![]() Eduardo Di Giovanni (1875-1979), avvocato e politico siracusano. Foto via antoniorandazzo.it. | |
| Carica pubblica | |
| Carica | Sindaco di Siracusa |
|---|---|
| Mandato | 1920–1922 |
| Predecessore | Ernesto Giobbe (Regio commissario) |
| Successore | Commissari regi e prefettizi |
| Dati anagrafici | |
| Nome completo | Eduardo Di Giovanni |
| Variante | Edoardo |
| Nascita | 7 novembre 1875, Siracusa |
| Morte | 16 marzo 1979, Roma |
| Professione | Avvocato, politico, giornalista |
| Carriera politica | |
| Partito | PSR → PSI → PSLI → PSDI |
| Deputato | XXV e XXVI Legislatura (1919-1924) |
| Prosindaco | Siracusa, 1920 |
| Pres. Consiglio Prov. | Siracusa, 1920 |
| Assemblea Costituente | 1946-1948 (Commissione dei 75) |
| Senatore | I Legislatura (1948-1953) |
| Governo | Sottosegretario Industria e Commercio (De Gasperi VI, 1950-1951) |
| Massoneria | |
| Loggia | Archimede (Siracusa), poi Universo (Roma) |
| Grado | 33° RSAA (1925) |
| Titolo onorario | Gran Maestro Onorario GOI (1954) |
| Famiglia | |
| Padre | Salvatore Di Giovanni, avvocato |
| Madre | Matilde Adorno |
Eduardo Di Giovanni (Siracusa, 7 novembre 1875 – Roma, 16 marzo 1979) è stato un avvocato, politico e giornalista italiano. Deputato del Regno d’Italia per due legislature, membro dell’Assemblea Costituente — dove fece parte della Commissione dei 75 che redasse la Carta — e senatore della Repubblica nella I Legislatura, ricoprì anche la carica di sottosegretario di Stato per l’Industria e il Commercio nel sesto governo De Gasperi. Figura di primo piano della massoneria italiana, nel 1954 ricevette il titolo di Gran Maestro Onorario del Grande Oriente d’Italia. Morì a 103 anni, dopo aver attraversato da protagonista l’Italia giolittiana, il fascismo, la Resistenza e l’intera parabola della Prima Repubblica.
Origini familiari e formazione
Eduardo Di Giovanni nacque in una famiglia radicata nella tradizione risorgimentale e liberale. Il padre, Salvatore Di Giovanni, avvocato di orientamento mazziniano, incarnava il culto del lavoro, della famiglia e della patria come impegno civile. La linea materna portava un retaggio di sacrificio patriottico: la madre, Matilde Adorno, discendeva da Mario e Carmelo Adorno, fucilati in piazza Duomo a Siracusa nel 1837 per aver partecipato ai moti rivoluzionari contro il regime borbonico.
Dopo gli studi umanistici e giuridici, Di Giovanni conseguì la laurea in giurisprudenza nel 1898. I suoi interessi non si limitarono alla tecnica del diritto: si formò attraverso la lettura sistematica delle opere di Giordano Bruno, Georg Wilhelm Friedrich Hegel e Karl Marx. Da questa sintesi — libero pensiero, dialettica hegeliana e analisi sociale marxista — nacque la pubblicazione giovanile La virtù delle idee medie, in cui rifletteva sulla necessità di un equilibrio politico capace di perseguire il progresso sociale attraverso la moderazione costruttiva. L’analisi della storia siciliana, con particolare attenzione ai Fasci Siciliani, lo orientò verso il socialismo riformista, l’internazionalismo e il pacifismo.
Carriera forense
Iscritto all’Albo degli Avvocati di Siracusa dal 1902 e abilitato al patrocinio davanti alla Corte di Cassazione dal 1912, Di Giovanni si distinse come uno dei penalisti più autorevoli della sua epoca. Per lui la professione legale non fu mai separata dall’impegno civile.

Le difese nei Tribunali di Guerra
Durante la prima guerra mondiale, nonostante la sua posizione di interventista democratico, Di Giovanni si dedicò alla difesa di soldati e ufficiali davanti ai Tribunali di Guerra, in processi dove la posta in gioco era spesso la vita degli imputati. Due casi spiccano per rilevanza.
