Tommaso Gargallo

Aggiornato in data 17 Maggio 2026 da Alessandro Calabrò
PersonaggioTommaso Gargallo, marchese di Castel Lentini
Ritratto di Tommaso Gargallo marchese di Castel Lentini, poeta e traduttore siracusano, dipinto da Vincenzo Camuccini nella prima metà del XIX secolo

Ritratto attribuito a Vincenzo Camuccini, prima metà del XIX secolo, pubblico dominio.
NascitaSiracusa, 25 settembre 1760, Palazzo Gargallo di Piazza Archimede
MorteSiracusa, 15 febbraio 1843 (82 anni)
Prima sepolturaCimitero di Acradina, Siracusa
Sepoltura definitivaChiesa parrocchiale dell’Angelo Custode di Priolo (traslazione 10 giugno 1845 per regio decreto del 29 gennaio 1844); monumento marmoreo di Valerio Villareale, allievo di Antonio Canova
Pseudonimo arcadicoLirnesto Venusino
TitoliII marchese di Castel Lentini; III barone del Priolo; Pari del Regno (1814)
PadreFilippo Gargallo, I marchese di Castel Lentini (m. 1807)
MadreIsabella Montalto
ConiugeLucia Grimaldi del ramo siciliano di Modica, sposata il 28 aprile 1798 (m. 1833)
FigliFrancesco (primogenito, nato 1799); Filippo (III marchese di Castel Lentini); secondo il Dizionario Biografico, anche tre figlie
AttivitàPoeta, traduttore di Orazio e Giovenale, uomo politico, fondatore di Priolo
CaricheMinistro della Guerra e Marina del Regno di Sicilia (1812); Reggente del Supremo Consiglio di Cancelleria (febbraio 1817)
AccademieAccademia della Crusca (primo siciliano, 29 novembre 1825); Accademia delle Scienze di Torino (9 febbraio 1826); Pontaniana di Napoli (27 dicembre 1827); Reale Aretina (1828); Arcadia di Roma; Institut Royal de France

Tommaso Gargallo, II marchese di Castel Lentini (Siracusa, 25 settembre 1760 – Siracusa, 15 febbraio 1843), fu un poeta, traduttore e uomo politico siciliano. Considerato dalla storiografia il più importante traduttore italiano di Orazio del suo tempo, autore della prima organica versione completa delle opere oraziane pubblicata a Napoli nel 1820 in sette volumi presso la Stamperia Reale, fu il primo siciliano ammesso all’Accademia della Crusca il 29 novembre 1825, classicista militante contro il Romanticismo nascente fino al celebre Discorso contro il Romanticismo pronunciato a Firenze in seduta solenne dell’Accademia stessa nel maggio 1837. Pari del Regno dal 1814 e Reggente del Supremo Consiglio di Cancelleria dal febbraio 1817 sotto Ferdinando III di Borbone, ricoprì cariche di rilievo nel Regno di Sicilia: fu Ministro della Guerra e della Marina nel 1812. Sul piano civile rifondò il proprio feudo familiare presso Siracusa dando vita all’odierno comune di Priolo Gargallo, che da lui prende il nome. A Siracusa gli sono intitolati il Liceo Classico Tommaso Gargallo, via Tommaso Gargallo in Ortigia e il Palazzo Gargallo di Piazza Archimede, dove nacque. Sull’attività di Gargallo nei carteggi e nelle opere si fonda buona parte della cultura siciliana fra il tardo Settecento e la prima metà dell’Ottocento; nel Novecento il pronipote Mario Tommaso Gargallo volle l’Istituto Nazionale del Dramma Antico (INDA) che dal 1914 anima il Teatro Greco di Siracusa.

