Elio Vittorini

Scrittore, traduttore ed editore (Siracusa 1908 – Milano 1966): Conversazione in Sicilia, il Politecnico, i Gettoni e la memoria siracusana della casa natale e del premio letterario.
Aggiornato in data 25 Luglio 2026 da
PersonaggioElio Vittorini
Ritratto fotografico in bianco e nero: Elio Vittorini in giacca, baffi, chinato su un tavolo con una rivista aperta davanti, sguardo verso l'obiettivo

Vittorini a Milano nel 1949, ritratto da Federico Patellani. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons.
Dati biografici
NascitaSiracusa, 23 luglio 1908
MorteMilano, 12 febbraio 1966
Sepolturacimitero di Concorezzo (Brianza), accanto alla seconda moglie
Professionescrittore, traduttore, editore
Famiglia
GenitoriSebastiano Vittorini, capostazione, e Lucia Sgandurra
ConiugiRosa Quasimodo (1927; matrimonio annullato nel 1950); Ginetta Varisco (1966)
FigliGiusto (1928-1955) e Demetrio (1934)
Opere principali
NarrativaConversazione in Sicilia (1941), Uomini e no (1945), Le donne di Messina (1949), Le città del mondo (postumo, 1969)
RivisteIl Politecnico (1945-1947); Il menabò (1959-1967, con Italo Calvino)
Collane diretteI gettoni (Einaudi); La Medusa (Mondadori)
Memoria a Siracusa
Luoghicasa natale in via Vittorio Veneto 140; Biblioteca Museo Elio Vittorini; lungomare di Levante Elio Vittorini
PremioPremio letterario nazionale Elio Vittorini (dal 1996)

Elio Vittorini (Siracusa, 23 luglio 1908; Milano, 12 febbraio 1966) è stato uno scrittore, traduttore ed editore tra i protagonisti della letteratura italiana del Novecento. Nato a Ortigia in una famiglia di ferrovieri e cresciuto tra le stazioni della Sicilia, fuggì giovanissimo dall’isola portandosi dietro una Sicilia trasfigurata in mito, che avrebbe fissato nel suo libro più celebre, Conversazione in Sicilia. Tradusse e fece conoscere agli italiani la narrativa americana, animò con Il Politecnico il più acceso dibattito culturale del dopoguerra, scoprì da editore una generazione di scrittori e diresse con Italo Calvino la rivista Il menabò. Siracusa, da cui partì a diciannove anni dopo una fuga d’amore finita sui gradoni del Teatro Greco, gli ha dedicato il lungomare di Levante, una biblioteca museo, un premio letterario nazionale e la lapide sulla casa natale.

Gli anni siracusani

Vittorini nacque il 23 luglio 1908 in via Vittorio Veneto 140, la vecchia via Mastrarua di Ortigia, in una casa modesta appartenuta alla famiglia della madre: un «basso» di pochi metri quadrati, come lo hanno descritto le cronache recenti.[1] Primo di quattro figli, ebbe il destino segnato dal mestiere del padre: Sebastiano Vittorini, capostazione, autodidatta e poeta dilettante, trascinò la famiglia di stazione in stazione per la Sicilia, e l’infanzia di Elio trascorse tra case cantoniere e binari.[2] Per frequentare «la scuola di città» il ragazzo fu affidato, con il fratello Ugo, al nonno materno Salvatore Sgandurra e alla zia Peppina, nella casa di via Vittorio Veneto.[1] Il padre lo iscrisse a un istituto tecnico per ragionieri, che Elio abbandonò senza diploma: la sua vera scuola furono le letture da autodidatta nella biblioteca arcivescovile e, prestissimo, le corrispondenze letterarie, con Curzio Malaparte dal 1925 e con il critico Enrico Falqui dal 1926.[3]

L’insofferenza esplose presto. Nel 1924, sedicenne, fuggì dall’isola sfruttando i biglietti ferroviari gratuiti spettanti alla famiglia e andò a lavorare nei cantieri stradali del Friuli; riportato a casa, tentò invano di arruolarsi in aeronautica.[4] Erano le prove generali di un addio: Siracusa, per Vittorini, sarebbe rimasta il luogo da cui partire e a cui tornare soltanto con la memoria.