Il primo riguardò due giovani ufficiali — uno pugliese, l’altro siciliano — accusati di codardia durante le operazioni per l’avanzata su Gorizia. Il Pubblico Ministero aveva chiesto la condanna alla fucilazione al petto. Di Giovanni ottenne l’assoluzione con formula piena, salvandoli dall’esecuzione.
Il secondo caso coinvolse il colonnello Mario Riveri, accusato di aver sacrificato il proprio reggimento nell’azione al Monte Basson. Di Giovanni ne dimostrò l’innocenza e lo fece assolvere; le sue argomentazioni furono così incisive che Riveri ottenne l’immediata promozione al grado di generale.
Presidenza dell’Ordine e longevità professionale
Il prestigio di Di Giovanni nel foro siracusano fu confermato dalla nomina a presidente dell’Ordine degli Avvocati di Siracusa, carica che ricoprì dal 1943 al 1946, negli anni delicati del passaggio dall’amministrazione alleata alla ricostruzione delle istituzioni italiane. Nel 1965, per il cinquantesimo anniversario di professione, gli fu conferita una medaglia d’oro celebrativa. I necrologi dell’epoca attestano che mantenne la professione formalmente attiva fino alla soglia dei cento anni, continuando ancora a novant’anni a viaggiare in treno ordinario per raggiungere le sedi delle Corti d’Assise.
Attività politica
Il socialismo riformista a Siracusa
Nel 1906, Di Giovanni fu tra i fondatori del Circolo Socialista di Siracusa, insieme a Luigi Leone e Salvatore Nanna. Il Circolo non era solo un centro di coordinamento elettorale, ma una scuola di elevazione morale e culturale per gli iscritti. Di Giovanni operò anche come consigliere comunale di Siracusa, distinguendosi per la conoscenza delle problematiche amministrative locali. Nel 1912 aderì formalmente al Partito Socialista Riformista, convinto che la rigenerazione della Sicilia richiedesse un approccio graduale e democratico.
Deputato del Regno d’Italia (1919-1924)
L’elezione a deputato nella XXV Legislatura, avvenuta nel 1919, segnò il culmine della sua prima fase politica. Di Giovanni ottenne un consenso plebiscitario, sostenuto dall’adesione dei movimenti combattentistici al suo programma socialriformista. Si presentava come interventista democratico, capace di interpretare le istanze dei reduci di guerra in chiave di progresso civile. A Melilli, i suoi principali sostenitori furono l’avvocato Salvatore David e il generale Vittorino Cannata, che nel 1920 divenne sindaco sotto l’egida del socialriformismo siracusano, con l’appoggio di Cesare Corvo, presidente della locale sezione dei Combattenti.
Rieletto nella XXVI Legislatura (11 giugno 1921 – 25 gennaio 1924), Di Giovanni intervenne alla Camera contro il vertiginoso aumento del costo della vita, denunciando la speculazione di produttori, rivenditori e accaparratori e invocando poteri speciali per il Governo. I mandati parlamentari si interruppero con le elezioni del 1924 e il consolidamento della dittatura fascista.
Prosindaco e presidente provinciale

Nel 1920, Di Giovanni ricoprì la carica di prosindaco di Siracusa e, in parallelo, fu eletto presidente del Consiglio Provinciale di Siracusa. La doppia titolarità confermò il suo ruolo di leader politico di riferimento nel territorio, in una fase pre-fascista segnata da profonda instabilità istituzionale. Secondo le memorie di storia locale, in qualità di primo cittadino Di Giovanni partecipò insieme al re Vittorio Emanuele III alla cerimonia di posa della prima pietra di un plesso monumentale in Ortigia. Il plesso fu poi inaugurato dal re nel 1929, quando Di Giovanni era ormai fuori da ogni carica pubblica per effetto del regime fascista.
Il ventennio fascista
L’ascesa del fascismo segnò una brusca interruzione dell’attività pubblica di Di Giovanni. Costretto al silenzio politico dalla violenza squadrista e dalle leggi del regime, si ritirò nell’esercizio della libera professione senza abbandonare i propri ideali.
