San Marciano I

Aggiornato in data 9 Giugno 2026 da Alessandro Calabrò

Questa voce riguarda il santo, tradizionalmente venerato come primo vescovo di Siracusa. Per gli omonimi (in particolare Marciano di Frigento, vescovo del V secolo, e l’arcivescovo Marciano II dell’VIII secolo identificato grazie a un sigillo bizantino, attestato come probabile primo presule autocefalo di Siracusa) si vedano i paragrafi Marciano II e gli altri omonimi e l’Elenco dei Vescovi di Siracusa.

PersonaggioSan Marciano di Siracusa
Statua di San Marciano scolpita da Ignazio Marabitti nel 1757 sulla facciata barocca del Duomo di Siracusa.

Statua di San Marciano, primo vescovo di Siracusa, scolpita da Ignazio Marabitti nel 1757 sulla facciata barocca del Duomo di Siracusa, accanto a Santa Lucia. Foto: Giovanni Dall’Orto, 2008.
Dati essenziali
NomeMarciano (gr. Markianòs, lat. Marcianus; var. Marziano)
Datazione tradizionaleI secolo (Encomio bizantino BHG 1030)
Datazione storiografica prevalenteIII secolo, età di Valeriano e Gallieno, 254-259 (Lanzoni 1927)
OrigineAntiochia di Siria (tradizione)
Morte (tradizione)68 d.C., Siracusa (martirio per strangolamento secondo la Vita Sancti Pancratii)
Episcopato
SedeSiracusa
Predecessorenessuno (capostipite tradizionale)
Successore (tradizione)Cresto I (vedi elenco vescovi)
Culto
Venerato daChiesa cattolica, Chiesa ortodossa orientale
Festa a Siracusa14 giugno (calendario diocesano siracusano, istituita da Cesare Baronio)
Festa Martirologio Romano30 ottobre (editio typica altera, 2004)
Festa a Gaeta2 giugno (patronale congiunta con Sant’Erasmo)
Altre commemorazioni9 febbraio (Sinassario di Costantinopoli, con Pancrazio di Taormina e Filagrio di Cipro); 21 giugno (Martirologio Geronimiano, identificazione discussa)
Titolarità e patronatoTitolare dell’arcidiocesi di Siracusa (patrona civica è Santa Lucia); compatrono di Gaeta con sant’Erasmo
ReliquieCattedrale dei SS. Erasmo e Marciano di Gaeta (corpo, dal 1620 nel succorpo); Duomo di Messina (reliquiario del braccio, donato 1183 da Richard Palmer); Catacombe di San Giovanni di Siracusa (cripta dedicata)
Identificatori
WikidataQ728245
BHG (agiografia greca)1030 (Encomio); 1410 (Vita Sancti Pancratii)

Marciano (in greco Markianòs, in latino Marcianus, in dialetto siciliano e nella tradizione gaetana Marziano), noto come San Marciano o San Marciano di Siracusa, è venerato dalla tradizione cattolica e dalla tradizione ortodossa orientale come il primo vescovo di Siracusa e dunque, secondo la stessa tradizione siracusana, della prima sede episcopale d’Occidente. Le fonti agiografiche bizantine, di datazione tarda, lo presentano come discepolo dell’apostolo Pietro, inviato da Antiochia di Siria a Siracusa nel I secolo a evangelizzare la città e l’isola: una cornice cronologica rigettata dalla storiografia critica novecentesca, che a partire da Francesco Lanzoni (1927) ne ha proposto una ricollocazione al III secolo. La sua festa, fissata da Cesare Baronio nel Martirologio Romano del XVI secolo al 14 giugno, è celebrata a Siracusa in quel giorno, mentre il Martirologio Romano attuale (editio typica altera, 2004) e la tradizione orientale ne fanno memoria il 30 ottobre. Il corpo, traslato a Patrasso sotto la pressione delle incursioni arabe e da lì acquistato in epoca medievale da mercanti gaetani, riposa dal 1620 nel succorpo barocco della Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano di Gaeta, di cui Marciano è compatrono con sant’Erasmo; un reliquiario del braccio, donato nel 1183 dal vescovo siracusano-inglese Richard Palmer al Duomo di Messina, ne integra la memoria nella Sicilia orientale. A Siracusa la memoria del santo è legata alla Cripta di San Marciano delle Catacombe di San Giovanni, identificata dalla tradizione con il luogo della sepoltura originaria, e alla statua di Ignazio Marabitti (1757) sulla facciata barocca del Duomo. Nello stemma dell’Arcidiocesi di Siracusa il pastorale richiama Marciano, mentre la palma simboleggia Santa Lucia, patrona civica della città.

Le fonti agiografiche antiche

La figura di Marciano è restituita da un nucleo di testi bizantini, tutti di datazione tarda rispetto agli eventi che descrivono e composti in ambito monastico italo-greco. Il loro intreccio è stato oggetto, nel Novecento, di edizioni critiche e di un riesame storiografico approfondito che ne ha messo in discussione la base cronologica tradizionale.

L’Encomio bizantino (BHG 1030)

Il testo principale è l’Encomio per il Padre nostro Marciano vescovo di Siracusa (Bibliotheca Hagiographica Graeca 1030), trasmesso dal manoscritto Vaticano greco 866, codice confezionato fra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo. Si tratta di una composizione anonima in lingua greca, di carattere encomiastico e parenetico, che la critica colloca tradizionalmente tra la fine del VII e l’inizio dell’VIII secolo. L’attribuzione antica a Giuseppe l’Innografo, proposta da Ottavio Gaetani, è stata scartata dalla critica moderna; l’attribuzione a Gregorio Asbesta, vescovo siracusano della metà del IX secolo, si riferisce in realtà al Kontakion innografico, composizione distinta.

Una revisione cronologica di rilievo è stata proposta da Augusta Acconcia Longo in L’encomio per s. Marciano di Siracusa (BHG 1030): un’opera di età normanna?, apparso nella «Rivista di Studi Bizantini e Neoellenici», n.s. 33 (1996), pp. 3-12. L’ipotesi colloca l’Encomio in epoca normanna (XI-XII secolo), o quantomeno ne suppone una revisione tarda; la tesi è stata in parte accolta da Federico Caruso e collaboratori nel 2017 e contribuisce a ridisegnare la cronologia dei culti siracusani in chiave più tarda di quanto a lungo ammesso.

