San Zosimo

Vescovo di Siracusa nel VII secolo e custode del sepolcro di Santa Lucia: la tradizione gli attribuisce il trasferimento della cattedrale nel tempio di Atena, all’origine del Duomo.
Aggiornato in data 9 Giugno 2026 da Alessandro Calabrò
PersonaggioSan Zosimo
Colonne doriche del tempio di Atena inglobate nel Duomo di Siracusa

Le colonne doriche del tempio di Atena (V secolo a.C.) dentro il Duomo di Siracusa: la cattedrale che la tradizione lega a Zosimo. (Foto Zde, CC BY-SA 4.0.)
Vescovo di Siracusa
Nome grecoΖώσιμος (Zosimos)
EpocaVII secolo
NascitaIgnota (tradizione: c. 570), presso Siracusa
Morte30 marzo, c. 662, Siracusa
Episcopato e culto
Vescovo di Siracusac. 647-662
PredecessoreIsacco
SuccessoreSant’Elia
Festa30 marzo
Noto perIl trasferimento della cattedrale nel tempio di Atena (il Duomo)

San Zosimo (in greco Ζώσιμος, Zosimos; nato presso Siracusa, forse intorno al 570, e morto a Siracusa il 30 marzo di un anno intorno al 662) fu un vescovo di Siracusa del VII secolo, venerato come santo. La tradizione gli attribuisce l’atto che ha dato alla città il suo simbolo monumentale: il trasferimento della cattedrale nel tempio di Atena, in Ortigia, l’edificio che è oggi il Duomo di Siracusa.

Cresciuto fin da bambino nel monastero presso la tomba di Santa Lucia, di cui fu a lungo custode e poi abate, fu eletto vescovo intorno al 647. Il suo nome resta legato, da un lato, alla martire Lucia e al suo sepolcro, dall’altro alla nascita della cattedrale siracusana.

La biografia di Zosimo deriva quasi per intero da una Vita agiografica, scritta in greco verso la fine del VII secolo e oggi conservata solo in traduzione latina, studiata in tempi moderni da Mario Re. Molti dettagli vanno letti come tradizione devozionale più che come storia documentata, e le date del VII secolo restano incerte.

Le origini e il monastero di Santa Lucia

L'altare della basilica di Santa Lucia al Sepolcro a Siracusa
La basilica di Santa Lucia al Sepolcro, sul luogo della tomba della martire che il giovane Zosimo custodì per decenni. (Foto Pasquale Relvini, CC BY-SA 4.0.)

Secondo la Vita, Zosimo nacque da una famiglia di possidenti dei dintorni di Siracusa e, ancora bambino, fu offerto dai genitori al monastero sorto presso la tomba di Santa Lucia. Vi entrò a sette anni e, per incarico dell’abate Fausto, ebbe l’ufficio umile di custodire il sepolcro della martire. La Vita gli attribuisce una permanenza lunghissima nel cenobio, scandita da numeri di sapore simbolico, una trentina d’anni come guardiano della tomba e una quarantina al governo della comunità, e ricorda l’episodio della fuga giovanile dal monastero, seguita dal pentimento e dal ritorno.

Il monastero sorgeva nell’area cimiteriale di Akradina, sulla terraferma, dove la martire era stata sepolta e dove il suo corpo rimase per secoli, prima di essere traslato e giungere infine a Venezia (il corpo di Santa Lucia). La tradizione attribuisce la fondazione del cenobio a papa Gregorio Magno, alla fine del VI secolo; la comunità fu poi distrutta dagli Arabi nell’878.

Divenuto abate (in greco igumeno) della comunità, la resse a lungo. Va chiarito che Zosimo fu monaco secondo la tradizione monastica greco-orientale della Sicilia bizantina: l’etichetta «benedettino» che gli viene talvolta attribuita è un anacronismo, perché la regola di san Benedetto non era allora diffusa nell’isola greca.

Vescovo di Siracusa

Follis bronzeo dell'imperatore bizantino Costante II
Follis bronzeo di Costante II, l’imperatore che dal 663 fece di Siracusa la capitale di fatto dell’Impero, pochi anni dopo l’episcopato di Zosimo. (Foto Francesco Bini, CC BY-SA 4.0.)

