Ritratto inciso nel frontespizio dell'opera del 1613 | |
| Nascita | 1570, Siracusa |
|---|---|
| Morte | 1624, Modica (di peste) |
| Sepoltura | Santuario di Santa Maria delle Grazie, Modica |
| Padre | Michele Mirabella († 1573) |
| Madre | Giovanna Alagona |
| Coniuge | Lucrezia Platamone (sposata nel 1590) |
| Figli | Nessuno documentato |
| Attività | Umanista, archeologo, antiquario, architetto, matematico, numismatico, musicista, poeta |
| Accademie | Oziosi di Napoli; Accademia dei Lincei (primo siciliano, 1614) |
| Opera principale | Dichiarazioni della pianta dell'antiche Siracuse, Napoli, Lazzaro Scoriggio, 1613 |
| Wikidata | Q4013409 |
| Memoria | Via Mirabella in Ortigia; epitaffio nel Santuario di Modica; collezione al Museo Paolo Orsi |
Profilo biografico
Origini familiari e ascendenza
La famiglia Mirabella, secondo la tradizione genealogica raccolta dalla voce della Wikipedia siciliana e da repertori nobiliari, era di origine francese e si trasferì in Sicilia agli inizi del Trecento; il ramo siracusano si stabilì in Sicilia agli inizi del Trecento. Il ramo siracusano si insediò stabilmente nella città e nella contea di Modica, dove acquisì estese proprietà. Il padre di Vincenzo, Michele Mirabella, possedeva un palazzo di fronte alla chiesa di San Tommaso Apostolo in Ortigia; morì nel 1573, quando il figlio aveva tre anni. La madre, Giovanna Alagona, apparteneva all'omonima nobiltà siracusana e diede al figlio il secondo cognome, secondo l'uso onomastico siciliano del matronimico nelle famiglie patrizie.Matrimonio
Nel 1590, ventenne, Vincenzo Mirabella sposò Lucrezia Platamone, figlia di Antonio Platamone e della baronessa Giovanna Zumbo. L'unione non ebbe figli noti: tutte le fonti coeve e moderne concordano nell'assenza di discendenti diretti. Alla morte dell'umanista la collezione archeologica passò agli eredi collaterali, che ne donarono parti al Museo Patrio di Siracusa.Formazione e maestri
Vincenzo Mirabella si formò nell'ambiente colto siracusano del tardo Cinquecento. Nelle Dichiarazioni del 1613 cita esplicitamente come proprio maestro di musica «Antonio Falcone mio Maestro, nella parte pratica di questa professione», riconoscendo il magistero del musicista siracusano nell'arte del canone polifonico. La formazione tecnica e umanistica è dichiarata indirettamente attraverso l'opera: padronanza del greco e del latino, conoscenza di Vitruvio e Daniele Barbaro per l'architettura, capacità di rilevazione metrica e calcolo, abilità musicale pratica e teorica. Federico Cesi, presentando Mirabella a Galileo nel settembre 1613 per l'ammissione ai Lincei, lo definì uomo «di lingua greca e latina, di molta lettura ed erudizione, e di matematiche, principalmente nella teoria della musica».Carriera pubblica a Siracusa
Le cariche civiche (1593-1621)
Vincenzo Mirabella ricoprì tutte le principali cariche del Senato siracusano, in un arco di trent'anni di attività amministrativa:- 1593: magister nundinarum, sovrintendente del mercato cittadino, in un anno di crisi annonaria;
- 1608: procuratore della Cattedrale di Siracusa, con coinvolgimento nei lavori di ampliamento della piazza del Duomo;
- 1611: tesoriere dell'Università cittadina (l'organo collegiale di amministrazione);
- 1613-1614: giurato, la massima carica civica del patriziato siracusano;
- 1616-1617: nuovamente giurato, secondo mandato;
- 1621: procuratore della città di Siracusa presso il viceré a Palermo, con incarico di rappresentanza diplomatica.
