Filippo Cordova

Aggiornato in data 17 Maggio 2026 da Alessandro Calabrò
PersonaggioFilippo Cordova
Ritratto incisorio di Filippo Cordova, patriota e politico italiano, deputato di Siracusa e ministro del Regno d'Italia, da Il Parlamento del Regno d'Italia (1861)

Incisione da Il Parlamento del Regno d’Italia di Aristide Calani, Salvioni inc., 1861. Pubblico dominio.
NascitaAidone (Caltanissetta), 1 maggio 1811
MorteFirenze, 16 settembre 1868 (57 anni)
SepolturaCimitero Monumentale delle Porte Sante, San Miniato al Monte, Firenze (monumento di Giuseppe Frattallone, allievo di Giovanni Duprè; restaurato 2019)
PadreFrancesco Paolo Cordova, notaio in Aidone
MadreMaria Giuseppa Cordova
CasataDiscendente del catalano Don Pedro de Córdoba y Aguilar, ramo siciliano di antica baronia
Zio tutoreNicolò Scovazzo; il fratello abate Gaetano Scovazzo, traduttore di Milton, fu ministro borbonico e senatore del Regno d’Italia
NipoteVincenzo Cordova Savini (1819-1897), deputato per cinque legislature del Regno d’Italia, senatore dal 1889, curatore dell’edizione postuma delle opere
FormazioneUniversità di Catania, dottorato in diritto civile e canonico (1 settembre 1829, a 18 anni); seconda laurea in geologia con il prof. Carlo Maravigna
CaricheConsigliere d’Intendenza di Caltanissetta (1838); Ministro delle Finanze del Regno di Sicilia (1848-1849); Direttore Generale di Statistica del Regno di Sardegna (1860); Procuratore Generale della Corte dei Conti a Palermo (1860); Segretario Generale del Ministero delle Finanze (1861); Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio del Regno d’Italia (1861-1862, 1866-1867); Ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti (1862, e ad interim 1867); Consigliere di Stato (1862-1868)
LegislatureVIII, IX, X (1861-1868); primo deputato eletto a Siracusa nel 1861 (645 voti su 691, pari al 96,56%)
MassoneriaLoggia Ausonia di Torino (1860); Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia (20 gennaio 1862); Gran Maestro (1 marzo 1862 – 6 agosto 1863, e di nuovo 21 giugno – 2 luglio 1867)
PartitoDestra storica
OnorificenzeCroce dei Santi Maurizio e Lazzaro (1857)

Filippo Cordova (Aidone, 1 maggio 1811 – Firenze, 16 settembre 1868) fu un giurista, patriota e uomo di Stato italiano. Avvocato dei contadini siciliani contro le pretese baronali negli anni Quaranta dell’Ottocento, fu Ministro delle Finanze del Regno di Sicilia nel 1848 sotto Ruggero Settimo, esule a Torino dal 1849, collaboratore di Camillo Benso conte di Cavour come direttore de Il Risorgimento e poi de Il Parlamento, fondatore della Divisione di Statistica del Regno (oggi ISTAT) e organizzatore del primo censimento del Regno di Sardegna nel 1859. Dopo l’Unità fu Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio nei due governi Ricasoli e di Grazia e Giustizia nel primo governo Rattazzi. Eletto in tre collegi siciliani nelle prime elezioni del Regno d’Italia del 27 gennaio 1861, fu il primo deputato di Siracusa al Parlamento del Regno d’Italia, con 645 voti su 691 votanti (96,56 per cento), prima di optare per il collegio di Caltagirone. Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia in due mandati (1862-1863 e 1867), Cavour lo definì «il più importante uomo del Sud». La sua memoria è onorata dal monumento bronzeo eretto ad Aidone nel 1913 dal palermitano Mario Rutelli, dalla tomba al Cimitero delle Porte Sante di Firenze restaurata nel 2019 dall’Archeoclub Aidone-Morgantina e dal Grande Oriente d’Italia, e dal museo civico della città natale che conserva la divisa ministeriale di Cordova accanto a quella, da lui ereditata, di Cavour.

