![]() Vista frontale del monumento in piazza dei Cappuccini. Foto di Alessandro Calabrò, 2026. | |
| Dati identificativi | |
| Denominazione | Monumento ai Caduti d’Africa |
|---|---|
| Denominazioni storiche | Monumento al soldato e all’operaio in Etiopia; Cappella votiva in memoria del soldato italiano caduto in Etiopia; Monumento ai Caduti d’Oltremare |
| Tipologia | Complesso monumentale commemorativo con cappella votiva |
| Ubicazione | Piazza dei Cappuccini, borgata di Grottasanta, Siracusa |
| Coordinate | 37°04′40″N 15°17′45″E |
| Dati artistici | |
| Autore del progetto | Romano Romanelli (Firenze, 14 maggio 1882 – Firenze, 25 settembre 1968) |
| Statua del lavoratore | Giovanni Rosone (allievo di Romanelli) |
| Stile | Razionalismo italiano, scultura monumentale del Novecento |
| Materiali | Marmo di Carrara, pietra bianca, bronzo |
| Peso complessivo | Circa 270 tonnellate |
| Statue bronzee | Sei figure umane (esercito, marina, aviazione, ascari, lavoratori) e una scultura equestre |
| Dati storici | |
| Progetto | 1938 |
| Destinazione originaria | Addis Abeba, Africa Orientale Italiana |
| Imbarco e blocco | Giugno 1940 (canale di Suez interdetto) |
| Donazione | 1952 dal Governo italiano alla Regione Siciliana, poi al Comune di Siracusa |
| Scelta del sito | 1960 (piazza dei Cappuccini) |
| Inaugurazione | 1968 |
| Targhe aggiuntive | 30 ottobre 1999 (Bechi Luserna); 2012 (Conte Rosso) |
| Stato attuale | |
| Proprietà | Comune di Siracusa |
| Gestione | Associazione culturale Lamba Doria |
| Cappella interna | Chiusa al pubblico |
| Conservazione | Struttura restaurata, statue corrose dalla salsedine, ripetuti episodi di vandalismo grafico |
Il Monumento ai Caduti d’Africa è un complesso commemorativo situato in piazza dei Cappuccini a Siracusa, nella borgata di Grottasanta, affacciato sull’Ionio. Progettato nel 1938 dallo scultore fiorentino Romano Romanelli per essere collocato ad Addis Abeba, in Etiopia, fu destinato a Siracusa nel 1952 dopo la perdita dell’Africa Orientale Italiana e venne inaugurato nel 1968. La struttura ha la forma stilizzata di una nave con la prua rivolta verso il mare in direzione dell’Africa Orientale ed è il principale monumento di epoca fascista conservato nella città.
Storia
Il progetto per Addis Abeba (1938)
L’opera fu commissionata a Romano Romanelli nel 1938, in piena celebrazione dell’Impero italiano d’Etiopia proclamato due anni prima. Romanelli, esponente della famiglia di scultori fiorentini attiva fra Ottocento e Novecento e interprete del gusto monumentale “romano” del Novecento italiano, ideò un complesso a forma di nave da collocare nella capitale etiope per commemorare i caduti italiani della campagna del 1935–1936. L’opera, del valore di ventisei milioni di lire dell’epoca e del peso di circa duecentosettanta tonnellate, era destinata, secondo alcune fonti, a essere collocata nell’area dove sorgeva la statua equestre dell’imperatore Menelik II (vincitore degli italiani ad Adua nel 1896), rimossa dagli italiani durante l’occupazione di Addis Abeba.

