Chiesa della Madonna di Pompei

L’oratorio pubblico dell’Ospizio Umberto I su Corso Umberto, scomparso nel Novecento
Aggiornato in data 3 Novembre 2026 da Alessandro Calabrò
ChiesaChiesa della Madonna di Pompei
DenominazioneChiesa della Madonna di Pompei; oratorio dell’Ospizio Umberto I
LuogoCorso Umberto I, Siracusa, quartiere Umbertino
ComplessoOspizio dei Fanciulli Abbandonati, poi Istituto Educativo Umberto I
EpocaCantiere avviato nel 1900; inaugurazione parziale dell’ospizio nel 1908
Progetto dell’ospizioGaetano Avolio
StatoDemolita; la stampa locale colloca la demolizione negli anni Sessanta
Funzione storicaOratorio pubblico e luogo di culto annesso a un istituto educativo

La chiesa della Madonna di Pompei, dedicata alla Vergine del Rosario, era l’oratorio pubblico dell’Ospizio dei Fanciulli Abbandonati, poi Istituto Educativo Umberto I, su Corso Umberto I a Siracusa. Il complesso assistenziale promosso da Concetto Barreca comprendeva lo spazio religioso nella parte centrale del progetto di Gaetano Avolio. La chiesa e l’ospizio furono demoliti nel Novecento; fotografie e documenti ne conservano la memoria.

Concetto Barreca e la fondazione dell’Ospizio

La chiesa nacque nell’ambito dell’opera assistenziale promossa dal sacerdote Concetto Barreca. Lo statuto dell’Istituto Educativo Umberto I riconosce espressamente in lui il promotore dell’istituzione e ricorda l’erezione in ente morale con regio decreto del 10 agosto 1923.5

Nel 1898 Barreca ottenne dalla regina Margherita 150 lire; il Comune concesse il terreno nel 1899. Il comitato direttivo si costituì nel marzo 1900.6

L’Appello ai cittadini del Comitato per l’infanzia abbandonata della provincia di Siracusa, pubblicato nel 1900 e trascritto da Magnano, chiariva lo scopo della costruzione: offrire «ricovero, alimento, educazione civile, morale e religiosa» ai minori. La categoria degli abbandonati comprendeva esposti, orfani, figli di carcerati e bambini i cui genitori erano ancora vivi ma incapaci di provvedere al loro sostentamento per miseria o inabilità al lavoro. Lo spazio religioso era dunque parte di un programma di accoglienza, istruzione e formazione.7

L’oratorio e le tappe del cantiere

Magnano data la prima pietra all’11 febbraio 1900; l’epigrafe trasmessa reca invece IX febbraio e nomina Giuseppe Robino, vicario generale, e il promotore Barreca. La dedica è «a Maria Vergine del Rosario di Pompei». Il giorno resta discordante nei testi pubblicati.6

Il repertorio di Daniela De Crescenzo elenca l’Ospizio fra le opere di Gaetano Avolio nel 1903: questa data di repertorio va distinta dalla cerimonia della prima pietra e dall’effettiva apertura degli ambienti.2

Il progetto prevedeva l’accoglienza e l’avviamento a un mestiere di cento fanciulli. I Comitati Pro Sicilia di Firenze e Roma contribuirono con 5.000 lire ciascuno; la spesa dell’edificio era stimata fra 175.000 e 180.000 lire. La lettera del 1º giugno 1908 ringraziava Avolio per l’inaugurazione parziale. Firmavano Filippo Di Natale, Luigi Vinci, Orazio Nava, Giuseppe Bonanno, Francesco Innorta e Concetto Barreca.1

L’inaugurazione di una parte del fabbricato non equivale alla consacrazione della chiesa: le date descrivono momenti diversi della realizzazione del complesso.

Il progetto di Avolio

Edificio dell’ospizio per fanciulli abbandonati, con due piani di finestre ad arco, ingresso centrale e iscrizione sul prospetto
Il fabbricato dell’ospizio per fanciulli abbandonati, al quale era annessa la chiesa della Madonna di Pompei. Autore e data non accertati.

