Matteo Raeli

Aggiornato in data 17 Maggio 2026 da Alessandro Calabrò
PersonaggioMatteo Raeli
Ritratto di Matteo Raeli, patriota netino e Ministro di Grazia e Giustizia del Regno d'Italia (1869-1871)

Ritratto di Matteo Raeli, autore ignoto, sec. XIX. Fonte: Istituto Studi sul Val di Noto Antico, pubblico dominio.
NascitaNoto, 23 dicembre 1812
MorteNoto, 26 novembre 1875 (62 anni)
PadrePaolo Raeli, avvocato e consigliere d’Intendenza, decurione di Noto
MadreMarianna Campisi
ConiugeAntonina Campisi, siracusana (sposata nel 1835)
FigliPaolo (morto a Malta nel 1852); Peppinella
FormazioneUniversità di Catania, laurea in giurisprudenza (1832); Accademia Gioenia di Catania (allievo 1827, socio corrispondente 1829)
CaricheDecurione (1839) e Primo Eletto (1841) di Noto; Ministro dell’Interno del Regno di Sicilia (gennaio 1849); Ministro delle Finanze (marzo 1849); Consigliere di Giustizia della Luogotenenza per la Sicilia (dicembre 1860); Procuratore Generale della Corte d’Appello di Trani (1862-1865); Consigliere di Stato (1865); Segretario Generale del Ministero dell’Interno (1865-1866); Ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti del Regno d’Italia (14 dicembre 1869 – 23 febbraio 1871)
LegislatureVIII, IX, X, XI, XII (1861-1875)
PartitoDestra storica
MassoneriaLoggia «I Rigeneratori del 12 gennaio 1848» di Palermo (brevetto 17 gennaio 1849); maestro venerabile Andrea Mangeruva
OnorificenzeCavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro; Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Carlo III di Spagna

Matteo Raeli (Noto, 23 dicembre 1812 – Noto, 26 novembre 1875) fu un avvocato, patriota, giurista e uomo di Stato siciliano. Segretario del Comitato Provinciale del Val di Noto nel 1848, ministro dell’Interno e poi delle Finanze del governo siciliano di Vincenzo Fardella di Torrearsa e del principe di Butera, esule a Malta per oltre dieci anni, erede universale di Ruggero Settimo, fu deputato del Regno d’Italia per cinque legislature consecutive dal 1861 al 1875 e Ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti del Regno d’Italia nel primo governo di Giovanni Lanza, dal 14 dicembre 1869 al 23 febbraio 1871. Da relatore della commissione parlamentare nel 1866 portò all’approvazione del Regio Decreto n. 3036 del 7 luglio 1866 di soppressione delle corporazioni religiose, e da ministro fu il principale artefice della Legge delle Guarentigie del 13 maggio 1871, n. 214, che regolò i rapporti fra Stato italiano e Santa Sede dopo la presa di Roma e che restò in vigore fino ai Patti Lateranensi del 1929. Esponente della Destra storica, fu in Parlamento il più strenuo difensore di Noto come capoluogo nella battaglia che vide opporsi alla restituzione del rango a Siracusa, conclusasi con la legge Lanza n. 2248 del 20 marzo 1865 in favore della città aretusea.

Origini e formazione

Matteo Raeli nacque a Noto il 23 dicembre 1812 in una famiglia inserita nel ceto avvocatizio e amministrativo del Val di Noto. Il padre Paolo Raeli era avvocato e consigliere d’Intendenza nell’amministrazione borbonica, oltre che membro della Decuria cittadina; la madre era Marianna Campisi. Compì gli studi nella città natale e a Catania. Nel 1827 fu ammesso come allievo all’Accademia Gioenia di Catania, l’istituzione di scienze naturali ed erudizione classica fondata nel 1824, di cui due anni dopo, nel 1829, divenne socio corrispondente. Iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Catania, vi conseguì il dottorato in diritto nel 1832, a vent’anni.

