![]() La passeggiata del nuovo Sbarcadero Santa Lucia. Foto di Alessandro Calabrò, 2026. | |
| Dati identificativi | |
| Denominazione | Sbarcadero Santa Lucia (riva Porto Lachio) |
|---|---|
| Denominazione antica | Lakkios (Λάκκιος); Porto Piccolo o Porto Marmoreo |
| Tipologia | Lungomare e piazza pedonale |
| Affaccio | Porto Piccolo (darsena interna) |
| Quartiere | Borgata Santa Lucia, Siracusa |
| Riqualificazione 2024-2026 | |
| Committente | Comune di Siracusa |
| Progetto e direzione lavori | arch. Ivan Minioto |
| Responsabile del procedimento | ing. Emanuele Fortunato |
| Impresa | Consorzio Stabile Da Vinci (esecutrice Tixe s.r.l.) |
| Approvazione progetto | ottobre 2023 |
| Avvio cantiere | 21 ottobre 2024 |
| Inaugurazione | 7 giugno 2026 |
| Costo | circa 3,3 milioni di euro |
| Finanziamento | 2.559.076 € dal PAC Infrastrutture e Reti 2014-2020 (Bando Periferie); mutuo comunale di 520.000 €; ribasso d’asta dell’11,12% |
| Caratteristiche | |
| Superficie | circa 14.000 m² (circa 10.000 in pietra) |
| Passeggiata | alberata, larga 6 metri |
| Verde e arredo | 1.500 m² di aiuole, nuove alberature; circa 90 panchine; illuminazione LED |
| Sosta | 42 posti auto, di cui 3 riservati ai disabili |
Lo Sbarcadero Santa Lucia, nell’area di riva Porto Lachio, è il lungomare di Siracusa affacciato sul Porto Piccolo, la darsena interna corrispondente all’antico Lakkios della città greca, nella Borgata Santa Lucia. Sede in età greca del grande arsenale militare di Dionisio I e a lungo scalo del traghetto a remi verso Ortigia, l’area fu adibita per decenni a piazzale di sosta. Tra il 2024 e il 2026 è stata riqualificata e trasformata in una piazza pedonale alberata sul mare, inaugurata il 7 giugno 2026: un’opera da circa 3,3 milioni di euro, in gran parte di fondi pubblici, presentata dall’amministrazione come la «seconda Marina» della città e da subito al centro di un acceso dibattito su accesso al mare, parcheggi, sicurezza e accessibilità.
Toponomastica
L’area porta più nomi sovrapposti. Il bacino su cui si affaccia è il Porto Piccolo, detto anche Porto Marmoreo; la storiografia lo identifica con il greco Lakkios (Λάκκιος, anche Lakios/Lakkos), reso in latino come Portus Lacceius. Il geologo Roberto Mirisola glossa il termine come «la fossa o la cisterna»: il greco λάκκος significa «fossa, cisterna, serbatoio», cognato del latino lacus, in coerenza con un bacino chiuso e poco profondo di carattere lagunare. La denominazione moderna Porto Marmoreo, secondo la tradizione erudita posteriore, deriverebbe dagli edifici marmorei della città che vi si specchiavano.
Il toponimo Lakkios non è attestato come nome proprio nelle fonti greche superstiti, che descrivono il porto e l’arsenale senza nominarlo: è una denominazione convenzionale della storiografia moderna, costruita sul greco lakkos e sulla forma latina Lacceius. Le fonti lo usano su due livelli, l’intero Porto Piccolo oppure la sola darsena-arsenale più interna. La grafia popolare e amministrativa Porto Lachio (talora Lacchio), usata dal Comune per la riva dello sbarcadero, è verosimilmente una resa locale dello stesso radicale, anche se la derivazione non è documentata in modo filologico. «Sbarcadero» indica l’antica funzione di punto di sbarco e imbarco; il nome Santa Lucia viene dalla basilica e dal quartiere circostante.
Inquadramento
La riva Porto Lachio si affaccia sul Porto Piccolo, la darsena interna che, con il Canale della Darsena, separa l’isola di Ortigia dalla terraferma. L’area appartiene alla Borgata Santa Lucia ed è prossima al ponte ciclopedonale che collega la Borgata a Ortigia. Vi si accede da tre punti: un tratto stradale di raccordo a viale Regina Margherita, la preesistente via allo Sbarcadero Santa Lucia e un ingresso pedonale da via Riviera Dionisio il Grande.
