Camera di Commercio di Siracusa

L’ente camerale siracusano dal 1862 e il suo palazzo sul fronte del Porto Grande.
Aggiornato in data 16 Agosto 2026 da Alessandro Calabrò
Palazzo storicoCamera di Commercio di Siracusa
Prospetto del palazzo della Camera di Commercio di Siracusa al tramonto, con la scritta CAMERA DI COMMERCIO sul fregio e la scalinata monumentale

Il palazzo camerale su largo Michelangelo da Caravaggio, 6 settembre 2025.
L’ente
Denominazione originariaCamera di Commercio ed Arti di Siracusa
IstituzioneRegio Decreto 5 ottobre 1862, n. 872
Primo presidentePasquale Midolo (1863-1871)
Ultimo presidente autonomoIvan Lo Bello (2005-2017)
Stato attualeSede secondaria della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia (dal 2017)
Il palazzo
IndirizzoVia Duca degli Abruzzi 4, Ortigia
AffaccioLargo Michelangelo da Caravaggio, fronte del Porto Grande
CostruzioneUltimo decennio dell’Ottocento
(cantiere avviato intorno al 1891; ampliato fino al 1931)
ProgettoAttribuito all’ing. Domenico Ruggeri
(attribuzione non provata per via diretta)
StileEclettismo tardo-ottocentesco
Consistenza15.831 m³ (registro patrimoniale dell’ente)
Iscrizione sul fregioCAMERA DI COMMERCIO
Nel palazzo
OspitaUffici camerali, biblioteca camerale (circa 7.000 volumi), archivio storico dell’ente

La Camera di Commercio di Siracusa è stata l’ente camerale della provincia aretusea dal 1862 al 2017, quando è confluita nella Camera di Commercio del Sud Est Sicilia insieme a quelle di Catania e Ragusa. Il suo palazzo, che ne conserva ancora il nome inciso sul fregio, si affaccia sul fronte del Porto Grande in Ortigia, all’angolo tra via Duca degli Abruzzi e largo Michelangelo da Caravaggio: è uno dei pochi edifici monumentali che la città costruì per sé nella stagione seguita all’abbattimento delle mura spagnole, e resta l’unico grande palazzo pubblico siracusano dedicato al commercio.

Istituita con il Regio Decreto del 5 ottobre 1862 in attuazione della prima legge unitaria sulle Camere di commercio, la Camera aretusea nacque come creazione nuova del Regno d’Italia — in Sicilia esistevano fino ad allora solo Palermo, Catania e Messina — e amministrò per oltre un secolo la circoscrizione più estesa del Paese. La sua storia attraversa la lotta al brigantaggio e la battaglia per il porto nell’Ottocento, la parentesi corporativa del fascismo, il boom del polo petrolchimico nel Novecento e infine la perdita dell’autonomia, contestata a lungo dal territorio.

L’istituzione dell’ente (1862)

La legge 6 luglio 1862, n. 680 estese a tutto il Regno le «Camere di Commercio ed Arti», con il compito di rappresentare presso il governo e promuovere gli interessi commerciali e industriali. Quando la commissione parlamentare esaminò il progetto, nel febbraio di quell’anno, le Camere esistenti in Italia erano ventisei, e in Sicilia soltanto tre: Palermo, Catania e Messina. La Camera di Siracusa fu quindi una creazione ex novo dello Stato unitario, non il riordino di un istituto preunitario, e nacque con il Regio Decreto 5 ottobre 1862, n. 872 — lo stesso provvedimento che istituì o riordinò in blocco numerose altre Camere del Regno.

Il testo del decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno del 17 ottobre 1862, non lascia margini di dubbio su un punto a lungo controverso: l’articolo 1 stabilisce che «è instituita una Camera di commercio e d’arti nelle città di Chieti, di Siracusa, di Cuneo, di Cosenza e di Potenza, con giurisdizione su tutta la Provincia in cui risiede la Camera». Siracusa non ebbe dunque un decreto proprio ma fu istituita in blocco con altre quattro città, e la sede fu fissata in città fin dall’origine — anche se il capoluogo della provincia, allora intitolata a Noto, era Noto stessa, che lo era dal 1837 e lo sarebbe rimasta fino al 1865. La Camera nacque quindi nel pieno della battaglia siracusana per la reintegrazione del capoluogo, e i suoi primi anni coincidono con la vittoria di quella causa. La circoscrizione era enorme: la provincia restò la più estesa del Regno fino al 1927, quando il distacco del circondario di Modica diede vita alla provincia di Ragusa.

Un documento della Prefettura della Provincia di Noto del 22 aprile 1862, pubblicato dall’Archivio storico siracusano, menziona peraltro una «Camera di Commercio ed arti residente in Siracusa» già prima del decreto, e in età borbonica la città aveva avuto una Camera consultiva di commercio secondo il modello siciliano: il decreto del 1862 colloca però Siracusa tra le Camere istituite e non tra quelle riordinate, e il primo consiglio si insediò nel 1863.

Secondo l’impianto della legge del 1862 gli organi camerali erano elettivi, elettori ed eleggibili erano gli esercenti commerci, arti o industrie iscritti nelle liste elettorali politiche, il presidente era il legale rappresentante dell’ente e ogni Camera doveva darsi un regolamento entro due mesi dall’insediamento e pubblicare una relazione annuale al Ministero di agricoltura, industria e commercio. Le competenze agricole non spettavano alle Camere ma ai Comizi agrari: quella di Siracusa, come ricorda il profilo storico dell’ente, si occupò comunque di agricoltura «nonostante la legge del 1862 non prevedesse la tutela di questi interessi».

Pasquale Midolo, il primo presidente

Primo presidente fu Pasquale Midolo, in carica dal 1863 al 1871, figura che riassume bene la borghesia mercantile siracusana dell’Ottocento. Era figlio di Luciano Midolo, il maggiore produttore e commerciante locale di vini e agrumi, i cui prodotti erano stati segnalati alla prima esposizione nazionale di Firenze del 1861 per «buona qualità prodotti in quantità ragguardevole»; nel 1856 aveva aperto con Giuseppe Castagnino una società per la rivendita al minuto di merci coloniali — tabacco, caffè, pepe, stoffe, utensili, legumi. Economista liberista convinto, assertore del «laissez faire, laissez passer» e ammiratore del modello inglese, fu tra i redattori del «Papiro», il giornale scientifico-letterario che nel 1859 rappresentò l’ala moderata della borghesia cittadina.