L’imbarco mancato e il deposito (1940–1952)
Le sculture e gli elementi marmorei furono caricati al porto di Napoli nel giugno del 1940, in vista del trasferimento ad Addis Abeba. L’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale e la chiusura del canale di Suez interruppero il viaggio. I pezzi rimasero per anni accatastati in depositi e magazzini doganali, esposti alle intemperie. Durante questo periodo diversi elementi originari andarono perduti, rubati o distrutti; tra questi anche la statua bronzea del lavoratore, sostituita decenni dopo da una replica.
La donazione a Siracusa e la lunga defascistizzazione (1952–1968)
Nel 1952 il Governo italiano cedette l’opera alla Regione Siciliana, che la destinò alla città di Siracusa: il porto aretuseo era stato uno dei principali punti di imbarco di uomini e materiali per le campagne coloniali del Ventennio. L’arrivo dell’opera suscitò perplessità in una città che voleva prendere le distanze dal fascismo: una commissione di studiosi impiegò circa un decennio per cercare una denominazione “depurata” dai riferimenti ideologici diretti, passando attraverso definizioni come Cappella votiva in memoria del soldato italiano caduto in Etiopia fino all’attuale Monumento ai Caduti d’Africa. Furono valutate diverse possibili collocazioni (largo Aretusa in Ortigia, l’area del Teatro Greco, la Marina) prima che nel 1960 lo stesso Romanelli individuasse come sede ideale lo slargo davanti al convento dei Cappuccini, a picco sull’Ionio, indicando che la “prua” della nave dovesse essere orientata verso l’Africa Orientale.
L’inaugurazione (1968)
Il complesso fu inaugurato nel 1968, lo stesso anno della morte di Romano Romanelli. Il rivestimento marmoreo, deteriorato dagli anni di abbandono, dovette essere in parte ricommissionato alla stessa ditta lombarda che lo aveva fornito negli anni Trenta.
Architettura
La forma di nave
Il monumento poggia su una grande base a piramide tronca lastricata in marmo, raggiunta da ampie gradinate su due lati. Il volume centrale, alto e compatto, riprende il profilo di uno scafo e di una prua: il prospetto orientato verso il mare termina in una poppa curva, mentre il lato opposto presenta una facciata trapezoidale rigida. Romanelli adottò il riferimento navale per richiamare il viaggio della spedizione coloniale e il ruolo del porto di Siracusa come punto di partenza verso le colonie.

Materiali, dimensioni e croce sommitale
I bassorilievi sono in marmo di Carrara, mentre il resto del rivestimento è in pietra bianca calcarea. Le statue, di dimensioni di poco maggiori del vero, sono in bronzo. Il complesso pesa complessivamente circa duecentosettanta tonnellate. In sommità, un elemento scultoreo a raggiera che richiama un motore aeronautico a stella sostiene una croce copta: il riferimento alle ali militari dell’Aeronautica si combina con il simbolo cristiano della Chiesa di Etiopia, a richiamare la commemorazione religiosa dei caduti.
Statue bronzee
Il monumento ospita sei statue bronzee in piedi sui basamenti laterali e una scultura equestre. Le figure raffigurano i corpi che parteciparono alle campagne d’Africa Orientale: l’esercito, la marina, l’aviazione, le truppe coloniali indigene (gli ascari) e i lavoratori civili italiani impiegati nelle infrastrutture coloniali. Tutte le statue sono opera di Romano Romanelli a eccezione di quella del lavoratore, che sostituisce in dimensioni ridotte l’originale andato perduto durante il lungo deposito.
Il soldato dell’esercito e l’ascaro

Le due statue del prospetto principale, affiancate al grande bassorilievo centrale, raffigurano un soldato del Regio Esercito con casco coloniale e fucile a tracolla e un ascaro con tarbush, divisa coloniale e fucile portato dietro le spalle. La giustapposizione delle due figure rimanda alla composizione mista dei reparti italiani in Africa Orientale, dove le truppe metropolitane combatterono insieme alle formazioni indigene reclutate in Eritrea, Somalia ed Etiopia.

Marinaio e aviatore

Sul lato opposto del complesso si fronteggiano la statua del marinaio, che impugna un siluro a richiamare l’attività della Regia Marina nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano, e la statua dell’aviatore con tuta da volo, in piedi accanto ai bassorilievi che mostrano i mezzi della Regia Aeronautica. L’aviazione ebbe un ruolo centrale nella campagna del 1935–1936, anche attraverso l’impiego, accertato dalla storiografia, di armi chimiche vietate dalla convenzione di Ginevra.
Il lavoratore e il cavallo bronzeo