Il palazzo di Ortigia e la collezione
Mirabella abitava in un palazzo di Ortigia situato sull'attuale via che porta il suo nome, al civico 23, di fronte alla chiesa di San Tommaso Apostolo. Il palazzo era organizzato come un piccolo museo privato aperto a studiosi e visitatori, e ospitava la collezione archeologica costituita da Mirabella attraverso scavi finanziati a proprie spese, donazioni e acquisti sul mercato antiquario siciliano. Vi si conservavano reperti dalla Siracusa antica, manoscritti rari (Mirabella cita di possedere «una Storia antica, ch'io conservo manoscritta»), una scelta collezione numismatica di monete greche e romane. Dopo la morte dell'umanista, gli eredi donarono parti consistenti della raccolta al Museo Patrio di Siracusa; la collezione confluì poi nel Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi, dove parti ne sono ancora conservate.L'attività di architetto
Chiesa di Sant'Andrea dei Teatini (Siracusa, 1610-1646, demolita 1872)
Nel 1610 Mirabella progettò la chiesa di Sant'Andrea dei Teatini, eretta in Piazza Archimede a Siracusa per l'ordine teatino fra il 1621 e il 1646 secondo la tradizione locale ripresa da Capodieci e Privitera. L'edificio, di stile tardo-rinascimentale, fu demolito nel 1872 per far posto alla sede della Banca di Sicilia; non ne esiste documentazione fotografica, soltanto disegni iconografici settecenteschi conservati nella Biblioteca Alagoniana di Siracusa, che ne attestano la pianta a navata unica con cappelle laterali e cupola centrale. La paternità del progetto è ricostruita dagli storici di architettura siciliani Giuseppe Maria Capodieci, Cesare Gaetani e Serafino Privitera.Ponte sull'Anapo (1620)
Nel 1620 Mirabella fornì parere tecnico per la costruzione del ponte di pietra sull'Anapo, opera ingegneristica importante per i collegamenti meridionali di Siracusa.Santuario di Santa Maria delle Grazie a Modica (1620-1624)
Mirabella progettò il Santuario di Santa Maria delle Grazie a Modica, eretto dopo la rivelazione mariana del 4 maggio 1615 (l'icona della Madonna dipinta su tavoletta di ardesia rinvenuta in un cespuglio di spine). I lavori vennero interrotti alla morte dell'architetto; del progetto seicentesco originario resta oggi solo il portale laterale tardo-rinascimentale con timpano spezzato decorato da teste d'angelo nella trabeazione. La facciata principale fu in seguito ricostruita in stile tardo-barocco dopo il terremoto del 1693. Nel decreto episcopale del 3 agosto 1627 la Madonna delle Grazie fu proclamata patrona di Modica; la chiesa è stata elevata a basilica minore nel gennaio 2015.L'opera principale: Dichiarazioni della pianta dell'antiche Siracuse (1613)
Titolo, editore e dedica
Il libro fu pubblicato a Napoli, presso la stamperia di Lazzaro Scoriggio (variante grafica anche Scorriggio), con imprimatur di Pietro Antonio Ghiberto, Vicario Generale di Napoli, e del teologo domenicano Cornelio Tirobaschi (nome esteso non identificato con certezza). Il titolo completo è «Dichiarazioni della pianta dell'antiche Siracuse, e d'alcune scelte medaglie d'esse, e de' principi che quelle possedettero, descritte da Don Vincenzo Mirabella e Alagona cavalier siracusano». L'opera è dedicata al re Filippo III di Spagna (re di Sicilia 1598-1621), e si apre con una lettera al sovrano sottoscritta «Umilissimo Vassallo di V. M., D. Vincenzo Mirabella e Alagona». Il volume si presenta come un'offerta filiale al re di Sicilia: Mirabella scrive di volere «restituire se non in quella vita, ch'ebbe, mentre fù, e prospera, e vigorosa, almeno rappresentarla con un ritratto di lei a gli occhi, e nelle menti de gli huomini» l'antica capitale.Struttura e tavole
L'opera è divisa in due parti per un totale di circa 300 pagine. La prima parte tratta della topografia delle quattro città antiche di Siracusa (Ortigia, Acradina, Tyche, Neapolis) e delle Epipoli, comprese le fortificazioni urbane e il Castello Eurialo. La seconda parte è dedicata alla numismatica greca siracusana, con tre tavole di medaglie (Tavola X e Tavola XI, monete della Repubblica; Tavola XII, monete dei Tiranni e Re). Le illustrazioni topografiche sono nove tavole calcografiche incise in rame da Francesco Lomia, pittore e incisore siracusano, firmate e datate 1612 (l'anno precedente alla stampa). Una volta ricomposte formano una grande «pianta a volo d'uccello» (bird's-eye view) della cosiddetta «Quadriurbe» con oltre duecento edifici numerati: templi, fortificazioni, palazzi, giardini, sepolcri, scuole. Il libro si chiude con le biografie di quattro siracusani illustri dell'antichità: Archimede, il poeta bucolico Teocrito, il commediografo Epicarmo e il retore Tisia (con il maestro Corace).Metodo e fonti antiche
Mirabella dichiara nel proemio di aver lavorato all'opera per «dieci anni», dunque dal 1602-1603 circa. Il metodo è già moderno: combina la lettura sistematica degli autori antichi con la verifica autoptica sul terreno. Le fonti più citate sono Diodoro Siculo, Plutarco (Vite di Dione, Timoleonte, Nicia, Marcello), Tucidide (libri VI-VII della Guerra del Peloponneso, sull'assedio ateniese di Siracusa del 415-413 a.C.), Tito Livio, Cicerone, Strabone, Pausania, Plinio, Pindaro, Teocrito nei suoi Idilli. Tra gli eruditi moderni Mirabella cita continuamente Tommaso Fazello (De rebus Siculis decades duae, 1558), Francesco Maurolico, e dialoga polemicamente con il numismatico palermitano Filippo Paruta, autore della Sicilia descritta con medaglie (1612), accusato di aver indebitamente rivendicato a sé materiali ricevuti da Mirabella.Misurazioni autoptiche
Le Dichiarazioni documentano numerose misurazioni dirette compiute dall'autore in prima persona, anche con «strumenti matematici», proponendosi come uno dei primi tentativi di rilevazione metrica delle rovine siracusane:- misurazione personale del Porto Marmoreo, di cui Mirabella ricostruisce il fondo lastricato («ed io istesso entratovi, hò ritrovato il suo fondo lastricato»);
- rilevazione della profondità dei laghi sotterranei dell'Epipoli con strumenti matematici nel 1612;
- misurazione delle pietre rovinate del Castello Eurialo: «n'ho trovato di 18 palmi di lunghezza, e larghezza in accomodata proporzione»;
- esplorazione personale di una strada sotterranea segreta presso Labdalo nelle Epipoli, scoperta tra le rovine in un cunicolo «larga quanto due huomini a cavallo potessero abbracciato passare», dotata di anelli di ferro nel soffitto;
- misurazione proporzionale delle colonne del Tempio di Atena (oggi inglobato nel Duomo), con dati in palmi siracusani secondo le norme di Vitruvio commentate da Daniele Barbaro;
- scoperta di un Tempio di Diana in Ortigia durante la costruzione del nuovo quartiere della fanteria spagnola «nel luogo volgarmente detto Solibra».
