![]() Carmelo Campisi in una fotografia d’epoca. | |
| Medico filantropo e patriota siracusano | |
| Nascita | 1805, Siracusa |
|---|---|
| Morte | 1º maggio 1886, Siracusa |
| Professione | Medico, filantropo |
| Ambito | Sanità pubblica, beneficenza |
| Impegno civile | Moti 1848, insurrezione 1860 |
| Città di attività | Siracusa |
| Memoria pubblica | Busto in Ortigia, via a lui dedicata |
Carmelo Campisi (Siracusa, 1805 – Siracusa, 1º maggio 1886) è stato un medico, filantropo e patriota siracusano, figura di spicco della vita civile e politica ottocentesca in Sicilia. Laureato in Medicina e Chirurgia nel Regno delle Due Sicilie, esercitò la professione a Siracusa distinguendosi per l’assistenza gratuita ai poveri e per l’impegno durante le epidemie di colera del 1837 e del 1867, quando contribuì a smentire le voci sugli “untori” e a promuovere misure di profilassi anticipatrici delle teorie microbiche. Convinto sostenitore degli ideali liberali e antiborbonici, fu tra i protagonisti dei moti del 1848 e dell’insurrezione del 1860, operando all’interno dei comitati rivoluzionari che portarono Siracusa all’unione con il Regno d’Italia. Partecipò ai circoli culturali e politici cittadini – in particolare al Gabinetto Letterario e ai gruppi riuniti attorno alla farmacia di Luigi Cassia – e mantenne stretti rapporti con intellettuali e patrioti come Salvatore Chindemi, Raffaele Lanza ed Emanuele Francica (barone di Pancali). Nel corso della sua carriera fu più volte pubblicamente lodato per l’abnegazione e ricevette encomi ufficiali, fra cui una medaglia al valor civile sanitario nell’ambito delle celebrazioni della Festa dello Statuto (1869). Fu riconosciuto come benefattore cittadino e punto di riferimento morale della Siracusa postunitaria. Alla sua memoria sono dedicati un busto marmoreo eretto nel 1895 nella Villetta Aretusa di Ortigia e una via del centro storico. Campisi è considerato una delle figure più rappresentative della Siracusa ottocentesca per il connubio tra scienza, solidarietà e impegno patriottico.
Biografia
Origini e formazione (1805–anni ’30)
Carmelo Campisi nacque a Siracusa nel 1805 da una famiglia di condizioni modeste. I genitori, pur privi di mezzi, si impegnarono a garantirgli un’istruzione completa, permettendogli di proseguire gli studi come i figli delle famiglie più agiate. Frequentò scuole di buon livello e mostrò presto una naturale inclinazione per le scienze, in particolare per la medicina. Si laureò in Medicina e Chirurgia con ottimi risultati, probabilmente presso un ateneo del Regno delle Due Sicilie – forse a Napoli o a Palermo – come avveniva per molti studenti siciliani dell’epoca. Dopo il conseguimento della laurea rientrò nella città natale per esercitare la professione, guadagnando rapidamente una reputazione di medico competente e scrupoloso. Nella Siracusa della prima metà dell’Ottocento, ancora sotto il dominio borbonico, la condizione sanitaria della popolazione era precaria e le epidemie frequenti. Campisi si inserì in questo contesto con forte senso etico e spirito di servizio, offrendo cure anche ai poveri che non potevano permettersele. La sua formazione scientifica, unita a una sincera vocazione umanitaria, gettò le basi di quella fama che negli anni lo avrebbe reso uno dei medici più amati e rispettati della città.
Carriera medica e beneficenza continuativa
Fin dall’inizio della sua attività professionale, Carmelo Campisi esercitò la medicina con rigore scientifico e profondo spirito umanitario. Era noto per l’abitudine di visitare gratuitamente i malati poveri, spesso fornendo personalmente i medicinali o aiutandoli economicamente. Tale condotta, insolita per l’epoca, gli valse presto il rispetto dei colleghi e l’affetto del popolo, che lo considerava un “medico del popolo” nel senso più autentico del termine. Campisi interpretava la professione medica come una missione civile. Considerava la salute pubblica parte integrante del progresso sociale, e per questo si impegnò anche nella diffusione di norme igieniche e preventive. Nei registri civici e nelle cronache locali il suo nome ricorre spesso tra i medici chiamati in servizio durante emergenze sanitarie, epidemie e calamità naturali. La popolazione siracusana, colpita ciclicamente da carestie e malattie infettive, trovava in lui una figura rassicurante, capace di combinare competenza medica e umanità. Il suo studio medico era frequentato da persone di ogni estrazione sociale. Non faceva distinzione tra ricchi e poveri, e accoglieva i casi più gravi anche quando non poteva contare su compensi. Questa disponibilità costante contribuì a costruirgli un prestigio duraturo, fondato più sulla fiducia e sulla gratitudine dei cittadini che sugli onori ufficiali. Secondo le testimonianze successive, Campisi manteneva uno stile di vita sobrio e dedicava buona parte del proprio tempo libero ad attività di volontariato e beneficenza. Era solito visitare orfani e vedove, sostenere iniziative caritative e intervenire in aiuti pubblici durante periodi di difficoltà economica. Il suo nome divenne presto sinonimo di solidarietà e dedizione alla comunità.
