![]() La facciata sud con il portico settecentesco di reimpiego. Foto di Alessandro Calabrò, 2026. | |
| Dati identificativi | |
| Denominazione canonica | Parrocchia di San Giovanni Evangelista e San Marziano |
|---|---|
| Altri nomi | Basilica di San Giovanni Evangelista, San Giovanni alle Catacombe |
| Tipologia | Chiesa-rudere parrocchiale; complesso archeologico con catacombe e cripta |
| Ubicazione | Piazzale San Marziano 5, Acradina (extra moenia) |
| Coordinate | 37°04′37″ N, 15°17′04″ E |
| Dati storici | |
| Edificazione originaria | Metà del VI secolo (età bizantina), sopra la cripta di San Marciano |
| Ricostruzione normanna | Fine XI secolo (1090–1092 circa) |
| Aggiunte gotico-catalane | XIV–XV secolo |
| Concessione ai Carmelitani | 1636 |
| Crollo | Terremoto della Val di Noto, 1693 |
| Restauro del portico | 1705–1706, con materiali di reimpiego del Quattrocento |
| Ultimo restauro | 2014–2016 (POFESR Sicilia 2007–2013, € 1,75 milioni) |
| Dimensioni della basilica originaria | 44,4 × 39,5 metri |
| Stato attuale | Chiesa a cielo aperto, classificata come church ruin |
| Stato attuale | |
| Diocesi | Arcidiocesi di Siracusa |
| Parroco | Sac. Giuliano Gallone (dal 12 settembre 2015) |
| Gestore visite | Cooperativa Kairós, in convenzione con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra |
| Identificativi | Wikidata Q3670539 · GCatholic 49388 |
La Chiesa di San Giovanni alle Catacombe, sede della Parrocchia di San Giovanni Evangelista e San Marziano, è una basilica-rudere di Siracusa che sorge in Piazzale San Marziano, ai margini del quartiere di Acradina, a poche centinaia di metri dal Santuario della Madonna delle Lacrime e dal Parco Archeologico della Neapolis. L’edificio fa parte di un complesso archeologico-religioso che comprende, oltre alla chiesa a cielo aperto, le Catacombe di San Giovanni (il più grande cimitero comunitario cristiano di Siracusa, scavato fra il IV e il V secolo) e la Cripta di San Marciano, sepolcro tradizionale del protovescovo della città.
La basilica fu edificata a metà del VI secolo sopra la cripta del santo. Subì danni dagli arabi nell’878, fu ricostruita in età normanna intorno al 1092, arricchita di rosone e portali gotico-catalani fra XIV e XV secolo e infine concessa ai Carmelitani nel 1636. Il terremoto della Val di Noto del 1693 provocò gravi danni: la chiesa resta una rovina monumentale, coperta dal portico settecentesco di reimpiego e dalla cappella quattrocentesca della parete nord. L’intero complesso è stato sottoposto a un restauro conclusosi nel 2016.
Storia

Origini e fase bizantina (VI secolo)
Il sito è stratificato su più orizzonti archeologici: cava di pietra di età greca classica, officina di vasaio tardo-ellenistica, area funeraria tardoromana e infine luogo di culto cristiano. La tradizione lo identifica con le grotte Pelopie dell’Encomio di San Marciano, dimora del protovescovo siracusano «di fronte alla sinagoga ebraica». A metà del VI secolo, forse in coincidenza con il soggiorno di papa Vigilio a Siracusa, il sepolcreto fu monumentalizzato per accogliere la cripta del santo. Sopra di essa fu elevata una grande basilica bizantina a tre navate, di 44,4 × 39,5 metri, suddivisa da dodici colonne doriche in numero pari agli apostoli. In età bizantina fu per un periodo la cattedrale di Siracusa.
Periodo arabo
Nell’878, durante l’assedio arabo che portò alla conquista di Siracusa, il comandante Giafar ibn Muhammad pose il proprio accampamento all’interno della basilica. L’edificio subì in quel periodo gravi danni e fu di fatto abbandonato.
Ricostruzione normanna (fine XI secolo)

Intorno al 1092, durante il riassetto diocesano normanno, la basilica fu ricostruita. I lavori prolungarono con semicolonne i pilastri dell’abside e della facciata, ridussero a dieci il numero delle colonne, inclinarono il pavimento verso la facciata e aggiunsero un nuovo prospetto occidentale con rosone e portale decorato. Studi recenti hanno proposto di riconsiderare in chiave normanna anche parte dell’apparato decorativo finora attribuito alla fase bizantina, riaprendo il dibattito cronologico avviato da Paolo Orsi e Santi Luigi Agnello. I contributi sono stati presentati al convegno tenutosi nel complesso il 3 e 4 maggio 2024, organizzato dal Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose «San Metodio».