L’encomiasta dichiara di servirsi di una tradizione orale e di uno scritto perduto attribuito a un certo Peregrino (o Pellegrino), dal quale apprende i dati su una Passio precedente. Di forte rilievo sono i passaggi topografici, dai quali è ricavabile parte della geografia cristiana primitiva di Siracusa: l’Encomio menziona le «spelunche Pelopie», caverne sede di Marciano, situate «di fronte alla sinagoga ebraica», e colloca la prima sede ecclesiale in Acradina extramurana. La descrizione del martirio è impreziosita dall’assalto col «fuoco» lanciato dalla torre del Porto Grande, dettaglio che la critica considera un evidente anacronismo tecnologico (il fuoco greco è invenzione del VII secolo). L’autore presenta Marciano come «la prima stella che dall’Oriente venne ad illuminare i popoli d’Occidente», formula che sigilla la rivendicazione siracusana di anteriorità ecclesiologica.

La Vita Sancti Pancratii (BHG 1410)

La Vita Sancti Pancratii, attribuita allo pseudo-Evagrio, discepolo immaginario di Pancrazio di Taormina, è opera dell’VIII secolo, già diffusa nel IX. Studi di Michel Van Esbroeck hanno individuato un nucleo originario probabilmente collocabile fra VI e VII secolo, privo degli elementi favolistici accumulatisi nelle redazioni successive. Anche in questo caso il testo è in greco e la critica agiografica lo definisce concordemente di stile «favolistico», ricco di interpolazioni leggendarie.

La connessione con Marciano è esplicita: due navi salpano insieme da Antiochia, alimentate dalla conversione dell’apostolo Pietro. Il capitano siro Romillo porta in Sicilia Marciano, mentre il capitano taorminese Licaonide porta Pancrazio; gli equipaggi si convertono lungo il viaggio. La nave di Marciano arriva a Siracusa due giorni prima dell’altra; la trilogia missionaria è completata, a Catania, da Berillo. La vicenda siracusana di Marciano si svolge dunque, secondo questa narrazione, in parallelo all’apostolato di Pancrazio a Taormina e di Berillo a Catania. Gli episodi specifici di Marciano comprendono la persecuzione da parte di magistrati pagani (i capi Seleuco e Gordio), di gruppi ebraici, di sostenitori dell’eresia montanista e di gruppi qualificati come «medi» (la cui identità è discussa); l’imbarco forzato su una nave; l’attacco col fuoco lanciato dalla torre del Porto Grande; un’inondazione provvidenziale che impedisce l’incendio; il rifugio a Plemmirio; la morte per strangolamento ad opera degli avversari. Mario Re, fra gli studi recenti, ha posto la Vita Sancti Pancratii in relazione con l’omelia 29 di Filagato da Cerami su Pancrazio («Nea Rhome», 13, 2016).

Il Kontakion attribuito a Gregorio

Il Kontakion innografico, breve composizione liturgica modellata sull’inno Akathistos in uso dal VI secolo, è il più antico testo agiografico marcianeo a noi pervenuto. La sua datazione è oggetto di dibattito: Elpidio Mioni lo colloca attorno al 663, in coincidenza con l’introduzione del rito greco a Siracusa sotto Costante II; Agostino Amore lo ritiene invece posteriore all’Encomio. La paternità è attribuita a un Gregorio innografo non meglio identificato, distinto dal Gregorio Asbesta del IX secolo. L’opera è stata inno liturgico della festa di Marciano nel rito bizantino siracusano e costituisce, per chi accetta la datazione di Mioni, la più antica memoria scritta del santo.

Il Martirologio Geronimiano

Composto in originale nel IV secolo e trasmesso da codici dell’VIII-IX secolo, il Martirologio Geronimiano registra al 21 giugno, in tre codici principali, la coppia martiriale «Rufini et Marciae» a Siracusa. La testimonianza è la seguente: il Codex Epternacensis (E), conservato in Inghilterra, riporta «Sicil(ia) civi(tate) Siracussa Rufini et Marciae»; il Codex Bernensis (B), di Metz, ha «In Sicilia civit(ate) Siracusa Rufini et Marcie»; il Codex Wissemburgensis (W), normanno, presenta «In Sicilia civit(ate) Rufini et Marcie». L’identificazione di «Marciae» con il protovescovo Marciano è discussa: Hippolyte Delehaye, fra i Bollandisti, sostiene la riduzione di «Marciae» a forma mutila di «Marcianus»; Lanzoni rifiuta l’attribuzione, ipotizzando errori di copiatura; Concetta Campione accoglie l’attestazione e ipotizza una traslazione liturgica che ha oscurato la data originaria del 21 giugno a favore del 14 giugno baroniano.

Il Menologio di Basilio II

La principale testimonianza iconografica antica è offerta dal Menologio di Basilio II, manoscritto miniato della Biblioteca Apostolica Vaticana segnato Vat. gr. 1613 e confezionato attorno all’anno 1000 per l’imperatore Basilio II (976-1025). Il manoscritto è in realtà un sinassario in senso tecnico (le notizie sui santi vi sono brevi); ne sopravvive il solo volume da settembre a febbraio. Si tratta dell’unico codice bizantino in cui i nomi degli otto miniatori siano registrati a margine di ciascuna immagine. La raffigurazione di Marciano si trova al foglio 388, sotto il 9 febbraio: il santo, indicato nella didascalia greca come «Marcello vescovo di Sicilia», è ritratto accanto a Pancrazio di Taormina e a Filagrio di Cipro, nella triade dei santi siciliani dell’omonima commemorazione orientale.

Il silenzio della Vita di San Zosimo

È considerato rilevante il silenzio della Vita di San Zosimo, opera anonima monastica composta fra fine VII e inizio VIII secolo, dunque coeva all’Encomio di Marciano. Pur trattando le origini ecclesiastiche siracusane e l’episcopato di Zosimo (consacrato nel 648), la Vita Zosimi non menziona Marciano né l’origine apostolica della Chiesa siracusana. Le interpretazioni sono divergenti: per Magnano il silenzio è dovuto a conoscenza condivisa che non richiedeva riferimento esplicito; per Lanzoni il silenzio è prova decisiva dell’infondatezza della tradizione apostolica; per Amore l’Encomio è il documento che crea la tradizione apostolica, non il primo a trasmetterla.

Il dibattito storiografico

La storiografia critica moderna ha riesaminato in profondità la cornice cronologica tradizionale della figura di Marciano. Il dibattito, che attraversa quasi un secolo e mezzo, articola almeno cinque posizioni storiografiche di rilievo.

