![]() La statua in pietra calcarea di Sant’Antonio col Bambino, all’interno della nicchia con volta a conchiglia (foto A. Calabrò, 2026). | |
| Indirizzo | Via Vittorio Veneto 41, Ortigia |
|---|---|
| Palazzo | Palazzo Mezio-Blanco, XVIII secolo |
| Datazione | XVIII secolo (Romano 1991) |
| Soggetto | Sant’Antonio di Padova col Bambino |
| Iconografia | Statua in pietra calcarea in saio francescano, Bambino Gesù in braccio; mano destra con libro e giglio; aureola di puttini |
| Cornice | Tardobarocca con volute e decorazioni barocche; volta a conchiglia all’interno della nicchia, fortemente chiaroscurale |
| Misure | 70 × 100 cm (Romano 1991) |
| Posizione | A coronamento del portale d’ingresso del palazzo |
| Censimento | Romano 1991, scheda n. 12 |
| Quartiere | Mastrarua, Ortigia |
| Stato 1991 | Discrete condizioni; intonaco bianco di restauro superficiale, già nel 1991 in parte scomparso |
L’edicola votiva di Sant’Antonio di Padova in via Vittorio Veneto 41 a Ortigia è una delle edicole settecentesche del centro storico di Siracusa, posta a coronamento del portale d’ingresso di Palazzo Mezio-Blanco (XVIII secolo) lungo l’antica Mastrarua. Si compone di una nicchia parietale con statua in pietra calcarea di Sant’Antonio col Bambino, racchiusa da una decorazione barocca a volute che unisce il portale alla nicchia. All’interno la nicchia è arricchita da una volta a conchiglia che, secondo Romano, rende l’edicola «fortemente chiaroscurale».
L’edicola è catalogata da Michele Romano nel censimento del 1991 (Le edicole votive di Siracusa) come scheda n. 12, con datazione al XVIII secolo e dimensioni di 70 × 100 cm. Romano attribuisce il manufatto direttamente al prospetto di Palazzo Mezio-Blanco e ringrazia, fra le fonti, la Sig.ra Carmelina Blanco, proprietaria del palazzo all’epoca del rilievo. Sulla stessa Mastrarua, a poche decine di metri di distanza, Romano documenta la coeva edicola di Santa Lucia su Palazzo Russo al civico 22 (scheda n. 13 del catalogo).
L’edicola tardobarocca

La cornice esterna dell’edicola, di gusto tardobarocco, è scolpita direttamente sulla muratura del palazzo. Romano (1991) descrive una decorazione paretale che, con volute e decorazioni barocche, unisce il portale alla nicchia: l’edicola non è dunque un elemento isolato ma il coronamento integrato dell’apparato decorativo del portone. La struttura compositiva, contenuta in 70 × 100 cm, articola elementi decorativi tipici della scultura ortigiana del XVIII secolo:
- Nicchia parietale ovale, profilata a sguscio modanato;
- Volta a conchiglia scolpita nell’intradosso della nicchia, motivo che, secondo Romano, «rende l’edicola fortemente chiaroscurale» grazie al gioco di ombre prodotto dalle scanalature radiali;
- Volute aggettanti ai lati, con foglie d’acanto e cartocci che fanno da raccordo decorativo fra la cornice della nicchia e la parete del palazzo;
- Coronamento sommitale a cartiglio scolpito, con elementi decorativi a volute e nastri;
- Basamento con elemento decorativo a stella o rosone in basso, sopra la cornice del portone.
Sopra l’edicola, in asse, è posto un oculus mistilineo polilobato in pietra calcarea, finestrino decorativo del prospetto che, pur essendo elemento autonomo del palazzo, contribuisce all’effetto scenografico complessivo del coronamento del portale.
