Disambiguazione. Da non confondere con Gaetano Adorno Zappalà (Siracusa, agosto 1803, Siracusa, 10 aprile 1879), sindaco di Siracusa dal 1861 al 1865, suo coevo e omonimo, di altro ramo della famiglia Adorno (figlio di Corrado Adorno) e privo di legami diretti con i fatti del 1837 e con la famiglia di Mario Adorno il martire. Le fonti digitali confondono spesso i due, attribuendo a Gaetano Adorno Puma date e funzioni che appartengono in realtà ad Adorno Zappalà.
Frontespizio della Confutazione del 1869 | |
| Nascita | presumibilmente 1810-1815, Siracusa |
|---|---|
| Morte | dopo il 24 aprile 1869, luogo ignoto |
| Padre | Mario Adorno (patriota fucilato nel 1837) |
| Madre | ignota, presumibilmente della famiglia Puma |
| Fratelli | Carmelo (fucilato 1837), Giuseppe (sopravvissuto) |
| Attività | Scrittore polemico, cospiratore liberale, militare rivoluzionario |
| Movimento | Liberalismo moderato (partito Pancali), volontariato garibaldino 1860-1861 |
| Residenze | Siracusa, Noto, Malta (1849) |
| Opere | Osservazioni (1868), Confutazione (1869) |
Contesto storico
La giovinezza di Gaetano Adorno Puma si svolge nella Siracusa borbonica dei decenni che seguono la Restaurazione, in una città che vive un lento declino politico e che dopo la repressione del 1837 verrà persino declassata da capoluogo a sezione amministrativa del distretto di Noto con il Real Decreto del 23 agosto 1837. È la generazione siciliana cresciuta fra il fallimento dei moti carbonari del 1820 e l’epidemia di colera del 1837, in un ambiente cittadino in cui il dissenso si esprime attraverso reti familiari, salotti privati, copia clandestina di manoscritti politici e contatti con l’esilio maltese.Profilo biografico
Origine familiare e cognome doppio
Gaetano è secondogenito di Mario Adorno (Siracusa 1773, Siracusa 18 agosto 1837), avvocato siracusano di famiglia patrizia, fucilato in Piazza Duomo dopo i moti del colera-veleno. La famiglia Adorno discende dal ramo siracusano dell’antica famiglia patrizia genovese, presente in Sicilia almeno dal Cinquecento: il bisnonno paterno Carmelo Adorno fu senatore di Siracusa negli anni 1746, 1754 e 1757; il nonno Giovanni Adorno fu senatore nel 1796.Il doppio cognome «Adorno Puma» è un matronimico, secondo l’uso onomastico siciliano per cui i figli cadetti univano al cognome paterno quello materno per distinguersi dal primogenito (che portava il solo cognome paterno) e da rami omonimi. L’identità precisa della madre non è documentata nelle fonti accessibili; il cognome Puma rimanda probabilmente a una famiglia della piccola nobiltà o borghesia colta del territorio siracusano o del Val di Noto. I fratelli noti sono Carmelo e Giuseppe, ordine di nascita non interamente confermato dalle fonti.Data e luogo di nascita
La data esatta di nascita non è dichiarata né nelle fonti primarie né in quelle secondarie consultate. Si può collocare con buona approssimazione tra il 1810 e il 1815 in base a tre indicazioni autobiografiche tratte dalla sua Confutazione del 1869: nel 1837 non era «bambino in quell’epoca»; fra il 1835 e il 1836 si descrive «giovanotto» insieme all’amico Raffaele Lanza; era più anziano del sacerdote Emilio Bufardeci, nato nel 1816. Cresce a Siracusa nello scrittoio del padre avvocato, in un ambiente curiale frequentato da intellettuali liberali della città.Giovinezza e militanza pre-1837
Sodalizio con Raffaele Lanza
Fin dalla prima giovinezza, Gaetano partecipa al circuito clandestino del partito liberale Pancali coadiuvando l’amico Raffaele Lanza, futuro Prefetto di Pisa nel 1869. La loro inseparabilità è proverbiale nella Siracusa pre-1837: il marchese Tommaso Gargallo, che li ha entrambi come commensali abituali, prende a chiamarli «Oreste e Pilade». Frequentano insieme la casa di Salvatore La Rosa, cognato di Lanza e procuratore generale della Duchessa di Floridia, presso il cui ufficio i due operano come fiduciari durante le sue assenze siracusane.Copia clandestina dei Salmi di Rossetti (1835-1836)