La fuga d’amore e il matrimonio

Alla stazione di Siracusa, nella stessa palazzina di servizio, abitavano due famiglie di capistazione: i Vittorini e i Quasimodo. Fu così che il diciannovenne Elio si innamorò di Rosa Quasimodo, ventiduenne, sorella del futuro premio Nobel Salvatore.[5] Una notte d’agosto del 1927, con la complicità del fratello Ugo, i due misero in scena una fuitina memorabile: «Attraversai scalza tutta la tettoia della stazione, ed entrai in casa sua», ricordò Rosa; fuggirono in carrozza, una locanda li respinse, e passarono la notte all’addiaccio sui gradoni del Teatro Greco, aspettando l’alba tra le pietre di Eschilo.[6] Il matrimonio riparatore fu celebrato a Siracusa il 10 settembre 1927, e pochi giorni dopo la coppia partì per la Venezia Giulia: a Gorizia Vittorini trovò impiego come contabile in un’impresa di costruzioni, e lì nacque nel 1928 il primo figlio, Giusto; il secondo, Demetrio, arrivò nel 1934.[3] Il matrimonio si rivelò infelice e fu annullato nel 1950 presso la Repubblica di San Marino.[3]

Firenze, le traduzioni, Milano

Lasciata definitivamente Siracusa alla fine del 1929, dopo un breve rientro, Vittorini bruciò le tappe.[7] Dal 1929 collaborava a Solaria, la rivista fiorentina che pubblicò nel 1931 il suo esordio, Piccola borghesia; nel 1930 si stabilì a Firenze, segretario di redazione della rivista e correttore di bozze alla Nazione. Dal febbraio 1933 Solaria cominciò a pubblicare a puntate Il garofano rosso, che incappò negli attacchi della censura per oltraggio al pudore; il romanzo sarebbe uscito in volume solo nel 1948, con una prefazione dal valore di dichiarazione di poetica.[3] Negli stessi anni imparò l’inglese da autodidatta, al punto da leggerlo correntemente senza mai arrivare a parlarlo, e dal 1933 avviò un’intensa attività di traduttore, soprattutto di narrativa inglese e americana, da Lawrence a Steinbeck, Poe e Faulkner.[3][4] Nella primavera del 1939 Valentino Bompiani lo assunse a Milano: la città sarebbe stata la sua casa fino alla morte.[3]

Conversazione in Sicilia

Il capolavoro uscì a puntate sulla rivista Letteratura tra l’aprile 1938 e l’aprile 1939, e in volume nel 1941, prima da Parenti a Firenze col titolo Nome e lagrime, poi da Bompiani come Conversazione in Sicilia.[8] Il protagonista Silvestro Ferrauto, tipografo a Milano assediato da «astratti furori», riceve la lettera del padre che ha abbandonato la madre e torna in Sicilia, un viaggio in treno verso l’infanzia e verso il «mondo offeso». La Sicilia del romanzo, avvertiva l’autore nella nota finale, «è solo per avventura Sicilia; solo perché il nome Sicilia mi suona meglio del nome Persia o Venezuela».[9] Il libro, uscito sotto il fascismo, subì pressioni e attacchi della censura; la vera prova di forza col regime Vittorini la giocò con Americana, la monumentale antologia della narrativa statunitense preparata per Bompiani, bloccata dalla censura nel 1941 e licenziata solo nel 1942, spogliata delle sue note introduttive.[3]

Nel dopoguerra Conversazione divenne un piccolo caso internazionale: l’edizione americana, In Sicily, uscì con un’introduzione di Ernest Hemingway, che di Vittorini scrisse di apprezzare soprattutto la capacità «di portare con sé la pioggia, quando arriva, se la terra è secca ed è di pioggia che hai bisogno».[10] Nel dicembre 1953 Bompiani pubblicò l’edizione illustrata, con 188 fotografie in gran parte scattate da Luigi Crocenzi in un viaggio siciliano di ventuno giorni compiuto con lo scrittore nel febbraio 1950, che toccò anche Siracusa: l’impaginazione la curò Vittorini stesso, in quello che oggi si studia come un esperimento pionieristico di racconto fototestuale.[11]

La guerra e la Resistenza

Il 26 luglio 1943, il giorno dopo la caduta di Mussolini, Vittorini fu arrestato mentre preparava un’edizione speciale dell’Unità e rinchiuso a San Vittore fino a dopo l’8 settembre. Nella Resistenza milanese si occupò di ciò che sapeva fare: tipografie clandestine, diffusione della stampa, trasporto di armi e collegamenti tra i distaccamenti; nel 1945 diresse per un periodo l’Unità milanese.[12] Dall’esperienza nacque Uomini e no, scritto nell’autunno-inverno 1944 mentre viveva nascosto nei boschi presso Varese e pubblicato da Bompiani nel giugno 1945: il primo grande romanzo della Resistenza italiana.[3]

