Chiesa di San Filippo Neri

Aggiornato in data 2 Aprile 2026 da Alessandro Calabrò
Questa voce riguarda la chiesa dei Padri Filippini in Via Vittorio Veneto. Per la chiesa nel quartiere della Giudecca, si veda Chiesa di San Filippo Apostolo.
Chiesa di San Filippo Neri
Facciata convessa della Chiesa di San Filippo Neri in Via Vittorio Veneto a Ortigia, con i tre portali barocchi e il cornicione aggettante

La facciata convessa della Chiesa di San Filippo Neri su Via Vittorio Veneto. Foto di Alessandro Calabrò, 2026.
Dati identificativi
TipoChiesa (ex oratorio)
DedicaSan Filippo Neri e San Carlo Borromeo
IndirizzoVia Vittorio Veneto 83 (Mastrarua)
QuartiereSpirduta
Coordinate37°03’44.6″N, 15°17’46.79″E
Dati architettonici
StileBarocco
PiantaOttagonale/ellittica (unica a Siracusa)
FacciataConvessa (unica a Siracusa)
ArchitettiGiovanni Vermexio (facciata); Rosario Gagliardi (pianta); Luigi Dumontier (attico); Luciano Alì (convento)
Cronologia
Fondazione28 maggio 1650
FondatoriFrancesco e Margherita De Grandi
Consacrazione24 febbraio 1770
ConsacranteVescovo Giuseppe Antonio Requesens
Stato attuale
GestioneSuore Orsoline
AperturaNon regolare; visite in occasioni speciali
UNESCOSiti UNESCO Sicilia Sud Est

La Chiesa di San Filippo Neri è un edificio di culto barocco situato in Via Vittorio Veneto 83 (l’antica Mastrarua) a Ortigia, Siracusa. Fondata il 28 maggio 1650 dal sacerdote Francesco De Grandi e dalla madre Margherita come oratorio della Congregazione dei Filippini, fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1693 e ricostruita tra il 1740 e il 1770. La facciata, attribuita a Giovanni Vermexio, è l’unico esempio di prospetto convesso a Siracusa. L’interno, opera di Rosario Gagliardi, presenta una pianta ottagonale approssimante l’ellisse, anch’essa unica nel panorama architettonico della città. La chiesa conserva dipinti della scuola caravaggesca siciliana e un pavimento bicolore del XVII secolo, oggetto nel 1962 di un restauro pionieristico di Pietro Lojacono i cui risultati furono presentati al congresso che portò alla Carta di Venezia del 1964.

Storia

Fondazione (1650)

L’edificio sorge nei locali dell’ex Monastero di Santa Caterina da Siena, fondato nel 1614 da Giulia Modica nella propria casa in contrada Trinità e aggregato nel 1640 al Monastero Benedettino dell’Annunziata per l’impossibilità di mantenersi con i propri mezzi. Il 28 maggio 1650, sotto l’episcopato del vescovo Giovanni Antonio Capobianco, il sacerdote Francesco De Grandi e la madre Margherita, vedova di Giacomo De Grandi, fondarono l’Oratorio di San Filippo Neri. L’atto notarile fu redatto dal notaio Antonino Mangiaforte il 18 maggio 1650. Margherita donò tutti i propri beni per la fondazione. Papa Innocenzo X confermò l’istituzione con breve apostolico nel 1652, concedendo alla comunità siracusana tutte le prerogative delle altre Congregazioni filippine. Un’iscrizione sopra la porta interna recita: DIVI PHILIPPI NERI ORATORIUM EPISCOPO JO. CAPOBLANCO ANNO MDCL.

Nel 1687 i Padri dell’Oratorio istituirono la Congregazione delle Cinque Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo: i confratelli si riunivano ogni venerdì per preghiera e penitenza. La chiesa fu popolarmente chiamata “delle Cinque Piaghe” per decenni.

Il terremoto del 1693 e la ricostruzione

La prima fabbrica, completata intorno al 1669, fu gravemente danneggiata dal terremoto del Val di Noto dell’11 gennaio 1693. Il vescovo Asdrubale Termini visitò la chiesa il 21 settembre 1699 e il 18 febbraio 1706, documentando la “chiesa nuova” in ricostruzione. Nel 1706 il rettore Sebastiano Noto commissionò lavori ai maestri Grania e Augeri; i sotterranei furono riallestiti come ossari e cripta per le sepolture delle famiglie della confraternita.

