![]() Lionardo Vigo Calanna (1799-1879) in un ritratto di Antonino Bonaccorsi datato 1846. Pinacoteca Zelantea di Acireale. Public Domain. | |
| Dati anagrafici | |
| Nome completo | Lionardo Vigo Calanna |
|---|---|
| Nascita | Acireale, 25 settembre 1799 |
| Morte | Acireale, 14 aprile 1879 |
| Professione | Etnografo, poeta, critico letterario, amministratore pubblico |
| Famiglia | |
| Padre | Pasquale Vigo (ramo cadetto dei marchesi di Gallodoro e Letojanni) |
| Madre | Ignazia Calanna (morta nel 1803, prima del quarto compleanno del figlio) |
| Coniugi | Carlotta Sweeny (1831, morta nel 1833 per conseguenze del parto); Marianna Famoso (1854) |
| Figli | Carlottina (1833, dal primo matrimonio); Salvatore Pasquale (dopo il 1854, dal secondo matrimonio) |
| Formazione | |
| Università | Laurea in legge, Università di Catania (1822) |
| Studi precedenti | Oratorio dei Padri Filippini di Acireale (1808-1811); Collegio Cutelli di Catania (1811-1813); Collegio Calasanzio di Messina (1813-1816) |
| Maestro | Domenico Scinà |
| Servizio civile | |
| Ricevitore generale dello stralcio della provincia di Siracusa | 1826 |
| Ricevitore generale della provincia di Agrigento | dopo il 1826 |
| Ispettore agli studi del circondario di Acireale | dal 1861 |
| Direttore del regio ginnasio di Acireale | dal 1861 |
| Carica politica | |
| Deputato al Parlamento siciliano | 1848 (Camera dei Comuni) |
| Presidente commissione parlamentare di guerra | 1848 |
| Onorificenze | |
| Titolo | Cavaliere |
| Cittadinanze onorarie | Palermo; Rapallo (1865) |
| Identificatori | |
| Wikidata | Q3833177 |
| Treccani DBI | voce Vigo, Lionardo |
| VIAF | 57391576 |
Lionardo Vigo Calanna (Acireale, 25 settembre 1799 – Acireale, 14 aprile 1879) è stato un etnografo, poeta, critico letterario e amministratore pubblico siciliano. Iniziatore degli studi di letteratura popolare in Sicilia, deve la sua notorietà nazionale ai Canti popolari siciliani pubblicati a Catania nel 1857, opera che anticipò di un quindicennio la successiva sistemazione di Giuseppe Pitrè e venne ampliata nella Raccolta amplissima di canti popolari siciliani (1870-1874), oltre seimila testi in dieci lingue dell’isola, dal siciliano al gallo-italico al siculo-lombardo all’arbëreshë delle colonie albanesi. Esponente del notabilato acese, autore di poesie, drammi storici, studi danteschi e di un poema in ottave intitolato Ruggiero (1834), fu eletto nel 1848 alla Camera dei Comuni del Parlamento siciliano insurrezionale, dove sostenne la costituzione di un Regno di Sicilia indipendente sotto un sovrano della casa Borbone (proponendo il principe di Salerno Leopoldo di Borbone-Due Sicilie) e dove si astenne dal voto sulla decadenza della dinastia: l’astensione gli evitò l’esilio post-restaurazione del 1849. Dopo l’Unità ricoprì incarichi nell’amministrazione scolastica e nella tutela dei beni archeologici, ma assunse posizioni critiche verso il centralismo sabaudo e rifondò nel 1823 l’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici di Acireale, che oggi conserva il suo archivio. La sua connessione documentata con Siracusa risale al 1826, quando assunse la carica di ricevitore generale dello stralcio della provincia siracusana, prima del trasferimento ad Agrigento e della rinuncia volontaria alla carriera amministrativa per dedicarsi a poesia, filologia e storia.
