Giovanni Vermexio

Architetto del primo barocco siracusano, «la Lucertola» (sec. XVII)
Aggiornato in data 1 Giugno 2026 da Alessandro Calabrò
PersonaggioGiovanni Vermexio
Soprannome«la Lucertola» / «il Lucertolone» (siciliano scuppiuni)
AttivitàArchitetto e capomastro
NascitaData ignota (attivo dal 1618)
MorteSiracusa, 1648
OrigineFamiglia di origine spagnola («ispano-sicula»)
RuoloCapomastro alle fabbriche della città di Siracusa (dal 1621)
FamigliaFiglio di Andrea Vermexio; fratello di Francesco
FirmaUna piccola lucertola scolpita in un angolo
Opera principalePalazzo del Senato (Palazzo del Vermexio), 1629-1633

Giovanni Vermexio (morto a Siracusa nel 1648) fu un architetto attivo a Siracusa nella prima metà del Seicento, figura di spicco del primo barocco aretuseo. Appartenente a una famiglia di architetti di origine spagnola, dal 1621 fu capomastro alle fabbriche della città. È noto soprattutto per il Palazzo del Senato (oggi sede del Comune e detto perciò Palazzo del Vermexio) e per l’abitudine di firmare le sue opere scolpendo in un angolo una piccola lucertola, vezzo da cui deriva il suo soprannome di «Lucertolone».

Da non confondere con il padre Andrea Vermexio (architetto, morto nel 1643), né con l’omonimo nipote Andrea Vermexio «junior», figlio di Giovanni. Il soprannome «il Gobbo» appartiene invece a un diverso architetto, il lombardo Cristoforo Solari.
Il Palazzo del Vermexio (già Palazzo del Senato) in Piazza Duomo a Siracusa, opera maggiore di Giovanni Vermexio
Il Palazzo del Senato (oggi Palazzo del Vermexio, sede del Comune) in Piazza Duomo, opera maggiore di Giovanni Vermexio (1629-1633). Foto: Wikimedia Commons (pubblico dominio).

La famiglia Vermexio

Giovanni apparteneva a una piccola dinastia di architetti di origine spagnola. Il padre Andrea Vermexio ne fu il capostipite siracusano e il primo maestro; un fratello, Francesco, fu appaltatore del cantiere del Palazzo del Senato (1629); un figlio, anch’egli di nome Andrea, è citato da alcune fonti come possibile esecutore postumo di una sua opera, e va tenuto distinto dal nonno omonimo.

Biografia e ruolo

La data di nascita di Giovanni è ignota; le prime attestazioni documentarie risalgono al 1618, quando il vescovo spagnolo Juan de Torres Osorio gli affidò dei lavori. Formatosi nella bottega del padre, dal 1621 ricoprì la carica di capomastro alle fabbriche (i lavori pubblici) della città di Siracusa, ruolo che ne fece il principale direttore dei cantieri cittadini del periodo. Morì a Siracusa nel 1648, lasciando incompiute alcune delle sue imprese maggiori.

La storiografia recente, in particolare gli studi di Lucia Trigilia, ha invitato a misurare con prudenza il suo profilo: più che progettista in senso pieno, Giovanni Vermexio fu probabilmente soprattutto un capomastro e direttore dei lavori, e la paternità progettuale di alcune opere a lui tradizionalmente assegnate resta in parte da chiarire.

Il soprannome e la firma della lucertola

La piccola lucertola scolpita da Giovanni Vermexio nel cornicione del Palazzo del Senato a Siracusa, sua firma d'autore
La lucertola scolpita nel cornicione del Palazzo del Senato: la firma con cui Vermexio segnava le sue opere. Foto: Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Secondo una tradizione consolidata, ripresa da tutta la letteratura locale, Vermexio era soprannominato «la Lucertola» o «il Lucertolone» (in dialetto scuppiuni) per la rara magrezza e l’altezza della persona. A questo soprannome si lega la sua firma più caratteristica: una piccola lucertola scolpita di nascosto in un angolo dei suoi edifici. La si addita tradizionalmente nell’angolo inferiore sinistro del cornicione del Palazzo del Senato; la stessa firma è segnalata anche accanto al portale della chiesa di San Filippo Neri in Ortigia, la cui attribuzione a Vermexio resta però discussa (si veda oltre). La firma-lucertola è un motivo della tradizione storico-artistica più che un dato d’archivio, ed è anche all’origine di alcune attribuzioni posteriori non sostenibili.