Storia
Il porto e l’arsenale nell’antichità
Siracusa fu fondata da coloni corinzi nell’VIII secolo a.C.; l’area lagunare interna detta Syrako, distinta dal Lakkios, diede il nome alla città. Secondo la ricostruzione di Luigi Polacco e Roberto Mirisola, nel VI secolo a.C. il Porto Piccolo fu separato dal Porto Grande mediante un istmo artificiale che collegava Ortigia al promontorio di Acradina, nella zona dell’attuale ponte umbertino. L’esistenza in età arcaica di un argine di pietra è ricordata dal poeta Ibico di Reggio (metà del VI secolo a.C.), tramandato da Strabone (Geographica I, 3, 18); scavi tra via dei Mille e il ponte umbertino hanno messo in luce i resti di un aggere datato dalla ceramica alla fine del VI secolo a.C., largo almeno 50 metri, identificato con probabilità con quell’istmo.
Nei primi anni del IV secolo a.C. il tiranno Dionisio I ampliò nel Lakkios il grande arsenale militare (404 a.C. nelle datazioni convenzionali), cingendolo di mura e torri collegate all’Acropoli-fortezza dell’istmo; il bacino interno, chiuso da una porta che lasciava passare una nave alla volta, poteva ospitare fino a 60 triremi (Diodoro Siculo, Bibliotheca historica XIV, 7). Con il programma di riarmo del 399 a.C., che precedette la guerra contro Cartagine, furono poi costruite oltre 200 navi nuove e riparate 110, e furono edificati circa 160 ricoveri coperti per le navi (neosoikoi), molti capaci di due scafi (XIV, 42). Alla Siracusa dionigiana la tradizione storiografica, fondata su Diodoro, attribuisce le prime navi da guerra a quattro e cinque ordini di rematori e l’invenzione della catapulta a torsione, sebbene paternità e datazione restino discusse. Il numero dei neosoikoi e la cifra complessiva delle navi sono tramandati da Diodoro con un testo in alcuni punti incerto.
Durante l’assedio ateniese del 415-413 a.C. il Porto Piccolo ebbe un ruolo operativo: dal bacino interno la flotta siracusana poté manovrare con vantaggio negli spazi ristretti, contribuendo all’epilogo della spedizione (Tucidide; ricostruzione topografica di Polacco e Mirisola). In età romana il Lakkios mutò destinazione, da arsenale militare a scalo commerciale. Cicerone (In Verrem II, IV, 116-117) ricorda i porti racchiusi negli edifici della città; l’identificazione con l’arsenale del Porto Piccolo e con il canale che, attraverso l’istmo, lo univa al Porto Grande è lettura della storiografia moderna (Mirisola e Luigi Polacco).
Archeologia e ritrovamenti

La piccola scala portuale ebbe anche funzione cultuale: tra le vie Bengasi e Rodi è stato scavato un piccolo santuario su platea del V secolo a.C. con un pozzetto votivo contenente offerte legate al mare (resti di pesci, aculei di ricci, una navetta-fuso per le reti), interpretate come dediche a una divinità marina, forse Poseidone, secondo Beatrice Basile. Scavi in viale Cadorna e in via Statella hanno rinvenuto magazzini con grandi anfore di età romano-repubblicana presso le banchine e una strada al servizio del porto (Lorenzo Guzzardi, 2009-2011).
Il fronte d’acqua è stato indagato anche sott’acqua. Le ricognizioni di Gerhard Kapitan (1967-1968) e il dragaggio del 1962 condotto da Pier Nicola Gargallo con Lionel Casson recuperarono ceppi d’ancora di età greca, romana e bizantina, ceramiche e, nello stesso 1962, dieci lapidi con iscrizioni ebraiche; Kapitan ricostruì la linea di riva arcaica attorno all’isobata dei tre metri. Le indagini geosismiche del 1989-1991, eseguite per un progetto di tunnel tra riva Nazario Sauro e Santa Lucia poi accantonato, individuarono un canale sottomarino sepolto profondo circa quindici metri.
