Raffaele Lanza

Aggiornato in data 17 Maggio 2026 da Alessandro Calabrò

Questa voce riguarda il patriota risorgimentale, prefetto del Regno d’Italia e sindaco di Siracusa tra il 1885 e il 1889. Per altre persone con lo stesso nome o cognome, si veda la sezione Omonimi.

Per l’elenco completo dei sindaci di Siracusa, vedi Elenco dei sindaci di Siracusa.

PersonaggioRaffaele Lanza
Ritratto xilografato di Raffaele Lanza, patriota risorgimentale e sindaco di Siracusa dal 1885 al 1889.

Raffaele Lanza in un ritratto d’epoca pubblicato nella biografia di Arturo Messina.
Carica pubblica
CaricaSindaco di Siracusa
Mandato1885 – 1889
PredecessoreGiuseppe Reale
(1879–1884)
SuccessoreAlessandro Statella
(secondo mandato, 1890–1894)
Dati anagrafici
Nome completoRaffaele Lanza
NascitaSiracusa, 17 agosto 1813
Mortedata ignota (dopo il 1889)
ProfessioneAvvocato, patriota, amministratore pubblico
Altre cariche
Deputato al Parlamento di Sicilia1848
Governatore del Distretto di Siracusa1860 (nomina di Giuseppe Garibaldi)
Prefetto di Trapani1861 – 1862
(primo prefetto della provincia)
Prefetto di Massadopo il 1862
Orientamento politico
PartitoLiberale risorgimentale, area “tamburina” (autonomista)
Famiglia
CasataLanza (ramo siracusano)
DimorePalazzo Lanza-Bucceri (Via Amalfitania)
Palazzetto Lanza (Via Salomone)

Raffaele Lanza (Siracusa, 17 agosto 1813 – data di morte ignota, dopo il 1889) è stato un avvocato, patriota risorgimentale, amministratore pubblico e politico italiano. Appartenente al ramo siracusano della casata Lanza, fu uno dei massimi esponenti del movimento liberale aretuseo dell’Ottocento. Tra i 115 proscritti siciliani del 1837 ed esule a Malta, deputato al Parlamento di Sicilia nel 1848, combattente nella difesa di Catania durante la rivoluzione siciliana, venne nominato nel 1860 da Giuseppe Garibaldi Governatore del Distretto di Siracusa. Nell’amministrazione sabauda post-unitaria ricoprì la carica di prefetto di Trapani (1861–1862) e successivamente di prefetto di Massa. Fu infine sindaco di Siracusa dal 1885 al 1889, succedendo a Giuseppe Reale e precedendo il secondo mandato di Alessandro Statella.

Origini familiari

Raffaele Lanza appartenne alla casata Lanza (storicamente anche Lancia), una delle stirpi nobiliari più estese e ramificate della Sicilia. Le fonti araldiche ne collocano le origini remote in Germania, discendenti dai duchi di Baviera, e indicano come progenitore araldico Manfredi I Lanza, marchese di Busca (†c. 1214), che avrebbe servito come lancifero all’imperatore Federico Barbarossa. Alla stirpe appartennero Bianca Lancia, sposa dell’imperatore Federico II di Svevia, e Galvano, giustiziato con Corradino di Svevia nel 1268.

In Sicilia la famiglia raggiunse l’apice nel XVI e XVII secolo: Blasco Lanza (1466–1535), giurista, acquisì il feudo di Trabia; Cesare Lanza divenne nel 1564 il primo conte di Mussomeli; Ottavio Lanza fu nel 1601 il primo principe di Trabia. Dai rami principali derivarono i Lanza Branciforte, Lanza d’Ajeta, Lanza Filangieri di Mirto e Lanza di Scalea. Giuseppe Lanza, duca di Camastra, sovrintese la ricostruzione barocca del Val di Noto dopo il terremoto del 1693.

Il ramo siracusano si radicò stabilmente nella città aretusea nel XVIII secolo. Gli archivi storici registrano l’aggregazione di Antonino-Ignazio Lanza dei Duchi di Brolo alla Mastra Nobile di Siracusa con decreto del 29 gennaio 1793, approvato dal viceré il 25 febbraio successivo. Arturo Messina, nella biografia dedicata a Raffaele pubblicata sul portale toponomastico di Antonio Randazzo, indica il ramo siracusano come legato ai Lanza di Catania e “ai Principi di Trabia”, attestando un’intensa circolazione familiare tra il capoluogo etneo e la città aretusea.

