Edicola votiva del Cuore Immacolato di Maria «Ave Maria» (Riviera Dionisio il Grande, Borgata Santa Lucia)

Tabernacolo in pietra calcarea del Novecento con dipinto del Cuore Immacolato di Maria e iscrizione «Ave Maria», all’inizio della Riviera Dionisio il Grande nella Borgata di Santa Lucia di Siracusa. Primo rilievo enciclopedico del manufatto.
Aggiornato in data 16 Maggio 2026 da
Edicola votivaEdicola votiva della Madonna «Ave Maria» (Riviera Dionisio il Grande)
Vista frontale dell'edicola votiva del Cuore Immacolato di Maria con iscrizione «Ave Maria» sulla Riviera Dionisio il Grande nella Borgata di Santa Lucia, Siracusa

Vista frontale del tabernacolo con dipinto del Cuore Immacolato di Maria e iscrizione «Ave = Maria» (foto A. Calabrò, 8 maggio 2026)
Dati identificativi
TipoEdicola a tabernacolo aggettante in pietra calcarea, con frontone triangolare
DedicaCuore Immacolato di Maria (iconografia mariana del cuore esposto sul petto, devozione promossa da Pio IX e estesa a tutta la Chiesa da Pio XII nel 1944)
IndirizzoRiviera Dionisio il Grande, civico 9 (in prossimità dello Sbarcadero Santa Lucia)
QuartiereBorgata di Santa Lucia (Siracusa)
DiocesiSiracusa
Dati architettonici
MaterialePietra calcarea bianca a vista
Dimensioni stimatecirca 50 × 60 cm (rilievo autoptico fotografico)
Aggettocirca 10-12 cm dal filo muratura
FrontoneTriangolare a doppia falda, con croce greca scolpita al centro e decorazione a dentelli lungo le inclinazioni
Cornice perimetraleMotivo a rosario di perline scolpito in pietra
Nicchia internaAd arco a tutto sesto, chiusa da vetrata
MensolaModanata con dentelli e fasce orizzontali; iscrizione frontale
Iscrizione«AVE = MARIA» a caratteri capitali
Iconografia
SoggettoMaria a mezzo busto con velo, mani giunte sul petto, aureola, cuore esposto al centro del petto attorniato da rosa, secondo l’iconografia del Cuore Immacolato di Maria
SupportoDipinto (o stampa cromolitografica) su supporto piano, protetto da vetrata
StileDevozionale popolare di ispirazione tardo-rinascimentale; riproduzione cromolitografica fra tardo Ottocento e prima metà del Novecento
Catalogazione
Datazione propostaXX secolo (indicativamente 1920-1960 ca.), su base stilistica e iconografica; due ipotesi alternative: anni 1920-1940 (coevo alla costruzione del palazzetto, dopo l’interramento della palude costiera) oppure 1942-1960 (in connessione con la consacrazione al Cuore Immacolato di Pio XII e con il clima mariano del dopoguerra siracusano)
Censimento Romano 1991Non censita (il volume copre Ortigia + 1 sola edicola in Acradina; la Borgata Santa Lucia non è inclusa)
Documentazione preesistenteNessuna nota nelle fonti web aperte alla data del rilievo (maggio 2026)
Primo rilievo enciclopedicoAretusapedia, scheda autoptica del 13 maggio 2026

L’edicola votiva della Madonna «Ave Maria» è un tabernacolo a parete in pietra calcarea inserito sul prospetto di un palazzetto privato all’inizio della Riviera Dionisio il Grande, civico 9, nel quartiere della Borgata di Santa Lucia di Siracusa, in prossimità dello Sbarcadero Santa Lucia. Custodisce un dipinto devozionale del Cuore Immacolato di Maria, protetto da una vetrata e racchiuso in una cornice di pietra scolpita a frontone triangolare con decorazione a rosario di perline. Sulla mensola sottostante è incisa l’iscrizione «AVE = MARIA».

L’edicola non risulta censita nel volume di Michele Romano Le edicole votive a Siracusa (1991), che concentra il proprio campionario sulle nicchie di Ortigia e include una sola voce sul retroterra (la cappella in via Ruggero Settimo 28, Acradina). Non risultano inoltre menzioni nelle fonti web aperte alla data del rilievo. La presente scheda costituisce quindi la prima documentazione enciclopedica conosciuta del manufatto, condotta secondo un metodo di rilievo primario autoptico, datato e firmato.

