![]() La fontana nel recinto ribassato lungo la Marina di Ortigia. Foto di Alessandro Calabrò, 2026. | |
| Dati generali | |
| Tipologia | Fontana-abbeveratoio monumentale |
|---|---|
| Altra denominazione | Fonte degli Schiavoni |
| Località | Ortigia, Siracusa |
| Ubicazione | Foro Vittorio Emanuele II (la Marina) |
| Coordinate | 37°03′31″N 15°17′33″E |
| Cronologia | |
| Costruzione | 1571 |
| Prospetto attuale | circa 1671 (viceré di Ligne) |
| Restauro | 2014 |
La Fontana degli Schiavi, detta anche Fonte degli Schiavoni, è un monumentale prospetto-abbeveratoio in pietra calcarea che si apre lungo la Marina di Ortigia, l’odierno Foro Vittorio Emanuele II, detto anche Foro Italico, a Siracusa. Addossata a un tratto delle antiche mura spagnole, fu realizzata nel 1571 per rifornire d’acqua chi giungeva dal mare; l’aspetto monumentale visibile oggi, con i suoi rilievi e stemmi, risale a un rifacimento di circa un secolo dopo, sotto il viceré di Sicilia Claude Lamoral, principe di Ligne. Si trova in posizione ribassata rispetto al piano del lungomare, in un recinto raggiungibile da alcune scalette.
Storia
La fontana nacque per sostituire una più antica e modesta sorgente che, secondo la storiografia locale, sgorgava sul lido fuori dalle mura «per comodo dei naviganti» e fu chiusa entro le fortificazioni dalla costruzione del bastione Aretusa. Quando, nel Cinquecento, anche la celebre Fonte Aretusa fu inglobata nella cinta muraria, chi arrivava via mare perse il proprio punto d’acqua dolce all’esterno: per questo motivo, nel 1571, fu costruita alla Marina la nuova fontana, alimentata — con ogni probabilità — dalla stessa vena della Fonte Aretusa. La data del 1571 è incisa su uno degli stemmi di epoca spagnola tuttora visibili sul monumento; secondo lo storico ottocentesco Serafino Privitera, a quegli stessi anni risale anche un intervento del Senato cittadino, che vi fece apporre un’iscrizione con le armi gentilizie dei senatori — all’origine degli stemmi di famiglie nobili che ancora si riconoscono sul prospetto.
Il prospetto monumentale che si vede oggi non è però quello cinquecentesco: è il risultato di un rifacimento eseguito circa un secolo più tardi, negli anni del viceregno di Claude Lamoral, principe di Ligne (1670–1674), nell’ambito dei lavori alla muraglia della Marina. Fu in quell’occasione che il viceré vi fece apporre il proprio stemma, accanto a quelli della città. È per questo che il pannello illustrativo in loco riporta due date, 1571 e 1671: non sono in contraddizione, ma indicano la costruzione della fontana e il successivo rifacimento del suo fronte.
Il nome «degli Schiavi»
Il nome del monumento è tradizionale e non deriva da un atto ufficiale. Le spiegazioni tramandate sono due, convergenti. Secondo la più ricorrente, alla fontana, posta fuori le mura e accanto all’approdo, venivano mandati ad attingere acqua gli schiavi rematori delle galee — anche di quelle dell’Ordine di Malta di passaggio — per rifornire le navi. La seconda lega il nome al tratto di mura cui la fontana è addossata, detto «muraglia dei Cattivi», dove «cattivo» vale, nel senso arcaico, «prigioniero» (dal latino captivus): quelle cortine spagnole furono infatti usate anche come carcere. Le due spiegazioni rimandano allo stesso ambito, quello della schiavitù e della prigionia.
Il contesto storico le rende entrambe plausibili. Nei secoli della dominazione spagnola Siracusa fu profondamente coinvolta nei traffici di schiavi del Mediterraneo — tanto che alla fine del Quattrocento si riconosceva che gran parte dei suoi abitanti viveva di quel commercio — ed era terra di frontiera esposta alle incursioni dei corsari barbareschi, che assalivano le coste per ridurre in schiavitù la popolazione; gli uomini catturati finivano spesso ai remi delle galee. Proprio la difesa contro quelle incursioni fu, come si vedrà, la ragione della presenza del viceré di Ligne a Siracusa.
Descrizione e apparato araldico

La fontana si presenta come un lungo prospetto in conci di pietra calcarea, addossato alla muraglia spagnola della Marina, con le vasche per la raccolta dell’acqua alla base. Gran parte della parete è liscia; la decorazione si concentra in un tratto scolpito, dove cornici, fregi e cartelle incorniciano un ricco apparato araldico, oggi in più punti eroso.