A Ortigia la famiglia possedeva due edifici storici (si veda più avanti la sezione Palazzi della famiglia a Siracusa). Un membro del ramo siracusano, comunemente identificato con Concetto Lanza, fu condannato e giustiziato dalle truppe borboniche a Siracusa nel 1837, episodio che legò indissolubilmente Raffaele agli ideali risorgimentali.

Formazione e professione forense

Lanza si laureò in giurisprudenza ed esercitò la professione di avvocato, dedicandosi sia al diritto civile sia a quello penale. La formazione giuridica, unita all’indipendenza economica garantita dalla rendita familiare, costituì la base del suo ruolo pubblico, sia nell’attività cospirativa clandestina sia, in seguito, nella carriera amministrativa.

L’attività patriottica

La missione al fiume Simeto (1837)

Nel giugno del 1837, in coincidenza con la grave epidemia di colera che investì Siracusa a partire dal quartiere di Fonte Aretusa, i vertici del movimento liberale cittadino, riuniti attorno al barone Emanuele Francica Pancali, a Salvatore Chindemi, al sacerdote Vincenzo Cassia, a Giuseppe Ortis e a Nunzio Stella, scelsero il ventiquattrenne Raffaele Lanza per una missione clandestina di collegamento con i cospiratori di Catania e Messina. L’incarico gli fu affidato per le sue conoscenze e parentele nella città dello Stretto.

La vicenda, documentata in Salvatore Chindemi, Siracusa dal 1826 al 1860 (1869), registra che Lanza e i suoi compagni furono bloccati al fiume Simeto da un cordone sanitario anticolera presidiato dalla gendarmeria borbonica. Lanza riuscì a eludere le sentinelle e a guadare il fiume in un punto non sorvegliato, ma fu respinto dalla popolazione locale per il timore del contagio e dovette rientrare a Siracusa senza aver potuto recapitare il messaggio.

La repressione successiva ai moti siracusani, guidata dal marchese Francesco Saverio Del Carretto, portò alla fucilazione di Mario Adorno, del figlio Carmelo Adorno e di un membro della famiglia Lanza (verosimilmente Concetto). Il 23 agosto 1837 un regio decreto trasferì il capoluogo provinciale a Noto come punizione per la rivolta. Raffaele Lanza fu inserito tra i 115 proscritti siracusani.

L’esilio a Malta e la rete cospirativa (1837–1848)

Lanza riparò a Malta, centro principale della dissidenza politica siciliana. Dal 1840 fu uno dei primi patrioti a ristabilire una rete di collegamento stabile tra l’esilio maltese e i liberali rimasti in Sicilia. Il terminale siracusano della corrispondenza clandestina era la farmacia del dottor Luigi Cassia, sede della società segreta “La Coccarda”, fondata da Salvatore Chindemi, dal sacerdote Francesco Serafino, da Luigi Cassia e dal barone Pancali.

Deputato al Parlamento di Sicilia (1848)

Allo scoppio della rivoluzione siciliana, il 12 gennaio 1848, Siracusa non insorse in armi a causa del terremoto dell’11 gennaio e delle emergenze sanitarie coeve. Il comitato rivoluzionario siracusano, presieduto dal barone Pancali, designò Raffaele Lanza deputato al Parlamento Generale di Sicilia di Palermo, insieme a Salvatore Chindemi e allo stesso Pancali, dopo la rinuncia di Mariano Stabile.

Il 25 aprile 1848, in occasione dell’apertura solenne del Parlamento siciliano, Lanza fu inviato a Palermo come delegato del distretto aretuseo insieme all’abate Emilio Bufardeci. La delegazione ottenne dal governo rivoluzionario siciliano la restituzione a Siracusa del titolo di capoluogo di provincia, formalizzata con decreto del 23 marzo 1848, dopo undici anni di declassamento.