Origini e famiglia

Filippo Cordova nacque ad Aidone, nell’allora provincia di Caltanissetta (oggi Enna), il 1 maggio 1811, in una famiglia della piccola nobiltà locale di origine catalana, discesa per via diretta da Don Pedro de Córdoba y Aguilar, e fregiata del titolo di barone. Il padre Francesco Paolo Cordova fu notaio in Aidone, curatore degli interessi dei signori del paese; il nonno paterno era stato giurato di Aidone, carica civica di amministrazione locale. La madre, Maria Giuseppa Cordova, apparteneva alla stessa stirpe (da cui il doppio cognome alla nascita). Filippo crebbe sotto la tutela dello zio paterno Nicolò Scovazzo, mentre l’altro zio, l’abate Gaetano Scovazzo, letterato traduttore in italiano del Paradiso perduto di John Milton, fu ministro borbonico e successivamente senatore del Regno d’Italia. Anche il nipote di Filippo, Vincenzo Cordova Savini (Aidone, 30 novembre 1819 – Aidone, 9 maggio 1897), figlio del fratello Matteo, fu un protagonista del Risorgimento e della politica nazionale: partecipò alla Spedizione dei Mille a capo dei volontari aidonesi, fu deputato del collegio di Giarre per cinque legislature consecutive dal 1870 al 1886 e senatore del Regno dalla XVI legislatura (nomina del 1889); nel 1883 sposò la baronessa Anna Guglielmina Teodora Siebs di Brema. Filippo non si sposò né ebbe figli; il nipote Vincenzo curò la pubblicazione postuma dei suoi discorsi parlamentari e scritti in quattro volumi a Roma fra il 1889 e il 1893.

Prodigio letterario e studi

Privo di un ginnasio nella città natale, Filippo Cordova compì gli studi in casa, sotto la direzione dello zio Scovazzo. Manifestò una memoria prodigiosa e una precocità eccezionale: fra i dieci e i tredici anni compose tre tragedie in versi di stampo classico, Catone, Giovanni e I Dittinali, e un sonetto in onore di San Lorenzo, patrono di Aidone. Iscritto all’Università di Catania, Facoltà di Giurisprudenza, vi conseguì il dottorato in diritto civile e canonico il 1 settembre 1829, a diciotto anni, e una seconda laurea in geologia sotto la guida del professor Carlo Maravigna. Durante gli studi approfondì la lingua, il sistema costituzionale e la letteratura inglesi, dedicandosi in particolare a Milton.

Carriera pre-unitaria (1831-1847)

Nel 1831, ventenne, Cordova si trasferì a Palermo ed entrò nello studio dell’avvocato Antonio Agnetta, frequentando la cerchia patriottica della capitale dell’isola: vi conobbe Michele Amari, Vincenzo Fardella di Torrearsa e Ruggero Settimo, divenendo amico stimato del futuro presidente del Comitato Generale del 1848. Nel 1838, a ventisette anni, fu nominato Consigliere d’Intendenza di Caltanissetta e l’anno seguente segretario del Consiglio provinciale; nel 1839 redasse uno studio sulle decime feudali in Sicilia in cui ne dimostrava l’illegittimità a partire dal criterio della «pubblica utilità», contro le pretese del clero girgentano. Le sue posizioni antifeudali gli costarono un periodo di domicilio coatto a Palermo.