Origini e formazione
Nato ad Acireale il 25 settembre 1799 da Pasquale Vigo e da Ignazia Calanna, Lionardo proveniva da un ramo cadetto della famiglia Vigo, di origine genovese, marchesi di Gallodoro e di Letojanni in Sicilia dal Seicento (titolo della linea principale del casato; il ramo di Pasquale ne era cadetto). La famiglia aveva acquisito nel medesimo secolo segrezie di Acireale, ovvero cariche fiscali locali del Regno. La madre, figlia di un giureconsulto, morì nel 1803 prima che il bambino avesse compiuto quattro anni: l’infanzia di Lionardo, segnata da tensioni familiari, è ricordata dai biografi come «priva della necessaria tenerezza, persino selvatica».
Il percorso scolastico, comune alle élite siciliane del primo Ottocento, comprese fra il 1808 e il 1811 l’Oratorio dei Padri Filippini di Acireale, fra il 1811 e il 1813 il Collegio Cutelli di Catania e fra il 1813 e il 1816 il Collegio Calasanzio di Messina (il solo dei tre in cui Vigo trovò un ambiente accogliente). Si laureò in legge presso l’Università di Catania nel 1822, dopo aver avuto come riferimento intellettuale il fisico-naturalista Domenico Scinà e come amico l’avvocato Niccolò Palmieri.
Subito dopo la laurea, nel 1822, Vigo rinunciò alla carriera giudiziaria per dedicarsi all’amministrazione fiscale, scelta che si sarebbe rapidamente esaurita in favore della vocazione poetica e filologica. Sposò nel 1831 Carlotta Sweeny, di padre inglese e madre siciliana; dalla loro unione nacque nel 1833 la figlia Carlottina, ma la madre morì poco dopo per conseguenze del parto. Nel 1854 Vigo contrasse seconde nozze con la palermitana Marianna Famoso, da cui ebbe il figlio Salvatore Pasquale.
Il soggiorno siracusano del 1826
Il legame documentato di Vigo con la città di Siracusa risale al 1826, quando il giovane intellettuale, ventisettenne, fu nominato ricevitore generale dello stralcio della provincia di Siracusa nell’ordinamento amministrativo borbonico. La carica, di rango medio nell’apparato fiscale del Regno delle Due Sicilie, era responsabile della liquidazione dei residui contabili e del riordino della contabilità provinciale ereditata dal precedente sistema; il termine «stralcio» indica appunto la pratica di chiusura delle pendenze fiscali rimaste aperte. La nomina segnò la rinuncia definitiva al percorso giudiziario in favore del servizio civile, scelta che Vigo avrebbe poi confermato con le successive cariche ispettive post-unitarie.
Il soggiorno siracusano fu di breve durata e venne seguito dal trasferimento al medesimo ruolo nella provincia di Agrigento. La Treccani documenta esplicitamente la sequenza: «nel 1826 si trasferì prima a Siracusa e poi ad Agrigento». Le fonti consultate non specificano la durata esatta del soggiorno, la sede dell’ufficio in città, i rapporti con il notabilato locale né conservano una memoria personale di Vigo per la città aretusea; le opere maggiori dell’autore (i Canti popolari siciliani, il poema Ruggiero, le Notizie storiche della città di Acireale) non contengono riferimenti documentati a Siracusa. Anche la voce di Vigo sui moti del 1837 nel siracusano è quella di un osservatore esterno, già da quasi un decennio funzionario civile ad Acireale al servizio dello stesso governo borbonico che reprimeva la sommossa.
La presenza nel capoluogo aretuseo, pur circoscritta cronologicamente, motiva l’inserimento di Vigo nell’elenco dei patrioti del Risorgimento siracusano: combinata al successivo profilo politico-culturale di rilievo nazionale, è il principale appiglio biografico per ascrivere alla tradizione enciclopedica locale una figura il cui centro di gravità rimase sempre acese.