Aggiunte gotico-catalane (XIV–XV secolo) e fase carmelitana
Tra il XIV e il XV secolo la basilica fu arricchita di elementi gotico-catalani, fra cui il grande rosone traforato, il portale a sesto acuto con colonne tortili e capitelli scolpiti, e una cappella rettangolare con portico addossata alla parete settentrionale, documentata nel 1428. Nel 1636 la chiesa, ormai in disuso, fu concessa ai Carmelitani di Montesanto, che vi inserirono al proprio interno una nuova struttura cultuale orientata in senso nord-sud, occupando le prime due campate della navata.
Terremoto del 1693 e portico settecentesco
Il terremoto della Val di Noto dell’11 gennaio 1693 provocò il crollo delle volte e gravi danni strutturali. Tra il 1705 e il 1706 i lavori riguardarono solo il portico esterno, rifatto con materiale di spoglio quattrocentesco (archi ogivali, capitelli decorati, colonnine tortili), e la facciata meridionale. Da allora la chiesa rimane allo stato di rovina monumentale.
Restauri otto-novecenteschi e intervento 2014–2016
Dopo lunghi decenni di abbandono interrotti da interventi puntuali, il sito è stato sottoposto a un restauro organico finanziato dal PO FESR Sicilia 2007–2013, con un investimento di circa 1,75 milioni di euro per la basilica e di 300.000 euro per la cripta di San Marciano. Il cantiere, avviato nel giugno 2014 sotto la direzione degli architetti Giovanna Susan e Aldo Spataro, ha consolidato le murature superstiti e completato lo scavo stratigrafico. Il complesso è stato riconsegnato all’Arcidiocesi il 20 marzo 2016, alla presenza dell’arcivescovo Salvatore Pappalardo. Una manutenzione ordinaria del gennaio 2026 ha preceduto la riapertura del 10 febbraio dello stesso anno.
Architettura

La basilica originaria, di pianta rettangolare di 44,4 per 39,5 metri, era articolata in tre navate scandite da dodici colonne doriche, ridotte a dieci nella ricostruzione normanna; alcune sono ritenute di reimpiego da edifici greci, forse da un tempio dedicato a Demetra e Kore. L’abside, orientata a oriente, è l’elemento meglio conservato e raggiunge ancora l’imposta della calotta. La classificazione Wikidata dell’edificio è quella di church ruin.
Facciata nord
La facciata normanna, oggi tamponata, conserva il portale d’ingresso con due pilastri di pietra che sostengono un arco a sesto acuto, sormontato da un rosone circolare di traforo. Il rosone riprende soluzioni del gotico siciliano di influenza francese e si confronta con i rosoni delle cattedrali normanno-sveve dell’Isola.
Facciata sud e portico settecentesco
L’ingresso attuale si apre sulla facciata meridionale, ricostruita dopo il 1693. La precede un portico in pietra calcarea costituito da tre arcate ogivali sorrette da colonnine tortili, con capitelli decorati da motivi floreali: l’apparato decorativo, di reimpiego, proviene da elementi gotico-catalani del XV secolo. Sopra il portico si erge un campanile a vela conservato nel suo stato post-sismico.
Cripta di San Marciano
Sotto la navata della basilica, separata archeologicamente dalla rete delle catacombe, si apre la cripta che la tradizione identifica come sepolcro di San Marciano, considerato dal racconto agiografico tardoantico il primo vescovo di Siracusa, discepolo di Pietro inviato in Sicilia. La cronologia del personaggio è discussa: il Martyrologium Romanum riformato nel 2001 lo registra al 30 ottobre come «ritenuto primo vescovo di questa città» (trad. it.), mentre il Martyrologium baroniano del 1583 lo collocava al 14 giugno. La memoria liturgica nell’Arcidiocesi di Siracusa è fissata al 14 giugno.
La cripta, raggiungibile dalla basilica con una ripida scala medievale, presenta una pianta trilobata a tre absidi semicircolari, considerata di origine bizantina (metà VI secolo) ma con un rifacimento radicale in età normanna. Lo spazio centrale è scandito da quattro pilastri che incorporano capitelli con i simboli dei quattro evangelisti: l’aquila di Giovanni, il leone di Marco, il toro di Luca e l’angelo di Matteo. La datazione di questi capitelli è oggetto del dibattito 2024: la tradizione di Orsi e Agnello li attribuiva al tardo-bizantino, la rilettura di Caruso e Migneco propone invece una fattura normanna. La tradizione locale identifica l’altare circondato dai pilastri con il luogo in cui Paolo di Tarso avrebbe predicato nei tre giorni del suo soggiorno siracusano (Atti 28,12).