L’epidemia di colera del 1837 e l’impegno sanitario di Campisi
Nel 1837, quando aveva poco più di trent’anni, Carmelo Campisi si trovò ad affrontare una delle più gravi emergenze sanitarie della storia siracusana: l’epidemia di colera che devastò la città tra giugno e settembre di quell’anno. L’epidemia, che in Sicilia causò decine di migliaia di morti, colpì Siracusa in modo particolarmente violento, alimentando un clima di paura e sospetto. In un contesto privo di conoscenze microbiologiche, molti cittadini ritenevano che il morbo fosse il risultato di un “veneficio”, cioè di un complotto deliberato per avvelenare l’acqua e sterminare la popolazione. Alcuni accusavano i funzionari borbonici, altri invece i liberali o i membri di confraternite religiose. Per fronteggiare l’ondata di isteria collettiva, le autorità istituirono una commissione medica con il compito di analizzare le sostanze sospette trovate in vari punti della città. Il verbale ufficiale del 20 luglio 1837 registra tra i membri della commissione proprio Carmelo Campisi, già noto come giovane medico di talento e dotato di rigore scientifico. L’indagine portò a risultati chiari: le presunte “pozioni avvelenate” non contenevano sostanze tossiche, ma semplici soluzioni disinfettanti a base di cloro e calce, usate per sanificare i pozzi e le abitazioni. La relazione della commissione escluse ogni ipotesi di avvelenamento e smentì pubblicamente le dicerie sugli “untori”, restituendo un fondamento razionale alla gestione sanitaria dell’emergenza. Nonostante ciò, la tensione popolare non si spense. Il 5 agosto 1837, durante una delle giornate più drammatiche dell’epidemia, una folla inferocita assalì la casa del sacerdote don Felice Campisi, omonimo del medico, accusandolo ingiustamente di diffondere il veleno del colera. Carmelo Campisi, pur consapevole del rischio, accorse sul posto e tentò di difendere il sacerdote. Si interpose tra lui e la folla, cercando di spiegare che la malattia era contagiosa ma naturale, e che non vi era alcuna trama criminale. Secondo la ricostruzione riportata da Emilio Bufardeci nella memoria Le funeste conseguenze di un pregiudizio popolare (Firenze, 1868), il medico parlò a lungo ai cittadini per fermare il linciaggio, ma i rivoltosi non si lasciarono convincere: il prete e suo fratello furono trascinati via e uccisi. Solo in seguito si scoprì che l’accusa era nata dalla denuncia calunniosa di un mendicante, mossa per rancore personale. Il tragico episodio colpì profondamente Carmelo Campisi, che continuò per settimane a soccorrere i malati con dedizione instancabile. Visitava gli ammalati anche nei quartieri più poveri, offrendo cure, medicinali e indicazioni igieniche elementari — come bollire l’acqua, disinfettare i vestiti e mantenere puliti i locali. In un periodo in cui molti fuggivano dalla città, egli rimase al suo posto, guadagnandosi il rispetto e la gratitudine della popolazione. Le cronache sanitarie successive indicarono che nel 1837 Siracusa contava 1.231 morti su 18.462 abitanti, pari a circa il 6,6% della popolazione. Campisi, con le conoscenze limitate dell’epoca, intuì che la malattia si trasmetteva attraverso l’acqua e i contatti diretti più che per via aerea, anticipando concetti di profilassi che sarebbero stati compresi solo decenni dopo. Promosse l’isolamento dei malati, la pulizia delle strade e la disinfezione dei pozzi, sostenendo l’importanza della prevenzione più della superstizione. Secondo una ricostruzione divulgativa riportata dal sito di Antonio Randazzo (ripresa da un saggio di Francesco Brancato), nel luglio 1837 — precisamente il 14 luglio — Campisi avrebbe partecipato a una riunione segreta nella casa del barone Emanuele Francica di Pancali, insieme ai patrioti Vincenzo Cassia, Raffaele Lanza e Salvatore Chindemi. L’incontro, di carattere politico, aveva l’obiettivo di redigere un manifesto a nome del sindaco che accusasse il governo borbonico di aver avvelenato l’acqua, nel tentativo di dirottare l’ira del popolo contro il regime e non contro gli innocenti. Secondo questa fonte, l’operazione — nata con intento patriottico — degenerò però in disordini incontrollati che culminarono nel linciaggio del 5 agosto. A prescindere da queste interpretazioni, documentate solo in parte, resta certo che l’opera di Carmelo Campisi nel 1837 fu determinante sia sul piano medico che civile. Il Municipio di Siracusa, a epidemia conclusa, espresse un pubblico ringraziamento per la dedizione e il coraggio mostrati. L’esperienza di quell’anno segnò l’inizio della sua fama come medico del popolo, e gettò le basi del suo successivo impegno nel campo della sanità pubblica e dell’educazione igienica, che avrebbe proseguito fino alla vecchiaia.
