Statua marmorea giacente di Santa Lucia (Gregorio Tedeschi, 1634)

Simulacro marmoreo della martire nel Tempietto del Sepolcro (Gregorio Tedeschi, 1634)
Aggiornato in data 2 Giugno 2026 da Alessandro Calabrò
ReliquiaStatua giacente di Santa Lucia
TipologiaScultura (simulacro marmoreo)
SoggettoSanta Lucia martire, giacente
AutoreGregorio Tedeschi (Seravezza)
Datazione1634
MaterialeMarmo bianco (tradizionalmente indicato di Carrara)
DimensioniGrandezza naturale (misure precise non documentate)
CommittenzaSenato e Giurati di Siracusa
CollocazioneTempietto del Sepolcro, Siracusa (sull’altare)
Tipo iconograficoSanta martire giacente (tipo “maderniano”)
Prodigio collegatoSudorazione del 1735 (scheda dedicata)

La statua marmorea giacente di Santa Lucia è un simulacro scolpito nel 1634 dallo scultore Gregorio Tedeschi e custodito nel Tempietto del Sepolcro a Siracusa, sull’altare che segna il luogo tradizionale della tomba della martire. L’opera raffigura Lucia distesa nell’istante successivo al martirio e svolge la funzione di “presenza visibile” sul sepolcro, supplendo all’assenza del corpo della santa. Alla statua è legato il presunto prodigio della sudorazione del 1735, trattato in scheda separata. Da non confondere con il simulacro argenteo processionale di Pietro Rizzo (1599), conservato nel Duomo di Siracusa.

Statua marmorea giacente di Santa Lucia di Gregorio Tedeschi (1634) nel Tempietto del Sepolcro a Siracusa
La statua marmorea giacente di Santa Lucia, opera di Gregorio Tedeschi (1634), sull’altare del Tempietto del Sepolcro.

L’autore: Gregorio Tedeschi

Gregorio Tedeschi era originario di Seravezza, in Versilia, all’epoca sotto il governo di Firenze: per questo le fonti coeve lo dicono “fiorentino”, dizione corretta in senso politico-amministrativo. L’origine seravezzina è stata documentata dalle ricerche d’archivio di Andrea Tenerini (2012), che hanno smentito l’etichetta, divulgativa e priva di riscontri, di “napoletano”. Formatosi in una famiglia di scultori, fu attivo soprattutto in Sicilia: a Palermo eseguì, fra l’altro, la Santa Rosalia giacente di Monte Pellegrino, opera importante per il confronto con la Lucia siracusana. Non esiste una voce dedicata a Tedeschi nel Dizionario Biografico degli Italiani, segno della scarsa attenzione critica specialistica; lo studioso che più ne ha valorizzato l’opera siracusana è Dario Bottaro.

Commissione ed esecuzione (1634)

La statua fu commissionata dai Giurati e dal Senato di Siracusa, che stipularono con lo scultore un contratto in cui la figura è descritta come Lucia «colcata morta». L’incarico siracusano di Tedeschi era in realtà assai più ampio e legato al cantiere dell’architetto Giovanni Vermexio: comprendeva l’intera decorazione scultorea del Palazzo del Senato (sette statue dei re di Spagna e le statue di facciata) e altre figure per la cappella del Sepolcro. La morte prematura dell’artista, attorno al 1634-1635, lasciò incompiuta quasi tutta la commissione: oltre alla statua di Santa Lucia, l’unica opera siracusana completata fu l’aquila imperiale bicipite del Palazzo del Senato (1633). La statua giacente costituisce quindi il principale lavoro siracusano di Tedeschi giunto a compimento.

Descrizione e iconografia

La scultura raffigura la santa a grandezza naturale, distesa sul fianco destro su due alti cuscini, con il capo reclinato e il volto sereno, a evocare il sonno della morte subito dopo il martirio. Il braccio sinistro cade naturalmente verso il ventre, il destro è disteso (in alcune descrizioni appoggiato sul libro dei Vangeli); il corpo è interamente avvolto da veste e mantello con un fitto drappeggio che ne asseconda l’anatomia. Sotto la statua, nella nicchia sepolcrale, un bassorilievo reca tre animali simbolici, il grifone, la colomba e il leone, intesi come segni di incorruttibilità, purezza e coraggio.

A differenza del simulacro argenteo del Duomo, la statua marmorea non presenta la ferita alla gola né il pugnale: tali attributi appartengono all’iconografia processionale di Pietro Rizzo, non a questa figura, che resta una “dormiente” serena. Secondo una tradizione locale Tedeschi avrebbe ritratto Lucia nella posizione stessa in cui il corpo della santa sarebbe stato rinvenuto nel 1624, ma il dato va inteso come tradizione devozionale e non come fatto provato.

Tipologia: la “santa martire giacente”

La Santa Cecilia di Stefano Maderno (1600) nella basilica di Santa Cecilia in Trastevere a Roma
La «Santa Cecilia» di Stefano Maderno (1600), a Roma: capostipite della tipologia della martire giacente cui appartiene la Lucia di Tedeschi. Foto: NateBergin, Wikimedia Commons (CC BY 4.0).