Le Catacombe di San Giovanni
Mirabella è considerato il primo studioso moderno a esplorare e cartografare le Catacombe di San Giovanni di Siracusa. La sua descrizione e i disegni inclusi nelle Dichiarazioni, pur imprecisi (lo segnalerà nel 1777 Jean Houel nel Voyage pittoresque), aprirono la conoscenza dei sotterranei cristiani siracusani; il lavoro fu poi proseguito da Cesare Gaetani nel tardo Settecento e da Paolo Orsi alla fine dell'Ottocento.Ricezione e ristampe
L'opera del 1613 si esaurì rapidamente e divenne il modello iconografico di riferimento per la Siracusa antica in tutta Europa. Le successive edizioni note sono:- 1717, Palermo, Giovanni Battista Aiccardo: ristampa nel quadro dell'opera di Giacomo Bonanni, Delle antiche Siracuse, volume II;
- 1723-1725, Leiden, Pieter Vander Aa: traduzione latina nel Thesaurus Antiquitatum et Historiarum Siciliae di Giovanni Giorgio Graevio, con la tavola di Joseph Mulder Delineatio Syracusarum Antiquarum Quadriurbium;
- 1987, Bologna, Arnaldo Forni Editore: ristampa anastatica del Bonanni 1717 comprensiva delle Dichiarazioni mirabelliane;
- 1989, Siracusa-Palermo-Milano, Arnaldo Lombardi Editore: edizione facsimile a cura di Cesare Samà, con introduzione di Lucia Trigilia, in tiratura limitata di 1000 copie numerate stampate a Siracusa da Ideafotografica nel dicembre 1989;
- 2026, Aretusapedia: trascrizione digitalizzata in pubblico dominio con audio-riassunto, sezione «Aretusapedia Libri».
Numismatica e disputa con Filippo Paruta
La seconda parte delle Dichiarazioni del 1613, di circa centocinquanta pagine, è dedicata alla numismatica greca siracusana, con tre tavole calcografiche di medaglie antiche (Tavola X e Tavola XI, monete della Repubblica; Tavola XII, monete dei Tiranni e Re). Mirabella commenta oltre ventiquattro tipologie monetarie con descrizione iconografica del diritto e del rovescio, identificazione delle lettere greche (ΣΥΡΑΚΟΣΙΩΝ, ΕΥΜΕΡΟΥ, ΕΠΙΚΕΤΑ), interpretazione simbolica. Vi compaiono i grandi temi della monetazione siracusana del V e del IV secolo a.C.: la testa di Aretusa circondata da delfini, la quadriga alata con Vittoria, Pallade con elmo e Pegaso, la triscele simbolo della Sicilia, Ercole con leontea, il pentecontalitron e il decadracma «Damareteion» attribuito a Damarata moglie di Gelone. Le tavole costituiscono uno dei primi tentativi cartacei di catalogazione iconografica sistematica delle monete siracusane, in dialogo con le opere coeve di Hubert Goltzius e Antonio Agustín, arcivescovo di Tarragona.La pubblicazione di Mirabella nel 1613 si colloca a un anno di distanza dal volume del palermitano Filippo Paruta, La Sicilia descritta con medaglie (Palermo, 1612), il primo grande corpus della numismatica siciliana. La relazione fra i due eruditi precipita in conflitto pubblico nelle pagine stesse delle Dichiarazioni: Mirabella accusa Paruta di aver indebitamente rivendicato la paternità di materiali che gli erano stati comunicati per cortesia o cerimonia. Mirabella si difende citando Cicerone (Filippica II): «Quam multa ioca solent esse in Epistola, quae prolata si sint, inepta esse videantur?». La polemica è significativa perché segna l'autonomia della scuola numismatica siracusana rispetto a quella palermitana, e prepara lo spazio entro il quale, oltre un secolo dopo, il principe Gabriele Lancillotto Castelli di Torremuzza riprenderà entrambe le tradizioni nella propria Siciliae populorum et urbium veterum nummi (Palermo, 1781).Mirabella mantenne una propria raccolta numismatica personale, ospitata nel palazzo di Ortigia accanto alla collezione archeologica, di cui inviò un dono di una quarantina di monete a Federico Cesi nel 1615, dopo la propria ammissione ai Lincei. Secondo lo studio di Salvatore Garraffo, dell'Università di Catania (Alle origini della numismatica di Siracusa: da Filippo Paruta e Vincenzo Mirabella al principe di Torremuzza), Mirabella va considerato a tutti gli effetti uno dei fondatori della numismatica siciliana moderna.Le biografie dei siracusani antichi nel finale del 1613
Le Dichiarazioni si concludono, oltre la pars topografica e numismatica, con quattro biografie di siracusani illustri dell'antichità: Archimede, Teocrito, Epicarmo e Tisia (insieme al maestro Corace). Costituiscono il finale propriamente storico-biografico dell'opera, in coerenza con l'impostazione celebrativa annunciata nella dedica al re Filippo III: restituire alla città «un ritratto di lei a gli occhi, e nelle menti de gli huomini» comprende restituire i suoi grandi nomi all'orizzonte erudito europeo.Archimede