Origini e famiglia

Tommaso Gargallo nacque a Siracusa il 25 settembre 1760, nell’avito Palazzo Gargallo affacciato su Piazza Archimede in Ortigia, residenza familiare di origini quattrocentesche in stile catalano, ricostruita in forme barocche nel XVII secolo e successivamente decorata negli anni 1895-1899 con affreschi di Ernesto Bellandi e stucchi tardo-ottocenteschi. Era unico figlio di don Filippo Gargallo, barone del Priolo, e di donna Isabella Montalto. Il padre Filippo (c. 1739-1807) ottenne dal re Ferdinando III di Borbone il titolo di marchese di Castel Lentini con privilegio spedito a Napoli il 27 maggio 1794 ed eseguito in Sicilia il 19 gennaio 1797: alla sua morte Tommaso ereditò titolo e patrimonio e divenne II marchese di Castel Lentini. Il sangue paterno discendeva dai Gargallo di Lentini, antico casato baronale catalano stabilitosi in Sicilia nel XV secolo; i nonni paterni furono Francesco Maria Gargallo e Anna Bonanno.

Il 28 aprile 1798, sotto il viceré Caracciolo, Tommaso sposò donna Lucia Grimaldi, patrizia del ramo siciliano della famiglia Grimaldi (di area Modica, distinto dai principi di Monaco), figlia di Mario Grimaldi marchese di Torresena. Lucia fu nominata Dama di Corte nel 1827 e morì nel 1833; la sua perdita ispirò al marito le liriche dolenti delle Melanconiche. Dal matrimonio nacque per primo, nel 1799, Francesco; nel Dizionario Biografico Monsagrati dichiara complessivamente «due figli maschi e tre femmine», di cui è documentato in modo certo il secondo maschio, Filippo Gargallo, futuro III marchese di Castel Lentini, che continuò la linea diretta della casata.

Dal ramo familiare discesero i pronipoti del Novecento. Filippo Francesco Gargallo di Castel Lentini (1882-1954), residente nella Villa Gargallo di Treppio sulla montagna pistoiese, curò l’edizione canonica delle opere di Tommaso pubblicata a Firenze da Le Monnier fra il 1923 e il 1925. Suo fratello Mario Tommaso Gargallo (Firenze, 1886 – Roma, 31 ottobre 1958), VI marchese di Castel Lentini, fondatore nel 1913 dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico (INDA) e promotore della prima rappresentazione classica al Teatro Greco del 16 aprile 1914 con l’Agamennone di Eschilo, fu in seguito anche sindaco di Siracusa dal 16 maggio 1946 al 26 febbraio 1948. Entrambi i fratelli erano figli del cavaliere Gioacchino Gargallo (m. 1893) e di Annunziata Gualandi di Treppio, conosciuta ai Bagni di Porretta. Discendenti contemporanei della casata sono il generale Tommaso Maria Gargallo di Castel Lentini (Roma, 1962), comandante del Corpo Militare ACISMOM, e il marchese Filippo Gargallo di Castel Lentini (Roma, 1966).

Formazione

L’educazione del giovane Tommaso fu affidata, ancora fanciullo, alle cure di due ecclesiastici siracusani: l’abate Vincenzo Moscuzza, docente di filosofia in Seminario, e l’abate Filadelfo Casaccio. Sotto la loro guida frequentò le lezioni in Seminario, memorizzò opere di Metastasio e Tasso a nove anni, e a soli dieci anni componeva versi latini; a tredici scrisse il primo poema sotto lo pseudonimo arcadico Lirnesto Venusino, che avrebbe mantenuto per tutta la vita nell’ambito accademico. Solo durante l’adolescenza poté accostarsi sistematicamente ai classici latini.

Lo snodo decisivo della sua formazione fu l’incontro con il poeta veronese Ippolito Pindemonte, di passaggio in Sicilia nel 1779 di ritorno da un viaggio a Malta. Il diciottenne Gargallo gli fece da guida per la quarantina di giorni del soggiorno siracusano, conquistandolo per cultura e finezza di gusto. Da Pindemonte, che ne segnalò il nome ai circoli letterari della penisola, Gargallo ricevette la passione decisiva per la filologia classica e per la poesia. L’amicizia con Pindemonte durò ininterrottamente quasi cinquant’anni, fino alla morte del veronese nel 1828, e all’amico ispirerà nel 1832 le quattro epistole in versi sciolti delle Veronesi.