Iniziata la professione forense, nel 1835 sposò la siracusana Antonina Campisi, parente della madre, e si trasferì a Siracusa, dove esercitò con buon esito l’avvocatura per circa due anni. Dopo i moti antiborbonici del 1837 fece ritorno a Noto, divenendo nel 1839 Decurione della città come già il padre e nel 1841 «Primo Eletto» del decurionato, figura di vicesindaco con funzioni di pubblico ministero. In questi anni di amministrazione cittadina si occupò di sviluppo urbano, fiscalità, acque pubbliche, decoro urbano, politica culturale e assistenza pubblica, maturando posizioni liberali e antiborboniche. Dalla moglie ebbe due figli noti: Paolo, che lo raggiunse nell’esilio maltese e vi morì nel 1852 dopo breve malattia, e Peppinella, destinataria delle lettere paterne dalla deportazione.

La rivoluzione siciliana del 1848

Il 3 febbraio 1848 Raeli guidò i liberali netini nella rivolta antiborbonica che aderì alla rivoluzione palermitana del 12 gennaio. Come segretario del Comitato Provinciale del Val di Noto, insieme al marchese Giuseppe Trigona, proclamò la costituzione percorrendo Noto col tricolore. Nel marzo successivo fu eletto deputato al Parlamento siciliano rivoluzionario di Palermo nel collegio di Noto, sempre con Trigona. Sotto la presidenza di Ruggero Settimo, presidente del Comitato Generale, Raeli ricoprì in successione due dicasteri: nel gennaio 1849 fu chiamato a ricoprire la carica di Ministro dell’Interno e della Sicurezza nel governo di Vincenzo Fardella di Torrearsa, e nel successivo marzo quella di Ministro delle Finanze nel governo del principe di Butera, Pietro Lanza Branciforti. Dopo la restaurazione borbonica del 15 maggio 1849, conseguita dal generale Carlo Filangieri, Raeli fu escluso dall’amnistia in qualità di leader della rivolta.

Esilio a Malta (1849-1860)

Raeli riparò dapprima in Francia, a Marsiglia, e successivamente a Malta, dove rimase per oltre dieci anni. A La Valletta strinse stretti rapporti con la comunità degli esuli risorgimentali, tra cui Francesco Crispi, Giorgio Tamajo, Nicola Fabrizi e il sacerdote Gregorio Ugdulena, e divenne il più stretto collaboratore di Ruggero Settimo (Palermo, 19 maggio 1778 – La Valletta, 2 maggio 1863), presidente del Comitato Generale rivoluzionario nel 1848 e poi del Comitato siciliano in esilio, sbarcato a Malta il 22 maggio 1849 a bordo della cannoniera britannica HMS Bulldog a seguito dell’amnistia di Filangieri dalla quale Settimo era stato escluso. L’anziano statista palermitano, che la Convenzione costituente del 1848 aveva designato come Presidente del Regno di Sicilia, nominò Raeli proprio erede universale nel testamento del 1862 e gli affidò sigilli, archivi e patrimonio personale; nell’ultimo anno di vita, infermo, dettò a Raeli decine di lettere indirizzate ai vecchi compagni. Su incarico del Governo britannico Raeli redasse un codice di diritto coloniale destinato all’amministrazione delle colonie inglesi. Nel 1852 vi morì, dopo breve malattia, il figlio Paolo, che lo aveva raggiunto in esilio. Le lettere indirizzate alla figlia Peppinella in questi anni testimoniano una profonda fede cristiana, congiunta a un realismo politico che improntò la sua azione di governo dopo l’Unità.