L’opera etnografica
L’attività di Vigo come raccoglitore della tradizione orale siciliana costituisce il contributo più duraturo della sua opera. La prima edizione dei Canti popolari siciliani raccolti e illustrati da Lionardo Vigo uscì a Catania nel 1857 presso la Tipografia di Salvatore Lentini: l’opera raccoglieva circa milletrecento canti trascritti dal 1830 in poi, classificati per tema (canzoni sulla bellezza delle donne, sulla bellezza degli uomini, serenate, dispregi, canti morali, canti religiosi, indovinelli o nniminagghi) e accompagnati da una lunga introduzione, da note critiche e da traduzioni italiane a fronte. Le lingue rappresentate erano il siciliano, il gallo-italico (franco-lombardo, parlato in alcune comunità nebroidee), il siculo-lombardo, l’arbëreshë delle colonie albanesi di Piana degli Albanesi, Mezzojuso, Contessa Entellina e Palazzo Adriano. La prima edizione subì sequestro e censura borbonica.
La seconda edizione, ampliata e riveduta, fu pubblicata in più volumi fra il 1870 e il 1874 come Raccolta amplissima di canti popolari siciliani presso la Tipografia Galàtola di Catania (Stamperia dell’Accademia Gioenia di Galàtola). L’opera, dedicata al re di Baviera Ludwig II, comprende 6.068 canti (5.557 più 511 in appendice) suddivisi in 69 capitoli per oltre 750 pagine. La Raccolta amplissima introduce un nuovo apparato critico, un post scriptum di risposta alle obiezioni mosse all’edizione del 1857 e numerosi rimaneggiamenti dei testi. La metodologia di rilevazione, di cui Vigo dà conto nelle prefazioni, si basava su una circolare a stampa inviata a corrispondenti, parroci, maestri di scuola ed eruditi locali di tutta la Sicilia, ai quali si chiedeva la trascrizione dei canti con annotazione della provenienza geografica e della lingua.
La polemica della falsificazione
Già dalla prima edizione del 1857 e con asprezza crescente dopo la pubblicazione della Raccolta amplissima nel 1874, Vigo fu oggetto di accuse di falsificazione da parte di filologi e storici di rango nazionale. Le critiche furono di metodo (l’approccio definito «approssimativo, superficiale e carente di rigore filologico») e di sostanza (l’inclusione di canti apocrifi, false attribuzioni topografiche e interpolazioni d’autore non segnalate).
I quattro principali accusatori furono Michele Amari (1806-1889), storico dei Musulmani di Sicilia, che già nel 1857 aveva espresso riserve metodologiche e che fra il 1861 e il 1864, divenuto ministro dell’Istruzione del Regno d’Italia, respinse la candidatura di Vigo a ispettore agli studi di Catania e all’aspirata cattedra di eloquenza dell’università etnea, sancendo una rottura personale duratura; Costantino Nigra (1828-1907), diplomatico e filologo, che nei Canti popolari del Piemonte (Torino, Loescher, 1888) sostenne che l’Italia meridionale avesse prodotto solo canti lirici, mentre il Nord aveva prodotto canti narrativi storici, gerarchia geografica che Vigo trovò offensiva e da cui in parte ebbe origine la sua disperata caccia successiva ai canti storici siciliani; Alessandro D’Ancona (1835-1914), filologo pisano, autore della Poesia popolare italiana (Livorno 1878 e 1906), che ammise come «solo con la confessione del colpevole si poteva avvertire l’errore»; e Angelo De Gubernatis (1840-1913), orientalista, che criticò la scarsa attendibilità delle indicazioni geografiche.
Il caso più emblematico riguarda il verso «Donni, ch’aviti ‘ntillettu d’amuri», evidente adattamento siciliano del verso «Donne ch’avete intelletto d’amore» dantesco della Vita nova (e ripreso nel Convivio). Il verso fu inviato a Vigo come canto autentico antico dal giovane collaboratore mineolo Luigi Capuana, futuro maestro del verismo. Sulla precedenza temporale del canto siciliano rispetto a Dante D’Ancona, dalla cattedra di Pisa, condusse un lungo dibattito; Capuana confessò nel 1879, dopo la morte di Vigo, di aver attribuito falsamente ventotto canti acquisiti per acquisizione personale (e provenienti in realtà dalla zona di Mineo); nel 1898 ammise che il numero dei falsi era «parecchie centinaia», di cui la responsabilità era esclusivamente sua «innocente soverchieria» giovanile, in chiave di giocosa polemica con Nigra. Le conseguenze furono pesantissime per la reputazione scientifica di Vigo: il danno oscurò per quasi un secolo il valore pioneristico dell’impresa etnografica.
