| Dione | |
|---|---|
![]() | |
| Ritratto immaginario di Dione in una miniatura umanistica del Quattrocento: del personaggio non resta alcun ritratto antico. (Pubblico dominio.) | |
| Nome greco | Δίων (Dion) |
| Ruolo | Aristocratico, statista e condottiero siracusano |
| Famiglia | Figlio di Ipparino; cognato e genero di Dionisio I |
| Nascita | Siracusa, circa 409 a.C. |
| Morte | Siracusa, 354 a.C. (assassinato) |
| Noto per | Discepolo di Platone; liberatore di Siracusa dal tiranno Dionisio II |
Dione (in greco Δίων, Dion; Siracusa, circa 409 a.C., morto a Siracusa nel 354 a.C.) fu un aristocratico e uomo politico siracusano, discepolo e amico di Platone. Cognato e genero del tiranno Dionisio I, tentò di fare del figlio di lui, Dionisio II, un sovrano illuminato; fallito il progetto ed esiliato, tornò con le armi e liberò Siracusa dalla tirannide nel 357 a.C.
Padrone della città per pochi anni, fu accusato di volersi fare a sua volta tiranno e cadde, nel 354 a.C., vittima di una congiura ordita dall’ateniese Callippo, un suo stesso compagno. La sua vicenda, raccontata da Platone nelle Lettere e da Plutarco in una celebre biografia, è diventata il simbolo del filosofo che tenta di tradurre in politica il proprio ideale e ne è travolto.
Origini e ricchezza

Dione nacque a Siracusa intorno al 409 a.C., figlio di Ipparino, nobile siracusano che aveva favorito l’ascesa di Dionisio I alla tirannide. Il legame con la casa del tiranno era doppio: la sorella di Dione, Aristomache, fu una delle due mogli di Dionisio I, e Dione stesso sposò Arete, figlia di Dionisio I e Aristomache, e dunque sua nipote. Era così, al tempo stesso, cognato e genero del signore di Siracusa.
Ricchissimo per eredità paterna, godette di un favore tale che Dionisio I, secondo Plutarco, aveva ordinato ai tesorieri di dargli quanto chiedeva, informandolo solo a erogazione avvenuta; fu il consigliere più ascoltato e un diplomatico di alto livello, stimato anche a Cartagine. Dal matrimonio con Arete ebbe un unico figlio. Le fonti ne descrivono il carattere austero, grave e orgoglioso: si ricordava la franchezza con cui, solo fra i cortigiani, osava contraddire apertamente il tiranno. Furono qualità che lo distinsero a corte ma che più tardi gli avrebbero alienato il favore del popolo; lo stesso Platone, di cui divenne il più devoto allievo siceliota, lo ammonì contro quella durezza di modi, «la cui compagna è la solitudine».
Dione e Platone

L’incontro che segnò la vita di Dione avvenne intorno al 388 a.C., durante il primo viaggio di Platone a Siracusa sotto Dionisio I. Il giovane aristocratico fu conquistato dalla filosofia e ne fece la guida della propria vita morale e politica, stringendo con il filosofo un’amicizia destinata a durare. Quel primo viaggio finì male per Platone, che, irritato il tiranno, secondo una tradizione fu fatto imbarcare e vendere come schiavo a Egina, da dove un ammiratore, Anniceride di Cirene, lo riscattò; tornato in patria, Platone fondò di lì a poco l’Accademia. In Dione, intanto, era nata un’idea destinata a guidarne la vita: che il potere potesse essere governato dalla ragione e dalla giustizia, e che un sovrano educato alla filosofia potesse trasformare la tirannide in un buon governo.
Alla morte di Dionisio I, nel 367 a.C., Dione vide nel giovane Dionisio II la possibilità di realizzare quel sogno. Fu lui a convincere Platone a tornare a Siracusa, per educare il nuovo tiranno e, come scrisse Plutarco, «da tiranno farne un re». Cominciò così il celebre esperimento del re filosofo, che Platone avrebbe poi ripercorso, con amarezza, nella sua Settima lettera.
Consigliere ed esule

L’esperimento si infranse presto contro le diffidenze di corte. La fazione capeggiata dallo storico Filisto, richiamato dall’esilio come contrappeso, dipinse Dione come un pericolo per il tiranno. Nel 366 a.C., con il pretesto di una lettera che lo avrebbe mostrato in trattativa segreta con i Cartaginesi, Dionisio II lo allontanò: fingendo una riconciliazione, lo condusse sulla riva del mare e lo fece imbarcare per l’Italia. Era, di fatto, un esilio.
Dione trascorse gli anni dell’esilio (366-357 a.C.) soprattutto ad Atene, vicino a Platone e all’Accademia, accolto con onori e ricco delle proprie rendite; ricevette la cittadinanza spartana e fu ospite, in città, di un ateniese di nome Callippo, l’uomo che anni dopo lo avrebbe ucciso. Nel frattempo Platone tornò una terza volta a Siracusa (361 a.C.) per perorare la causa dell’amico, ma fu di fatto trattenuto e poté ripartire solo grazie all’intervento del pitagorico Archita di Taranto. Il rapporto con Dionisio II degenerò: il tiranno confiscò e vendette i beni di Dione e diede in moglie a un suo favorito, Timocrate, la moglie di lui Arete. Fu l’oltraggio che lo spinse, contro il parere dello stesso Platone, a preparare il ritorno con la forza, raccogliendo amici, filosofi dell’Accademia e mercenari.
La liberazione di Siracusa (357 a.C.)