Fra il 1835 e il 1836 Lanza ottiene in prestito dal numismatico Cavalier Mario Landolina Nava i Salmi di Gabriele Rossetti giunti clandestinamente da Malta. Il Landolina cede i manoscritti per sole ventiquattro ore. Lanza e Gaetano si rinchiudono in casa Adorno e copiano l’intero corpus in una notte e un giorno, restituendolo nei termini. È una delle tante attività di duplicazione di carte insurrezionali che Gaetano svolge in quegli anni nel circuito dei giovani liberali siracusani.Difesa della casa La Rosa (luglio 1837)
Nel luglio 1837, in pieno panico per il colera, la casa di Salvatore La Rosa viene assaltata dalla folla per sospetto di veneficio. Lanza è assente. Gaetano vi corre da solo, contiene la folla e difende l’edificio dal saccheggio «col rischio della vita». L’episodio è ricordato dall’autore stesso nella Confutazione del 1869 e attesta la sua esposizione personale prima ancora di quella del padre.I fatti del 1837
L’arresto della famiglia Adorno
Allo sbarco a Siracusa del commissario regio Francesco Saverio Del Carretto, il 10 agosto 1837, una colonna di gendarmi accerchia la casa del fratello Carmelo in via Amalfitania a Siracusa, dove la famiglia Adorno si è riunita per tentare la fuga via mare offerta dall’amico capitano mercantile Silvestro Sollecito. Mario Adorno aveva rifiutato la fuga «mentre più della vita gli era caro l’onore». Tutti e quattro gli Adorno vengono arrestati: il padre Mario, Carmelo, Gaetano e Giuseppe. La testimonianza è confermata anche dal libro antagonista di Bufardeci, che data l’arresto «verso le 3 pomeridiane» nelle «domestiche mura». Il giorno preciso dell’arresto non è esplicitato dalle fonti, ma si colloca tra il 10 e il 16 agosto 1837.Detenzione e sopravvivenza
Mentre Mario e Carmelo sono condannati a morte dal Consiglio di Guerra subitaneo presieduto dal maggiore Garzia (Grazia nella voce della Treccani DBI) e fucilati in Piazza Duomo il 18 agosto 1837, Gaetano e Giuseppe sopravvivono. Insieme a loro vengono condannati a morte anche Silvestro Sollecito, capitano mercantile che aveva offerto la fuga via mare alla famiglia, e un suo fratello (nome non specificato dalle fonti consultate). Gaetano sconta «lunga persecuzione in carcere, da inquisito politico del 1837»: la durata e la sede della detenzione non sono specificate nelle fonti.Esilio e rivoluzioni (1848-1861)
Rivoluzione siciliana del 1848
Allo scoppio della Rivoluzione siciliana, il Governo provvisorio presieduto da Ruggero Settimo conferisce a Gaetano un grado militare di cui non si conosce la qualifica precisa. Impugna le armi al servizio della patria nei dodici mesi del Governo rivoluzionario. Nel corso del medesimo anno, due atti ufficiali sanzionano la memoria del padre: il decreto del Parlamento Siciliano del 19 maggio 1848 e il decreto di Ruggero Settimo del 29 luglio 1848, che riconosce Mario e Carmelo come «vittime dell’abbattuto dispotismo». Gaetano citerà ripetutamente entrambi i provvedimenti nella Confutazione del 1869.Emigrazione a Malta (1849)
Al fallimento della Rivoluzione, nel 1849 Gaetano emigra a Malta per sfuggire alla repressione borbonica, com’era avvenuto a molti militari del Governo provvisorio. La durata dell’esilio maltese non è esplicitata nelle fonti.Anni di Noto
Rientrato in Sicilia dopo l’esilio, Gaetano si stabilisce a Noto, trattenuto da «imperiose circostanze di famiglia». Da Noto opera come snodo per la corrispondenza clandestina dei circoli liberali del Val di Noto: gli passano per le mani le carte insurrezionali destinate ai fratelli Giuseppe e Ottaviano Di Lorenzo, marchesi del Castelluccio, e al concittadino Salvatore Spagna.Spedizione garibaldina (1860-1861)