Vi si riconosce l’antico stemma civico di Siracusa — quello che la stessa amministrazione comunale, descrivendo il Foro, chiama «stemma borbonico», da tenere distinto dallo stemma del Comune in uso dal 1942 —: uno scudo di forma sannitica su cui si staglia l’aquila ad ali spiegate, vista di fronte e con la testa di profilo, che reca sul petto una torre, con al di sotto la sigla S.P.Q.S. (Senatus Populusque Syracusanus). Accanto compare lo stemma del principe di Ligne, blasonato «d’oro alla banda di rosso», retto da un leone e da un grifone alato e timbrato di corona principesca, con il collare del Toson d’oro: le stesse armi del viceré ornavano anche la perduta Porta Ligny. La tradizione araldica locale riconosce sul prospetto anche le armi di famiglie nobili e senatorie cittadine — tra cui i Gaetani — e uno stemma dell’imperatore Carlo V datato 1545, oggi quasi illeggibile: la data, anteriore alla fontana, fa pensare a un elemento di reimpiego dalle preesistenti strutture murarie. Accanto agli stemmi è documentata l’iscrizione «LA FONTANA DEGLI SCHIAVI».

Va tenuto presente che gli stemmi non sono coevi alla costruzione: lo stemma del Ligne, in particolare, è posteriore di circa un secolo, essendo stato aggiunto durante il rifacimento seicentesco del prospetto.
Il viceré principe di Ligne
Claude Lamoral, terzo principe di Ligne (Belœil, 1618 – 1679), nobile dei Paesi Bassi spagnoli e cavaliere dell’Ordine del Toson d’oro, fu viceré di Sicilia dal 1670 al 1674. Il suo mandato cadde in un momento di forte tensione nel Mediterraneo: dopo la perdita veneziana di Candia (1669) si temevano nuove offensive turche e si moltiplicavano le incursioni dei corsari barbareschi, che assalivano le coste per catturare e vendere come schiavi gli abitanti. Per questo il viceré fece rafforzare le difese costiere dell’isola e nel 1673 fu a Siracusa per le fortificazioni, affidate all’ingegnere militare fiammingo Carlos de Grunenbergh.
A questo programma difensivo appartiene la Porta Ligny, che il viceré fece erigere nel 1673 sulla stessa cortina muraria della Marina e che portava il suo nome; demolita nel 1893, di essa resta oggi lo stemma reale spagnolo, conservato alla Galleria di Palazzo Bellomo; le armi del viceré si conservano invece, scolpite, sulla muraglia della Marina presso la fontana. Allo stesso viceré si deve anche la celebre Torre di Ligny a Trapani.
Collocazione e il Foro Italico
La fontana si trova verso l’estremità del lungomare alberato del Foro Vittorio Emanuele II, la passeggiata sul mare di Ortigia che i siracusani chiamano semplicemente «la Marina», poco prima del punto in cui il viale risale verso la Fonte Aretusa; lì accanto si apre la Porta Marina, unico portale superstite delle fortificazioni dell’isola. La banchina alberata fu realizzata nel 1836 e nell’Ottocento divenne il principale passeggio cittadino, sistemato poi a celebrazione dell’Unità d’Italia; sopra di essa, sulla sommità dei bastioni, fu creato nel 1865 il Passeggio Adorno.
La posizione ribassata della fontana rispetto al piano stradale odierno si spiega con queste trasformazioni del fronte mare: nata addossata alle mura esterne, alla quota cinquecentesca del lido, l’antico abbeveratoio è rimasto al livello originario mentre intorno il piano di calpestio veniva rialzato e sistemato a passeggiata. Le scalette odierne servono appunto a scendere alla quota antica del monumento.
L’acqua di Ortigia
La fontana si inserisce nella storia dell’approvvigionamento idrico dell’isola. Le acque più preziose di Ortigia erano la Fonte Aretusa e, lungo la Marina, proprio questa Fonte degli Schiavoni, collegate al sistema di sorgenti che si estende verso il Castello Maniace. La grande via d’adduzione restava l’antico acquedotto Galermi, di origine greca: nel 1576 il barone Pietro Gaetani ottenne dalla città il diritto esclusivo sulle acque destinate a Siracusa in cambio della riattivazione, a sue spese, di quell’acquedotto — un episodio che spiega la presenza delle armi gaetane sul monumento.
Alla rinomanza dell’acqua dolce siracusana è legato anche un episodio celebre: nel 1798 l’ammiraglio Horatio Nelson fece scalo a Siracusa per rifornire d’acqua la flotta poco prima della vittoria di Abukir, attribuendo a quella sosta parte del successo. La tradizione locale lega il rifornimento proprio a questa fonte, anche se l’episodio è riferito più in generale all’acqua di Ortigia.