Negli stessi anni Cordova intraprese una intensa attività di pubblicista internazionale. Nel 1838 raggiunse Belgio, Svizzera e Francia, partecipando al congresso scientifico di Clermont-Ferrand su invito procurato dallo zio Scovazzo, dove presentò una memoria interpretativa del Paradiso perduto di Milton che ottenne il consenso degli inglesi presenti e l’accreditamento presso l’Académie de France. Nel 1841 fu al congresso scientifico di Napoli, dove fu introdotto in massoneria da Carlo Luciano Bonaparte, principe di Canino, cugino di Napoleone III. Inviò poi proprie memorie ai congressi scientifici di Nîmes (1844) e Napoli (VII Congresso degli scienziati italiani, 1845), pubblicando in quest’ultima occasione la celebre relazione Sull’abolizione dei diritti feudali e la divisione dei demani in Sicilia, in cui denunciava che il sistema feudale «toglieva la proprietà del suolo all’industre colono e la dava all’indolente desidia d’una funesta aristocrazia militare» e invocava la severità del governo «sulla scorta degli esempi della legislazione francese, precorritrice di ogni odierno progredimento dei popoli latini». Tra il 1840 e il 1845 difese in giudizio le università di Terranova, Butera, San Cataldo, Santa Caterina e Sutera contro la persistenza degli abusi feudali, guadagnando il soprannome di «avvocato del popolo».

La rivoluzione siciliana del 1848

Allo scoppio della rivoluzione siciliana del 12 gennaio 1848 Cordova divenne segretario del Comitato rivoluzionario provinciale di Caltanissetta e, il 28 gennaio, entrò nel gruppo dirigente del Comitato Generale di pubblica difesa e sicurezza di Sicilia, presieduto da Ruggero Settimo con segretario generale Mariano Stabile. Nel marzo successivo fu eletto deputato per Aidone alla Camera dei Comuni dell’Assemblea costituzionale siciliana, riunita a Palermo. Partecipò personalmente alla redazione dei primi tre articoli dello Statuto siciliano e inserì il passaggio che dichiarava decaduto Ferdinando II di Borbone dal trono di Sicilia. Sostenne, in chiave unitaria italiana, l’offerta della corona di Sicilia al duca di Genova Ferdinando di Savoia, figlio di Carlo Alberto, promuovendo in Assemblea la sovranità popolare, il diritto di voto ai lavoratori, l’indennità per i deputati e la libertà di stampa.

Il 13 agosto 1848 fu chiamato a ricoprire la carica di Ministro delle Finanze nel governo del marchese di Torrearsa. Promosse riforme di forte impronta: la proposta del Banco di Sicilia con introduzione della carta moneta, un mutuo coattivo internazionale negoziato con il sostegno di Michele Amari presso le banche francesi, il pignoramento delle argenterie e degli oggetti preziosi ecclesiastici a garanzia di prestiti allo Stato, l’11 settembre 1848 la legge sulla vendita dei beni nazionali, e infine il 13 ottobre 1848 il decreto di abolizione del dazio sul macinato, gravoso sui ceti più poveri. Le sue proposte più radicali (sovranità popolare, voto operaio, indennità ai deputati, libertà di stampa) suscitarono l’opposizione di nobili e clero. Dopo le dimissioni del 28 novembre e del 29 dicembre 1848, il 13 gennaio 1849 abbandonò irrevocabilmente la carica. Nello stesso 1849 fondò a Palermo il giornale La Luce, in cui indicava ai siciliani come unico orizzonte di salvezza l’Unità d’Italia con capitale Roma. Inserito da Carlo Filangieri nella lista dei quarantatré proscritti siciliani esclusi dall’amnistia borbonica, il 21 aprile 1849 si imbarcò dalla Sicilia diretto a Marsiglia.

L’esilio piemontese e la collaborazione con Cavour (1849-1860)