La statua del lavoratore, raffigurato con piccone e in abito da lavoro, è la sola del complesso non realizzata direttamente da Romanelli. L’originale, dedicata agli operai italiani impiegati nelle opere stradali, ferroviarie e di costruzione delle infrastrutture coloniali, andò perduta durante gli anni di stoccaggio. La versione attuale, di dimensioni ridotte rispetto all’originale in segno di rispetto verso Romanelli, fu realizzata dallo scultore palermitano Giovanni Rosone, allievo di Romanelli. Alcune fonti riferiscono che in origine il complesso prevedeva la figura di uno squadrista, poi sostituita al momento dell’allestimento siracusano dalla statua del lavoratore.
Sul lato sud del basamento, accanto al portale che conduce alla cappella interna, si trova una scultura equestre: un cavallo bronzeo di dimensioni superiori al vero, in posa scalpitante, che rinvia direttamente al bassorilievo soprastante dedicato alle cariche di cavalleria.
Bassorilievi marmorei
Le pareti laterali e i prospetti del monumento sono rivestiti da bassorilievi in marmo di Carrara scolpiti da Romanelli, distribuiti come segue:
- Sul prospetto principale, una scena di battaglia con fanti, ascari e cariche di cavalleria mosse in profondità di campo;
- Un autocarro militare stilizzato, raffigurato a graffito sotto il bassorilievo centrale, in ricordo del ruolo della motorizzazione nella campagna d’Etiopia;
- Sul lato sud, una vasta carica di cavalleria al galoppo che richiama lo scontro mobile nella regione del Tigrai;
- Sulla poppa, episodi del lavoro civile dei coloni italiani in Africa Orientale, con immagini di costruzione, agricoltura e bonifica;
- Pannelli con fasci di armi e cimeli militari sul fianco rivolto al mare.
Iscrizioni dei fronti d’Etiopia
Sul fianco sud del basamento, a fianco del portale d’ingresso alla cappella, sono incisi i nomi delle località in cui combatterono le truppe italiane durante la guerra d’Etiopia, distinti in due colonne secondo i due fronti operativi del 1935–1936.
Fronte Nord (1935–1936)
Sono leggibili, fra gli altri, i toponimi Adigrat, Axum, Abbi Addi, Passo Uarieu, Amba Aradam, Tembien, Selaclaca, Lago Ascianghi, Mai Ceu, Gondar, Dessiè, Addis Abeba. La sequenza ripercorre l’avanzata delle armate italiane comandate dal maresciallo Pietro Badoglio dalla colonia eritrea fino all’occupazione della capitale etiope nel maggio 1936.
Fronte Sud (1936)
Sotto la dicitura Fronte Sud compaiono le località della Somalia italiana e dell’Ogaden teatro dell’avanzata del generale Rodolfo Graziani: si leggono fra gli altri Gherlogubi, Dagnerei, Gorahel, Hamanlei, Lama Scillindi.
La cappella votiva interna
All’interno del basamento si trova una cappella votiva lunga circa quindici metri e larga cinque, con pareti rivestite di lastre di marmo rosso e finitura a intonaco rosso pompeiano nelle parti non lastricate. Al centro è collocata una scultura in marmo di Carrara, anch’essa attribuita a Romanelli, raffigurante un soldato morente. La cappella è dedicata ai legionari italiani caduti in Africa Orientale ed è chiusa al pubblico: l’accesso, attraverso il portone bronzeo del lato sud, è limitato alle cerimonie commemorative organizzate dall’associazione che ha in carico la gestione del monumento.
Targhe commemorative aggiunte
Targa per Giovanni Alberto Bechi Luserna (1999)

Il 30 ottobre 1999 i paracadutisti della sezione siracusana dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia collocarono una targa marmorea dedicata al tenente colonnello Giovanni Alberto Bechi Luserna (Spoleto, 21 dicembre 1904 – Macomer, 10 settembre 1943), medaglia d’oro al valor militare, quattro medaglie di bronzo al valor militare, Croce al valor militare e medaglia d’argento al valor civile. Capo di Stato Maggiore della 184ª Divisione paracadutisti “Nembo”, cadde a Borore in Sardegna il 10 settembre 1943 mentre tentava di riportare all’obbedienza il XII Battaglione paracadutisti nei giorni successivi all’armistizio di Cassibile. Il testo della targa recita: «Difendere l’onore della bandiera il 10 settembre 1943. Tenente colonnello di cavalleria e paracadutisti Giovanni Alberto Bechi Luserna della 184ª Divisione Paracadutisti “Nembo” cadde ucciso e con lui si spense il sorriso schietto della sua anima pura».
Targa per i caduti del Conte Rosso (2012)
Nel 2012 l’associazione culturale Lamba Doria, fondata nel 2004 e attiva nella memoria storica del Plemmirio, collocò una seconda targa marmorea in memoria dei caduti del transatlantico militarizzato Conte Rosso, silurato dal sottomarino britannico HMS Upholder, al comando di Malcolm David Wanklyn, a circa dieci miglia nautiche da Capo Murro di Porco il 24 maggio 1941. La nave trasportava 2.729 persone, di cui 2.449 militari diretti in Africa Settentrionale; nell’affondamento perirono 1.297 fra militari ed equipaggio, in uno dei più gravi disastri navali italiani della seconda guerra mondiale documentati dalla storiografia militare.
Restauri e stato di conservazione
Il monumento ha subito un restauro complessivo prima dell’inaugurazione del 1968, reso necessario dal lungo deposito all’aperto degli anni precedenti. Negli anni Duemila l’area si era ridotta a uno spazio recintato e degradato, frequentemente colpito da atti vandalici: nel corso degli anni il piccone della statua del lavoratore fu spezzato e gettato fra gli scogli, e diverse parti dei rivestimenti marmorei furono asportate o danneggiate.