Le opere

Opere documentate. L’opera maggiore di Giovanni Vermexio è il Palazzo del Senato di Siracusa (oggi sede del Comune e perciò detto Palazzo del Vermexio), in Piazza Duomo, costruito tra il 1629 e il 1633 su commissione del governo cittadino e rimasto incompiuto alla sua morte per la crisi finanziaria del Senato. A Vermexio si deve anche, dal 1626, il rifacimento interno della chiesa di Santa Lucia extra moenia, con la sostituzione delle colonne normanne con pilastri.

Opere attribuite. Gli sono attribuiti, con gradi diversi di certezza: il Tempietto ottagonale del Sepolcro di Santa Lucia (dal 1629, rimasto incompiuto); l’altare maggiore e la Cappella del Sacramento nel Duomo di Siracusa (quest’ultima avviata dopo la sua morte e completata, forse, dal figlio Andrea); il Palazzo Arcivescovile, la cui paternità oscilla però nelle fonti tra Giovanni e il padre Andrea; il portale «spagnolo» del Castello Maniace; e una fontana presso la Casa dello scirocco a Carlentini. Più problematica è l’attribuzione della chiesa di San Filippo Neri in Ortigia: vi compare la lucertola, ma la datazione del progetto al 1669 riportata da alcune fonti è incompatibile con la morte di Vermexio (1648), e l’opera è contesa con l’architetto settecentesco Rosario Gagliardi.

Attribuzione da respingere. Numerose guide turistiche assegnano a Vermexio il Palazzo di Villadorata a Marzamemi per via del motivo della lucertola, ma l’edificio è del 1752, oltre un secolo dopo la morte dell’architetto: l’attribuzione è cronologicamente impossibile.

Eredità e fortuna critica

La famiglia Vermexio è oggetto della monografia di riferimento di Giuseppe Agnello, I Vermexio, architetti ispano-siculi del secolo XVII (Firenze, La Nuova Italia, 1959), fondata sui documenti dell’Archivio Storico di Siracusa, di cui Agnello, studioso siracusano, fu direttore. Il ruolo di Giovanni nel panorama del barocco siciliano è inquadrato anche negli studi di Salvatore Boscarino e di Lucia Trigilia, che ne hanno ridiscusso criticamente la statura, distinguendo il direttore dei lavori dal progettista. Né Giovanni né il padre Andrea hanno una voce dedicata nel Dizionario Biografico degli Italiani.

Lacune documentarie

Restano ignote la data e il luogo di nascita di Giovanni Vermexio, la sua formazione e la regione spagnola d’origine della famiglia. Diverse attribuzioni (Palazzo Arcivescovile, San Filippo Neri, Cappella del Sacramento) attendono ancora una sistemazione critica definitiva, possibile solo attraverso lo spoglio della documentazione d’archivio e della monografia di Agnello.

Fonti e bibliografia

Bibliografia

  • Giuseppe Agnello, I Vermexio, architetti ispano-siculi del secolo XVII, Firenze, La Nuova Italia, 1959 (monografia di riferimento).
  • Giuseppe Agnello, Santi Luigi Agnello, Siracusa barocca, Caltanissetta-Roma, S. Sciascia, 1961.
  • Salvatore Boscarino, Sicilia barocca. Architettura e città 1610-1760, Roma, Officina, 1981 (rist. 1997).
  • Lucia Trigilia, Siracusa. Distruzioni e trasformazioni urbane dal 1693 al 1942, Roma, Officina, 1985.

Fonti online

Scheda aggiunta da il 31 maggio 2026.

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