Lanzoni 1927 e l’«anacronismo mostruoso»

Francesco Lanzoni, ne Le diocesi d’Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604). Studio critico (2 volumi, Faenza, F. Lega, 1927; ristampa anastatica nella collana Studi e Testi della Biblioteca Apostolica Vaticana), ha rigettato in blocco la cornice cronologica di I secolo. Per Lanzoni il catalogo episcopale siracusano, nella sua parte antica, non risale a fasti diocesani autentici ma a una compilazione letteraria che, convinta del legame petrino di Marciano, lo collocò al I secolo riempiendo il vuoto fino al 314 con nomi fittizi e duplicazioni. La sua citazione più nota suona: «Insomma l’autore [dell’Encomio] non sembra essersi accorto di aver dato a s. Marciano più di due secoli di vita!». A questa formula è stata legata la qualifica di «anacronismo mostruoso», divenuta canonica nella letteratura critica.

L’argomento di Lanzoni è quadrupartito: la successione episcopale siracusana non è documentata prima del III secolo; Gregorio Magno, nella fitta corrispondenza con il vescovo di Siracusa fra il 590 e il 604, non menziona mai un’origine apostolica della sede; la Vita Zosimi, coeva all’Encomio, tace su Marciano; il «Peregrino» citato dall’encomiasta è invenzione retorica. La proposta lanzoniana è di collocare Marciano nel III secolo, in età di Valeriano e Gallieno (intorno al 254-259). Va notato che già Daniel Papebroch e Willem van Hooff, Bollandisti degli Acta Sanctorum Junii, ponevano Marciano nel III secolo.

Lancia di Brolo 1880 e la difesa dell’apostolicità

Domenico Gaspare Lancia di Brolo, nella Storia della Chiesa in Sicilia nei dieci primi secoli del cristianesimo (Palermo, 1880, vol. I), aveva al contrario difeso la cornice apostolica, pur riconoscendone elementi favolistici. Il suo argomento principale è di natura culturale: la Siracusa del VII secolo, residenza imperiale recente (Costante II vi soggiornò fra il 663 e il 668), disponeva di un livello di istruzione sufficiente a distinguere il I dal III secolo; sarebbe dunque inverosimile, scrive Lancia, supporre studiosi «tanto decaduti… da non sapere quanto imperarono Valeriano e Gallieno». Per Lancia esiste «un nucleo originale non rigettabile criticamente»: la verità storica del discepolato petrino di Marciano, almeno nella sua qualifica antiochena, sopravvive all’accumulazione di elementi favolistici nelle Vitae tarde.

Amore 1958 e 1966: la tesi dei due Marciani

Agostino Amore, in San Marciano di Siracusa: studio archeologico-agiografico (Spicilegium Pontificiae Universitatis Antonianum, Roma 1958, [XIV] 118 pp., 2 tavole) e nella voce Marciano, vescovo di Siracusa della Bibliotheca Sanctorum (vol. VIII, Roma, Istituto Giovanni XXIII, 1966, col. 696), ha proposto la tesi dei due Marciani: un protovescovo Marciano I di età apostolica e un Marciano II martire di età vandalica (V secolo), forse documentabile attraverso le fonti su Peregrino e Libertino, sarebbero stati confusi nella memoria liturgica dall’encomiasta bizantino, dando origine all’anacronismo segnalato da Lanzoni.

Acconcia Longo 1996 e la datazione normanna dell’Encomio

Una svolta interpretativa di rilievo è introdotta da Augusta Acconcia Longo, già citata, che nel 1996 propone di posticipare la composizione dell’Encomio all’epoca normanna (XI-XII secolo) o di postularne almeno una revisione tarda. Se accolta, l’ipotesi cambia radicalmente la prospettiva: l’apostolicità di Marciano sarebbe stata costruita o ricostruita in chiave normanna, in coincidenza con il rilancio diocesano siracusano successivo alla riconquista normanna del 1086 e alla rifondazione della diocesi nel 1093.

Rizzo, Campione, Pricoco e la revisione contemporanea

Francesco Paolo Rizzo, nella Sicilia cristiana dal I al V secolo (vol. II, Roma, G. Bretschneider, 2006, Supplementi a Kokalos XVII), propone di leggere Peregrino come discepolo spirituale piuttosto che contemporaneo: il dispositivo della «affinità spirituale» permetterebbe cronologie separate senza imputare all’encomiasta un errore grossolano. Concetta Campione (2005) documenta la diffusione dell’antroponimo Marcianus nell’ambiente calabro-siculo, accoglie l’attestazione geronimiana del 21 giugno e propone un meccanismo di «trasferimento cultuale» che spiegherebbe l’oscuramento di quella data. Salvatore Pricoco (1991) individua lo spostamento topografico della comunità ebraica siracusana, da Acradina a Ortigia, riflesso indirettamente nell’Encomio e confermato dall’evidenza archeologica di simboli ebraici nel III-IV secolo.

Caruso-Iafrate-Lizzani 2017 e la monumentalizzazione normanna

L’apporto più recente al dibattito è di Federico Caruso, Sergio Iafrate e Federico Lizzani, autori del saggio Le grotte pelopie ed il culto di San Marciano a Siracusa, in Antrum. Riti e simbologie delle grotte del Mediterraneo Antico (a cura di Andrea Maiuri, Quaderni di Studi e Materiali di Storia delle Religioni, 16, supplemento al n. 82, 1/2016, Morcelliana, Brescia 2017, pp. 308-323). Gli autori ridatano la monumentalizzazione architettonica della Cripta di San Marciano all’XI secolo, ricomponendola come «unico grande progetto» normanno, e collegano la fioritura del culto siracusano alla strategia normanna di rilancio della diocesi. La tesi presuppone, in parallelo, l’accettazione della ridatazione dell’Encomio proposta da Acconcia Longo.

La narrazione agiografica

Pur con le cautele storiografiche, la cornice agiografica trasmessa dall’Encomio e dalla Vita Sancti Pancratii resta il riferimento per la liturgia e per la memoria popolare. Si riassume di seguito nella forma in cui è giunta alla devozione siracusana moderna.

Provenienza e arrivo a Siracusa

Marciano, originario di Antiochia di Siria, sarebbe stato discepolo dell’apostolo Pietro durante la sua permanenza ad Antiochia. Inviato dall’apostolo, sarebbe partito per la Sicilia ancor prima che Pietro raggiungesse Roma: questa precedenza cronologica costituisce, per la tradizione siracusana, il fondamento della rivendicazione di prima sede d’Occidente. Salpato da Antiochia sulla nave del capitano siro Romillo, convertito durante la traversata, Marciano sarebbe sbarcato a Siracusa due giorni prima di Pancrazio, missionario di Taormina, condotto dal capitano taorminese Licaonide.