Durante tutto il 1924 coordinò la raccolta di fondi per le vittime del fascismo a Melilli, inviando aiuti finanziari al generale Cannata. Mantenne vivi i legami con i circoli antifascisti, inclusa la Società Garibaldi, e con l’emigrazione siciliana negli Stati Uniti. Un aspetto significativo del periodo fu la sua attività massonica clandestina: durante il ventennio, Di Giovanni continuò a operare all’interno di una loggia segreta a Catania, mantenendo intatta la rete dei liberi muratori nonostante il divieto imposto dal regime.
La Liberazione e l’Assemblea Costituente
Presidente del CLN di Siracusa
Dopo il crollo del regime e lo sbarco alleato in Sicilia nel luglio 1943 (Operazione Husky), Di Giovanni tornò alla vita pubblica. Nel 1944 assunse la presidenza del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) di Siracusa, garantendo un raccordo tra l’antifascismo storico locale e le nuove direttive nazionali, in un contesto complicato dai difficili rapporti con il Governo Militare Alleato (AMGOT). Fu anche presidente della Federazione della mutualità e presidente onorario della Lega delle cooperative.
L’Assemblea Costituente (1946-1948)
Eletto nel collegio di Catania (elezione convalidata il 18 luglio 1946), Di Giovanni partecipò ai lavori dell’Assemblea Costituente dal 25 giugno 1946 al 31 gennaio 1948. Sul piano dell’appartenenza partitica, il suo percorso riflette le scissioni della sinistra italiana nel dopoguerra: iscritto inizialmente al gruppo del Partito Socialista Italiano (dal 15 luglio 1946), a seguito della scissione di Palazzo Barberini transitò il 3 febbraio 1947 nel Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), formazione socialdemocratica, riformista e atlantista in cui militò per il resto della carriera.
In Assemblea ricoprì incarichi di alta responsabilità: presidente della Commissione per l’esame delle domande di autorizzazione a procedere in giudizio (dall’11 settembre 1946 al termine dei lavori), componente della Commissione per la Costituzione (la ristretta Commissione dei 75, incaricata di redigere il testo della Carta, sotto la presidenza di Meuccio Ruini, al fianco di Aldo Moro, Piero Calamandrei, Palmiro Togliatti ed Ezio Vanoni) e componente della Seconda Sottocommissione, dedicata all’organizzazione costituzionale dello Stato.
I contributi al dibattito costituzionale
I resoconti stenografici documentano i suoi interventi su nodi centrali del diritto pubblico repubblicano. Nel dibattito sulla costituzionalizzazione del sistema proporzionale (settembre 1946), Di Giovanni si schierò con Emilio Lussu, Paolo Rossi e Tommaso Perassi contro l’inserimento di norme elettorali nel testo costituzionale, sostenendo che una Costituzione debba contenere solo principi permanenti, mentre i sistemi elettorali, per la loro natura tecnica, richiedono la flessibilità della legge ordinaria.
Di Giovanni prese inoltre posizione a favore del riconoscimento del diritto di resistenza individuale e collettiva, sostenendo che il cittadino avesse il dovere e il diritto di opporsi a un governo che violasse i principi costituzionali. Partecipò ai lavori che condussero al bicameralismo perfetto paritario e fu presente ai dibattiti sull’accesso delle donne in magistratura (futuro articolo 51 della Costituzione) e sull’indipendenza della polizia giudiziaria.
Senatore della Repubblica
Con l’entrata in vigore della Costituzione, Di Giovanni entrò nel primo Senato della Repubblica non per elezione diretta, ma di diritto, in virtù della III Disposizione Transitoria e Finale, che prevedeva la nomina a senatore per chi avesse ricoperto la carica di deputato in almeno tre legislature (le due del Regno e l’Assemblea Costituente). Il mandato coprì l’intera I Legislatura, dall’8 maggio 1948 al 24 giugno 1953.
Al Senato fu segretario del Gruppo Unità Socialista (che il 13 febbraio 1952 mutò denominazione in Partito Socialista Democratico Italiano, PSDI). Lavorò nella 4ª Commissione permanente Difesa (1948-1951) e nella 3ª Commissione permanente Affari esteri e colonie (1951-1953), oltre a un breve incarico nella Commissione speciale sui decreti legge (aprile-maggio 1949).
