![]() Ritratto di Giovanni Battista Alagona. Fotografia di Davide Mauro, 2017, CC BY-SA 4.0. | |
| Nascita | Siracusa, 25 agosto 1726 |
|---|---|
| Morte | Caltagirone, 21 settembre 1801 |
| Genitori | Francesco Alagona, dei baroni di Formica, e Ignazia Giustiniani |
| Ordinazione presbiterale | 14 marzo 1750 |
| Ministero | Vescovo di Siracusa, 1773-1801 |
| Presentazione | 16 luglio 1773 |
| Conferma | 13 settembre 1773 |
| Consacrazione episcopale | Palermo, 31 ottobre 1773 |
| Predecessore | Giuseppe Antonio de Requisens |
| Successore | Gaetano Bonanno |
| Istituzione legata al nome | Biblioteca Alagoniana, fondata nel 1780 |
| Sepoltura | Duomo di Siracusa |
Giovanni Battista Alagona, ricordato anche come Giovan Battista o Giambattista Alagona (Siracusa, 25 agosto 1726 – Caltagirone, 21 settembre 1801), fu vescovo di Siracusa dal 1773 alla morte. Il suo nome è legato soprattutto alla fondazione della Biblioteca Alagoniana, alla promozione degli studi nel seminario e alla raccolta di libri e antichità. Durante il suo episcopato promosse la formazione del clero e intervenne nella decorazione della cattedrale; difese inoltre le prerogative e le rendite ecclesiastiche, entrando in conflitto con capitoli locali e autorità regie. La sua attività si svolse nella grande diocesi siracusana anteriore alle divisioni territoriali dell’Ottocento, che comprendeva anche città oggi appartenenti ad altre sedi vescovili.[1][2]
Origini e formazione
Nacque a Siracusa da Francesco, appartenente ai baroni di Formica, e da Ignazia Giustiniani. Studiò a Palermo presso i gesuiti e mostrò precocemente interesse per la letteratura. Fu inizialmente indirizzato alla carriera militare, che abbandonò per il sacerdozio. Il repertorio episcopale Catholic-Hierarchy registra l’ordinazione presbiterale al 14 marzo 1750.[1][3]
La nomina a vescovo di Siracusa
Alagona succedette a Giuseppe Antonio de Requisens. Nella cronologia di Catholic-Hierarchy la presentazione è datata 16 luglio 1773, la conferma 13 settembre e la consacrazione 31 ottobre, celebrata a Palermo. Si tratta di momenti distinti del conferimento della sede e dell’ordinazione episcopale. La successione si inserisce nella continuità dell’attività culturale del seminario: Serafino Privitera accosta esplicitamente l’opera di Alagona a quella dei predecessori Francesco Testa e Requisens.[3][2]
L’ingresso in città avvenne nel novembre 1773. Le ricostruzioni non concordano sul giorno: il Dizionario Biografico degli Italiani indica il 3 novembre, mentre una tradizione locale riferisce il 28. La precisione della data di consacrazione, condivisa dai repertori, non risolve questa divergenza relativa alla successiva cerimonia d’ingresso. Per il governo della sede resta fermo il periodo 1773-1801.[1][14]
La diocesi che gli fu affidata aveva un’estensione assai maggiore di quella attuale. Le visite a Terranova, oggi Gela, a Ragusa e a Spaccaforno, oggi Ispica, appartengono alla sua normale attività di vescovo di Siracusa. La creazione delle diocesi di Caltagirone e Noto e la successiva istituzione della diocesi di Ragusa appartengono a fasi posteriori alla sua morte: i confini contemporanei non possono quindi essere impiegati per leggere gli itinerari pastorali settecenteschi.[4][5][6]
Il seminario e la formazione del clero
La biblioteca nacque all’interno di un programma che comprendeva insegnamento, discussione pubblica e preparazione del clero. Privitera ricorda il restauro del seminario e la costruzione di una nuova cappella ornata di marmi e provvista delle suppellettili necessarie. Alagona chiamò docenti da fuori città: lo storico nomina il romano Luigi Casolini per la cattedra di Retorica e Belle Lettere. La presenza di questo insegnamento mostra il posto assegnato alla cultura letteraria nella formazione ecclesiastica, accanto alle discipline propriamente teologiche.[2]
