Agatocle

Tiranno e poi re di Siracusa (317-289 a.C.): conquistò il potere con un colpo di stato, portò per primo la guerra greca in Africa contro Cartagine e fu il primo sovrano siceliano a fregiarsi del titolo di re.
Aggiornato in data 7 Giugno 2026 da Alessandro Calabrò
Agatocle
Tetradramma di Agatocle con testa di Kore e Nike che erige un trofeo
Tetradramma di Agatocle: la testa di Kore coronata di spighe e, al rovescio, la Nike che erige un trofeo, col triskeles. Münzkabinett di Berlino (foto ArchaiOptix, CC BY-SA 4.0).
Nome grecoΑγαθοκλης (Agathokles)
TitoloTiranno, poi re di Sicilia
Tiranno dal317 a.C.; re dal 304 a.C. circa
NascitaThermae (Termini Imerese), circa 361 a.C.
MorteSiracusa, 289 a.C.
Noto perLa spedizione in Africa contro Cartagine; primo re di Sicilia

Agatocle (in greco Αγαθοκλης, circa 361-289 a.C.) fu tiranno e poi re di Siracusa, l’ultimo grande signore della Sicilia greca prima dell’età romana. Figlio di un vasaio, conquistò il potere nel 317 a.C. con un colpo di stato sanguinoso e ne fece la base di una carriera straordinaria: assediato dai Cartaginesi, ribaltò la guerra con la più audace delle imprese, lo sbarco in Africa, primo condottiero greco a portare le armi nel territorio di Cartagine. Intorno al 304 a.C., sul modello dei successori di Alessandro Magno, si proclamò re, primo fra i sovrani siceliani a fregiarsi del titolo regale. Alla sua morte, nel 289 a.C., Siracusa precipitò nel caos, e dai suoi mercenari congedati, i Mamertini, sarebbe scaturita la catena di eventi che portò alla Prima Guerra Punica.

Le fonti antiche ne danno un ritratto fortemente contrastato, perché derivano sia da storici di corte prezzolati sia da nemici implacabili. Polibio lo definì uomo «crudelissimo» agli inizi e poi «il più mite degli uomini», riconoscendogli un genio politico e militare fuori del comune.

Dal vasaio al tiranno

Ritratto immaginario di Agatocle, tiranno di Siracusa
Agatocle in un’incisione immaginaria ottocentesca: del tiranno non sopravvive alcun ritratto antico. (Pubblico dominio.)

Agatocle nacque intorno al 361 a.C. a Thermae, figlio di Carcino, un vasaio originario di Reggio emigrato in Sicilia; la famiglia ottenne la cittadinanza siracusana nel ripopolamento promosso da Timoleonte e si stabilì in città. Da giovane, secondo le fonti, lavorò egli stesso come ceramista, un’origine umile che più tardi rivendicava in chiave populista. Fece carriera nell’esercito grazie al favore del ricco protettore Damas, che lo nominò chiliarca e alla cui morte Agatocle ne sposò la vedova, diventando uno degli uomini più ricchi della città. Coinvolto nelle lotte di fazione, fu esiliato e combatté come mercenario nell’Italia meridionale; sfuggì anche a un attentato facendo travestire da sé uno schiavo somigliante, che fu ucciso al suo posto.

Tornato a Siracusa, nel 317 a.C. rovesciò l’oligarchia, il corpo dei cosiddetti Seicento che riuniva i cittadini più ricchi, con un colpo di stato: dopo aver giurato falsamente, nel tempio di Demetra, di rispettare la democrazia, fece arrestare i capi e scatenò i suoi mercenari in un massacro che, secondo Diodoro, costò la vita a oltre quattromila persone, mentre più di seimila fuggivano ad Agrigento. Distrutta la classe dominante, si fece proclamare stratego autocrate, padrone assoluto della città, promettendo al popolo l’abolizione dei debiti e la redistribuzione delle terre. Era un tiranno populista, spregiudicato e abilissimo.

Lo scontro con Cartagine in Sicilia

Divenuto signore di Siracusa, Agatocle cercò di estendere il dominio su tutta la Sicilia greca, scontrandosi con le città rivali e con Cartagine, protettrice della parte occidentale dell’isola. Dopo una prima pace che fissava il confine sul fiume Halykos, la guerra riprese e nel 311 a.C. l’esercito cartaginese, guidato da Amilcare figlio di Giscone, inflisse ad Agatocle una pesante sconfitta nella battaglia presso il fiume Himera, sul colle Ecnomo vicino a Gela.