Alla morte del vescovo, Zosimo fu eletto alla cattedra di Siracusa, intorno al 647. La Vita racconta che la sua elezione divise la città in due fazioni, secondo lo schema delle tifoserie del circo bizantino: gli Azzurri (Veneti) sostenevano Zosimo, i Verdi (Prasini) un certo Venerio. La disputa fu sciolta dall’intervento di papa Teodoro I, che lo confermò. Il dettaglio è coerente con il quadro storico: nel VII secolo la Sicilia, pur bizantina sul piano politico, dipendeva ancora ecclesiasticamente da Roma, e sarebbe passata sotto il Patriarcato di Costantinopoli solo nel secolo seguente.

Resse la diocesi per una quindicina d’anni, fino alla morte, intorno al 662. Erano gli anni aspri della controversia monotelita: al sinodo lateranense del 649, convocato da papa Martino I per condannarla, parteciparono i vescovi siciliani con l’eccezione delle sedi di Catania e di Siracusa, e nessuna fonte nomina Zosimo tra i firmatari. Il suo episcopato precede di pochissimo un momento decisivo per la città: nel 663 l’imperatore Costante II scelse Siracusa come capitale di fatto dell’Impero bizantino, dove sarebbe stato assassinato nel 668, mentre già nel 652 una prima incursione araba aveva minacciato l’isola. Le fonti precisano che Zosimo morì prima dell’arrivo dell’imperatore. Il successore alla cattedra fu Sant’Elia, mentre il predecessore era stato Isacco.

Il Duomo: la cattedrale nel tempio di Atena

Il fianco del Duomo di Siracusa con le colonne del tempio greco affioranti
Il fianco del Duomo di Siracusa, dove affiorano le colonne del tempio greco: il tempio trasformato nella cattedrale, gesto che la Vita attribuisce a Zosimo. (Foto Carmelovunque, CC0.)

L’atto più celebre attribuito a Zosimo è il trasferimento della sede cattedrale dal quartiere di Akradina, sulla terraferma, dove sorgeva presso le catacombe, all’antico santuario di Atena in Ortigia, dedicandolo alla Natività di Maria Santissima, titolo che la cattedrale conserva ancora oggi.

Il tempio era l’Athenaion, il grande santuario dorico periptero, esastilo, fatto erigere dal tiranno Gelone nel V secolo a.C. per celebrare la vittoria su Cartagine a Imera (480 a.C.). Cicerone, nelle Verrine, ne ricordava la ricchezza, con le porte d’oro e d’avorio e i ventisette ritratti di re e tiranni di Sicilia, e lo scudo dorato della dea che brillava sul tetto come faro per i naviganti.

Trasformato in chiesa in età bizantina, l’edificio fu adattato con una tecnica ancora oggi leggibile: gli intercolumni furono murati e nelle pareti della cella vennero aperte otto arcate per lato, ricavando una basilica a tre navate; l’orientamento fu invertito, con tre absidi rivolte a oriente, così che la facciata venne a trovarsi sul lato posteriore del tempio greco. Nove colonne doriche restano inglobate nel fianco interno, in uno dei più celebri casi al mondo di tempio greco vivo dentro una chiesa in uso, e la trasformazione è nota nel dettaglio grazie agli scavi di Paolo Orsi a inizio Novecento.

Sull’attribuzione e sulla data occorre cautela. La trasformazione fisica dell’edificio in chiesa, di autore ignoto, va distinta dal trasferimento della cattedra, che la tradizione assegna a Zosimo. Diverse fonti, e la stessa memoria locale, datano l’atto al 640; ma poiché Zosimo divenne vescovo solo intorno al 647, quella data risulta impossibile, ed è da intendere come tradizione tarda. La collocazione storicamente plausibile è dunque la metà del VII secolo, durante il suo episcopato. La stessa Vita colloca la dedica nel quinto anno di episcopato e nell’ottantaduesimo di età del vescovo, indicazione che situerebbe l’atto intorno al 651-652.