Sull’esempio del maestro avrebbe intrapreso, nel 1781, il primo dei suoi grandi viaggi italiani. Quel viaggio lo portò nelle principali città della penisola e nei salotti letterari: conobbe Melchiorre Cesarotti a Padova, Giuseppe Parini a Milano, Vittorio Alfieri a Firenze, Vincenzo Monti e l’abate Giovanni Cristofano Amaduzzi a Roma. Con Amaduzzi intrattenne fra il 1782 e il 1792 un fitto carteggio su erudizione, poesia e riforme civili. Dal 1788 stabilì lunghi soggiorni a Napoli, dove entrò nelle simpatie del ministro John Francis Edward Acton e conobbe Domenico Cimarosa e Giovanni Paisiello. Fu Acton a sollecitare la scrittura delle Memorie patrie per lo ristoro della città di Siracusa, pubblicate nel 1791. Negli anni successivi i soggiorni si moltiplicarono fra Napoli, Roma, Milano, Vienna e Parigi: a Vienna, dove rimase sei mesi, Gargallo divenne familiare al principe di Metternich; nel 1839 fu ricevuto a Torino da Carlo Alberto di Savoia e nel giugno dello stesso anno a Parigi da Luigi Filippo d’Orléans, che lo onorò con una tabacchiera d’oro.

Vita politica e cariche borboniche

Gargallo aderì a un illuminismo riformatore di matrice meridionale, sensibile alle istanze di modernizzazione del Regno ma legato alle prerogative del ceto baronale di antico regime. La sua biografia istituzionale si svolse interamente al servizio della casa Borbone di Sicilia: fu comandante delle milizie provinciali di Siracusa, colonnello del presidio cittadino e maresciallo di campo durante le guerre napoleoniche, accompagnando Ferdinando III nei due rifugi siciliani del 1798-1799 e del 1806-1815.

Eletto deputato del Regno, fu chiamato da Ferdinando III nel 1812 alla carica di Ministro della Guerra e della Marina del Regno di Sicilia, che resse per soli tre mesi. La sua nomina arrivò in un anno decisivo per la storia istituzionale dell’isola, segnato dalla promulgazione della Costituzione siciliana del 1812, di matrice anglo-bourbonica, e dall’eversione della feudalità decretata nello stesso anno. Nel 1814 fu creato Pari del Regno. Nel febbraio 1817 fu nominato Reggente del Supremo Consiglio di Cancelleria, carica con ampie competenze in istruzione pubblica e controllo delle corporazioni religiose. La sua parabola governativa si scontrò ben presto con il ministro Luigi de’ Medici, sostenitore di un disegno di riorganizzazione centralista del Regno volto a cancellare i privilegi feudali, i fidecommessi e perfino la Costituzione siciliana del 1812. Gargallo, fedele all’ordinamento baronale e alla tradizione costituzionale dell’isola, si oppose con forza, manifestando il proprio dissenso anche in un sonetto critico verso la sottomissione dei sovrani borbonici al protettorato britannico, di cui la corte gli impose il ritiro delle copie. Finì per ritirarsi dagli incarichi, dedicandosi alle lettere senza rinunciare alle relazioni di corte.

Durante la rivolta carbonara del 1820, scoppiata a Palermo nel luglio di quell’anno e a Siracusa subito dopo per opera di Gaetano Abela e Emanuele Francica Pancali, Gargallo si mantenne fedele alla casa regnante. Estraneo anche alla rivolta del colera del 1837, che a Siracusa fu guidata dal sindaco Pancali e dall’avvocato Mario Adorno e la cui repressione costò alla città il rango di capoluogo di Valle, Gargallo restò un punto fermo del fronte legittimista borbonico.

Fondazione di Priolo

Il feudo di Priolo, a nord di Siracusa fra il porto e la piana di Augusta, era passato ai Gargallo nel 1723 con l’investitura di Giuseppe Gargallo, che nel 1737 ne ottenne il titolo baronale e nel 1762 commissionò all’architetto netino Paolo Labisi, allievo di Vincenzo Sortino, il disegno di una sontuosa dimora di campagna, edificata dal 1765 sopra i preesistenti magazzini di Antonio Platamone del 1688. I lavori del palazzo nobiliare di Priolo si fermarono presto e la dimora restò incompiuta per sempre: ne fu portata a termine solo «una piccolissima parte» della «sontuosissima facciata», e oggi le sale interne, nello stato di degrado della Masseria Gargallo, sono in larga parte riconvertite ad uso agricolo.