La Vita di Archimede occupa le pagine 272-282 dell'edizione del 1613. Mirabella vi riprende le testimonianze di Plutarco (Vita di Marcello), Cicerone (Tusculane e Verrine), Livio (libro XXIV-XXV), Diodoro Siculo, Plinio e Ateneo. Sono descritti i celebri episodi della scoperta del principio idrostatico ai bagni, la sfera con cilindro inscritto (con riferimento all'iscrizione «tereti super addita sphaera cylindro» del frontespizio), la còchlea elicoidale, l'argano, le catapulte e gli specchi ustori per la difesa di Siracusa contro la flotta romana del 213-212 a.C., la morte per mano del soldato romano mentre tracciava un diagramma geometrico. Mirabella si pone come continuatore ideale del «principe de' Matematici» siracusano: la propria attività di rilevazione metrica e di calcolo si lega in modo programmatico al modello archimedeo.Teocrito
La biografia di Teocrito ricostruisce la siracusanità del poeta bucolico del III secolo a.C., autore degli Idilli, con uso diretto dei testi greci (Mirabella conosceva il greco antico) e traduzioni in versi italiani da parte sua di passi scelti. La biografia inquadra Teocrito nella corte ellenistica di Gerone II e dei suoi successori.Epicarmo
Epicarmo di Siracusa, il commediografo del V secolo a.C. attivo alla corte di Gerone I, è presentato come il fondatore della commedia dorica e il primo a portare la maschera comica sulla scena. Mirabella usa Diodoro, Suda ed Ateneo. La biografia documenta il legame fra teatro greco e città siracusana.Tisia e Corace
Tisia (insieme al maestro Corace) è presentato come il fondatore dell'arte della retorica greca: secondo la tradizione raccolta da Aristotele e Cicerone, Tisia e Corace svilupparono a Siracusa a metà del V secolo a.C. il primo manuale tecnico di oratoria giudiziaria, nato dalla necessità di patrocinare i cittadini rientranti in possesso delle terre dopo la caduta della tirannide di Trasibulo. Mirabella scrive testualmente nelle Dichiarazioni che «più tosto hò eletto ragionar della vita di Tisia Oratore» rispetto ad altre opzioni biografiche disponibili, dando un implicito statuto di centralità alla retorica e all'eloquenza forense come fondamenta della cultura civica siracusana.Caravaggio a Siracusa e l'Orecchio di Dionisio
L'incontro del 1608
Nell'autunno del 1608, dopo la fuga da Malta in seguito al ferimento di un cavaliere dell'Ordine, Michelangelo Merisi da Caravaggio giunse a Siracusa: la tradizione vulgata data l'arrivo a ottobre, mentre una recente ricerca documentale di Michele Cuppone propone un'anticipazione al primo settembre 1608 sulla base della trascrizione settecentesca di una delibera del Senato siracusano del 10 settembre 1608 che già nomina «Michelangiuolo Meriggi Caravaggio» come destinatario della commissione del Seppellimento di Santa Lucia. Tramite principale fu il pittore siracusano Mario Minniti, già amico romano del Merisi. Vincenzo Mirabella, allora trentottenne, fu garante e cicerone archeologico del Caravaggio durante i mesi siracusani, accompagnandolo personalmente alle latomie, alle catacombe e ai resti monumentali della città antica.L'episodio dell'«Orecchio di Dionisio»
La testimonianza più nota dell'incontro fra Mirabella e Caravaggio è il battesimo dell'Orecchio di Dionisio, la grotta artificiale della Latomia del Paradiso, sotto il Teatro Greco. Mirabella ricorda nelle Dichiarazioni del 1613 di aver condotto in quel luogo il pittore, e di averlo udito esclamare nel descriverne la forma:Mirabella prosegue descrivendo l'acustica della cavità: «volteggiando si và a terminare in uno stretto canale posto dalla parte di sopra, qual canale uscendo per un buco fuori, nella stanza del Custode, che stava sopra fabricata, era forza ch'ogni picciolo movimento sotterraneo urtasse, e percosso in quel canale, nell'ultimo pertuggio s'avesse avuto a sentire. Oggi mancandovi il muro che otturava la bocca dinanzi non va la voce al canale sudetto, ma dalla medesima bocca uscendo, fa un mirabile, e artificioso Eco, qual luogo oggi per lo rimandare che fa della voce vien chiamato Grotta della Favella». La testimonianza è la fonte primaria assoluta del nome «Orecchio di Dionisio», ancora oggi in uso. La leggenda associata, secondo la quale il tiranno Dionisio I ascoltava i discorsi dei prigionieri grazie all'amplificazione acustica della grotta, riprende un nucleo narrativo già presente in Claudio Eliano (Varia Historia), ma riguardo al poeta Filosseno; il battesimo del 1608 è invece, secondo Mirabella, frutto del genio caravaggesco. L'episodio è interpretato, dalla critica caravaggesca contemporanea (Valentina Certo, 2021), come dichiarazione di poetica naturalistica del pittore: la natura come modello dell'arte.«Non vedete voi come il Tiranno per voler fare un vaso che per far sentire le cose servisse, non volse altronde pigliare il modello, che da quello, che la natura per lo medesimo effetto fabricò. Onde ei fece questa Carcere a somiglianza d'un Orecchio.»