Nel 1859 Midolo pubblicò l’opuscolo Il Bosforo di Suez e l’avvenire di Siracusa, in cui sosteneva che il taglio dell’istmo potesse rilanciare la città come emporio dei traffici verso Oriente; il suo progetto per Siracusa ruotava intorno al porto, da attrezzare con capitali stranieri e imprenditoria locale per farne il deposito dei prodotti agricoli provinciali, con l’obiettivo dichiarato di combattere anche usura e contrabbando. In parte fu realizzato: nel 1865, annota la storiografia, «in un fermento di manovali, mastri, ingegneri e architetti si avviano i lavori per la costruzione di magazzini che permettono al porto di Siracusa di diventare un depot di merci coloniali». Al suo nome sono legati anche gli scritti Che cosa è una banca (1864) e Operazioni della Banca Nazionale (1865), che fanno pensare a un ruolo direttivo nella locale succursale della Banca Nazionale, Sulle condizioni economiche di Siracusa (Roma 1872) e, nel 1890, un progetto per una scuola di commercio e nautica in città. A Siracusa gli è intitolata una via.

Fu Midolo a firmare, sul «Giornale della Camera di commercio ed arti di Siracusa», un intervento sul contrabbando: l’esistenza stessa di quel periodico — organo di stampa dell’ente, con almeno quattordici numeri nel primo anno — testimonia quanto la Camera appena nata intendesse pesare nel dibattito pubblico.

I presidenti e i segretari

La serie dei presidenti, ricostruita dal volume che Unioncamere dedicò ai centocinquant’anni delle Camere di commercio italiane, copre l’intera vita dell’ente. Nell’Ottocento e primo Novecento si susseguirono Pasquale Midolo (1863-1871), Michele Cassola (1871-1874), Antonio Gentile (reggente nel 1875 e presidente 1879-1881), Innocenzo Annino (1876-1878), Angelo Celestre (1881-1884 e di nuovo 1887-1888), Alfonso Pria (1884-1886), Luigi Parlato (1889-1896), Clemente Gentile (1897-1898), Francesco Mortellaro (1899-1911) e Francesco Boccadifuoco, presidente dal 1912 al 1924 e poi commissario governativo e straordinario fino al 1927: fu lui a traghettare l’ente nella trasformazione fascista. Ragioniere, nato a Siracusa nel settembre 1876, apparteneva alla famiglia titolare di una ditta di commercio di agrumi e ortofrutta, fu proprietario del Grand Hotel Villa Politi, Cavaliere del lavoro dal 1919 e consigliere nazionale della Camera dei fasci e delle corporazioni dal 1939 al 1943.

La serie ha alcune cuciture scoperte, anni per i quali nessun elenco indica un titolare: 1874-1876, 1878-1879, 1946-1947, 1949-1950 e 1965-1966. Le date qui adottate sono quelle dell’elenco Unioncamere, più analitico; la guida ministeriale del 1996 propone per l’Ottocento alcune varianti di pochi mesi, e per Boccadifuoco distingue la presidenza (1912-1924) dagli incarichi commissariali successivi.

Dal 1927 al 1943, nella fase corporativa, la presidenza spettava per legge al prefetto della provincia — lo stabiliva l’articolo 4 del testo unico del 20 settembre 1934 — e la serie nominativa, secondo l’elenco Unioncamere, comprende: Francesco Rosso, Edoardo Salerno, Marcello Vaccari, Francesco Falcetti, Giuseppe Massa e Salvatore Cossu, seguiti dal commissario prefettizio Luciano Campisi tra il 1943 e il 1946. Di questi solo Salerno trova conferma indipendente come prefetto di Siracusa negli anni indicati, mentre per Vaccari una fonte prefettizia dà estremi diversi: la serie va quindi attribuita alla sua fonte e non data per definitiva. Il primo presidente del dopoguerra fu Alessandro Spagna (1947-1949); poi Francesco Caruso (1950) e soprattutto Giuseppe Innorta, alla guida dell’ente dal 1950 al 1963 e di nuovo dal 1966 al 1971, cioè negli anni decisivi dell’insediamento industriale. Seguirono Francesco Boccadifuoco (1963-1965), Benedetto Vincenzo Nicotra (1971-1982), Concetto Rizza (1982-1993), Ugo Colajanni (1993-2005) e infine Ivan Lo Bello, presidente dal 2005 e ultimo presidente dell’ente autonomo.

Meno visibile ma non meno importante è la serie dei segretari generali, che dà la misura della continuità amministrativa: Salvatore Nicastro tenne l’incarico per quarant’anni, dal 1862 al 1902, seguito da Gabriele Rizza (1903-1924) e da Matteo Campisi, in carica per oltre trent’anni dal 1925 al 1956. Vennero poi Francesco Di Natale (1957-1966), Concetto Di Falco (1967-1971), Luigi Rizza (1972-1993), Antonino Distefano (1993-1995), Carlo Castelluccio (1995-2001), Franco Maltese (2001-2006), Nunzio La Rocca e Roberto Cappellani.

L’azione dell’ente nell’Ottocento

La guida ministeriale agli archivi storici delle Camere di commercio italiane riassume così i primi decenni dell’ente aretuseo: «Tra i primi impegni del nuovo ente ci fu la lotta contro il brigantaggio a tutela dei traffici e degli affari. Venne affrontato con energia il problema della viabilità provinciale — prima della guerra mondiale Siracusa era considerata la sola provincia siciliana in discrete condizioni sia per le strade che per la ferrovia — e quello dell’allacciamento del porto con l’entroterra. La Camera stimolò in specie il settore agrumario, almeno fino alla crisi del 1908».

La battaglia ferroviaria fu tra le più tenaci. Il collegamento previsto dal piano del 1861 divenne operativo solo negli anni Settanta, su pressione della Camera per ottenere i fondi dai comuni di Noto, Modica e Terranova; il tratto Siracusa-Noto fu completato nel 1876, quello verso Licata solo nel 1893, quando le rotte dello zolfo gravitavano ormai su Catania. Sull’illusione siracusana aveva messo in guardia già l’inchiesta Bonfadini sulle condizioni della Sicilia: «illusione è quella di Siracusa, se crede che la ferrovia Siracusa-Licata potrà condurre al suo magnifico porto gli zolfi dei bacini del Salso».