Il terremoto dell’11 gennaio 1848 e l’opera di soccorso
L’11 gennaio 1848, quando Carmelo Campisi aveva quarantatré anni, Siracusa fu scossa da un violento terremoto che colpì gran parte della Sicilia orientale. Le cronache dell’epoca descrissero un sisma improvviso e prolungato che provocò il crollo di edifici, il danneggiamento di chiese e palazzi e un diffuso stato di panico tra la popolazione. A Siracusa si registrarono numerosi feriti, ma il bilancio in termini di vittime fu contenuto grazie alla prontezza dei soccorsi e alla solidità di parte delle strutture urbane. Il dottor Campisi, già conosciuto per l’opera svolta durante l’epidemia di colera del 1837, fu tra i primi medici a intervenire. Secondo le fonti cittadine, lasciò immediatamente la propria abitazione per recarsi nelle zone più colpite — in particolare nel quartiere della Graziella e lungo via Capodieci, dove i crolli avevano ferito diversi abitanti — prestando assistenza medica ai feriti e organizzando le prime operazioni di soccorso. Lavorò per ore tra le macerie, aiutando a estrarre le persone intrappolate e curando sul posto contusioni, fratture e ferite da schiacciamento, con mezzi di fortuna. Quando il panico spinse molti cittadini a rifugiarsi all’aperto, Campisi si adoperò per coordinare la sistemazione dei senzatetto nei conventi e negli edifici pubblici non danneggiati. Fece predisporre postazioni di primo soccorso e raccolse medicinali e bende, coordinandosi con altri medici e con volontari civili. Il suo intervento contribuì a dare un minimo di ordine a una situazione caotica: nel pieno della notte, quando le scosse di assestamento continuavano, organizzò la distribuzione di acqua e viveri alle famiglie rimaste senza casa. Particolare attenzione fu rivolta anche all’aspetto igienico-sanitario: temendo la diffusione di malattie infettive tra gli sfollati, Campisi insistette sulla necessità di mantenere puliti gli accampamenti e disinfettare le zone di macerie, prevenendo così focolai di tifo o febbri intestinali, che spesso seguivano alle calamità naturali. Il Municipio di Siracusa, nei giorni successivi, elogiò pubblicamente l’operato dei soccorritori che si erano distinti per coraggio e abnegazione, menzionando Carmelo Campisi tra i più meritevoli. Il suo nome comparve negli elenchi di cittadini che avevano “prestato opera indefessa in soccorso dei feriti e dei poveri colpiti dal disastro”. L’esperienza del terremoto del 1848 consolidò ulteriormente la fama di Campisi come medico del popolo e figura di riferimento morale per la città. Proprio in quello stesso anno, pochi mesi più tardi, egli avrebbe assunto un ruolo di primo piano nei moti rivoluzionari siciliani, proseguendo la sua azione in favore non solo della salute pubblica, ma anche della libertà politica e civile.
1848–1849: moti, Gabinetto letterario, comitato rivoluzionario
Nel biennio 1848–1849 Carmelo Campisi, allora quarantatreenne, partecipò attivamente ai fermenti politici e culturali che attraversarono Siracusa durante la rivoluzione siciliana. Dopo l’esperienza sanitaria e civile maturata nel colera del 1837 e nel terremoto dell’11 gennaio 1848, il medico era ormai una figura nota e stimata, riconosciuta per il suo equilibrio e il suo impegno sociale. Queste qualità lo portarono naturalmente a gravitare negli ambienti liberali e patriottici cittadini, che da anni si riunivano in forma semiclandestina sotto la copertura di circoli culturali. Fra questi ebbe particolare importanza il Gabinetto Letterario di Siracusa, fondato nel 1843 (secondo alcune fonti nel 1844) da Carmelo Campisi, Emanuele De Benedictis e Alessandro Rizza. L’istituzione, concepita come luogo di lettura e discussione, divenne rapidamente un punto d’incontro per professionisti, intellettuali e liberali moderati, che vi affrontavano temi di scienza, filosofia e politica sotto l’apparenza di un’associazione culturale. Il Gabinetto si trasformò in uno dei centri più vivaci del liberalismo siracusano di metà Ottocento e costituì la base organizzativa da cui sarebbero poi scaturite le iniziative rivoluzionarie del 1848. Quando nel gennaio 1848 la rivolta antiborbonica esplose a Palermo sotto la guida di Ruggero Settimo, la notizia raggiunse Siracusa pochi giorni dopo, accendendo gli entusiasmi dei patrioti locali. Nella città aretusea si formò un comitato segreto rivoluzionario, composto da notabili, medici e sacerdoti liberali, tra i quali figuravano Emilio Bufardeci, Salvatore Chindemi, Raffaele Lanza, Emanuele Francica (barone di Pancali) e lo stesso Carmelo Campisi. Già il 20 gennaio 1848, il comitato siracusano inviò a Palermo un messaggio di adesione e di congratulazioni agli insorti, elogiando il “magnanimo slancio con cui si era rivendicata la libertà della patria”. Nelle settimane successive, Campisi partecipò alle riunioni che si tenevano tra il Gabinetto Letterario e alcune abitazioni private, in particolare la farmacia Cassia, punto di riferimento del gruppo liberal-moderato. Da questi incontri nacque un “sodalizio Bufardeci”, così chiamato dal nome del sacerdote patriota Emilio Bufardeci, che coordinò l’organizzazione della rivolta locale. All’inizio di marzo il movimento insurrezionale prese corpo: fu costituito un Comitato Provvisorio rivoluzionario di Siracusa, presieduto dal barone Emanuele Francica, di cui Campisi fece parte. Il Comitato, sul modello di quello palermitano, assunse temporaneamente il governo cittadino, promosse la creazione della Guardia Nazionale per il mantenimento dell’ordine rivoluzionario e organizzò la difesa del porto e della città in caso di reazione borbonica. Campisi collaborò strettamente con Bufardeci, Chindemi e Lanza nella gestione delle emergenze sanitarie e logistiche legate al nuovo assetto politico, prestando anche assistenza ai feriti durante gli scontri minori verificatisi nei mesi successivi. La rivoluzione del 1848 a Siracusa ebbe una durata limitata, ma un profondo impatto simbolico. Nel febbraio 1849 le truppe borboniche ripresero il controllo dell’isola, e molti esponenti liberali furono costretti all’esilio o incarcerati. Campisi, pur conosciuto come simpatizzante liberale, evitò la repressione diretta grazie al prestigio personale acquisito come medico benefattore. Il suo nome non comparve negli elenchi dei proscritti né tra i condannati, il che gli permise di rimanere a Siracusa durante la restaurazione borbonica. Continuò a esercitare la professione medica e a frequentare gli ambienti liberali moderati, mantenendo vivi i contatti con gli amici patrioti sopravvissuti alla repressione. L’esperienza dei moti del 1848 consolidò l’immagine di Campisi come medico-filosofo e patriota razionale, più incline alla persuasione e al dialogo che all’azione violenta. Nei decenni successivi, egli sarebbe stato ricordato come uno degli animatori più coerenti del liberalismo siracusano, punto di raccordo tra la borghesia colta e le classi popolari, capace di unire l’impegno civile alla pratica della medicina sociale.