Contesto urbano dell'edicola votiva sul prospetto del palazzetto al civico 9 di Riviera Dionisio il Grande, Borgata Santa Lucia

Posizione e contesto urbano

L’edicola si trova sul prospetto sud-ovest di un palazzetto privato a due piani di tipologia ottocentesca, posto al numero civico 9 della Riviera Dionisio il Grande, all’altezza dell’imbocco settentrionale del lungomare, in posizione adiacente allo Sbarcadero Santa Lucia. Il manufatto è collocato fra due porte d’ingresso ad arco, ai civici 9 e 9A, alla quota del piano terra (circa 2 m da terra), incassato nel paramento murario intonacato.

Il palazzetto presenta caratteri tipici dell’edilizia di Borgata fra fine Ottocento e primo Novecento: prospetto austero a due piani, portali ad arco a tutto sesto con cornici in pietra modanata, balcone superiore con mensole barocche o neobarocche, intonacatura chiara. Sopra l’edicola transita un pluviale moderno e un’unità esterna di condizionamento, segno della sovrapposizione fra dispositivo devozionale storico e impianti contemporanei.

Il quartiere della Borgata di Santa Lucia, detto in dialetto siracusano A Buggata, ha ricevuto il proprio piano regolatore il 5 dicembre 1885, reso esecutivo nel gennaio 1886 e confermato da Regio Decreto il 9 agosto 1889. L’occasione fu la donazione di terreni da parte di Luigi Leone Cuella, su cui sarebbero sorti più tardi la piazza e lo stadio comunali, situati nella zona interna del quartiere a nord. La fascia costiera orientale, dove oggi corre la Riviera Dionisio il Grande, era allora una palude e specchio d’acqua – la cosiddetta «mitica palude Sirako» che secondo la tradizione avrebbe dato il nome all’antica Siracusa – e fu progressivamente interrata nei decenni successivi al piano regolatore, dando spazio ai cosiddetti «I villini» e ai giardini Marinaretti, fra darsena-porto piccolo e viale Regina Margherita.

La data esatta in cui la Riviera Dionisio il Grande è stata aperta come asse stradale formalizzato non risulta documentata nelle fonti web aperte. La sua collocazione cronologica si colloca verosimilmente nei primi decenni del Novecento, in parallelo o subito dopo gli altri grandi cantieri urbani della Borgata: la chiesa del Pantheon (1919), le case popolari IACP (1925-1927), lo stadio comunale (1932). Il viale Cadorna, frutto dell’interramento del Vallone, è invece degli anni 1940-1950.

La Borgata costituisce, dopo Ortigia, il secondo quartiere storico di Siracusa, e per molto tempo è rimasta collegata all’isola attraverso il servizio del buzzettu, la barca tipica siracusana, che partiva da Riva della Posta su Ortigia e approdava allo Sbarcadero Santa Lucia, sull’attuale Riviera Dionisio il Grande.

La presenza di un’edicola devozionale all’inizio della Riviera, in prossimità dello sbarco storico, si inserisce coerentemente nella geografia religiosa di un quartiere a forte vocazione marittima e di pesca, in cui la devozione mariana popolare accompagnava le pratiche quotidiane di mare. Il sito è inoltre a breve distanza dalla Basilica santuario di Santa Lucia al Sepolcro, riferimento sacro principale della Borgata.

Descrizione tipologica e architettonica

L’edicola appartiene alla tipologia del tabernacolo a parete in pietra calcarea, aggettante dalla muratura di circa 10-12 cm. Si distingue dunque sia dalle nicchie incassate più diffuse a Ortigia (come quelle del Crocifisso in via del Crocifisso 74 o di Santa Lucia in via Cavour 15), sia dalle edicole a scatola sporgente in malta cementizia di tradizione novecentesca. La fattura monolitica della cornice in pietra a vista e l’apparato decorativo scolpito ne fanno un esemplare di artigianato lapideo destinato a contesto privato.

