866, la latomia fu fotografata da numerosi fotografi siciliani, fra cui Giovanni Crupi: dalla sua produzione provengono molte delle immagini storiche delle latomie siracusane oggi conservate negli archivi ICCD.
Aperta al pubblico come giardino agli inizi del Novecento, fu allestita con due spazi teatrali. Il Piccolo Teatro fu inaugurato nel 1963 con l’Edipo a Colono di Sofocle dalla compagnia del «Piccolo Teatro» fondata da Arturo Raciti, Giuseppe Rizza e altri. Il Teatro di Verdura, più ampio, ospitò negli anni Sessanta la rassegna canora «Diapason d’Oro», con artisti emergenti compreso un debutto di Patty Pravo, e altri spettacoli prestigiosi. Era tradizione che gli attori delle Rappresentazioni Classiche al Teatro Greco dedicassero serate alle latomie.
Chiusura, riapertura e gestione contemporanea
Tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta la latomia fu chiusa al pubblico per pericoli di crollo delle pareti rocciose. Il sito rimase abbandonato per circa venticinque anni. La riapertura avvenne nel 2005 grazie a una convenzione decennale tra Comune di Siracusa e Italia Nostra Sezione Siracusa, sotto la presidenza di Lucia Acerra. La sezione locale di Italia Nostra divenne, secondo l’organizzazione nazionale, «esempio di volontariato culturale» per la cura del sito: sorveglianza giornaliera delle visite, materiali informativi multilingue con mappe, restauro dei monumenti ottocenteschi al busto di Archimede e a Mazzini con sponsor privati, organizzazione di eventi culturali e percorsi educativi anche per scolaresche europee. Tra le manifestazioni curate, il festival estivo «LatomiArte» diretto da Francamaria De Monti (prosa, musica, danza), la «Passio Crucis» pasquale, presepi natalizi a grandezza naturale, il rilievo tridimensionale del cipresso e del bagolaro secolari del giardino. Dopo dieci anni di gestione la convenzione fu revocata nel 2014.
Tra il 2015 e il 2019 la gestione passò alla società siracusana Erga srl, vincitrice di una gara comunale lanciata dall’amministrazione Vermexio per la valorizzazione di quattro siti culturali (Latomia dei Cappuccini, Teatro Comunale, Artemision, Giardini di Villa Reimann), poi ridotti a due. Il bilancio del triennio fu di oltre 130.000 visitatori e 130 eventi con royalty al Comune cinque volte superiori alla previsione iniziale di 20.000 euro. Dopo la scadenza del contratto nel giugno 2019 il sito non fu riassegnato e tornò chiuso per crolli per circa due anni. Dal 2024 la latomia ha riaperto con visite guidate gratuite organizzate dalla Pro Loco Siracusa e dal Comune (alcune anche con interpreti LIS per cittadini sordi). Nel gennaio 2026 un decreto dell’Assessorato regionale ai Beni Culturali ha confermato il completamento del progetto PO FESR Sicilia 2014-2020 (Azione 6.7.1) di «Riqualificazione e valorizzazione della Latomia dei Cappuccini, recupero e riconfigurazione del Teatro Grande e del Teatro Piccolo». La Latomia è registrata su Wikidata con identificativo Q3827524 e gode di vincolo nazionale di tutela.
La leggenda dell’accoglienza di Caravaggio
Una tradizione popolare siracusana, non confermata da fonti documentarie coeve ma diffusa nella narrativa letteraria, sostiene che Caravaggio, giunto a Siracusa fra il 6 e il 10 ottobre 1608 in fuga dal carcere di Sant’Angelo a Malta dopo la sua incarcerazione per un fatto di sangue, sia stato accolto e curato segretamente dai frati cappuccini, raggiunti attraverso un cunicolo scavato nella roccia delle latomie. La versione narrativa più articolata si trova in Pino Di Silvestro, La fuga e la sosta. Caravaggio a Siracusa (Rizzoli, 2002), che identifica come anello di congiunzione fra l’ambiente maltese e quello siracusano Fra Raffaele da Malta, ipotetico guardiano dell’epoca del convento francescano di Santa Lucia al Sepolcro, sebbene tale figura non sia attestata in archivi storici.