Il 29 luglio 1849 Cordova raggiunse Torino, dove fu presentato a Massimo d’Azeglio, allora Presidente del gabinetto piemontese. Stese subito un opuscolo anonimo, Un criterio pegli elettori di Piemonte, sulle elezioni aperte dal proclama di Moncalieri, che gli procurò ammiratori illustri fra cui re Vittorio Emanuele II, Camillo Benso conte di Cavour e Silvio Pellico. Il 19 dicembre 1849 entrò come resocontista parlamentare nella redazione de Il Risorgimento di Cavour, di cui assunse la direzione nel 1852; dal 1853 il quotidiano si trasformò in Il Parlamento, che diresse fino al 1854. Collaborò inoltre alla rivista Il Cimento, organo dell’emigrazione meridionale, e accompagnò Cavour in giri industriali nel Piemonte, dove conobbe Alessandro Manzoni, Angelo Brofferio, Giacomo Durando e l’abate Antonio Rosmini. Insegnò statistica ed economia politica al Collegio Nazionale di Torino e curò personalmente la stesura delle leggi su Consiglio di Stato, Corte dei Conti e contenzioso amministrativo, materie di cui i suoi studi rimasero a lungo testi di riferimento.

Nel 1857 Vittorio Emanuele II gli conferì la Croce dei Santi Maurizio e Lazzaro per la pubblicazione dell’opuscolo storico I Siciliani in Piemonte; sempre nel 1857 Cavour lo chiamò all’Ufficio di statistica del Ministero dell’Interno, e nel 1859 Cordova redasse la relazione del primo censimento generale del Regno di Sardegna, prologo del primo censimento del Regno d’Italia del 1861. Promosse la realizzazione della prima carta geologica della penisola. Il 16 gennaio 1860 Urbano Rattazzi lo promosse Direttore Generale di Statistica: per questa funzione Cordova è considerato il fondatore della Divisione di Statistica del Regno, antesignana dell’attuale Istituto Nazionale di Statistica. «Divenuto il torinese più torinese del mondo», come avrebbe dichiarato lui stesso, fu in questi anni il punto di raccordo della politica cavouriana col mondo siciliano.

Il 1860 e la mediazione fra Cavour e Garibaldi

Alla vigilia della spedizione dei Mille Cordova fornì a Giuseppe Garibaldi una carta topografica della Sicilia, recapitata tramite la contessa Martini con la postilla «da restituirsi in Palermo a Filippo Cordova, con una linea del valoroso portatore»; il documento, regolarmente restituito, sarebbe stato poi donato dal nipote Vincenzo Cordova a Francesco Crispi. Il 23 giugno 1860 Cavour lo inviò in Sicilia con gli stessi compiti politici di Giuseppe La Farina; a Palermo Garibaldi, su nomina del prodittatore Agostino Depretis, lo nominò Procuratore Generale della Corte dei Conti a Palermo. Cordova individuò in Francesco Crispi il principale avversario della linea cavouriana e fu mediatore con Depretis perché si procedesse all’annessione immediata al Piemonte, suggerendo persino un «colpetto di stato da maître du palais». Il conflitto tra l’ala cavouriana di La Farina e quella garibaldina di Crispi portò all’espulsione di Cordova dall’isola per ordine del Dittatore Garibaldi; rientrato a Torino, fu nominato segretario generale del Ministero delle Finanze del nuovo Regno d’Italia con il compito di unificare i bilanci degli Stati preunitari. In una lettera a Cavour del 4 gennaio 1861 Cordova avrebbe sintetizzato con asprezza il proprio giudizio: «La Sicilia, tranne Messina e un poco anche Catania, nulla sapeva d’italianità prima del 4 aprile; Palermo ha fatto l’annessione per pudore. Poi se n’è pentita, come di un matrimonio comandato».

Primo deputato di Siracusa (1861)

Le prime elezioni politiche del Regno d’Italia si tennero il 27 gennaio 1861 e applicarono per la prima volta alla Sicilia il sistema uninominale a suffragio ristretto censitario stabilito dalla legge n. 4513 del 17 dicembre 1860. Cordova si presentò contemporaneamente in tre collegi siciliani, risultando eletto in tutti e tre con percentuali plebiscitarie: nel collegio uninominale di Siracusa ottenne 645 voti su 691 votanti (902 iscritti, affluenza 76,61 per cento), pari al 96,56 per cento dei suffragi, contro i 23 voti raccolti dal sacerdote patriota repubblicano Emilio Bufardeci, vicino a Garibaldi e Mazzini; nel collegio di Caltanissetta 426 voti contro Di Figlia 105 e Castiglia 86; nel collegio di Caltagirone 847 voti contro Arcurio 317. La vittoria siracusana, in particolare, si spiega con la composizione ristretta dell’elettorato, costituito dai notabili borghesi della città, in larga maggioranza schierati sul fronte cavouriano.