Nel 2014 il monumento e l’intera area di piazza dei Cappuccini sono stati ripuliti e riqualificati, in concomitanza con la realizzazione della contigua pista ciclabile Rossana Maiorca, che corre sul ciglio della scogliera fino a riva dei Miracoli. Le statue bronzee, esposte alla salsedine marina, presentano fenomeni di corrosione superficiale e patinature ossidate. Le superfici marmoree del basamento e dei plinti sotto le statue continuano a essere bersaglio di graffiti, visibili anche nello stato attuale.
Accessibilità
Accessibilità motoria
L’area di piazza dei Cappuccini intorno al monumento è pavimentata in lastricato di pietra ed è interamente pianeggiante, raggiungibile da percorsi pedonali continui. Il monumento è cinto da quattro gradinate ampie e profonde, una per lato; non sono presenti rampe inclinate né elevatori. La visione complessiva dell’opera, dei bassorilievi e delle statue bronzee è comunque garantita dal livello della piazza, senza necessità di salire i gradini. La porta della cappella interna, sul lato sud, è raggiungibile solo attraverso la gradinata. Non sono presenti panchine all’interno dell’area monumentale, ma se ne trovano alcune sul perimetro della piazza.
Accessibilità visiva
Mancano una mappa tattile, un percorso podotattile dedicato e un pannello in braille con sintesi storica. Le statue bronzee dei militari e del cavallo sono collocate su plinti rialzati di altezza non raggiungibile al tatto da terra, mentre i bassorilievi marmorei e le iscrizioni dei fronti d’Etiopia, scolpiti e incise nella pietra, risultano percepibili al tatto solo salendo alla gradinata superiore. Non è disponibile un servizio di audio-descrizione né una versione audio scaricabile della scheda informativa.
Accessibilità uditiva
Trattandosi di un luogo all’aperto privo di apparati narrativi sonori, non si pongono ostacoli specifici per le persone sorde o ipoudenti. Mancano però pannelli informativi visivi che spieghino la storia e la simbologia dell’opera: l’assenza di un apparato testuale rende difficile la comprensione del contesto per chi non disponga in autonomia delle informazioni storiche.
Accessibilità cognitiva
Sul posto non è presente alcun pannello illustrativo, didascalia o codice QR che spieghi la storia del monumento, l’identità delle figure raffigurate, il significato dei bassorilievi o le iscrizioni dei fronti d’Etiopia. La comprensione del complesso, della sua origine fascista, della sua vicenda di trasferimento da Addis Abeba a Siracusa e della sua simbologia mista (motore aeronautico, croce copta, ascari) richiede conoscenze pregresse o l’uso di guide esterne.
Suggerimenti
Sarebbe utile l’installazione di un pannello informativo bilingue (italiano e inglese) con una sintesi storica del monumento, una mappa tattile in braille collocata sul perimetro della piazza, un corrimano lungo le gradinate e un codice QR che rinvii a un’audio-descrizione, in modo da rendere intelligibile il contesto storico ai visitatori e in particolare alle persone con disabilità visiva o cognitiva. Una pulizia periodica delle superfici marmoree dai graffiti e una manutenzione regolare delle patine bronzee contribuirebbero al mantenimento del complesso.
Fonti
- «Monumento ai caduti italiani d’Africa». Wikipedia, edizione italiana. Consulta online.
- «Monument to the Italians Fallen in Africa, Siracusa». Wikipedia, edizione inglese. Consulta online.
- «Il monumento ai Caduti in Africa di Siracusa». L’Italia Coloniale, 10 aprile 2015. Consulta online.
- Bonina, Gianni. «Il monumento fascista che imbarazzò Siracusa». Blog di Gianni Bonina, luglio 2017. Consulta online.
- «Monumento ai caduti italiani d’Africa». Comune di Siracusa, sezione Vivere il Comune – Luoghi. Consulta online.
- «Monumento ai caduti d’oltremare». Siracusa Turismo. Consulta online.
- «Ecco come il monumento dei lavoratori in Africa arrivò a Piazza Cappuccini, a Siracusa». I Fatti Siracusa, ottobre 2020. Consulta online.
- «X15 Siracusa – Sicilia». Associazione Nazionale Carristi d’Italia, censimento monumenti. Consulta online.
- Del Boca, Angelo. Gli italiani in Africa Orientale, 4 voll. Laterza, Bari, 1976–1984.
- Labanca, Nicola. Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana. Il Mulino, Bologna, 2002.
Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 23 maggio 2026.
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