Il sepolcro vero e proprio del santo, in muratura sormontata da arcosolio, si trova in una cappella laterale; una piccola finestra sulla copertura consentiva ai fedeli di toccare le reliquie. Le spoglie furono trafugate durante la dominazione araba e portate prima in Acaia, poi a Gaeta, dove tuttora si conservano nel succorpo della cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano. Un braccio-reliquiario, ancora a Siracusa nel XII secolo, fu donato dal vescovo Richard Palmer al tesoro del duomo di Messina. Le pareti della cripta conservano affreschi sovrapposti in più strati: Santa Lucia accanto a San Marciano, le «Due Alessandre», una Madonna col Bambino, un San Giovanni Battista e una serie di apostoli (con una rilettura iconografica recente che propone Simone e Giuda Taddeo al posto di Pietro e Paolo). Parte della critica indica inoltre l’ambiente come possibile fonte d’ispirazione per Caravaggio durante il soggiorno siracusano del 1608, quando dipingeva il Seppellimento di Santa Lucia.
Catacombe di San Giovanni
Le Catacombe di San Giovanni, scavate fra il 315 e il 360 d.C. dopo la Pace della Chiesa, sono il più grande cimitero comunitario cristiano di Siracusa e l’unico interamente esplorato e aperto al pubblico. L’asse portante è ottenuto ampliando un acquedotto greco di età classica, le cui tracce restano visibili sulla volta; il decumano principale, lungo circa cento metri, è intersecato da dieci gallerie minori e si apre in cinque ambienti circolari ricavati da cisterne romane. Le sepolture stimate superano le diecimila, distribuite in loculi, arcosoli polisomi e tombe a fossa.
Tra le rotonde si distinguono quella di Adelfia, quella di Antiochia, quella delle Sette Vergini, quella di Marina e il cubicolo di papa Eusebio, morto in esilio a Siracusa nel 310 e sepolto temporaneamente nel complesso prima della traslazione a Roma. Il rinvenimento più celebre è il sarcofago di Adelfia, scoperto il 12 giugno 1872 dall’archeologo Francesco Saverio Cavallari nella rotonda omonima: di marmo, datato fra il 325 e il 350, è ornato da sessantadue figure e tredici scene cristologiche disposte intorno al clipeo centrale con i ritratti dei coniugi, e ospita la prima Natività scolpita nota all’arte cristiana. Il sarcofago è oggi esposto al Museo Archeologico Regionale «Paolo Orsi».
Nello stesso settore Paolo Orsi rinvenne il 10 maggio 1894 l’iscrizione di Euskia, epigrafe greca tardoantica che ricorda una giovane morta «nel giorno della festa della mia signora Lucia»: si tratta del più antico documento del culto di Santa Lucia a Siracusa. Le indagini sistematiche di Orsi negli anni 1893–1909 furono proseguite da Giuseppe Agnello, ispettore onorario della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra dal 1951, e in tempi più recenti da Mariarita Sgarlata, autrice della monografia di riferimento La catacomba di S. Giovanni a Siracusa (Città del Vaticano, 2004).
Visite e gestione
Il sito è gestito dalla cooperativa Kairós in convenzione con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e l’Arcidiocesi di Siracusa, con biglietteria in Largo San Marciano 1. La visita si svolge solo con accompagnamento, in italiano o inglese, dura circa un’ora e comprende basilica, cripta e una sezione delle catacombe. Per i tratti non accessibili è disponibile un visore di realtà virtuale. Le tariffe sono agevolate per studenti delle discipline storico-artistiche, bambini, docenti e gruppi; importi aggiornati sul sito di Kairós. Il complesso aderisce al Siracusa Visitor Pass insieme alla Cattedrale di Ortigia e alla Catacomba di Santa Lucia.
Ogni anno, ad agosto, Kairós organizza Strepitus Silentii. Le notti delle Catacombe, rassegna di visite notturne teatralizzate con voci narranti e flauto, nata nel 2004 e giunta nel 2024 alla ventunesima edizione. Il sito aderisce anche alla Giornata delle Catacombe della Pontificia Commissione, con aperture serali straordinarie.
Contesto urbano

Il complesso si affaccia su Piazzale San Marziano, all’incrocio fra Viale Teracati e Viale Teocrito, in posizione di cerniera tra il quartiere umbertino della terraferma, l’antica Acradina extra moenia e la Neapolis classica. A poche centinaia di metri sorgono il Santuario della Madonna delle Lacrime, il Museo Archeologico Regionale «Paolo Orsi» di Villa Landolina e il Parco Archeologico della Neapolis con il Teatro Greco, l’Anfiteatro Romano e le Latomie del Paradiso. Sul lato opposto del complesso, in Largo San Marciano, si trova l’ingresso ufficiale al sito archeologico.
Il piazzale ha un’estensione contenuta e accoglie il parcheggio dei visitatori; il parco di pertinenza del complesso, mantenuto a verde con alberature mediterranee, si è formato dopo il movimento di tutela urbanistica degli anni Sessanta e Settanta del Novecento contro la cementificazione speculativa dell’area. Il sito è servito dalle linee AST 1, 3, 11, 12, 18, 25 e 30 e dalla navetta turistica gratuita del Comune.