La ricostruzione, protrattasi tra il 1740 e il 1770, introdusse la pianta ellittica di Rosario Gagliardi. Nel 1742 furono completati gli ultimi lavori sulla facciata (data incisa sulle pietre). Nel 1762 l’ingegnere militare Luigi Dumontier aggiunse l’attico continuo al coronamento. Il 24 febbraio 1770 la chiesa fu consacrata dal vescovo Giuseppe Antonio Requesens in onore dei Santi Carlo Borromeo e Filippo Neri.

Il Collegio di San Carlo

Nel 1750 (altre fonti: 1741) il vescovo Francesco Maria Testa ottenne da papa Benedetto XIV la trasformazione dell’Oratorio in Collegio di San Carlo, mantenendo il nome originale di San Filippo Neri. Una lapide marmorea ancora conservata documenta queste vicende istituzionali. Il collegio soffrì di una cronica cattiva amministrazione delle rendite.

Ottocento: i Vincenziani e la soppressione

Nel 1851 l’arcivescovo Michele Manzo, con l’autorizzazione di Pio IX e Ferdinando II, affidò il collegio ai Missionari Vincenziani (Lazzaristi), che vi istituirono un convitto per l’educazione della gioventù e scuole ecclesiastiche per i chierici. Nel 1866, con le leggi di soppressione degli enti ecclesiastici, il convento adiacente (opera dell’architetto Luciano Alì) fu confiscato dallo Stato e adibito a sede del Liceo Classico “Tommaso Gargallo”. La chiesa fu temporaneamente utilizzata come alloggio militare, magazzino e scuola d’arte. Nel 1867 ospitò il priore della chiesa di Sant’Agostino, chiusa in quell’anno. Il 1 aprile 1874 il Municipio la concesse ai Confratelli dei Bianchi Pace e Carità, garantendo la continuità del culto.

Novecento e stato attuale

Durante la Prima Guerra Mondiale (1915-1918) la chiesa subì gravi danni per l’occupazione militare. Nel 1923 l’arcivescovo Carabelli affidò la chiesa e l’adiacente Palazzo Interlandi alle Suore Orsoline, che crearono un collegamento tra l’abside e il convento. I restauri furono completati nel 1933, quando Mons. Baranzini riaprì la chiesa al culto. Nel 1987-1988 la Soprintendenza di Siracusa (soprintendente Mariella Muti) restaurò le opere pittoriche. La Fondazione Compagnia di San Paolo ha finanziato lavori di manutenzione recenti.

La chiesa non è regolarmente aperta al pubblico. Nel settembre 2019 ha partecipato all’iniziativa “Le Vie dei Tesori” con visite guidate di trenta minuti. L’ex convento adiacente (ex Liceo Gargallo) ha subito un crollo parziale della volta nel 2016, con successivo sequestro da parte dei Carabinieri. I lavori di recupero sono in corso (D.D.G. n. 1550/2023, impresa Arkeo Restauri); il piano terra e il cortile sono stati riaperti nel luglio 2022.

Architettura esterna

Dettaglio del portale centrale della Chiesa di San Filippo Neri con il timpano ad arco, i mascheroni grotteschi e le decorazioni barocche

Dettaglio del portale centrale con il timpano ad arco ribassato e le decorazioni scultoree. La lucertola, firma di Giovanni Vermexio, è scolpita nell’angolo superiore sinistro. Foto di Alessandro Calabrò, 2026.

La facciata in pietra calcarea bianca è l’unico esempio di prospetto convesso a Siracusa. L’andamento curvo rompe l’allineamento della via, anticipando all’esterno le tensioni spaziali dell’ellisse interna. Il partito architettonico è tripartito da paraste con capitelli corinzi e diviso in due ordini da un cornicione aggettante.

Il primo ordine presenta tre ingressi. Il portale centrale, sormontato da un timpano ad arco ribassato, è fiancheggiato da mensole scolpite con creature mostruose nell’atto di mordere teste di sirene. All’interno dell’arco si dispiega un festone lapideo trattenuto dalla bocca di un mascherone. A sinistra del mascherone è scolpita una lucertola a bassorilievo: la firma dell’architetto Giovanni Vermexio, la stessa presente sul Palazzo del Senato in Piazza Duomo. La critica ipotizza che il portale, o parti del primo ordine scultoreo, siano sopravvissuti al terremoto del 1693 (la fabbrica originaria era stata completata nel 1669) e siano stati reintegrati nel nuovo prospetto convesso. I portali laterali sono coronati da timpani triangolari.

Il secondo ordine presenta tre finestre in corrispondenza assiale con i portali sottostanti. Il finestrone centrale ha chiave di volta a conchiglia, i laterali a modiglioni. Lesene corinzie su tre ordini dividono la facciata in tre sezioni. L’attuale coronamento è un attico continuo aggiunto nel 1762 dall’ingegnere militare Luigi Dumontier. La chiesa presenta una torre campanaria le cui angolature sono ingentilite da capitelli.