Il Seppellimento di Santa Lucia
La commissione siracusana del Seppellimento di Santa Lucia, dipinto a olio su tela di centimetri 408 per 300, oggi tornato alla Basilica di Santa Lucia al Sepolcro dopo decenni di prestiti a Palazzo Bellomo, al Palazzo Reale di Milano (2005-2006), a Santa Lucia alla Badia (2009-2020) e al MART di Rovereto (2020), è uno degli ultimi capolavori di Caravaggio. La storiografia recente ha più volte ipotizzato per Mirabella un ruolo di guida e, in alcune ricostruzioni, anche di committente o mediatore, sulla base di donazioni documentate fin dal 10 gennaio 1590 di sostanziose somme al monastero della Basilica. La voce DBI Treccani su Mirabella, redatta da Francesca Fausta Gallo (2010), non accoglie questa attribuzione come certa.L'Accademia dei Lincei
L'iter di ammissione (1613-1614)
L'ingresso di Vincenzo Mirabella nell'Accademia dei Lincei, fondata a Roma da Federico Cesi nel 1603, è documentato dall'edizione critica di Fabio Guidetti (La Vita di Vincenzo Mirabella linceo, in «L'Ellisse», XI/2, 2016). La proposta fu avanzata il 22 agosto 1613 da Giambattista Della Porta, esponente napoletano dei Lincei. Il 6 settembre 1613 Federico Cesi scrisse a Galileo Galilei per ottenerne il parere favorevole, presentandogli Mirabella come «Cavaliero Siracusano principale di nobiltà, et molto riccho, di lingua greca e latina, di molta lettura ed erudizione, e di matematiche, principalmente nella teoria della musica», autore di «un buon volume dell'Antichità della sua Patria». Ottenuto l'assenso di Galileo, Mirabella fu ufficialmente ammesso nel 1614, primo siciliano nella storia dell'Accademia. Il 7 luglio 1614 Mirabella scrisse a Galileo per ringraziarlo dell'avallo.Carteggio con Galileo
La lettera 1040 dell'Edizione Nazionale delle Opere di Galileo documenta una corrispondenza datata Siracusa, 19 agosto 1614, nella quale Mirabella chiede a Galileo l'invio di due lenti, attestando un interesse personale per la nuova ottica galileiana. Il carteggio Mirabella-Galileo si protrasse fino alla morte dell'umanista nel 1624; ulteriori lettere documentate sono indirizzate a Federico Cesi, fra cui una del 1° settembre 1623 nella quale Mirabella offre di pubblicare le proprie opere attraverso la stamperia dell'Accademia.Accademia degli Oziosi
Prima dei Lincei, Mirabella era membro dell'Accademia degli Oziosi di Napoli, fondata da Giovanni Battista Manso il 3 maggio 1611, alla quale appartenevano Giambattista Della Porta, Giambattista Basile, Giulio Cesare Capaccio e altri letterati partenopei del primo Seicento. L'affiliazione con Della Porta, doppiamente linceo e ozioso, fu probabilmente il tramite per il successivo ingresso nei Lincei.L'attività musicale e poetica
La produzione musicale e poetica di Mirabella è oggi quasi totalmente perduta. I biografi citano una raccolta di Madrigali pubblicata fra il 1604 e il 1606 (le fonti divergono fra le due date e fra Siracusa e Palermo come luogo di edizione), oggi non superstite. Sopravvive invece, nelle Dichiarazioni del 1613, la testimonianza dell'invenzione di un canone polifonico a quattro voci ispirato all'eco della grotta della Latomia del Paradiso: «cantando due voci, e rispondendo l'Ecco, si vien formando una perfetta armonia di quattro voci». L'invenzione è attribuita da Mirabella al proprio maestro Antonio Falcone. Nel libro Mirabella include numerose traduzioni in versi italiani di epigrammi greci e latini, fra cui passi di Pindaro, Teocrito e Callimaco.I manoscritti perduti
Fabio Colonna, accademico linceo e amico di Mirabella, lasciò dopo la morte dell'umanista (1624) un inventario delle sue opere incompiute, ripreso da Guidetti (2016). Vi figurano almeno cinque manoscritti, oggi perduti o non identificati:- una Storia universale di Siracusa (la storia integrale della città antica e moderna che Mirabella aveva promesso di scrivere nelle Dichiarazioni del 1613);
- un trattato di architettura militare;
- opere di matematica;
- dialoghi sulle medaglie romane (in continuità con la sua attività di numismatico);
- trattati teorici di musica.