Alagona ricoprì anche la carica di segretario dell’Accademia Aretusea.[1]
Furono ristabilite le conferenze ecclesiastiche rivolte al clero e le riunioni accademiche degli allievi, dedicate ad argomenti scientifici e letterari. Il vescovo ebbe come segretario l’abate torinese Secondo Sinesio, che ricorre anche nelle testimonianze relative all’ordinamento delle antichità del seminario. In questa rete le funzioni di insegnante, sacerdote, bibliotecario e studioso delle memorie cittadine erano spesso esercitate dalle stesse persone.[2][7]
Domenico Scinà, nel terzo volume del Prospetto della storia letteraria di Sicilia nel secolo decimottavo, descrive accademie ecclesiastiche organizzate da Alagona nel seminario e onorate dalla sua presenza. Gli argomenti riguardavano la disciplina della Chiesa in generale e quella siracusana in particolare. La testimonianza, pubblicata nel 1827, è vicina all’ambiente intellettuale formatosi durante l’episcopato; il tono elogiativo dell’autore va distinto dai fatti istituzionali che riferisce.[8]
Giuseppe Logoteta e gli studi sulla Chiesa siracusana
Scinà presenta le dissertazioni di Giuseppe Logoteta come un risultato delle accademie ecclesiastiche promosse dal vescovo. Fra i temi ricorda l’antica e la nuova disciplina del sacrificio eucaristico, le pratiche funerarie e la penitenza; nelle note registra l’edizione siracusana del 1779, uscita dalla tipografia di Francesco Maria Puleio. L’indagine storica delle consuetudini della Chiesa locale entrava così nella formazione del clero e trovava uno sbocco a stampa.[8]
Nelle pagine successive Scinà elenca lavori dello stesso Logoteta sulle origini apostoliche della Chiesa siracusana, sul vescovo Germano e su san Metodio patriarca di Costantinopoli, stampati a Catania nel 1786. Queste opere appartengono a Logoteta; la parte di Alagona consiste nel sostegno all’ambiente di studio in cui furono elaborate. Il loro interesse per la storia della cultura rimane distinto dalla validità delle singole ricostruzioni sulle origini cristiane di Siracusa, da confrontare con la storiografia successiva.[8]
Il cenacolo episcopale nella testimonianza di Swinburne
Una testimonianza contemporanea dell’ambiente raccolto attorno ad Alagona si trova nei Travels in the Two Sicilies di Henry Swinburne. Nel secondo volume, pubblicato a Londra nel 1785, il viaggiatore inglese ricorda l’accoglienza ricevuta a Siracusa e le persone incontrate alla tavola del vescovo, che descrive come socievoli e informate. Apprezza la conversazione del presule, piacevole e incline alla serietà, e la preparazione di alcuni suoi interlocutori. Il racconto colloca gli interessi intellettuali entro una concreta pratica di ospitalità e conversazione.[16]
Swinburne insiste anche sull’assiduità di Alagona nei doveri episcopali e nomina l’abate Sinesio, indicato come primo vicario e autore di dissertazioni biografiche e teologiche. La menzione costituisce un riscontro coevo del ruolo di questo ecclesiastico, che Privitera ricorderà come segretario del vescovo e che Capodieci associa alla lapide dell’iscrizione di Ierone. Il giudizio sul carattere di Alagona rimane quello del viaggiatore e riguarda la sua esperienza personale dell’ospitalità episcopale.[16][2][7]
La Biblioteca Alagoniana
Fondazione, sede e destinazione
La fondazione della biblioteca è generalmente datata al 1780 dalle fonti diocesane e dagli studi specialistici. L’istituzione prese il nome dal vescovo e fu concepita a beneficio del seminario e della gioventù siracusana. La prima sede era nel complesso del vecchio Seminario dei Chierici, in via Minerva; la biblioteca odierna, nell’area del Palazzo Arcivescovile, appartiene alla successiva storia degli spostamenti e delle sistemazioni dell’istituto.[9][10][11]