Reti liberali e luoghi di sociabilità (farmacia Cassia, Lanza, Francica, Chindemi, Rizza)
Dopo la repressione del 1849, Campisi rimase a Siracusa e continuò a operare entro una fitta rete liberale cittadina che si muoveva tra circoli culturali, caffè e case di conversazione. Le ricostruzioni archivistiche collocano il Gabinetto Letterario e la farmacia di don Luigi Cassia come poli di riferimento: qui si ritrovavano i giovani e i moderati siracusani per discutere di politica, scienza e attualità sotto copertura culturale. In questo circuito Campisi è ricordato accanto a Vincenzo Cassia, Salvatore Chindemi, Giuseppe Ortis e Nunzio Stella. La farmacia Cassia funzionava da punto d’incontro stabile, mentre il Gabinetto Letterario forniva la cornice ufficiale alle conversazioni: letture, consultazione di giornali, scambio di opuscoli e notizie provenienti da Palermo, Napoli e dall’estero. I collegamenti esterni passavano soprattutto per Raffaele Lanza, tramite il quale il gruppo manteneva contatti con gli esuli di Malta; questa trama di relazioni favorì la circolazione di idee e di materiali politici anche negli anni più rigidi della restaurazione. Un nodo ulteriore fu Emanuele Francica, barone di Pancali, rientrato dall’esilio: attorno alla sua figura si organizzò una parte del fronte moderato cittadino, con cui Campisi continuò a collaborare dopo l’esperienza del 1848. La memoria coeva parla, per la fase post-1849, di un “lavorio occulto” portato avanti da “pochi rimasti fedeli” agli ideali liberali; tra questi è esplicitamente menzionato Campisi. L’attività non fu insurrezionale, ma preparatoria e di collegamento: mantenere coeso il tessuto degli amici, orientare la discussione pubblica su temi di libertà di stampa, istruzione, igiene e assistenza, e tenere vivi i contatti interpersonali necessari quando si sarebbe riaperta la possibilità d’azione. Nel medesimo ambiente si colloca il rapporto stretto con Alessandro Rizza, indicato come amico e collega: la collaborazione tra i due, attivi sia sul versante culturale sia in iniziative civiche e assistenziali, rafforzò il ruolo di Campisi come mediatore tra notabili e ceti popolari. In sintesi, tra il 1849 e il 1860 la sua presenza nelle reti di sociabilità liberale — farmacia Cassia, Gabinetto, salotti cittadini e collegamenti con Malta e con Francica — contribuì a preservare continuità al movimento siracusano, preparandone il riemergere durante la stagione garibaldina.