Molte città siciliane defezionarono, e i Cartaginesi posero l’assedio a Siracusa, bloccandola per terra e per mare. La situazione era disperata: Agatocle era chiuso nella sua città, con il nemico padrone del resto dell’isola. Fu da questo vicolo cieco che nacque l’idea più sorprendente della sua vita.

La spedizione in Africa

Statere d'oro di Agatocle con testa di Alessandro e scalpo d'elefante
Statere d’oro di Agatocle con la testa di Alessandro Magno coperta dallo scalpo d’elefante, sul modello dei Tolomei. Kunsthistorisches Museum, Vienna (pubblico dominio).

Invece di subire l’assedio, Agatocle prese una decisione senza precedenti: portare la guerra in casa del nemico. Nell’agosto del 310 a.C., approfittando di un varco, forzò il blocco navale con una sessantina di navi e circa quattordicimila uomini, lasciò Siracusa al fratello Antandro e sbarcò in Africa, presso il Capo Bon: era il primo condottiero greco a portare un esercito sul suolo cartaginese. Durante la traversata un’eclissi totale di sole, che la scienza moderna data al 15 agosto del 310 a.C., terrorizzò i soldati, ma Agatocle la reinterpretò come un presagio favorevole. Appena a terra compì il gesto che lo rese leggendario: dopo aver consacrato le navi a Demetra e Kore, le incendiò tutte, togliendo ai soldati ogni speranza di fuga e costringendoli a vincere o morire.

Carta della battaglia di Tunisi del 310 a.C. fra Agatocle e Cartagine
La campagna africana di Agatocle: la battaglia presso Tunisi del 310 a.C. contro l’esercito cartaginese. (Carta storica, CC BY-SA.)

La mossa funzionò oltre ogni previsione: Agatocle devastò il ricchissimo territorio cartaginese, sconfisse in una grande battaglia gli eserciti di Annone, che vi cadde, e di Bomilcare, e gettò Cartagine nel panico, al punto che la città, per placare gli dèi, sacrificò centinaia di bambini a Baal. Per rafforzarsi strinse alleanza con Ofella, signore di Cirene, salvo poi farlo assassinare e assorbirne l’esercito. Ma la campagna alla lunga si arenò. Agatocle tornò più volte in Sicilia per fronteggiare le emergenze, e infine, nel 307 a.C., abbandonò il proprio esercito e i figli in Africa, rientrando a Siracusa: i soldati, per vendetta, uccisero i figli che aveva lasciato. La guerra si chiuse, nel 306 a.C., con una pace che riportava il confine sul fiume Halykos e in cui Cartagine versò ad Agatocle un forte indennizzo in oro. L’impresa restò celebre nella storia militare: secoli dopo, la strategia di portare la guerra in Africa sarebbe stata ripresa da Roma contro Cartagine.

Il primo re di Sicilia

Moneta d'oro di Agatocle con testa di Atena e la leggenda del re
Oro di Agatocle con testa di Atena e, al rovescio, il fulmine e la leggenda «del re Agatocle». British Museum (foto ArchaiOptix, CC BY-SA 4.0).

Negli stessi anni, nel cosiddetto «anno dei re», i grandi generali che si erano spartiti l’impero di Alessandro Magno, da Antigono e Demetrio a Tolomeo, Seleuco, Lisimaco e Cassandro, assumevano l’uno dopo l’altro il titolo di re. Agatocle, ritenendosi non inferiore a loro, seguì l’esempio: intorno al 304 a.C. si proclamò re (basileus), primo sovrano della Sicilia greca a fregiarsi del titolo regale, segnando il passaggio dalla tirannide classica alla monarchia di stampo ellenistico. Con una nota di originalità: secondo Diodoro, Agatocle rifiutò il diadema regale, l’insegna dei re ellenistici, e mantenne invece lo stephanos, la corona sacerdotale, legando la sua regalità alla tradizione religiosa cittadina.

La sua monetazione riflette questa parabola. In una prima fase batté monete civiche con la leggenda «dei Siracusani»; poi monete a suo nome; e infine, da re, pezzi con la leggenda ΑΓΑΘΟΚΛΕΟΣ ΒΑΣΙΛΕΟΣ, «del re Agatocle». I tipi, dalla testa di Kore alla Nike che erige il trofeo, fino allo statere d’oro con la testa di Alessandro coperta dallo scalpo d’elefante, imitano apertamente la monetazione di Alessandro e dei Tolomei, a segnare l’ingresso di Siracusa nel mondo dei regni ellenistici. Sulle sue emissioni comparve il triskeles, i tre arti piegati in cerchio, che fu il suo emblema personale, come l’àncora per Seleuco, e scomparve con lui: solo molto più tardi, in età romana, quel simbolo sarebbe diventato l’emblema dell’intera Sicilia.