Massoneria

Negli stessi anni della rivoluzione siciliana Raeli aveva ricevuto l’iniziazione massonica. Il suo brevetto di maestro reca la data «g. 17 del mese 11.esimo anno della vera luce 5848», ovvero il 17 gennaio 1849, e si riferisce alla loggia I Rigeneratori del 12 gennaio 1848 all’Oriente di Palermo, retta dal maestro venerabile Andrea Mangeruva, riconosciuto dalla storiografia masonica siciliana come uno degli ideatori della rivolta palermitana del 12 gennaio 1848: la data della sollevazione fu da lui anticipata di alcune ore proprio per legare il moto al rituale massonico. La loggia accolse, fra gli altri, Rosolino Pilo, Giuseppe La Masa, Francesco Crispi, Giacinto Carini, Francesco Bentivegna, Salvatore Spinuzza e i fratelli Bagnasco. Sarebbe stata poi denominata «Garibaldini al 1860» nel ricordo della propria funzione di rete cospirativa fra i moti del Quarantotto e la Spedizione dei Mille. Nel 1860, dopo l’ingresso di Garibaldi a Palermo, la loggia tenne adunanza solenne al Palazzo del conte Federico a Palermo per iniziare Giuseppe Garibaldi e Nino Bixio, in qualità di fratelli di passaggio. Francesco Crispi, anch’egli affiliato nella stessa loggia, fu poi iniziato in forma regolare il 13 novembre 1860. Le sedute di quella stagione, tenute nel salone del Palazzo Federico in via dei Biscottari, sono fra i più documentati avvenimenti della massoneria siciliana risorgimentale.

La Spedizione dei Mille e il ritorno (1860)

Nei primi mesi del 1860 Raeli, dal proprio osservatorio maltese, organizzò con Nicola Fabrizi lo sbarco a Pozzallo di una trentina di giovani siciliani e l’arruolamento dei Cacciatori del Faro, circa trecento patrioti destinati a liberare la Sicilia orientale dai Borbone come colonna parallela alla spedizione di Marsala. Il 18 maggio 1860 fu designato in absentia presidente del Comitato di Noto. Il 13 luglio 1860 fece ritorno in città, dando impulso decisivo alla scelta annessionista: lo accolsero i fratelli di loggia. Pochi giorni più tardi, il 22 luglio, una controrivoluzione netina di matrice mazziniana fu repressa con la fucilazione di Vincenzo Catera del 25 luglio. Il 21 ottobre 1860 il plebiscito di Noto registrò 2.118 voti favorevoli all’annessione. Nel dicembre 1860 il luogotenente generale Massimo Cordero di Montezemolo lo nominò Consigliere di Giustizia della Luogotenenza per la Sicilia.

Deputato del Regno d’Italia

Eletto deputato di Noto nella prima legislatura del Regno d’Italia il 27 gennaio 1861 con 693 voti su 770 votanti (oltre il 90 per cento), Raeli rappresentò la Camera fino alla morte, per cinque legislature consecutive (VIII-XII). Sedette per il collegio di Noto nella VIII legislatura (1861-1865) e nuovamente nell’XI (1870-1874); per Molfetta nella IX (suppletive del dicembre 1865), per Caltagirone nella X (1867-1870) e per Agnone nell’ultima XII, da cui si dimise per ragioni di salute. Aderì sin dal principio alla Destra storica, da cui non si distaccò mai, contando complessivamente 135 interventi e citazioni in seduta. Fu membro della Commissione parlamentare d’Inchiesta sul Brigantaggio.

Sospese le funzioni parlamentari nel settembre 1862 per assumere la carica di Procuratore Generale della Corte d’Appello di Trani, sede giurisdizionale chiave per il contrasto al brigantaggio pugliese, durante la quale condusse la battaglia per il richiamo dei magistrati ingiustamente destituiti con l’Unità. Il 3 settembre 1865 fu nominato Consigliere di Stato, con funzioni effettive dal dicembre seguente. Dal 17 dicembre 1865 al giugno 1866 fu Segretario Generale del Ministero dell’Interno sotto il ministro Giuseppe Natoli nel terzo governo La Marmora, trovandosi a gestire le politiche di contenimento dell’epidemia di colera, la preparazione della repressione della rivolta del Sette e Mezzo (che esploderà a Palermo nel settembre 1866) e le tensioni dei rapporti Stato-Chiesa.