1860: insurrezione siracusana e ruolo nel comitato di liberazione
Quando nel maggio 1860 la spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi sbarcò a Marsala, innescando la fine del dominio borbonico in Sicilia, Carmelo Campisi aveva cinquantacinque anni. Da più di un decennio era riconosciuto come medico eminente e patriota rispettato, ed era rimasto una figura di riferimento morale per l’ambiente liberale siracusano. La notizia dell’avanzata garibaldina suscitò grande fermento anche a Siracusa, dove i patrioti locali — molti dei quali legati alle reti formatesi attorno al Gabinetto Letterario e alla farmacia Cassia — si mobilitarono per preparare la sollevazione cittadina. In questo contesto si costituì il Comitato di liberazione di Siracusa, organismo clandestino incaricato di coordinare i contatti con Palermo e Catania e di organizzare la rivolta contro le autorità borboniche locali. Le fonti memorialistiche lo descrivono come il principale animatore e spirito guida del comitato: la sua autorevolezza, il suo equilibrio e la fiducia di cui godeva presso i ceti popolari gli permisero di unire fazioni e personalità diverse. Attorno a lui si raccolsero figure di primo piano del liberalismo siracusano, tra cui Alessandro Rizza, Salvatore Nicastro, i fratelli Statella, Emilio Bufardeci e Raffaele Lanza. Il comitato, che si riuniva in luoghi sicuri — tra cui alcune abitazioni in Ortigia e la farmacia Cassia — ebbe il compito di stabilire contatti con i patrioti delle altre città, raccogliere fondi, distribuire manifesti e predisporre armi e munizioni. Campisi, pur non essendo uomo d’armi, partecipò attivamente all’organizzazione logistica e sanitaria, predisponendo un primo servizio medico volontario destinato a soccorrere i feriti in caso di scontri. La sua conoscenza dei quartieri popolari della città, maturata in anni di pratica medica e beneficenza, lo rese una figura insostituibile per i collegamenti tra i patrioti e la popolazione civile. Nel giugno 1860, in coincidenza con le vittorie garibaldine nell’isola, anche Siracusa si sollevò. Gli insorti occuparono i punti strategici della città e costrinsero le truppe borboniche alla resa senza eccessivi spargimenti di sangue. Carmelo Campisi fu tra i protagonisti di quei giorni: assistette i feriti, mediò tra i rivoltosi e i funzionari ancora fedeli al governo, contribuendo a mantenere l’ordine pubblico e ad evitare rappresaglie. Dopo la proclamazione dell’annessione della Sicilia al Regno d’Italia, Campisi non cercò cariche politiche. Il suo patriottismo, di impronta moderata e civile, trovò espressione nel sostegno alla nuova amministrazione e nell’impegno per la modernizzazione della sanità e della beneficenza pubblica. In più occasioni intervenne in dibattiti cittadini sull’istruzione, sull’igiene urbana e sulla libertà di pensiero, confermando la sua immagine di intellettuale liberale fedele ai valori del Risorgimento ma estraneo agli estremismi. L’insurrezione del 1860 segnò per Campisi il culmine della sua attività politica. La generazione successiva lo ricordò come uno dei padri morali della liberazione siracusana, un medico che seppe unire scienza, umanità e patriottismo, e che incarnava quella figura di cittadino colto e impegnato che la nuova Italia avrebbe voluto moltiplicare.
Colera 1867: profilassi, terapie, guarigione dell’arcivescovo
Nel 1867, a sessantadue anni, Campisi affrontò la terza ondata di colera a Siracusa. Forte dell’esperienza del 1837, impostò l’azione su due fronti: cura tempestiva dei malati e prevenzione rigorosa per limitare i focolai. Sul piano clinico organizzò visite capillari nei quartieri popolari, promosse l’intervento subito ai primi sintomi (vomito, diarrea, crampi), reidratando i pazienti e somministrando i rimedi disponibili all’epoca. Affiancò alle terapie una rete di medici e volontari per garantire assistenza a domicilio ai più poveri, con distribuzione di medicinali e indicazioni pratiche per la gestione dell’igiene familiare. Sul piano della sanità pubblica insistette su misure nette: isolamento dei colerosi, separazione degli ambienti domestici, disinfezione di abiti e locali, bollitura dell’acqua, controllo dei pozzi e delle fogne, pulizia delle strade, e — quando necessario — cordoni sanitari e quarantene per chi entrava in città. Nelle sue comunicazioni alla popolazione spiegò che il contagio si propagava soprattutto attraverso acqua e contatti indiretti, non per malefici o “untori”, e che la chiave era igiene e precauzione. Il bilancio cittadino risultò molto più contenuto rispetto al 1837 (allora la mortalità era stata molto alta): le vittime del 1867 furono poche centinaia, segno che profilassi e cure precoci avevano funzionato. In quelle settimane Campisi prestò personalmente assistenza a numerosi casi gravi. Tra questi, l’arcivescovo di Siracusa, Angelo Robino (in carica 1853–1868), colpito in condizioni disperate e poi guarito. In segno di riconoscenza, l’alto prelato gli donò una polizza da mille lire, gesto che attestò pubblicamente la stima verso il medico e la fiducia riposta nella sua condotta terapeutica. L’esperienza del 1867 consolidò la sua fama di organizzatore della risposta sanitaria in città: un medico capace di tenere insieme pratica clinica, educazione igienica e disciplina civica, riducendo l’impatto del morbo e rafforzando la cultura della prevenzione.
Ultimi anni e morte (1º maggio 1886)
Negli anni successivi all’Unità d’Italia Campisi rimase stabilmente a Siracusa, dedicandosi quasi esclusivamente alla pratica medica e alla beneficenza. Non cercò incarichi politici: interveniva piuttosto nei dibattiti cittadini su igiene urbana, assistenza ai poveri, istruzione e libertà di pensiero, mettendo a frutto l’autorevolezza maturata nelle emergenze del 1837, del 1848 e del 1867. Continuò a visitare gratuitamente gli indigenti, a organizzare raccolte di medicinali e a sostenere iniziative caritative promosse da associazioni e parrocchie, mantenendo rapporti stretti con l’ambiente del Gabinetto letterario e con i notabili liberali a lui più vicini (Rizza, Chindemi, Lanza, Francica). All’inizio degli anni Ottanta dell’Ottocento la salute si fece più fragile, ma Campisi continuò a esercitare finché le forze glielo consentirono. Morì a Siracusa il 1º maggio 1886, all’età di 81 anni. La notizia suscitò cordoglio cittadino: le cronache parlarono di una partecipazione popolare larghissima ai funerali, con la presenza congiunta di clero, autorità civili, confraternite e associazioni professionali e operaie. Il 2 maggio 1886, in Piazza del Popolo, fu pronunciata l’orazione Funebre Addio all’illustre medico cav. Carmelo Campisi da Emanuele De Benedictis, che ne tracciò il profilo di medico di scienza e carità e di cittadino coerente agli ideali liberali. Nello stesso anno la Società Operaia di Mutuo Soccorso deliberò di intitolarsi a Carmelo Campisi, riconoscendone pubblicamente i meriti civili e l’esempio morale. Negli anni successivi il ricordo rimase vivo nella toponomastica e nelle iniziative commemorative, preludio alle dediche formali e al monumento che la città gli avrebbe eretto nel decennale della morte.