Privitera attribuisce al vescovo la costruzione a proprie spese dell’edificio e descrive una biblioteca pubblica destinata agli studi. La scelta della parola pubblica è significativa per la funzione culturale cittadina assegnata alla raccolta: libri riuniti in una sede utilizzabile per la formazione, sotto il governo del seminario e del vescovo. Il riferimento settecentesco alla gioventù e agli studiosi non permette tuttavia di ricostruire automaticamente orari, regole d’accesso e servizi nella forma delle biblioteche contemporanee.[2]
Le fonti conservano tre indicazioni cronologiche da tenere distinte. Il 1780 è l’anno di fondazione accolto dalla diocesi e da Anna Scala; l’Anagrafe delle biblioteche italiane dell’ICCU indica il 1781; Privitera scrive invece che Alagona aprì la biblioteca nel 1783, inaugurandola con saggi accademici. È possibile che queste notizie riguardino momenti diversi della costituzione dell’istituto, ma i soli dati disponibili non dimostrano una precisa sequenza fra fondazione, costruzione e apertura. La divergenza resta parte della storia documentaria della biblioteca.[2][9][10][12]
Libri, acquisti e dotazioni
Alagona mise a disposizione libri personali e promosse acquisti destinati ad ampliare il patrimonio. Anna Scala, nello studio dedicato ai manoscritti e agli antichi libri a stampa dell’Alagoniana, ricorda gli acquisti effettuati a Napoli a sue spese e il trasporto dei volumi a Siracusa con un bastimento. La raccolta comprendeva opere scelte, manoscritti e prime edizioni a stampa; le descrizioni storiche vi associano anche oggetti d’antichità e monete.[10][2]
La costituzione materiale della raccolta fu accompagnata da provvedimenti per la sua conservazione economica. Il profilo di De Felice registra atti di dotazione del 12 maggio 1793 e del 15 aprile 1797. Secondo l’indice dell’Archivio storico siracusano, lo studio di Giuseppe Agnello del 1956 comprende due documenti del 1793 e del 1797: la permanenza dell’istituzione fu dunque affrontata anche attraverso atti patrimoniali, oltre che con doni di volumi e allestimento delle sale.[1][14]
Privitera ricorda Giuseppe Logoteta come bibliotecario e attribuisce ad Alagona la disposizione che l’incarico fosse successivamente affidato a un parroco fra i più dotti della città, scelto dal vescovo. Il custode dei libri era così inserito nel clero locale e nella responsabilità del presule. La stessa fonte associa alla biblioteca un gabinetto di antiquaria e un medagliere, confermando l’ampiezza degli interessi riuniti attorno alla raccolta.[2]
Alla tutela del patrimonio librario era dedicata anche una disposizione contro l’asportazione di libri, fogli, fascicoli e manoscritti, accompagnata dalla minaccia di anatema. Sergio Cilea ne riproduce il testo latino attribuendolo ad Alagona; la disposizione testimonia la volontà di conservare integra la raccolta.[17]
Le successive acquisizioni hanno trasformato l’Alagoniana. I manoscritti di Giuseppe Maria Capodieci, le raccolte di altri eruditi e il patrimonio oggi conservato comprendono apporti di epoche diverse. Le consistenze moderne di volumi, codici e incunaboli descrivono il risultato di questa storia: attribuire ogni pezzo alla donazione originaria di Alagona cancellerebbe il ruolo dei donatori e dei responsabili che gli succedettero.[9][10]
Le antichità e le raccolte del seminario
La passione antiquaria legata alla biblioteca è documentata da Giuseppe Maria Capodieci negli Antichi monumenti di Siracusa, pubblicati nel 1813. Il libro descrive reperti entrati nelle raccolte durante la vita del vescovo, indicando donatori, spostamenti e precedenti luoghi di conservazione. Sono testimonianze preziose dell’attività di raccolta fra Settecento e Ottocento, da distinguere dalle identificazioni archeologiche e dalle attribuzioni oggi accettate.[7]