Allo sbarco di Garibaldi e all’emanazione del decreto Prodittatoriale che richiama in armi i militari del 1848, Gaetano «corre fra i primi a Palermo». Si presenta al Comando di Piazza, dove ottiene un attestato di servizio, e mette le armi a disposizione del progetto di una spedizione verso le Calabrie. Continua a partecipare ai movimenti militari anche nel 1861, nelle fasi finali dell’unificazione, senza pretendere il grado militare di cui era stato investito nel 1848 né alcun impiego successivo.Le opere a stampa
Osservazioni alla memoria sopra Emmanuele Francica barone di Pancali (1868)
Primo opuscolo polemico, pubblicato a Siracusa presso la stamperia di Francesco Miuccio nel 1868. È una replica alla «Memoria sopra Emmanuele Francica barone di Pancali» del professore Salvatore Chindemi (Palermo, giugno 1868). Le Osservazioni difendono una diversa lettura della figura di Emanuele Francica Pancali, sindaco di Siracusa nel 1837. È un breve opuscolo che le fonti bibliografiche registrano con un’estensione variabile tra le 15 pagine (Open Library) e le 34 pagine (altre fonti catalografiche), discordanza non chiarita. Preludio al ben più ampio attacco del 1869.Mario Adorno e le false accuse del sacerdote Emilio Bufardeci. Confutazione (1869)
Opuscolo polemico edito a Siracusa presso la Tipografia di Antonino Pulejo nell’aprile 1869. L’autore data la firma «Siracusa, 24 aprile 1869». L’opera fa parte di un dossier collettivo siracusano di 146 pagine totali e nasce come replica a «Le funeste conseguenze di un pregiudizio popolare» di Emilio Bufardeci (Firenze, 1868), che aveva dipinto Mario Adorno come illuso filoborbonico anziché cospiratore politico.Il volume è digitalizzato su Internet Archive con l’identificativomarioadornoelef00pumagoog, conservato presso la Harvard College Library nella H. Nelson Gay Risorgimento Collection. La dedica al padre, riprodotta nel frontespizio, lo presenta come «modello di sapienza, di virtù, di patrio amore, vittima di esecrata tirannide, per cui storica ne è la fama», e si chiude con la firma «il figlio Gaetano consacra».Struttura del libro
La Confutazione del 1869 è un dossier collettivo a tre voci, che riunisce sotto un’unica copertina tre testi siracusani convergenti sul medesimo bersaglio editoriale fiorentino:- Confutazione di Gaetano Adorno Puma (datata Siracusa, 24 aprile 1869): il testo principale, circa quaranta pagine, ricostruisce passo dopo passo la difesa del padre Mario, smonta una a una le tesi di Bufardeci e ne mostra le incoerenze interne. Adorno Puma demolisce la lettura del libro di Firenze con cinque tipi di argomenti che si possono distinguere nel testo: documentali (i decreti del 1848 di Ruggero Settimo e del Parlamento Siciliano), testimoniali (deposizioni di Chindemi, De Benedictis, Pasquale Calvi), biografici (la militanza carbonica del padre dal 1820), logici (le contraddizioni interne di Bufardeci) e procedurali (la condanna come cospiratore politico).
- Lettera di Emanuele De Benedictis al professore Salvatore Chindemi (datata Siracusa, 3 febbraio 1869): archivista provinciale di Siracusa, già autore nel 1861 a Torino di un saggio sulle persecuzioni borboniche, De Benedictis confessa di aver fornito a Bufardeci la maggior parte dei documenti del processo del 1837 tramite il copista Paolo Cesareo e di essere stato attaccato personalmente dall’amico stesso nel libro fiorentino. La sua testimonianza è quella di un quindicenne, come scrive lui stesso nel suo testo, che assistette ai fatti del Comitato dei Sessanta e ai linciaggi del luglio 1837.
- Osservazioni di Emmanuele Giaracà a difesa dello zio Chindemi (datate marzo 1869): nipote del professore Salvatore Chindemi, Giaracà rivendica la militanza dello zio (nove mesi di carcere nel 1839, esilio ad Aidone, fuga a Malta, esilio successivo a Sassari e Pallanza). In coda alle sue Osservazioni si trova la lettera certificativa del dottor Salvatore Brunetti del 20 marzo 1869.