La storiografia contemporanea (Michele Cuppone, Francesca Saraceno) ritiene invece documentata solo l’accoglienza di Mario Minniti, pittore siracusano amico di Caravaggio dai tempi romani della bottega di Lorenzo Carli, che gli procurò la commissione del Senato di Siracusa per la pala del «Seppellimento di Santa Lucia» (oggi alla Basilica di Santa Lucia al Sepolcro, NON ai Cappuccini), e di Vincenzo Mirabella, erudito antiquario che lo accompagnò nelle Latomie e con il quale Caravaggio coniò il nome «Orecchio di Dionisio». La leggenda dei Cappuccini con cunicolo è probabilmente generata da una confusione popolare fra le diverse famiglie francescane presenti a Siracusa nel 1608 (Cappuccini sulle Latomie, Conventuali a Santa Lucia al Sepolcro) e dall’esistenza fisica delle Latomie come luogo evocativo e segreto.
Il convento e la Biblioteca Innocenziana

Il convento, ricostruito dopo il sisma del 1693 e oggetto del restauro 2003-2006 e di quello 2026-2027, è oggi sede del postulato interprovinciale dei Frati Minori Cappuccini per l’Italia meridionale. Il postulato è il primo anno di formazione iniziale francescana cappuccina e a Siracusa accoglie giovani aspiranti provenienti da diverse province italiane meridionali. Eventi documentati comprendono l’inizio del postulato il 10 ottobre 2022 e successivi cicli annuali, oltre alla visita dei Ministri Provinciali CIFIS al postulato siracusano il 10-11 febbraio 2025.
Il convento è stato, sino al 2022, sede della Curia Provinciale della Provincia cappuccina di Siracusa. Il 20 ottobre 2022, con decreto del Ministro Generale fra Roberto Genuin, le tre province storiche siciliane (Messina, Palermo, Siracusa) sono state fuse nell’unica Provincia dei Frati Minori Cappuccini di Sicilia, con sede della Curia Provinciale unificata trasferita a Catania. La nuova Provincia conta complessivamente 119 frati distribuiti in 20 conventi, di cui 34 appartenevano alla ex-Provincia di Siracusa. L’attuale Ministro Provinciale è fra Salvatore Zagone, eletto il 12 febbraio 2026 al Convento di Gibilmanna (Cefalù) durante il primo Capitolo ordinario della nuova Provincia. Il convento siracusano resta una delle sedi più popolate dell’Ordine in Sicilia.
Il complesso ospita inoltre la Biblioteca Provinciale Innocenziana, intitolata al venerabile Innocenzo Marcinò da Caltagirone. Il patrimonio bibliografico ammonta a circa 30.000 volumi, così suddivisi: 301 manoscritti, 22 incunaboli, 830 cinquecentine, 2.600 seicentine, circa 8.000 edizioni del XVIII e XIX secolo, e 15.000 testi moderni del XX e XXI secolo. La biblioteca è aperta agli studiosi su appuntamento. Il chiostro conventuale è accessibile come «galleria» secondo la classificazione del Comune di Siracusa.
Vita parrocchiale
Nella chiesa, parrocchia dal 1957, si svolgono regolarmente le funzioni liturgiche cattoliche secondo il rito romano. La domenica la chiesa è aperta dalle 7:00 alle 12:15 e dalle 17:30 alle 19:00; nei giorni feriali dalle 7:00 alle 9:30 e dalle 17:30 alle 19:00. Le Sante Messe feriali sono celebrate alle 8:30 e alle 18:00, con Lodi alle 7:00; quelle festive alle 8:30, alle 11:00 e alle 18:00.
Sono attivi presso la parrocchia l’Ordine Francescano Secolare (OFS) e la Gioventù Francescana (GIFRA), oltre a corsi prematrimoniali, catechesi e attività pastorali ordinarie. La chiesa è accessibile a persone con mobilità ridotta o disabilità sensoriali. Negli anni recenti il convento ha accolto inoltre numerosi concerti di musica antica e barocca a cura dell’Orchestra Barocca Siciliana, che ha eletto il chiostro a sede storica delle proprie stagioni dal 2020, e i tradizionali mercatini di Natale a fini benefici.