Capodieci riferisce che nel 1790 il conte Gregorio Danieli donò ad Alagona due statue marmoree, allora interpretate come l’Abbondanza e Apollo, conservate nella casa dei Danieli presso la chiesa di San Tommaso. Lo scrittore le vide nel museo del seminario. Nella sua ricostruzione provenivano da un gruppo di statue rinvenuto nel 1530 durante lavori presso la muraglia della piazza: questa provenienza e i nomi delle figure sono notizie trasmesse dall’antiquario, che richiedono il confronto con la successiva letteratura archeologica.[7]
Lo stesso autore ricorda un rilievo marmoreo con figure mutilate, trovato nel 1764 nella zona dei Teracati e donato al vescovo da Ludovico Scandurra. Il passo illustra il meccanismo di formazione della raccolta: rinvenimenti in proprietà private, conservazione presso il proprietario e trasferimento a un’istituzione ecclesiastica capace di riceverli. Il testo di Capodieci mantiene aperta la questione del soggetto raffigurato nel rilievo; la donazione non ne rende certa l’interpretazione iconografica.[7]
L’iscrizione di Ierone e il ruolo di Capodieci
Un episodio più precisamente datato riguarda l’iscrizione greca riferita a Ierone. Secondo Capodieci, dopo il rinvenimento nel 1734 nell’area di Acradina, la pietra era rimasta in un angolo dell’atrio vescovile. Nel 1789 Alagona la fece trasferire nella pubblica biblioteca del seminario; l’abate Secondo Sinesio compose una lapide latina per accompagnarla. Capodieci rivendica l’importanza delle proprie ripetute sollecitazioni nella decisione del vescovo.[7]
La raccolta del seminario appartiene alla storia del collezionismo siracusano; le successive istituzioni museali pubbliche ebbero propri trasferimenti e trasformazioni.[7]
Il governo pastorale della diocesi
La visita a Terranova nel 1774
La prima fase dell’episcopato è documentata dalla visita pastorale al monastero benedettino di Terranova, l’odierna Gela, esaminata da Salvina Fiorilla sulla base degli atti diocesani del 1774-1776. Alagona prescrisse che fossero alzate le grate del coro e regolò l’apertura della grata utilizzata per trasferire i cadaveri delle religiose, consentendola soltanto per quel passaggio e alla presenza del vicario e del cappellano, con le porte della chiesa chiuse. Dispose inoltre che il vino eccedente fosse venduto all’ingrosso dal procuratore, evitando la vendita al dettaglio presso la porta del monastero da parte delle converse o delle monache.[4]
Le disposizioni riguardano la clausura, i rapporti con l’esterno e l’amministrazione di una comunità religiosa. Lo studio di Fiorilla rinvia al volume 64 delle visite pastorali, carte 338v-339r: il riferimento identifica il documento utilizzato dalla studiosa e consente di collocare le prescrizioni nel loro contesto, senza trasformarle in una descrizione generale di tutti i monasteri della diocesi.[4]
Ragusa e Spaccaforno
Il 30 maggio 1778 Alagona presiedette la consacrazione della chiesa di San Giovanni Battista a Ragusa, al termine della fase di decorazione dell’interno. La ricostruzione pubblicata dal Comune ricorda una cerimonia protratta per due giorni. Allora il tempio apparteneva alla diocesi siracusana; divenne cattedrale soltanto nel 1950, con l’istituzione della diocesi di Ragusa.[6]
Per Spaccaforno, Melchiorre Trigilia pubblica notizie delle visite del 1775, 1778, 1790, 1793 e 1796. La lettera al clero del 10 agosto 1793 raccomanda ai confessori serietà, abito conveniente e amministrazione dei sacramenti senza ricerca di regali o preferenze fra penitenti; dispone inoltre controlli sulle chiese rurali e limita l’introduzione di nuove feste. Un’altra lettera, del 25 novembre 1784, difende il mantenimento del divieto della processione del Cristo alla Colonna, motivandolo con i disordini e la rivalità fra confraternite. Il divieto regio iniziale era del 1773, anteriore all’insediamento del vescovo: Alagona ne sostenne la continuità.[5]