Distruzione e interramento
Il porto antico fu in gran parte distrutto e interrato. Secondo Mirisola e Polacco vi concorsero i terremoti con maremoto, in particolare quello del 21 luglio 365 d.C. con epicentro nel Mediterraneo orientale, il bradisismo e l’innalzamento relativo del livello del mare, insieme all’apporto di sedimenti dalla laguna. Misure su marcatori di età greca, oggi a circa un metro sotto il livello del mare, documentano questo abbassamento relativo della costa (Scicchitano, Berlinghieri, Monaco, 2008). Il nesso diretto tra il sisma del 365 e la fine del Porto Piccolo è una ricostruzione, non un dato osservato in posto.
Età medievale e moderna
Per gran parte del primo millennio rimase abitata la sola Ortigia. Sul promontorio dell’istmo sorgeva un castello, poi noto come Castello di Marquet (anche Marchetti o Marieth), che sbarrava l’ingresso al Porto Piccolo: l’origine è discussa tra una fase araba e una normanna, con il nome legato al castellano Berengario Marquet (documentato dal 1326). Lesionato dal terremoto del 1542, fu demolito attorno al 1577 e sostituito dai bastioni spagnoli del fronte settentrionale di Ortigia. Le date di demolizione oscillano nelle fonti.
Nel Cinquecento, per la difficoltà di difendere il bacino, fu avviato il riempimento del Porto Marmoreo. L’ingegnere militare fiammingo Carlos de Grunenbergh, incaricato dal 1671 di rilevare le piazzeforti siciliane, ideò il canale della Darsena e la Porta Ligny tra i bastioni di San Filippo e Santa Lucia, con lo scavo dei fossati e l’immissione d’acqua che, secondo la tradizione riferita da Vito Amico, fu completato nel 1683, restituendo a Ortigia la condizione d’isola. Dei fossati sopravvive oggi il solo Canale della Darsena. L’assetto antico dell’area è documentato dalla cartografia storica: la pianta di Vincenzo Mirabella (Dichiarazioni della pianta dell’antiche Siracuse, 1613), ripresa da Giacomo Bonanni (1717), e soprattutto la Topografia archeologica di Siracusa di Francesco Saverio Cavallari, Adolf Holm e Cristoforo Cavallari (Palermo, 1883), che resta il riferimento degli studi siracusani.
La Borgata Santa Lucia
La Borgata Santa Lucia, secondo quartiere storico di Siracusa e in dialetto A Buggata, sorge sull’area che in età greca ricadeva nel territorio di Acradina e prende nome dalla basilica di Santa Lucia al Sepolcro, dove la tradizione colloca il martirio della patrona nel 304 e la cui fase normanna risale a circa il 1100. Il quartiere moderno cominciò a formarsi nel 1885 con la lottizzazione dei terreni di Luigi Leone Cuella, ceduti a prezzo basso e a rate soprattutto a contadini e pescatori, con l’obbligo di edifici uniformi su griglia ortogonale; il piano fu approvato dal Consiglio comunale il 5 dicembre 1885, reso esecutivo all’inizio del 1886 e confermato con regio decreto del 1889. Ne risultò l’unico quartiere cittadino nato da una vera pianificazione, con strade ortogonali e facciate in stile Liberty.
Il porto nel Novecento e la seconda guerra mondiale
Dopo l’abbattimento delle fortificazioni spagnole, il Porto Piccolo moderno, molto ridotto e di basso fondale, fu risistemato nei primi decenni del Novecento mediante dragaggi, in parallelo all’espansione della città verso la Borgata. Il fronte d’acqua ebbe a lungo funzione di scalo: era attivo il collegamento via mare tra la Borgata e Ortigia con il buzzettu, il gozzo siracusano, che partiva dalla Riva della Posta e approdava allo sbarcadero di Santa Lucia attraversando la Darsena. Il servizio rispondeva a una geografia urbana in cui, fino agli anni Sessanta del Novecento, per i siracusani la città coincideva con la sola Ortigia, e si esaurì in data non documentata con l’integrazione urbanistica.
La Borgata fu teatro dell’episodio bellico più doloroso della città: il bombardamento del 27 febbraio 1943, condotto da caccia britannici decollati da Malta, che colpì la Borgata e causò circa 56 vittime civili, tra cui sei bambini; l’evento è ricordato come giornata della memoria cittadina. Le vicine catacombe di Santa Lucia furono tra i principali rifugi antiaerei. Nello sbarco alleato in Sicilia (Operazione Husky, 9-10 luglio 1943) il porto di Siracusa fu catturato sostanzialmente intatto dall’VIII Armata britannica.