Storia recente e stato di conservazione

Dopo lunghi anni di abbandono, nel marzo 2014 i residenti denunciarono pubblicamente lo stato del monumento, ridotto — secondo le loro parole — a una sorta di vasca d’acqua putrida e melma, con cattivi odori, divenuto «emblema dello stato di degrado del centro storico». Nell’ottobre dello stesso anno il Comune, con il sindaco Giancarlo Garozzo, completò un restauro: nuovo impianto idrico, rifacimento della pavimentazione, ripristino di ringhiere e panchine, restauro della parte muraria con stemmi e fregi, e un impianto di illuminazione per la fruizione serale. Nel settembre dello stesso 2014 fu inoltre realizzato un canale di scolo collegato alla rete fognaria, per evitare il ristagno dell’acqua e la melma verdastra che periodicamente invade la vasca quando si interrompe il flusso dell’acqua dolce.
La fontana è oggi un riferimento storico del lungomare, segnalata da un pannello illustrativo bilingue, anche se non risulta avere una scheda dedicata nel Catalogo generale dei Beni Culturali.
Accessibilità
Accessibilità motoria
Il monumento si trova in un recinto ribassato rispetto al lungomare, raggiungibile soltanto tramite alcune scalette: non è quindi accessibile a chi usa la sedia a rotelle o ha difficoltà a scendere gradini. Dalla passeggiata del Foro, però, lo si può osservare dall’alto, oltre la ringhiera, senza scendere.
Accessibilità visiva
Gli stemmi e i rilievi sono erosi e collocati in alto sul prospetto, di lettura difficile anche per chi vede bene; il pannello informativo è sbiadito e poco leggibile. Non esistono riproduzioni tattili, descrizioni audio o didascalie in braille che restituiscano l’apparato araldico e la storia del monumento.
Accessibilità uditiva
L’unico supporto informativo è il pannello testuale; non sono presenti contenuti sonori, audioguide o materiali alternativi. Lo scorrere dell’acqua, quando l’impianto è in funzione, è l’unico elemento percepibile all’udito; trattandosi di un monumento essenzialmente visivo, la barriera uditiva resta comunque marginale rispetto a quella visiva e cognitiva.
Accessibilità cognitiva
Il pannello bilingue è denso e in cattivo stato; manca una spiegazione in lettura facilitata che chiarisca, in modo semplice, che cos’è la fontana, perché si chiama «degli Schiavi» e che cosa rappresentano gli stemmi. Senza una guida, il significato del monumento resta poco comprensibile.
Suggerimenti
Un pannello rinnovato — con testo in lettura facilitata, traduzione delle iscrizioni, schema degli stemmi e un codice QR con descrizione audio — e una pedana o piattaforma di osservazione (compatibilmente con i vincoli di tutela) renderebbero il monumento comprensibile e fruibile anche a chi non può scendere le scalette o non riesce a decifrare i rilievi.
Fonti
- Comune di Siracusa. «Foro Vittorio Emanuele II» (descrizione del luogo e dello stemma borbonico della città). Consulta online.
- «Storia di Siracusa in età spagnola (1565–1693)» e «Zona umbertina (Siracusa)». Wikipedia, l’enciclopedia libera. Età spagnola; Zona umbertina.
- «Claude Lamoral, 3rd Prince of Ligne» e «Porta Ligny». Wikipedia. Principe di Ligne; Porta Ligny.
- Touring Club Italiano. «La Marina e il passeggio Adorno», Siracusa. Consulta online.
- «L’acquedotto Galermi, una privatizzazione d’altri tempi». Siracusa Post; «Acquedotto Galermi», Wikipedia. Galermi (Siracusa Post).
- «Fontana degli Schiavi, protestano i residenti». Giornale di Sicilia, 18 marzo 2014. Consulta online.
- Catania, Gianni. «La Fonte degli Schiavi restaurata e illuminata». Siracusa Oggi, 2 ottobre 2014. Consulta online. Cfr. anche StrettoWeb, ottobre 2014. Consulta online.
- «Forum Vittorio Emanuele, Fountain of Slaves and Porta Marina». Citymapsicilia. Consulta online.
- Per la storia del monumento, Serafino Privitera, Storia di Siracusa antica e moderna (Napoli, 1879), che documenta il restauro senatorio del 1570; per il quadro generale dei monumenti e delle fortificazioni dell’isola, Giuseppe Maria Capodieci, Antichi monumenti di Siracusa (1813–1816), e gli studi di Giuseppe Agnello.
Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 31 maggio 2026.
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