Accessibilità
L’accessibilità della Chiesa dei Cappuccini va valutata su tre piani distinti: l’edificio sacro (chiesa e cappelle interne), il contesto urbano (piazza Cappuccini, vie di accesso, sosta, trasporto pubblico) e la Latomia adiacente. Una premessa fondamentale: dal 10 dicembre 2025 sono stati aggiudicati i lavori di restauro del complesso conventuale (€530.056,25 oltre IVA, durata 420 giorni) con avvio nei primi mesi del 2026 e conclusione attesa nei primi mesi del 2027. Durante questo periodo è possibile la presenza di ponteggi, occupazioni di suolo pubblico antistanti l’edificio e variazioni temporanee dell’accessibilità che non sono qui descritte e che vanno verificate direttamente con la parrocchia (telefono 0931 36723, email parrocchiacappuccinisr@gmail.com). La pagina ufficiale del Comune di Siracusa dichiara genericamente la «possibilità per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale di raggiungere l’edificio e fruire degli spazi in sicurezza e autonomia», ma senza dettagli tecnici verificabili.
Disabilità motoria
Approccio alla piazza. Piazza Cappuccini è una piccola rotatoria a un’unica corsia con isola spartitraffico centrale piantumata a palme. Vi convergono cinque vie principali: la Riviera Dionisio il Grande (l’asse litoraneo proveniente da Ortigia), via Puglia, via Maria Politi Laudien (intitolata alla fondatrice nel 1862 dell’Hotel Politi e di Villa Politi, e che costeggia il fianco orientale della Latomia), il Largo della Latomia e l’imbocco della via Acradina. La rotatoria, intitolata il 25 maggio 2019 a Matteo Sgarlata, non è semaforizzata, e gli attraversamenti pedonali sulla rotatoria stessa sono limitati: dalle ricognizioni in loco risulta presente un attraversamento zebrato sull’imbocco di via Maria Politi Laudien, mentre sui lati nord ed est della piazza l’attraversamento è informale, demandato alla cautela del pedone. Il cordolo della rotatoria è privo di scivoli di abbattimento barriera in molti dei suoi tratti.
Pavimentazione esterna. Il piazzale antistante la chiesa è interamente pavimentato in basole moderne di pietra grigia di formato regolare e con fughe ridotte, planari e adatte alla percorrenza in carrozzina. Lungo via Maria Politi Laudien, viceversa, il marciapiede sul lato del muro conventuale è discontinuo e in alcuni tratti assente, costringendo il pedone in carrozzina a percorrere la carreggiata; il lato opposto presenta marciapiede in pietra naturale con bordi sconnessi, larghezza inferiore al metro in più punti.
Sosta. Una porzione del piazzale di fronte alla chiesa è adibita a parcheggio pubblico, con stalli paralleli a strisce bianche. Il numero esatto di stalli riservati a persone con disabilità (CUDE) in piazza Cappuccini non risulta documentato nelle fonti pubbliche del Comune; la verifica visiva sul posto è quindi il riferimento operativo. Il Comune di Siracusa aderisce alla piattaforma nazionale CUDE: il contrassegno comunale, opportunamente registrato, consente la sosta gratuita anche su stalli a strisce blu del territorio.
Ingresso della chiesa. Il portale centrale della facciata è preceduto da un gradino unico in pietra di pochi centimetri di altezza che separa il piano del piazzale dalla soglia interna; non è presente una rampa stabile. La porta principale è a doppio battente in legno con apertura di ampiezza adeguata al passaggio di una carrozzina manuale o elettrica di dimensioni standard. Esiste anche un ingresso laterale sul fianco sinistro della chiesa, attraverso una porta in legno e vetro a doppio battente con soglia sostanzialmente a raso, che immette nel braccio sinistro del transetto in prossimità della Cappella di Santa Rita.
Interno. La navata unica è interamente pianeggiante e percorribile in carrozzina senza ostacoli. La pavimentazione è in marmi bianco e nero con motivo a chevron: superficie liscia e regolare, ma con disegno geometrico marcato che può ridurre la percezione delle distanze in chi ha disabilità visiva associata o cognitiva. I banchi sono fissi in legno, allineati su due file parallele all’asse della navata; non risulta predisposto uno spazio dedicato e segnalato per la sosta delle carrozzine, ma il corridoio centrale di circa due metri di larghezza e gli spazi laterali in fondo alla chiesa consentono il posizionamento. Un gradino di circa 15 centimetri separa la navata dal piano del presbiterio, e ulteriori gradini si incontrano nell’accesso all’altare maggiore: la zona dell’altare non è quindi accessibile in autonomia con carrozzina, sebbene la liturgia sia ben visibile dall’ultimo banco. La Cappella di Santa Rita, e quindi la tomba di Suor Chiara di Mauro, sono accessibili senza dislivelli aggiuntivi rispetto alla navata; la specifica accessibilità della cappella è descritta in maggior dettaglio nella scheda dedicata Tomba di Suor Chiara Di Mauro.