Attività culturali ed economiche
Oltre alla professione medica e all’impegno patriottico, Carmelo Campisi partecipò attivamente alla vita civile, culturale ed economica della Siracusa ottocentesca. La sua figura non si esaurisce nel medico e nel filantropo, ma si estende al ruolo di promotore del progresso sociale attraverso la cultura, l’associazionismo e l’impresa collettiva.
Nel campo culturale fu tra i protagonisti della fondazione, nel 1843, del Gabinetto di Storia Letteraria (indicato in alcune fonti anche come Gabinetto Letterario), ideato insieme a Emanuele De Benedictis e Alessandro Rizza. L’istituzione, nata in un periodo in cui la censura borbonica rendeva difficile la libera circolazione delle idee, divenne un punto di riferimento per i professionisti e gli intellettuali liberali della città. Vi si discutevano temi di scienza, filosofia, igiene e storia patria, sotto l’apparenza di un circolo culturale. Il Gabinetto, antesignano dell’attuale Biblioteca Comunale, disponeva di una sala di lettura, di raccolte di giornali provenienti da Napoli e Palermo e di un registro dei soci tuttora conservato negli archivi cittadini. Campisi, in qualità di medico, contribuì con conferenze e scritti divulgativi su sanità pubblica e educazione igienica, rafforzando il carattere civico dell’associazione e la sua funzione di scuola di pensiero laico e progressista.
Accanto all’impegno intellettuale, Campisi partecipò a un’importante iniziativa economica locale, espressione del nascente spirito cooperativo delle élite liberali siracusane. Il 1º febbraio 1855, infatti, sottoscrisse come “Dottor Don Carmelo Campisi” l’atto notarile della Società in accomandita per la manifattura tessile di Siracusa, rogato dal notaio Giulio Xibilia (Archivio di Stato di Siracusa, n. 15515, ff. 89–101). L’impresa, avviata originariamente nel 1853 dai farmacisti Luigi Cassia ed Enrico Broggi, si proponeva di introdurre nel territorio le nuove tecnologie di tessitura Jacquard e di sviluppare una produzione locale di seta, cotone e lino. Il capitale iniziale, pari a 3 000 ducati, era suddiviso in quote da 75 ducati ciascuna; Campisi ne possedeva una, mentre i principali azionisti – Cassia e il tecnico Giovanni Raymond – ne avevano quattro a testa. Tra gli altri soci figuravano Alessandro Rizza, Raimondo Musumeci, Pasquale Impellizzeri, Francesco Testaferrata, Luigi Greco e Luigi Francica Nava, a testimonianza del carattere collettivo e cittadino dell’impresa.
La manifattura, che impiegava circa quaranta donne e venti ragazzi, rappresentò uno dei primi tentativi di industrializzazione del territorio siracusano. L’attività, di breve durata ma d’avanguardia, univa scienza, lavoro e solidarietà: offriva occupazione a famiglie modeste e promuoveva la formazione di manodopera femminile qualificata. L’esperimento fu interpretato come un banco di prova per un’economia locale “morale”, basata sul mutuo vantaggio di datori di lavoro e lavoratori. Nel 1856, gli stessi Cassia e Broggi aprirono anche un deposito di droghe e prodotti farmaceutici in via Amalfitania, segno che il gruppo imprenditoriale di cui Campisi faceva parte mirava a collegare sanità, commercio e sviluppo urbano.
Questo intreccio fra cultura, medicina ed economia rifletteva la visione di Campisi secondo cui il progresso di una città non poteva limitarsi all’assistenza caritatevole, ma doveva tradursi in educazione, lavoro e modernità produttiva. La sua presenza tanto nel Gabinetto letterario quanto nella manifattura del 1855 mostra una coerenza di fondo: favorire l’emancipazione collettiva attraverso la circolazione del sapere e l’iniziativa comune, due pilastri della sua idea di civiltà.
Onorificenze e riconoscimenti
In vita, Carmelo Campisi ricevette vari attestati di stima da autorità civili e religiose per l’opera sanitaria e civica svolta a Siracusa. In ambito civico, le fonti locali registrano ringraziamenti e pubblici elogi dell’amministrazione comunale per l’abnegazione dimostrata nelle principali emergenze cittadine dell’Ottocento: innanzitutto durante l’epidemia di colera del 1837 (quando partecipò alla commissione peritale contro le dicerie sui “venefici”) e, più tardi, all’indomani del terremoto dell’11 gennaio 1848, quando si distinse nei soccorsi alla popolazione. Un nuovo riconoscimento di fatto arrivò nel 1867, durante la terza ondata di colera, per l’organizzazione delle misure di profilassi e per l’assistenza clinica capillare ai malati. Sul versante religioso, nel 1867 l’arcivescovo di Siracusa Angelo Robino — guarito da una grave forma di colera — gli fece pervenire, in segno di gratitudine, una polizza da mille lire, gesto pubblico che attestò la considerazione di cui il medico godeva anche presso le autorità ecclesiastiche. Quanto alle onorificenze statali, la memorialistica locale attribuisce a Campisi una medaglia d’oro al valor civile sanitario conferita in occasione delle celebrazioni della Festa dello Statuto del 1869, in relazione ai servizi resi durante l’epidemia del 1867. In attesa di riscontro nominativo negli elenchi ufficiali (Supplementi alla Gazzetta Ufficiale di inizio giugno 1869), l’informazione è qui riportata con prudenza come dato di tradizione locale in corso di verifica. Infine, alcune testimonianze coeve lo indicano con il titolo di cavaliere (ad es. nella titolazione dell’orazione funebre di Emanuele De Benedictis, 2 maggio 1886); l’ordine di appartenenza non è però specificato dalle fonti a oggi note e rimane da identificare con certezza.