Il Politecnico e la rottura con Togliatti

Il 29 settembre 1945 uscì da Einaudi il primo numero del Politecnico, il settimanale, poi mensile, con cui Vittorini provò a rifondare il rapporto tra cultura e politica: una cultura intesa, secondo il suo programma, «come ricerca della verità e non come predicazione di una verità», capace di volgere le proprie forze «all’unico grande problema della felicità umana».[13] L’idillio col Partito comunista durò poco: il 10 ottobre 1946 Palmiro Togliatti attaccò su Rinascita la linea della rivista, accusandola di «una ricerca astratta del nuovo, del diverso e del sorprendente»; Vittorini rispose all’inizio del 1947 con la lettera passata alla storia col titolo Suonare il piffero per la rivoluzione?, rivendicando per lo scrittore il diritto di porre «esigenze rivoluzionarie diverse da quelle che la politica pone». La rivista chiuse nel dicembre 1947; Vittorini uscì dal partito nel 1951, salutato su Rinascita da un celebre corsivo beffardo firmato Roderigo di Castiglia: «Vittorini se n’è ghiuto, e soli ci ha lasciato!».[14]

L’editore: I gettoni, il caso Gattopardo, il menabò

Dal 1951 al 1958 Vittorini diresse per Einaudi I gettoni, la collana sperimentale di cui scriveva personalmente i risvolti: 58 titoli e 49 autori, con soli 8 stranieri, che tennero a battesimo tra gli altri Beppe Fenoglio, Ottiero Ottieri, Lalla Romano, Mario Rigoni Stern, Anna Maria Ortese e Leonardo Sciascia, e portarono in prima traduzione italiana Borges e Dylan Thomas.[15] Alla sua attività di consulente si lega anche il caso editoriale più discusso del Novecento italiano: il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Nel 1956, per Mondadori, Vittorini giudicò il dattiloscritto «pregevole e commercialmente valido» ma bisognoso di revisione, e la casa editrice lo respinse; nel 1957, per i Gettoni, lo rifiutò lui stesso con una lettera del 2 luglio, giudicandolo troppo tradizionale per una collana sperimentale. Il romanzo uscì postumo da Feltrinelli nel 1958, per mano di Giorgio Bassani, e vinse lo Strega: la vulgata del «Vittorini che bocciò il Gattopardo» è vera solo a metà, ma gli restò addosso.[16]

Nel 1959 fondò con Italo Calvino Il menabò, rivista di ricerca letteraria che uscì fino al 1967 e che orientò il dibattito sulla letteratura e l’industria; Calvino, che ne fu condirettore, riconobbe anni dopo: «In realtà la rivista era pensata e composta da lui».[17] Dal 1960 diresse anche La Medusa e i Nuovi scrittori stranieri per Mondadori.[12] Intanto la sua narrativa si diradava: dopo Il Sempione strizza l’occhio al Frejus (1947) e Le donne di Messina (1949, riscritta nel 1964), il romanzo siciliano Le città del mondo, avviato nel 1952, si interruppe nel 1955 alla morte del figlio Giusto e fu abbandonato: giudicato dall’autore troppo «neoclassico», uscì postumo da Einaudi nel 1969.[18]

Gli ultimi anni

La compagna dell’ultima parte della vita fu Ginetta Varisco, milanese di famiglia industriale brianzola, con cui Vittorini visse dal 1943. Malato da tempo di tumore, la sposò il 9 febbraio 1966 e morì tre giorni dopo, il 12 febbraio, nella casa milanese di viale Gorizia.[19][3] Sepolto al Cimitero Monumentale di Milano, fu poi traslato, secondo la volontà scritta ritrovata dopo la morte della moglie, nel piccolo cimitero di Concorezzo, in Brianza, dove riposa accanto a lei nella cappella di famiglia; il paese gli ha intitolato nel 2009 la sala della biblioteca civica.[19] Postumi uscirono, oltre alle Città del mondo, i saggi delle Due tensioni (1967), e Calvino gli dedicò il numero conclusivo del menabò, consegnando alla critica la formula che ancora lo definisce: progettazione e letteratura.[3][17]