Le controversie giurisdizionali
La tutela della giurisdizione e delle rendite ecclesiastiche occupò una parte rilevante del suo governo. Privitera ricorda una lunga e costosa lite con il capitolo della cattedrale; i conflitti si estesero anche a comunità della diocesi. Nella Sicilia borbonica le controversie potevano coinvolgere insieme il vescovo, i capitoli e gli organi regi che esercitavano prerogative in materia ecclesiastica.[2][1]
Nel 1779 Alagona scomunicò Melchiorre Pirrotta, arciprete di Lentini, nel conflitto sui privilegi del capitolo locale; il governo giudicò abusivo il provvedimento e favorì un compromesso nel 1782. Un’altra controversia seguì la nomina del nipote Filippo Scrofani a tesoriere della cattedrale nel 1784: il capitolo ricorse al Tribunale di Regia Monarchia, che si pronunciò a favore del vescovo.[1]
Il repertorio della Real Segreteria conservato dall’Archivio di Stato di Palermo segnala anche un ricorso del 20 ottobre 1795 contro gli asseriti abusi del vescovo e il coinvolgimento di Filippo Scrofani. Due successive pratiche del 1799 riguardano il sacerdote Salvatore Platania di Caltagirone, imprigionato dopo ricorsi e accuse contro Alagona. L’inventario descrive le carte e ne riassume il linguaggio, ma la presenza di un ricorso non prova la fondatezza delle accuse, così come le qualificazioni rivolte al ricorrente non costituiscono un giudizio storico indipendente. Queste testimonianze mostrano soprattutto la persistenza del contenzioso nell’ultima parte dell’episcopato.[13]
Il contrasto con Giovanni Agostino De Cosmi
Il rapporto fra iniziativa culturale e difesa degli interessi ecclesiastici emerge nel conflitto del 1793 con Giovanni Agostino De Cosmi per il finanziamento delle scuole normali. Gaetano Di Giovanni, nella biografia dedicata al riformatore, ricostruisce un contrasto su sessanta onze provenienti dalle rendite dell’abolito Collegio dell’Oratorio di San Filippo Neri. Il vescovo contestava la destinazione della somma alle scuole pubbliche, sostenendo la funzione di quelle rendite per la formazione del ceto ecclesiastico.[15]
Di Giovanni pubblica passi di una relazione inviata da De Cosmi al viceré il 17 marzo 1793. L’autore della relazione accusava Alagona di impedire il finanziamento e respingeva la ricostruzione episcopale. Una successiva relazione del 10 agosto, richiamata nelle note, riferisce che il viceré aveva respinto le opposizioni e imposto il pagamento delle sessanta onze a carico della mensa vescovile. La fonte conserva la voce di uno dei protagonisti del conflitto e ne documenta gli argomenti; le espressioni polemiche di De Cosmi richiedono perciò di essere lette come posizione della controparte.[15]
Il motivo economico e istituzionale consente di precisare la vicenda. Da una parte Alagona sosteneva insegnamenti, libri e accademie dipendenti dal seminario; dall’altra difendeva la destinazione ecclesiastica di rendite che l’autorità regia voleva utilizzare per un progetto scolastico più ampio. I due aspetti della sua attività sono documentati da fonti diverse e riguardano istituzioni, competenze e beneficiari differenti.[8][2][15]
La cattedrale, il palazzo vescovile e i beni della mensa
Privitera attribuisce ad Alagona interventi nella sistemazione del presbiterio del Duomo di Siracusa: la balaustra, il pavimento dell’abside e i gradini dell’altare maggiore in marmo, insieme a stucchi, fregi e arabeschi della volta. Ricorda anche l’ornamentazione dei soffitti della biblioteca e di alcune stanze del palazzo vescovile, oltre all’acquisto di paramenti per la cattedrale. Lo storico non precisa, nel passo, la data di ogni intervento né i nomi di tutti gli esecutori.[2]