L’opera appartiene alla tipologia barocca della martire giacente, ossia del corpo disteso colto nell’istante del trapasso e posto sul luogo fisico della sepoltura. Il modello capostipite del genere è la Santa Cecilia di Stefano Maderno (1600), nella basilica di Santa Cecilia in Trastevere a Roma, da cui derivò una serie di statue di sante “recumbenti” legate alla riscoperta delle reliquie dei martiri delle catacombe (tra cui la Santa Martina di Niccolò Menghini, del 1635 circa, quasi coeva alla Lucia). Una filiazione formale diretta tra Tedeschi e Maderno non è documentata dalle fonti d’archivio: si tratta di un’appartenenza tipologica e culturale, altamente plausibile per uno scultore di formazione toscana attivo in ambiente controriformato.

Il confronto più stretto è interno allo stesso autore: la Santa Rosalia giacente di Monte Pellegrino, scolpita da Tedeschi pochi anni prima, adotta il medesimo dispositivo del corpo disteso “come ritrovato” sopra il luogo della sepoltura. Tedeschi applica così due volte, per le due grandi patrone siciliane, lo stesso schema iconografico. Sul piano devozionale la statua di Lucia funziona come simulacro sostitutivo della reliquia assente: non potendo venerare le ossa, traslate a Costantinopoli e poi a Venezia, il fedele venera l’immagine del corpo nel punto esatto in cui fu deposto.

Collocazione e vicende conservative

Realizzata nel 1634, la statua fu collocata orizzontalmente sopra il loculo, entro l’altare centrale del tempietto ottagonale eretto da Vermexio dal 1629. Nel 1912, per ordine dell’arcivescovo Luigi Bignami, l’antico altare barocco fu smontato e la statua posta al riparo entro una teca di vetro sotto la mensa.

L’altare settecentesco che la incorniciava, in marmi policromi e articolato su tre livelli con un reliquiario a forma di urna, rimase a lungo non ricomposto. Il suo restauro, a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa con fondi della Regione Siciliana, fu completato nel 2019: l’altare barocco fu ricomposto e ricollocato, con la statua giacente nuovamente al centro del sacello.

Il prodigio della sudorazione (1735)

Lo stesso argomento in dettaglio: Prodigio della sudorazione di Santa Lucia (1735).

Alla statua è legato il presunto prodigio della “sudorazione” del maggio 1735, l’episodio che ne ha alimentato la fama: le macchie brunastre tuttora visibili sul collo e sul petto sono lette dalla tradizione come traccia di quell’evento. Per il racconto, il contesto storico e le letture critiche si rimanda alla scheda dedicata.

Fortuna critica

La statua è poco studiata in sede accademica: gli studi recenti sull’iconografia luciana gravitano soprattutto attorno al Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio, conservato nella vicina basilica. Alcune schede divulgative la definiscono “capolavoro della scultura barocca europea”, giudizio enfatico non consacrato dalla critica internazionale, che riserva quel ruolo al prototipo di Maderno. Nella memoria cittadina la sua notorietà resta legata più al prodigio del 1735 che alla lettura storico-artistica dell’opera.

Fonti e bibliografia

Bibliografia

  • Andrea Tenerini, «Da Seravezza a Palermo. Gregorio e Vincenzo Tedeschi architetti e scultori in Sicilia», in La Villa Medicea di Seravezza. La storia, il contesto, il restauro, Comune di Seravezza, 2012 (studio fondamentale sull’origine e l’opera dello scultore).
  • Salvatore Palermo, Il Sepolcro di Santa Lucia in Siracusa, Siracusa, Edizioni Arci, 1979 (monografia sul tempietto e sui suoi arredi).
  • Salvatore Romeo (a cura di), Santa Lucia di Siracusa. Martirio, culto, iconografia, atti del convegno (Siracusa 2004), Caltanissetta-Roma, Salvatore Sciascia Editore, 2006.
  • Gioacchino Di Marzo, Diari della città di Palermo, vol. I, Palermo, 1869, p. 153 (sull’attività siciliana di Tedeschi).
  • Giuseppe Maria Capodieci, Antichi monumenti di Siracusa, Siracusa, 1813. Versione digitalizzata.

Fonti online e rassegna stampa

  • Dario Bottaro, «La scultura di S. Lucia morente nel Sepolcro», SiracusaCulture, 14 febbraio 2022. Consulta online.
  • Ignazio Burgio, «La cappella di Santa Lucia al Sepolcro a Siracusa ed i suoi orientamenti archeoastronomici», Sicilia Sconosciuta, 21 marzo 2024. Consulta online.
  • Oriana Vella, «Al via il restauro dell’Altare Marmoreo di Santa Lucia», Siracusa Oggi, 6 luglio 2019 (dati tecnici ed economici del restauro). Consulta online.
  • Voce Gregorio Tedeschi, Wikipedia in italiano. Consulta online.

Scheda aggiunta da il 31 maggio 2026.

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