Marineria, mestieri e vela
Sulla Darsena, sul versante di Ortigia, operavano i calafatari e i maestri d’ascia, raccolti presso il Ponte dei Calafatari, demolito nel 2014-2015 e sostituito da una passerella ciclopedonale, inaugurata il 1º marzo 2025, che collega la Borgata a Ortigia. La memoria di quei mestieri è custodita dal Museo del Mare di Siracusa, nato dal salvataggio degli attrezzi dei calafatari. La barca tradizionale, il gozzo siracusano o buzzettu, è stata iscritta nel Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana il 26 settembre 2018. Un regolamento comunale del 2023 ha riproposto in chiave sperimentale il traghettamento a remi con i soli gozzi siracusani in legno.
Sul Porto Marmoreo si sviluppò nel secondo dopoguerra la vela sportiva: il Circolo Nautico Juvenilia, fondato il 1º ottobre 1948 e indicato come primo della provincia, confluì nel 1985 nella Sezione di Siracusa della Lega Navale Italiana; dal 1952 si disputa la regata d’altura Siracusa-Malta. La Regata dei Quartieri Storici muove i gozzi proprio da riva Porto Lachio. La revisione cartografica di Luigi Polacco e Santi Luigi Agnello (1983) collocò il Lakkios all’interno della città moderna.
La riqualificazione (2024-2026)

Origine, finanziamento e iter
Il recupero ebbe origine dalla candidatura del Comune al Bando Periferie del 2016, da cui derivò un finanziamento confluito nel PAC Infrastrutture e Reti 2014-2020 (Asse B, «Programma Recupero Waterfront») per 2.559.076 euro; il costo complessivo, comprensivo di un mutuo comunale di 520.000 euro e delle somme di quadro economico, si attestò intorno ai 3,3 milioni. Nel 2023 il progetto rischiò di arenarsi per il prezzario non aggiornato e il rincaro delle materie prime, finché una revisione dell’esecutivo, negoziata con il Ministero, ne contenne i costi e ottenne l’approvazione in conferenza dei servizi nell’ottobre 2023. La gara, bandita nell’aprile 2024 con quattro offerte, fu aggiudicata al Consorzio Stabile Da Vinci (ribasso dell’11,12%), con la Tixe s.r.l. di Siracusa come esecutrice; responsabile del procedimento l’ingegnere Emanuele Fortunato, progettista e direttore dei lavori l’architetto Ivan Minioto.
Il cantiere
Il cantiere fu consegnato il 21 ottobre 2024, articolato in tre fasi, con l’aggiunta di interventi sul drenaggio (canale San Giorgio) per ridurre gli allagamenti di viale Regina Margherita e largo Gilippo. Il termine contrattuale, fissato in dodici mesi, slittò di alcuni mesi per imprevisti sui sottoservizi, descritti dal progettista come una rete complessa e non a norma, fino all’inaugurazione del 7 giugno 2026.
L’opera
L’intervento ha rifatto la pavimentazione in pietra chiara e allargato a sei metri la passeggiata sul mare, che prima era un marciapiede di poco più di un metro; sono state aggiunte aiuole, sedute, nuova illuminazione e nuove alberature, in numero inferiore secondo le cronache di cantiere rispetto alle previsioni iniziali. Lungo il margine verso l’acqua il muretto è stato abbassato per restituire la vista del Porto Piccolo. Sul lato verso la viabilità sono ricavati gli stalli di sosta, tra cui tre riservati alle persone con disabilità (il comunicato iniziale ne indicava circa una cinquantina in totale, poi ridotti a 42 con la variante).
L’inaugurazione
L’opera fu inaugurata domenica 7 giugno 2026 con un evento culturale che comprendeva la musica del cantautore Ernesto Marciante, la sfilata della sartoria sociale «Le tele di Aracne» e lo spettacolo conclusivo «Oltre Atene – Madre di Guerra», diretto da Giuliano Peparini, ispirato a Tucidide e ai prigionieri ateniesi delle Latomie, in coproduzione tra Comune, INDA e Parco archeologico. Il taglio del nastro fu posticipato per non sovrapporsi alla processione del Corpus Domini, con navette gratuite dai parcheggi Von Platen e Molo Sant’Antonio. Il sindaco Francesco Italia presentò lo Sbarcadero come la «seconda Marina» della città.
Polemiche
La riqualificazione è stata accompagnata da un dibattito su più fronti, sintetizzato anche nei servizi de La Civetta di Minerva.