Episcopato e conflitti

Insediatosi a Siracusa, Marciano avrebbe avviato un’intensa opera di catechesi e di battesimo, attestata dall’Encomio come «un’opera continua». La prima sede ecclesiale è collocata, nelle fonti, in Acradina extramurana, nelle «spelunche Pelopie» di fronte alla sinagoga ebraica. La presenza ebraica siracusana, sostanziosa e organizzata, è uno dei poli del conflitto narrato dalle Vitae; gli altri sono i magistrati pagani (capi Seleuco e Gordio), i sostenitori dell’eresia montanista e gruppi qualificati come «medi» (la cui identità rimane oggetto di discussione: setta eretica? gruppo etnico orientale?). Secondo la cornice tradizionale l’episcopato di Marciano sarebbe durato per più decenni; l’Encomio, secondo la nota critica lanzoniana, gli attribuisce di fatto «più di due secoli di vita», proiettando in I secolo eventi di età successiva.

Il martirio

La conclusione del ministero di Marciano è collocata dalla tradizione al 68 d.C., dunque sotto l’imperatore Nerone, in una cornice di persecuzione cristiana coerente con l’orizzonte apostolico. La Vita Sancti Pancratii ne dipinge la dinamica: Marciano sarebbe stato imbarcato a forza su una nave; un attacco con il «fuoco» (probabile anacronismo rispetto al fuoco greco) sarebbe stato lanciato dalla torre del Porto Grande; un’inondazione provvidenziale avrebbe impedito l’incendio; il santo si sarebbe rifugiato a Plemmirio, presso il Porto Grande; sarebbe stato infine raggiunto e strangolato dagli avversari. La tradizione popolare, accanto a questa narrazione, ha conservato la versione del martirio per lapidazione legato a una colonna, datato simbolicamente al 68 d.C.

Sepolcro e Cripta di San Marciano

La Cripta di San Marciano, sotto la Basilica di San Giovanni alle Catacombe, è oggetto di un acceso dibattito storiografico e l’epicentro materiale del culto marcianeo. Vi si accede da una scala medievale che parte dal nartece della chiesa di superficie. Ufficiata sia da cattolici sia da ortodossi (greci, romeni, russi), è ancora oggi luogo di pellegrinaggio attivo.

Interno della Cripta di San Marciano alle Catacombe di San Giovanni a Siracusa.

Interno della Cripta di San Marciano alle Catacombe di San Giovanni a Siracusa, tradizionalmente identificata con il luogo di sepoltura del protovescovo. Foto: Sailko, 2009. CC-BY-SA 3.0.

Fasi architettoniche

Tre fasi principali sono oggi riconosciute. La Fase I (IV-V secolo) corrisponde a un ipogeo funerario paleocristiano riadattato a santuario sulla tomba del protovescovo; Paolo Orsi lo descrisse all’inizio del Novecento come «una piccola basilica bizantina» su preesistenze tardoantiche, e Biagio Pace lo identificò con gli «antri pelopii» dell’Encomio. La Fase II (metà del VI secolo, successiva alla conquista bizantina di Belisario nel 535) consiste in un rifacimento con pianta a croce greca trichora, tre absidi, pavimentazione in opus sectile policromo, altare centrale circondato da quattro colonne quadrate con capitelli bizantini decorati dai simboli dei quattro evangelisti (angelo per Matteo, leone per Marco, bue per Luca, aquila per Giovanni). Un ulteriore capitello ionico riutilizzato funge tuttora da cattedra vescovile attribuita per tradizione a Marciano: viene considerato dalla devozione locale come il primo trono episcopale della cristianità siracusana. La Fase III (XI-XII secolo, normanna) vede il crollo o la demolizione del corpo centrale: quattro grandi pilastri murari sostituiscono le colonne, inglobando i capitelli bizantini superstiti; un rosone centrale apre lo spazio verso l’alto; un programma pittorico interamente nuovo riveste le pareti.

La pianta è oggi riconducibile alla tipologia trichora, con corpo centrale quadrato e tre lobi absidati di dimensioni differenti. Un recesso laterale contiene la fenestella confessionis collegata al sepolcro di Marciano, una piccola cappella con «tetto a spiovente e piccola finestrella» dalla quale i fedeli si sporgevano per toccare le reliquie.

Pittura e decorazione

Il programma pittorico è stratificato. Gli strati paleocristiani e altomedievali sono in larga parte perduti, conservandosi solo come palinsesto nelle zone absidali. Gli affreschi prevalenti sono di età normanna (XI-XII secolo): San Marciano, San Giovanni Battista, Vergine col Bambino, gli Apostoli, Santa Lucia; la tavolozza ricorrente è composta da ciano, vermiglio e ocra. L’affresco delle Due Alessandre sulla parete nord è fra i meglio conservati e mostra due figure oranti in costume di V secolo. Le fonti locali attribuiscono a questi affreschi un’influenza diretta sul Seppellimento di Santa Lucia dipinto da Caravaggio nel 1608 per la chiesa di Santa Lucia al Sepolcro: il pittore lombardo avrebbe ripreso il fondale della parete est della cripta come modello per la propria composizione.

La polemica Caruso vs Orsi-Agnello

Sulla cronologia della Cripta di San Marciano si fronteggiano tre posizioni storiografiche. La posizione orsiana, formulata da Paolo Orsi all’inizio del Novecento, vede la cripta come ambiente paleocristiano (IV-V sec.) riadattato in età bizantina. La posizione di Santi Luigi Agnello e Giuseppe Agnello (anni ’50-’60 del Novecento) consolida la cronologia bizantina del VI secolo, poggiandola sull’Encomio datato all’VIII secolo. La posizione più recente di Federico Caruso (Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e Sorbona, seminario divulgato dall’ANSA il 10 maggio 2024) propone invece un’origine normanna (XI-XII secolo): argomenta una rilettura degli apparati decorativi iconografici, la ridatazione dell’Encomio proposta da Acconcia Longo, la riconfigurazione della diocesi siracusana in età normanna come momento di rilancio monumentale del culto.

I restauri storici noti sono numerosi: l’aggiunta della facciata gotico-catalana della chiesa di superficie nel XV secolo, interventi seicenteschi, i gravi danni del terremoto del 1693 (che lasciò la chiesa superiore a cielo aperto), i restauri novecenteschi diretti da Orsi, i restauri post-bellici, i restauri conservativi recenti curati dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra in collaborazione con la Soprintendenza di Siracusa.

Le reliquie: itinerario Siracusa, Patrasso, Gaeta, Messina

L’itinerario delle reliquie del santo costituisce uno dei capitoli più documentati e iconograficamente vivi della tradizione marcianea, e tiene insieme quattro città mediterranee: Siracusa, dove avvenne la sepoltura originale; Patrasso, tappa intermedia sotto la pressione delle incursioni arabe; Gaeta, destinazione finale del corpo dal Medioevo all’oggi; Messina, dove un reliquiario del braccio è conservato dal XII secolo.