Sul credito l’azione fu più fortunata. La Camera sostenne la nascita delle banche popolari locali per limitare l’usura, «pratica molto diffusa al tempo» che danneggiava soprattutto l’economia agricola: nel 1872 nacque la Banca Mutua Popolare di Siracusa, nel 1873 la Banca Mutua Popolare Agricola di Avola e la Banca Popolare Cooperativa di Augusta, nel 1874 la Banca Mutua Popolare Notinese. Sul fronte dell’istruzione, nel 1879, dopo una deliberazione camerale, il Ministero di agricoltura, industria e commercio istituì a Siracusa una Scuola di Commercio con corso biennale diviso in due sezioni, una diurna femminile e una serale maschile, quest’ultima pensata «per garantire una istruzione anche a quei giovani che dovevano lavorare»: era una battaglia che Midolo avrebbe ripreso ancora nel 1890 con un progetto di scuola di commercio e nautica.

L’economia che la Camera rappresentava era quella del vino, degli agrumi, del sale e del pesce. Il moscato di Siracusa, lavorato negli stabilimenti impiantati dal commerciante inglese Giovanni Dyer, aveva conquistato il mercato britannico, e il conte Tommaso Gargallo sosteneva che il vino fosse per Siracusa «come l’oro per il Perù»; nel 1848 il territorio comunale contava 1.400 ettari di vigneto, secondo solo a Noto. Accanto al vino crescevano l’agrumicoltura — limoni dolci del barone Abela, limoni senza semi di Giovanni Battista Rizza, la produzione dei Midolo con l’estrazione delle essenze — le saline della costa da Noto ad Augusta e le tonnare. Lo sbocco principale era il mercato inglese di Malta, spesso per vie di contrabbando, e Siracusa era una delle tre sole dogane siciliane di prima classe abilitate all’importazione estera. Su questo mondo si abbatterono la rottura commerciale con la Francia del 1888 e la fillossera, e poi la crisi agrumaria del 1908 che segna, nelle parole della guida ministeriale, il limite dell’azione camerale ottocentesca.

Il Novecento: dal corporativismo al petrolchimico

Le riforme nazionali cambiarono più volte nome e natura all’ente. La legge del 20 marzo 1910 ne ampliò le attribuzioni trasformandolo in Camera di commercio e industria; il decreto del 1924, con il regolamento del 1925, definì le Camere enti pubblici e impose la relazione annuale al Ministero dell’economia nazionale sull’andamento economico provinciale — la base normativa delle statistiche camerali novecentesche. Con la legge 18 aprile 1926, n. 731 le Camere furono soppresse e incorporate nei Consigli provinciali dell’economia, rinominati dal 1931 Consigli provinciali dell’economia corporativa e dal 1937 Consigli provinciali delle corporazioni: negli anni Trenta il palazzo di via Duca degli Abruzzi era dunque la sede del Consiglio provinciale dell’economia corporativa di Siracusa, e la presidenza spettava d’ufficio al prefetto. Di quella stagione resta anche una pubblicazione tipica della funzione camerale: la raccolta degli Usi e consuetudini agrari e commerciali della provincia di Siracusa, stampata in città nel 1934.

Il decreto luogotenenziale del 21 settembre 1944 soppresse i Consigli provinciali delle corporazioni e ricostituì le Camere di commercio, industria e agricoltura; la legge del 1966 vi aggiunse l’artigianato, dando la sigla CCIAA rimasta fino alla fine, e quella del 1993 riordinò l’intero sistema come enti pubblici dotati di autonomia funzionale. A Siracusa la fase più intensa comincia però intorno al 1950, come rivendica il profilo storico dell’ente: «È soprattutto dal 1950 in poi che la Camera di Commercio di Siracusa ha svolto un ruolo importante per lo sviluppo economico e industriale della provincia».

Sono gli anni in cui il territorio cambia pelle. Nel 1949 Angelo Moratti fece smontare in Texas gli impianti di una raffineria dismessa e li imbarcò a Houston verso Siracusa: la RASIOM iniziò l’attività nel 1950 con seicentocinquanta dipendenti, seguita dall’Eternit Siciliana nel 1955, dalla SINCAT nel 1956, dalla CELENE nel 1957, dall’Augusta Petrolchimica nel 1959 e dalla centrale termoelettrica Tifeo, fino all’ISAB del 1975. Tra il 1956 e il 1959 gli investimenti nel polo raggiunsero i centotrenta miliardi di lire, alla provincia andò il trentasette per cento dei finanziamenti regionali dell’Irfis tra il 1954 e il 1963, e il reddito pro capite passò dalle 134.196 lire del 1951 alle 327.168 del 1961. La Camera attraversò questa stagione con Giuseppe Innorta, presidente dal 1950 al 1963 e poi dal 1966 al 1971: nel gennaio 1957 un cinegiornale della Settimana Incom, girato a Siracusa per «tirare le somme delle realizzazioni industriali compiute in questo dopoguerra», lo riprendeva tra i protagonisti.

Della vitalità novecentesca dell’ente restano altre tracce: il sostegno all’Istituto Nazionale del Dramma Antico, il finanziamento di Camere di commercio italiane all’estero, la formazione dei listini prezzi, la partecipazione azionaria nella società dell’aeroporto di Catania — circa un quarto del capitale, con la presidenza SAC affidata negli anni Novanta al siracusano Ugo Colajanni, sotto il quale fu costruita la nuova aerostazione di Fontanarossa — e la rivista Prospettive Siracusa, fondata nel 1982 dal presidente Concetto Rizza, diretta dallo stesso Colajanni e rilanciata nel 2010 «nel segno di Ugo». Nel 2015 la Camera contribuì, con Confindustria e la Società Siracusana di Storia Patria, al volume Storia di Siracusa. Economia, politica, società 1946-2000, curato da Salvatore Adorno e Carlo Trigilia.

La fine dell’autonomia (2015-2017)

Il 21 febbraio 2015 i consigli camerali di Catania, Ragusa e Siracusa sottoscrissero le delibere di accorpamento volontario: per Siracusa firmò il presidente Ivan Lo Bello. Il 25 settembre 2015 il decreto del Ministro dello sviluppo economico istituì la «Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Catania, Ragusa e Siracusa della Sicilia orientale», poi ridenominata con lo statuto Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, con sede legale a Catania e sedi secondarie a Ragusa e Siracusa. La riforma nazionale del 2016, che riduceva il sistema a non più di sessanta Camere fissando soglie minime di imprese, rendeva comunque impossibile la sopravvivenza dell’ente aretuseo da solo.