Privitera riferisce inoltre il desiderio del presule di migliorare i possedimenti della mensa vescovile, soprattutto la villa Tremilia. Secondo lo storico, le trasformazioni che concessero quei beni a censo ostacolarono il progetto. La notizia colloca anche i programmi edilizi e patrimoniali nel rapporto fra disponibilità della mensa e riforme del tempo; non contiene elementi sufficienti per ricostruire ogni singolo contratto o intervento previsto a Tremilia.[2]
Morte, sepoltura e memoria
Alagona morì a Caltagirone durante una visita pastorale nel settembre 1801, a settantacinque anni. Il giorno 21 è indicato dal Dizionario Biografico degli Italiani; Privitera conferma l’anno, il luogo e la circostanza della visita, ricordando il trasferimento delle spoglie a Siracusa. Fu sepolto nella cattedrale. La data 1802, presente in alcune riprese locali, diverge dalla cronologia del repertorio episcopale e dalla ricostruzione storica ottocentesca.[1][3][2]
La memoria più duratura del vescovo rimane l’Alagoniana. La biblioteca ha conservato la propria identità istituzionale attraverso nuove donazioni, cambiamenti di sede e interventi di riordinamento; la denominazione mantiene il legame con l’iniziativa settecentesca. Il patrimonio librario e le testimonianze antiquarie documentano inoltre un ambiente in cui il seminario costituiva un luogo di produzione e conservazione della memoria cittadina.[9][10]
Iconografia
Un ritratto di Alagona lo raffigura in abito episcopale accanto a una raccolta di libri, con un volume fra le mani. La fotografia qui riprodotta è stata realizzata da Davide Mauro nel 2017 e pubblicata su Wikimedia Commons con licenza CC BY-SA 4.0. Autore e data del dipinto non sono indicati nella documentazione associata alla fotografia.
Cronologia essenziale
- 1726: nascita a Siracusa.
- 1750: ordinazione presbiterale.
- 1773: presentazione, conferma e consacrazione a vescovo di Siracusa; ingresso in città nel novembre.
- 1774: visita al monastero benedettino di Terranova.
- 1778: consacrazione della chiesa di San Giovanni Battista a Ragusa.
- 1779-1782: conflitto con il capitolo di Lentini e compromesso promosso dal governo.
- 1780: fondazione della Biblioteca Alagoniana secondo diocesi e studi; ICCU indica il 1781, mentre Privitera colloca l’apertura nel 1783.
- 1784: controversia sulla nomina di Filippo Scrofani e lettera sul mantenimento del divieto processionale a Spaccaforno.
- 1789: sistemazione dell’iscrizione greca di Ierone nella biblioteca del seminario, secondo Capodieci.
- 1790: donazione delle statue di Gregorio Danieli.
- 1793: dotazione della biblioteca, contrasto con De Cosmi e disposizioni al clero di Spaccaforno.
- 1797: ulteriore dotazione della biblioteca.
- 1801: morte a Caltagirone durante la visita pastorale e trasferimento delle spoglie a Siracusa.
Fonti e bibliografia
- Renzo De Felice, Alagona, Giovan Battista, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 1, 1960. Per dati familiari, vicende episcopali e cronologia.
- Serafino Privitera, Storia di Siracusa antica e moderna, vol. II, Napoli, Tipografia già del Fibreno, 1879, pp. 282 e 290-292. Testo consultabile in facsimile; per seminario, biblioteca, committenze e morte.
- David M. Cheney, Bishop Giovanni Battista Alagona, Catholic-Hierarchy. Repertorio per ordinazioni e successione episcopale; la morte vi è registrata nel settembre 1801 senza giorno certo.
- Salvina Fiorilla, Monasteri femminili nella Sicilia sud-orientale: il caso di Eraclea Terranova tra Medioevo ed Età moderna, in Mediaeval Sophia, 26, 2024, pp. 121-140, in particolare pp. 137-138 e nota 65. La studiosa rinvia all’Archivio storico diocesano, Visita pastorale del vescovo Giovan Battista Alagona, 1774-1776, vol. 64, cc. 338v-339r.