Monumento in Ortigia
Nel decennale della morte, il 20 settembre 1895, fu inaugurato in Ortigia un mezzobusto marmoreo di Carmelo Campisi, collocato nella Villetta Aretusa (area del Foro Vittorio Emanuele/Fonte Aretusa). La promozione partì dall’Associazione dei Naviganti, con il concorso dei cittadini e il sostegno del Municipio.

L’opera è tradizionalmente descritta come busto su piedistallo con lapide commemorativa recante, sul fronte, la dedica che sintetizza le sue benemerenze civiche e patriottiche:
«Carmelo Campisi, medico insigne, amato per beneficenza, propugnò sempre la libertà del pensiero per la redenzione della patria, congiurò nobilmente contro la tirannide».
Sul retro compare la formula di dedica e la data simbolica dell’inaugurazione:
«L’Associazione dei Naviganti, con il concorso dei cittadini e del Municipio, dedica oggi XX settembre 1895 (ricorrenza sacra all’Italia)».
Quanto all’autore, alcune risorse locali di storia dell’arte attribuiscono il busto al marmista siracusano Luciano Campisi (1860–1933); l’attribuzione, non accompagnata da un atto comunale o da una perizia d’epoca, è riportata con riserva in attesa di conferma documentaria.
Toponomastica e intitolazioni
La memoria di Carmelo Campisi venne perpetuata a Siracusa non solo attraverso monumenti, ma anche mediante intitolazioni civiche che ne consolidarono il ricordo tra i benefattori e patrioti locali.
Secondo la memorialistica locale, nel 1886 la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Siracusa — una delle più antiche associazioni popolari cittadine, nata come ente di assistenza per artigiani e lavoratori — assunse il nome di “Società Operaia Carmelo Campisi”. L’intitolazione, riferita da fonti successive alla morte del medico, rappresentò un tributo collettivo e spontaneo della classe lavoratrice siracusana verso una figura che, per tutta la vita, aveva curato gratuitamente i poveri e sostenuto la solidarietà civile. La decisione è attestata nelle cronache memorialistiche e richiamata in scritti del decennio successivo, in coincidenza con la realizzazione del busto marmoreo del 1895; in attesa di un verbale o di una testata coeva, l’anno esatto della delibera resta da verificare [fonte richiesta].
In epoca successiva, anche la toponomastica urbana rese omaggio al medico patriota. La città gli dedicò una via nel cuore di Ortigia, nel quartiere della Graziella, un tempo abitato da pescatori, artigiani e piccoli commercianti — proprio quella fascia popolare cui Campisi aveva dedicato la propria opera filantropica. L’attuale via Carmelo Campisi collega via Dione e via Mirabella, a poca distanza da Corso Matteotti e dal lungomare. Lo stradario comunale aggiornato conferma la denominazione ufficiale e gli incroci. L’anno della deliberazione toponomastica non è noto con certezza, ma si ritiene risalga ai primi decenni del Novecento, quando il Comune avviò un programma di intitolazioni dedicate ai protagonisti del Risorgimento siracusano (tra cui Bufardeci, Rizza e Chindemi).
Oltre a queste due dediche principali — la Società Operaia e la via di Ortigia — la memoria di Campisi sopravvive in citazioni e riferimenti nel tessuto civico siracusano: alcune associazioni locali continuano a ricordarlo come modello di “medico benefattore e patriota”, e il suo nome compare in elenchi municipali di cittadini illustri. Insieme al busto del 1895, tali intitolazioni consolidarono la sua immagine pubblica come simbolo di filantropia laica e patriottismo moderato, radicandola nella vita quotidiana della città.
Testimonianze e documentazione
Le principali testimonianze contemporanee relative a Carmelo Campisi provengono da fonti scritte coeve e da una limitata documentazione fotografica di fine Ottocento. La prima attestazione pubblica della sua commemorazione è l’orazione Funebre addio all’illustre medico cav. Carmelo Campisi, pronunciata il 2 maggio 1886, il giorno successivo alla sua morte, in Piazza del Popolo dal sacerdote e patriota Emanuele De Benedictis. L’opuscolo, pubblicato nello stesso anno a Siracusa (la data “1866” riportata in alcune bibliografie è un refuso), costituisce la fonte primaria per la ricezione immediata della figura di Campisi e testimonia che egli era già noto con il titolo di cavaliere, sebbene l’ordine non sia indicato.