A Siracusa l’operazione fu contestata con durezza. Confcommercio denunciò migliaia di duplicazioni e «associazioni sconosciute» nei dati usati per ripartire i seggi del nuovo consiglio, con un esposto che portò a iscrizioni nel registro degli indagati alla Procura di Catania; nell’estate 2016 si formò un fronte trasversale di associazioni datoriali e sindacali per salvare la Camera; l’insediamento del consiglio, fissato al 14 febbraio 2017, slittò al 28 per un parere ministeriale sull’ipotesi di un accorpamento senza Siracusa. Il nuovo consiglio si insediò infine nel settembre 2017, eleggendo presidente Pietro Agen.

La partita non finì lì. Nel luglio 2021 un emendamento al decreto Sostegni bis, promosso da Stefania Prestigiacomo con appoggi trasversali, separava Siracusa e Ragusa da Catania per aggregarle a Caltanissetta, Agrigento e Trapani; nel gennaio 2022 furono nominati i commissari attuativi dello scorporo. Ma i ricorsi bloccarono l’iter, e nel dicembre 2023 la Corte costituzionale, con la sentenza n. 215, dichiarò incostituzionale quella norma: Catania, Ragusa e Siracusa restano insieme. Dal gennaio 2023 l’ente è retto da un commissario straordinario, e nel maggio 2026 le associazioni denunciavano un «commissariamento infinito» con il rinnovo del consiglio ancora non concluso. Il 13 dicembre 2025 sindaci, organizzazioni economiche e il movimento Territorio Protagonista hanno consegnato alla Presidenza del Consiglio un documento per il ripristino dell’autonomia dell’ente camerale aretuseo, lamentando «una progressiva e grave perdita di rappresentanza per il territorio».

Il palazzo

Scorcio del palazzo dal basso con la scalinata monumentale, i tre portali ad arco chiusi da cancellate e il fregio con la scritta CAMERA DI COMMERCIO

La scalinata monumentale e i tre portali ad arco chiusi dalle cancellate in ferro. Fotografia di Alessandro Calabrò, 6 settembre 2025.

Il fronte a mare dopo le mura

Il palazzo sorge su un’area che nell’Ottocento non esisteva come spazio urbano. Dopo l’Unità furono demolite le fortificazioni spagnole che chiudevano Ortigia verso il porto e si costruirono le banchine e i moli ancora oggi esistenti, il molo Zanagora e il molo Sant’Antonio: sul terreno liberato dalla cinta muraria nacque il fronte edilizio lungo l’asse oggi intitolato al Duca degli Abruzzi, di fronte alla passeggiata alberata del Foro Vittorio Emanuele II. È la stagione che la storiografia urbanistica ha letto come il dilemma tra «le ragioni del decoro» — la marina come luogo sociale della città — e l’infrastrutturazione commerciale del porto. Nello stesso isolato e negli stessi anni sorsero il Grand Hotel e, poco oltre, il Palazzo delle Poste di Francesco Fichera, inaugurato nel 1929: il palazzo camerale appartiene a questa cortina di edifici che diedero un volto nuovo al waterfront.

Datazione e progetto: una questione aperta

Sulla data di costruzione circolano cinque versioni, e nessuna poggia su documentazione d’archivio pubblicata. Un articolo di Federico Fazio del 2014, sulla scorta degli studi di Lucia Trigilia e Salvatore Adorno, colloca nel 1891 l’avvio del cantiere; una scheda di archivio fotografico libero indica il 1893 come anno del progetto, senza citare fonti; il profilo storico dell’ente dà il 1895 per la realizzazione e il 1931 per le modifiche; la letteratura turistica ripete «i primi anni del Novecento»; una didascalia locale attribuisce al 1928 il progetto della trasformazione conclusa nel 1931. Le prime tre versioni sono compatibili tra loro se lette come progetto, cantiere e completamento di un’unica impresa; l’ultima riguarda invece l’ampliamento successivo. Questa scheda adotta perciò una datazione articolata: edificio costruito nell’ultimo decennio dell’Ottocento, con cantiere avviato intorno al 1891 e primo corpo concluso entro il 1895-1897, e ampliato tra la fine degli anni Venti e il 1931. L’ipotesi di una crescita per fasi è sostenuta anche dalle fotografie più antiche, che mostrano un edificio più corto dell’attuale.

Un indizio negativo merita attenzione: la guida di Enrico Mauceri Siracusa e la valle dell’Anapo, pubblicata nel 1909, non nomina mai la Camera di Commercio né il suo palazzo, e lungo la marina cita soltanto la Capitaneria di porto e la Dogana. È una guida orientata alle antichità e il silenzio non prova nulla di per sé; nella stessa direzione va però il fatto che una cronologia analitica dell’urbanistica siracusana post-unitaria, che registra anno per anno anche opere minori tra il 1865 e il 1902, non menzioni mai la costruzione del palazzo camerale.

Quanto al progetto, il nome che circola è quello dell’ingegnere Domenico Ruggeri, e ha due riscontri indipendenti tra loro. Nel 1897 un ingegnere Domenico Ruggeri, professore alla Regia Università di Roma, pubblicò a Roma un fascicolo intitolato Edificio per la Camera di commercio ed arti di Siracusa, estratto dagli Annali della Società degli Ingegneri e degli Architetti Italiani, e lo elencò tra le proprie pubblicazioni negli annuari dell’ateneo; l’articolo di Fazio del 2014 scrive testualmente «la Camera di Commercio (Domenico Ruggeri, 1891)». L’attribuzione va comunque data per quello che è: il fascicolo del 1897, sette pagine, non è stato letto, e non è quindi provato per via diretta che Ruggeri ne fosse il progettista e non l’estensore di una relazione tecnica sull’edificio.

Una nota di metodo sulla data che si legge più spesso in rete. Il 1893 risale a una descrizione immessa su un archivio fotografico libero il 26 aprile 2014, all’interno di una sessione seriale di ricategorizzazione di immagini siracusane: nella prima stesura il progettista era indicato come «Antonio Ruggeri», corretto in «Domenico Ruggeri» centodiciannove secondi dopo, senza fonte e senza motivazione della modifica; dal caricamento della fotografia, nel 2010, il file non aveva portato per quattro anni alcuna attribuzione. Questo non smentisce il nome, attestato dal 1897, ma toglie ogni valore alla data del 1893 che da lì si è diffusa. Va segnalata anche un’omonimia che può trarre in inganno: un Domenico Ruggeri, ferraro catanese, lavorò tra il 1807 e il 1811 le cancellate della cappella del Sacramento nel Duomo di Siracusa su disegni di Alessandro Campo — quasi un secolo prima, ed è persona diversa.