Avolio situava l’ospizio rettangolare nell’isolato 35 del piano Montedoro, fra Corso Umberto I a nord, stazione del Porto Grande a sud, via Gaetano Zummo a est e via Palermo a ovest. L’oratorio pubblico occupava il centro del prospetto e, servendo anche il quartiere, raggiungeva quasi metà dei fianchi.1

La pianta identifica l’oratorio 18, con ingresso dal Corso, aula allungata e abside semicircolare verso il cortile, affiancato da aule e laboratorio. Vestiboli laterali separavano pubblico e personale; un corridoio circondava tre lati del cortile, aperto sotto e chiuso sopra. Il terreno era destinato a scuola e servizi, il piano superiore a dormitori, direzione, infermeria e biblioteca. È la distribuzione progettata, distinta dallo stato poi realizzato.1

Architettura e arredi nelle fotografie

Interno della chiesa indicata come Madonna di Pompei, con banchi rivolti all’altare e una statua mariana sotto un baldacchino
L’interno della chiesa della Madonna di Pompei nella raccolta fotografica storica. Autore e data non accertati.

La veduta esterna conservata nella raccolta fotografica mostra un fabbricato di due livelli, concluso da un cornicione continuo. Le finestre ad arco si ripetono lungo i prospetti; una fascia orizzontale separa i piani e cantonali marcati sottolineano lo spigolo dell’isolato. Al centro della facciata principale, l’ingresso è sormontato da una finestra articolata in più aperture e da una terminazione con oculo. La scansione simmetrica degli elementi distingue il settore centrale dal resto dell’edificio.4

La fotografia dell’interno mostra un’aula unica con file di banchi e un’abside curva. Coppie di lesene con capitelli decorati scandiscono il fondo; al centro, sopra l’altare e il tabernacolo, un baldacchino incornicia il gruppo mariano con due figure ai lati. Lampade sospese e piccoli quadri lungo le pareti completano gli elementi riconoscibili. La veduta non permette di attribuire le opere o ricostruire l’intero apparato ornamentale. Autore e data dello scatto restano non accertati; non è documentata la destinazione successiva di questi arredi.4

L’istituto fra assistenza e guerre

Dopo il sisma del 1908 l’ospizio accolse orfani; l’arcivescovo Luigi Bignami finanziò anche una scuola tipografica. Requisito nella Prima guerra mondiale, fu restituito a Barreca nel 1922 dopo la sentenza del 13 giugno e riaperto il 1º novembre.6

Barreca si ritirò nel 1928. Il 1º novembre 1936 entrarono i Concezionisti, Figli dell’Immacolata Concezione, guidati da Erasmo Perniola.6 La presenza dei religiosi si inseriva nella funzione educativa dell’istituto al quale apparteneva la chiesa.

La sede provvisoria di San Tommaso Apostolo

Gioacchino Spina prese possesso dell’oratorio il 6 marzo 1932, per la parrocchia di San Tommaso Apostolo in attesa del Pantheon. Nel settembre 1943 vi tornò la sede parrocchiale, dopo i danni aerei al Pantheon.6 L’oratorio servì quindi anche la comunità parrocchiale.

La sosta nella processione di Santa Lucia

Un ricordo pubblicato da Libertà Sicilia il 22 dicembre 2023 colloca presso la chiesa una sosta dei portatori durante il ritorno dell’Ottava di Santa Lucia verso la Cattedrale. La testimonianza ricorda anche il presepe dell’Ospizio e la direzione dei Concezionisti. Conserva una memoria della frequentazione cittadina dell’oratorio, senza fornire una cronologia completa delle celebrazioni.3

Il presepe nella memoria cittadina

Nei ricordi d’infanzia pubblicati nel 2015, Armando Carruba descrive il presepe dell’Ospizio negli anni Cinquanta come un allestimento meccanico, con figuranti in movimento e acqua vera. Ricorda anche visitatori provenienti dai paesi vicini. La testimonianza conserva il carattere di una memoria personale e non identifica l’artefice o la successiva destinazione dell’allestimento.9

La demolizione del complesso

Il ricordo di Libertà Sicilia colloca la demolizione negli anni Sessanta del Novecento e ricorda la sostituzione del complesso con un palazzo utilizzato anche da una banca. Il decennio rimane un’indicazione della memoria locale, distinta da una data documentata negli atti edilizi.3 Il fabbricato fotografato su Corso Umberto e il suo oratorio sono scomparsi.