Servizi igienici. Non risultano documentati bagni accessibili aperti al pubblico all’interno della chiesa o del convento. I servizi igienici accessibili più vicini si trovano nelle attività commerciali di viale Teracati o presso il Santuario della Madonna delle Lacrime, a circa un chilometro.
Latomia dei Cappuccini. La latomia adiacente non è accessibile a persone con disabilità motoria. L’unico ingresso pedonale, oltre il cancello in ferro che si apre sul piazzale lato Riviera Dionisio il Grande, immette su una lunga scalinata in pietra che scende per circa trenta-quaranta metri di dislivello fino al fondo della cava: nessuna rampa, nessun ascensore, tratti scoscesi, fondo irregolare in roccia e terra battuta. Un progetto regionale per un ascensore panoramico, finanziato con €300.000 di fondi comunitari, è stato bocciato dalla Soprintendenza per l’impatto sul profilo roccioso, e i fondi sono stati restituiti. Senza ascensore, gli spazi teatrali interni alla latomia (Piccolo Teatro 1963 e Teatro di Verdura) hanno capacità ridotta a 99 spettatori per ragioni di esodo.
Trasporto pubblico. Le fermate urbane più vicine, gestite dal maggio 2023 dalla società SAIS Autolinee, sono «Piazza Cappuccini prima della rotatoria a destra» (fermata 18) e le fermate «Politi Laudien» (19, 20). Vi transitano la linea 102 Acradina-Epipoli (di cui «Politi Laudien Nord 1» è capolinea) e la linea 105. La linea 107 «Mazzarrona», circolare costiera, serve la zona limitrofa. La pedana ribaltabile per persone in carrozzina non è garantita su tutta la flotta e va verificata di volta in volta con SAIS (servizio clienti 091 2776999, email servizioclienti@saisautolinee.it). Da viale Tunisi, dove fermano le linee 97 e 98, la chiesa dista circa 413 metri (sei minuti a piedi) seguendo l’itinerario Largo Campania → via Puglia → Largo della Latomia → via Maria Politi Laudien.
Disabilità visiva
Percorsi tattili. Né la piazza Cappuccini né le vie limitrofe (Riviera Dionisio il Grande, via Maria Politi Laudien, via Puglia) sono dotate di percorsi tattili LOGES o LVE per ipovedenti e ciechi. La situazione è coerente con lo stato generale dell’accessibilità urbana di Siracusa: il Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) non è stato ancora approvato, come rilevato dall’inchiesta dell’Associazione Luca Coscioni del marzo 2026 che ha registrato l’assenza di informazioni pubbliche per il capoluogo aretuseo.
Attraversamenti. La rotatoria di piazza Cappuccini, in quanto svincolo non semaforizzato, non dispone di semafori sonori per ipovedenti né di sistemi di segnalazione acustica agli attraversamenti pedonali. L’attraversamento della carreggiata in totale autonomia da parte di una persona cieca è quindi gravemente compromesso e di norma richiede l’accompagnamento di un sighted guide o di un cane guida.
Mappe tattili e Braille. Non risultano installate mappe tattili in piazza Cappuccini, sulla facciata della chiesa, né all’interno dell’edificio. Non sono presenti pannelli in caratteri ad alto contrasto, didascalie in Braille, né plastici tattili che descrivano l’architettura del complesso. Le mappe tattili a Siracusa sono installate al momento solo presso la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, alcuni punti del Parco Archeologico della Neapolis, la Cattedrale, il Santuario della Madonna delle Lacrime e la Fonte Aretusa.
Audioguide. Non risultano audioguide ufficiali della chiesa né della Latomia.
Illuminazione e contrasti interni. L’illuminazione interna della chiesa è prevalentemente naturale e di intensità variabile in funzione dell’ora del giorno e delle condizioni meteo, integrata da applique a parete e da lampade votive elettriche; il contrasto fra le pareti chiare a calce e gli elementi lapidei (intelaiature degli altari, balaustre) è discreto, mentre la pavimentazione a chevron bianco-nero, dal motivo geometrico marcato, può generare disorientamento in chi ha disabilità visiva con resti visivi parziali (sensazione di movimento del fondo). Alcune cappelle laterali, in particolare la Cappella di Santa Rita con la sua vetrata istoriata, hanno luminosità diurna fortemente variabile, con momenti di forte controluce sulla parete della tomba di Suor Chiara di Mauro.