La statua di Sant’Antonio

All’interno della nicchia, accolto dal catino della volta a conchiglia, è collocata una statua in pietra calcarea di Sant’Antonio di Padova, scolpita a tutto tondo. Romano (1991) descrive il santo come «avvolto in un modesto saio» con il Bambino in braccio. L’iconografia è quella codificata della tradizione devozionale post-tridentina:
- Saio francescano «modesto», con cordone annodato in vita;
- Bambino Gesù sostenuto in braccio, attributo identificativo del santo;
- Nella mano destra il santo regge un libro e un giglio, simboli rispettivamente della dottrina e della purezza;
- Il santo è circondato da un’aureola di puttini, secondo una soluzione scenografica tipica della scultura tardobarocca siciliana.
La statua è integra nelle sue parti essenziali (testa, busto, braccia), pur presentando segni di erosione superficiale e di patina scura da umidità, soprattutto nelle parti più esposte alla pioggia. Lo stile è coerente con la produzione di maestranze locali siracusane attive nella prima metà del XVIII secolo. Non risulta documentata alcuna attribuzione a scultore noto.
Palazzo Mezio-Blanco

Romano (1991) attribuisce esplicitamente l’edicola al prospetto di Palazzo Mezio-Blanco (sec. XVIII) in via Vittorio Veneto 41. Si tratta di un palazzo settecentesco a due livelli, con prospetto in pietra calcarea ricoperto di intonaco oggi degradato. La facciata si articola su due ali simmetriche scandite da due grandi balconi a panza con ringhiere in ferro battuto bombato, sorretti da mensole figurate con mascheroni di gusto tardobarocco. Il portone centrale è a tutto sesto, racchiuso da una cornice in pietra calcarea con concio di chiave decorato a mascherone. L’edicola è collocata sull’asse del portone, sopra il concio di chiave, secondo lo schema settecentesco siracusano che fa dell’edicola il coronamento devozionale dell’accesso al palazzo.
La copertura è a tegole inclinate, su cornicione modanato in pietra. All’epoca del rilievo di Romano (1991), la proprietà del palazzo era della Sig.ra Carmelina Blanco, ringraziata dall’autore «per la gentile cortesia» nella consultazione del manufatto.
Stato di conservazione
Romano (1991) valuta lo stato del manufatto «in discrete condizioni», ma rileva criticità importanti già allora. Il prospetto del palazzo era stato oggetto di un «superficiale restauro» che aveva comportato la copertura del piano di facciata con uno strato d’intonaco bianco. Al momento del rilievo, secondo Romano, quell’intonaco era «completamente o in parte scomparso» per via delle condizioni atmosferiche e dell’umidità.
L’autore chiudeva la scheda con un esplicito richiamo all’intervento congiunto del privato e della pubblica amministrazione: «Si richiede, attento da parte del privato e dell’amministrazione pubblica, un recupero più attento dell’edificio settecentesco». L’osservazione fotografica attuale (2026) restituisce un quadro coerente con il monito di Romano: l’intonaco è in gran parte scrostato, con ampie macchie nere di umidità e biodeterioramento; la pietra calcarea della cornice presenta erosioni superficiali, distacchi puntuali e perdite di dettaglio nei modelli più sottili; la statua, pur conservata nelle sue parti principali, ha perso parzialmente la nitidezza del modellato. Non risultano interventi di restauro documentati posteriori al 1991.
Contesto urbano
Via Vittorio Veneto è l’antica Mastrarua di Ortigia (dal siciliano «Masciarrù», «Via Maestra»), una delle due grandi strade-spina dell’isola. Tracciata in età aragonese-catalana, ha mantenuto per secoli funzione di asse commerciale principale; la sua prima pavimentazione documentata risale al 1795. Per un periodo fu intitolata al tiranno Gelone, prima che il nome venisse trasferito al moderno Corso Gelone della città di terraferma e che la via venisse ribattezzata Vittorio Veneto nei primi anni Venti del Novecento.