L’accusa di plagio
Il punto culminante del libro è l’accusa di plagio. In appendice alle Osservazioni di Giaracà, cinque pagine di tabelle sinottiche dimostrano in due colonne parallele che Bufardeci ha attinto sistematicamente da un manoscritto inedito di Chindemi, intitolato «Memoria storica degli avvenimenti accaduti in Luglio ed Agosto 1837 in Siracusa». Il manoscritto era stato consegnato dal Chindemi al barone Emanuele Francica Pancali per custodia. Pancali, sindaco di Siracusa del 1837 e intimo amico di Bufardeci fino alla propria morte (10 maggio 1868), lo aveva tenuto presso di sé. Bufardeci, recuperandolo dopo la morte di Pancali, ne avrebbe trascritto interi passaggi nel proprio libro pubblicato lo stesso anno. La lettera del dottor Brunetti del 20 marzo 1869 certifica indipendentemente l’esistenza del manoscritto Chindemi «di oltre trent’anni addietro».Stile e retorica della Confutazione
La prosa di Adorno Puma è quella del foro ottocentesco, costruita per accumulo di prove e per apostrofi al lettore. L’avversario è apostrofato come «il sedicente storico contemporaneo», «il malaugurato autore», «romanziere». Le note al testo sono violente: «Verità in bocca di Bufardeci?», «Quanta arte nel simulare!». Le citazioni storiche sono dotte (Pietro Micca come emblema di patriottismo civile, Bruti e Gracchi, Oreste e Pilade). La citazione finale chiude alta: «Il popolo siracusano, con l’alto senso del giusto che lo distingue, ha pronunziato il suo verdetto: la storia farà il resto».Confronto polemico con Bufardeci sui fatti del 1837
Le divergenze fra Adorno Puma e Bufardeci sui fatti del luglio-agosto 1837 sono ricostruibili punto per punto:- Il movente del 1837: Bufardeci nega ai moti carattere politico, attribuendoli a un «pregiudizio popolare» sul presunto avvelenamento borbonico. Adorno Puma ribatte che la condanna a morte di Mario fu pronunciata come cospiratore politico e che lo stesso Bufardeci, in altre pagine, ammette il carattere politico della rivolta.
- La figura di Mario Adorno: per Bufardeci era un «illuso credenzone» del veneficio borbonico, addirittura filoborbonico nel discorso del 18 luglio 1837. Per Adorno Puma era carbonaro convinto fin dal 1820, autore manifesto della rivolta.
- L’arresto del 10 agosto: Bufardeci scrive che Mario «andò a presentarsi» a Del Carretto; Adorno Puma chiarisce che fu arrestato in casa Carmelo in via Amalfitania nel tentativo di fuga.
- I giorni di anarchia (luglio-agosto 1837): Bufardeci attribuisce a Mario un ruolo attivo nei linciaggi; Adorno Puma rileva al contrario che il padre fu impossibilitato a partecipare e che lo stesso Bufardeci si contraddice in altre pagine del libro.
Rete sociale e sodalizi
- Raffaele Lanza: amico inseparabile fin dalla giovinezza, «più che fratello»; nel 1869 Prefetto di Pisa
- Mario Landolina Nava: numismatico siracusano, prestatore dei Salmi di Rossetti
- Tommaso Gargallo: marchese, commensale abituale
- Vincenzo Blanco: apprendista nello scrittoio del padre Mario, latore di lettere riservate nel 1837
- Salvatore Spagna: amico, concittadino, attivo a Noto come tramite per la corrispondenza clandestina post-1849
- Giuseppe e Ottaviano Di Lorenzo, marchesi del Castelluccio: corrispondenti a Noto
- Salvatore La Rosa: cognato di Lanza, procuratore generale della Duchessa di Floridia
- Silvestro Sollecito: capitano mercantile, organizzò la fuga via mare della famiglia Adorno nell’agosto 1837, in seguito condannato a morte insieme a un suo fratello (nome non specificato dalle fonti consultate)
- Emanuele De Benedictis: archivista provinciale di Siracusa, coautore del dossier 1869
- Emmanuele Giaracà: nipote di Chindemi, coautore del dossier 1869
Eredità storiografica
La Confutazione del 1869 è ripresa in molti elementi da Serafino Privitera nella «Storia di Siracusa antica e moderna» (Napoli, 1878-1879), che la utilizza per la propria narrazione dei moti del 1837. Nel Novecento il dittico polemico Bufardeci-Adorno Puma è stato letto sempre meno: la versione vulgata si è limitata al solo Bufardeci, mentre la Confutazione resta una fonte di prima mano per ricostruire la militanza carbonica di Mario Adorno fin dal 1820 e per documentare la circolazione manoscritta di testi liberali nella Siracusa pre-unitaria. La voce della Treccani sul Dizionario Biografico degli Italiani relativa a Mario Adorno (curata da Francesco Brancato nel 1960) cita entrambe le opere polemiche nella bibliografia. Una specifica voce dedicata a Gaetano Adorno Puma non figura né nella Treccani DBI né su Wikipedia italiana o internazionale; la presente scheda Aretusapedia è la prima fonte enciclopedica online interamente dedicata a lui.Iconografia e memoria