Per persone con cecità o ipovisione il riferimento provinciale è la sezione di Siracusa dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI), che può fornire orientamento e accompagnamento su richiesta (sito uiciechisiracusa.it).
Disabilità uditiva
Sistemi a induzione magnetica. Non risulta documentata, all’interno della chiesa, l’installazione di un loop magnetico o di altri sistemi a induzione per persone che indossano apparecchi acustici o impianti cocleari nella modalità telecoil. Le funzioni religiose ordinarie, le messe feriali e domenicali e le celebrazioni straordinarie non sono accompagnate da segnale a induzione.
Visite guidate in Lingua dei Segni Italiana. La Latomia dei Cappuccini è uno dei dieci percorsi siracusani inseriti in itinerari accessibili in LIS. Esiste un precedente documentato: una visita guidata in LIS organizzata congiuntamente da Italia Nostra Sezione Siracusa (allora presieduta da Lucia Acerra), Ente Nazionale Sordi (ENS) Siracusa e FIABA / Sicilia Turismo per Tutti con la prof.ssa Bernadette Lo Bianco, accompagnata da intervento del gruppo teatrale «Q3: Le cose si possono cambiare» dell’attore Michele Dell’Utri. La visita è disponibile in registrazione integrale su YouTube. Le visite LIS, però, sono eventi straordinari e non un servizio continuativo prenotabile a richiesta. Per informazioni aggiornate sulle visite LIS sul territorio: Pro Loco Siracusa (telefono 0931 24430) ed ENS Siracusa (via Augusto Murri 20, telefono 0931 33567, email siracusa@ens.it). All’interno della chiesa Cappuccini non sono previste Messe celebrate in LIS con cadenza regolare; le Messe in LIS dell’Arcidiocesi sono ordinariamente celebrate al Santuario della Madonna delle Lacrime.
Materiale informativo. I foglietti liturgici settimanali e gli avvisi parrocchiali sono disponibili in formato cartaceo standard, leggibile per chi non ha problemi visivi, e sostituiscono efficacemente la comunicazione orale per le persone sorde. Non sono predisposte trascrizioni in tempo reale né sottotitolazione di eventi e celebrazioni.
Disabilità cognitiva
Materiali in linguaggio facile. Non risultano disponibili presso la chiesa brochure o pannelli in linguaggio facile da leggere e da capire (Easy-to-Read), né materiali in Comunicazione Aumentativa Alternativa con simboli ARASAAC, né mappe semplificate del percorso interno. Non sono presenti pittogrammi di orientamento sulle pareti né segnaletica multilivello.
Ambiente architettonico. Lo spazio interno è di per sé cognitivamente semplice e ordinato: navata unica, asse longitudinale ben definito che conduce dall’ingresso all’altare, simmetria fra cappelle laterali destra e sinistra, assenza di transetti complessi o deambulatori. La leggibilità dello spazio è alta anche per persone con disabilità cognitiva lieve o moderata, con disturbi dello spettro autistico ad alto funzionamento o con declino cognitivo iniziale. La presenza, però, di alcuni elementi di forte stimolazione sensoriale (scampanio in occasione delle celebrazioni, controluce delle vetrate, riverbero acustico della volta a botte) può generare affaticamento o sovraccarico in persone con sensibilità sensoriali particolari, situazione tipica di alcune condizioni dello spettro autistico.
Personale formato. Non risulta che i frati o i volontari della parrocchia abbiano ricevuto formazione specifica sull’accoglienza di persone con disabilità cognitiva; la pastorale della disabilità è organizzata a livello diocesano e non parrocchiale. Per progetti specifici di inclusione cognitiva il riferimento territoriale è ANFFAS Siracusa.
Sintesi e considerazioni
La chiesa dei Cappuccini è parzialmente accessibile in autonomia per persone con disabilità motoria leggera: ingresso con piccolo gradino, navata pianeggiante, cappella di Santa Rita raggiungibile, presbiterio invece inaccessibile per via dei dislivelli; la Latomia adiacente non è accessibile. L’accessibilità per disabilità sensoriali è strutturalmente insufficiente: nessun loop magnetico, nessun percorso tattile, nessuna mappa Braille, nessuna audioguida, e visite guidate in LIS attivate solo come eventi straordinari sulla Latomia. L’accessibilità cognitiva è non strutturata, ma il vantaggio di uno spazio architettonicamente semplice rende l’edificio comunque cognitivamente leggibile. La situazione riflette il quadro generale dell’accessibilità urbana di Siracusa, capoluogo che alla data della scheda non ha ancora approvato il proprio PEBA.