Il civico 41 si colloca nel tratto centrale della Mastrarua. A poche decine di metri di distanza, sempre sulla stessa via, si conserva la edicola votiva di Santa Lucia in via Vittorio Veneto 22 su Palazzo Russo (scheda n. 13 di Romano), e all’estremità orientale della via, sul cantonale con via della Maestranza, la edicola di Santa Lucia in via della Maestranza 136 (scheda n. 14). I tre manufatti, tutti settecenteschi, restituiscono la stratificazione del culto devozionale lungo l’antica Via Maestra di Ortigia.
Accessibilità
Accessibilità motoria
L’edicola è visibile dalla strada pubblica senza alcuna barriera architettonica. Via Vittorio Veneto, nel tratto del civico 41, è zona pedonale aperta al traffico residenziale, con pavimentazione in lastroni di pietra calcarea sconnessa. Il marciapiede è ridotto. L’edicola è posta in posizione elevata, sopra il portone d’ingresso, a oltre 3 metri da terra: la fruizione visiva ottimale richiede di arretrare di qualche metro dalla parete.
Accessibilità visiva
La statua, di colore chiaro contro la parete intonacata avorio, è visibile anche da persone con ipovisione, in particolare grazie al contrasto fra la pietra calcarea bianca della cornice e il fondo della parete. Il dettaglio della statua e del Bambino richiede invece distanza ravvicinata o ingrandimento ottico. Per persone con disabilità visiva grave non è disponibile alcuna descrizione tattile o audio sul sito.
Accessibilità uditiva
L’edicola non prevede alcun apparato sonoro né eventi acustici programmati. Le visite guidate alle edicole devozionali di Ortigia, periodicamente organizzate da associazioni cittadine, si svolgono in lingua italiana parlata, senza supporto in LIS o sottotitoli.
Accessibilità cognitiva
Il riconoscimento del soggetto come Sant’Antonio di Padova è facilitato dalla presenza del Bambino Gesù in braccio, attributo iconografico immediatamente leggibile per chi conosce la tradizione devozionale francescana. Il dettaglio del giglio e del libro, oggi parzialmente illeggibile per il degrado, richiede invece familiarità con l’iconografia antoniana. Una targa esplicativa sulla muratura del palazzo, oggi assente, faciliterebbe la comprensione per i passanti e per i turisti.
Galleria




Scorri orizzontalmente per sfogliare le immagini. Tutte le foto: A. Calabrò, 2026.
Vedi anche
- Edicola votiva di Santa Lucia in via Vittorio Veneto 22 (scheda n. 13 di Romano, Palazzo Russo, sulla stessa Mastrarua)
- Edicola votiva di Santa Lucia in via della Maestranza 136 (scheda n. 14 di Romano, all’estremità orientale di via Vittorio Veneto)
- Edicole votive di Siracusa
Fonti
- Michele Romano, Le edicole votive di Siracusa, Siracusa, Emanuele Romeo Editore, collana «Pentapolis. Studi e ricerche sulla città», 1991, 96 pp. Scheda n. 12, pag. 52: «S. Antonio di Padova col Bambino — edicola (sec. XVIII) sita in Via Vittorio Veneto, n. 41 (Mastrarua)». Fonte primaria per attribuzione a Palazzo Mezio-Blanco, datazione, misure (70 × 100 cm), descrizione architettonica (decorazione paretale con volute, volta a conchiglia), descrizione iconografica (modesto saio, Bambino in braccio, libro e giglio nella destra, aureola di puttini), stato di conservazione del 1991 e identificazione della proprietà (Sig.ra Carmelina Blanco).
- Michele Romano, Dario Bottaro, Mater. La committenza mariana a Siracusa, Newl’ink, ISBN 9788894079272.
- «Edicole votive» — siracusaarteecultura.it (tradizione delle edicole sui palazzi di Ortigia dopo il 1693).
- Via Vittorio Veneto, Ortigia, scheda Openalfa.