La soppressione delle corporazioni religiose (1866)

Nel corso del 1866 Raeli fu presidente e relatore della commissione parlamentare incaricata di redigere il provvedimento di soppressione delle corporazioni religiose. Il 16 aprile 1866 presentò alla Camera il Controprogetto e relazione Raeli, sostenendo che la vita monastica costituiva «una superfluità della Chiesa» eliminabile senza ledere l’organizzazione religiosa in sé. L’iter si concluse il 7 luglio 1866 con la promulgazione del Regio Decreto n. 3036, che abolì tutte le comunità religiose e ne devolse i beni al demanio in cambio di una rendita del cinque per cento sul Gran Libro del Debito pubblico, accompagnata dall’assegnamento annuo ai religiosi. Il provvedimento, considerato il più drastico atto di confisca ecclesiastica dell’Italia liberale, colpì complessivamente 1.322 istituzioni religiose (di cui circa 922 maschili e 400 femminili) per un patrimonio fondiario di circa tre milioni di ettari e una rendita catastale annua di circa sedici milioni e seicentomila lire. L’incameramento, completato dalla legge 15 agosto 1867 n. 3848 sulla liquidazione dell’asse ecclesiastico, costituì la più rilevante mobilitazione del demanio pubblico dell’Ottocento e fu accompagnato dalle vendite all’asta che ridisegnarono la proprietà fondiaria del Mezzogiorno e del Centro Italia. Pio IX condannò la legge con l’allocuzione concistoriale Tristissimum tempus del 17 settembre 1866.

La difesa di Noto come capoluogo (1861-1865)

La principale battaglia parlamentare di Raeli nella prima legislatura fu la difesa del rango di Noto come capoluogo della provincia siciliana sud-orientale, ruolo che la città aveva conquistato il 23 agosto 1837 con il Regio Decreto n. 4209 di Ferdinando II, in conseguenza della repressione dei moti del colera che avevano declassato Siracusa a capoluogo di distretto. Già nel 1844 papa Gregorio XVI aveva elevato Noto a sede arcivescovile, sottraendo territori alla diocesi di Siracusa.

Contro la proposta di legge presentata dal deputato e senatore siracusano Luigi Greco Cassia per il ritorno del capoluogo a Siracusa, Raeli oppose una difesa fondata sull’argomento storico che i moti siracusani del 1837 erano stati «cieca violenza popolare» e non un movimento di principio politico tale da giustificare la restituzione del rango. L’eloquenza dei due contendenti, soprannominata in seguito «l’elegante duello fra Raeli e Greco Cassia», riuscì a sospendere temporaneamente il provvedimento. Il 20 marzo 1865, durante il secondo governo Alfonso La Marmora, la legge n. 2248 presentata dal Ministro dell’Interno Giovanni Lanza decretò comunque la restituzione del capoluogo a Siracusa, riducendo Noto a sottoprefettura. La sconfitta chiuse l’epoca dell’egemonia amministrativa di Noto sul Val di Noto.

Ministro Guardasigilli e Legge delle Guarentigie (1869-1871)

Il 14 dicembre 1869 Raeli fu nominato Ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti del Regno d’Italia nel primo governo Giovanni Lanza, carica che resse fino al 23 febbraio 1871, quando gli succedette Giovanni De Falco. Nel medesimo governo sedevano Emilio Visconti Venosta agli Affari Esteri e Quintino Sella alle Finanze. Sul piano dell’ordine pubblico, Raeli emise circolari ai magistrati per la vigilanza sui movimenti insurrezionali, collaborò strettamente con il generale Giacomo Medici, prefetto di Palermo, sulla questione mafiosa, e mantenne il personale giudiziario ai propri posti durante l’emergenza dei moti mazziniani del 1870.