Le vicende successive segnarono la storia dell’edificio attraverso le dominazioni dell’isola: dopo la conquista araba dell’878 fu adibito a moschea; con i Normanni, dal 1093, tornò al culto cristiano e divenne sede arcivescovile; il terremoto del Val di Noto del 1693 ne abbatté la facciata normanna, lasciando in piedi la struttura del tempio, e nel Settecento fu innalzata la scenografica facciata barocca di Andrea Palma (1728-1754). Quel primo gesto attribuito a Zosimo spostò il cuore religioso di Siracusa dalla terraferma all’antica acropoli di Ortigia, dando origine al Duomo, oggi cuore monumentale della città e parte del sito patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Il legame con Santa Lucia e il culto

Il Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio, 1608
Il Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio (1608), dipinto per Siracusa: la martire alla cui tomba Zosimo legò la sua vita. (Pubblico dominio.)

Tutta la figura di Zosimo è intrecciata a quella di Santa Lucia, la patrona di Siracusa, di cui custodì il sepolcro per gran parte della vita. La Vita fissa questo legame in un episodio rimasto celebre: fuggito un giorno dal suo posto di custode, Zosimo vide in visione la martire guardarlo con rimprovero, mentre la Vergine lo consolava; tornato al suo dovere, fu di lì a poco scelto come abate e poi come vescovo.

La sua memoria liturgica cade il 30 marzo, data registrata dal Martirologio Romano e dal sinassario bizantino; una tradizione orientale lo ricorda anche il 27 novembre. A Siracusa il culto è rimasto vivo nei secoli. Una sua reliquia, rinvenuta nel Duomo dall’arcivescovo Giuseppe Maria Fiorenza nel Settecento, è custodita in un’urnetta d’argento nel palazzo arcivescovile; nella cappella del Crocifisso gli è dedicato un altare con una tavola a fondo oro attribuita ad Antonello da Messina, che lo raffigura in abiti vescovili nell’atto di benedire; faceva parte di un polittico quattro-cinquecentesco e fu danneggiata dal terremoto del 1693. Il 13 ottobre 2022 una statua di San Zosimo è stata benedetta dall’arcivescovo Francesco Lomanto nella basilica di Santa Lucia al Sepolcro, a riannodare i due culti.

La Vita e le fonti

Di Zosimo non restano documenti coevi: la sua vicenda è affidata a una Vita agiografica, composta in greco verso la fine del VII secolo, a poca distanza dalla sua morte. L’originale greco è perduto e il testo sopravvive in una traduzione latina, tramandata da un unico manoscritto napoletano del XIII secolo (Biblioteca Nazionale, segnatura XV.AA.14) e catalogata come BHL 9026. L’autore è anonimo e costruisce il ritratto del santo su modelli letterari illustri, come la Vita di Giovanni l’Elemosiniere di Leonzio di Neapolis e l’orazione di Gregorio di Nazianzo in onore di sant’Atanasio.

La Vita fu pubblicata dagli eruditi del Seicento, da Ottavio Gaetani nelle Vitae Sanctorum Siculorum (1657) e negli Acta Sanctorum dei Bollandisti (1668), e in tempi recenti è stata studiata criticamente da Mario Re. Gli storici riconoscono come nucleo attendibile l’esistenza del vescovo Zosimo, sotto papa Teodoro I, e il probabile trasferimento della cattedra nel tempio di Atena, mentre i prodigi e molti tratti biografici appartengono al genere agiografico.

Voci collegate

Fonti e bibliografia

  • Vita S. Zosimi episcopi Syracusani (BHL 9026; testo greco perduto, redazione latina; ms. Napoli, Biblioteca Nazionale, XV.AA.14, cod. del XIII secolo)
  • O. Gaetani, Vitae Sanctorum Siculorum, I, Palermo 1657; Acta Sanctorum Martii, III, Anversa 1668
  • M. Re, La «Vita» di s. Zosimo vescovo di Siracusa: qualche osservazione, in «Rivista di studi bizantini e neoellenici», 37 (2000) e 38 (2001)
  • A. Acconcia Longo, Ricerche di agiografia italogreca, Roma 2003
  • Wikidata: Q13197657 · Wikipedia: Zosimo di Siracusa (IT)

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