Morte a Modica (1624)
Vincenzo Mirabella morì a Modica nel 1624, all'età di cinquantaquattro anni, vittima dell'epidemia di peste che colpì la Sicilia sud-orientale e che portò via, fra gli altri, il viceré di Sicilia Emanuele Filiberto di Savoia. Mirabella era a Modica per dirigere i lavori del Santuario della Madonna delle Grazie. Fu sepolto all'interno del santuario, in un mausoleo seicentesco in marmi mischi posto a fianco del portale d'ingresso. L'epitaffio latino, pervenuto e ancora visibile, recita:L'epigrafe lo qualifica patrizio siracusano, distinto «per studio dell'antichità, perizia nelle arti liberali e splendore delle virtù», ascritto «con onore tra i Lincei», e ricorda che «morendo a Modica dopo la festa della Vergine Madre di Dio, in occasione della quale era venuto, depose le sue spoglie mortali nel tempio da lui stesso anticamente edificato con cura».«D.O.M. D. Vincentius Mirabella et Alagona, patritius syracusanus, studio vetustatis, liberalium artium peritia ac splendore virtutum vir insignis, ubique clarissimus, et inter Linceos honorifice cooptatus, qui antiquam Patriae gloriam e tenebris erutam ac luci restitutam, cum sui nominis laude posteritati fecit immortalem. Motycae decedens post Deiparae Virginis festum, cujus ergo advenerat, in eius templo, cura sua praecipue olim extructo, mortalitatis exuvias deposuit. Anno Domini 1624, aetatis suae 54.»
Eredità storiografica
La fortuna critica di Vincenzo Mirabella si articola in più direzioni. Come topografo dell'antichità siracusana, le sue tavole di Lomia restano per oltre due secoli il modello iconografico di riferimento, fino al rinnovamento ottocentesco operato da Saverio Landolina, Francesco Saverio Cavallari e dagli scavi sistematici di Paolo Orsi a cavallo fra Ottocento e Novecento. Le sue ricostruzioni filologiche sono oggi superate sul piano archeologico (per il Teatro Greco si vedano i lavori di Carlo Anti, Luigi Polacco, Dieter Mertens, Hans Peter Isler, Kathryn Bosher; per le fortificazioni delle Epipoli e l'Eurialo, la monografia di Dieter Mertens e Salvatore Ortisi, Die Mauern von Syrakus, Wiesbaden 2017), ma costituiscono la testimonianza fondante della ricezione moderna e della storia degli studi siracusani.Come numismatico, Mirabella è oggi considerato fra i fondatori della disciplina con il palermitano Filippo Paruta, secondo lo studio di Salvatore Garraffo, Alle origini della numismatica di Siracusa: da Filippo Paruta e Vincenzo Mirabella al principe di Torremuzza (Università di Catania).Come linceo, la sua figura è stata rivalutata dall'edizione critica di Fabio Guidetti (2016), che ha reso accessibili gli scambi epistolari con Cesi e Galileo e collocato Mirabella al centro della rete europea dell'erudizione del primo Seicento.Come guida e testimone di Caravaggio, infine, la sua testimonianza nelle Dichiarazioni resta la fonte primaria per il soggiorno siracusano del Merisi, e in particolare per il battesimo dell'«Orecchio di Dionisio».La voce della Treccani Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 74 (2010), è stata redatta da Francesca Fausta Gallo. Su Wikidata Mirabella ha identificativo Q4013409, con identificativi esterni VIAF 35305428, GND 121178641, LCCN n82094585. Voci dedicate esistono in italiano, inglese, francese, siciliano, arabo egiziano (arz), persiano.Iconografia
L'iconografia mirabelliana è limitata e dipende essenzialmente dal frontespizio della propria opera. Si conoscono:- il ritratto inciso nel frontespizio delle Dichiarazioni (1613), opera di Francesco Lomia, unica immagine coeva certa;
- un ritratto a stampa ottocentesco tratto dalla Biografia degli uomini illustri della Sicilia di Giuseppe Emanuele Ortolani (Napoli, 1817), oggi su Wikimedia Commons;
- un Portrait of Vincenzo Mirabella conservato alla Courtauld Gallery di Londra (inventario G.1990.WL.759), incisione su carta del XVIII secolo di autore non identificato, dimensioni 27,3 per 17 centimetri, di provenienza Witt Library (trasferita nel 1990); non in esposizione;
- l'eventuale identificazione di un volto di Mirabella nel Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio è ipotesi divulgativa non confermata dalla critica accademica.