La traslazione a Patrasso (827-878)

Sotto la pressione della prima invasione araba della Sicilia, iniziata con lo sbarco di Mazara dell’827-828, le reliquie di Marciano vennero traslate a Patrasso, in Acaia, e deposte nella Basilica di San Teodoro. La datazione è oggetto di due ipotesi: l’una accreditata, che pone la traslazione alle prime incursioni dell’827-828; l’altra meno sostenuta, che la colloca alla caduta definitiva di Siracusa agli Arabi nell’878. Le reliquie rimasero a Patrasso per circa otto secoli, secondo la tradizione gaetana, in attesa di un nuovo trasferimento.

L’acquisizione gaetana e il succorpo del 1620

Nell’incerto «basso Medioevo» (probabilmente fra XII e XIII secolo) mercanti gaetani, frequentando l’Oriente per ragioni commerciali, acquistarono l’urna contenente il corpo di Marciano e la trasportarono a Gaeta, dove fu deposta nella cattedrale cittadina (consacrata da papa Pasquale II nel 1106, con campanile romanico edificato fra 1148 e 1279). La data esatta dell’acquisto e il prezzo non sono documentati in fonti certe.

Il 9 aprile 1620 le reliquie furono deposte sotto l’altare nuovo di un succorpo barocco appositamente costruito per ospitarle assieme a quelle di Erasmo, Probo, Casto, Secondino ed Euporia. Il progetto monumentale, di gusto barocco napoletano, fu condotto dal marmoraro Giacomo Lazzari (1574-1640), incaricato nel 1619; ne completò l’opera il figlio Dionisio Lazzari nel 1644. Le pitture e gli stucchi furono eseguiti da Giacinto Brandi fra il 1662 e il 1664, con la Gloria di Sant’Erasmo e la Gloria dei Martiri (Marciano incluso). Il finanziamento fu misto: Comune e Capitolo cattedrale. Il succorpo di Sant’Erasmo è oggi considerato uno degli esempi più rilevanti del barocco napoletano nel basso Lazio.

Il reliquiario del braccio a Messina (XII secolo)

Un frammento del braccio di Marciano è conservato dal XII secolo nel Tesoro del Duomo di Messina, in un reliquiario in argento sbalzato e cesellato parzialmente dorato di manifattura siciliana. Il reliquiario fu donato da Richard Palmer, vescovo inglese di Siracusa fra il 1155 e dicembre 1182, al momento della propria promozione ad arcivescovo di Messina (9 febbraio 1183; morì nel 1195). L’iscrizione in caratteri onciali latini attesta la committenza. La forma è conica: la manica lavorata a rilievo con rombi e gigli (simboli di purezza e verginità) culmina in una mano benedicente alla maniera greca (tre dita unite per la Trinità, le altre due unite per la duplice natura di Cristo). Il reliquiario è oggi esposto al pubblico nella Sala I del Tesoro del Duomo.

Culto e festa liturgica

Marciano è venerato dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa orientale. Il calendario liturgico, articolato in più date, riflette la stratificazione cultuale del santo attraverso la storia e attraverso le tradizioni regionali.

Calendario liturgico

Il 14 giugno è la festa propria dell’Arcidiocesi di Siracusa, istituita da Cesare Baronio nel Martirologio Romano della fine del XVI secolo, sotto l’approvazione di Gregorio XIII. La data è considerata dies natalis simbolico e resta a Siracusa la ricorrenza principale. Il 30 ottobre è la data prevalente nel Martirologio Romano attuale (editio typica altera, 2004) e nella tradizione orientale: coincide con il calendario marmoreo di Napoli del IX secolo e con il Sinassario di Costantinopoli (che in alcuni codici riporta in realtà il 31 ottobre). Le diocesi ortodosse romene in Italia e l’Arcidiocesi Ortodossa di Costantinopoli celebrano oggi il santo il 30 ottobre. A Gaeta, dove riposa il corpo, la festa congiunta dei Santi Erasmo e Marciano è fissata al 2 giugno, ed è festa civica e religiosa di origine duecale: di fatto la celebrazione del 14 giugno è stata assorbita in quella del 2 giugno. La commemorazione del 9 febbraio, attestata dal Sinassario di Costantinopoli sotto il nome di «Marcello vescovo di Sicilia» e accolta dalla Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e dalla Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, è oggetto di un dibattito sull’identificazione: Agostino Amore la respinge, Concetta Campione la accoglie. La menzione del 21 giugno nel Martirologio Geronimiano («Rufini et Marciae», a Siracusa) è confermata anche dai martirologi storici di Floro, Adone, Usuardo e Notkero per Siracusa, ma rimane controversa quanto all’identificazione con il protovescovo.

Liturgia bizantino-ortodossa: il tropario tono IV

Nella tradizione ortodossa Marciano è ricordato con il tropario comune dei vescovi-martiri, in tono IV, comune al Sinassario greco e all’Orthodox Church in America:

«Avendo partecipato alla via degli Apostoli, sei divenuto loro successore nel trono. Mediante la pratica delle virtù hai trovato la via alla contemplazione divina, o ispirato di Dio; insegnando senza errore la parola della verità, hai difeso la fede fino al sangue. Ieromartire Marciano, intercedi presso il Cristo Dio per la salvezza delle nostre anime.»

Non risulta nelle raccolte ortodosse comuni un kontakion proprio dedicato esclusivamente a Marciano: viene impiegato il kontakion comune dei ieromartiri. Per la tradizione bizantina più antica esiste il Kontakion del VII secolo già citato, riedito da Amore. Anche i megalinari sono quelli comuni dei ieromartiri.

Liturgia occidentale

L’Arcidiocesi di Siracusa celebra Marciano come patrono principale assieme a Santa Lucia, con un proprio liturgico per il 14 giugno (orazione propria, antifone proprie, lezionario suggerito). Il pontificale del 14 giugno è celebrato in Cattedrale dall’Arcivescovo; in alcuni anni la celebrazione è stata spostata nella Cripta del complesso di San Giovanni alle Catacombe.