Nel 357 a.C. Dione salpò da Zacinto con una forza minima, circa ottocento mercenari su pochissime navi, accompagnato da amici dell’Accademia. Alla partenza un’eclissi di luna, che la scienza moderna data al 9 agosto del 357 a.C., spaventò i soldati, ma l’indovino Milta la interpretò come l’oscurarsi della tirannide. Per sfuggire alla flotta del tiranno tenne la rotta d’altura; una tempesta lo spinse fino a sbarcare a Eraclea Minoa, sulla costa sud-occidentale della Sicilia, in territorio cartaginese, dove fu accolto dal comandante punico Synalos, suo ospite. Dionisio II, intanto, si trovava lontano in Italia con ottanta navi.
La marcia verso Siracusa si trasformò in un trionfo: si unirono ad essa gli abitanti di Agrigento, Gela, Camarina e le campagne siracusane. Dione entrò in città fra l’entusiasmo popolare e fu acclamato, con il fratello Megacle, stratego con pieni poteri. In poche ore Siracusa era libera, tranne la rocca di Ortigia, dove restava asserragliata la guarnigione del tiranno. Tornato in fretta, Dionisio II tentò inutili trattative e attacchi a tradimento; Dione, ferito a una mano in uno scontro, fece costruire un muro che isolava la rocca dal resto della città.
La guerra e il sacco di Nipsio
La liberazione si rivelò solo l’inizio di una lunga e logorante guerra, complicata dalle divisioni interne. Per mare la flotta del tiranno fu battuta e il vecchio storico Filisto, che la guidava, vi perse la vita: le fonti oscillano tra il suicidio e la cattura con oltraggio del cadavere. Ma contro l’austero Dione si levò ben presto Eraclide, comandante della flotta e capo della fazione popolare, che a parole lo sosteneva e in segreto ne minava l’autorità. Lo scontro era anche di idee: Eraclide chiedeva la redistribuzione delle terre e una democrazia piena, mentre Dione, citando un verso di Omero, replicava che una città non si governa bene con il potere di molti. Sobillati, i Siracusani arrivarono a deporlo, ed egli si ritirò con i suoi mercenari a Leontini.
Fu allora che la città rischiò la rovina. Nipsio, comandante campano al servizio di Dionisio II, uscì dalla rocca di Ortigia e mise Siracusa a ferro e fuoco. Disperati, i Siracusani richiamarono Dione: questi accorse da Leontini in una sola notte, percorrendo settecento stadi, respinse con grande strage i mercenari del tiranno, spense gli incendi e salvò la città, acclamato come «salvatore». Poco dopo la rocca di Ortigia capitolò e il figlio di Dionisio II, Apollocrate, fu lasciato partire con cinque triremi, portando con sé la madre e le sorelle. Dione era finalmente padrone dell’intera Siracusa. La vittoria fu però offuscata dall’uccisione del rivale Eraclide, alla quale Dione acconsentì pur tributandogli poi un funerale solenne: una macchia che gli alienò molti concittadini.
Il governo e l’assassinio (354 a.C.)