Fallita la rivoluzione, Lanza partecipò nel 1849 alla difesa armata di Catania contro le truppe borboniche. Dopo la sconfitta, si ritirò con i suoi reparti a Castrogiovanni (Enna) e poi di nuovo a Siracusa; in questa fase mise a disposizione denaro e logistica per la fuga di Salvatore Chindemi, aiutandolo a raggiungere Malta e a trovare ospitalità a Nisida. Lanza stesso riprese la via dell’esilio maltese, dove rimase fino alla caduta del regime borbonico.

Governatore del Distretto di Siracusa (1860)

Con lo sbarco dei Mille e il collasso dell’autorità borbonica in Sicilia, Giuseppe Garibaldi, dittatore dell’isola, nominò Raffaele Lanza Governatore del Distretto di Siracusa, in sostituzione di Antonino Monteforte, che aveva mantenuto il suo primo, breve mandato con sede provvisoria a Floridia.

Lanza riorganizzò la Guardia Nazionale per il mantenimento dell’ordine pubblico, attuò una politica fiscale volta a generare risorse e inviò a Palermo un contributo per le spese di guerra del governo dittatoriale. Il suo atto più rilevante fu la trattativa con il generale borbonico Lo Cascio, comandante della guarnigione di Siracusa, ancora presidiata da truppe regolari. Alloggiando nella villetta di Emilio Bufardeci, Lanza condusse un negoziato che si concluse con un accordo scritto: il generale avrebbe lasciato la piazza senza combattere, Lanza si sarebbe assunto l’onere di fornire i mezzi per il trasferimento della guarnigione a Napoli. Lanza definì la piazza borbonica “l’ultimo cariato avanzo di un dominio già spento”. La resa avvenne senza spargimento di sangue.

A seguito del plebiscito del 21 ottobre 1860, Lanza fu incluso nella delegazione siracusana incaricata di recare al re Vittorio Emanuele II i risultati dell’annessione. Con lui vi erano Gaetano Adorno Zappalà (futuro senatore del Regno), Antonio Failla, Salvatore Chindemi e Filippo Cordova.

La carriera prefettizia nel Regno d’Italia

Prefetto di Trapani (1861–1862)

Il governo del Regno d’Italia, in fase di consolidamento dei quadri dirigenti meridionali, riconobbe le capacità amministrative dimostrate da Lanza nel ruolo di Governatore. Lanza fu nominato primo prefetto della provincia di Trapani, carica che ricoprì tra il 1861 e il 1862 nella fase immediatamente successiva all’Unità d’Italia.

Prefetto di Massa

Secondo la prassi ministeriale dell’epoca, che prevedeva la rotazione dei prefetti siciliani in province continentali per favorire l’integrazione amministrativa nazionale, Lanza fu successivamente trasferito in Toscana come prefetto di Massa. La durata precisa di questo secondo incarico prefettizio non è documentata online con precisione.

Sindaco di Siracusa (1885–1889)

Il contesto: lo scioglimento del Consiglio nel 1885

Il quinquennio precedente al mandato di Lanza, sotto la sindacatura di Giuseppe Reale (1879–1884), era stato dominato dalla controversia irrisolta sul Teatro Comunale e dalla contrapposizione tra il gruppo moderato-liberale di Reale e la fazione autonomista cosiddetta “del Tamburo“, espressione politica di Mario Landolina Interlandi.

Nel 1885 il Consiglio comunale di Siracusa fu sciolto d’autorità. Il Regio Delegato Savio nominò una Commissione straordinaria che, secondo la testimonianza di Giuseppe Loreto riportata da Salvatore Adorno, “non espresse mai alcun parere perché non sapeva che pesci pigliare”. Tenute nuove elezioni amministrative, Raffaele Lanza fu nominato sindaco con regio decreto nell’ambito della legge comunale e provinciale del 20 marzo 1865 (legge Lanza, allegato A), che manteneva il sindaco di nomina regia nei Comuni capoluogo.

Con la successiva legge 30 dicembre 1888, n. 5865 (legge Crispi) e il regio decreto attuativo n. 5921 del 10 febbraio 1889, il sindaco dei Comuni con più di 10.000 abitanti divenne elettivo dal Consiglio. Lanza si colloca dunque tra gli ultimi sindaci di Siracusa nominati per regio decreto.