La riabilitazione novecentesca ha attraversato due tappe principali. Giuseppe Cocchiara (1904-1965), nella Storia degli studi delle tradizioni popolari in Italia (Palermo, Palumbo, 1947, poi rifatta come Storia del folklore in Italia, Sellerio, 1981), ricollocò Vigo come pioniere, riconoscendogli la priorità cronologica e l’ampiezza della raccolta pur entro i limiti metodologici romantici. L’etnomusicologo palermitano Sergio Bonanzinga, nel saggio Lionardo Vigo, un autonomista dell’etnografia siciliana apparso su «Lares» 81 (2015), n. 1, pp. 67-95, ha proposto di leggere l’impresa etnografica vigoniana come emanazione diretta del suo autonomismo politico, individuando nel progetto della civiltà sicula «progenitrice della civiltà italica» la chiave interpretativa della raccolta. L’edizione critica della Protostasi sicula a cura di Giacomo Girardi, con prefazione di Antonino De Francesco dell’Università di Milano (Roma, Arbor Sapientiae, 2017), ha portato all’attenzione del pubblico contemporaneo il manoscritto del 1872 rimasto inedito.
Anticipazione di Pitrè e rapporti con la generazione successiva
L’opera di Vigo è considerata l’anticipazione naturale degli studi etnografici siciliani sistemati nel secondo Ottocento da Giuseppe Pitrè (1841-1916) e da Salvatore Salomone Marino. Pitrè, inizialmente collaboratore giovane di Vigo, prese rapidamente le distanze sul piano metodologico: la sua Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane in venticinque volumi (1871-1913) integra criticamente l’eredità vigoniana mantenendo il sicilianismo «non più ancorato a concezioni autonomiste». Ancora a Vigo vivente, Pitrè scrisse nel 1874 Sulla «Raccolta amplissima di canti popolari siciliani» di Lionardo Vigo. Rivista critica (Palermo, Lao), giudizio severo che incise sulla reputazione del maestro: Pitrè dichiarò la Raccolta inaffidabile come documentazione etnografica.
Il rapporto con Luigi Capuana, oltre che professionale, fu personale: lo scrittore di Mineo lo chiamava «Maestro» nelle lettere, contribuì al volume del 1857 e, nonostante l’imbarazzante storia dei falsi, scrisse l’iscrizione sul busto bronzeo del monumento eretto in piazza Lionardo Vigo ad Acireale nel 1883, anno in cui il Comune e la Reale Accademia degli Zelanti commissionarono allo scultore acese Michele La Spina (Acireale 1849 – Roma 1943) il busto fuso dalla Fonderia Nelly.
Le opere letterarie
La produzione letteraria di Vigo, spesso oscurata dalla notorietà dell’opera etnografica, attraversa cinque decenni e tutti i generi praticati dalla Sicilia ottocentesca colta. Esordì nel 1823 con Prose e poesie e proseguì nel 1825 con i Saggi di poesie liriche. Nel 1827 pubblicò presso la Stamperia Reale di Palermo, in seconda edizione, le Memorie storiche di Pietro Paolo Vasta, pittore di Aci-Reale, biografia del pittore acese che resta uno dei testi fondativi della storiografia artistica acese. Il 1833 lo vide impegnato nel Cenno sull’arte drammatica e del teatro in Sicilia, coincidente con la rifondazione dell’Accademia degli Zelanti.