Le dimensioni complessive, stimate dall’autopsia fotografica con riferimento al modulo del civico ceramico standard adiacente (circa 15×15 cm), sono dell’ordine di 50 × 60 cm. Il manufatto si articola in tre parti sovrapposte:

  • un frontone triangolare a doppia falda, sormontato da una croce greca scolpita al centro e decorato lungo l’inclinazione delle falde da un motivo a dentelli;
  • una cornice rettangolare con decorazione perimetrale a rosario di perline scolpito in pietra, che racchiude la nicchia interna ad arco a tutto sesto chiusa da una vetrata;
  • una mensola modanata con dentelli, fasce orizzontali e iscrizione frontale «AVE = MARIA».

La presenza simultanea di croce greca, perline e dentelli rimanda al repertorio del cosiddetto tabernacolo devozionale popolare ottocentesco, frequente in Sicilia orientale lungo le vie principali dei quartieri di nuova fondazione del secondo Ottocento. La decorazione a perline, in particolare, è un marker stilistico delle edicole legate alla devozione mariana e alla recita del rosario nei centri marittimi e nei quartieri popolari.

Dettaglio del frontone triangolare con croce greca e decorazione a rosario di perline, e iscrizione «Ave = Maria» sulla mensola sottostante

Iconografia

All’interno della nicchia è collocato un dipinto devozionale (o stampa cromolitografica successivamente fissata su tavola) raffigurante il Cuore Immacolato di Maria. La composizione, leggibile nonostante lo sbiadimento della superficie pittorica, mostra:

  • Maria a mezzo busto, in posizione frontale
  • capo coperto da velo bianco che ricade sulle spalle
  • aureola ben visibile dietro il capo
  • mani giunte sul petto, in atteggiamento di preghiera
  • al centro del petto, sotto le mani giunte, un cuore esposto attorniato da una rosa (riconducibile alla corona di rose della corona iconografica del Cuore Immacolato)
  • sguardo dolce, leggermente inclinato verso il basso

L’iconografia corrisponde alla devozione al Cuore Immacolato di Maria (Cor Immaculatum Mariae), codificata nella sua forma popolare moderna a partire dal XVII secolo (l’introduzione della festa liturgica è opera di san Giovanni Eudes, 1601-1680) e diffusa nella pietà privata e popolare nei secoli XIX e XX. Nella variante più frequente delle riproduzioni cromolitografiche, il cuore è circondato da una corona di rose e talvolta trafitto da una spada, simbolo del dolore della Madre profetizzato dalla profezia di Simeone al tempio («Anche a te una spada trafiggerà l’anima», Lc 2,35).

La diffusione popolare di questa iconografia ha due momenti di particolare intensità: la metà dell’Ottocento, sotto il pontificato di Pio IX, che istituisce la festa per la diocesi di Roma; e gli anni 1942-1944, quando Pio XII consacra la Chiesa e il genere umano al Cuore Immacolato di Maria (radiomessaggio al Portogallo, 31 ottobre 1942) ed estende la festa a tutta la Chiesa cattolica (1944), nel contesto della seconda guerra mondiale e in connessione con il messaggio di Fatima.

L’identificazione con il Cuore Immacolato esclude due ipotesi alternative che potrebbero essere suggerite dall’aspetto sbiadito del dipinto. Non si tratta di una “Madonna col Bambino”: il dipinto non contiene la figura del Bambino Gesù; quello che a un primo sguardo può sembrare un piccolo Bambino in braccio è in realtà il drappeggio del manto sopra il cuore esposto, accompagnato dalla rosa offertoriale. Non si tratta nemmeno della Madonna delle Lacrime di Siracusa: il prototipo della lacrimazione del 29 agosto – 1° settembre 1953 è un bassorilievo in gesso, non un dipinto, e la sua iconografia non comprende le mani giunte sul petto né il cuore esposto.

L’immagine si presenta oggi parzialmente sbiadita, con macchie da umidità ascendente e ossidazione sulla parte inferiore. Lo stato della pittura è coerente con un manufatto di un secolo o poco più, esposto a un microclima salmastro tipico della Borgata marittima.

L’iscrizione «Ave = Maria»

L’iscrizione frontale sulla mensola riporta a caratteri capitali la formula latina «AVE = MARIA», cardine del saluto angelico evangelico (Lc 1,28) e incipit dell’omonima preghiera mariana. Il segno «=» al posto del trattino tipografico, riscontrabile anche in altre iscrizioni epigrafiche del periodo, è un uso epigrafico tipico di fine Ottocento e primo Novecento in ambito devozionale popolare siciliano e meridionale, e costituisce un ulteriore indizio cronologico a sostegno della datazione proposta.