Il Piano Regolatore del 1885

All’inizio del mandato di Lanza, il 4 dicembre 1885, il Consiglio comunale approvò il Progetto di Ampliamento dell’area dei fortilizi e Piano Regolatore della Città di Siracusa, redatto in scala 1:1000 dagli ingegneri Gioacchino Majelli, Luigi Scrofani, Gaetano Cristina e Luciano Storaci. Il piano programmava l’asse del “rettifilo”, corrispondente all’attuale Corso Umberto I, sui terreni progressivamente liberati dallo smantellamento dei bastioni spagnoli e borbonici. Dopo revisione nel 1887, il piano fu approvato in via definitiva con regio decreto di Umberto I del 9 agosto 1889, atto ufficiale alla fine del mandato Lanza.

Infrastrutture, trasporti ed elettrificazione

Il mandato Lanza coincise con la modernizzazione infrastrutturale di Siracusa:

  • 5 aprile 1886: attivazione della tratta ferroviaria Siracusa–Noto (30,7 km) da parte della Società Italiana per le Strade Ferrate della Sicilia, con stazione provvisoria a Noto. L’appalto era stato deliberato nel 1883 sotto Reale.
  • 20 settembre 1887: attivazione della stazione definitiva di Noto.
  • 1886: passaggio della gestione dell’Acquedotto Galermi dal Demanio all’Amministrazione Finanziaria.
  • 1888: attivazione dell’illuminazione elettrica a Siracusa, tra le prime città siciliane a dotarsene. La centrale fu costruita nell’attuale zona umbertina, in sostituzione del precedente sistema a gas.
  • 1889: nel Piano Regolatore definitivo è individuata la necessità di un nuovo Ponte Umbertino monumentale, prima sezione del rettifilo Ortigia-terraferma.

Prosegue sotto Lanza la fase più estesa della smilitarizzazione di Ortigia: demolizione della Piazza d’Armi, delle porte monumentali e dei bastioni. I materiali di risulta vennero impiegati per colmare fossati e bonificare i Pantanelli. Il processo avrebbe portato, negli anni immediatamente successivi, alla demolizione dei forti Campana, Santa Lucia e San Filippo (1889–1891).

L’inaugurazione del Museo Archeologico Nazionale

L’11 aprile 1886, durante il mandato di Lanza, fu inaugurato il Museo Archeologico Nazionale di Siracusa in Piazza del Duomo, collocato nel palazzo del Senato (Palazzo Vermexio). L’istituzione sarà più tardi intitolata a Paolo Orsi e rappresenta una delle realizzazioni culturali più durature associate al quinquennio.

La ripresa dei lavori del Teatro Comunale

La controversia sul Teatro Comunale, iniziata sotto la sindacatura di Alessandro Statella con la posa della prima pietra il 14 marzo 1872 e resa oggetto di contenzioso tecnico e giudiziario da parte degli ingegneri Antonino Breda e Giambattista Basile, era stata riaperta senza esito nel 1883 sotto Giuseppe Reale. La perizia dell’architetto Giuseppe Damiani Almeyda, progettista del Politeama Garibaldi di Palermo, aveva nel 1878 proposto la demolizione integrale delle strutture esistenti e la ripresa del cantiere su un progetto ex novo.

Il 5 maggio 1887, sotto l’amministrazione Lanza, i lavori del Teatro Comunale ripresero concretamente con la direzione di Damiani Almeyda. Nel 1888 il Comune stanziò fondi per il completamento. La svolta rese possibile la prosecuzione del cantiere fino all’inaugurazione finale del 15 maggio 1897, con Faust di Gounod, quando Lanza non era più in carica. Le decorazioni interne dell’edificio, realizzate negli anni immediatamente successivi, furono affidate ai pittori Gustavo Mancinelli (volta con Dafne in un bosco popolato di ninfe), agli stuccatori Giuseppe Lentini e Rocco Enea e al decoratore Giuseppe Nicolini (fregi in legno e cartapesta). La documentazione tecnica del cantiere Damiani Almeyda è oggi conservata presso l’Archivio Damiani di Palermo (fondo Teatro Comunale di Siracusa, unità 15848 e 15851).

Il Mercato Coperto e altre opere in avvio

Nel 1889, in chiusura del mandato, l’ingegnere capo del Comune Edoardo Troja avviò la progettazione del Mercato Coperto di Ortigia, sul modello del mercato di Livorno del 1890. I lavori effettivi iniziarono nel 1899 con la ditta Gaetano Capodicasa e si conclusero nel 1900; la struttura presenta un cortile rettangolare, trentasei finestre e ventiquattro arcate di portico in ordine toscano.