Vittorini e Siracusa

Il rapporto con la città natale fu tutto di partenze. Vittorini visse stabilmente a Siracusa solo l’infanzia scolastica e l’adolescenza, fino alla fuga matrimoniale del 1927; dopo il breve rientro del 1929 non tornò che di passaggio, e il ritorno più documentato è proprio quello professionale del febbraio 1950, il viaggio fotografico con Crocenzi per l’edizione illustrata di Conversazione.[7][11] Nelle opere la Sicilia c’è ovunque, ma per sua stessa dichiarazione come terra della memoria più che come geografia: la Sicilia «solo per avventura Sicilia» di Conversazione e la Sicilia senza tempo delle Città del mondo, percorsa da pastori e pupari verso città sognate.[9][18]

La memoria cittadina ha però avuto vita complicata. Sulla casa natale di via Vittorio Veneto 140 una lapide fu apposta nel 1983, per il settantacinquesimo della nascita, su iniziativa del giornalista Dino Cartia; quarant’anni dopo la stampa locale ne denunciava la scritta sbiadita tra cavi elettrici e intonaci scrostati.[1] Nel 2012, su una palazzina della Riviera Dionisio il Grande, una seconda targa istituzionale volle celebrare la «casa della famiglia Vittorini»: le ricerche del giornalista Carmelo Maiorca hanno però documentato che Elio non vi abitò mai, avendo lasciato Siracusa prima che la famiglia vi si trasferisse, nel 1933, e che la targa accumula errori su date e nomi; il caso esplose quando l’immobile fu messo in vendita come «casa di Vittorini».[20]

Le intitolazioni vere non mancano. Il lungomare di Levante di Ortigia, sui bastioni verso il mare aperto, porta il suo nome; dal 2005 la Biblioteca Museo Elio Vittorini, al piano terra del Palazzo del Governo in via Roma 31, conserva gli arredi, i libri, il pianoforte e le carte della casa milanese, acquistati dalla Provincia dalla famiglia dello scrittore; a lui è intitolato un istituto comprensivo cittadino.[21] Dal 1996, trentennale della morte, la città assegna il Premio letterario nazionale Elio Vittorini, voluto dall’editore Arnaldo Lombardi: il primo albo d’oro si aprì con Andrea Camilleri e il suo Birraio di Preston, e il premio, rilanciato dal 2020 con una giuria presieduta da Antonio Di Grado, celebra nel 2026 la venticinquesima edizione nell’anno del sessantennale della morte. Ogni 23 luglio l’Associazione Vittorini-Quasimodo, che nel nome unisce lo scrittore al cognato poeta, depone un omaggio floreale sotto la casa natale.[22]

La fortuna critica

La critica ha sempre discusso la natura profonda della sua prosa, fatta di ripetizioni cantilenanti e di dialoghi astratti. Per Gianfranco Contini le ripetizioni vittoriniane creano una «allusione magica»; per Pier Vincenzo Mengaldo Vittorini è «un lirico, non un narratore in senso stretto»; Edoardo Sanguineti vide in Conversazione un «pathos intatto, clandestino, cifrato, gergale» e nel suo protagonista una sorta di grado zero dell’eroe; Cesare Pavese ammirava la capacità di fare del personaggio un simbolo «senza sforzo».[23] Sul Vittorini organizzatore di cultura pesa il giudizio consegnato da Calvino al menabò commemorativo: un intellettuale di «progetto e utopia», più fecondo nelle domande che apriva che nei libri che finiva.[17]