Il poema cavalleresco Ruggiero, in ottave, uscì in prima edizione a Catania nel 1834 e fu riedito nel 1865: la trama, ispirata alla materia carolingia, esalta l’indipendenza siciliana ed è considerato dalla critica il vertice della produzione poetica vigoniana. Le Notizie storiche della città di Aci-Reale (1836) e le compagne minori A Sicilia e Ad Aci (1837-1838) sigillano il decennio dei saggi di erudizione locale e degli inni patriottici. Negli anni successivi Vigo pubblicò il saggio economico De’ bisogni della cultura e del commercio de’ vini in Sicilia (1845), il volume archivistico Degli archivi di Napoli e di Sicilia (1847) e la raccolta poetica Lirica (1855). Dopo l’Unità uscirono ancora All’Italia (1861, in occasione della visita reale a Palermo), Dante e la Sicilia (Palermo, 1870) e infine la Raccolta amplissima (1870-1874). Postumi sono apparsi Origine e sito della vetusta Sifonia (1877) e l’edizione critica della Protostasi sicula o genesi della civiltà (Arbor Sapientiae, 2017). Resta inedito, conservato presso la Biblioteca Zelantea, il manoscritto Il 1848 e 1849 in Sicilia. Testimonianze.
Il saggio Dante e la Sicilia, pubblicato in due puntate sulla «Rivista sicula di scienze, lettere ed arti» di Palermo (volumi II del 1869 e III del 1870) e poi in volume autonomo, riprende un argomento già praticato da Vigo nella corrispondenza con Tommaseo e Capponi: l’influenza della Scuola siciliana della corte di Federico II, e in particolare di Giacomo da Lentini, sulla genesi della lingua poetica italiana e dunque sulla Commedia. La civiltà sicula come matrice culturale italiana: posizione coerente con la visione autonomista che attraversa anche la raccolta dei canti. Nel 1865 Vigo fu invitato dal Municipio di Firenze alle celebrazioni del sesto centenario dantesco.
Il Parlamento siciliano del 1848
L’esperienza politica di Vigo è interamente concentrata nel biennio 1848-1849, ma costituisce un capitolo non secondario del Risorgimento siciliano. La rivoluzione di Palermo scoppiò il 12 gennaio 1848 e si concluse con il decreto di decadenza dei Borboni il 13 aprile 1848; il Parlamento siciliano, modellato su quello inglese, fu strutturato in due camere (la Camera dei Comuni e la Camera dei Pari) e il governo fu affidato al Comitato Generale presieduto da Ruggero Settimo.
Vigo, già membro di un primo comitato di governo ad Acireale (nato all’indomani dell’insurrezione locale), fu eletto deputato alla Camera dei Comuni e convocato a Palermo insieme allo zio Salvatore Vigo Platania e al cugino Lionardo Vigo Fuccio. Gli fu affidata la presidenza della commissione parlamentare di guerra: ruolo di primo piano nella gestione strategica del conflitto contro Napoli. La sua posizione politica fu di moderato monarchico costituzionale: ispirato al modello inglese (Westminster bicamerale), distante sia dai democratici come Crispi sia dagli autonomisti rivoluzionari come Michele Amari, Vigo propose la costituzione di un Regno di Sicilia separato sotto un sovrano della casa Borbone, identificato in Leopoldo di Borbone-Due Sicilie, principe di Salerno (zio di Ferdinando II). Coerentemente con questa proposta, Vigo non votò la decadenza della monarchia borbonica del 13 aprile 1848: l’astensione, sostanziale nel quadro giuridico borbonico, gli evitò l’esilio dopo la restaurazione del 15 maggio 1849, mentre quarantatré patrioti (fra cui Ruggero Settimo, Michele Amari, Mariano Stabile) furono perseguiti. Vigo poté restare ad Acireale nei dieci anni successivi, in «anni di isolamento, ma anche di studio e di ricerca» (Treccani), in cui «rinnegò pubblicamente i trascorsi rivoluzionari».
La memoria di quei giorni è affidata a un documento di particolare valore: la Testimonianza del cavaliere Lionardo Vigo Calanna, manoscritto di undici carte in tre stesure successive (20 aprile 1848, anni Sessanta, 1871), donata all’Archivio di Stato di Palermo il 21 giugno 1873 e conservata nell’aggregazione Il Risorgimento in Sicilia (1820-1861), Miscellanea Archivistica Serie I numero 5. La fonte è firmata «cavaliere Lionardo Vigo Calanna» e introdotta da Isidoro La Lumia, e oggi disponibile in versione digitalizzata sul portale del Ministero della Cultura.