Pellegrinaggi e confraternite

La Cripta di San Marciano è oggi meta di pellegrinaggio sia cattolico sia ortodosso: la sua accessibilità a entrambe le confessioni costituisce uno dei rari esempi di condivisione di un luogo sacro cristiano in Sicilia. Ortodossi greci e romeni la frequentano soprattutto per la ricorrenza del 30 ottobre. A Gaeta, il pellegrinaggio del 2 giugno comprende la processione delle urne reliquiarie per le vie cittadine, le candelore, gli onori militari dei forti che sparano a salve, i fuochi artificiali. Le antiche confraternite cittadine animano la festa con i loro statuti civici; le «bizzocche» costituiscono ancora il gruppo di devote popolari che segue l’urna in processione. Al Duomo di Messina il reliquiario del braccio è meta minore ma costante. A Siracusa, va notato, non risulta documentata una confraternita storica dedicata in via principale a Marciano: il culto rimane essenzialmente diocesano-capitolare, non confraternale, in netta differenza rispetto al culto di Santa Lucia, vissuto dalla città in modo capillare e popolare.

Iconografia

L’iconografia di San Marciano si è formata in epoca bizantina e ha attraversato il Medioevo, il barocco e l’età contemporanea, conservando attributi costanti pur entro variazioni regionali rilevanti.

Attributi

Nell’iconografia bizantina (Siracusa VIII-IX secolo, Monreale XII secolo) Marciano è rappresentato come vescovo orientale: omophorion bianco percorso da tre croci patenti, phelonion rosso o purpureo, tunica stretta, codex gemmato della Scrittura, gesto benedicente graeco more (tre dita unite per la Trinità, due unite per la duplice natura di Cristo), aureola dorata perlinata, tonsura monastica, barba e capelli candidi, in un richiamo iconografico esplicito a Pietro. Nell’iconografia occidentale di età barocca (Gaeta e Siracusa fra Sei e Settecento) prevalgono gli attributi latini: mitra, pastorale, palma del martirio, libro, piviale, paramenti pontificali. Le variazioni regionali sono nette: la Siracusa bizantina propone una tipologia «petrina monastica» (canuto, ascetico); la Cripta normanna mostra una variante «paolino-filosofica» (giovanile, barba scura); Monreale offre un ibrido normanno-bizantino con veste purpurea da martire; Gaeta barocca propone il vescovo latino con palma e pastorale; il Novecento (Galimberti, Vaudo) torna a una tipologia bizantineggiante.

Catacombe di Santa Lucia (VIII secolo): la raffigurazione più antica

L’affresco più antico noto di Marciano si trova nell’Oratorio dei Quaranta Martiri delle Catacombe di Santa Lucia a Siracusa, datato alla prima metà dell’VIII secolo. La figura è frontale a mezzobusto, su un pannello isolato di dimensioni maggiori rispetto agli altri santi raffigurati nello stesso ambiente; la mano sinistra velata sorregge un codex con legatura gemmata, la destra impartisce la benedizione graeco more. Lo stile è asciutto e linearistico, di gusto bizantino virtuosistico, con riccioli separati sulla fronte. La didascalia greca fu letta da Paolo Orsi al momento della scoperta. Il contesto iconografico comprende una teoria di santi (due vescovi probabilmente Teodosio e Zosimo, i SS. Cosma e Damiano, Santa Lucia). La bibliografia di riferimento è F. P. Massara, Marciano di Siracusa nell’iconografia siciliana (2012), pp. 282 e seguenti.

Cripta di San Marciano (XI-XII secolo)

Sulla parete absidale irregolare della Cripta di San Marciano, accanto al riquadro di Santa Lucia, si conserva una seconda raffigurazione del santo, oggi datata all’età normanna (XI-XII secolo) su una parete-palinsesto con strati precedenti illeggibili (S. L. Agnello). La figura è intera e frontale, con testa nimbata, fisionomia giovanile bruna, barba scura fitta, archi sopraccigliari tagliati ad altezze differenti; le vesti liturgiche sono quelle consuete, la mano è sollevata in gesto probabilmente benedicente. Lo stile è descritto come «vagamente impressionista», con pennellata fluida. La didascalia latina è leggibile per Santa Lucia, lacunosa per Marciano. Lo stato di conservazione è critico: la parte inferiore è quasi completamente distrutta, della superiore restano la testa lacunosa e parte del petto.

Menologio di Basilio II (X-XI secolo)

Nel Menologio di Basilio II (BAV Vat. gr. 1613, fine X-inizio XI secolo) Marciano è raffigurato al foglio 388, sub 9 febbraio, accanto a Pancrazio di Taormina e Filagrio di Cipro, nella triade dei santi siciliani della tradizione orientale. La tipologia è quella bizantina standard del vescovo-martire; la didascalia menziona il santo come «Marcello vescovo di Sicilia». L’edizione critica di riferimento è il facsimile del 2008, dopo le edizioni di Pio Franchi de’ Cavalieri (1907) e Massimo Lollini (1994).

Mosaico del Duomo di Monreale (~1180)

Mosaici della navata sinistra del Duomo di Monreale (fine XII secolo).

Mosaici della navata del Duomo di Monreale (fine XII secolo). Tra le figure musive compare San Marciano di Siracusa con pallio e veste purpurea. Foto: michael clarke stuff, 2013. CC-BY-SA 2.0.

Il Duomo di Monreale, edificato sotto Guglielmo II d’Altavilla fra il 1180 e il 1200, presenta nel presbiterio, accanto all’ultima immagine veterotestamentaria e sotto la scena di Re Salomone, una raffigurazione musiva di Marciano: figura allungata in pallio e veste purpurea da martire. La gestualità, la longilineità, la resa di capelli e barba richiamano esplicitamente l’Oratorio dei Quaranta Martiri delle Catacombe di Santa Lucia. La didascalia musiva riporta erroneamente MARCIALIS al posto di MARCIANUS: la critica iconografica attribuisce l’errore a un restauro maldestro. Il contesto storico è di rilievo: Siracusa, riconquistata dai Normanni nel 1086 e rifondata diocesi nel 1093, diventa l’11 aprile 1188 suffraganea di Monreale; la presenza di Marciano nel programma musivo monrealese ne sancisce il riconoscimento ufficiale da parte della monarchia normanno-sveva.

Polittico del Maestro di San Martino (1410)

Un polittico in sei pannelli, tempera su tavola, datato al 1410, è oggi conservato nella Galleria Regionale di Palazzo Bellomo a Siracusa, dopo essere stato trasferito dalla originaria Chiesa di San Martino. L’anonimo autore è convenzionalmente designato come Maestro di San Martino dalla critica del 1949. La pala raffigura al centro la Madonna col Bambino; a sinistra un santo vescovo-martire siracusano, identificato variamente come Marciano, Zosimo o Martino; a destra Santa Lucia. Nella cuspide sono raffigurate la Crocifissione, l’Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunciata.