Non si conoscono ritratti, fotografie o stampe di Gaetano Adorno Puma. Non risultano lapidi commemorative a lui dedicate a Siracusa o a Noto. Il luogo di sepoltura è ignoto. L’unico documento iconografico associato alla sua opera è il frontespizio del libro del 1869, riprodotto nell’infobox.Cronologia biografica
- 1810-1815 (presumibilmente): nascita a Siracusa
- 1835-1836: copia clandestina dei Salmi di Gabriele Rossetti con Raffaele Lanza
- Luglio 1837: difesa della casa di Salvatore La Rosa contro l’assalto popolare
- Agosto 1837: arresto in via Amalfitania insieme al padre Mario e ai fratelli Carmelo e Giuseppe; sopravvive alla detenzione
- 18 agosto 1837: fucilazione del padre Mario e del fratello Carmelo in Piazza Duomo
- 1848: grado militare conferito dal Governo provvisorio siciliano
- 1849: emigrazione a Malta dopo il fallimento della Rivoluzione
- Anni 1850: residenza a Noto, attività di corrispondenza clandestina
- 1860-1861: partecipazione alla spedizione garibaldina, presentazione al Comando di Piazza di Palermo
- 1868: pubblica le Osservazioni alla memoria sopra Emmanuele Francica barone di Pancali
- 24 aprile 1869: firma la Confutazione a Siracusa; ultima notizia certa
Lacune documentarie
I dati biografici di Gaetano Adorno Puma non documentati nelle fonti digitali accessibili comprendono: la data esatta di nascita, l’identità precisa della madre, l’eventuale matrimonio e la discendenza, la professione civile esercitata (la scheda Aretusapedia su Mario Adorno fa riferimento al ruolo di «cancelliere», ma questa attribuzione non è confermata né dalle fonti primarie consultate né da fonti secondarie digitali), la durata e la sede della detenzione 1837, la durata dell’esilio maltese (1849-?), il grado militare conferitogli dal Governo del 1848, la data e il luogo di morte. Una ricostruzione documentaria completa richiederebbe lo spoglio diretto dei registri parrocchiali siracusani (Cattedrale, San Giovanni di Ortigia), dell’Archivio di Stato di Siracusa e della Sezione di Noto, e degli archivi notarili distrettuali.Voci collegate
- Mario Adorno (padre)
- Carmelo Adorno (fratello primogenito)
- Emilio Bufardeci (antagonista letterario)
- Salvatore Chindemi (presunto autore del manoscritto plagiato)
- Emanuele Francica Pancali (sindaco di Siracusa nel 1837)
- Raffaele Lanza (amico e sodale)
- Tommaso Gargallo (marchese, frequentatore)
- Gaetano Adorno Zappalà (omonimo da non confondere)
- Patrioti del Risorgimento siracusano (inquadramento collettivo)
- Mario Adorno e le false accuse del sacerdote Emilio Bufardeci. Confutazione (1869)
- Le funeste conseguenze di un pregiudizio popolare (1868)
Fonti e bibliografia
- Gaetano Adorno Puma, Osservazioni alla memoria sopra Emmanuele Francica barone di Pancali scritta dal professore Salvatore Chindemi, Siracusa, Francesco Miuccio, 1868
- Gaetano Adorno Puma, Mario Adorno e le false accuse del sac. Emilio Bufardeci. Confutazione, Siracusa, Tipografia di Antonino Pulejo, 1869 (digitalizzato su Internet Archive, identificativo
marioadornoelef00pumagoog) - Emilio Bufardeci, Le funeste conseguenze di un pregiudizio popolare. Memorie storiche, Firenze, 1868
- Salvatore Chindemi, Memoria sopra Emmanuele Francica barone di Pancali, Palermo, giugno 1868
- Salvatore Chindemi, Siracusa dal 1826 al 1860, Siracusa, Tipografia di Antonino Pulejo, 1869
- Pasquale Calvi, Memorie storiche e critiche della rivoluzione siciliana del 1848, Londra (Malta), 1851-1853
- Serafino Privitera, Storia di Siracusa antica e moderna, Napoli, Lao, 1878-1879
- Francesco Brancato, voce «Adorno, Mario», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 1, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1960
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Frontespizio della Confutazione del 1869