Il 1860 e l’Unità
Vigo non era a Marsala l’11 maggio 1860, né esistono testimonianze documentate di un suo incontro con Garibaldi durante la spedizione dei Mille. Le fonti gli attribuiscono semmai un saluto di entusiasmo agli eventi militari e al successivo plebiscito di annessione. La Treccani lo descrive come uno di coloro che «salutò con accenti ferventi» lo sbarco dei Mille e gli eventi successivi. Il rapporto attivo con il nuovo Stato fu però mediato dall’amministrazione locale: il consiglio municipale di Acireale incaricò Vigo di portare a Torino la petizione per l’istituzione di un tribunale ad Acireale e per la costruzione del porto di Capomulini (frazione costiera). Vigo tenne un diario del viaggio in cui evidenziò «l’assenza di un senso di unità nazionale nelle popolazioni della penisola».
Successivamente fu membro della commissione recatasi a Palermo ad accogliere il re Vittorio Emanuele II nella sua visita reale in Sicilia. Da questa esperienza nacque il libro All’Italia (Acireale, 1861). Nello stesso periodo Vigo recuperò da Napoli una spada cerimoniale e fu invitato dal Municipio di Firenze alle celebrazioni dantesche del 1865.
Carriera amministrativa post-unitaria
Le autorità sabaude affidarono a Vigo, nei mesi successivi al 1860, una serie di incarichi nella nuova amministrazione del Regno: ispettore agli studi del circondario di Acireale, ispettore agli scavi archeologici, direttore del regio ginnasio di Acireale, membro (1861-1864) della Commissione Conservatrice di Belle Arti della provincia di Catania. Dalla disillusione di queste esperienze nacque la sua posizione di strenuo oppositore del centralismo sabaudo: «i suoi progetti federalisti si scontrarono con la realtà del nuovo sistema centralista», sintetizza la Treccani. Vigo mantenne posizioni autonomiste e federaliste fino alla morte, in pubblicazioni di ambito locale e nei rapporti privati con la generazione successiva.
Sul piano onorifico, Vigo è documentato come Cavaliere (titolo già usato nella firma della Testimonianza donata all’Archivio di Stato di Palermo nel 1873). Le fonti consultate non specificano da quale ordine cavalleresco fosse derivato il titolo (presumibilmente onorificenza borbonica successivamente confermata dai Savoia). Ricevette anche la cittadinanza onoraria di Palermo e di Rapallo (1865).
Carteggio epistolare e rete intellettuale
L’archivio personale di Vigo, conservato presso la Biblioteca e Pinacoteca Zelantea di Acireale, comprende oltre settemila lettere di corrispondenti italiani e stranieri di rango (alcuni fondi ne stimano oltre novemila). Lo strumento di base per consultarlo sono gli Indici dell’epistolario di Lionardo Vigo a cura di Gaetano Gravagno (Acireale, Accademia Zelanti, 1977).
I corrispondenti documentati includono Massimo d’Azeglio, Niccolò Tommaseo, Francesco Domenico Guerrazzi, Raffaello Lambruschini, Terenzio Mamiani e Giovanni Prati; fra i siciliani Emerico e Michele Amari (cugini), l’abate-grecista Giuseppe Crispi (1781-1859, da non confondere con il politico Francesco Crispi), Luigi Capuana (Lettere inedite a Lionardo Vigo 1857-1875) e Giuseppe Pitrè (Carteggio Vigo-Pitrè edito nel 1989); a parte va menzionato il fitto carteggio con la poetessa abruzzese Giannina Milli (Carteggio inedito Lionardo Vigo-Giannina Milli 1852-1875). Fra i corrispondenti stranieri spicca il nome dello storico tedesco Ferdinand Gregorovius, che salutò la Raccolta amplissima come «prova evidentissima della unità della nazione italiana».