Nel 29 maggio 1807 Tommaso ottenne dal re Ferdinando III la licentia populandi per il feudo familiare di Priolo. Sul terreno, fino allora destinato a colture estensive, fece tracciare una piazza ottagonale (i cosiddetti «quattro canti» del paese) e costruire quaranta case rurali. Nel 1812 vi eresse a proprie spese la chiesa parrocchiale dell’Angelo Custode, dedicata ai Santissimi Nomi di Gesù, Maria e Giuseppe e divenuta parrocchiale nel 1814. Dal 1813 al 1819 Priolo fu comune autonomo del Regno; nel 1819 venne aggregato a Siracusa, della quale resterà frazione fino al 1979, quando reintegrò la propria autonomia comunale e assunse il nome di Priolo Gargallo. La chiesa dell’Angelo Custode sarebbe stata, oltre trent’anni più tardi, il luogo della sepoltura definitiva del fondatore.

Cenacolo letterario e accademie

Gargallo intrattenne corrispondenza, amicizia o frequentazione con i maggiori intellettuali italiani della prima metà dell’Ottocento. Oltre a Pindemonte, Cesarotti, Parini, Alfieri, Monti e Amaduzzi, citati per gli anni della formazione, ebbe rapporti documentati con Ugo Foscolo, Pietro Giordani (che nel 1830 tentò invano di portarlo alla cattedra di eloquenza dell’Università di Palermo), Giovan Battista Niccolini, Alessandro Manzoni e Giacomo Leopardi, il quale espresse «vivide simpatie» nei suoi confronti pur dissentendo sul piano poetico; sotto gli auspici di Gargallo, Leopardi fu inoltre considerato per una cattedra all’Università di Palermo. Particolarmente intenso fu il sodalizio con Angelo Maria Ricci, poeta arcade reatino, di cui Gargallo conservò un ricco epistolario inedito oggi alla Biblioteca Paroniana di Rieti, studiato dalla critica recente: Ricci pronunciò il 1 giugno 1843, poche settimane dopo la morte dell’amico, un Elogio del Marchese Tommaso Gargallo per l’adunanza solenne dell’Arcadia, pubblicato integralmente per la prima volta nel volume di Rita Pasquetti edito da Amarganta nel 2022. A Napoli prese parte al cenacolo del venerdì sera intorno a Gaetano Greco, Urbano Lampredi, Saverio Scrofani, Filippo Selvaggio e Vincenzo Montrone.

Il riconoscimento accademico fu altrettanto vasto. Il 29 novembre 1825 Gargallo divenne il primo siciliano ammesso all’Accademia della Crusca di Firenze, merito riconosciuto alle traduzioni oraziane, alle versioni di Giovenale e Cicerone, alla produzione lirica e al saggio politico-storico delle Memorie patrie. Il 9 febbraio 1826 fu eletto socio dell’Accademia delle Scienze di Torino; il 27 dicembre 1827 socio residente dell’Accademia Pontaniana di Napoli; nel 1828 della Reale Società Aretina; in date imprecisate fu ascritto anche all’Accademia dell’Arcadia di Roma e, come membro corrispondente, all’Institut Royal de France, oltre ad altre accademie italiane e straniere.

Opera letteraria

L’opera di Gargallo si articola in tre filoni: la poesia originale, la traduzione dai classici latini e la prosa storico-civile. La produzione si distende su sessant’anni di attività e venne raccolta postuma dal pronipote marchese Filippo Francesco Gargallo di Castel Lentini nei quattro volumi delle Opere edite ed inedite di Tommaso Gargallo pubblicati a Firenze da Felice Le Monnier fra il 1923 e il 1925: il volume primo, Memorie autobiografiche, fu edito nel 1923 e raccoglie le note dettate dall’autore negli ultimi anni di vita, interrotte all’anno 1826; il secondo, Poesie italiane e latine, uscì nel 1924 con la cura di Giovambattista Puccinelli; il terzo, Versioni di Orazio, Giovenale, Cicerone e Dionigi di Alicarnasso, nel 1925 a cura di Raffaello Bianchi; il quarto contiene la riedizione delle Memorie patrie.