Architettura interna

Facciata della Chiesa di San Filippo Neri senza auto, vista frontale pulita che mostra i due ordini architettonici e l'andamento convesso

La facciata convessa della chiesa nella sua interezza. Si distinguono i due ordini, le paraste corinzie e l’attico di Dumontier al coronamento. Foto di Alessandro Calabrò, 2026.

L’interno, opera di Rosario Gagliardi, è a pianta ottagonale con angoli smussati che genera la percezione di una forma ellittica. L’adozione di questa soluzione centrica, che guarda ai modelli delle chiese ellittiche romane di Bernini e Borromini, è un caso unico nell’architettura religiosa siracusana.

L’asse maggiore collega l’atrio all’abside, monumentalizzata da un duplice arco di trionfo. Alla sommità è incastonato uno scudo araldico in stucco sorretto da due putti, con ogni probabilità l’emblema della famiglia De Grandi. Due absidi semicircolari si aprono sull’asse minore come cappelle laterali. Le pareti sono scandite da dodici colonne interne sormontate dalle statue in stucco dei Dodici Apostoli, opera dello stuccatore Basile. L’invaso è coperto da una volta a padiglione in gesso bianco, con un tamburo finestrato alla base. Le finestre del tamburo sono inquadrate da cornici in pietra scura: il contrasto bicromatico accentua la lettura strutturale dello spazio. L’abside presenta una volta a botte lunettata e un catino emisferico. Tre gradini in marmo con balaustra mobile conducono al presbiterio rialzato, il cui pavimento disegna una stella a otto punte. Le porte interne sono decorate con rami di olivo e palma incrociati.

Il pavimento e il restauro di Lojacono

Il pavimento della navata risale al XVII secolo ed è un intarsio bicolore in arenaria bianca siracusana e pietra asfaltica nera di Ragusa (pietra pece). I motivi floreali e le palmette, disposti in scomparti simmetrici, convergono a formare una Croce. Al centro della navata si trova una lastra tombale tripartita in marmo intarsiato con motivi rinascimentali. L’iscrizione latina, in parte danneggiata, recita: NOS VESTRAM, HEU! NOSTRAM / MODO VOS CURATE SALUTEM / REDDERE, QUOD DEDIMUS. / QUIS NEGET AUXILIUM? Sotto la croce del pavimento si apre la botola dell’ossario dove venivano sepolti i parrocchiani.

Nel 1962, l’architetto e restauratore Pietro Lojacono diresse il restauro del pavimento. In opposizione alla prassi corrente della sostituzione delle basole ammalorate, Lojacono sperimentò il consolidamento chimico con un prodotto commerciale denominato “Sticker”, disciolto in acqua e miscelato con polveri di cemento e inerti della stessa pietra, nebulizzato e iniettato nel pavimento. Lojacono sosteneva che i restauri si sarebbero dovuti fare «con un soffio», intervenendo a livello molecolare. Il cantiere di San Filippo Neri fu il primo in Sicilia a impiegare sistematicamente prodotti chimici per la conservazione lapidea. I risultati furono presentati al Congresso Internazionale degli architetti e tecnici dei monumenti del 1964, il consesso che portò alla promulgazione della Carta di Venezia.

Sotterranei

Al di sotto della chiesa si trova una stratificazione di ambienti di diversa epoca. Il livello più antico comprende cave per l’estrazione di materiali edilizi e ipogei paleocristiani. Gli ebrei siracusani avevano adattato gli ambienti sotterranei come bagno rituale (mikveh) per le purificazioni femminili, utilizzandolo fino al 1492, anno dell’editto di espulsione emanato dal re Ferdinando il Cattolico. Dopo la ricostruzione settecentesca (documentata dagli atti notarili del 1706), i locali sotterranei furono riallestiti come ossari e cripta per le sepolture delle famiglie più importanti della confraternita.

Opere d’arte

L’altare maggiore absidale è in marmo policromo intarsiato, decorato con un pellicano che nutre i piccoli (simbolo eucaristico). Gli altari laterali in marmo nelle absidi minori provengono dalla dismessa Chiesa di San Tommaso in Via Mirabella.