Galleria fotografica
La galleria sottostante raccoglie le ulteriori vedute del complesso, dei suoi spazi liturgici e delle opere d’arte custodite.
Voci correlate
- Suor Chiara di Mauro
- Tomba di Suor Chiara di Mauro
- Associazione Amici di Suor Chiara di Mauro
- Chiesa di Santa Rita
- Mario Tommaso Gargallo
- Teatro Greco di Siracusa
- Elenco dei Vescovi di Siracusa
Note e bibliografia
Bibliografia principale
- Samuele Cultrera da Chiaramonte (a cura), Memorie storiche dei frati minori cappuccini della provincia monastica di Siracusa, Modica, Tipografia Archimede, 1895.
- Samuele Cultrera da Chiaramonte, I cappuccini in Siracusa, Siracusa, Tipografia Piazza Dante, 1949.
- Marcello Cioè, I cappuccini in Siracusa, Provincia Frati Minori Cappuccini, Siracusa, 2006.
- Marcello Cioè, Biblia pauperum: le pale d’altare maggiore nelle chiese cappuccine del Val di Noto, Rosolini, Santocono, 2015.
- Pino Di Silvestro, La fuga e la sosta. Caravaggio a Siracusa, Milano, Rizzoli, 2002.
- Marilena Mangiafico, Suor Chiara Di Mauro: una mistica tra il chiostro e il secolo, 2019.
- Salvatore Distefano, I Borgia del Casale. Storia e vicende di una famiglia dell’aristocrazia siciliana, Bonfirraro Editore.
- Pietro Costantini, «Il nostro umile modo di costruire conventi», Academia.edu (sull’architettura cappuccina).
- Giuseppe Spagnolo, Venerabile Innocenzo da Caltagirone. Messaggero di pace, a piedi scalzi per l’Europa (1589-1655), Elledici, 2011.
Riferimenti web istituzionali e accademici
- «Convento dei Cappuccini», Comune di Siracusa.
- «Convento dei Cappuccini (Siracusa)», Wikipedia.
- «Convento Siracusa», Provincia Frati Minori Cappuccini di Sicilia.
- «Convento Cappuccini», Antichi Conventi di Siracusa (Antonio Randazzo).
- «Chiostro del Convento dei Cappuccini», Comune di Siracusa.
- «Latomia dei Cappuccini», Wikipedia.
- Latomia dei Cappuccini, Wikidata Q3827524.
- «Le Latomie dei Cappuccini», Comune di Siracusa.
- «La Latomia dei Cappuccini affidata ad Italia Nostra», Italia Nostra.
- «Per Lucia Acerra», Italia Nostra.
- «Innocenzo da Caltagirone», Treccani Dizionario Biografico.
- «Gargallo Tommaso, marchese di Castel Lentini», Treccani Dizionario Biografico.
- «Girolamo Beccadelli di Bologna», Wikipedia.
- «Luigi Bignami (arcivescovo)», Wikipedia.
- «Suor Chiara di Mauro, sito ufficiale».
- Pagina Facebook ufficiale della parrocchia dei Cappuccini di Siracusa.
Articoli stampa selezionati
- «Al via il restauro dei Cappuccini a Siracusa», Siracusa News.
- «Aggiudicati i lavori di restauro, partiranno nei primi mesi del 2026», SiracusaOggi.
- «Restauro Cappuccini: aggiudicati lavori per 530 mila euro», Siracusa Press, 10 dicembre 2025.
- «Al via il restauro della chiesa e del convento dei Cappuccini», Siracusa Post.
- «93º anniversario della morte di Suor Chiara Di Mauro, Santa Messa ai Cappuccini», Siracusa 2000, 13 agosto 2025.
- «50º di sacerdozio di padre Marcellino», La Civetta di Minerva, 11 giugno 2018.
- «L’Orchestra Barocca Siciliana al Convento dei Cappuccini», La Civetta di Minerva, 4 febbraio 2022.
- «La rotatoria di piazza Cappuccini intitolata a Matteo Sgarlata», Diario 1984, 25 maggio 2019.
- «È di Rosario Decente il corpo trovato nelle Latomie», Siracusa News, 10 febbraio 2024.
- «Le parole che curano: giornata di studio», Siracusa Press, 18 ottobre 2025.