La traduzione di Orazio

Le traduzioni di Quinto Orazio Flacco sono l’opera maggiore di Gargallo e quella che gli valse l’epiteto di «siculo Orazio» nella critica novecentesca. Una prima versione delle Odi uscì a Palermo in due volumi fra il 1809 e il 1811 con il titolo Dei versi di Q. Orazio Flacco tradotti dal Cav. Tommaso Gargallo; l’edizione completa, comprendente Odi, Epodi, Satire ed Epistole, vide la luce a Napoli presso la Stamperia Reale nel 1820 in sette volumi e ottenne una recensione favorevole sulla Biblioteca Italiana. La traduzione conobbe una fortuna editoriale di lungo corso: ristampe a Palermo nel 1831-1833 in quattro volumi, a Napoli nel 1836 in due, a Venezia presso Giuseppe Antonelli nel 1838 in edizione bilingue con latino a fronte.

Sul piano metodologico Gargallo coniugò fedeltà al testo latino e libertà metrica: rese le Odi in strofe arcadiche, le Satire e le Epistole in endecasillabi sciolti, con significative espansioni in nome della consonanza poetica e dell’eleganza italiana. La critica recente, in particolare il saggio di Giorgio Piras dell’Università La Sapienza, Il «siculo Orazio»: le traduzioni oraziane di Tommaso Gargallo, pubblicato sulla Rivista di Traduzione nel 2024, ha riletto le versioni gargalliane come un capitolo importante della storia del Classicismo italiano, collocate sulla scia degli studi oraziani settecenteschi.

Altre traduzioni dai classici

Accanto a Orazio, Gargallo si misurò con Cicerone e Giovenale. Nel 1814 pubblicò a Palermo, con il titolo Intorno a’ doveri, la traduzione del De officiis ciceroniano; nel 1842, ultimo anno di vita, portò a termine la versione delle Satire di Giovenale, comprese le sette satire che Melchiorre Cesarotti aveva tralasciato nella propria traduzione padovana del 1781, edita prima a Palermo lo stesso anno e poi a Firenze nel 1844-1845 in edizione completa postuma. La scelta di completare il corpus giovenaliano costituiva un implicito completamento polemico della versione cesarottiana. Le Opere edite ed inedite del 1923-1925 raccolsero anche versioni inedite da Dionigi di Alicarnasso.

Poesia originale

La produzione poetica di Gargallo si aprì con le Poesie italiane e latine stampate a Napoli nel 1782 e proseguì con Engimo e Lucilla (novella pastorale, Napoli 1792), Versi (Napoli 1794, contenenti fra l’altro una parafrasi del IV libro dell’Eneide in cento ottave), Poesie diverse con correzioni dell’autore (Siena 1823), Poesie (Milano 1825), gli Epigrammi in due volumi (Palermo 1834), gli Idilli e gli Idilli Marinareschi giovanili, gli Sdruccioli del 1830 e Inno alla Musa Etnea del 1832. Le Veronesi, pubblicate a Napoli nel 1832, raccolgono quattro epistole in versi sciolti dedicate alla cerchia veneta in memoria dell’amico Ippolito Pindemonte, scomparso nel 1828. La prova più matura della sua lirica è considerata Le Melanconiche, edita a Milano nel 1835 dopo la morte della moglie Lucia avvenuta nel 1833 e venata di accenti elegiaci di sapore quasi pre-romantico.

La prosa storico-civile

Sul versante storico Gargallo è autore delle Memorie patrie per lo ristoro della città di Siracusa, edite a Napoli in due volumi nel 1791 su sollecitazione del ministro Acton. L’opera, intessuta di richiami all’antica grandezza aretusea e di proposte di rinascita economica, civile e amministrativa per la Siracusa contemporanea, è uno dei principali documenti dell’illuminismo riformatore siciliano di fine Settecento. Restano fra i lavori minori i drammi sacri per Santa Lucia, e le Memorie autobiografiche rimaste inedite fino al 1923.

Il Discorso contro il Romanticismo (1837)

Classicista convinto, Gargallo combatté apertamente le poetiche romantiche fin dal loro emergere in Italia. «Io non mi macchierò mai di Romanticismo», scrisse al Ricci il 20 novembre 1821, e nelle lettere private estese la condanna anche al «trecentismo» dantesco e manzoniano («Piacemi sentire che la mania trecentista vadasi dissipando», 17 aprile 1833). Per lui Romanticismo e Liberalismo coincidevano nello stesso movimento di sovversione dell’antico ordine letterario e civile, e l’ostilità manifestata verso Alessandro Manzoni mosse direttamente da quel pregiudizio: a Milano lo stesso Manzoni «con modi austeri si guardò bene» dall’entrare nel merito.