L’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici
L’Accademia degli Zelanti, fondata ad Acireale il 3 ottobre 1671 dal sacerdote Giuseppe Cavallaro e inaugurata il 14 novembre dello stesso anno, è la più antica accademia di Sicilia. L’attuale denominazione degli Zelanti e dei Dafnici riflette la successiva aggregazione, avvenuta nel 1934, dell’Accademia dei Dafnici (a sua volta erede dei Geniali, fondata nel 1778). Vigo ne fu protagonista nella rifondazione del 1823, condotta insieme all’ingegnere Lorenzo Maddem e ad altri dodici concittadini; ne fu poi segretario generale. Sotto la sua guida l’Accademia ricostituì la propria attività di pubblicazione delle Memorie e Rendiconti annuali e divenne un crocevia di corrispondenza con Amari, Crispi, Pitrè, Tommaseo e Lambruschini.
La sede istituzionale dell’Accademia è oggi presso il complesso architettonico di Via Marchese di Sangiuliano 17 ad Acireale, in un edificio neoclassico del primo Novecento progettato dall’architetto Mariano Panebianco e dedicato alla Biblioteca e Pinacoteca Zelantea. La biblioteca conserva oggi oltre 160.000 volumi, 1.650 testate periodiche, 74 incunaboli, oltre mille cinquecentine e 370 manoscritti, fra cui il Fondo Lionardo Vigo (biblioteca personale dell’autore, manoscritti, epistolario). La pinacoteca custodisce opere di Guido Reni, Luca Giordano, Mattia Preti e dei maestri siciliani sette-ottocenteschi.
Eredità
L’eredità di Vigo Calanna nella cultura siciliana resta legata principalmente all’apertura del campo etnografico. La raccolta del 1857 è stata letta da generazioni di studiosi come archetipo della rilevazione del canto popolare; la Raccolta amplissima del 1874 è oggi considerata un documento storico-letterario complesso, nel quale le interpolazioni d’autore convivono con materiali genuini. La critica novecentesca, da Cocchiara a Bronzini a Bonanzinga, ha contribuito a ricollocare l’opera in una prospettiva di autonomismo culturale siciliano, riconoscendone il valore inaugurale pur senza tacere i limiti metodologici. Salvatore Rapisarda, dell’Università di Catania, ha dedicato un saggio puntuale alle Imposture siciliane nel quale ripercorre il caso Capuana-Vigo, alla luce delle ricerche degli anni Settanta di Giovanni Battista Bronzini.
Il monumento più visibile della memoria di Vigo è il busto bronzeo eretto nel 1883 in Piazza Lionardo Vigo ad Acireale, opera dello scultore acese Michele La Spina (Acireale 1849 – Roma 1943) fuso dalla Fonderia Nelly, su commissione congiunta del Comune di Acireale e della Reale Accademia degli Zelanti; sul piedistallo è apposta l’iscrizione di Luigi Capuana. Il monumento è stato restaurato in tempi recenti dal Rotary Club di Acireale con il Credito Siciliano. Acireale conserva anche, alla Pinacoteca Zelantea, il ritratto di Vigo dipinto da Antonino Bonaccorsi nel 1846 (cinque anni dopo le seconde nozze con la Famoso).

Toponomastica e memoria
Numerose intitolazioni cittadine sono presenti nei comuni etnei e palermitani: Acireale, Aci Castello, Aci Catena, Catania, Messina; a Nicolosi è dedicato un istituto scolastico. L’Istituto scolastico paritario «Lionardo Vigo» opera ad Acireale. La città di Siracusa, dove Vigo soggiornò nel 1826 come ricevitore generale dello stralcio, non gli ha intitolato vie o piazze. Il riconoscimento di Vigo come «patriota siracusano» da parte della tradizione enciclopedica locale si fonda dunque sul precedente di servizio civile a Siracusa nel 1826 e sul successivo profilo politico-culturale di rilievo nazionale, che lo accomuna alla generazione dei liberali siciliani attivi nel medesimo arco cronologico, più che su una continuità di relazione personale con la città aretusea.