Il regolamento parlamentare imponeva di scegliere uno solo dei tre seggi. Il 20 marzo 1861 Cordova optò per Caltanissetta, lasciando Siracusa scoperta. Si ripresentò però alla suppletiva siracusana del 7 aprile 1861, sostenuto dal suo nuovo incarico di segretario generale del Ministero delle Finanze, e vinse di nuovo con 471 voti su 604 (77,98 per cento) contro l’avvocato Francesco Accolla, che ne ottenne 133. Lo stesso giorno vinse anche la suppletiva di Caltagirone con 1.202 voti. Il 1 maggio 1861 optò definitivamente per il collegio di Caltagirone, che lo rieleggerà nelle successive due legislature (IX, ottobre 1865; X, marzo 1867), confermandolo anche con elezione contemporanea a Caltanissetta. Il seggio di Siracusa fu assegnato il 23 giugno 1861, in una nuova suppletiva, all’avvocato Luigi Greco Cassia, futuro senatore e protagonista nel 1865 della restituzione di Siracusa al rango di capoluogo di provincia.

Ministro del Regno d’Italia

Cordova ricoprì cariche di governo in tre esecutivi della Destra storica. Fu Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio nel primo governo Bettino Ricasoli, dal 12 giugno 1861 al 3 marzo 1862, periodo durante il quale istituì nell’ottobre 1861 la Divisione di Statistica del Ministero, oggi ISTAT, e promosse la prima Carta geologica d’Italia. Fu poi Ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti nel primo governo Urbano Rattazzi, dal 3 marzo all’8 aprile 1862, per soli trentasei giorni. Tornò all’Agricoltura nel secondo governo Ricasoli, dal 20 giugno 1866 al 10 aprile 1867, ricoprendo nello stesso periodo, dal 24 marzo al 10 aprile 1867, anche l’interim della Giustizia. Fu Consigliere di Stato dal 1862 alla morte. Sostenne in Parlamento una larga autonomia amministrativa per la Sicilia. Presentò ventotto progetti di legge, fra cui l’ordinamento dell’istruzione agricola del 1862, la proroga dell’affrancamento delle enfiteusi nelle provincie dell’Emilia e disposizioni per l’Esposizione internazionale di Londra del 1862. In un discorso parlamentare del 1863 difese i siciliani dall’accusa di barbarie ricordando che «un governo che riceve un paese in seguito a rivoluzione debba domandare a sé stesso quali furono i bisogni che spinsero a quel sollevamento».

Gran Maestro della Massoneria

Iniziato a Napoli nel 1841 da Carlo Luciano Bonaparte principe di Canino e affiliato effettivamente nel 1860 alla Loggia Ausonia di Torino, di cui fu fra i promotori, Cordova venne eletto Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia il 20 gennaio 1862 e, il 1 marzo seguente, Gran Maestro dell’obbedienza, battendo nell’elezione Giuseppe Garibaldi per quindici voti contro tredici. Sotto la sua guida la massoneria italiana perse il carattere di organizzazione pararivoluzionaria per assumere un orientamento filogovernativo; Cordova prese parte alla Terza Assemblea Costituente massonica di Firenze del 1-6 agosto 1863, alla quale erano presenti quarantatré logge (di cui cinque d’oltremare), e proprio in quella sede, il 6 agosto 1863, accettò le dimissioni dalla carica. Fu rieletto Gran Maestro nella Loggia Egeria di Napoli fra il 21 giugno e il 2 luglio 1867, ma rassegnò le dimissioni dopo undici giorni per ragioni di salute.