Accesso al mare. Una concessione demaniale del 2004 alla società L’Una s.r.l. ha alimentato la battaglia per il libero accesso alla battigia, con una petizione promossa dal Partito Comunista di Siracusa (segretario Marco Gambuzza) e un esposto che ha portato all’apertura di un fascicolo della Procura di Siracusa, affidato al pubblico ministero Salvatore Grillo, sulle presunte omissioni nella gestione del demanio. La vicenda ha dato luogo anche a ricorsi al TAR di Catania.
Parcheggi e mobilità. La forte riduzione dei posti auto, quantificata in oltre il 90% (da circa 400 a 42 stalli), e l’assenza di un piano alternativo sono state criticate, tra gli altri, da Michele Mangiafico, già candidato a sindaco ed ex vicepresidente del Consiglio comunale; il Comitato Porto Lachio, espressione dei cittadini che frequentavano l’area come solarium, ha ottenuto in fase di progetto alcune modifiche (rampa, navette, stalli riservati). Nei giorni successivi all’inaugurazione alcune fonti segnalavano servizi di navetta ancora insufficienti.
Sicurezza. Sulla scogliera adiacente la Capitaneria di porto era già intervenuta con l’ordinanza n. 184 del 2018 e con una nota dell’8 luglio 2025 per il rifacimento del transennamento; le protezioni installate hanno sollevato critiche di tipo paesaggistico.
Accessibilità
Le osservazioni seguenti si basano su un rilievo fotografico del giugno 2026 e riguardano lo stato dei luoghi alla data dell’inaugurazione; possono mutare con interventi successivi.
Accessibilità motoria
La superficie pedonale è in gran parte complanare, ampia e priva di gradini per lunghi tratti, e quindi percorribile con una carrozzina. Permangono criticità: le fughe larghe tra le lastre e la pietra levigata, scivolosa da bagnata; il margine verso l’acqua privo di un cordolo continuo di arresto-ruota; e il collegamento con la riviera Dionisio il Grande, descritto nel progetto come «una rampa corredata da scalini e aiuole», che alla lettera non corrisponde a un percorso superabile in autonomia da chi usa la sedia a rotelle. In alcuni punti del piano sono stati osservati telai metallici quadrati non fissati.
Accessibilità visiva
Il rilievo non ha individuato percorsi tattili a terra (sistema LOGES/LVE), mappe tattili o segnaletica in braille, accorgimenti che le norme sull’eliminazione delle barriere architettoniche prevedono per l’orientamento e la segnalazione delle fonti di pericolo. I dislivelli (cordoli, gradini e rampe) sono realizzati nella stessa pietra chiara del piano, senza strisce di contrasto cromatico. Lungo il margine sull’acqua, dove la protezione è presente, il muretto misura circa 57 centimetri, molto meno del metro che il D.M. 236/1989 (punto 8.1.10) e il D.P.R. 503/1996 indicano come altezza minima dei parapetti a difesa di un dislivello, soglia pensata per edifici e spazi pubblici; sul bordo di una banchina, che è demanio marittimo, la disciplina applicabile può differire e coinvolgere le ordinanze della Capitaneria di porto; in altri tratti, e per lunghi tratti sul fronte degli ormeggi, la protezione è del tutto assente e la pavimentazione arriva fino al filo dell’acqua, senza superficie tattile che segnali il pericolo prima del ciglio. Su queste carenze è incentrato l’articolo di Alessandro Calabrò pubblicato da La Civetta di Minerva il 17 giugno 2026.
Accessibilità uditiva
Trattandosi di uno spazio aperto, l’accessibilità uditiva è poco sollecitata. Non sono presenti impianti di informazione sonora né sistemi di allarme dedicati; gli attraversamenti pedonali dell’area non sono semaforizzati e non dispongono di avvisatori acustici. Eventuali informazioni di sicurezza dovrebbero essere disponibili anche in forma visiva.
Accessibilità cognitiva
Lo spazio è ampio e di geometria regolare, ma privo di segnaletica direzionale, mappe di orientamento e riferimenti per il wayfinding. Il limite verso l’acqua non è comunicato in modo immediatamente percepibile. Sulla pavimentazione sono presenti dischi colorati la cui funzione non è dichiarata, che possono generare incertezza nella lettura dello spazio.