Sul piano della tutela, il palazzo non compare nell’elenco dei vincoli architettonici della Regione Siciliana per la provincia di Siracusa, aggiornato al maggio 2026, né ha una scheda nel Catalogo generale dei Beni Culturali, mentre vi figurano i vicini Palazzo delle Poste, Palazzo della Dogana, Antico Mercato, Porta Marina, Banco di Sicilia e Grand Hotel. Trattandosi però di immobile di ente pubblico con oltre settant’anni, resta soggetto alla tutela in via cautelare prevista dal Codice dei beni culturali finché la verifica di interesse culturale non si concluda: la lettura corretta è che quella verifica non risulti conclusa o pubblicata, non che l’edificio sia privo di interesse. Il nodo delle date e del progetto si scioglierà negli archivi — il fondo del Genio Civile presso l’Archivio di Stato di Siracusa, che valutava i progetti degli enti pubblici, l’archivio storico camerale, o il volume che l’ente pubblicò nel 1963 per il proprio centenario.

L’edificio

Il prospetto principale, che si sviluppa per l’intera larghezza dello slargo, è organizzato su tre livelli. Al piano terra, trattato a bugnato, si aprono tre grandi portali ad arco a tutto sesto chiusi da alte cancellate in ferro battuto a disegno geometrico, affiancati da due finestre arcuate minori; il piano nobile è scandito da paraste con capitelli compositi e da finestre ad arco con parapetti a balaustra; il coronamento è un fregio continuo con specchiature e rilievi, sormontato agli avancorpi laterali da cimase e acroteri scolpiti. Sul fregio corre a lettere capitali l’iscrizione CAMERA DI COMMERCIO, che ancora oggi dà il nome all’edificio anche ora che l’ente ha un altro titolo. Una scalinata monumentale in pietra, larga quanto il fronte, raccorda il dislivello verso il porto. Il registro del patrimonio immobiliare dell’ente censisce l’edificio in categoria catastale B/4 con un volume di 15.831 metri cubi; Italia Nostra, nel 2018, ne stimava la superficie in circa tremila metri quadrati. Un dettaglio curioso: sui portali sono murati i civici 13, 14 e 15, mentre l’indirizzo ufficiale dell’ente è il numero 4 di via Duca degli Abruzzi.

L’iscrizione sul fregio merita una precisazione. Nelle cartoline dell’epoca corporativa l’edificio è intitolato «Palazzo del Consiglio Provinciale delle Corporazioni», denominazione che l’ente portò dal 1937 al 1944: l’attuale dicitura CAMERA DI COMMERCIO è dunque successiva alla ricostituzione delle Camere, anche se l’anno esatto della sostituzione non è documentato.

Le fonti divulgative parlano di forme «tardoneoclassiche tendenti al liberty», mentre le catalogazioni fotografiche libere lo classificano come architettura eclettica ottocentesca; la storiografia sul liberty siciliano, del resto, è restrittiva su Siracusa, che «conserva poche testimonianze di architettura Liberty». La lettura più prudente, adottata qui, è quella di un eclettismo tardo-ottocentesco di impianto classicista, con elementi decorativi che ammiccano al gusto floreale senza appartenervi.

Dettaglio del basamento in pietra con un grande anello scolpito in rilievo, sullo sfondo il porto al tramonto

Uno dei grandi anelli scolpiti nel basamento, sul lato verso il porto. Fotografia di Alessandro Calabrò, 6 settembre 2025.

Un dettaglio poco notato caratterizza il basamento: sui conci d’angolo, sotto la cornice marcapiano, sono scolpiti grandi anelli lapidei a tutto tondo e sottosquadro, pendenti da una borchia a fungo ricavata nello stesso blocco di pietra. Se ne contano almeno quattro sul fronte principale, ripetuti a coppie sugli spigoli dei fianchi, e sono visibili in tutte le fotografie libere dell’edificio dal 2012 a oggi. Nessuna delle fonti pubblicate reperite li descrive o li spiega. La lettura più immediata — e questa scheda la propone come tale, non come spiegazione documentata — vi riconosce un motivo decorativo di tema marinaro, l’anello d’ormeggio come emblema del porto mercantile su cui l’edificio affaccia e di cui l’ente curava gli interessi. Va detto che l’area antistante era già terraferma banchinata quando il palazzo fu costruito, il che esclude un uso funzionale per l’ormeggio. Davanti al palazzo sopravvive anche un vecchio segnale su palo metallico: una lastra rettangolare chiara in telaio di ferro verniciato scuro, con il testo «Camera di Commercio» su due righe in tondo graziato e, sotto, una riga minore quasi interamente svanita di cui sopravvivono tre lettere. Nessuna fonte ne documenta origine, data o autore, e il testo perduto non è recuperabile nemmeno con l’ingrandimento digitale.

Il palazzo oggi

Dopo l’accorpamento del 2017 il palazzo ha perso gran parte delle proprie funzioni. Nel giugno 2018 la gestione camerale bandì un concorso di idee per il riuso dell’edificio, prospettando il trasferimento degli uffici residui in un immobile di proprietà camerale in via Sele; la sezione siracusana di Italia Nostra si oppose pubblicamente con un appello dal titolo eloquente, «Siracusa, l’edificio della Camera di Commercio come quello delle Poste?», ricordando il precedente del palazzo di Fichera i cui servizi erano stati trasferiti «in uno squallido ed angusto prefabbricato all’estrema periferia della città», e definendo l’edificio camerale «eccellente testimonianza di un’arte antica e sapiente che ha abbellito per secoli questo splendido angolo di Ortigia». L’associazione segnalava che il palazzo ospitava allora una biblioteca storica e il Consorzio del Limone di Siracusa IGP, e che erano in gioco fondi europei per farne un centro servizi per le imprese.

Il palazzo resta oggi sede secondaria della Camera del Sud Est Sicilia, con sportelli aperti al pubblico su appuntamento prenotato online — da esibire allo sportello con la mail di conferma — nelle mattine feriali e il martedì pomeriggio, e continua a ospitare la biblioteca camerale — circa settemila volumi e centonovanta periodici, secondo l’anagrafe nazionale delle biblioteche aggiornata al 2024 — e l’archivio storico dell’ente, che conserva tra l’altro i verbali delle sedute consiliari dal 1927 e le raccolte dei prezzi correnti dal 1892. L’organigramma pubblicato dall’ente al 31 ottobre 2025 assegna alla sede siracusana cinque addetti: erano diciannove nel 2018, quando Italia Nostra lanciò il proprio appello. L’edificio non risulta compreso nei circuiti di visita che aprono al pubblico i palazzi storici cittadini.