La successiva sede dell’istituto

Nel 1990 l’istituto aveva un salone-teatro in via Gela 80, come documentano il programma del 7 dicembre e lo statuto.65

La deliberazione commissariale del 17 maggio 2021 per la locazione dell’immobile identifica la sede in via Canonico Barreca, già via Gela, 80. Descrive un grande edificio a tre piani, altri ambienti di servizio e una chiesetta. Il documento attesta quindi uno spazio religioso anche nel complesso successivo, senza indicarne il titolo o documentare il trasferimento degli arredi e del culto dell’oratorio originario.8

La denominazione nella Siracusa attuale

L’Episcopia Ortodossa Romena d’Italia indica come «Madonna di Pompei» la chiesa utilizzata dalla parrocchia dei Santi Paolo e Lucia in via Malta 32, indirizzo confermato dall’annuario ufficiale. Questa attestazione attuale va distinta dall’oratorio demolito di Corso Umberto: le fonti consultate non documentano la continuità del culto o il trasferimento degli arredi fra i due luoghi.10

Accessibilità

Accessibilità motoria

La chiesa è demolita e non esiste un percorso di visita al suo interno. La fruibilità del tratto stradale corrispondente dipende dalle condizioni attuali dei marciapiedi e degli attraversamenti, da verificare sul posto.

Accessibilità visiva

La conoscenza dell’edificio avviene attraverso fotografie e documenti. Le immagini della scheda sono accompagnate da descrizioni testuali degli elementi riconoscibili. Nelle fonti consultate non sono documentati supporti tattili dedicati alla chiesa scomparsa.

Accessibilità uditiva

Il contenuto storico e le didascalie sono disponibili in forma scritta. Nelle fonti consultate non sono documentati servizi di visita dedicati al sito della chiesa.

Accessibilità cognitiva

Per orientarsi nella storia del luogo è utile distinguere tre elementi: la chiesa della Madonna di Pompei, l’Ospizio Umberto I al quale era annessa e l’edificio che li ha sostituiti.