La scelta dell’invocazione «Ave Maria», anziché di un titolo mariano specifico (Madonna del Carmelo, della Provvidenza, delle Grazie) o dell’attestazione di una processione patronale, è un tratto della devozione mariana generale e non confraternale, caratteristica delle edicole erette da privati cittadini all’esterno della propria abitazione come segno personale di pietà.

Datazione proposta

In assenza di documentazione d’archivio e di iscrizione di datazione esplicita, la datazione del manufatto si propone su base stilistica, iconografica e contestuale, all’interno di una forchetta compresa indicativamente fra il 1920 e il 1960. Gli elementi a sostegno sono:

  • la fascia costiera orientale della Borgata, su cui oggi corre la Riviera Dionisio il Grande, era originariamente una palude marittima (la cosiddetta «palude Sirako»), interrata progressivamente nei decenni successivi al piano regolatore del 1885: l’edicola, e il palazzetto che la ospita, non possono dunque precedere l’urbanizzazione di questo lato del quartiere, collocabile fra il 1910 e il 1940;
  • la cronologia parallela degli altri grandi cantieri della Borgata (chiesa del Pantheon 1919, case popolari IACP 1925-1927, stadio comunale 1932) conferma la fase di consolidamento residenziale dell’area negli anni 1920-1940;
  • l’iconografia del Cuore Immacolato di Maria conosce due picchi di diffusione popolare cromolitografica: il primo a metà Ottocento sotto Pio IX (festa istituita per la diocesi di Roma) e il secondo, più forte, fra il 1942 (consacrazione di Pio XII) e il 1960 (post-guerra, messaggio di Fatima);
  • la coerenza tipologica del tabernacolo con il devozionale popolare in pietra calcarea, frequente in Sicilia orientale, con persistenze formali sino agli anni 1950-1960;
  • l’uso epigrafico del segno «=» nell’iscrizione «AVE = MARIA», ricorrente in iscrizioni devozionali a cavallo dei due secoli e ancora utilizzato in alcune iscrizioni popolari del Novecento.

Le due ipotesi più probabili sono dunque (a) fra il 1920 e il 1940, in coerenza con la prima fase di costruzione dei villini della Riviera, oppure (b) fra il 1942 e il 1960, in connessione con la spinta devozionale di Pio XII al Cuore Immacolato e con il clima mariano del dopoguerra siracusano (che culmina con la lacrimazione del 1953). La prima ipotesi è quella più probabile se l’edicola è coeva alla costruzione del palazzetto; la seconda se è stata aggiunta successivamente al prospetto già edificato.

La forchetta proposta resta aperta a precisazioni che potranno arrivare da una consultazione dell’Archivio Storico Diocesano di Siracusa, dell’Archivio Storico del Comune (atti di concessione decorativa esterna, pratica edilizia del palazzetto, eventuali domande di benedizione), dell’Archivio della parrocchia di Santa Lucia al Sepolcro, oppure dalla memoria orale dei residenti del palazzetto.

Prospettiva di scorcio dell'edicola votiva dal basso, con dettaglio della croce greca sul frontone e dell'archetto a tutto sesto

Stato di conservazione

L’apparato lapideo dell’edicola si presenta in stato di conservazione discreto: la cornice è integra, le decorazioni a perline e i dentelli del frontone risultano leggibili. Si rilevano patine bruno-grigie da inquinamento atmosferico e da percolazione di acque meteoriche, soprattutto nella metà superiore. Le ossidazioni del paramento intonacato circostante mostrano una pulizia recente del prospetto.

Il dipinto interno è invece in stato di conservazione meno favorevole: la superficie pittorica è sbiadita, con macchie di umidità ascendente nella parte inferiore. La vetrata di chiusura è integra ma con depositi di polvere e segni di sigillatura artigianale al perimetro. Non risultano interventi di restauro documentati promossi da enti pubblici o associazioni cittadine. La conservazione ricade interamente sui residenti del palazzetto e sulla devozione di vicinato.