Accessibilità

Quanto segue combina la rilevazione fotografica condotta sul posto il 6 settembre 2025 con la verifica delle fonti online: dove queste ultime non dicono nulla, l’assenza di informazioni è essa stessa un dato ed è segnalata come tale.

Accessibilità motoria

L’ingresso principale è raggiungibile soltanto tramite la scalinata monumentale: otto gradini in pietra che corrono per l’intera larghezza del fronte, seguiti da un ulteriore dislivello davanti ai portali. Nelle fotografie non è visibile alcuna rampa, né sul prospetto principale né sui fianchi ripresi, e non esiste alcun corrimano lungo la scalinata; i gradini sono ampi e di alzata contenuta, ma consumati e con gli spigoli non protetti. Lo spazio antistante, lastricato in pietra e sostanzialmente regolare, funziona come parcheggio, e le auto in sosta possono arrivare fin sotto la scalinata ostacolando l’accostamento.

All’interno, invece, la distribuzione verticale esiste ed è documentata dagli atti dell’ente: il palazzo è servito da due ascensori, affidati a un contratto di manutenzione ordinaria e oggetto nel marzo 2026 di una riparazione urgente sui componenti di sicurezza. Il paradosso è tutto nel raccordo tra esterno e interno: chi riesce a entrare trova un edificio attrezzato per essere percorso su più livelli, ma per entrare deve superare la scalinata.

Il sito ufficiale della Camera del Sud Est Sicilia non pubblica alcuna informazione sull’accessibilità fisica della sede siracusana: nelle pagine dei contatti, in quella degli orari e nel documento dedicato alla sede di Siracusa non compaiono le parole rampa, ascensore, barriere architettoniche o disabili, né viene indicato quale dei tre portali sia l’ingresso effettivo al pubblico o se esista un accesso secondario a quota strada. Un dato indiretto conferma il vuoto informativo: sulla cartografia libera OpenStreetMap l’edificio è mappato come edificio pubblico ma privo del tag che segnala l’accessibilità in carrozzina, mentre nel raggio di duecentocinquanta metri oltre sessanta esercizi e luoghi risultano censiti sotto quel profilo — il palazzo pubblico più monumentale del fronte porto è tra i non valutati.

Nelle vicinanze non risultano censiti stalli riservati alle persone con disabilità: né il Comune, né i portali sulla sosta, né le guide ne indicano in largo Michelangelo da Caravaggio o in via Duca degli Abruzzi, e nelle fotografie non compare segnaletica gialla. L’area antistante è parcheggio a pagamento. Per l’accesso in auto, la zona a traffico limitato di Ortigia è attiva nei feriali dalle 11 alle 15:30 e dalle 17 alle 2, e nei festivi dalle 10 alle 2; le pagine comunali sulla ZTL e sui pass non menzionano in alcun punto i titolari di contrassegno, mentre un portale specializzato riferisce che i veicoli al servizio di persone con disabilità transitano e sostano senza pass con obbligo di comunicare l’ingresso, indicazione che riporta però orari ormai superati e va verificata presso il comando di polizia municipale. Chi risiede e ha necessità di uno stallo personalizzato può richiederlo al Comune, settore Mobilità e Trasporti.

Accessibilità visiva

I gradini sono in pietra chiara uniforme, senza fasce di contrasto cromatico sui bordi e senza alcuna segnalazione tattile a terra: nelle fotografie non si vedono percorsi tattilo-plantari né sul sagrato né sui marciapiedi circostanti, e nessuna fonte ne documenta la presenza nella zona. Le dotazioni tattili censite a Siracusa riguardano i siti culturali — mappe tattili nei principali monumenti, il percorso all’anfiteatro romano, la sezione tattile al Museo Paolo Orsi, la targa in braille alla Fonte Aretusa, a circa quattrocento metri da qui — e non la viabilità di Ortigia. Il contrasto tra le cancellate scure e la pietra chiara rende comunque ben individuabili i varchi d’ingresso; l’edificio è dotato di illuminazione stradale. Le informazioni al pubblico passano dal sito camerale, che dichiara la propria conformità alle norme sull’accessibilità digitale, e da un numero telefonico unico per tutti i servizi della sede siracusana, canale utile a chi non usa il web.

Accessibilità uditiva

Non risulta alcuna informazione: né le pagine camerali né altre fonti documentano servizi di interpretariato in lingua dei segni, sportelli dedicati o sistemi di comunicazione alternativa per le sedi della Camera. Nelle fotografie non è visibile alcun citofono o videocitofono ai portali. La prenotazione degli appuntamenti avviene online, modalità che di per sé non richiede comunicazione verbale e resta quindi un canale utilizzabile, mentre il canale telefonico resta l’unica alternativa dichiarata.

Accessibilità cognitiva

L’edificio è immediatamente riconoscibile: il fregio con la scritta a caratteri monumentali e la targa marmorea accanto al portale ne dichiarano con chiarezza la funzione. Non è invece visibile alcuna segnaletica direzionale che indichi quale ingresso utilizzare o dove trovare i singoli uffici, e l’accesso ai servizi passa da una piattaforma di prenotazione online: una procedura che può costituire una barriera per chi ha difficoltà con gli strumenti digitali, attenuata dalla possibilità di telefonare. Non risultano pubblicate versioni delle informazioni in linguaggio facilitato.

Una contraddizione da segnalare

Un fatto documentato merita di essere registrato. Dal 2023 la Camera di Commercio del Sud Est Sicilia finanzia con bandi a fondo perduto l’abbattimento delle barriere architettoniche nelle imprese turistiche delle tre province: una prima edizione da trecentomila euro con voucher fino a cinquemila euro per impresa, poi un’edizione da un milione di euro con voucher fino a diecimila, e ancora nel 2026 un bando che ammette «lavori per migliorare l’accessibilità delle strutture» e attrezzature per «turisti e clienti con difficoltà motorie, disabilità sensoriali, limitazioni della mobilità». Tra le spese ammesse figurano espressamente la «sostituzione di gradini con rampe», gli elevatori esterni e le piattaforme elevatrici. L’ente che finanzia queste opere presso le imprese del territorio ha, nella propria sede storica siracusana, un ingresso raggiungibile solo da una scalinata di otto gradini senza rampa né corrimano, e non pubblica alcuna informazione su un accesso alternativo.