Funzioni attuali
Il complesso è sede della Parrocchia San Giovanni Evangelista e San Marziano, dell’Arcidiocesi di Siracusa, in Piazzale San Marziano 5. Il parroco in carica è il sacerdote Giuliano Gallone, insediato il 12 settembre 2015 e anche cappellano della Questura di Siracusa. Le messe ordinarie sono celebrate alle 18:00 dal lunedì al sabato e alle 10:00, 11:30 e 19:00 nelle domeniche e nei festivi. La festa di San Giovanni Evangelista cade il 27 dicembre; la memoria diocesana di San Marciano si celebra il 14 giugno, mentre il Martirologio Romano riformato la fissa al 30 ottobre.
Accessibilità
Accessibilità motoria
Il piazzale e l’area della basilica a cielo aperto sono raggiungibili in piano e con pavimentazione regolare, percorribili in sedia a rotelle. La cripta di San Marciano e le catacombe sotterranee non sono invece accessibili a persone con difficoltà motorie: l’accesso richiede la discesa di una scala ripida e i percorsi interni hanno pavimentazione irregolare, con scalini e dislivelli. Per i tratti non accessibili è disponibile un visore di realtà virtuale.
Accessibilità visiva
La cartellonistica è in italiano e inglese, con caratteri di dimensione standard. Non sono presenti targhe in Braille né percorsi tattili dedicati. La guida orale dal vivo descrive ambienti e affreschi, ma non esiste un’audioguida strutturata per la visita autonoma di persone con disabilità visiva. L’illuminazione delle catacombe è artificiale, mantenuta volutamente bassa per esigenze di conservazione delle pitture.
Accessibilità uditiva
Le visite guidate sono condotte oralmente dal vivo. Non sono documentati sistemi a induzione magnetica per protesi acustiche, sottotitoli per l’esperienza in realtà virtuale o interpretariato in Lingua dei Segni Italiana.
Accessibilità cognitiva
Il livello di linguaggio dei pannelli e della visita guidata è storico-archeologico classico, con terminologia tecnica che presuppone conoscenze pregresse. Non sono disponibili materiali in lettura facilitata o percorsi semplificati per bambini e persone con disabilità cognitive.
Suggerimenti
Mancano un’audioguida descrittiva, pannelli in lettura facilitata, sottotitoli per l’esperienza in realtà virtuale e una mappa tattile da consultare in superficie prima della visita.
Fonti
- Wikipedia. «Chiesa di San Giovanni alle catacombe». Consulta online.
- Wikipedia. «Catacombe di San Giovanni». Consulta online.
- Wikidata. «Chiesa di San Giovanni alle catacombe», Q3670539. Consulta online.
- Arcidiocesi di Siracusa. «Parrocchia San Giovanni Ev. e San Marziano», Annuario degli Enti. Consulta online.
- Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. «Catacomba di San Giovanni». Consulta online.
- Ministero della Cultura. «Catacomba di San Giovanni». Consulta online.
- Comune di Siracusa. «Catacombe di San Giovanni». Consulta online.
- Trigilia, Lucia. Siracusa. Quattro edifici religiosi: analisi e rilievi (San Giovanni alle Catacombe, Santa Lucia al Sepolcro, San Giovanni Battista, San Giuseppe), Ediprint, Siracusa 1990, ISBN 8872600111.
- Sgarlata, Mariarita. La catacomba di S. Giovanni a Siracusa, Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Città del Vaticano 2004 (II ed. 2019).
- Agnello, Santi Luigi. L’architettura normanna a Siracusa, e Catacombe di S. Giovanni, 1929.
- Amore, Agostino. San Marciano di Siracusa: studio archeologico-agiografico, Pontificia Università Antonianum, Spicilegium, 1958.
- Caruso, Federico – Iafrate, Silvia – Lizzani, Filippo. «Le grotte pelopie ed il culto di San Marciano a Siracusa», in A. Maiuri (a cura di), Antrum. Riti e simbologie delle grotte del Mediterraneo Antico, Quaderni di Studi e Materiali di Storia delle Religioni, vol. 16, suppl. al n. 82 (1/2016), Morcelliana, Brescia 2017, pp. 308–323.
- Treccani. «Siracusa», Enciclopedia dell’Arte Medievale. Consulta online.
- ANSA. «Chiesa San Giovanni a Siracusa è normanna, giallo su datazione», 10 maggio 2024. Consulta online.
- Live Sicilia. «La Basilica di San Giovanni risplende di nuova vita», 19 marzo 2016. Consulta online.
- Kairós. «Catacomba di San Giovanni». Consulta online.
Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 16 maggio 2026.