Dipinti

  • Madonna con Bambino e Santi (Ignazio di Loyola, Filippo Neri, Carlo Borromeo, Gaetano da Thiene): ignoto, ambito di Sebastiano Conca, XVIII secolo. Olio su tela ovale, 190 × 215 cm, cornice lignea intagliata e dorata con decorazioni rocaille. Altare maggiore.
  • Martirio di Santa Lucia: ignoto della scuola caravaggesca siciliana (cerchia di Mario Minniti), XVII secolo. Olio su tela, 129 × 80 cm. L’iconografia, tratta dal Codice Papadopulo (martirio del 13 dicembre 304 d.C.), raffigura il momento dell’immobilità miracolosa della santa: i soldati di Pascasio e le paia di buoi aggiogati non riescono a trascinarla.
  • Martirio di Sant’Agata: ignoto, XVII secolo. Olio su tela, 129 × 80 cm. Pendant iconografico del Martirio di Santa Lucia.
  • Cristo nell’Orto degli Ulivi: Giuseppe Mancinelli (Napoli, 1813 – 1876), XIX secolo. Olio su tela, 205 × 155 cm. Commissionato dalla marchesa Anna Gargallo in memoria del marito Tommaso Gargallo. Altare destro.
  • Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia: ignoto, XVIII-XIX secolo. Olio su tela, 180 × 250 cm. Restaurato dalla Soprintendenza nel 1987-88.
  • Mosè e il serpente di bronzo: ignoto, XIX secolo. Olio su tela, 180 × 250 cm. Restaurato dalla Soprintendenza nel 1987-88.
  • Immacolata Concezione: Giuseppe Reati, prima metà del XVII secolo. Olio su tela, 255 × 180 cm. In sacrestia. Soggetto dall’Apocalisse 12:1, luna crescente sotto i piedi.

Sculture e arredi

  • Crocifisso ligneo: ignoto, XVIII secolo. 170 × 150 cm. Figura con testa reclinata, deteriorato da ridipinture successive. Incorniciato in una nicchia barocca con volute in marmo e contenitori di reliquie.
  • Dodici statue degli Apostoli: Basile, XVIII secolo. Stucco bianco. Collocate a coronamento delle dodici colonne interne, caratterizzate da panneggi nervosi e gestualità tardo-barocca.
  • Angeli reggiscudo: stucco, sopra l’arco trionfale dell’abside.

Accessibilità

Accessibilità motoria

La chiesa si affaccia su Via Vittorio Veneto, strada stretta con marciapiede assente o ridotto e auto parcheggiate che restringono il passaggio. L’ingresso presenta un gradino. L’edificio non è regolarmente aperto: le visite avvengono in occasione di eventi culturali.

Accessibilità visiva

La facciata è apprezzabile dalla strada, ma la ristrettezza della via rende difficile una visione d’insieme. La lucertola di Vermexio e i dettagli scultorei del portale sono collocati in alto. Non sono presenti targhe descrittive, supporti tattili o pannelli in braille.

Accessibilità uditiva

Nessuna barriera specifica per la fruizione esterna. Traffico a senso unico.

Accessibilità cognitiva

Non è presente segnaletica esterna che indichi il nome della chiesa, la sua storia o l’importanza architettonica (pianta ellittica unica, facciata convessa unica, restauro Lojacono/Carta di Venezia).

Suggerimenti

L’installazione di un pannello informativo bilingue sul prospetto e l’apertura regolare al pubblico, anche solo in orari limitati, valorizzerebbero un monumento di straordinaria importanza architettonica la cui pianta ellittica e la facciata convessa non hanno eguali a Siracusa.

Fonti

  • Acerra, Lucia. Architettura religiosa in Ortigia. Ediprint, 1995.
  • Agnello, Giuseppe. I Vermexio – Architetti ispano-siculi del sec. XVII. La Nuova Italia, 1959.
  • Scaduto, Rosario. «I restauri bisognerebbe farli con un soffio: l’intervento di Pietro Lojacono per la conservazione del pavimento della chiesa di San Filippo Neri a Siracusa». Restauro Archeologico, vol. 1, 2023, pp. 96–103. Consulta online.
  • Randazzo, Antonio. «Chiesa San Filippo Neri». Archivio documentale e fotografico. Consulta online.
  • Randazzo, Antonio. «San Filippo Neri». Consulta online.
  • «Chiesa di San Filippo Neri (Siracusa)». Wikipedia. Consulta online.
  • «Chiesa di S. Filippo Neri». Siti UNESCO Sicilia Sud Est. Consulta online.
  • «Chiesa di San Filippo Neri». Comune di Siracusa. Consulta online.
  • «Il gioiello barocco che viveva di elemosine». Le Vie dei Tesori, 2019. Consulta online.
  • «Terminati i lavori di restauro della Chiesa di San Filippo Neri». Fondazione Compagnia di San Paolo. Consulta online.
  • Capodieci, Giuseppe Maria. Annali, tomo IX-X (manoscritti).
  • Gaetani, C. Annali civili di Siracusa, vol. 3.

Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 2 aprile 2026.