Stato della documentazione

La compilazione di questa scheda è il frutto di un rilievo autoptico fotografico condotto sul posto l’8 maggio 2026 (fotografie a corredo, datate e georeferenziabili per metadati EXIF). La scheda è da considerarsi fonte primaria di prima documentazione per il manufatto. Sono state preliminarmente verificate, senza esito, le seguenti fonti:

  • Michele Romano, Le edicole votive a Siracusa, 1991: l’edicola non è inclusa nel censimento;
  • Fonti web aperte indicizzate da Google al 13 maggio 2026: nessuna menzione dedicata;
  • Schedario online della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa: nessuna scheda accessibile pubblicamente;
  • Catalogo Generale dei Beni Culturali (ICCD) e Beweb (CEI): nessuna scheda al momento reperibile per il manufatto.

La presente scheda è quindi proposta come primo documento pubblicato, in attesa di precisazioni successive da fonti d’archivio o da memoria orale. Eventuali integrazioni e correzioni documentali sono benvenute e saranno integrate per arricchimento progressivo della voce.

Accessibilità

Accessibilità motoria

La Riviera Dionisio il Grande, nel tratto iniziale in prossimità dello Sbarcadero, presenta una pavimentazione in lastroni di pietra a fughe regolari, con marciapiedi laterali. Il tratto è pedonale e veicolare promiscuo, con flusso di traffico moderato. L’edicola è collocata in elevazione, alla quota corrispondente al primo piano del prospetto: non è quindi raggiungibile fisicamente al tatto, ma resta osservabile a tutta altezza dal piano stradale, anche da posizione seduta. La vista è libera da arredo urbano frontale.

Accessibilità visiva

Il tabernacolo bianco in pietra calcarea risalta sul fondo dell’intonaco grigio-bianco del prospetto. La struttura architettonica (frontone triangolare, croce greca, cornice a perline) è di leggibilità immediata anche a distanza media. L’iscrizione «AVE = MARIA» è incisa a caratteri capitali ben contrastati ed è leggibile da terra. Non è presente illuminazione interna o esterna dedicata, e la fruibilità serale è limitata alla luce dei lampioni stradali. La superficie pittorica del dipinto, sbiadita, riduce la leggibilità del soggetto iconografico anche a corta distanza.

Accessibilità uditiva

Il contesto acustico della Riviera Dionisio il Grande è quello di una strada di scorrimento secondario, con traffico veicolare moderato e, nei mesi estivi, presenza di stabilimenti balneari e di passaggio pedonale verso la spiaggia. Non sono presenti audioguide, targhe sonore o segnaletica acustica dedicate al manufatto.

Accessibilità cognitiva

L’iconografia del Cuore Immacolato di Maria è meno immediata della «Madonna col Bambino» o della «Madonna delle Lacrime» di Siracusa: richiede di riconoscere il cuore esposto sul petto come attributo iconografico mariano specifico, codificato dalla devozione introdotta da san Giovanni Eudes nel XVII secolo e popolarizzata nel XX secolo da Pio XII (1942-1944). L’iscrizione «AVE = MARIA», in lingua latina, è di facile decodifica per chiunque abbia frequentato la liturgia, ma il legame fra l’invocazione angelica e l’iconografia del Cuore Immacolato non è esplicito sul manufatto. Il legame con la storia del quartiere (urbanizzazione novecentesca per interramento della palude costiera, devozione mariana popolare di marina) non è desumibile a colpo d’occhio. Una targa esplicativa, anche minimale, in italiano e in inglese, restituirebbe questo livello informativo ai passanti e ai turisti diretti alla Basilica di Santa Lucia al Sepolcro.

Vedi anche

Fonti

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Tabella dei Contenuti

Indirizzo
Riviera Dionisio il Grande 9, Siracusa (Borgata Santa Lucia)
Quartiere / Zona
Siracusa – Borgata di Santa Lucia (presso lo Sbarcadero)
Epoca / Secolo
XX secolo (1920-1960 ca., su base stilistica e iconografica)
Accessibilità
Riviera pedonale + veicolare in lastroni di pietra. Edicola in elevazione, fuori portata fisica ma osservabile da terra. Tabernacolo bianco ad alto contrasto sul fondo grigio del prospetto. Iscrizione AVE=MARIA leggibile da terra. Dipinto interno sbiadito. Nessuna illuminazione dedicata, nessuna targa esplicativa, nessuna audioguida.
Orari o note pratiche

Visibile dalla via in qualsiasi orario. Manufatto privato manutenuto dai residenti del palazzetto. Non sono presenti illuminazione interna né segnaletica turistica.