Statua argentea del succorpo di Gaeta (1695)

Capolavoro barocco è la statua argentea realizzata nel 1695 per il succorpo della Cattedrale di Gaeta dagli argentieri Paolo e Antonio Perrella su disegno di Lorenzo Vaccaro (Napoli). Marciano è raffigurato in piedi, con la mano sinistra che regge la palma del martirio e il libro, la destra che tiene il pastorale. Il piviale argenteo originale, danneggiato durante una requisizione settecentesca, fu restaurato nel 1973. Il pastorale originario, perduto, fu sostituito nel XIX secolo con uno in legno e nel 1976 con un pastorale neogotico appartenuto all’arcivescovo Niola (1903). Successive mutilazioni del 1980 e il trafugamento integrale del 1981 (con la sola eccezione di alcuni frammenti) hanno alterato gravemente l’opera originale. La statua trova oggi collocazione in una nicchia con emiciclo semicircolare e colonne ioniche, identificata da un cartiglio in marmo nero con il nome del santo in caratteri dorati.

Statua di Marabitti (1757)

Sulla facciata barocca del Duomo di Siracusa, al secondo ordine accanto all’Immacolata centrale (a sinistra guardando la facciata; Santa Lucia è a destra; Pietro e Paolo alla base della scalinata), si erge la statua di San Marciano scolpita da Ignazio Marabitti (1719-1797), allievo di Filippo della Valle a Roma. La commissione delle cinque statue per la facciata e la scalinata risale all’aprile 1753, sotto il vescovo Requiesenz; le opere furono completate nel 1757. Lo stile è tardo-barocco classicheggiante, il materiale è marmo bianco. Lo stato di conservazione è buono, salvo erosione atmosferica naturale.

Tele di Silvio Galimberti (1927)

All’interno del Duomo di Siracusa, sopra il coro, due grandi tele ad olio di Silvio Galimberti (Roma 1869 – Roma 1956, decano dell’Accademia dei Virtuosi al Pantheon) commemorano le origini della Chiesa siracusana: a sinistra San Pietro nel porto di Antiochia, dove l’apostolo affida a Marciano l’evangelizzazione di Siracusa; a destra San Paolo che predica nelle catacombe. Lo stile è accademico tardo, di gusto storicista; le tele sono datate al 1927.

Dipinto di Sebastiano Conca

Dipinto barocco di Sebastiano Conca raffigurante i santi Erasmo e Marciano.

I santi Erasmo e Marciano, dipinto attribuito a Sebastiano Conca (1680-1764), pittore gaetano. Marciano è compatrono di Gaeta, dove sono custodite le sue reliquie. Public Domain.

Il dipinto barocco Erasmo e Marciano, attribuito a Sebastiano Conca (1680-1764), pittore gaetano di formazione napoletana, illustra la diade dei patroni di Gaeta. Va segnalato per onestà filologica che la ricerca recente non ha confermato la presenza di un dipinto autografo di Conca con questo soggetto nella Cattedrale di Gaeta. Conca dipinse per la cattedrale opere documentate quali un ovale in rame con Dio Padre benedicente fra angeli, una Madonna del Rosario, una Madonna col Bambino e San Filippo Neri, una Crocifissione del 1764 firmata «Eques Conca fecit aetatis suae 84» e un’Assunzione del 1751 perduta nei bombardamenti del 1943 (sostituita da Tommaso Macera nel 1983). Un bozzetto del Martirio di Sant’Erasmo del 1729 è oggi nella M. Mayers Collection di New York.

Statue di Erasmo Vaudo (1984-85)

Nel pronao della Cattedrale di Gaeta, dal restauro del 2008-2014, sono collocate due statue in bronzo argentato dei santi Erasmo (a sinistra) e Marciano (a destra), opera dello scultore gaetano Erasmo Vaudo, realizzate su sottoscrizione pubblica fra il 1984 e il 1985 (Wikipedia inglese riporta 1974-75, dato meno affidabile). Originariamente collocate nell’abside e poi nella seconda cappella laterale destra, le statue processionali sono oggi nel pronao su colonne.

Il rapporto Marciano-Lucia

I due patroni dell’arcidiocesi siracusana sono spesso accostati nell’iconografia, in coerenza con la loro complementarità cultuale: Marciano titolare ecclesiastico, Lucia patrona civica. La compresenza è documentata fin dall’affresco delle Catacombe di Santa Lucia (VIII-IX secolo), dove i due santi compaiono in riquadri contigui sulla parete absidale dell’Oratorio dei Quaranta Martiri; è ripresa nella Cripta normanna di San Marciano, nel polittico del Maestro di San Martino (1410), nella facciata barocca del Duomo (Marabitti 1757). Lo stesso stemma dell’Arcidiocesi di Siracusa rappresenta la diade: il pastorale richiama Marciano, la palma del martirio Lucia, accanto al monogramma mariano A+M, alla Vergine delle Lacrime e al motto «Sanctificati in veritate».

Marciano II e gli altri omonimi

Un capitolo a parte della tradizione marcianea è dedicato alla figura del cosiddetto Marciano II, arcivescovo siracusano dell’VIII secolo (ante 787) ricostruito grazie al ritrovamento di un sigillo episcopale bizantino in lingua greca. Lo studio di riferimento è di Vittorio Rizzone, I vescovi di Siracusa tra VIII e IX secolo e la diffusione dell’Iconoclasmo in Sicilia, atti del IX Congresso dell’Associazione Italiana di Studi Bizantini (Ravenna, 22-25 settembre 2015, CISAM Spoleto). Marciano II viene identificato come probabile primo arcivescovo autocefalo di Siracusa, dopo il passaggio della Sicilia dalla giurisdizione di Roma al patriarcato di Costantinopoli sotto Leone III Isaurico; l’iconografia del sigillo (croce, monogramma episcopale) è quella tipica della sfragistica bizantina. La tesi è centrale per il dibattito Caruso: se il Marciano dell’Encomio fosse Marciano II, la cronologia della cripta come santuario monumentale slitterebbe ben oltre il VI secolo.

Va anche distinto dal protovescovo siracusano il Marciano di Frigento, vescovo del V secolo della diocesi irpina di Frigento (Avellino), celebrato anch’egli il 14 giugno e protagonista di una controversia con il vescovo Giuliano di Eclano contro l’eresia pelagiana. A Marciano di Frigento, e non al siracusano, sono dedicate la chiesa di Frigento (attestata dal 754), la chiesa di San Marciano Vescovo di Cervinara e il patronato di Taurasi.