Ultimi anni e morte

Affetto da una cardiopatia ormai grave, nel 1868 Cordova fu eletto presidente della commissione d’inchiesta sul corso forzoso della moneta. Il 2 agosto 1868, mentre saliva le scale di Palazzo Vecchio a Firenze, sede della Camera nella capitale provvisoria, per perorare in aula l’abolizione del corso forzoso, fu colpito da un grave collasso cardiaco. Trasportato nella propria casa, spirò dopo circa sei settimane di agonia il 16 settembre 1868, a cinquantasette anni; circolarono voci, mai documentate, di un avvelenamento. Il 26 novembre 1868 il presidente della Camera Adriano Mari ne pronunciò la commemorazione ufficiale.

Sepoltura e restauro del monumento

Cordova fu sepolto nel Cimitero Monumentale delle Porte Sante presso la basilica di San Miniato al Monte a Firenze. Il monumento funebre, voluto dal nipote Vincenzo Cordova Savini con il sostegno del Grande Oriente d’Italia, consta di un’edicola in pietra serena, di una nicchia in pietra forte e di un altare con busto in marmo di Carrara di settanta centimetri di altezza opera dello scultore nisseno Giuseppe Frattallone, allievo di Giovanni Duprè. Il sepolcro è stato restaurato fra il 2017 e il 2019 per iniziativa di Alessandra Mirabella, presidente dell’Archeoclub «Aidone Morgantina», con il sostegno dell’Istituto Spinelli di Firenze, del Grande Oriente d’Italia, del Collegio Florentia del Rito Simbolico Italiano e dei Comuni di Firenze e di Aidone. La cerimonia di inaugurazione del restauro si svolse il 13 aprile 2019: alle dieci, presso il Convento di San Salvatore al Monte, si tenne il convegno Filippo Cordova. Risorgimento e Buon governo, con la partecipazione del sindaco di Firenze Dario Nardella, del sindaco di Aidone Enzo Lacchiana, del presidente del Consiglio Regionale Toscana Eugenio Giani, di Augusto Barbera, del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi e di Aristide Pellegrini.

Memoria ad Aidone

Ad Aidone una piazza centrale della città, Piazza Filippo Cordova, ospita il monumento bronzeo dello scultore palermitano Mario Rutelli (1859-1941), futuro autore del monumento ad Anita Garibaldi al Gianicolo, inaugurato il 20 settembre 1913, centenario rispettato dal comitato cittadino e Anniversario della Breccia di Porta Pia. Alla cerimonia la Massoneria italiana inviò una grande ghirlanda di rami e foglie di quercia in bronzo, con la dedica «Al Gran Maestro Filippo Cordova, la Massoneria italiana», successivamente rimossa con la cancellazione dell’iscrizione durante il ventennio fascista e oggi conservata nel Museo Civico di Aidone, allestito nell’ex convento dei Carmelitani del 1533. Nello stesso museo sono esposti, accanto al medaglione marmoreo del 1904 dello scultore Pasquale Sozzi donato dalla città di Caltanissetta, la divisa ministeriale personale di Cordova, la divisa ministeriale del conte di Cavour donata da Cavour stesso a Cordova, la divisa del nipote senatore Vincenzo Cordova Savini, il ritratto della regina Margherita di Savoia con dedica alla baronessa Siebs Cordova, il taccuino da ballo della baronessa, le medaglie commemorative di Vittorio Emanuele II, Umberto I e Garibaldi, doni della pronipote Angela Raffiotta Correnti.

Ad Aidone gli è intitolato anche l’Istituto Comprensivo «Filippo Cordova – Luigi Capuana» di via Terranova 89, formato nel 2017 dall’aggregazione di due precedenti istituti scolastici. A Siracusa, dove fu eletto deputato in due elezioni consecutive nel 1861, gli è intitolata via Filippo Cordova nei pressi della stazione ferroviaria. A Palermo gli è intitolata la via in cui ha sede la Procura Regionale della Corte dei Conti di Sicilia. Cordova è anche soggetto di una litografia in bianco e nero conservata al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, dal Fondo Dalsani, Album del Diavolo, 1867.