Lo scioglimento del 1889 e la transizione a Statella

Nell’ottobre 1889, alla conclusione del mandato quadriennale, l’amministrazione Lanza fu sciolta d’autorità dal prefetto Pennino. Lo scioglimento fu motivato, nella corrispondenza prefettizia al Ministero dell’Interno, da accuse di “sperpero e disamministrazione delle risorse finanziarie”; le fonti storiografiche contemporanee (Salvatore Adorno) lo collocano nella più ampia strategia del prefetto Pennino volta a sottrarre le amministrazioni comunali della provincia alla fazione “tamburina” e a consegnarle al partito crispino. Subentrò nel 1890 Alessandro Statella, al suo secondo mandato, che divenne il primo sindaco di Siracusa eletto dal Consiglio comunale secondo le norme della legge Crispi.

Palazzi della famiglia a Siracusa

La famiglia Lanza possedeva in Ortigia due edifici storici, entrambi citati nei repertori topografici di Antonio Randazzo e nell’opera di Paolo Giansiracusa, Ortygia.

Palazzo Lanza-Bucceri

Il Palazzo Lanza-Bucceri, già Palazzo Platamone, sorge in Via Amalfitania 29, angolo sud-ovest di Piazza Archimede. La sua fondazione risale alla fine del XIV secolo, su strutture sveve preesistenti, con modifiche rinascimentali quattrocentesche e inserti gotico-catalani tra Cinque e Seicento. Sulla facciata è incastrata un’aquila acefala ad ali spiegate di simbologia sveva, oltre ad archi gotici murati, una bifora aragonese e una scala esterna con loggia a colonnine poligonali. I marmi sono di origine catalana (Gerona). Il palazzo si inserisce nel fronte di Piazza Archimede con gli edifici della Banca d’Italia, Palazzo Gargallo, Palazzo Interlandi-Pizzuti e Palazzo Pupillo.

Palazzetto Lanza in Via Salomone

Il Palazzetto Lanza in Via Salomone, quartiere Maniace, è un edificio residenziale del XV secolo, ornato da bifore architravate e da una bifora catalana. L’edificio si colloca in un’area nobiliare tardo-quattrocentesca tra Casa Cassone, Palazzo Bianco e Palazzo Fortezza.

Stemma

Lo stemma della famiglia Lanza si blasona “d’oro al leone coronato di nero, armato e lampassato di rosso, con bordura composta d’argento e di rosso”, sormontato da corona di principe e manto di velluto scarlatto foderato d’ermellino. Sullo stipite del Palazzo Lanza-Bucceri, tuttavia, lo stemma dominante è quello svevo preesistente (aquila acefala), retaggio della proprietà Platamone.

Elenco dei sindaci di Siracusa nell’Ottocento

Di seguito la cronologia dei sindaci di Siracusa dall’Unità d’Italia all’inizio del Novecento, con in evidenza il mandato di Raffaele Lanza. Per l’elenco completo si rinvia alla scheda Elenco dei sindaci di Siracusa.

MandatoSindaco
1860–1861Francesco De Benedictis
1862–1865Gaetano Adorno Zappalà
1866–1867Gaetano Moscuzza
1868–1869Giambattista Rizza (I mandato)
1870–1871Raffaele Pria
1872–1876Alessandro Statella (I mandato)
1877–1878Giambattista Rizza (II mandato)
1879–1884Giuseppe Reale
1885–1889Raffaele Lanza
1890–1894Alessandro Statella (II mandato)
1895–1896Mario Landolina Interlandi
1896–1897Michele Bonanno
1898–1905Luigi Vinci

Toponomastica

Via Raffaele Lanza nel quartiere Mastrarua di Ortigia, Siracusa.

Via Raffaele Lanza nel quartiere Mastrarua di Ortigia, vicino al Mercato Coperto e al palazzo delle poste.

A Raffaele Lanza è intitolata Via Raffaele Lanza a Ortigia, nel quartiere Mastrarua (CAP 96100). La strada, anticamente denominata Via Mastrarua (o Mastra Rua), collega Riva della Posta a Via De Benedictis, nei pressi del Mercato Coperto di Ortigia. L’intitolazione si colloca nel reticolo toponomastico che celebra i patrioti del Risorgimento siracusano, accanto alle vie dedicate a Chindemi, Bufardeci, Pancali e Adorno.