Toponomastica e memoria a Siracusa

A Siracusa la presenza toponomastica di Marciano si concentra nell’area di Akradina presso le Catacombe di San Giovanni, dove la basilica è indirizzata in largo San Marciano. Non risultano vie principali in Ortigia intitolate al santo. La Confraternita dei Sacerdoti, storicamente legata al culto vescovile, si trasferì in epoca moderna alla chiesa di San Sebastianello (Madonna della Misericordia); non risulta oggi attiva una confraternita specificamente dedicata a Marciano, né edicole votive monumentali del santo nel tessuto urbano contemporaneo. Il culto, in questo, si conferma vescovile-istituzionale-capitolare, in netta differenza con la devozione popolare e capillare per Santa Lucia. La Parrocchia di San Giovanni Evangelista e San Marziano, presso le Catacombe, costituisce il centro liturgico moderno della memoria marcianea siracusana. Numismatica e medaglistica diocesane siracusane non producono coniazioni specifiche; documentate invece, in area gaetana, medaglie devozionali del Novecento con Erasmo al recto e Marciano al verso; il Comune di Gaeta ha emesso nel 2016 un annullo postale speciale per la festa dei Santi Patroni.

Presenza nella letteratura

A differenza di Santa Lucia, ampiamente presente nella letteratura siciliana e nazionale, Marciano non ha lasciato traccia nelle opere di Verga, Pirandello, Brancati, Sciascia o Tomasi di Lampedusa. Sciascia, attento ai santi siciliani (Lucia, Agata, Rosalia), non lo ha trattato; lo scienziato siracusano Quirino Maiorana non ne ha scritto. La presenza letteraria di Marciano resta nei contributi specialistici di storiografia ecclesiastica e di agiografia, oggi documentati principalmente dai contributi di Caruso, Iafrate e Lizzani (2017), dal volume Antoniano di Amore (1958) e dai contributi di Campione, Pricoco, Rizzo, Rizzone, Acconcia Longo, Re.

Voci collegate

Fonti antiche

  • Martirologio Geronimiano, IV secolo, recensione trasmessa dai codici Epternacensis, Bernensis e Wissemburgensis (menzione di «Rufini et Marciae», 21 giugno).
  • Kontakion innografico attribuito a Gregorio, datazione discussa fra VII e VIII secolo.
  • Encomio per San Marciano vescovo di Siracusa (BHG 1030), manoscritto Vat. gr. 866 (fine XI-inizio XII secolo), datazione del testo discussa fra VII-VIII e XI-XII secolo.
  • Pseudo-Evagrio, Vita Sancti Pancratii (BHG 1410), VIII secolo.
  • Vita di San Zosimo, anonima, fine VII-inizio VIII secolo (silenzio rilevante su Marciano).
  • Menologio di Basilio II, BAV Vat. gr. 1613, fine X-inizio XI secolo (miniatura al f. 388).
  • Calendario marmoreo di Napoli, IX secolo (memoria del 30 ottobre).
  • Sinassario di Costantinopoli, X secolo (memoria del 31 ottobre e del 9 febbraio).

Bibliografia critica

  • Lancia di Brolo, Domenico Gaspare, Storia della Chiesa in Sicilia nei dieci primi secoli del cristianesimo, vol. I, Palermo, 1880.
  • Lanzoni, Francesco, Le diocesi d’Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604). Studio critico, 2 voll., Faenza, F. Lega, 1927.
  • Franchi de’ Cavalieri, Pio, edizione del Menologio di Basilio II, 1907.
  • Amore, Agostino, San Marciano di Siracusa: studio archeologico-agiografico, Spicilegium Pontificiae Universitatis Antonianum, Roma, 1958.
  • Amore, Agostino, voce Marciano, vescovo di Siracusa, in Bibliotheca Sanctorum, vol. VIII, Roma, Istituto Giovanni XXIII, 1966, col. 696.
  • Pricoco, Salvatore, studi sulla comunità ebraica siracusana antica (1991).
  • Lollini, Massimo, edizione del Menologio di Basilio II (1994).
  • Acconcia Longo, Augusta, L’encomio per s. Marciano di Siracusa (BHG 1030): un’opera di età normanna?, in «Rivista di Studi Bizantini e Neoellenici», n.s. 33 (1996), pp. 3-12.
  • Rizzone, Vittorio, I vescovi di Siracusa tra VIII e IX secolo e la diffusione dell’Iconoclasmo in Sicilia, atti del IX Congresso dell’Associazione Italiana di Studi Bizantini, Ravenna, 22-25 settembre 2015, CISAM, Spoleto.
  • Rizzo, Francesco Paolo, Sicilia cristiana dal I al V secolo, vol. II, Roma, G. Bretschneider, 2006 (Supplementi a Kokalos, XVII).
  • Campione, Concetta, studio sull’identificazione di «Marciae» nel Martirologio Geronimiano (2005).
  • Sgarlata, Mariarita, La Catacomba di Santa Lucia e l’Oratorio dei Quaranta Martiri, Città del Vaticano, 2006.
  • Massara, Francesca Paola, Marciano di Siracusa nell’iconografia siciliana, in Vescovi, Sicilia, Mediterraneo nella tarda antichità. Atti del Convegno, 2012, p. 282 e seguenti.
  • Re, Mario, contributi sull’agiografia italo-greca, in The Ashgate Research Companion to Byzantine Hagiography.
  • Caruso, Federico – Iafrate, Sergio – Lizzani, Federico, Le grotte pelopie ed il culto di San Marciano a Siracusa, in Antrum. Riti e simbologie delle grotte del Mediterraneo Antico (a cura di Andrea Maiuri), Morcelliana, Brescia, 2017, pp. 308-323.
  • Agnello, Giuseppe, L’architettura normanna a Siracusa, in Reti Medievali RMOA.
  • Voce Marciano di Siracusa su Wikipedia italiana; voce Wikidata Q728245.

Sitografia

  • Arcidiocesi di Siracusa, sezione «I santi siracusani e San Marciano»; sezione «Stemma» del sito istituzionale.
  • Arcidiocesi di Gaeta, sezione «I santi patroni dell’Arcidiocesi»; sito ufficiale della Cattedrale di Gaeta, sezione «Santi patroni».
  • Santi Patroni Gaeta, sezioni «Inni e preghiere» e «Origini dei festeggiamenti».
  • Orthodox Church in America, sezione «Hieromartyr Marcian, Bishop of Syracuse».
  • Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, memoria del 30 ottobre.
  • Sinassario della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, memoria del 30 ottobre e del 9 febbraio.
  • Pontificia Università Antonianum, scheda San Marciano di Siracusa.
  • Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, schede sulle Catacombe di San Giovanni e di Santa Lucia.
  • MessinArte, sezione «Sala I del Tesoro del Duomo di Messina».
  • Kairós S.r.l., concessionaria delle visite alle Catacombe di San Giovanni e di Santa Lucia.

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