Restano tre verifiche da fare sul posto per completare il quadro: se esista un ingresso a quota strada sul lato di via Savoia, se all’interno vi sia un ascensore, e quali siano gli stalli riservati più vicini. Chi avesse elementi può segnalarli ad Aretusapedia.

Le incongruenze tra le fonti

La ricostruzione di questa vicenda si scontra con divergenze che nessuna fonte disponibile scioglie del tutto. Le principali, con la lezione adottata in questa scheda:

  • Data di costruzione del palazzo: cinque versioni in circolazione — 1891 per l’avvio del cantiere, 1893 per il progetto, 1895 per la realizzazione secondo l’ente, «primi anni del Novecento» per la pubblicistica turistica, 1928-1931 per la trasformazione. La scheda adotta una datazione articolata (cantiere dagli anni Novanta dell’Ottocento, ampliamento fino al 1931) perché le versioni sono in parte compatibili tra loro; nessuna poggia su documentazione d’archivio pubblicata, e la datazione ai «primi del Novecento» è quella meno sostenibile.
  • Progettista: l’attribuzione all’ingegnere Domenico Ruggeri regge su due riscontri indipendenti — il fascicolo del 1897 sugli Annali degli ingegneri e architetti italiani e un articolo del 2014 — ma nessuno dei due prova per via diretta la paternità del progetto, e la data del 1893 che circola in rete nasce da una descrizione senza fonte immessa in un archivio fotografico nel 2014. Da non confondere con l’omonimo ferraro catanese attivo nel Duomo di Siracusa tra il 1807 e il 1811.
  • Sede iniziale dell’ente: la questione è risolta dal testo del decreto istitutivo, che stabilisce la Camera «nella città di Siracusa» con giurisdizione sull’intera provincia. La tabella nazionale delle sedi che riporta «Noto» per il 1861 si riferisce al capoluogo provinciale, non alla sede dell’ente.
  • Inizio della presidenza Midolo: il profilo dell’ente lo dice insignito della carica con il decreto dell’ottobre 1862; l’elenco ufficiale di Unioncamere data il mandato al 1863-1871. La spiegazione più semplice è che il decreto istitutivo sia dell’ottobre 1862 e l’insediamento effettivo dell’anno seguente.
  • Il ruolo di Midolo: una tesi accademica lo definisce «direttore della camera di commercio e della banca d’Italia dopo l’Unità», mentre le fonti camerali lo dicono presidente. La scheda segue queste ultime; è possibile che Midolo abbia diretto anche la sede locale dell’istituto bancario, coerentemente con i suoi opuscoli del 1864-65.
  • Denominazioni dell’epoca fascista: il profilo dell’ente attribuisce alla legge del 1926 la creazione dei «Consigli provinciali dell’economia corporativa», saltando un passaggio: nel 1926 nacquero i Consigli provinciali dell’economia, che presero l’aggettivo «corporativa» solo con la legge del 1931 e divennero Consigli provinciali delle corporazioni nel 1937.
  • Costituzione della Camera del Sud Est: l’insediamento del consiglio e l’elezione del presidente sono datati al 4 settembre 2017 da alcune fonti e al 5 settembre da altre.
  • Orari di apertura: quelli pubblicati dal sito camerale non coincidono con quelli riportati dalle directory private, che sembrano conservare l’orario della vecchia Camera autonoma.
  • La galleria «la Fontanina»: una fonte locale colloca la storica galleria-studio del fotografo Angelo Maltese nel cortile del palazzo camerale dal 1924. L’archivio storico fotografico Maltese e la stampa locale la collocano invece, concordemente, nel giardino del palazzo del barone Interlandi Pizzuti in piazza Duomo, dove restò fino al 1974. La notizia che legava la Fontanina al palazzo camerale non trova riscontro e non è stata accolta.
  • Il palazzo e la guerra: nessuna fonte documenta danni bellici all’edificio, benché il fronte del porto sia stato ripetutamente bombardato tra il 1941 e il 1943. L’assenza di menzioni non prova l’assenza di danni: la verifica richiede i registri dei danni di guerra del Genio Civile.

Fonti

Fonti istituzionali e archivistiche

  • Camera di Commercio di Siracusa. «Profilo storico istituzionale». Sito ufficiale dell’ente (sr.camcom.gov.it), 2015, consultabile tramite archivio del web. La fonte dell’ente su istituzione, denominazioni, palazzo e attività storiche.
  • Bidischini, Elisabetta – Musci, Leonardo (a cura di). Guida agli archivi storici delle Camere di commercio italiane. Ministero per i beni culturali e ambientali, Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Strumenti CXXVII, Roma 1996, voce Siracusa, p. 111 e appendice dei presidenti, p. 167. Consulta online.
  • Unioncamere. Italia 150. Le radici del futuro. Roma 2011, parte terza: elenco dei presidenti e dei segretari generali dal 1862, colonna Siracusa, pp. 184-187. Consulta online.
  • Camera di Commercio del Sud Est Sicilia. Sito ufficiale (sedi, orari, bandi, atti del commissario straordinario). ctrgsr.camcom.gov.it.
  • Ministero dello sviluppo economico. Decreto ministeriale 25 settembre 2015, accorpamento delle Camere di commercio di Catania, Ragusa e Siracusa. Consulta online.
  • Corte costituzionale, sentenza n. 215 del 2023 (illegittimità della norma sul riassetto delle Camere siciliane).
  • Consiglio Provinciale dell’Economia Corporativa di Siracusa. Usi e consuetudini agrari e commerciali della provincia di Siracusa. Siracusa, Tipografia Piazza Dante, 1934.
  • Anagrafe delle biblioteche italiane (ICCU), scheda della Biblioteca della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, codice IT-SR0022, aggiornata al 2024.
  • Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, n. 246 del 17 ottobre 1862, p. 1: testo del Regio Decreto 5 ottobre 1862, n. 872 (art. 1, istituzione della Camera nelle città di Chieti, Siracusa, Cuneo, Cosenza e Potenza).
  • Regio Decreto 20 settembre 1934, n. 2011, testo unico sui Consigli provinciali dell’economia corporativa (art. 4: la presidenza spetta al prefetto); Decreto legislativo luogotenenziale 21 settembre 1944, n. 315 (ricostituzione delle Camere e devoluzione del patrimonio).
  • Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, Amministrazione trasparente: registro del patrimonio immobiliare (voce dell’immobile di via Duca degli Abruzzi), organigramma al 31 ottobre 2025, determinazioni 2025-2026 su ascensori, impianto antincendio e portierato.
  • Archivio storico siracusano, 1988, p. 135: trascrizione del documento della Prefettura della Provincia di Noto del 22 aprile 1862.