Omonimi

Il nome Raffaele Lanza, per la diffusione storica del cognome, richiede particolare attenzione nella distinzione dai numerosi omonimi e parenti appartenenti ad altri rami della casata. In particolare non va confuso con:

  • Ferdinando Lanza (1788–1865), tenente generale dell’esercito borbonico, comandante delle truppe regie a Palermo durante la spedizione dei Mille del 1860. Si trovava sul fronte opposto a Raffaele Lanza durante la campagna garibaldina.
  • Giovanni Lanza (Casale Monferrato 1810 – Roma 1882), medico piemontese, presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia dal 1869 al 1873.
  • Pietro Lanza, principe di Scordia, letterato palermitano, ministro nel governo provvisorio di Sicilia del 1848.
  • Francesco Girolamo Lanza di Scalea, patriota palermitano, combatté con i Mille nel 1860 e divenne senatore del Regno.
  • Concetto Lanza, patriota siracusano del 1837, giustiziato con Mario Adorno. Figura distinta da Raffaele ma verosimilmente appartenente al medesimo ramo familiare siracusano.
  • Esponenti delle famiglie Lanza di Trabia, Lanza Branciforte, Lanza Filangieri di Mirto e Lanza di Scalea, tutti rami cadetti palermitani della medesima casata, non coincidenti con il ramo siracusano cui apparteneva Raffaele.

Collegamenti esterni

Fonti

  • Chindemi, Salvatore. Siracusa dal 1826 al 1860. Palermo, Tipografia Gaetano Friulla (edizione originale 1869). Fonte primaria; Chindemi fu sodale di Lanza nelle vicende del 1837, 1848 e 1849.
  • Privitera, Serafino. Storia di Siracusa antica e moderna, vol. II. Napoli, 1879 (ristampa anastatica CMD Edizioni).
  • Bufardeci, Emilio. Le funeste conseguenze di un pregiudizio popolare. Firenze, Eredi Botta, 1868.
  • Adorno, Salvatore. Storie di Siracusa tra Ottocento e Novecento. Milano, Franco Angeli, 2022 (ISBN 9788835148241), sezione «I sindaci dall’Unità alle riforme crispine».
  • Adorno, Salvatore. La produzione di uno spazio urbano. Siracusa tra Ottocento e Novecento. Marsilio.
  • Adorno, Salvatore; Dufour, Liliane; Trigilia, Lucia. Siracusa nell’Ottocento (ISBN 9788870603750).
  • Santuccio, Salvatore. Un protagonista del Risorgimento siciliano: Emanuele Francica Barone di Pancali (1783–1868). Siracusa, Verbavolant, 2012.
  • Sirena, Concetta. Le élites urbane di Siracusa e Noto. Sistemi locali e nuova politica nell’Ottocento borbonico. Tesi di dottorato, Università di Catania, 2007–2010.
  • Messina, Arturo. «Raffaele Lanza». Personaggi storici Siracusa, antoniorandazzo.it. Consulta online.
  • «Sindaci di Siracusa». Wikipedia. Consulta online.
  • «Teatro Comunale di Siracusa». Wikipedia. Consulta online.
  • Formosa, Aldo. «Siracusa. Quella genesi sofferta del Teatro Comunale pomposamente “Massimo”». Libertà Sicilia, 7 dicembre 2018. Consulta online.
  • Archivio Damiani di Palermo, fondo Teatro Comunale di Siracusa, unità 15848 e 15851. Consulta online.
  • «Lanza». Lords of Sicily, gennaio 2026. Consulta online. Documenta l’aggregazione di Antonino-Ignazio Lanza dei Duchi di Brolo alla Mastra Nobile di Siracusa (29 gennaio 1793).
  • Monterosso, Marco. Feudi e famiglie nobili del territorio siracusano. Processi d’investitura secoli XIII–XIX, 2019 (ISBN 9788832209617).
  • «Ferdinando Lanza». Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani. Per la disambiguazione con l’omonimo generale borbonico.

Scheda aggiunta da Alessandro Calabrò il 24 aprile 2026.

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