Memoria pubblica e toponomastica
Via Mirabella in Ortigia
A Siracusa è dedicata a Vincenzo Mirabella la Via Vincenzo Mirabella nel cuore di Ortigia, che corre dai numeri 78-80 di Via Dione ai numeri 97-99 di Via Vittorio Veneto. Corrisponde al tracciato del decumano minore della città greca ed è una delle strade più antiche di Ortigia. Sulla via si affacciano edifici notevoli: Palazzo Abela-Danieli (con portale ogivale aragonese, XV secolo), Palazzo Bongiovanni (1779), l'ex Convento del Ritiro (oggi Museo Leonardo da Vinci e Archimede), la Chiesa di San Tommaso (1199). Al civico 23 sorgeva il palazzo di Mirabella, sede della sua collezione archeologica. Non risulta a oggi una targa commemorativa pubblica sull'edificio.Sepoltura e mausoleo a Modica
L'unico monumento commemorativo pubblico dedicato a Mirabella è il mausoleo seicentesco nel Santuario della Madonna delle Grazie a Modica, con l'epitaffio latino riportato sopra. Il mausoleo, in marmi mischi, è uno dei due monumenti funebri ai lati del portale d'ingresso del santuario.Collezione al Museo Paolo Orsi
La collezione archeologica originaria di Mirabella, in particolare la sezione numismatica e parte dei reperti epigrafici, fu donata dagli eredi al Museo Patrio di Siracusa nel XVII-XVIII secolo, e confluita nel Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi di Siracusa, dove parti ne sono ancora oggi conservate.Cronologia biografica
- 1570: nascita a Siracusa da Michele Mirabella e Giovanna Alagona
- 1573: morte del padre Michele; Vincenzo ha tre anni
- 1590: matrimonio con Lucrezia Platamone
- 1593: magister nundinarum a Siracusa, in anno di crisi annonaria
- 1602-1603: inizio del progetto di ricostruzione topografica antichità siracusana («dieci anni sono» dal proemio del 1613)
- 1604 (o 1606): pubblicazione dei Madrigali, oggi perduti
- 1608: procuratore della Cattedrale; ampliamento di Piazza Duomo; visita di Caravaggio a Siracusa; battesimo dell'«Orecchio di Dionisio» alla Latomia del Paradiso
- 1610: progetto della chiesa di Sant'Andrea dei Teatini a Siracusa
- 1611: tesoriere dell'Università di Siracusa; in periodo non determinato è anche ammesso nell'Accademia degli Oziosi di Napoli
- 1612: completamento delle nove tavole di Lomia; misurazione personale dei laghi sotterranei dell'Epipoli
- 22 agosto 1613: Giambattista Della Porta propone l'ammissione di Mirabella ai Lincei
- 6 settembre 1613: Federico Cesi chiede a Galileo Galilei avallo per l'ammissione
- 1613: pubblicazione delle Dichiarazioni della pianta dell'antiche Siracuse a Napoli, presso Lazzaro Scoriggio; dedica a Filippo III di Spagna
- 1613-1614: primo mandato come giurato di Siracusa
- 1614: ammesso ufficialmente all'Accademia dei Lincei, primo siciliano
- 7 luglio 1614: lettera di Mirabella a Galileo, ringraziamento per l'ammissione
- 19 agosto 1614: lettera di Mirabella a Galileo (n. 1040 del Carteggio), richiesta di due lenti
- 4 maggio 1615: rivelazione mariana a Modica (tavoletta di ardesia nel cespuglio di spine)
- 1616-1617: secondo mandato come giurato
- 1620: consulenza tecnica sul ponte di pietra sull'Anapo; avvio della direzione lavori del Santuario di Santa Maria delle Grazie a Modica
- 1621: procuratore della città di Siracusa presso il viceré a Palermo
- 1° settembre 1623: lettera di Mirabella a Federico Cesi, offerta di pubblicare le proprie opere tramite la stamperia linceana
- 1624: morte a Modica per peste; sepoltura nel Santuario della Madonna delle Grazie
- 3 agosto 1627: decreto episcopale che proclama la Madonna delle Grazie patrona di Modica
- 1717: ristampa parziale a Palermo nel volume di Giacomo Bonanni
- 1723-1725: traduzione latina di Joseph Mulder nel Thesaurus di Graevio (Leiden)
- 1817: ritratto a stampa ottocentesco di Giuseppe Emanuele Ortolani
- 1872: demolizione della chiesa di Sant'Andrea dei Teatini a Siracusa
- 1989: edizione anastatica Cesare Samà, Arnaldo Lombardi Editore
- 2010: voce DBI Treccani di Francesca Fausta Gallo (vol. 74)
- 2016: edizione critica della Vita di Vincenzo Mirabella linceo da parte di Fabio Guidetti
- 2026: pubblicazione digitale Aretusapedia in pubblico dominio
Lacune documentarie