L’apice della polemica fu il Discorso contro il Romanticismo tenuto nel maggio 1837 dinanzi all’assemblea solenne dell’Accademia della Crusca a Firenze; vi si attaccava in particolare la nuova generazione di scrittori che, sull’esempio di Manzoni, abbandonava la tradizione classica per inseguire modelli stranieri. La critica storiografica novecentesca, da Giovanni Gentile (La cultura siciliana, 1915, e Il tramonto della cultura siciliana, Bologna, Zanichelli, 1917) in poi, ha letto in questa militanza l’epilogo di una stagione dell’erudizione siciliana di antico regime. Walter Binni ha mostrato come elementi pre-romantici emergessero per contro nelle raccolte tarde delle Veronesi e delle Melanconiche.

Iconografia

Di Tommaso Gargallo sono noti almeno tre ritratti d’epoca. Il più antico, dipinto a olio su tela da Giuseppe Patania di Palermo nel 1812 (126 x 102 cm, firmato sul retro), lo raffigura seduto al tavolo da lavoro in veste da camera con drappo verde e una statuetta di Omero accanto: l’iscrizione in basso a sinistra recita «Tommaso Gargallo marchese di Castellentini pari del Regno», mentre sul libro a destra si legge il verso «Udran che a cetra italica / Eolie corde il primo / Io seppi unir». Il dipinto è oggi conservato nella Biblioteca Arcivescovile Alagoniana di Siracusa, in Palazzo Arcivescovile. Due ulteriori ritratti inediti, attribuiti a Vincenzo Camuccini (1771-1844), pittore neoclassico romano, e a Pietro Herzog, sono stati segnalati da Christian Omodeo nel Bollettino dei Musei Comunali di Roma (N.S. XXI, 2007) con uno studio specificamente dedicato alla committenza gargalliana romana. Un altro dipinto, di mano probabilmente patanesca, è documentato presso la stessa Biblioteca Alagoniana con didascalia che lo qualifica come «fondatore di Priolo Gargallo, erudito di Siracusa, ministro della regina Maria Carolina d’Austria».

Morte e tomba

Tommaso Gargallo morì a Siracusa il 15 febbraio 1843, a ottantadue anni. Le esequie furono celebrate nella città natale e la prima sepoltura ebbe luogo nel cimitero di Acradina. Per regio decreto del 29 gennaio 1844, su istanza degli abitanti di Priolo, il 10 giugno 1845 i resti furono traslati in solenne corteo nella Chiesa dell’Angelo Custode di Priolo, da lui stesso fatta edificare nel 1812. Il monumento funebre, eseguito in marmo bianco dallo scultore palermitano Valerio Villareale, allievo di Antonio Canova e soprannominato «il Canova del Sud», fu collocato sul lato sinistro della navata; l’iscrizione latina si apre con la formula «THOMAE GARGALLO ET MONTALTO, Siracusano, Castri Leontini Marchioni» e celebra le qualità di poeta, di statista e di fondatore di Priolo.

Memoria

Priolo Gargallo, il comune nato dalla licentia populandi del 1807, ha assunto ufficialmente il cognome del fondatore al momento della riconquista dell’autonomia comunale nel 1979. Il Liceo Classico «Tommaso Gargallo» di Siracusa, fondato come ginnasio nel 1861 ed elevato a liceo nel 1865 con regio decreto, fu intitolato al marchese nello stesso 1865 contestualmente al trasferimento nel palazzo settecentesco di via Tommaso Gargallo 19, in Ortigia, già oratorio della congregazione di San Filippo Neri del XVII secolo; ebbe lì la sua sede storica per oltre un secolo e mezzo, sino all’ultima campanella del 5 febbraio 2005, quando, in seguito al sequestro per condizioni strutturali, l’istituto fu accorpato al Liceo Scientifico Orso Mario Corbino e trasferito in periferia. La nuova struttura definitiva fu inaugurata nel settembre 2012 in via Luigi Monti 23, nel quartiere Pizzuta; nel 2010 fu attivato il Liceo Linguistico, nel 2014-2015 il Liceo Musicale in convenzione con il Conservatorio Bellini, nel 2017-2018 il primo Liceo Coreutico della Sicilia orientale. Una via Tommaso Gargallo attraversa il centro storico di Ortigia, dove sorge anche il Palazzo Gargallo di Piazza Archimede, dimora avita della famiglia.