Note

  1. a b c Carmelo Maiorca, Meritano più decoro la targa commemorativa e la facciata della casa dove nacque Elio Vittorini, La Civetta di Minerva, 15 settembre 2021: la casa natale di via Vittorio Veneto 140 (già via Mastrarua), di proprietà della famiglia materna Sgandurra, l’affidamento al nonno Salvatore e alla zia Peppina, la lapide del 1983 promossa da Dino Cartia e lo stato di degrado.
  2. Per il padre capostazione «autodidatta e poeta» e la famiglia: Virna Brigatti, Vittorini, Elio, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 99, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2020. Per l’infanzia itinerante nelle stazioni: Elio Vittorini, InfoPoint Provincia di Siracusa.
  3. a b c d e f g h i j Brigatti, Dizionario Biografico degli Italiani, cit.: l’istituto tecnico abbandonato e le letture nella biblioteca arcivescovile, le corrispondenze con Malaparte e Falqui, il matrimonio a Siracusa il 10 settembre 1927 e l’impiego goriziano, le nascite dei figli (1928 e 1934), l’annullamento del 1950, la censura sul Garofano rosso e la prefazione del 1948, le traduzioni dal 1933, l’assunzione da Bompiani nel 1939, la vicenda di Americana (1941-1942), Uomini e no, la malattia, la morte il 12 febbraio 1966 e le opere postume.
  4. a b Per la fuga del 1924 con i biglietti ferroviari e il lavoro nei cantieri friulani: Biografia di Elio Vittorini, Biografieonline, e InfoPoint Provincia di Siracusa, cit.; per il tentativo di arruolarsi in aeronautica e l’inglese letto ma mai parlato: Matteo Collura, Elio Vittorini, Corriere della Sera, 28 luglio 2004.
  5. Collura, Corriere della Sera, cit.: le due famiglie di capistazione nella palazzina della stazione di Siracusa e le memorie di Rosa Quasimodo (Tra Quasimodo e Vittorini, Lunarionuovo).
  6. La poetica fuitina di Elio Vittorini e Rosa Quasimodo all’ombra del Teatro Greco di Siracusa, Sicilian Post, con i ricordi di Rosa: la fuga notturna dalla palazzina della stazione, la carrozza, la locanda che li respinse e la notte sui gradoni del Teatro Greco.
  7. a b Carmelo Maiorca, Fake news della Casa di Elio Vittorini: clamorosi errori nella targa commemorativa, La Civetta di Minerva, 25 settembre 2021: la partenza definitiva alla fine del 1929 e i ritorni solo fugaci.
  8. Brigatti, cit.: la pubblicazione a puntate su Letteratura (aprile 1938 – aprile 1939) e le due edizioni in volume del 1941 (Parenti, col titolo Nome e lagrime, e Bompiani).
  9. a b Voce Conversazione in Sicilia, Wikipedia: la vicenda di Silvestro Ferrauto e la nota finale dell’autore («è solo per avventura Sicilia; solo perché il nome Sicilia mi suona meglio del nome Persia o Venezuela»).
  10. Ernest Hemingway, introduzione a In Sicily, New Directions (l’edizione americana di Conversazione in Sicilia): «I care very much about Vittorini’s ability to bring rain with him when he comes, if the earth is dry and that is what you need».
  11. a b Umberto Cantone, Conversazione in Sicilia, edizione illustrata (Bompiani 1953): le 188 fotografie, il viaggio siciliano di ventuno giorni con Luigi Crocenzi nel febbraio 1950 e l’impaginazione curata dall’autore.
  12. a b Elio Vittorini, ANPI, Biografie: l’arresto del 26 luglio 1943 e San Vittore, l’attività nella Resistenza, la direzione dell’Unità milanese nel 1945, l’uscita dal PCI nel 1951 e la direzione delle collane mondadoriane.
  13. Giuseppe Lupo, Vittorini, progetto e utopia, Avvenire, 2016, con le citazioni programmatiche del Politecnico; per la data del primo numero (29 settembre 1945) e la chiusura (dicembre 1947): Brigatti, cit.
  14. L’avventura del Politecnico: polemica fra Vittorini e Togliatti, VIVIT, Accademia della Crusca: l’articolo di Togliatti su Rinascita (10 ottobre 1946) e la risposta di Vittorini («Suonare il piffero per la rivoluzione?», Il Politecnico n. 35). Per il corsivo di Roderigo di Castiglia su Rinascita (1951): Vittorini se n’è ghiuto, eliovittorini.edu.it.
  15. Voce I gettoni, Wikipedia: i 58 titoli, i 49 autori e gli esordi lanciati dalla collana; per i risvolti scritti da Vittorini: Brigatti, cit.
  16. Il Gattopardo: un caso editoriale senza tempo, Università Cattolica, Collezioni Speciali: il parere del 1956 per Mondadori («pregevole e commercialmente valido»), il rifiuto einaudiano del 1957 per i Gettoni con la lettera del 2 luglio, l’uscita postuma da Feltrinelli (1958) e lo Strega 1959.
  17. a b c Calvino e Vittorini, la strana amicizia, Il Sole 24 Ore, 6 agosto 2016: il menabò (1959-1967), il giudizio di Calvino del 1973 («In realtà la rivista era pensata e composta da lui») e il numero 10 commemorativo con il saggio Vittorini: progettazione e letteratura (1967).
  18. a b Per la composizione delle Città del mondo (dal 1952, interrotta nel 1955 alla morte del figlio Giusto, giudicata «neoclassica» dall’autore): Le città del mondo, analisi, eliovittorini.edu.it; per le due redazioni postume (romanzo 1969, sceneggiatura 1975): Brigatti, cit.
  19. a b Vittorini e Concorezzo, un legame inscindibile, MBNews, 2008: la convivenza con Ginetta Varisco dal 1943, il matrimonio del 9 febbraio 1966 e la traslazione da Milano al cimitero di Concorezzo, nella cappella Varisco, dopo la morte della moglie; per l’intitolazione della sala della biblioteca civica (2009): Comune di Concorezzo.
  20. Maiorca, Fake news della Casa di Elio Vittorini, cit.: la targa del 2012 sulla palazzina di Riviera Dionisio il Grande 82 e i suoi errori documentati; per la messa in vendita dell’immobile come «casa di Vittorini»: Casa Vittorini in vendita, BlogSicilia, 19 ottobre 2021, e Alla ricerca della vera casa di Elio Vittorini, AGI, 13 settembre 2022.
  21. Lungomare di Levante Elio Vittorini, Comune di Siracusa; per la Biblioteca Museo (2005, Palazzo del Governo, via Roma 31, arredi e libri della famiglia): InfoPoint Provincia di Siracusa e anagrafe delle biblioteche italiane (ISIL IT-SR0089).
  22. Voce Premio Vittorini, Wikipedia: la fondazione nel 1996 per iniziativa di Arnaldo Lombardi, il primo albo d’oro con Andrea Camilleri e il rilancio dal 2020 con la commissione presieduta da Antonio Di Grado. Per l’omaggio floreale del 23 luglio e il sessantennale: Siracusa celebra Elio Vittorini, Siracusa Press, luglio 2026.
  23. Vittorini, il «furore» dell’oracolo, Treccani Magazine, Lingua italiana: i giudizi di Sanguineti, Pavese, Contini, Mengaldo e Coletti sulla prosa vittoriniana.