Le fonti accessibili non documentano: il giorno e il mese esatti di nascita di Mirabella (rinvio ai registri parrocchiali di Siracusa, presumibilmente Cattedrale o San Tommaso, per il 1570); la data precisa di morte (le fonti divergono fra l'ipotesi del 1° giugno 1624 e altre datazioni a inizio estate del medesimo anno, in coincidenza con una festa mariana ricordata dall'epitaffio); l'attribuzione di un'eventuale parentela linceana di un omonimo Cesare Maria Mirabella; il soprannome linceo specifico (gli accademici dei Lincei usavano cognomina simbolici, ma per Mirabella non risulta documentato uno specifico); le date di vita esatte della moglie Lucrezia Platamone; il catalogo completo dei manoscritti perduti citati da Fabio Colonna; l'eventuale presenza di Mirabella nel Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio come ritratto interno; la documentazione fotografica della chiesa di Sant'Andrea dei Teatini prima della demolizione del 1872. Una ricostruzione documentaria completa richiederebbe lo spoglio degli archivi parrocchiali di Siracusa e Modica, dell'Archivio di Stato di Siracusa, della Biblioteca Alagoniana di Siracusa (per i disegni della demolita Sant'Andrea), dell'archivio dell'Accademia dei Lincei a Roma (Lynceographum e Gesta Lynceorum), e dei carteggi galileiani.Voci collegate
- Dichiarazioni della pianta delle antiche Siracuse (1613)
- Fonte Aretusa
- Teatro Greco di Siracusa
- Piazza Duomo di Siracusa
- Chiese di Siracusa
- Chiesa del Collegio dei Gesuiti
- Chiesa di San Francesco all'Immacolata
- Chiesa di San Giovannello
- Chiesa di San Cristoforo
- Porta Urbica di Siracusa
Fonti e bibliografia
Opera principale di Mirabella
- Vincenzo Mirabella e Alagona, Dichiarazioni della pianta dell'antiche Siracuse, e d'alcune scelte medaglie d'esse, e de' principi che quelle possedettero, Napoli, Lazzaro Scoriggio, 1613 (digitalizzazione su Internet Archive)
- Vincenzo Mirabella e Alagona, Pianta delle antiche Siracuse descritta da Vincenzo Mirabella e Alagona, ristampa anastatica a cura di Cesare Samà, introduzione di Lucia Trigilia, Siracusa-Palermo-Milano, Arnaldo Lombardi Editore, 1989, tiratura limitata di 1000 copie numerate
Voci enciclopediche
- Francesca Fausta Gallo, voce Mirabella, Vincenzo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 74, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2010
- Voce Vincenzo Mirabella, Wikipedia in italiano
- Voce Vincenzo Mirabella, Wikipedia in inglese
- Voce Mirabella (famiglia), Wikipedia in siciliano
- Wikidata Q4013409
Studi critici moderni
- Paolo Militello, Il disegno della Storia. Vincenzo Mirabella e le Antiche Siracuse (1612-1613), in Il disegno della storia. Storici e immagini nella Sicilia d'età moderna, Acireale-Roma, Bonanno Editore, 2012
- Fabio Guidetti, La Vita di Vincenzo Mirabella linceo, in «L'Ellisse», XI/2 (2016), pp. 87-117, Roma, L'Erma di Bretschneider
- Salvatore Garraffo, Alle origini della numismatica di Siracusa: da Filippo Paruta e Vincenzo Mirabella al principe di Torremuzza, in atti del convegno catanese, Università di Catania (IRIS UniCT)
- Valentina Certo, Le fonti siciliane di Caravaggio. Vincenzo Mirabella, l'orecchio di Dioniso e Caravaggio: una dichiarazione di naturalismo, About Art Online, 6 giugno 2021
- Michele Cuppone, Siracusa 10 settembre 1608: una traccia per l'arrivo di Caravaggio e la commissione del Seppellimento di Santa Lucia, About Art Online, 2021
Storiografia siracusana di riferimento
- Tommaso Fazello, De rebus Siculis decades duae, Palermo, 1558
- Giacomo Bonanni, Delle antiche Siracuse, Palermo, Giovan Battista Aiccardo, 1717 (ristampa anastatica Forni 1987)
- Giovanni Giorgio Graevio, Thesaurus Antiquitatum et Historiarum Siciliae, Leiden, Pieter Vander Aa, 1723-1725
- Giuseppe Emanuele Ortolani, Biografia degli uomini illustri della Sicilia, Napoli, 1817
- Serafino Privitera, Storia di Siracusa antica e moderna, Napoli, Fibreno, 1878-1879
Archeologia moderna (rivalutazione delle tesi mirabelliane)
- Carlo Anti, Luigi Polacco, Il Teatro antico di Siracusa, Rimini, Maggioli, 1981 (e successive parti II e III, Padova 1990)
- Dieter Mertens, Salvatore Ortisi, Die Mauern von Syrakus. Das Kastell Euryalos und die Befestigung der Epipolai, Sonderschriften des Deutschen Archäologischen Instituts Rom 18, Wiesbaden, 2017
- Kathryn G. Bosher, Greek Theater in Ancient Sicily, Cambridge University Press, 2021
Collegamenti esterni
- Voce Mirabella, Vincenzo sul Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani, 2010)
- Voce Vincenzo Mirabella su Wikipedia in italiano
- Voce Vincenzo Mirabella su Wikipedia in inglese
- Dichiarazioni del 1613, testo integrale digitalizzato su Internet Archive
- Categoria Vincenzo Mirabella su Wikimedia Commons
- Portrait of Vincenzo Mirabella, Courtauld Gallery
- Wikidata Q4013409
Ritratto inciso nel frontespizio dell'opera del 1613