Pubblicazioni

Le carte di Cordova sono conservate presso il Museo Centrale del Risorgimento di Roma, la Biblioteca Comunale di Aidone e l’Archivio Storico del Senato della Repubblica (sezione Autografi, Raccolta Banzi, 1.205.15). I suoi scritti maggiori furono raccolti postumi a cura del nipote Vincenzo Cordova Savini, con il titolo Filippo Cordova: i discorsi parlamentari e gli scritti editi ed inediti preceduti dai ricordi della sua vita, ed editi a Roma fra il 1889 e il 1893 in quattro volumi. Bibliografia critica contemporanea fondamentale è costituita dalle due monografie di Francesco Paolo Giordano, già procuratore capo di Siracusa: Filippo Cordova. Il giurista, il patriota del Risorgimento, lo statista nell’Italia unita (Catania, Maimone, 2013) e Filippo Cordova. L’esule, l’avvocato, l’intellettuale, il diplomatico del Grande Oriente (Ariccia, Aracne, 2016), cui si aggiunge la monografia dello stesso autore Il senatore Vincenzo Cordova e il suo tempo. Aidone e la Sicilia nell’Ottocento (Maimone).

Fonti

  • Giuseppe Monsagrati, voce CORDOVA, Filippo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 29, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1983.
  • Mario Menghini, voce CORDOVA, Filippo, in Enciclopedia Italiana, Roma, Treccani, 1931.
  • Voce Filippo Cordova, in Treccani, L’Unificazione, 2011.
  • Camera dei Deputati, Portale storico, scheda di Filippo Cordova: storia.camera.it.
  • Grande Oriente d’Italia, Gran Maestri: Filippo Cordova: grandeoriente.it.
  • Filippo Cordova, I discorsi parlamentari e gli scritti editi ed inediti preceduti dai ricordi della sua vita, 4 voll., a cura di Vincenzo Cordova, Roma, 1889-1893.
  • Filippo Cordova, Sull’abolizione dei diritti feudali e la divisione dei demani in Sicilia, memoria al VII Congresso degli scienziati italiani, Napoli, 1845.
  • Filippo Cordova, Un criterio pegli elettori di Piemonte, Torino, 1849 (anonimo).
  • Filippo Cordova, I Siciliani in Piemonte, 1857.
  • Francesco Paolo Giordano, Filippo Cordova. Il giurista, il patriota del Risorgimento, lo statista nell’Italia unita, Catania, Maimone, 2013 (ISBN 978-88-7751-362-5).
  • Francesco Paolo Giordano, Filippo Cordova. L’esule, l’avvocato, l’intellettuale, il diplomatico del Grande Oriente, Ariccia, Aracne, 2016 (ISBN 978-88-548-9797-7).
  • Francesco Paolo Giordano, Il senatore Vincenzo Cordova e il suo tempo. Aidone e la Sicilia nell’Ottocento, Catania, Maimone.
  • A. Moscati, I ministri del Regno d’Italia, vol. I, Napoli, 1955, pp. 338-358.
  • S. Squillaci, F. Cordova e la rivoluzione del ’48-’49, Catania, 1892.
  • F. Brancato, L’Assemblea siciliana del 1848-1849, Firenze, 1946.
  • D. Mack Smith, Garibaldi e Cavour nel 1860, Torino, 1958.
  • R. Romeo, Il Risorgimento in Sicilia, Bari, 1970.
  • Antonella Beccaria, I segreti della Massoneria in Italia dalla prima Gran Loggia alla P2, Newton Compton.
  • Wikiquote: Filippo Cordova.
  • Wikipedia: Filippo Cordova; Wikipedia: Vincenzo Cordova Savini.
  • Wikidata: Q3071888.

Voci correlate

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