Fonti

  • Brigatti, Virna. «Vittorini, Elio». Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 99, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2020. Consulta online.
  • Maiorca, Carmelo. «Meritano più decoro la targa commemorativa e la facciata della casa dove nacque Elio Vittorini». La Civetta di Minerva, 15 settembre 2021. Consulta online.
  • Maiorca, Carmelo. «Fake news della Casa di Elio Vittorini: clamorosi errori nella targa commemorativa». La Civetta di Minerva, 25 settembre 2021. Consulta online.
  • Collura, Matteo. «Elio Vittorini». Corriere della Sera, 28 luglio 2004. Consulta online.
  • «La poetica fuitina di Elio Vittorini e Rosa Quasimodo all’ombra del Teatro Greco di Siracusa». Sicilian Post. Consulta online.
  • «Elio Vittorini». ANPI, Biografie. Consulta online.
  • «L’avventura del Politecnico: polemica fra Vittorini e Togliatti». VIVIT, Accademia della Crusca. Consulta online.
  • Lupo, Giuseppe. «Vittorini, progetto e utopia». Avvenire, 2016. Consulta online.
  • «Il Gattopardo: un caso editoriale senza tempo». Università Cattolica, Collezioni Speciali. Consulta online.
  • «Calvino e Vittorini, la strana amicizia». Il Sole 24 Ore, 6 agosto 2016. Consulta online.
  • Cantone, Umberto. «Conversazione in Sicilia, edizione illustrata (Bompiani 1953)». Consulta online.
  • «Vittorini e Concorezzo, un legame inscindibile». MBNews, 2008. Consulta online.
  • «Alla ricerca della vera casa di Elio Vittorini». AGI, 13 settembre 2022. Consulta online.
  • «Vittorini, il “furore” dell’oracolo». Treccani Magazine, Lingua italiana. Consulta online.
  • «Premio Vittorini». Wikipedia, l’enciclopedia libera. Consulta online.
  • «Conversazione in Sicilia». Wikipedia, l’enciclopedia libera. Consulta online.
  • «I gettoni». Wikipedia, l’enciclopedia libera. Consulta online.
  • «Elio Vittorini». InfoPoint Provincia di Siracusa. Consulta online.
  • «Siracusa celebra Elio Vittorini». Siracusa Press, luglio 2026. Consulta online.

Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 25 Luglio 2026.

📷 Foto della community

Carico le foto…

Da non perdere a Siracusa

Le voci più cercate di Aretusapedia.