Il 18 giugno 2026 il consigliere comunale Damiano De Simone (Forza Italia) ha inviato al Comune una diffida e messa in mora sul parapetto verso l’acqua, ritenuto non conforme all’altezza minima di legge, chiedendo l’interdizione provvisoria del tratto, l’innalzamento della protezione e l’installazione di un corrimano tattile per le persone con disabilità visiva. Alla data delle fonti non risultava una replica ufficiale del Comune. Siracusa, peraltro, non ha ancora adottato il Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), obbligatorio per i Comuni dalla legge 41 del 1986 e dalla legge 104 del 1992.
Cronologia
- VIII secolo a.C.: fondazione di Siracusa; la laguna interna Syrako dà il nome alla città.
- VI secolo a.C.: separazione del Porto Piccolo dal Porto Grande con un istmo artificiale.
- 404-399 a.C.: Dionisio I amplia l’arsenale del Lakkios e riarma la flotta siracusana.
- 304 d.C.: secondo la tradizione, martirio di santa Lucia, da cui il nome del quartiere.
- 365 d.C.: terremoto con maremoto; inizio del declino e dell’interramento del porto antico.
- 1542-1577: danneggiamento e demolizione del Castello di Marquet; bastioni spagnoli.
- 1683: completamento del canale della Darsena (Grunenbergh; tradizione di Vito Amico).
- 1885: nascita della Borgata Santa Lucia (lottizzazione Cuella).
- 27 febbraio 1943: bombardamento della Borgata; circa 56 vittime civili.
- 9-10 luglio 1943: sbarco alleato (Operazione Husky); il porto è preso quasi intatto.
- 1948: fondazione del Circolo Nautico Juvenilia.
- 2016: candidatura al Bando Periferie per il recupero dell’area.
- 21 ottobre 2024: avvio del cantiere di riqualificazione.
- 1º marzo 2025: inaugurazione del ponte ciclopedonale verso Ortigia.
- 7 giugno 2026: inaugurazione del nuovo Sbarcadero Santa Lucia.
Voci correlate
- Arsenale greco di Siracusa
- Basilica Santuario di Santa Lucia al Sepolcro
- Borgata Santa Lucia
- Porto Grande di Siracusa
- Ponte ciclopedonale di Ortigia
- Canale della Darsena
- Castello di Marquet
- Museo del Mare di Siracusa
Galleria






Fonti
- Calabrò, Alessandro. «Restituita alla città, negata ai non vedenti». La Civetta di Minerva, 17 giugno 2026. Consulta online.
- «Siracusa, parapetto fuori misura allo Sbarcadero: De Simone diffida e mette in mora il Comune». Siracusa News, 18 giugno 2026. Consulta online.
- Mirisola, Roberto; Polacco, Luigi. «Il Porto Piccolo con l’arsenale dionigiano del Lakkios, forza strategica di Siracusa greca». Geologia dell’Ambiente, supplemento al n. 2/2015, SIGEA. Consulta online.
- Cavallari, Francesco Saverio; Holm, Adolf; Cavallari, Cristoforo. Topografia archeologica di Siracusa. Palermo, 1883. Consulta online.
- Basile, Beatrice. «Siracusa: indagini archeologiche». Kokalos, XLVII-XLVIII, 2009.
- Castagnino Berlinghieri, Elena Flavia. «Sull’antica portualità di Siracusa», in Mirabilia Maris, Regione Siciliana, 2016.
- Diodoro Siculo. Bibliotheca historica, libro XIV, 7 e 42.
- Cicerone. In Verrem (Verrine), II, IV, 116-117.
- Strabone. Geographica, I, 3, 18.
- «Siracusa» (voce). Enciclopedia Italiana e Enciclopedia dell’Arte Antica, Treccani. Consulta online.
- Comune di Siracusa. «Nel vivo la riqualificazione di riva Porto Lachio e dello sbarcadero Santa Lucia». 2025. Consulta online.
- «Riqualificazione dello sbarcadero Santa Lucia: nuove aree pedonali e collegamenti con la città». Siracusa News, 25 febbraio 2025. Consulta online.
- «Sbarcadero Santa Lucia, aggiudicati i lavori per la riqualificazione della “nuova” Marina». Siracusa Oggi, 2024. Consulta online.
- Lega Navale Italiana, Sezione di Siracusa. «Storia». Consulta online.
- Museo del Mare di Siracusa (Sir.Mu.Ma.). «Storia». Consulta online.
Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 18 giugno 2026.
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