- Melchiorre Trigilia, La Basilica di Santa Maria Maggiore. Le visite dei vescovi siracusani, secolo XVIII, pubblicazione digitale del Centro Studi Helios. Per le notizie delle visite a Spaccaforno e la lettera del 25 novembre 1784.
- Comune di Ragusa, Chiesa di San Giovanni Battista, testo di Giuseppe Antoci tratto da I monumenti del tardo barocco di Ragusa, aggiornamento 12 marzo 2018. Per la consacrazione del 1778.
- Giuseppe Maria Capodieci, Antichi monumenti di Siracusa illustrati, tomo I, Siracusa, Francesco Maria Pulejo, 1813, pp. 109, 111-112 e 119. Per donazioni di antichità, rilievo Scandurra e iscrizione di Ierone.
- Domenico Scinà, Prospetto della storia letteraria di Sicilia nel secolo decimottavo, vol. III, Palermo, Tipografia Reale di Guerra, 1827, pp. 407-409. Per accademie ecclesiastiche e opere di Giuseppe Logoteta.
- Arcidiocesi di Siracusa, Un itinerario tra arte e cultura nel Palazzo Arcivescovile, 8 luglio 2021. Per la fondazione del 1780 e la continuità della biblioteca.
- Anna Scala, Manoscritti e libri a stampa a Siracusa. Trapezunzio e Cicerone nella Biblioteca Alagoniana, in la Biblioteca di via Senato, XIV, n. 12/144, dicembre 2022, pp. 88-92, in particolare p. 89. Per raccolta libraria e acquisti a Napoli.
- I Fatti, La biblioteca Alagoniana nacque nel 1780, n. 44, 1 novembre 2020, p. 6. Riporta il riferimento a Capodieci, Annali, XIII, f. 23, per l’istituzione della pubblica libreria e la sede di via Minerva.
- ICCU, Biblioteca Arcivescovile Alagoniana, Anagrafe delle biblioteche italiane, ISIL IT-SR0052, aggiornamento 2 dicembre 2025. Indica il 1781 come anno di fondazione.
- Archivio di Stato di Palermo, Real Segreteria. Appendice di materiale a parte, 1789-1824, repertorio, p. 10, busta 5258, nn. 81-83. Regesti di ricorsi del 1795 e pratiche del 1799; l’oggetto degli atti va distinto dalla prova delle accuse.
- Per la tradizione biografica e ulteriori approfondimenti: Paolo Impellizzeri, Elogio biografico di G. B. Alagona, Napoli, 1853, indicato nella bibliografia di De Felice; Giuseppe Agnello, La biblioteca alagoniana nella vita intellettuale del Settecento a Siracusa, in Archivio storico siracusano, II, 1956, pp. 127-145, con due documenti del 1793-1797 alle pp. 139-145, secondo l’indice della rivista. Per la data d’ingresso e i racconti biografici, confrontare anche la ripresa locale Il vescovo Alagona in I Fatti, n. 5, 1 febbraio 2026, p. 6, che presenta varianti e divergenze cronologiche.
- Gaetano Di Giovanni, La vita e le opere di Giovanni Agostino De Cosmi. Memorie e ricordi con notizie storiche sull’insegnamento e sulla cultura in Sicilia nei secoli XVIII e XIX, Palermo, Carlo Clausen, 1888, pp. 187-189 e 266. Per la controversia sulle sessanta onze e le relazioni di De Cosmi del 1793.
- Henry Swinburne, Travels in the Two Sicilies, vol. II, London, J. Davis per P. Elmsly, 1785, sezione XLIX, pp. 341-342. Testimonianza contemporanea dell’ospitalità episcopale, di Alagona e dell’abate Sinesio.
- Sergio Cilea, Biblioteca Alagoniana, Siracusa Culture, 8 gennaio 2021. Per il testo della disposizione contro l’asportazione del patrimonio librario.
Scheda a cura di Alessandro Calabrò, fondatore di Aretusapedia. 3 novembre 2026.
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