L’opera maggiore del suo dicastero fu la stesura della Legge delle Guarentigie del 13 maggio 1871, n. 214, dal titolo ufficiale Legge sulle prerogative del Sommo Pontefice e della Santa Sede, e sulle relazioni dello Stato con la Chiesa. Dopo la presa di Roma del 20 settembre 1870, alla quale Raeli aveva contribuito firmando l’ordine di occupazione militare, l’atto regolò la condizione del Pontefice e i rapporti fra Stato italiano e Santa Sede. Articolato in diciannove articoli e due titoli, garantiva al Papa l’inviolabilità della persona, gli onori sovrani, una dotazione finanziaria di 3.225.000 lire annue esenti da imposte (art. 4), la disponibilità extraterritoriale dei palazzi vaticani, lateranensi e di Castel Gandolfo, la libertà di comunicazione con il mondo cattolico e il libero esercizio del ministero spirituale. La seconda parte aboliva l’exequatur sugli atti religiosi e il placet regio sulle nomine ecclesiastiche, garantendo la libertà del clero. Raeli vi lavorò con Emilio Visconti Venosta, Quintino Sella e Ruggero Bonghi. Pio IX, due giorni dopo l’approvazione, respinse l’atto con l’enciclica Ubi Nos del 15 maggio 1871 dichiarandolo unilaterale e inaccettabile; la dotazione non fu mai incassata dai pontefici fino alla Conciliazione, e la separazione Stato-Chiesa rimase irrisolta sino ai Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929. Il 9 febbraio 1871, vigilia della scadenza naturale del dicastero, il primo presidente della Cassazione di Roma Paolo Onorato Vigliani, designato a succedere a Raeli al Guardasigilli, rifiutò la carica per il proprio disaccordo con il provvedimento ritenuto eccessivamente garantista verso il Pontefice; tornerà poi Guardasigilli nel governo Minghetti del 1873-1876.

La Commissione d’inchiesta sul brigantaggio (1862-1863)

Il 16 dicembre 1862 la Camera dei Deputati nominò la Commissione parlamentare segreta d’inchiesta sulle condizioni delle province napoletane e sul brigantaggio, composta da nove membri presieduta dal generale Giuseppe Sirtori, con relatore Giuseppe Massari. Raeli, membro effettivo della commissione, partecipò ai lavori istruttori delle dieci sedute palermitane, alle audizioni di Avellino, Salerno e Bari e alle riunioni di Torino fra l’inverno 1862-1863 e la primavera 1863. La relazione Massari, presentata in seduta segreta del 3 maggio 1863, fece da base alla Legge Pica del 15 agosto 1863 n. 1409, che istituiva i tribunali militari straordinari nelle province meridionali e introduceva il giudizio sommario contro i briganti. La legge passò alla Camera con 207 voti favorevoli su 240 votanti e 33 contrari nella tornata del 7 agosto. Raeli, dalla tribuna, sostenne che la legislazione eccezionale doveva essere accompagnata da rigorose garanzie processuali per gli imputati e definì il pugno di ferro come strumento di preservazione dell’Unità, da affiancare alla ricostruzione amministrativa e fiscale delle province napoletane. Negli anni successivi, da Procuratore generale a Trani, applicò egli stesso la nuova normativa nei processi contro le bande di Crocco Donatelli e di Carmine Crocco.

Posizioni parlamentari

Raeli fu fra i più convinti sostenitori dell’unificazione legislativa del nuovo Stato: contrastò la «sospensione indefinita» dell’estensione del Codice penale al Mezzogiorno e si oppose alle eccezioni regionali in nome di un diritto uniforme. Nella controversia per il capoluogo subordinò gli interessi locali alla uniformità nazionale. Si pronunciò contro le strutture armate autonome dei garibaldini, contrario all’autonomia amministrativa locale, sostenitore di uno Stato centralizzato, e firmò nel settembre 1870 il pronunciamento per l’occupazione di Roma e per la sua designazione a capitale d’Italia.

Morte e commemorazione

Matteo Raeli morì nella sua casa di Noto il 26 novembre 1875, a sessantadue anni. Il giorno seguente la Camera dei Deputati ne commemorò la figura. La sua dimora storica fu il Palazzo Modica di San Giovanni-Nicolaci-Raeli di via Corrado Nicolaci numero 9, in pieno centro barocco netino, di fronte a Palazzo Nicolaci di Villadorata e prospettante sulla Chiesa di Montevergine. L’edificio, costruito originariamente dai Deodato (fra i quali Corrado Maria Deodato et Moncada, vescovo di Catania dal 1736 al 1813), passò ai Landolina, ai quali appartenne l’archeologo Saverio Landolina Nava, poi a Raeli, e infine ai Modica di San Giovanni attraverso Antonino Modica Nicolaci, nipote dell’ultima marchesa Landolina. Originariamente di centocinquanta stanze unite a Palazzo Landolina, oggi si articola in circa novanta ambienti e ospita una casa-museo, un ristorante e una struttura ricettiva, con una stanza dedicata alla memoria del ministro.