Sottosegretario di Stato
Il 17 febbraio 1950 fu nominato sottosegretario di Stato per l’Industria e il Commercio nel sesto governo De Gasperi, in una fase segnata dalla ricostruzione economica e dall’allocazione dei fondi del Piano Marshall. La cessazione dall’incarico, avvenuta il 5 aprile 1951, fu formalizzata dalla Gazzetta Ufficiale n. 80 del 7 aprile 1951, con decreto presidenziale a firma di Luigi Einaudi e Carlo Sforza.
L’attività internazionale
In linea con l’indirizzo atlantista ed europeista del PSDI e del governo De Gasperi, Di Giovanni rappresentò il Parlamento italiano come membro effettivo dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa dal 27 luglio 1949 al 24 giugno 1953, partecipando ai lavori delle nuove istituzioni continentali a Strasburgo.
La massoneria

L’appartenenza alla massoneria del Palazzo Giustiniani fu uno dei tratti portanti dell’identità di Eduardo Di Giovanni, inscindibile dalla sua visione laica e anticlericale.
Venne iniziato il 29 aprile 1912 nella Loggia Archimede all’Oriente di Siracusa, di cui fu fondatore e Maestro Venerabile per numerosi anni. Ricevette l’elevazione al grado di Maestro massone il 24 giugno 1913. Nel 1925 — l’anno in cui il regime fascista avviava la definitiva messa al bando della massoneria con le leggi fascistissime — raggiunse il 33° e ultimo grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, il vertice della piramide rituale, a conferma del livello di dirigenza clandestina e della sua irriducibilità antifascista. Come già ricordato, durante il ventennio continuò a operare in una loggia segreta a Catania.
Ristabilitasi la democrazia, si affiliò alla Loggia Universo di Roma, storicamente frequentata da alti gradi militari, politici e professionisti vicini al Grande Oriente d’Italia (GOI). Il 9 gennaio 1954, come documentato da Vittorio Gnocchini nel repertorio L’Italia dei Liberi Muratori (Erasmo ed., 2005, p. 106), fu proclamato Gran Maestro Onorario del GOI. Ancora ultranovantenne, Di Giovanni presiedeva l’Associazione nazionale del libero pensiero “Giordano Bruno”, come attestano quattro lettere autografe del 1966-1967 conservate nel Fondo Ambrogio Donini dell’Archivio di Stato di Firenze.
Battaglie laiche e civili
L’anticlericalismo di Di Giovanni non era ostilità religiosa, ma difesa della libertà di insegnamento e della laicità dello Stato. Sin dall’inizio del Novecento, attraverso testate come L’Eco (fondata nel 1901) e il Giornale Nuovo (fondato nel 1902), si batté per l’introduzione del divorzio e per il diritto al referendum popolare.
Attività editoriale e letteraria
Accanto all’impegno politico e forense, Di Giovanni coltivò una significativa attività giornalistica e letteraria. Oltre ai giornali fondati in gioventù — L’Eco e il Giornale Nuovo, entrambi di orientamento anticlericale — collaborò con il Giornale di Sicilia, per il quale, secondo le fonti, fu negli anni Sessanta l’unico inviato occidentale in Albania durante la rivoluzione culturale di Enver Hoxha. Condusse inchieste sulla tragedia del Belice e sull’offensiva mafiosa successiva alla strage di Ciaculli.
Il libro Gente d’Ortigia è un tributo sociologico e affettivo al quartiere storico di Siracusa. Attraverso una serie di schizzi narrativi, Di Giovanni catalogò figure e profumi di un mondo che stava scomparendo: il venditore di gelsomino, il gelato di San Giuseppe, u ncantineri (l’addetto alle vendite all’incanto), u luppinaru e u caliaru (venditori di lupini e ceci tostati), u siggiaru e u lustrascarpe, i vecchietti della marina e u traghetto, il collegamento tra le due rive. L’opera non è solo letteraria: l’autore vi inserì anche analisi giuridiche su questioni di servitù prediali e sullo scolo delle acque (art. 536 del Codice Civile), relative a perizie storiche su terreni siracusani come quelli del Beneficio di Santa Lucia, con riferimenti ad atti notarili risalenti al 1826.