Studi e pubblicazioni

  • Camera di Commercio Industria e Agricoltura di Siracusa. L’economia della provincia di Siracusa per il primo centenario della Camera di commercio. Caltanissetta-Roma, Sciascia, 1963. Il volume celebrativo dell’ente: fonte da recuperare in biblioteca, verosimilmente decisiva per la storia del palazzo.
  • Adorno, Salvatore. La produzione di uno spazio urbano. Siracusa tra Ottocento e Novecento. Venezia, Marsilio, 2004 (abbattimento delle mura, piano regolatore, fronte a mare).
  • Adorno, Salvatore – Trigilia, Carlo (a cura di). Storia di Siracusa. Economia, politica, società 1946-2000. Roma, Donzelli, 2015, volume realizzato anche con il contributo della Camera di Commercio.
  • Barone, Giuseppe. «La città e il mare», in Siracusa. Identità e storia 1861-1915, a cura di S. Adorno. Palermo-Siracusa, Lombardi, 1998, pp. 118-120.
  • Sirena, Concetta. Le élites urbane di Siracusa e Noto. Sistemi locali e nuova politica nell’Ottocento borbonico. Tesi di dottorato in Storia contemporanea, Università di Catania, XXIII ciclo (per Pasquale Midolo, la famiglia Midolo, il porto e la ferrovia).
  • Salerno, Fabio. «Il piano dell’Italconsult del consorzio Asi di Siracusa, tra coerenza distributiva e grandi prospettive (1949-1973)». Storia urbana, n. 130, 2011, pp. 105-136.
  • Bonfadini, Romualdo. Relazione della Giunta per l’inchiesta sulle condizioni della Sicilia (1875-1876), II, p. 1085 (sulla ferrovia e il porto di Siracusa).
  • Ruggeri, Domenico. Edificio per la Camera di commercio ed arti di Siracusa. Roma, Tip. Fratelli Centenari, 1897, estratto dagli Annali della Società degli Ingegneri e degli Architetti Italiani (fascicolo non ancora letto: è il documento chiave per l’attribuzione del progetto).
  • Fazio, Federico. «Un progetto di Sebastiano Agati per Siracusa». Agorà, n. 50, 2014, pp. 36-41 e nota 32 (datazione del cantiere camerale al 1891, sulla scorta di Trigilia e Adorno).
  • Pagnano, Giuseppe. «Il patrimonio monumentale di Ortigia nel quadro del piano particolareggiato». Archivio Storico Siracusano, s. III, III, 1989, p. 119; Russo, Salvatore. «Storia della cessione delle fortificazioni al Comune di Siracusa», ivi, s. III, I, 1983, p. 93; Cabianca, Vincenzo. «Appunti di storia urbanistica siracusana», ivi, s. III, VIII, 1993, p. 48.
  • Mauceri, Enrico. Siracusa e la valle dell’Anapo. Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1909 (riscontro negativo sulla datazione del palazzo). Consulta online.
  • Gallo, Francesco. «Siracusa, monumenti e opere del Ventennio». itSiracusa, 25 marzo 2021. Consulta online.

Stampa, associazioni e risorse online

  • Italia Nostra, sezione di Siracusa. «Siracusa, l’edificio della Camera di Commercio come quello delle Poste?», 27 giugno 2018. Consulta online.
  • SiracusaOggi, SiracusaNews, Siracusa Press, La Sicilia, Giornale di Sicilia, La Voce dell’Isola, LiveSicilia, RagusaNews, MetroCT: cronache dell’accorpamento (2015-2017), del tentato scorporo (2021-2023), del commissariamento e della richiesta di autonomia del dicembre 2025.
  • Confcommercio Siracusa. Rassegna stampa sull’accorpamento camerale, 8 novembre 2016.
  • Archivio Luce. Sicilia in cammino. A Siracusa si tirano le somme delle realizzazioni industriali compiute in questo dopoguerra, La Settimana Incom n. 01504, 31 gennaio 1957 (con il presidente Innorta). patrimonio.archivioluce.com.
  • Archivio storico fotografico Angelo Maltese e La Civetta di Minerva (per la collocazione della galleria «la Fontanina», in rettifica di quanto circola online).
  • OpenStreetMap, way 174329126 (mappatura dell’edificio e assenza del dato di accessibilità); Wikimedia Commons, categoria dedicata al palazzo (fotografie libere e attribuzione a Domenico Ruggeri).
  • Comune di Siracusa: pagine su ZTL di Ortigia, pass di sosta e richiesta di stalli per disabili; atti sul percorso del Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (avviato nel 2024 e non ancora concluso).

Documentazione fotografica

  • Rilevazione fotografica diretta del prospetto, della scalinata, dei portali, del basamento con gli anelli scolpiti e della segnaletica storica, 6 settembre 2025 (fotografie di Alessandro Calabrò pubblicate in questa scheda). Le osservazioni sull’accessibilità della sezione dedicata derivano in parte da questa rilevazione.

Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 16 Agosto 2026.

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Indirizzo
Via Duca degli Abruzzi 4 – prospetto su largo Michelangelo da Caravaggio, Ortigia, Siracusa.
Quartiere / Zona
Ortigia – rione Marina
Epoca / Secolo
Ultimo decennio del XIX secolo, ampliato fino al 1931 (XIX-XX secolo).
Accessibilità
🦽 Motoria – Ingresso solo da scalinata di 8 gradini, senza rampa né corrimano; due ascensori interni.
👁️ Visiva – Gradini senza contrasto, nessun percorso tattile in zona.
👂 Uditiva – Nessun servizio dedicato documentato.
🧠 Cognitiva – Edificio riconoscibile, ma accesso solo su prenotazione online.
Orari o note pratiche

Sede secondaria della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia. Uffici aperti al pubblico su appuntamento prenotato online, da lunedì a venerdì 8:30-12:00 e il martedì anche 15:45-17:45 (orario ridotto in agosto). Numero unico per tutti i servizi della sede: 0931 1961130. Nel palazzo hanno sede anche la biblioteca camerale e l’archivio storico dell’ente.