Fonti

  1. Gaetano Avolio, Raccolta di disegni di edifizi, progetti e particolari decorativi, già pubblicati nei periodici, Siracusa, Premiata Tipografia e Rilegatura del «Tamburo», 1921, testo sull’Ospizio e tavole VI–VII. Trascrizione e raccolta riprodotta: testo alle pagine digitali 13–14, tavola VII a p. 15 e pianta terrena a p. 16. Fonte progettuale, distinta dal rilievo dell’edificio eseguito. Edizione censita anche da IUAV, Archivio Progetti, inventario del fondo Daniele Donghi, 2021, p. 38, voce 101, n. 7.
  2. Daniela De Crescenzo, Il disegno di progetto a Napoli dal 1860 al 1920. Gli autori, le opere e le tecniche di rappresentazione, tesi di dottorato, Università degli Studi di Napoli Federico II, 2014, p. 77, scheda Gaetano Avolio. Deposito istituzionale; testo nel deposito ufficiale. La data 1903 è quella del repertorio delle opere.
  3. Libertà Sicilia, Siracusa. S. Lucia a la sciuta si paparia a la trasuta sa mancunia, 22 dicembre 2023. Memoria cittadina sulla sosta processionale e sulla demolizione negli anni Sessanta; non costituisce un atto edilizio.
  4. Fotografie storiche dell’Ospizio Umberto I e dell’interno della Madonna di Pompei, raccolta fornita ad Aretusapedia, immagini 781 e 780. Le didascalie del fascicolo di Magnano citato sotto, p. 14 del PDF, identificano l’esterno e l’interno dell’oratorio. La schermata del post di Gianni Formica del 26 dicembre 2020 nel gruppo «Siracusa da fine 800 agli anni 70 e non oltre» costituisce un ulteriore indizio della raccolta. Autori e date degli scatti non accertati.
  5. I.P.A.B. Istituto Educativo Umberto I, Statuto, articoli 1–2, p. 2 del PDF: origine dall’iniziativa di Concetto Barreca, regio decreto 10 agosto 1923 e sede in via Gela 80. Documento pubblicato dal sito istituzionale dell’ente; non data da solo il trasferimento.
  6. Pasquale Magnano, Il coraggio d’amare. Can. Concetto Barreca, fondatore dell’Istituto Umberto I di Siracusa, discorso commemorativo del 7 dicembre 1990, riproduzione del fascicolo: pp. 15, 17–19 (fondazione e prima pietra); pp. 23–26 (vicende assistenziali, guerre, parrocchia e Concezionisti); p. 30 (programma in via Gela 80). A p. 25, nota 46, il possesso di Gioacchino Spina del 6 marzo 1932 è riferito al Foglio Ufficiale dell’Archidiocesi di Siracusa, 1932, p. 44. A p. 24, nota 43, la sede parrocchiale del settembre 1943 è riferita alle Memorie di Barreca, pp. 170–178. Queste fonti sono conosciute attraverso Magnano, senza consultazione degli originali.
  7. Comitato per l’infanzia abbandonata della provincia di Siracusa, Appello ai cittadini, Siracusa, Tipografia della Graziella, 1900, pp. 1–2; brani del documento antico trascritti da Magnano, Il coraggio d’amare, p. 18, nota 30. Originale non consultato.
  8. I.P.A.B. Istituto Educativo Umberto I, Delibera commissariale n. 8 del 17 maggio 2021 e avviso di locazione, pp. 1–2: sede istituzionale in via Canonico Barreca (ex via Gela) 80 e descrizione del complesso comprendente una chiesetta.
  9. Armando Carruba, Ospizio, Vento Siracusano, 16 dicembre 2015. Ricordo autobiografico del presepe meccanico dell’istituto negli anni Cinquanta; ripubblicato nel medesimo blog nel 2017. Le due pubblicazioni costituiscono una sola testimonianza.
  10. Episcopia Ortodossa Romena d’Italia, scheda della parrocchia di Siracusa; Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, annuario delle parrocchie, voce Siracusa, consultato il 3 novembre 2026. Fonti primarie dell’indirizzo via Malta 32 e della denominazione attuale; non documentano il trasferimento del culto o degli arredi dall’oratorio storico.

Scheda di Alessandro Calabrò. Ampliata e rivista il 3 novembre 2026.

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Indirizzo
Sito storico dell’Ospizio Umberto I su Corso Umberto I, quartiere Umbertino, Siracusa; edificio demolito
Quartiere / Zona
Quartiere Umbertino — terraferma
Epoca / Secolo
Primo Novecento: cantiere avviato nel febbraio 1900 e opera elencata nel repertorio al 1903; demolizione negli anni Sessanta secondo la memoria locale
Accessibilità
Edificio demolito, senza interni visitabili. Motoria: condizioni del percorso urbano da verificare sul posto. Visiva: fotografie con descrizioni testuali; supporti tattili specifici non documentati nelle fonti consultate. Uditiva: contenuto e didascalie in forma scritta; servizi dedicati non accertati. Cognitiva: distinguere oratorio, ospizio e fabbricato successivo; la chiesa oggi indicata con lo stesso titolo in via Malta è un’attestazione distinta.
Orari o note pratiche

L’oratorio storico è scomparso e non ha orari di apertura. Il nome Madonna di Pompei è attestato anche per la sede ortodossa di via Malta 32; le fonti consultate non documentano una continuità del culto o il trasferimento degli arredi fra i due luoghi.