Rimasto signore di Siracusa, Dione governò con un’austerità ispirata all’Accademia. Invece di restaurare la democrazia radicale che i Siracusani si aspettavano, e che giudicava con disprezzo «un bazar di costituzioni», progettò un ordinamento misto, modellato sull’esempio di Sparta e di Creta, in cui il primato spettasse alla legge e agli uomini migliori. Rifiutò di abbattere la rocca e la tomba del vecchio tiranno, i gesti simbolici che il popolo reclamava. La sua severità e la sua distanza aristocratica fecero crescere il sospetto che mirasse a instaurare lui stesso una nuova signoria personale.
In quegli stessi giorni un lutto privato colpì Dione: il suo unico figlio si tolse la vita gettandosi da un tetto. A sfruttare il malcontento fu Callippo, l’ateniese che lo aveva ospitato durante l’esilio e ne aveva condiviso l’iniziazione ai misteri di Eleusi. Guadagnatane la piena fiducia, con il pretesto di smascherare i nemici di Dione reclutò invece i veri congiurati, pagato, si disse, con venti talenti. Dopo aver pronunciato nel santuario di Demetra e Kore un solenne giuramento di lealtà, lo tradì subito: nel 354 a.C., durante una festa dedicata a Kore, alcuni Zacintii disarmati irruppero nella casa di Dione e, non riuscendo a ucciderlo a mani nude, lo strangolarono, mentre un complice porgeva loro da una finestra una corta spada per finirlo; nessuno degli amici presenti intervenne.
Callippo si impadronì di Siracusa, ma il suo potere durò appena tredici mesi: cacciato, finì ucciso a Reggio, si disse, con la stessa spada con cui era stato colpito Dione. La moglie di Dione, Arete, incinta, e la sorella Aristomache furono imprigionate e più tardi gettate in mare. La città ripiombò nell’anarchia, contesa da una successione di signori, fino al ritorno di Dionisio II e, più tardi, all’arrivo di Timoleonte. Il sogno politico di Dione e di Platone era definitivamente fallito.
Eredità: il filosofo al potere
La figura di Dione è sopravvissuta soprattutto attraverso gli occhi di chi lo amò. Platone, nella Settima e nell’Ottava lettera, scritte ai suoi seguaci dopo la sua morte, ne difese la memoria e affidò a quelle pagine il proprio testamento politico: non più il sogno del re-filosofo, ma il principio che né la Sicilia né alcuna città debbano essere soggette al potere di uomini, bensì a quello delle leggi. All’amico scomparso la tradizione attribuisce un epigramma funebre dello stesso Platone, che si chiude con un verso celebre: «o Dione, tu che facesti impazzire d’amore il mio cuore».
Plutarco, che ne scrisse la Vita, accostò Dione al romano Marco Bruto: due uomini nobili e colti, formati alla filosofia, che versarono sangue per liberare la patria da un potere personale e finirono entrambi sconfitti e uccisi. Ne lodò la grandezza d’animo e il talento, ma ne registrò i limiti, l’orgoglio e l’impopolarità, e ricordò che Platone stesso gli aveva rimproverato di essersi scelto gli amici che poi lo rovinarono. La parabola di Dione, l’intellettuale che scende nell’arena del potere e ne resta travolto, è rimasta un riferimento classico nella riflessione sul rapporto fra filosofia e politica: la storiografia moderna l’ha letta sia come tragedia dell’idealista, sia, più criticamente, come la deriva autoritaria insita nel sogno stesso del re filosofo.
Le fonti
La fonte principale è la Vita di Dione di Plutarco, inserita nelle Vite parallele in coppia con quella di Marco Bruto. A essa si affiancano le Lettere di Platone, soprattutto la Settima e l’Ottava, indirizzate ai familiari e ai seguaci di Dione e quasi contemporanee agli eventi (anche se la loro autenticità è discussa), la Biblioteca storica di Diodoro Siculo (libro XVI) e la biografia di Cornelio Nepote. Tra le fonti perdute, un ruolo speciale ebbe Timonide di Leucade, compagno di Dione nella spedizione e testimone oculare, che ne riferì le vicende in lettere a Speusippo, capo dell’Accademia, mentre lo storico Filisto rappresentò la voce ostile. Tra gli studi moderni: K. von Fritz, Platon in Sizilien (1968); H. D. Westlake, «Dion and Timoleon» (in Cambridge Ancient History, VI); L. J. Sanders, The Legend of Dion (2008).
Voci collegate
- Dionisio I, il tiranno di cui Dione fu cognato e genero
- Dionisio II, che Dione tentò di educare e poi rovesciò
- Timoleonte, che pose fine al caos seguito alla morte di Dione
- Fonte Aretusa, simbolo della Siracusa che Dione volle liberare
Fonti e bibliografia
- Plutarco, Vita di Dione (in coppia con la Vita di Bruto)
- Platone, Lettere, VII e VIII
- Diodoro Siculo, Biblioteca storica, libro XVI
- Cornelio Nepote, Dione
- K. von Fritz, Platon in Sizilien, Berlino, de Gruyter, 1968; L. J. Sanders, The Legend of Dion, Toronto, 2008
- Wikidata: Q457885 · Wikipedia: Dione di Siracusa (IT), Dion of Syracuse (EN)
📷 Foto della community
Da non perdere a Siracusa
Le voci più cercate di Aretusapedia.
Teatro Greco di SiracusaAntico teatro del V-III secolo a.C. nel Parco Archeologico della Neapolis a…
Tempio di ApolloTempio greco dorico arcaico di Ortigia
Corpo di Santa LuciaStoria, traslazioni e stato materiale delle spoglie mummificate di Santa Lucia di…
Basilica Santuario di Santa Lucia al SepolcroChiesa extra moenia sul luogo tradizionale del martirio e della sepoltura di…
Piazza Duomo di SiracusaPiazza barocca e cuore monumentale di Ortigia, sul sito dell’antico tempio di…
Santuario della Madonna delle LacrimeBasilica santuario mariano di Siracusa, edificata a forma di cono tra il…
Palazzo MontaltoPalazzo medievale di Ortigia (Siracusa), edificato nel 1397.
Chiesa di San Salvatore (Santa Teresa d’Ávila)Ex chiesa conventuale carmelitana in Ortigia, chiusa al culto nel 1924