L’espansione e le nozze dinastiche

Da re, Agatocle si proiettò nel grande gioco delle dinastie ellenistiche. In Italia meridionale combatté i Bruzi e conquistò Crotone (295 a.C.), presa con l’inganno ai danni dell’amico Menedemo che vi signoreggiava, estendendo l’influenza siracusana sulla Magna Grecia e sullo stretto; allestì una flotta di duecento navi che fece di nuovo di Siracusa una potenza marittima. Strappò a Cassandro l’isola di Corcira (Corfù), liberandola dall’assedio con l’incendio dell’intera flotta macedone, e la usò come pedina dinastica. E intrecciò una rete di matrimoni degna di un grande sovrano: sposò Theoxena, figliastra di Tolomeo I d’Egitto, legandosi alla più potente dinastia del tempo, e diede la figlia Lanassa in moglie a Pirro, re d’Epiro, portandogli Corcira in dote (Lanassa lo avrebbe poi lasciato per Demetrio Poliorcete). Per un momento, il figlio del vasaio sedette alla pari fra i re ellenistici.

Morte ed eredità

La fine di Agatocle fu segnata da una cupa lotta di successione. Designato erede il figlio Agatocle il Giovane, il nipote Archagato (figlio dell’omonimo Archagato già caduto in Africa) lo fece assassinare e tramò contro il vecchio re. Agatocle morì nel 289 a.C.: secondo la tradizione raccolta da Diodoro fu avvelenato con una sostanza corrosiva posta su uno stuzzicadenti, che gli divorò la bocca; altre fonti parlano più sobriamente di una malattia, oggi ipotizzata come un tumore alla mandibola. Morente, fece rimandare in Egitto la giovane moglie Theoxena con i due figli piccoli e, secondo Diodoro, compì un gesto inatteso: invece di lasciare il regno agli eredi, restituì la libertà al popolo di Siracusa.

L’eredità fu il caos. Senza una dinastia stabile, Siracusa ripiombò nelle lotte intestine. Soprattutto, i suoi mercenari campani congedati, che presero nome dal dio osco Mamers (il Marte italico) e si dissero Mamertini, si impadronirono con il tradimento di Messina (288 a.C.): un colpo di mano che decenni dopo, chiamando in Sicilia prima Pirro e poi Roma e Cartagine, avrebbe innescato la Prima Guerra Punica. Dal disordine seguito alla morte di Agatocle sarebbe infine emerso, una generazione più tardi, Ierone II, l’ultimo grande re di Siracusa.

Le fonti

La figura di Agatocle è giunta a noi attraverso una tradizione fortemente polarizzata. La narrazione più ampia è quella di Diodoro Siculo (libri XIX-XXI della Biblioteca storica, di cui il XX, dedicato all’Africa, è completo, mentre il XXI è frammentario). Diodoro attinse a fonti opposte: da un lato gli storici favorevoli, come Callia di Siracusa, pagato dal tiranno, Antandro, fratello e storico di Agatocle, e Duride di Samo; dall’altro il suo nemico Timeo di Tauromenio, esule cacciato da Agatocle, che ne diede un ritratto velenoso. Da questa tradizione ostile dipende in gran parte anche l’epitome di Giustino. Più equilibrato il giudizio di Polibio. Lo studio moderno di riferimento è la monografia di Christopher de Lisle, Agathokles of Syracuse (2021). Districare l’elogio di corte dalla leggenda nera è la chiave per restituire la figura di un sovrano spietato ma di genio.

Voci collegate

  • Dionisio I, il grande tiranno che un secolo prima aveva dato a Siracusa un potere personale
  • Gerone I, il tiranno dinomenide del V secolo a.C.
  • Ierone II, il re emerso dal caos seguito alla morte di Agatocle
  • Fonte Aretusa, simbolo di Siracusa nella monetazione siceliota

Fonti e bibliografia

  • Diodoro Siculo, Biblioteca storica, libri XIX-XXI (la narrazione del regno e della spedizione africana).
  • Giustino, Epitome di Pompeo Trogo, libri XXII-XXIII (versione ostile); Polibio, Storie, IX, 23 (giudizio su Agatocle).
  • Plutarco, Vita di Pirro (per Lanassa e Corcira).
  • Christopher de Lisle, Agathokles of Syracuse: Sicilian Tyrant and Hellenistic King, Oxford University Press, 2021.
  • Helmut Berve, Die Tyrannis bei den Griechen, 1967; Sebastiana Consolo Langher, Agatocle, 2000.
  • Voce Agatocle su Wikidata (Q312326).

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