Morte
Vigo morì ad Acireale il 14 aprile 1879, all’età di settantanove anni. Le fonti pubbliche consultate (Treccani, Wikipedia, Bonanzinga, sito dell’Accademia degli Zelanti) non identificano in modo specifico la chiesa o il cimitero che ne ospitarono la sepoltura: la documentazione conservata sembra rimandare al cimitero comunale di Acireale. Il busto del 1883 in Piazza Vigo costituisce il monumento commemorativo pubblico per eccellenza.
Opere principali
- Prose e poesie, 1823.
- Saggi di poesie liriche, 1825.
- Memorie storiche di Pietro Paolo Vasta, pittore di Aci-Reale, Palermo, Stamperia Reale, 1827 (II ed.).
- Cenno sull’arte drammatica e del teatro in Sicilia, 1833.
- Ruggiero, poema in ottave, Catania, 1834 (riedito nel 1865).
- Notizie storiche della città di Aci-Reale, 1836.
- A Sicilia e Ad Aci, 1837-1838.
- De’ bisogni della cultura e del commercio de’ vini in Sicilia, 1845.
- Degli archivi di Napoli e di Sicilia, 1847.
- Lirica, 1855.
- Canti popolari siciliani raccolti e illustrati da Lionardo Vigo, Catania, Tipografia di Salvatore Lentini, 1857.
- All’Italia, Acireale, 1861.
- Dante e la Sicilia, Palermo, 1870 (uscito in due puntate sulla «Rivista sicula di scienze, lettere ed arti» nei volumi II del 1869 e III del 1870, poi in volume autonomo).
- Raccolta amplissima di canti popolari siciliani, Catania, Tipografia Galàtola, 1870-1874.
- Origine e sito della vetusta Sifonia, 1877.
- Protostasi sicula o genesi della civiltà, manoscritto del 1872, edizione critica a cura di Giacomo Girardi con prefazione di Antonino De Francesco, Roma, Arbor Sapientiae, 2017.
- Il 1848 e 1849 in Sicilia. Testimonianze, manoscritto inedito, Biblioteca Zelantea di Acireale.
Voci collegate
Fonti e bibliografia
- Voce Vigo, Lionardo nel Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani.
- F. De Stefano, voce Vigo, Lionardo, in Enciclopedia Italiana, Treccani, 1937.
- G. Cocchiara, Storia degli studi delle tradizioni popolari in Italia, Palermo, Palumbo, 1947 (riedito come Storia del folklore in Italia, Palermo, Sellerio, 1981).
- G. Pitrè, Sulla «Raccolta amplissima di canti popolari siciliani» di Lionardo Vigo. Rivista critica, Palermo, Lao, 1874.
- G. Gravagno, Indici dell’epistolario di Lionardo Vigo, Acireale, Accademia degli Zelanti, 1977.
- G. B. Bronzini, studi sui falsi capuaniani, anni Settanta-Ottanta.
- S. Rapisarda, Dante nelle campagne di Mineo e altre imposture siciliane, in Filologia e politica. Italia «celtica» e Sicilia «normanna», Università di Catania.
- S. Bonanzinga, Lionardo Vigo, un autonomista dell’etnografia siciliana, in «Lares» 81 (2015), n. 1, gennaio-aprile, pp. 67-95; versione estesa Lionardo Vigo, un pioniere dell’etnografia siciliana, Academia.edu.
- L. Vigo, Protostasi sicula o genesi della civiltà, edizione critica a cura di G. Girardi, prefazione di A. De Francesco, Roma, Arbor Sapientiae, 2017.
- Archivio della famiglia Vigo presso la Biblioteca e Pinacoteca Zelantea di Acireale.
- Testimonianza del cavaliere Lionardo Vigo Calanna (1848-1871), manoscritto donato all’Archivio di Stato di Palermo nel 1873, Miscellanea Archivistica Serie I n. 5, oggi su Digital Library SAAS-SIPA del Ministero della Cultura.
- Voce Lionardo Vigo Calanna su Wikipedia italiana; voce Wikidata Q3833177; pagina Autore: Lionardo Vigo Calanna su Wikisource italiana.
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