Il legame transatlantico con Middletown
La biografia di Di Giovanni si intreccia con la storia dell’emigrazione siciliana negli Stati Uniti, in particolare con la comunità di Middletown, nel Connecticut. Giovani emigrati da Melilli raggiunsero parenti oltreoceano, lavorando in condizioni dure come operai alla Russell Company, una fabbrica tessile che produceva anche cinture per mitragliatrici durante la guerra.
Questi emigrati, pur con difficoltà linguistiche, stamparono piccoli giornali in italiano per sostenere le idee radicali e socialiste. Raccoglievano fondi per le vittime del fascismo in Sicilia, inviandoli al generale Cannata. Non dimenticavano la cultura d’origine, organizzando filodrammatiche siciliane con strumenti tradizionali (il friscaletto) e moderni (sassofono e clarinetto). Questa rete transatlantica testimonia come il socialriformismo siracusano fosse parte di un movimento globale che univa operai nel Connecticut e intellettuali in Sicilia.
Gli ultimi anni
Il 7 novembre 1975, Eduardo Di Giovanni celebrò il centenario circondato dall’affetto della città di Siracusa e dai riconoscimenti delle più alte cariche dello Stato. La sua casa in via Nizza a Siracusa e la residenza di Roma rimasero centri di memoria storica per la famiglia e per i giovani politici che vedevano in lui un legame vivente con il Risorgimento.
La nipote lo ricordava come un nonno tenero: nei racconti familiari emerge un uomo che, pur avendo sfidato tribunali di guerra e regimi autoritari, conservava la dolcezza di prestarsi ai giochi di una bambina che gli tirava i baffi. Leggendo Gente d’Ortigia, i discendenti scoprirono che il loro parente non era solo un politico, ma un custode dell’anima della loro città.
Eduardo Di Giovanni morì a Roma il 16 marzo 1979, all’età di 103 anni.
Fonti archivistiche
Due nuclei documentari sono di particolare rilievo per la ricerca su Di Giovanni. Il primo è l’inventario dell’archivio privato curato da Enrico Iachello (L’archivio privato di Eduardo Di Giovanni: 1898-1924, pubblicato nell’Archivio storico per la Sicilia orientale, vol. 62, 1966, fasc. 2-3, pp. 210-386), conservato presso la Biblioteca Comunale di Siracusa: copre il periodo dalla laurea all’estromissione dal Parlamento ad opera del fascismo.
Il secondo nucleo si trova nel Fondo Ambrogio Donini dell’Archivio di Stato di Firenze (Busta 52, Fascicolo 338), che conserva quattro lettere autografe di Di Giovanni datate 1966-1967, spedite da Roma. Due sono vergate su carta intestata del Senato della Repubblica, le altre due recano l’intestazione dell’Associazione nazionale del libero pensiero “Giordano Bruno”.
Fonti e bibliografia essenziale
- Senato della Repubblica. Scheda di attività di Eduardo Di Giovanni – I Legislatura. Consulta online.
- Camera dei Deputati – Portale storico. Deputato Eduardo Di Giovanni. Consulta online.
- Gnocchini, Vittorio. L’Italia dei Liberi Muratori. Erasmo ed., 2005, p. 106.
- Iachello, Enrico. «L’archivio privato di Eduardo Di Giovanni: 1898-1924: inventario». Archivio storico per la Sicilia orientale, vol. 62, 1966, fasc. 2-3, pp. 210-386.
- Randazzo, Antonio. Di Giovanni Eduardo – Siracusani. Consulta online.
- Randazzo, Antonio. Di Giovanni Eduardo – Personaggi storici Siracusa. Consulta online.
- Studi Storici Siciliani, aprile 2019. Consulta online.
- Archivio L’Unità, edizione del 18 marzo 1979, p. 14 (necrologio).
- Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie Generale n. 80, 7 aprile 1951.
- Archivio di Stato di Firenze. Fondo Ambrogio Donini, Busta 52, Fascicolo 338. Consulta online.
Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 09 marzo 2026.