Memoria

Lungo il Corso Vittorio Emanuele, nel cuore del centro storico monumentale UNESCO di Noto, è dedicato a Matteo Raeli un monumento opera dello scultore netino Francesco Saverio Sortino. Sull’asse principale della città, al civico 111, ha sede l’Istituto di Istruzione Superiore «Matteo Raeli», comprendente Liceo Scientifico, Liceo Artistico, Liceo delle Scienze Umane, Istituto Magistrale e indirizzi tecnici e professionali, con sede storica nel Palazzo Trigona.

Nel dicembre 2012, per il bicentenario della nascita, il Comune di Noto, l’Università di Catania e l’Istituto per lo Studio del Val di Noto Antico (ISVNA) organizzarono il convegno nazionale Matteo Raeli: l’uomo, il patriota, lo statista, svoltosi a Noto il 21 e 22 dicembre 2012 sotto la prolusione di Giuseppe Barone, con interventi di Angelo Fortuna, Sebastiano Angelo Granata, Giancarlo Poidomani e altri studiosi. Gli atti sono stati pubblicati a Acireale-Roma da Bonanno nel 2014. I Discorsi parlamentari di Matteo Raeli (1861-1874), a cura dello stesso Sebastiano Angelo Granata, furono editi da Bonanno nel 2013 (ISBN 978-88-7796-734-3); il volume si apre con il saggio La voce della Nazione. Matteo Raeli in Parlamento.

Fonti

  • Giuseppe Speciale, RAELI, Matteo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 86, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2016: treccani.it.
  • Camera dei Deputati, Portale storico, scheda di Matteo Raeli: storia.camera.it.
  • Camera dei Deputati, scheda I Governo Lanza: storia.camera.it.
  • Giuseppe Barone (a cura di), Matteo Raeli. L’uomo, il patriota, lo statista. Atti del Convegno Nazionale per il bicentenario della nascita (Noto, 21-22 dicembre 2012), Acireale-Roma, Bonanno, 2014.
  • Matteo Raeli, Discorsi parlamentari (1861-1874), a cura di Sebastiano Angelo Granata, Acireale-Roma, Bonanno, 2013 (ISBN 978-88-7796-734-3).
  • Sebastiano Angelo Granata, La voce della Nazione. Matteo Raeli in Parlamento (1861-1874), introduzione al volume sopra citato.
  • Giancarlo Poidomani, Matteo Raeli e la Destra storica nel processo di costruzione dello Stato italiano (1861-1875), in Barone (a cura di), 2014.
  • Carmelo Ivaldi, Raeli, Matteo, in Il Consiglio di Stato nella storia d’Italia. Le biografie dei magistrati (1861-1948), a cura di Guido Melis, vol. I, Milano, Giuffrè, 2006, pp. 230-239.
  • Domenico Russo, Matteo Raeli e il Comitato rivoluzionario di Noto (1860), estratto da La Sicilia nel Risorgimento italiano, anno II, fasc. I, 1932.
  • Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia: Regio Decreto 7 luglio 1866 n. 3036 sulla soppressione delle corporazioni religiose; Legge 13 maggio 1871 n. 214 (Legge delle Guarentigie).
  • Wikipedia: Matteo Raeli; Legge delle Guarentigie; Governo Lanza.
  • Wikidata: Q3852184.
  • Casa Modica, Palazzo Modica di San Giovanni-Nicolaci-Raeli: casamodica.it.
  • Istituto per lo Studio del Val di Noto Antico (ISVNA), pagina del convegno bicentenario 2012: isvna.it.

Voci correlate

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