Nel Novecento Mario Tommaso Gargallo, fondatore dell’INDA, e il fratello Filippo Francesco, curatore dell’edizione canonica delle Opere edite ed inedite, costituirono nel 1924 il Circolo Sportivo Tommaso Gargallo, squadra di calcio siracusana attiva fino al 1930. L’archivio Gargallo, contenente circa venti volumi di corrispondenza inclusi i carteggi con Antonio Canova, Vittorio Alfieri, Carlo Botta, Pietro Metastasio, Arthur Schopenhauer, Gioacchino Murat e il cardinale Angelo Mai, è conservato presso gli eredi della famiglia, oggi residenti a Roma; un nucleo significativo di lettere autografe, insieme a due volumi di carteggi delle famiglie Landolina e Gaetani, fu donato dalla famiglia alla Biblioteca Arcivescovile Alagoniana di Siracusa.

Fonti

  • Giuseppe Monsagrati, GARGALLO, Tommaso, marchese di Castel Lentini, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 52, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1999.
  • GARGALLO, Tommaso, marchese di Castellentini, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1933.
  • Giovanni Gentile, Il tramonto della cultura siciliana, Bologna, Zanichelli, 1917 (preceduto dal saggio La cultura siciliana, in La Critica, 1915).
  • Lanfranco Caretti, Alfieri, Gargallo e una sconosciuta lettera alfieriana, in Studi e problemi di critica testuale.
  • Maria Iolanda Palazzolo, Intellettuali e giornalismo nella Sicilia preunitaria, Catania, 1975.
  • Walter Binni, saggi sui pre-romantici italiani.
  • Gianluca Majeli, «La mania della letteratura» di Tommaso Gargallo, Siracusa, VerbaVolant.
  • Rita Pasquetti, Storia di un’amicizia: Angelo Maria Ricci e Tommaso Gargallo tra Arcadia e Romanticismo, prefazione di Gianfranco Formichetti, Amarganta, 2022.
  • Giorgio Piras, Il «siculo Orazio»: le traduzioni oraziane di Tommaso Gargallo, in ri.tra. Rivista di traduzione, n. 2, 2024, pp. 73-106 (DOI: 10.13135/2975-0873/10993).
  • Christian Omodeo, Vincenzo Camuccini, Pietro Herzog e due ritratti inediti del marchese Tommaso Gargallo di Castel Lentini, in Bollettino dei Musei Comunali di Roma, N.S. XXI, 2007.
  • Sebastiano Grimaldi, La massoneria a Siracusa. Dalle origini al secondo dopoguerra, Tipheret, 2022.
  • Tommaso Gargallo, Opere edite ed inedite, 4 voll., a cura di Filippo Francesco Gargallo di Castel Lentini, Firenze, Le Monnier, 1923-1925.
  • Tommaso Gargallo, Delle opere di Q. Orazio Flacco recate in versi italiani, 7 voll., Napoli, Stamperia Reale, 1820.
  • Tommaso Gargallo, Le satire di D. Giunio Giovenale recate in versi italiani, Napoli, 1842; ed. completa Firenze, 1844-1845.
  • Tommaso Gargallo, Memorie patrie per lo ristoro della città di Siracusa, Napoli, 1791.
  • Scheda Treccani DBI: treccani.it.
  • Wikipedia: Tommaso Gargallo; Gargallo (famiglia).
  • Wikidata: Q1339279.
  • Liceo Classico Tommaso Gargallo, Siracusa, scheda storica: liceogargallo.edu.it.
  • Comune di Siracusa, scheda Ex Liceo Gargallo: comune.siracusa.it.
  • Comune di Priolo Gargallo, scheda Chiesa dell’Angelo Custode: comune.priologargallo.sr.it.

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