Alla fase successiva appartengono le riproduzioni fotografiche del busto marmoreo inaugurato nel 1895, presenti in raccolte locali e in repertori digitali come Himetop – The History of Medicine Topographical Database e Blue Plaques Sicilia, che documentano la lapide con epigrafe e la collocazione originaria nella Villetta Aretusa. Alcune cartoline illustrate dei primi del Novecento, dedicate al Foro Vittorio Emanuele, mostrano il monumento sullo sfondo della Fonte Aretusa, confermando la posizione e l’aspetto originario del complesso commemorativo.
Ulteriori riferimenti si trovano in opere successive: la memoria di Arturo Messina, Don Carmelo Campisi, un medico umanitario e patriota, che ne ricostruisce la biografia utilizzando tradizioni locali e fonti d’archivio; e gli studi di Concetta Sirena, che inquadrano Campisi nel contesto delle reti liberali e culturali siracusane di metà Ottocento.
Nel complesso, la documentazione superstite — costituita da testi commemorativi, fotografie storiche e fonti digitalizzate — consente di delineare la trasmissione della memoria pubblica di Campisi, dalla celebrazione funebre del 1886 fino alle attuali iniziative di valorizzazione del suo busto e delle intitolazioni civiche a lui dedicate.
Cronologia essenziale
- 1805 — Nascita a Siracusa.
- 1837 (giugno–settembre) — Epidemia di colera a Siracusa; 20 luglio: Campisi tra i periti della commissione che smentisce i “venefici”; 5 agosto: tumulti e linciaggio di don Felice Campisi, intervento di Carmelo Campisi; ringraziamento municipale a fine emergenza.
- 1843 — Fondazione del Gabinetto di Storia letteraria con E. De Benedictis e A. Rizza (variante in alcune memorie: 1844).
- 11 gennaio 1848 — Terremoto di Siracusa: attività di soccorso.
- 1848–1849 — Moti rivoluzionari: comitato cittadino, Guardia Nazionale, attività nel Comitato Provvisorio.
- 1 febbraio 1855 — Atto Xibilia: Campisi socio (1 quota) della manifattura tessile in accomandita (quote da 75 ducati; capitale 3 000 ducati).
- 1856 — Apertura deposito di droghe/prodotti farmaceutici (Cassia & Broggi) in via Amalfitania (contesto della stessa rete imprenditoriale).
- 1860 (giugno) — Insurrezione di Siracusa: Campisi tra gli animatori del Comitato di liberazione.
- 1867 — Terza ondata di colera: organizzazione di profilassi e cure; guarigione dell’arcivescovo Angelo Robino; polizza da 1 000 lire in segno di gratitudine.
- 1869 (prima domenica di giugno) — Festa dello Statuto: attribuzione di medaglia d’oro al valor civile sanitario secondo la memorialistica locale (da confermare su Supplementi G.U.).
- 1º maggio 1886 — Morte a Siracusa.
- 2 maggio 1886 — Orazione funebre di E. De Benedictis in Piazza del Popolo; attestazione del titolo di “cavaliere” (ordine da identificare).
- 1886 — La Società Operaia di Mutuo Soccorso delibera l’intitolazione a Campisi (anno da verificare negli atti sociali).
- 20 settembre 1895 — Inaugurazione del busto marmoreo nella Villetta Aretusa (promotori: Associazione dei Naviganti, con concorso di cittadini e Comune).
- s.d. (XX secolo) — Intitolazione di via Carmelo Campisi in Ortigia, quartiere Graziella (denominazione e tracciato confermati dallo stradario comunale; anno da precisare).
Fonti e bibliografia essenziale
- Emanuele De Benedictis, Funebre addio all’illustre medico cav. Carmelo Campisi (Siracusa, 1886) – opuscolo dell’orazione pronunciata in Piazza del Popolo il 2 maggio 1886.
- Emilio Bufardeci, Le funeste conseguenze di un pregiudizio popolare (Firenze, 1868) – saggio che descrive gli avvenimenti del colera a Siracusa nel 1837. (Scarica PDF qui)
- Archivio di Stato di Siracusa, Fondo Notai – notaio Giulio Xibilia, atto 1 febbraio 1855 (rep. n. 15515, ff. 89–101) – atto costitutivo della “Società in accomandita per la manifattura tessile di Siracusa”.
- Registro dei soci del “Gabinetto di Storia Letteraria” (1843– ) – conservato presso la biblioteca/archivio comunale di Siracusa.
- Supplementi alla «Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia», prima domenica di giugno 1869 (Festa dello Statuto, elenco delle medaglie al valor civile sanitario).
- Arturo Messina, Don Carmelo Campisi, un medico umanitario e patriota, s.l., s.d. (saggio biografico moderno basato su fonti d’archivio e memorialistica locale).
- Concetta Sirena, [studio sulle reti liberali e sul Gabinetto Letterario siracusano a metà Ottocento], tesi di dottorato, Università degli Studi di Catania, a.a. 2006–2007.
- World Health Organization (WHO), Cholera – Fact sheet, aggiornamenti su epidemiologia, trasmissione e misure di prevenzione del colera.
- Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), cataloghi storici dei terremoti in Italia (CFTI e banche dati collegate), schede relative all’evento dell’11 gennaio 1848 nell’area di Siracusa
- Comune di Siracusa, Stradario comunale e atti di toponomastica relativi a via Carmelo Campisi, quartiere Graziella (Ortigia). Consultabile attraverso il sito istituzionale del Comune: https://www.comune.
Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 29 novembre 2025.